ESP Fenomeni paranormali (2011) Benvenuti al Riverview Hospital


Continua l’omaggio all’ottimo numero di settembre 2022 del fumetto “Dampyr“, con un’avventura notturna in una vera misteriosa struttura abbandonata a caccia di paranormale.


Indice:


Storia di un manicomio infestato

Il romanziere e bibliotecario canadese Joel A. Sutherland inizia il suo saggio sul paranormale Haunted Canada 4 (2014) nel Coquitlam, zona della British Columbia dove sorge il Riverview Hospital, «dimora di spiriti maligni che hanno infestato le troupe cinematografiche per anni». Sì, perché il Riverview Hospital è meta ambitissima per ambientare scene ospedaliere di cinema e TV.

Secondo Sutherland uno fra i peggiori spiriti del posto è dotato di denti affilati come rasoi con cui infligge morsi dolorosi, ed è capace di correre velocissimo. E ci sono anche cani fantasma: che siano quelli avvistati anche al Waverly Hills Sanitarium?

L’autore ci riporta al 1904, quando il Provincial Asylum for the Insane in New Westminster è ormai sovrappopolato, con i suoi più di trecento matti all’attivo, e le condizioni igienico-sanitarie possiamo solamente immaginarcele, oltre alle ripercussioni sociali nella comunità locale. Alla fine viene deciso di costruire un nuovo ospedale in mezzo a mille acri di terreno messi a disposizione dalla provincia, e fra il 1904 e il 1913 nasce l’Hospital for the Mind, in seguito ribattezzato Riverview Hospital. Lanciato come ospedale all’avanguardia nella cura delle malattie mentali, cioè con elettroshock e “psico-chirurgia” (cioè lobotomia), nel 1951 raggiunge la capienza di ben cinquemila pazienti, in condizioni non certo migliori rispetto ai decenni precedenti. (Possibile che in una comunità così piccola ci siano migliaia di matti?)

Come ha posto rimedio la comunità al sovrappopolamento dell’ospedale? Ne decide la chiusura… nel 2012. E nei sessant’anni precedenti? Mistero. Paura, eh?

Vista del Riverview Hospital, dal saggio Reel Vancouver (1996)

L’ospedale, ci informa l’autore, è diventato fra le ambientazioni più filmate della zona, visto che è perfetto per qualsiasi scena ospedaliera di cinema e TV in produzioni girate in Canada. (E un numero impressionante di produzioni americane è girato in Canada, per via dei costi ridotti.) Quello che però l’autore non ci spiega è come mai il manicomio sia stato chiuso nel 2012… eppure è dal 1986 che girano scene al suo interno! C’erano sezioni dell’edificio che tenevano libere da matti per far girare gli attori? E come la capivano la differenza?

Ho avuto il piacere di vedere in prima visione sulla RAI Il ragazzo che sapeva volare (1986), delizioso piccolo film sulla “diversità”: all’epoca non si poteva parlare di alcun tipo di diversità, da quella sessuale a quella ideologica, quindi per far capire che un ragazzo non era come gli altri… si insinuava che sapesse volare! Da Gli occhi del delitto (1992) con Andy Garcia a Un tipo imprevedibile (1996) con Adam Sandler, da Romeo deve morire (2000) con Jet Li a Sanctimony (2000) con Casper Van Dien, da Nella morsa del ragno (2001) con Morgan Freeman ad Halloween – La resurrezione (2002) con Jamie Lee Curtis, ma soprattutto un numero impressionante di episodi di “The X-Files” risulta girato al Riverview Hospital, per non parlare di altre serie come “Supernatural“.
Potrei andare avanti a lungo, IMDb attesta ben 184 titoli che vantano l’ex manicomio come ambientazione, ma il problema… è che non era “ex” quando si è girato lì!

Lavorare in una struttura sapendo che non solo in passato ha ospitato migliaia di poveri pazienti sottoposti a procedure mediche altamente discutibili, ma che magari alcuni di loro sono ancora lì, chiusi in sezioni non accessibili, non dev’essere piacevole: quindi comprendo come nasca l’idea del “manicomio infestato”.

