Death Tunnel (2005) Benvenuti al Waverly Hills Sanatorium


Questa settimana vi porto nel Kentucky, dove un’invenzione fresca fresca – appena ventennale – vuole che il Waverly Hills Sanatorium sia il luogo più infestato al mondo. Perché quando le si spara grosse devono essere grosse sul serio, se no non funziona.

Tecnicamente non è un manicomio, ma basta vedere il film che vi è stato ambientato per capire che gli autori sono chiaramente scappati da un manicomio criminale.


Indice:


Nascita di una infestazione

Per saperne di più su questo edificio mi rivolgo al delizioso saggio A Ghost a Day (2010), un “calendario dello spavento” con cui Maureen Wood e Ron Kolek presentano 365 storie paranormali per ogni giorno dell’anno. Arrivati al 17 ottobre tocca al Waverly Hills Sanatorium di Louisville (Kentucky), «considerato fra i luoghi più infestati del mondo». Addirittura?

Gli autori mi spiegano che nell’Ottocento un uomo decisamente progressista come il maggiore Thomas H. Hayes decise che anche le donne meritassero un’istruzione, così fece costruire a Waverly Hills una piccola scuola femminile e nel 1883 assunse una certa Lizzie Harris come insegnante. (Come faceva ad essere insegnante se alle donne non era consentito studiare? Forse tra le righe è da intendersi che il maggiore voleva far studiare le donne povere, mentre quelle di buona famiglia avevano più possibilità.)

La scuola femminile dura qualche decennio poi nel 1910 la struttura viene acquisita dalla Board of Tubercolosis Hospital per ospitare i malati di tubercolosi, e nel 1926 sono stati eseguiti lavori di ampliamento per accogliere pazienti provenienti da tutto il Paese. Solo nel 1962 la struttura smette di occuparsi di tubercolosi e diventa un centro geriatrico, finché nel 1982 lo Stato del Kentucky ne impone la chiusura.

«Oggi, investigatori del paranormale arrivano da tutto il mondo per visitare Waverly Hills. Sebbene l’intero ospedale sia un parco giochi per gli spiriti, molti fenomeni paranormali sembrano concentrarsi particolarmente intorno al “death tunnel”, chiamato anche “body chute”. Innumerevoli pazienti sono morti durante i trattamenti per la tubercolosi,; per evitare di spaventare gli altri e per liberarsi in fretta dei cadaveri questi venivano posizionati su uno scivolo [chute] che li portava direttamente nelle cantine per venire cremati, o trasportati alle onoranze funebri.»

Quindi non stupisce, seguendo la logica degli autori, che la maggior parte delle apparizioni ectoplasmatiche e delle grida inquietanti si affollino intorno a questo “tunnel della morte”, o “scivolo dei corpi”.

Il “Death Tunnel” dal saggio The World’s Most Haunted Places (2012) di Matt Chandler

Ci viene poi spiegato che l’investigatore Marley Gibson ha riportato l’avvistamento di due bambini, un maschietto e una femminuccia, che si aggiravano per l’ospedale, catturando in video questo fenomeno. In quello che viene chiamato “The Ball Video” si vede il bambino che per mezz’ora gioca con l’investigatore contendendogli un pallone da spiaggia. Be’, non mi sembra un’apparizione così spaventosa…

Per sapere il destino successivo del Waverly Hills Sanatorium arriva in soccorso il saggio A Ghost Hunter’s Guide to the Most Haunted Places in America (2012) di Terrance Zepke, che mi spiega come dopo vent’anni di totale abbandono il posto venga acquistato nel 2001 da Charlie e Tina Mattingly che, una volta ripulito tutto, hanno lavorato con la società storica locale per riportare alla luce il passato dell’edificio. Il saggio non lo dice ma io, che sono malpensante di natura, insinuo il dubbio che per rientrare della spesa i coniugi Mattingly abbiano iniziato a mettere in giro voci di possessioni spiritiche. Ma è solo una mia illazione.

Nel saggio Trucker Ghost Stories (2016), raccolta di leggende popolari e paranormalità varia, Shari McPeek ci informa che «nell’ultimo paio d’anni» la struttura è stata implementata, «restaurata e riportata alle sue condizioni originali» ed è usata nella stagione di Halloween come “casa stregata”. Si dice che al secondo piano ci sia un’infermiera fantasma, morta suicida perché incinta di un dottore già sposato, e infine ci sono anche dei cani fantasma dagli occhi rossi che rincorrono chi provi ad arrampicarsi sulla collina dov’è posta la struttura.

