Children of Men (2006) I figli degli uomini


Ad inizio settembre la lettrice Lory mi ha stuzzicato su questo film, sia perché tratto da romanzo sia perché celebre per la perizia tecnica. Avrei voluto scrivere una recensione dove raccontavo la sorpresa di aver rivisto un film deludente alla prima visione, invece degno di essere rivalutato… Ma no, non mi è piaciuto esattamente come la prima volta. E con il romanzo è andata peggio.


Indice:


Il romanzo

Quando Lory mi ha fatto scoprire che I figli degli uomini era tratto da un romanzo di P.D. James sono rimasto di stucco: aspetta… ma quella P.D. James? Quella dell’ispettore Dalgliesh?

Nei primi anni del Duemila provai a leggere Un indizio per Cordelia Gray (1982) attirato dall’ambientazione su un’isola “misteriosa”, ma mollai dopo le prime pagine: davvero un’autrice specializzata nel giallo britannico ha scritto un libro di fantascienza sociale come The Children of Men? Per di più all’età di 72 anni!

Mondadori lo porta in Italia nel 1993, poi lo passa a TEA (1995) e lo ripresenta nel 2009: “Oscar Mondadori Fantastica” lo ristampa nell’aprile 2019.

La vicenda si apre venerdì 1° gennaio 2021, e ad averlo saputo avremmo dovuto festeggiare l’anno scorso questo romanzo. Per motivi ignoti la razza umana da decenni ha smesso di essere fertile, ogni donna sulla Terra non è più in grado di rimanere incinta e quindi il futuro prossimo è già scritto: estinzione. Come reagisce l’umanità una volta capito che non c’è scampo a questa condanna a morte universale? Bella domanda: secondo l’autrice si parla di tutto tranne che dell’estinzione.

Si parte ad occuparci delle più minuziose e totalmente inutili faccende che ci possano essere, quando invece l’imminente estinzione di massa forse avrebbe lasciato supporre qualche conseguenza più degna di nota. Forse sono stato sciocco a farmi venire in mente Le intermittenze della morte (2006) di José Saramago, che parte da un assunto (non si muore più!) e inizia a raccontare tutto ciò che questo comporta. La James parte da un assunto (non si nasce più!) e poi passa a parlare d’altro, come se fosse un particolare poco importante.

Vediamo tutto attraverso gli occhi di Theodore Faron, «dottore in filosofia, docente al Merton College dell’Università di Oxford, studioso della storia del periodo vittoriano». Decisamente non il ruolo adatto per l’attore Clive Owen, che infatti nel film non si sa mica chi cacchio sia!

Ci viene detto subito che Theodore è cugino alla lontana di Xan Lyppiatt, attualmente il Re del Mondo (espressione mia, non dell’autrice, ma che rende un po’ l’immagine che viene data al personaggio). In questo 2021 così triste e vicino all’apocalisse, c’è guerra civile per le strade. Sono tutti agitati dalla morte imminente? No, ce l’hanno con gli extracomunitari, che vengono a rubare il lavoro, sputano per terra e puzzano. L’autrice non usa queste motivazioni, tipicamente italiane, ma ho voluto riassumere.

Iniziano milioni e milioni di pagine che ci descrivono tutto, la storia dell’universo dal Big Bang al 2021, spiegandoci per filo e per segno l’infanzia di Theodore e Xan minuto per minuto, e mai una volta che l’autrice si prenda una pausa di riflessione e si chieda “ma al lettore fregherà una mazza di ’sta roba?”, forse perché la risposta è più che ovvia. Intere sezioni dell’Amazzonia sono state distrutte per fornire carta da riempire di parole che ci descrivano i sentimenti di Theodore nei confronti del suo potente cugino, a cui dovrà chiedere il favore di rilasciare un passaporto per una tizia, ma non fatevi ingannare: l’azione che ho descritto brevemente richiederà miliardi di pagine per essere svolta!

