[Death Wish] La prossima vittima (1996)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.

Mentre in Gran Bretagna usciva nei cinema Dirty Weekend (1993), un film tratto da un romanzo che parla di una donna che decide di farsi giustizia armata di pistola, nelle librerie americane esce Eye for an Eye, romanzo che parla di una donna che decide di farsi giustizia armata di pistola. Sarà una mia fissazione, ma annovero anche questo titolo nell’ondata mediatica della Nikita (1990) di Luc Besson, visto che in quello stesso 1993 esce la versione americana, Nome in codice: Nina.

Dopo un romanzo nel 1980, Erika Holzer di mestiere ha fatto principalmente l’avvocatessa, poi però qualcosa l’ha spinta nel 1993 a far uscire un nuovo romanzo, su una donna che si fa giustizia da sola (romanzo che la Sperling & Kupfer porta nelle librerie italiane insieme all’uscita del film, con lo stesso titolo).

Cosa ha spinto l’avvocatessa a mettere su carta i cavilli giudiziari che permettono ai cattivi di farla franca, spingendo le vittime a farsi giustizia da sole? Non lo so, non ho trovato nulla né sul romanzo né sul film, ma mi piace pensare che fra gli spingitori della romanziera ci fosse la nuova moda delle GWG (Girls With Guns).

Come dicevo, non ho trovato nulla sul film se non che il 12 gennaio 1996 esce nei cinema americani con lo stesso titolo del romanzo, prodotto dalla Paramount Pictures e con a bordo tutti gli attori in attività all’epoca. Vi propongo un gioco alcolico: ogni volta che vedete inquadrato un attore che conoscete, bevete. Vi assicuro che dopo soli dieci minuti sarete sdraiati a terra. In questo film ci sono TUTTI: chiunque lavorasse nel cinema nel 1996 è presente, anche solo come comparsa. Il tutto diretto da un certo John Schlesinger, che potrebbe anche diventare famoso.

Il film esce in Italia per UIP con il titolo La prossima vittima. Distribuito in VHS CIC Video, scopro esistere anche un raro DVD Paramount.

Un film che temo essere null’altro che un instant movie per cavalcare un’eco mediatica

Perché la Paramount dà da lavorare a decine di attori famosi, per non parlare dell’alto livello dei tecnici, e spende ben venti milioni di dollari – stando ad IMDb – per quello che rimane un film minuscolo? È dagli anni Settanta che si parla di giustizia incapace, vendicatori, giustizieri e punitori, perché dopo vent’anni tutti hanno mollato ma la Paramount no?
Volete la mia opinione? Guarda a volte il caso, il 3 ottobre 1995 O.J. Simpson viene giudicato innocente. E se pensate a un mio dietrologismo, guardate chi appare in uno schermo all’inizio del film.

Giusto per mettere in chiaro quale sarà il leitmotiv del film

La protagonista Karen (Sally Field) lavora in un qualcosa che ci viene spiegato essere un Museo della Comunicazione, un paio di stanze dove si aggirano comparse famose e dove alcuni schermi mandano scene evidentemente considerate degne di finire nella storia della comunicazione. E per me hanno dannatamente ragione a mettere fra queste il mitico scontro fra Kirk e Gor in “Arena” (1×18), fra i più iconici e leggendari episodi di “Star Trek”. (Se volete un’analisi etrusca di questo episodio e dei film con la stessa trama, vi ricordo il saggio Il duello.)

Mettere l’episodio “Arena” in un museo è cosa buona e giusta

Un gran brutto giorno Karen assiste impotente per telefono all’aggressione della figlia ragazzina, stuprata e uccisa da uno sconosciuto che entra in casa quando lei è sola.

La telefonata che nessuno dovrebbe mai ricevere

La polizia brancola nel buio, sia perché è oberata di lavoro sia perché – viene suggerito – ha le mani legate, anche se il detective incaricato delle indagini ha la faccia di Joe Mantegna.

Mi spiace, io mi occupo solo di “menti criminali”, non di reati comuni

Karen e suo marito Mack (Ed Harris) sono ovviamente a pezzi ma dopo il danno arriva la beffa: una volta acciuffato il colpevole – o supposto tale – per un cavillo burocratico (che la romanziera avvocatessa doveva conoscere bene) viene subito rimesso in libertà, dimostrando la totale incapacità del sistema giudiziario.