Passo poi al romanzo The Piper (2013) di Lynn S. Hightower, inedito in Italia. Racconta del ritorno di Olivia nella casa d’infanzia a causa di alcuni lutti ed eventi misteriosi occorsi alla sua famiglia, tanto che aleggia nell’aria l’ipotesi di una possessione spiritica.

Il succo della vicenda è che due giovani liceali del posto sono andati a visitare il Waverly Hills Sanatorium e addirittura si sono tuffati nello “scivolo dei morti”: il giorno dopo hanno vinto tutti i loro incontri di match, proprio come avevano tanto desiderato. Solo che subito dopo entrambi hanno vissuto terribili disgrazie: quindi per la romanziera il “tunnel della morte” è una sorta di “zampa di scimmia”, esaudisce i tuoi desideri ma li pagherai cari.

Dopo averci spiegato che Waverly è un nome che omaggia il romanzo Waverley (1814) di Walter Scott (e quella “e” in più?), così ci viene spiegato lo “scivolo dei corpi”:

«Era un tunnel sotterraneo per trasportare i corpi così che i pazienti in vita non ne fossero turbati. I corpi scivolavano sotto l’ospedale e giù per la collina,, dove i carri funebri li attendevano. Un chilometro e mezzo di distanza non coperto da energia elettrica: credo che usassero delle lanterne, e qualche sistema di binari e verricelli per far scorrere i corpi.»

Il “Death Tunnel” dalla trasmissione “Scariest Places on Earth” (2001)

Stando ai racconti dei “veri” cacciatori di fantasmi della Louisville Ghost Hunter’s Society raccolti in So, There I Was… (2014) di Troy Taylor, un cacciatore DOC, l’edificio visto da davanti ricorda l’hotel del film Shining (1980). Da notare come l’autore del testo impieghi quasi dieci pagine, scritte fittissime, per raccontare che in una intera notte passata al Waverly Hills Sanatorium ha visto tipo un’ombra di un uomo. Mi sembra un ben misero risultato per una “caccia al fantasma”, ma magari sono io che non so apprezzare questo tipo di storie.


The (Linda) Blair Project

La filosofia ci insegna che l’immagine viene sempre prima del reale, dandogli forma, ma più semplicemente aveva ragione quel gran dritto di zio Giulio: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Come abbiamo visto, i coniugi Mattingly comprano Waverly Hills Sanatorium nel 2001, quando nessuno lo considerava un luogo infestato di spiriti, e il saggio Ghost Stories of America. Volume II (2003) ci dice che l’edificio è “esploso” nell’immaginario collettivo grazie alla puntata a lui dedicata della trasmissione televisiva “Scariest Places on Earth“, presentata niente e popò di meno che da Linda Blair.

Linda Blair presenta… Kazzenger! Dove la verità va a morire…

Secondo voi, quando è andata in onda la puntata Contagion of Fear: Waverly Hills Sanitarium? Bravi, avete indovinato: il 31 ottobre 2001, guarda caso proprio dopo che i coniugi Mattingly avevano speso soldi per restaurare l’edificio e avevano bisogno di un rientro economico quanto prima.

Veduta aerea del Sanatorium dalla trasmissione “Scariest Places on Earth” (2001)

La puntata televisiva, continua a raccontarci il citato saggio, vede sei donne addentrarsi nell’edificio con uno stile “alla Blair Witch Project“. Toh, un’altra Blair… Le donne raccontano i vari strani fenomeni di cui sono testimoni, sempre curiosamente quando non sono inquadrate, e la produzione aggiunge un po’ di suoni d’atmosfera.

Visto che in definitiva non succede proprio niente, il saggio afferma che la trasmissione aggiunge una “postilla paurosa”, anche se nel video su YouTube non l’ho trovata. Viene spiegato infatti che tempo dopo le riprese una donna si è presentata a Waverly Hills dicendo di dover registrare dei suoni all’interno dell’edificio per montare la puntata. Non vi stupirà scoprire che nessuno sa chi sia stata quella donna.
Entrato per recuperare la clandestina, il proprietario Charles Mattingly scopre un buco in una parete con delle foto di una bambina, con su scritto a matita “Mary”. Paura, eh? (Boh)


Il (pazzo) film

Dal 2001 i cacciatori di fantasmi e gli indagatori del mistero non fanno che “vedere cose” a Waverly Hills, quindi tutto questo non poteva che diventare un film. Ci pensano i fratelli pazzi Philip Adrian (regista e co-sceneggiatore) e Christopher Saint Booth (co-sceneggiatore) con Death Tunnel, presentato il 29 luglio 2005 al München Fantasy Filmfest, in Germania, e poi in patria americana dal 2006.