James è un’autrice che per dirti “un uomo apre la porta” impiega tre capitoli, perché prima deve raccontarci i sogni di gioventù del carpentiere che ha costruito quella porta. Dimenticandosi poi di dare una struttura logica alla sua narrazione: perché mi dici che il mondo sta finendo e poi TUTTA la trama si svolge nel parlare di guerre razziali? Ma che c’entra?

La mia personalissima idea, o meglio il baluginare di un’idea che mi è sovvenuta nel dormi-veglia della lettura, è che all’autrice non frega niente di fantascienza, distopia (solita parola stupida usata da chi non ha altro da dire) e roba del genere: lei voleva scrivere una moralità, voleva dire che non dobbiamo trattare male i nostri simili solo perché sono diversi, perché la speranza ha bisogno di tutti noi per essere protetta. Se non ci aiutiamo tutti, moriremo tutti. O qualche frase da Bacio Perugina similare.

Disperso nell’oceano di parole del romanzo, mi sono mancate le forze e sono annegato, mollando il libro appena superata la metà. E non sono neanche arrivato al punto in cui trovano la prima donna incinta! Nel film lo dicono subito. (Oppure quando nel romanzo è arrivato il punto… io dormivo!)


Il fenomeno Clive Owen

Un giorno l’Italia è impazzita per Clive Owen, e come da noi capita spesso per un attore belloccio si va a recuperare i film persi per strada, lasciati inediti quando lo stesso attore non se lo filava nessuno. In realtà è stata anche la distribuzione americana a fare lo stesso, una volta accortasi dell’attore britannico.

È dalla fine degli anni Novanta che l’attore sbuca fuori in giro, anche in buoni ruoli, ma è solo dal 2006 che la distribuzione italiana si è accorta di lui: il mio sospetto è perché ha partecipato a Sin City (2005). Buena Vista, che nell’ottobre 2005 aveva portato in DVD quel film, ne approfitta e nel maggio 2006 presenta Owen in Derailed. Attrazione fatale (2005), e ad agosto la Universal lo presenta in Inside Man (2006).

D’un tratto l’attore inizia ad apparire ovunque, a volte protagonista, a volte comprimario, a volte comparsa, perché le nuove uscite si fondono con i recuperi. Per esempio nell’ottobre 2007 Moviemax-MHE recupera l’ottimo Croupier (1998) di Mike Hodges e lo porta in DVD con il farlocco titolo de Il colpo. Analisi di una rapina. Malgrado Owen invecchi molto bene, si vede che ha dieci anni di meno dei film al cinema in quel momento.

Forse conscio dell’Effetto Colin Farrell – attore che agli inizi del nuovo millennio nel giro di due anni è apparso in cento film, bruciando per iper-esposizione – Owen comincia a rallentare dopo che il novello successo lo stava facendo apparire dappertutto, da Shoot ’em up (2007) ad Elizabeth: The Golden Age (2007), quindi all’uscita di Children of Men, dove le locandine sono tutte per lui ma sembrano uguali a quelle false inventate per i suoi recuperi, sono rimasto parecchio dubbioso: è un film nuovo o un ripescaggio-patacca? Dalle copertine sembrava proprio il secondo caso…

Dopo essere stato presentato al Festival del Cinema di Venezia il 3 settembre 2006, la UIP porta il film nelle nostre sale, con il titolo I figli degli uomini, dal 13 novembre successivo, secondo FilmTV.it, o dal 17 secondo ComingSoon.it.

La Universal lo porta in DVD dal maggio 2007 ma io, stuzzicato da Lory, mi sono comprato la splendida Special Edition del settembre 2018, con un intero secondo disco dedicato ai contenuti speciali. Per me TUTTI i film dovrebbero uscire così!

Per chiudere su Clive Owen, per anni è stato detentore del Premio Peggiori Baffi del Cinema, ottenuto per Killer Elite (2011), poi per fortuna è arrivato The Gray Man (2022) e i baffi di Chris Evans hanno distrutto l’universo.