Una beffa che farà nascere una giustiziera della notte

Per quanto gli ribolla il sangue Ferengi nelle vene, il giudice Armin Shimerman – mitico Quark di “Star Trek: DS9” – deve per forza scagionare il supposto colpevole.

Spero non lo venga mai a sapere il Grande Nagus (questa è per i fan di DS9!)

Ma chi è questa belva umèna, questo rifiuto mefitico della società? Che faccia avrà mai questo mostro disgustoso? La faccia è quella di Kiefer Sutherland.

Sono tanto cattivo… ma mi sento così bene!

Con una sceneggiatura scritta col pennello Cinghiale, il perfido Doob ci viene ritratto come un cattivo da cartoni animati per bambini: avrebbe spopolato su Cartoon Network, ma purtroppo qui ci vogliono far credere sia un personaggio vero e addirittura plausibile.
Doob prende a calci i cassonetti senza motivo, se non per far sapere a tutti che lui è cattivo, e tira acqua addosso a un cane: ammazza quant’è infame! E lo fa così, per passare il tempo quando non è occupato a stuprare e uccidere donne, dopo aver urinato nei rispettivi giardini per marcare il territorio. Non sto scherzando, è davvero questo il suo modus operandi.

«So’ diabbolico nell’amplesso…» (cit.)

Studiando di nascosto le abitudini dell’abominevole criminale, Karen capisce che c’è un solo modo per ottenere giustizia: con le proprie mani.

Asso di Stand By Me (1986) è tornato!

Qui mi piace pensare che la romanziera si sia rivista Condannato a morte per mancanza di indizi (1983) di Peter Hyams, con il giovane giudice Michael Douglas che entrava nell’associazione di “giustizieri fai-da-te”, perché do per scontato non conoscesse il nostrano L’uomo della strada fa giustizia (1975). Insomma, entra in ballo la solita organizzazione opaca che offre giustizia in maniera illegale.
A rappresentarla, due volti noti d’eccezione come Philip Baker Hall e Keith David.

Due comparsate illustri per la solita associazione di giustizieri

Amanda Silver e Rick Jaffa scrivono una roba improponibile che sarebbe stata indegna in un volantino per l’infanzia, infatti oggi scrivono per tutti i più grandi blockbuster al cinema e in TV: la superficialità qualunquista va sempre premiata.
L’intera riflessione sulla giustizia privata è lasciata fuori dal discorso, l’unica domanda che si pone la protagonista è se voglia morto Doob «Perché è giusto o perché vuoi vendicarti?» Fine del dilemma dell’eroe. E visto che Doob viene ritratto come feccia umana che non merita di respirare, la risposta e il finale del film sono assolutamente ovvi e scontati.

Ricorda, il segreto per un bravo giustiziere… sono i baffi!

Purtroppo (o per fortuna) il romanzo è di difficile reperibilità quindi non ho potuto leggerlo, ma temo che sia di estrema superficialità pure quello, Karen non fa una mazza di niente, impara ad usare la pistola così, giusto per fare le pose fighe, perché tanto poi sarà tutto raffazzonato in un veloce finale imbarazzante e dimenticabile.
L’importante per la Paramount è sfruttare l’enorme eco mediatica di O.J. Simpson – che per i bianchi è un criminale che l’ha fatta franca – e far lavorare eserciti di volti noti. Tanto per far capire quanta gente famosa c’è in scena, Karen studia difesa personale… da Cynthia Rothrock! Quanto è costato chiamarla a girare ben due fotogrammi e mezzo?

Uno degli unici due fotogrammi in cui è riconoscibile l’attrice marziale

Visto che la Paramount voleva buttare via venti milioni di dollari, assumendo chiunque avesse un nome noto – pure James Newton Howard alla colonna sonora! – perché allora non chiamare anche dei veri sceneggiatori per scrivere qualcosa che non sembrasse un teatrino di marionette? Con Kiefer che fa ’o malamente, le facce brutte e ha un cassetto piene di riviste porno: uh, quant’è cattivo!