Sony Pictures lo porta nelle nostre videoteche in DVD dal giugno 2006, con il titolo Death Tunnel. La maledizione.

Il Sanatorium nel film dei fratelli (pazzi) Booth

Per dare un po’ di pepe al Waverly Hills Sanatorium bisogna infarcire il racconto che si può trovare in una qualsiasi guida ai fantasmi d’America – e ce ne sono davvero tante! – perciò una scritta iniziale aumenta sapientemente i toni della vicenda. Per esempio la tubercolosi è un male terribile che ha spazzato via migliaia di persone ma nel nostro immaginario collettivo non fa abbastanza paura, quindi chiamiamola “Peste Bianca” (white plague), volete mettere quanto funzioni meglio?
I dottori che assistevano i pazienti facciamo che eseguivano «bizzarri esperimenti nella disperata ricerca di una cura», lasciando alla fantasia dello spettatore stabilire cosa voglia dire quel “bizzarri”. Siamo insomma nel pieno della costruzione di una leggenda apocrifa per far guadagnare i coniugi Mattingly e nessun colpo è proibito.

Le storie inventate mi fanno ridere, l’ospedale in sé invece è alquanto inquietante

Siamo alla Vanguard University, università privata cristiana della California del sud, frequentata dalle generazioni che saranno le classi dirigenti del futuro: cioè ragazzine che zoccoleggiano in giro. Ammazza che autori dal gusto sottile!
Essendo donne quindi eternamente invidiose l’una dell’altra – tanto per ricordare il profondo studio psicologico dei personaggi! – cinque di queste dementi universitarie partecipano a uno strano rito di iniziazione, che non porterà ad alcuna sorellanza: lo fanno solo per conquistare il ganzo della scuola che gira in Ferrari. Ammazza che trama progressista!

Il fantasma della messa a fuoco!

Le cinque ragazze accettano di partecipare ad un gioco macabro da svolgersi al Waverly Hills Sanatorium… che però è in Kentucky: ma non eravamo nella California del sud? Quindi hanno pure viaggiato per partecipare a ’sta roba?
Comunque le cinque ragazze sono rinchiuse nei cinque piani dell’ospedale maledetto, e hanno cinque ore per liberarsi e uscire, mentre l’organizzatore dei giochi le spia dalle telecamere seminate ovunque. Però tanto il tizio muore subito e il gioco è condotto dal super-fantasma, che manda cinque fantasmi a dare noia alle cinque ragazze.

Dove andrà mai lo zoppo? Uno dei tanti misteri del film…

Oh, questo è quanto mi sembra di aver capito, non vorrei però che passasse l’errata idea che questo film abbia una trama, o anche solo che sia un film: è una semplice sequenza di scene acide partorite da autori chiaramente schiavi di sostanze allucinogene tali che manco in Vietnam si sono viste.

I fratelli Booth, pseudo-autori di questo filmaccio, si limitano a un’accozzaglia informe di scene che non hanno alcun legame fra di loro. Strumenti insanguinati su un carrello (ma chi li sta usando? E perché? Boh), una ragazza dai lunghi capelli neri vestita con abito bianco (ricordate che era appena uscito il Ring americano?), il suono di un pianto di un bambino che fa sempre atmosfera, immotivate flashate di luce, uno zoppo che spinge un carrello (ma chi è? E dove sta spingendo quel carrello?), ma soprattutto un classico immortale: non esiste film horror… senza ragazza sotto la doccia!

Se c’è un mostro in giro, la bionda deve fare la doccia: è la legge!

Il film è un niente avvolto dal nulla che rende però molto più concreti i fantasmi di Waverly Hills, anche se li fa sembrare dei principianti in confronto a quanto mette paura la vuotezza dei fratelli Booth.