Il film

È il 16 novembre 2027 (sei anni dopo la data del romanzo!) e Diego “Baby” Ricardo è morto: era l’ultimo bambino nato nella nostra specie, l’essere umano più giovane sulla Terra, quindi l’estinzione si è fatta un po’ più vicina.

La notizia lascia totalmente indifferente Theo (Clive Owen), che in realtà si lascia scorrere via parecchie cose. È spaventato dall’attentato terroristico a cui sfugge per un pelo ma poi gli passa subito; se ne va via da lavoro (non si sa quale lavoro) accampando una scusa, e passeggia per le vie di Londra in tumulto dimostrando totale indifferenza. Né otterremo altro dal personaggio per tutto il film.

Theo, professione: indifferente

Incontra Julian (Julianne Moore) che pare di capire essere l’ex moglie. Lei è meno indifferente, sta combattendo per i diritti civili o roba del genere, ma è triste pure lei, come Theo. Sono tutti tristi, in questo film.

La scena più allegra del film!

Per fortuna i milioni di miliardi di pagine del romanzo dedicati al Re del Mondo qui vengono tagliati via con l’accetta, e il personaggio diventa un’apparizione di trenta secondi, anche se certo essere interpretato da Danny Huston fa subito capire che è infame.

Con quella faccia, poteva fare solo il ricco infame

La cosa buona dell’esercito di sceneggiatori di questo film è proprio tagliar via almeno due milioni e mezzo di pagine del romanzo, spazzando via tutto e lasciando un misero e infinitesimale filo narrativo, che però lo stesso riesce a ricreare tutti i difetti della storia. Uno dei più importanti è: perché tutti si comportano come se non stesse per finire la razza umana? Qui Theo lo chiede al ricco infame, e lui risponde: «Preferisco non pensarci». Fine della sceneggiatura: non avremo altro dal film.
Mi sembra chiaro che al regista messicano Alfonso Cuarón non freghi niente della vicenda o dei personaggi, lui vuole andare subito al dunque: l’incredibile perizia tecnica.

L’intero film è girato sommando piani sequenza molto complicati e sorprendenti, la cui esecuzione – stando alle dichiarazioni degli attori nei contenuti speciali – ha richiesto un’enorme fatica, perché sono scene che prevedono l’esatta sincronia di un numero impressionante di dettagli. E la trama? No, la domanda corretta è: quale trama?

È qui che il regista voleva arrivare, il resto è solo fumo negli occhi

L’unico momento in cui il film smette di essere meramente tecnico e si concede un pizzico di lirismo è nella scena finale della barca, in cui – sarà solo una mia idea balzana – ho voluto vederci un richiamo alla stessa scena finale de La vergogna (1968) di Ingmar Bergman. Anche lì si parla di un futuro oscuro di morte, con soprusi e violenza, e i protagonisti chiudevano la loro vicenda in una terribile scena in fuga su una barca, che poteva simboleggiare speranza ma non era poi così sicuro. Tutto perfettamente sovrapponibile a I figli degli uomini.

L’unico momento in cui sembra quasi un film vero

Tolta quella scena, il resto è così tecnico da dimenticare che teoricamente sarebbe un film. Sono passati più di dieci anni dalla prima volta che l’ho visto eppure ho riprovato le stesse identiche sensazioni: totale indifferenza per uno splendido lavoro tecnico però totalmente privo di anima.

Che Theo abbia trovato la prima donna rimasta incinta in vent’anni non ce ne frega molto, perché non cambia nulla nella trama: è un viaggio dell’eroe in un mondo a pezzi, per andare da nessuna parte. Fine della trama.


Piano, col piano sequenza!

L’unico motivo che ha spinto Cuarón a girare questo film, fregandosene di qualsiasi trama o personaggi potesse avere, è stato collezionare una sequenza incredibile di perizie tecniche da capogiro, che io idealizzo con la scena dei cinque in macchina.