Una delle tante scene di “X-Files” al Riverview, grazie a FanGirlQuest.com

Il citato Sutherland ci racconta che nel 2004 un attore di nome Caz (ma che nome è? Non è riuscito a trovare il nome completo?) annoiato dalla lavorazione del film ha deciso di lanciarsi in esplorazioni notturne del Riverview. L’autore non sa il nome dell’attore ma sa che il film in questione stava venendo girato nel West Lawn Building, una struttura del manicomio che era rimasta chiusa per vent’anni. L’esploratore Caz, girando per tunnel bui di una struttura abbandonata, a un certo punto gli sembra di aver visto un cane… Ecco quindi, ci dice l’autore, la prova schiacciante della presenza di fantasmi nell’ex manicomio. Come si fa a non credergli?
Nasce poi il mistero della “Lady Bug Room”: c’è un’unica stanza della struttura che sia rimasta chiusa… cosa ci sarà al suo interno? Ammazza che mistero!

Sutherland introduce il suo saggio specificando che lui crede ciecamente a tutti i “misteri” di cui tratta, quindi è una fonte altamente inattendibile, e anche come romanziere ho dei seri dubbi: possibile non sia stato in grado di “farcire” meglio il suo racconto? Forse perché sapeva che stava parlando a chi crede già nel paranormale, e quindi “qualcosa tipo un’ombra” è considerata una prova al di là di qualsiasi dubbio.
Insoddisfatto, mi rivolgo al saggio Reel Vancouver: an insider’s guide (1996) di Ken MacIntyre.

Più sensatamente questo autore ci spiega che, nato come ospedale psichiatrico per accogliere pazienti dalla Prima e Seconda guerra mondiale – e quindi è più che plausibile l’alto numero di persone con gravi problemi psicologici – negli anni Ottanta il Riverview è ormai in forte declino e per risparmiare costi chiude due delle proprie sezioni – la Crease Clinic e il West Lawn Building – scoprendo che la fiorente industria cinematografica è ben disposta a pagare per usarle come fenomenali ambientazioni sceniche. Non c’è neanche bisogno di costruire scenografie, essendo veri ambienti ospedalieri. Attenzione però, ci spiega l’autore: è servito anche per scene ambientate in tribunali, uffici e appartamenti di lusso.
Nel caso del citato Gli occhi del delitto (1992), è la scuola per ciechi frequentata da Uma Thurman.

Il West Lawn Building all’inizio del film ESP

Lance Henriksen ed Andy Garcia sulla stessa scalinata, ne Gli occhi del delitto (1992)

Non ho trovato altro sulla “infestazione” del Riverview Hospital, ma mi sembra appartenga in pieno al grande fenomeno delle case infestate, dove i più solerti testimoni non hanno altro da riportare se non robe vaghe, tipo ombre o tipo qualcosa che sembrava un cane. Che fine hanno fatto i cari vecchi fantasmi ectoplasmatici di una volta?


Incontri “gravosi”: il film

Nick Pinkerton sulla rivista “Sight and Sound” (maggio 2012) mi racconta una curiotià sul film Grave Encounters, ideato da due venticinquenni – Colin Minihan e Stuart Ortiz – che decidono di firmarsi The Vicious Brothers. Non sembrano essere davvero fratelli… saranno invece davvero “viziosi”?

Stando al recensore, sul sito web dei due campeggiava la scritta «Nell’ultimo decennio i film horror americani sono diventati regolarmente più innocui e prevedibili: non stupisce che il genere non sia più preso sul serio come un tempo». Un’opinione che sia io che il recensore condividiamo, così come nel ritenere che l’operato dei “fratelli viziosi” non abbia fatto nulla per migliorare questa situazione. Anzi, sottolinea Pinkerton, usare il solito stratagemma del found footage si riallaccia proprio alla piaga che ha reso il genere stagnante.