Il fumetto francese

La fresca invenzione del luogo più infestato d’America contagia persino la Francia, che dal 2007 presenta il fumetto Pandemonium (Soleil), i cui titoli delle tre parti sono più che esclicativi: Les collines de Waverly, Le tunnel e Mort blanche. Il fumetto completo viene presentato nel 2015 dalla Mondadori nel n. 18 della sua collana “Fantastica”.

Il Sanatorium nei disegni del nostro Stefano Raffaele

Lo scrittore Christophe Bec si informa molto meglio degli autori americani di saggi sui fantasmi, e ci racconta che l’istituto per la tubercolosi è stato progettato dagli architetti James J. Gaffney e Xavier Murphy, chiuso poi nel 1961 quando si era scoperta la streptomicina come cura molto efficace per la tubercolosi: pian piano i sanatori, presenti in molti classici della letteratura occidentale, iniziarono a scomparire. dappertutto.

Nel 1962 l’istituto riapre, come visto, specializzato nella cura agli anziani ma quando scoprono che questi anziani li curano un po’ troppo, e con troppa violenza, nel 1981 viene definitivamente chiuso. Due anni dopo un certo Clifford Todd prova a farlo diventare una prigione di Stato e poi un albergo di lusso, ma sono tutti progetti che falliscono sul nascere. Nel 1996 l’edificio viene acquistato da Robert Alberhasky con un intento davvero particolare: buttare giù tutto ed erigere una statua di Gesù Cristo alta 150 metri, simile a quella di Rio de Janeiro. Gli intenti non erano proprio religiosi, visto che Alberhasky voleva farne una meta turistica, con tanto di negozio di souvenir, comunque anche questo progetto naufraga prima ancora di nascere. Anche perché interviene il National Register of Historic Places e impedisce all’imprenditore di distruggere l’edificio sin dalle fondamenta.

Arriviamo al 2001 dei coniugi Mattingly che vogliono trasformare Waverly Hills in albergo a quattro stelle, scoprendo però che i lavori necessari hanno prezzi vertiginosi: il massimo che riescono a fare è mettere in sicurezza gli interni dall’amianto, così da trasformare quelle che tecnicamente sono semplici rovine in un attrazione turistica. Con fantasmi in omaggio.

Il Sanatorium negli anni Cinquanta

Il nostrano Stefano Raffaele ha a disposizione del materiale fotografico per creare un ambiente decisamente verosimile, riuscendo a darci l’inquietante sensazione di ritrovarci nel sanatorio quand’era all’apice della sua “funzionalità”, se così vogliamo dire.

Pazienti del 1926, dal saggio The Ghost will see you now (2014) di Randy Russell

La versione di Stefano Raffaele

Christophe Bec ci porta negli anni Cinquanta, quando Doris porta la sua figlioletta Cora al sanatorio perché sospetta abbia la tubercolosi, che infatti le viene subito diagnosticata. Per stare vicina alla figlia la donna si fa assumere come infermiera, e questo ci consente di girare in lungo e largo per il sanatorio e i suoi tristi figuri, pazienti con ben misere speranze di vita e dottori del tutto ignari del più basilare concetto di etica professionale.

Il “Death Tunnel” decisamente tosto

Se da un lato l’autore cerca di mantenersi fedele ai dati storici sull’istituto, creando una storia terribile su cosa succeda quando si ignorino i progressi medici e si preferisca continuare “alla vecchia maniera”, sulla pelle della gente ignara, ogni tanto cede anche lui ai “falsi miti”, come quello del fantasma dell’infermiera suicida della stanza 502 che abbiamo già visto. Non mi sento di fargliene una colpa, è un’invenzione troppo ghiotta perché un narratore se la lasci sfuggire.

La porta della camera 502, dal saggio So, there I was… (2006) di Troy Taylor

L’episodio dell’infermiera citato nel fumetto

Forse tre numeri sono un po’ troppi per la trama di Bec, non sono certo assenti “allungature di brodo”, ma lo stesso è un bel tuffo nel “vero” Waverly Hills Sanatorium, quello spogliato di presenze fantasmatiche perché non c’è bisogno del paranormale: mette già abbastanza paura la cattiveria umana.

Le tre copertine francesi di Stefano Raffaele

P.S.
E ora, tutti a leggere la recensione di “Storie da birreria” del fumetto!