L’eroina non fa una mazza di niente perché così mantiene intatto il valore morale: non se le sporca le mano come i veri giustizieri e vendicatori (per non parlare dei punitori), non si compromette in nulla, rimane pulita e intonsa: quindi sarebbe questa la morale? Uccidere va bene, basta rimanere puliti? Scherzo, non esiste morale, i due sceneggiatori incapaci non sanno neanche cosa sia.

Un prodotto di altissima serie A come questo, dove un esercito di ottimi attori è impegnato a defecarsi addosso, per cercare di entrare nei personaggi diarroici che devono interpretare, dimostra l’abisso in cui è caduto un genere che paradossalmente nei primi Novanta dovrebbe rinascere, e non sgretolarsi in modo indegno come invece sta facendo.

Credevo che Il giustiziere della notte 5 (1995) fosse il più indegno spettacolo raggiunto dal genere nei Novanta, invece scopro che è una corsa al ribasso dove perdono tutti, soprattutto il buon gusto. E dove i filmucoli da due spicci e le produzioni multi-milionarie raggiungono lo stesso obiettivo. Che non odora di rosa e rosa non è.

L.

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16 risposte a [Death Wish] La prossima vittima (1996)

  1. Cassidy ha detto:

    In effetti avrei iniziato a bere dalla locandina quando ho letto i nomi coinvolti 😉 Asso penso fosse molto più cattivo, comunque ci hai preso l’onda lunga del processo di O.J. Simpson è quella che voleva cavalcare la Paramount, anche se il risultato è per un pubblico adulto solo su carta. Cheers

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  2. Fabio ha detto:

    Siamo sicuri che il presunto cattivone di turno,non fosse semplicemente mosso a compassione nei confronti di un cane sporco,e che a modo suo voleva fargli un bagnetto?

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Per fortuna, data l’ora mattiniera, non ho fatto il gioco alcolico, altrimenti non sarei stato in grado nemmeno di scrivere questo commento!
    Comunque mi pare un caso simile a quello del film di ieri: uno legge i nomi coinvolti (qui parecchi, ieri pochi ma buonissimi) e se la fa prendere bene salvo poi ricredersi di brutto con la visione. Che dire? Sotto il cast…niente! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente all’epoca la Paramount aveva già tutti questi attori sotto contratto, altrimenti è strano avere una così alta quantità di volti noti in uno stesso film, peraltro quasi tutti in piccoli ruoli. Oggi, che il cinema è fallito e gli attori vengono via a due spicci, è una cosa normale, ma nel 1996 era qualcosa di inaudito.
      Quelli che ho presentato in foto sono giusto i volti più noti e visibili, ma ti assicuro: pure i passanti per strada sono attori noti di cinema e TV! Anche se magari all’epoca non ancora famosissimi.
      Peccato però che la Paramount abbia investito tanto in attori e tecnici dimenticandosi poi per strada gli scecneggiatori, che non sanno far altro che un fumetone di cattivo gusto. Eppure Sally Field è decisamente in parte e sarebbe stata una giustiziera della notte al bacio.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Giustissima la tua notazione riguardo la particolarità di un accumulo seriale di attori in quel periodo piuttosto che oggi. E altrettanto puntuale il rammarico per ciò che poteva essere con una sceneggiatura decente e che invece non è stato. In questo caso temo che “la prossima vittima” sia lo spettatore! 🙂

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Eh, se Mantegna lo avessero preso 10/15 anni più tardi, ai tempi di Joan of Arcadia, avrebbe avuto una figlia che parla con l’Altissimo, magari avrebbe indirizzato la giovane verso prove incontrovertibili!

    Per il resto, spezzo una lancia in favore di Cartoon Network: persino in una serie demenziale citazionista come Gumball presenta “cattivi” più motivati. E storie più sensate 😂

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  5. Sam Simon ha detto:

    Che spreco… Comunque questi film di grandi Studios anni 90 sono sempre una miniera di attori e attrici noti, vale la pena vederli anche solo per i momenti “noooo guarda chi c’è!”, e qui a Armin Shimmerman giudice io sarei scattato in piedi ad applaudire! :–D

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