Run (2020) Uguale ma mille volte meglio


Ciclo sui parenti assassini in TV: tu m’hai provocato… e io me te magno!

Di solito la famigerata casa di filmacci The Asylum si guarda in giro, vede un qualche film interessante che sta per uscire e lo scimmiotta con la versione Z della trama. Stavolta però, per chissà quale ragione, il risultato è stato contrario: prima è uscita la versione Z e dopo l’originale, ma forse non se ne sono accorti in molti.

Stando al Public Catalog of Copyright nell’ottobre 2018 Aneesh Chaganty deposita la sua sceneggiatura dal titolo Run, scritta con Sev Ohanian, per la Summit Entertainment, LLC di Santa Monica (California). Magari ci sarà stato qualche ritardo e le cose saranno andate per le lunghe, comunque solo due anni dopo (8 ottobre 2020) Lionsgate presenta al Nightstream Film Festival il film finito – portato da Midnight Factory in Italia l’anno successivo in DVD e Blu-ray – quando era già uscita la scimmiottatura Asylum dal titolo Mommy Would Never Hurt You (2019).

Magari invece è tutto un mio dietrologismo sbagliato, magari la Asylum è andata per conto suo, però un fatto è innegabile: i due film sono completamente identici, solo che quello Asylum è una stupidata, Run è un maledetto capolavoro.

Per spiegarvelo, parto dal titolo: perché un film con protagonista una ragazza che non ha l’uso delle gambe si chiama “correre”? Semplice, perché mamma Sarah Paulson fa così fottutamente paura che ogni volta che la inquadrano avrete voglia di scappare a gambe levate.

L’amorevole mamma che nessuno vorrebbe avere

Diane Sherman (una Sarah Paulson così paurosa che si mangia tutto “American Horror Story” in un sol boccone) ha messo al mondo un piccolo feto pieno di problemi, e crescendo la situazione sanitaria non è migliorata, ma con la forza che solo l’amore di una madre può avere Diane ha cresciuto una figlia forte, Chloe (una Kiera Allen spettacolare), che ogni giorno affronta le sue tante malattie con coraggio e determinazione.

Chloe non ha l’uso delle gambe, ha problemi di cuore per cui deve seguire una cura costante e ha vari altri problemi, il che la costringe a studiare a casa, sotto l’occhio vigile di mamma Diane, che ha portato la figlia a poter chiedere l’ammissione ad un’università locale.

«Le mie toste giornate passavano così…» (cit.)

Insomma, il quadretto perfetto di una famiglia sfortunata che però sa affrontare a testa alta le avversità della vita e della salute, e non si lascia scoraggiare. Mamma Diane è contenta se sua figlia spiccherà il volo andando all’università, lasciandola sola in una casa vuota… dopo che la donna ha donato alla figlia tutta la sua vita… dopo diciassette anni in cui la donna si è murata viva per permettere alla figlia di sopravvivere… per darle la possibilità di andare fuori a divertirsi con gli amici… cosa che Diane non ha mai potuto fare.
Be’, l’avete capito: le cose non stanno così, e potete giurarci che andranno maledettamente peggio. Tranquilla, Chloe bella: te la spinge mamma la carrozzella!

Quando scopri cosa c’è davvero nelle pillole che ti dà la mamma

Un giorno per puro caso Chloe scopre qualcosa di strano, qualcosa che le insinua dei dubbi, domande a cui non sa rispondere e la madre misteriosamente fa la vaga. La ragazza non ha cellulare, e guarda a volte la coincidenza proprio oggi si è rotta la linea di internet e chissà quando tornerà, quindi la pericolosa curiosità di Chloe dovrà aspettare.
Se però la ragazza ha imparato qualcosa dalla sua sfortunata vita, è che non ci si deve mai dare per vinti. Non hai internet e sei senza gambe? E allora? Le braccia ce le hai: puoi strisciare fino all’antenna sul tetto!

Tutti noi abbiamo fatto cose assurde per connetterci ad internet!

È davvero un peccato capitale che Aneesh Chaganty non diriga tutti i film in circolazione, perché per me è la reincarnazione di Hitchcock: non servono super-mega-effetti speciali e pianeti che si scontrano, serve un problema, una soluzione, e l’impossibilità di raggiungere quella soluzione. E tanto fottuto talento nel tenere lo spettatore inchiodato, senza respirare, portando su schermo delle trovate così genialmente assurde che non riesci neanche a sbattere gli occhi.

Pensate che Chaganty non avesse Hitchcock in mente quando ha creato questo meraviglioso orologio svizzero di sceneggiatura d’acciaio? E allora gustatevi la scena mozzafiato di mamma e figlia che vanno al cinema, all’insegna di un diabolico piano di Chloe per capire cosa stia succedendo nella propria vita. Una scena dopo di che tutta la vicenda scoppierà… e infatti il film che vanno a vedere si intitola Breakout, “scoppiare”! (E in arrivo c’è il film Fake News: Hitch avrebbe le lacrime agli occhi per la trovata)

Aguzzate la vista sui titoli in cartellone

Non siete ancora convinti? Neanche quando la mamma più spaventosa nella storia delle mamme spaventose appare su una scalinata? Roba che Mamma Bates deve solo che andarsi a nascondere…

L’antico rapporto fra mamme pazze e scalinate…

Potremmo discutere sulle capacità ammazzatrici di mamma Diane, ma di sicuro rientra nel ciclo.