Conclusione

Nel 2001 i coniugi Charlie e Tina Mattingly comprano un ospedale abbandonato e per ripagarsi di alcuni lavori di gestione si inventano storie di fantasmi, e in un Paese eternamente affamato di paranormale la scintilla crea una fiamma che si auto-alimenta. Da almeno il 2003 il Waverly Hills Sanatorium è citato in ogni manuale dei cacciatori di fantasmi, nel 2005 esce l’inutile filmaccio, e i due autori l’anno successivo tornano nello stesso luogo per girare Spooked: The Ghosts of Waverly Hills Sanatorium, vero-finto-falso documentario che torna a raccontare i sedicenti fantasmi che si aggirerebbero nell’ospedale abbandonato e nelle sue immediate vicinanze.

Saggi, manuali e romanzi ormai danno per appurata un’invenzione recente, segno che non è mai sopita la voglia della gente di credere solo ed esclusivamente nelle bojate più inverosimili. Se qualcosa è verosimile, nessuno ci crede; se è una cazzata, ci credono tutti. Ma sicuramente il matto sono io, da ricoverare subito Armani-comio.



L.

– Ultimi post Armani-comio:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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24 risposte a Death Tunnel (2005) Benvenuti al Waverly Hills Sanatorium

  1. wwayne ha detto:

    “Arriviamo al 2001 dei coniugi Mattingly che vogliono trasformare Waverly Hills in albergo a quattro stelle, scoprendo però che i lavori necessari hanno prezzi vertiginosi: il massimo che riescono a fare è mettere in sicurezza gli interni dall’amianto, così da trasformare quelle che tecnicamente sono semplici rovine in un attrazione turistica. Con fantasmi in omaggio.”
    Questa è una cialtronata tipica degli americani. Fa parte della loro mentalità l’idea di poter fare qualsiasi cosa, e di poterla fare senza neanche chissà quale difficoltà, con un semplice schiocco delle dita. Ad esempio, ai coniugi Mattingly viene l’idea di mettere su un albergo e quindi cosa fanno? Si mettono a calcolare scrupolosamente ogni voce di spesa prima di agire? No, comprano Waverly Hills su 2 piedi senza fare neanche un calcolo, tanto cosa ci vuole ad aprire un albergo? Poi la vita li ha riportati con i piedi per terra, e gli ha insegnato che la frase “Impossible is nothing” è molto lontana dalla verità.

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  2. Cassidy ha detto:

    Il film sarà mediocre ma l’indagine è davvero ottima, Stefano Raffaele è un ottimo disegnatore, un regista migliore di quelli del film, che il massimo che hanno saputo inventarsi è una credibilissima scena con una doccia 😉 Cheers

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  3. Il Moro ha detto:

    Tempo fa parlai del fumetto sul mio blog, bello, e feci anche una ricerchina sul manicomio in questione. Ricordavo del cristo redentore di 150 metri… XD
    Ricordo anche che avevamo ipotizzato l’esistenza di un architetto diabolico che crea manicomi tutti uguali in giro per il mondo, visto che avevi trovato strutture quasi identiche in altri film!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, mi sono dimenticato di linkarti! Pensa che è nato tutto in quel tuo post, perché lì ho fatto mente locale sui film ambientati in vere strutture abbandonate (manicomi o ospedali che siano), quindi tutto si ricollega ^_^
      Il fumetto è decisamente una buona lettura, rispetto alla vuota nullità del film e ei racconti dei cacciatori di fantasmi che hanno passato un’intera notte all’interno del Waverly Hills, solo per vedere tipo un’ombra: e questo sarebbe il luogo più infestato del mondo???? 😀

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  4. Lory ha detto:

    Malsana idea progettare un albergo che una volta fu un sanatorio, brrrr.
    La cosa dello scivolo l’ho trovata pazzesca e l’edificio è davvero inquietante. Belli i disegni del fumetto, ma mettono un’angoscia terribile 😱
    Complimenti, sei una miniera d’informazioni 😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, il bello di vivere in un’epoca in cui si ha accesso ad archivi come mai prima nella storia dell’umanità fa sì che si possano trovare cose incredibili, come resoconti e libri su un ospedale che si sono inventati essere infestato per farci un po’ di soldi 😛

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  5. Lory ha detto:

    Ci credi ai fantasmi? Case infestate?
    (Non sei obbligato a rispondere, pura curiosità)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      No, credo alla voglia di credere, soprattutto alle storie a cui è impossibile credere 😛
      A vedere le foto non passerei un solo minuto al Waverly Hills Sanatorium, perché mette davvero i brividi, ma credere che ci siano fantasmi lì in giro è tutt’altra cosa. Anche perché gli stessi cacciatori di fantasmi non li hanno mica visti 😀