Il recensore mi ricorda che il genere mockumentary, cioè il “falso documentario”, ha radici che arrivano almeno fino a La città che aveva paura (1976) di Charles B. Pierce, giusto per ricordare la “freschezza” dell’idea dei fratelli viziosi, che Pinkerton non esita a legare alla moda rilanciata da The Blair Witch Project (1999). «Una visione infernale» definisce Pinkerton il film, ma non lo dice come complimento.

Presentato al Tribeca Film Festival il 22 aprile 2011 e distribuito negli Stati Uniti dal settembre successivo, noi italiani li abbiamo fregati tutti e ce lo siamo sorbiti per primi: la Eagle Pictures lo porta nelle nostre sale dal 30 maggio 2011 (secondo FilmTV.it) o dal 1° giugno (secondo ComingSoon.it) e in DVD dal settembre successivo, sempre con il titolo furbetto di ESP – Fenomeni paranormali.

Uno tanti titoli farlocchi della tradizione italiana

La vicenda ci viene presentata con un espediente antico, usato nei libri secoli prima che nascesse il cinema: per de-responsabilizzare il narratore, si introduce tutto fingendo che sia del materiale di cui si è venuti in possesso in maniera casuale. In questo caso un produttore afferma di aver trovato ben 76 ore di girato (ma quanto spazio hanno le videocamere canadesi?) ad opera di una troupe intenta a girare un episodio di uno spettacolo televisivo dedicato al paranormale: il materiale verrà presentato senza tagli né montaggio, il che è palesemente una bugia, visto che ciò che segue non dura 76 ore!

I cacciatori di “incontri gravosi” al completo!

Inizia dunque l’avventura della trasmissione “Grave Encounters”, che com’è d’uso nella lingua inglese forma un gioco di parole con il doppio significato di grave, che vuol dire sia “grave” (o “serio”) ma anche “tomba”. La trasmissione, di cui ci viene specificato essere state girate già cinque puntate, si prefigge di fare “incontri seri” con il paranormale, e per questa sesta puntata l’intera troupe televisiva passerà la notte chiusa in un ospedale psichiatrico abbandonato, che è il Riverview Hospital… ma non lo è!

«Ospedale psichiatrico di Collingwood, uno dei sei edifici dislocati su oltre ottanta acri poco fuori… [rumori che impediscono di capire dove si trovi la struttura. Nota etrusca]. Tra il 1895 e i primi anni Sessanta ha ospitato più di ottanta mila persone tra le più mentalmente malate e disturbate del Maryland. Dopo la sua chiusura, avvenuta nel ’63, sono state segnalate apparizioni di fantasmi, oggetti che si muovevano da soli, e a volte anche le risate deliranti dei pazienti condannati a vagare per questi corridoi.»

Quindi al gioco della doppia o tripla finzione se ne aggiunge un’altra, visto che viene inventato il manicomio di Collingwood.

Il Riverview Hospital che però facciamo finta sia il manicomio di Collingwood

Chi legge fumetti di solito si vergogna di ammetterlo e parla di graphic novel, che sembra roba più seria; chi crede nell’oroscopo di solito afferma (senza che nessuno gliel’abbia chiesto) di non credere nell’oroscopo, e di leggerlo ogni giorno solo per gioco, anzi per vedere quanto sbaglierà nelle previsioni; parimenti chi crede nel paranormale, e parliamo di una fetta più che sostanziosa dell’umanità (diciamo quasi tutta) non ama ammetterlo, e mi spiego così la curiosa eppure costante abitudine della narrativa americana del paranormale di iniziare sempre le storie con lo scettico che poi cambia idea.

Da Ghostbusters (1984) a Red Lights (2012) a Ouija (2014), giusto per citare i primi esempi che mi vengono in mente, la vicenda si apre con protagonisti scettici, anzi diciamo totalmente disillusi, che prendono il paranormale sotto gamba convinti che sia solo uno strumento per raggirare polli, e poi invece l’esperienza li porterà a credere ciecamente nelle forze occulte. Sarebbe bello una volta trovare una storia che inizi con un credente che man mano perde la fede e si convince che il paranormale serve solo a spillar soldi, ma pare non sia possibile.