Run è un magnifico capolavoro di semplicità e funzionalità, una congiunzione astrale che negli anni Duemila sembrava ormai impossibile: un regista geniale, una sceneggiatura d’acciaio e due attrici che non meritano il premio Oscar. Perché l’Oscar lo si dà ai fighetti raccomandati dalle grandi case: gli attori veri l’Oscar se lo conquistano sputando sangue sul set, uccidendosi davanti all’obiettivo. E vi assicuro che Sarah Paulson e Kiera Allen non lasciano un solo brandello di pelle l’una dell’altra.

Questa cosa farà più male a te che a me

Fin dove può spingersi l’ossessione di una madre? Fin dove può spingersi la determinazione di una figlia? Quanto può inventare un regista-sceneggiatore con due soli personaggi per 90 minuti? E quanto può far fottutamente paura Sarah Paulson con una siringa in mano?

Esci, amore, è l’ora della punturina!

Il confronto con la scimmiottatura Asylum serve a far capire quali siano i punti di forza di questo film, che non scade mai nell’ovvio o nell’assurdo, anzi gioca al massacro con lo spettatore: se infatti credete di sapere dove andrà a finire la vicenda… sbagliate di grosso!

Perché Aneesh Chaganty non sta dirigendo tutti i thriller del momento?

Non so perché Aneesh Chaganty non stia girando tutti i nuovi grandi thriller del futuro, così come non so perché perda tempo appresso a robe tipo Searching (2018), il solito film girato come se fosse tutto un viaggio fra i social, roba già vista e in cui l’autore non aggiunge altro. Chaganty dovrebbe mettersi seduto e tirare fuori l’Hitch che è in lui, scrivendo la prossima donna che visse due volte, la prossima finestra sul cortile e via dicendo, invece di perdere tempo coi social, roba vecchia già il giorno dopo.

Mentre aspettiamo il resto della carriera di questo vero cineasta, capace di inchiodarti sulla carrozzella mentre mamma arriva con la punturina, correte a vedervi Run, ma prima… assicuratevi che vostra madre non sia in casa!

L.

P.S.
E ora, tutti sulla Bara Volante per la recensione di Cassidy, ma anche sul Bollalmanacco per la recensione di Babol.

– Ultimi parenti uccidenti:

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Informazioni su Lucius Etruscus

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14 risposte a Run (2020) Uguale ma mille volte meglio

  1. Cassidy ha detto:

    Volevo suggerirtelo per il tuo ciclo ma sei sempre più avanti di tutti, ben felice che ti sia piaciuto e grazie per la citazione 😉 Un gioiellino questo film, un thriller come zio Hitch comanda, con una Paulson in grandissima forma, davvero qui si mette in tasca tutte le sue stagione di AHS. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so perché l’autore perda tempo con social-film tipo “Searching”, dovrebbbe girae solo thriller hitchcockiani invece di perdere tempo 😀
      Anche se questo rimarrà probabilmente la sa opera migliore, sarà comunque valsa la pena, visto che signor film è uscito fuori.

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  2. babol81 ha detto:

    Grazie per la citazione!
    Non sapevo ci fosse un film identico della Asylum, ma credo soprassiederò senza testimoniare con mano la fetenzia, anche perché un film come Run è un gioiellino da vedere e rivedere senza cose brutte ad inficiarne la visione!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La Asylum ci ha abituati alle versioni Z di film famosi, anche se invece stavolta ha “preso di mira” un film più piccolo, a livello produttivo. Magari invece è una pura coincidenza, ma nel caso sarebbe da rabbrividire.
      Mentre la Asylum non riesce a rendere credibili i personaggi o le loro motivazioni, in questo gioiellino la sceneggiatura è un piacere, segno che è ancora possibile fare un film senza “buchi” o pieni di luoghi comuni e frasi fatte 😉

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  3. Topper Harley ha detto:

    Bel thriller davvero. Quando l’ho visto non conoscevo Kiera Allen e non sapevo fosse realmente paraplegica, caso tra l’altro raro nel cinema. Conoscevo invece bene Sarah Paulson che ha viso ed espressioni da incubi notturni.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa che io questo film l’ho visto due volte ed entrambe le volte non sapevo (o avevo dimenticato) della disabilità dell’attrice 😀
      Un thriller splenddo con una sceneggiatura d’acciaio, come è sempre più raro trovarne – piene di buchi e di grossolanerie – e la Paulson mette paura pure quando sorride 😛

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma questo non è un thrillerino, è un thrillerone! Ovviamente vendutissimo e grazie all’Asylum, fonte di divertimento e, in questo caso, di ispirazione per tutti noi! 🙂

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  5. Pietro Sabatelli ha detto:

    Midnight Factory raramente distribuisce schifezze, e infatti non lo è, anzi, banale ma fatto appunto bene.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Hanno una scelta interessante di film, anche perché una volta passata la Eagle Pictures (e “figlie” come Blue Swan e Sound Mirror), non c’è molto da scegliere su ciò che rimane, ma lo stesso qualche bella chicca la casa ce la regala. Per non parlare degli ottimi cofanetti di film pasati.

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  6. Giuseppe ha detto:

    Direi che essendoci Sarah Paulson di mezzo (ovviamente da me apprezzatissima anche in AHS), per di più diretta da un giovane emulo di Hitchcock, il recupero scatta immediato… 😉

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    Mi hai convinto, recupero anche questo

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