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  6. Giuseppe ha detto:

    Indagine professionale e dettagliata, come sempre 👍 Certo, risspetto alla cattiveria umana autentica direi che il povero paranormale ormai è diventato placido e rassicurante… Magari funzionerebbe anche meglio al cinema se non ci facessero sopra dei “film” totalmente alla cazzo di cane (fantasma) come questi 😀
    Ricordo che, sempre negli USA, andava forte “Paranormal Hot Squad”: un gruppo di sexy investigatrici del soprannaturale, alle prese con presunti luoghi infestati della più varia natura (credo non si siano fatte mancare nemmeno i sanatori), riprese notturne a infrarossi in abbondanza per aumentare brividi e tensione… Sul Tubo dovrebbe esserci ancora il video in cui un giovane assistente con tanto di microfono onnidirezionale, teso come una corda di violino nell’oscurità nel tentativo di cogliere i più flebili suoni di origine (sempre presunta) spettrale, viene spaventato da un rutto sparato a sorpresa dall’investigatrice Jodie Parks, nota anche come “The Queen of Burps” 😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha almeno quella “indagine” ha il pregio di farci fare due risate! Sul Tubo ma anche su Prime Video è pieno di trasmissioni con cacciatori di fantasmi e indagatori dell’incubo che ripetono sempre la stessa formula: fra una chiacchiera e l’altra entrano nel posto più infestato al mondo, non succede una mazza di niente, non si vede e non si sente nulla e fine dell’episodio. Eppure devono avere un successo enorme, visto che da anni ‘sta roba esce come funghi.

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  7. Lory ha detto:

    La regina dei rutti di cui sopra mi ha fatto ridere 😂
    In quell’albergo/sanatorio neanche per idea, l’isteria collettiva poi potrebbe contagiarmi….
    Qualche settimana fa in TV due bei film uno dietro l’altro: “Marrowbone” e “Ghost stories”, quest’ultimo del 2017 di Dyson e Nyman. Davvero due bei film e Ghost stories spero di beccarlo in DVD perché voglio rivederlo. L’ho trovato ben scritto e la cosa che mi ha colpito è il fatto che è tratto da una pièce teatrale che visto le varie location non so come abbiano potuto realizzare (credo ci sia 🍞 per i tuoi denti) .

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  8. Lory ha detto:

    😉 La cosa più bella è la condivisione di film, tramite blog e suggerimenti ho una lista lunghissima.
    Marrowbone l’ho apprezzato, il regista è lo stesso che ha scritto “The Orphanage”, un film a cui sono molto legata ❤️
    Ghost stories te lo consiglio, per la verità pensavo lo avessi già visto considerato che io ai film spesso ci arrivo con gran ritardo.

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  9. Lory ha detto:

    Perfetto 👍

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  10. Willy l'Orbo ha detto:

    Se è vero che dal letame nascono i fior, è altrettanto vero che da un film putrido può nascere un post dettagliato e completo come questo, tutto torna! 🙂
    Tra l’altro la scena della doccia è quella che ricordo più distintamente del film, non perché pensi solo a nudità varie ma perché è così fuori contesto da renderla mitica dunque indelebile! E comunque il mio unico ricordo ben sintetizza la qualità della pellicola 🙂
    p.s. a proposito di horror Z, segnalo che stasera su Rai 4 alle 21:21 c’è un The Sandman che credo vada proprio in quella direZione (in ogni caso sarà disponibile, immagino, anche i prossimi giorni su Raiplay) 🙂
    p.p.s. mi sento di consigliarti pure io Ghost Stories!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni scena di “Death Tunnel” è fuori posto, visto che gli autori sono evasi da un qualche manicomio criminale abbandonato e infestato 😀
      Purtroppo Rai4 dalle mie parti ha preso il posto di 7Gold: basta una nuvola per perdere il segnale, ed è tempo bruttarello oggi, quindi incrociamo le dita per RaiPlay, che purtroppo il giorno dopo presenta solo una minima parte della programmazione.

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  11. Lory ha detto:

    Diglielo! 👍😉

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  12. Pingback: ESP Fenomeni paranormali (2011) Benvenuti al Riverview Hospital | Il Zinefilo

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