Un baldanzoso che cambierà idea sul passare la notte in un manicomio abbandonato

Dunque i nostri baldi cineasti in erba se la ridono delle leggende sul manicomio di Collingwood ma quasi subito la loro notte chiusi al suo interno si rivela essere più ricca d’emozioni del previsto: nella situazione in cui si trovano basta un refolo di vento o un’ombra sulla parete per far salire l’adrenalina. Quando poi i fantasmi si incazzano sul serio, allora sì che la situazione precipita.

Almeno sono fantasmi educati, e salutano quando arrivano…

Il problema non è che la porta principale rimarrà chiusa fino all’alba, il problema è che non esiste più la porta principale: il manicomio ha “avvolto” i nostri eroi nelle sue spire di follia tanto da far perdere loro ogni coordinata (temporale, geografica e mentale) e tutto lascia supporre che la troupe di “Grave Encounters” non solo ha fatto il suo incontro più “serio”, ma resterà parecchio nel manicomio abbandonato, diventando parte della sua leggenda.


Conclusione
In difesa di un film indifeso

Non ho trovato una sola rivista di cinema che all’uscita di questo film abbia speso una singola parola al riguardo, al massimo quando è stato distribuito in home video ho trovato qualche commento diplomatico e sensibile del tipo «è ’na cagata!», che poi corrisponde al mio giudizio di quando l’ho visto per la prima volta, eppure temo che siamo stati tutti troppo “gravosi” con Grave Encounters.

Oggi sembra roba vecchia, ma non lo era alla sua uscita

Certo che visto oggi sembra un copia-e-incolla senz’anima, ma non lo era alla sua uscita. Dobbiamo sempre evitare la “tracotanza temporale” e guardare le date: la maggior parte dei prodotti che questo film sembra copiare, in realtà sono venuti dopo! Dal 2012 (cioè l’anno successivo la sua uscita) inizia la serie “Haunted Encounters“, e in generale ci sono secchiate di trasmissioni che usano lo stesso spunto, ma non erano così tante prima del film: ovvio che a tenere banco c’era “Ghost Hunters”, dal 2004 su Sci-Fi Channel (l’odierno Syfy), ma attenzione: questo film si rifà solo ad un aspetto di quella serie.

Ciò che forse non si è colto a dovere di questo film, infatti, è che la sua “novità” (fra mille virgolette) è mettere insieme più elementi, che presi singolarmente sono già noti ma raggruppati formano qualcosa di molto meno scontato.

Con il successo dello spagnolo [REC] (2007) e relativa fotocopia americana Quarantena (2008) anche il più distratto è venuto a conoscenza della tecnica “orrore in diretta”, ma la protagonista è una semplice giornalista generica: con Paranormal Activity (2007) anche nell’ultimo angolo del globo si è scoperto che guardare lunghe scene da telecamere di sorveglianza mette strizza, quando alla fine succede qualcosa, ma protagonista è una famiglia generica; Insidious (2010) ci ha mostrato una sorta di “squadra del paranormale”, un po’ abbozzata e in attesa di ulteriori sviluppi nei film successivi, ma in questo film sono assenti le tecniche dei titoli precedenti. ESP unisce tutti questi elementi noti e li fonde insieme, credo per la prima volta. O almeno non sono riuscito a trovare un film che usi l’orrore in diretta con anche telecamere di videosorveglianza fissa e con protagonisti dei “cacciatori del paranormale” intenti a registrare una puntata di uno spettacolo televisivo.

Cosa c’è di più spaventoso di una carrozzina in un corridoio buio?

Secondo me l’idea dei “fratelli viziosi” non è stata di provare ad inventare qualcosa di nuovo, bensì di fondere idee già famose all’epoca per creare qualcosa che di sicuro non è ancora inflazionato come ci sembra oggi, quando abbiamo visto tutti i successivi lavori che ne ricopiano lo stile. E per fortuna qui in Italia arrivano solo pallidi riflessi dell’oceano di trasmissioni televisive con “cacciatori del paranormale” che hanno nei paesi anglofoni. Quasi tutte però successive al 2011.

È chiaro che questo ESP sia un film che fa di necessità virtù, non ha un soldo e quindi ottimizza le risorse: qualche attore, un’ambientazione già pronta, riprese mosse per corridoi bui, e il film è fatto con due spicci. IMDb parla addirittura di cento mila dollari canadesi di budget, cioè niente. E con questo niente i “fratelli viziosi” hanno incassato quattro milioni di dollari. Chiamali viziosi!

Come spendere poco e guadagnare tantissimo

Il canadese ESP ma anche il suo coetaneo americano L’ultimo esorcismo – il copyright del progetto di entrambi i film risulta depositato nel 2009 – abbandonano ogni velleità di trama, che tanto è sempre la stessa roba, per puntare tutto su elementi stilistici noti sì, ma ricombinati in maggior quantità: il film è una somma di elementi noti, non una semplice riproposizione. Questo può piacere o meno, può spaventare o meno, ma di sicuro ESP non è un banale “clone” come lo si è voluto spacciare.

Al di là di tutto, è chiaro che l’assenza di trama si sente e la semplice sequenza di spaventi in ambienti bui con “cose” che “coseggiano” non lo rende certo un film memorabile, finito l’entusiasmo del momento per le varie tecniche horror “di moda” utilizzate, ma lo stesso è un bell’omaggio allo stesso genere usato da Dampyr questo mese: una caccia notturna al paranormale in una vera struttura misteriosa.

L.

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28 risposte a ESP Fenomeni paranormali (2011) Benvenuti al Riverview Hospital

  1. Cassidy ha detto:

    Questo film per me è un piccolo (s)culto, la faccia storta del fantasma urlatore, generata con gli effetti che oggi sono diventati i filtri di snapchat mi ha sempre fatto ridere. Quindi devo dire che il post con tutta la storia è più appassionante del film che però è vero, gode di pessima fama perché ha fatto da apripista a mille film fotocopia con ancora meno personalità, solo che forse alla lunga, la faccia urlante ha vinto su tutto, almeno in un’epoca in cui attecchiscono più i meme che altro. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per me i “fratelli viziosi” hanno saputo captare il cambiamento in corso, hanno preso i vari singoli elementi che avevano avuto successo in altri film e li hanno messi tutti insieme, creando un qualcosa che oggi è ripetuto a profusione ma all’epoca no. Quindi con tutti i suoi difetti per me è un film da rivalutare, nel suo contesto 😉

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  2. Evit ha detto:

    Non avevo mai notato questa struttura ospedaliera così ricorrente nel cinema! Da ora in poi ci farò caso di sicuro. Il film invece mi è completamente sfuggito ma ho visto tutti quelli che ne sono derivati, quindi temo che oggi lo potrei giudicare poco originale. Ma se mi dovesse capitare mi ricorderò le sagge parole dell’etrusco sul valutarlo con un occhio alla data di uscita.

    Detto questo, perché i fratelli sono… “viziosi”? 😄😄😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il vero mistero del film è proprio l’immotivato pseudonimo collettivo dei due giovani registi 😀

      Penso che tutti noi abbiamo visto questo o altri film pensando che tanto è tutta roba che ripete idee di moda, e di sicuro questo ESP non ha spunti originali, ma sicuramente è fra i primi (se non il primo) a sommarne tanti insieme, come oggi si usa fare ma non ancora all’epoca.

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      • Evit ha detto:

        Do per scontato che hai tradotto viziosi a scherzo ma preciso per chi ci legge ed è meno smaliziato di noi, che vicious non vuol dire viziosi.
        Non dubito che feroci/violenti sia altrettanto immotivato come pseudonimo 😄 sembra una di quelle cose che possono pensare solo dei ventenni per essere cooooool

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Cosa c’è di più divertente di prendere nomi “gravi” e renderli “gravosi”, spernacchiandoli? 😀
        Magari i due fratelli pensavano di star girando un horror talmente “feroce/violento” da sottolinearlo già dal nome dell’autore in locandina. O semplicemente erano dei giovani con idee strane per la testa. Anzi, idee viziose 😛

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      • Evit ha detto:

        Ancora sto ridendo dei gravosi incontri

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  3. Fabio ha detto:

    Avendo frequentato nella mia passata adolescenza edifici lugubri ed abbandonati con la mia combriccola di scapestrati,posso dire con assoluta certezza che l’unica cosa più pericolosa dei fantasmi,è al limite l’edificio stesso,spesso pericolante e con il rischio di buscarti sulla testa un bel pezzo di soffitto,per non parlare dei pavimenti e le scale marcie,i fantasmi possono quindi riposare traquilli che tanto ci pensa la stato di abbandono della struttura a far fuori i visitatori!!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Questo ciclo mi sta piacendo assai! 🙂
    Il film, ai tempi, un po’ meno, non mi lasciò impresso un gran che; tuttavia, rileggendo le tue considerazioni, espresse in particolare nella conclusione, e unendole ai brandelli emersi nella memoria, l’ho rivalutato, perlomeno nel suo tentativo “combinatorio”. Riconsiderare un film a anni di distanza senza rivederlo…miracoli etruschi! 🙂

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  5. Sam Simon ha detto:

    Non mi stupisce che un edificio così abia una tale fama lugubre… Ma davvero c’erano tutti sti canadesi con problemi psichiatrici? E The X-Files non poteva mancare! :–D

    (grazie per il link a Rec!)

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  6. Giuseppe ha detto:

    Ottima disamina “manicomiale”, non c’è che dire! Ed è difficilmente evitabile avere a che fare con un contesto simile senza cercare di aggiungergli almeno una spruzzatina di paranormale, direi … Riguardo a “Grave Encounters” io non ho nemmeno avuto bisogno di una visione successiva per rivalutarlo, avendolo già valutato in positivo da subito (sicuramente più riuscito di non pochi cloni successivi , sì) 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Intorno al 2014 o 2015 ho visto qualche episodio di una trasmissione televisiva identica a “Grave Encounters”, ma che faceva sul serio (purtroppo non ne ricordo il titolo): la dinamica era la stessa, stesso stile e personaggi identici, solo che si prefiggeva di mostrare vere esperienze paranormali, con risultati quindi drasticamente inferiori al film. Chi critica “£SP” dovrebbe dare un’occhiata ai pessimi prodotti che usano la stessa formula, per capire quanto invece era apprezzabile in forma filmica 😛

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      • Celia ha detto:

        Un paio di queste serie giravano fino a pochi mesi fa su DMAX.
        Io ovviamente ero eccitatissima, ho fame di questo, ma prevedibilmente erano d’una noia mortale. Niente tensione, niente convinzione. Invidio gli ammeregani.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Su Prime Video ce ne sono diverse, tutte a pagamento. Il problema è che mancano di “narrativa”, visto che le premesse sono roboanti e poi non succede niente: potrebbero almeno inventarsi qualche fantasma, qualche finestra che sbatte, qualche grido nella notte, invece abbiamo solo dei giovinastri che parlano e parlano, di solito di niente 😛

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  7. wwayne ha detto:

    il manicomio ha “avvolto” i nostri eroi nelle sue spire di follia tanto da far perdere loro ogni coordinata (temporale, geografica e mentale).

    In questa frase è condensato il motivo principale per cui ESP fa così paura. Terrorizza non tanto per i mostri che compaiono una volta ogni tanto, ma perché i protagonisti (e lo spettatore con loro) da un certo punto in poi prendono consapevolezza di essere entrati in un labirinto senza uscita. La scena in cui se ne accorgono (dal fatto che una porta che prima dava sull’esterno quando viene aperta una seconda volta dà su un altro corridoio) è una delle più terrificanti del film.

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