All’epoca la scena mi colpì molto, perché a un certo punto mi sono reso conto che la cinepresa era in posti impossibili, e visto che l’assalto di malintenzionati, moto che volano ed esplodono, sembrava tutto finto, mi sono detto che dovesse essere un “piano sequenza digitale”, cioè ritoccato al computer. (In realtà l’avevo sentito in un documentario ma non lo ritrovo più.) Invece uno speciale di pochi minuti che trovate nel DVD (ma anche su YouTube) dimostra come tutta la scena sia un “manufatto”. Il che è un peccato, visto che per metà sembra finta!

Non ci credo che quella pallina sia vera, dài!

Dal minuto 25.09 al minuto 29.06 del DVD abbiamo ben quattro minuti tondi di piano sequenza, cioè un tempo enorme per quantità di eventi: i cinque parlano, si muovono, interagiscono, giocano fra di loro con una pallina – che per me è impossibile sia vera! – poi vengono assaliti da dei motociclisti che sparano addosso all’auto, grida, cambio di marcia, moto che volano, prendono fuoco, arriva la polizia, sparatorie e poi via. Una quantità enorme di eventi che richiedono una sincronia al millisecondo, quindi con prove infinite che hanno provato gli attori. Tutto per una scena di quattro minuti che sembra finta: se la facevano al computer sarebbe venuta identica, ma apprezzo comunque lo sforzo.

L’invenzione di Cuarón

Nello speciale ci viene spiegato che il regista Cuarón e il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, detto Chivo, volevano dare un senso di assoluta realtà a tutto il film, e a questa scena in particolare, che con l’uso di schermo verde sarebbe sembrata finta. (Boh, a me sembra finta lo stesso!) Quindi per girarla hanno dovuto inventarsi parecchi artifizi.

Il mistero misterioso della cinepresa nell’abitacolo

Come si vede nelle foto, sull’auto viene costruita una struttura così che tecnici e operatori possano seguire l’intera vicenda da vicino, ma rimane un problema: come fa la cinepresa ad entrare nell’abitacolo? Semplice: è piccola, telecomandata… e non c’è il tetto dell’abitacolo!

Ma allora il tetto l’hanno poi messo al computer?

Con questo sistema gli attori realmente stanno guidando e parlando fra di loro, mentre la cinepresa si muove intorno alle loro teste, mentre i tecnici fuori dall’auto gestiscono questo lungo piano sequenza muovendo la cinepresa con il telecomando.

Apprezzo moltissimo il lavoro tecnico di alto livello, ma purtroppo sembra tutto fatto al computer, quindi temo non ne sia valsa la pena.


Conclusione

Quando a David Fincher sul set di Alien 3 (1992) chiedevano perché si stesse impegnando così tanto dal punto di vista tecnico, visto che il suo unico compito era salvare il salvabile, lui rispondeva che i suoi colleghi registi avrebbero riconosciuto la sua perizia tecnica, al di là del film in sé. E aveva ragione, altri registi si sono complimentati con lui: non lo ha fatto però il pubblico, che non era lì per la perizia tecnica.

Nell’audio-commento del suo Secret Window (2004) il regista David Koepp spiega gli incredibili e assolutamente deliziosi espedienti tecnici con cui ha infarcito la sua opera: tutti assolutamente invisibili, prima che lui li segnalasse, perché i vari problemi della trama (e personalmente anche gli occhi vuoti di Depp) distraggono lo spettatore, che non si rende conto di quanta passione e perizia tecnico-artistica ci sia dietro ad ogni scena, quando quella scena è semplicemente noiosa o scritta male.

Alfonso Cuarón che conosce l’antico detto: la seconda è la migliore…

Questi film citati sono andati male al botteghino, ma mai male quanto I figli degli uomini, che però è stato fatto con lo stesso sistema: un’incredibile e spettacolare perizia tecnica e genialità cinematografica al servizio di una trametta totalmente insoddisfacente, per non dire di peggio. Se persino Brian De Palma, uno dei grandi maestri della perizia tecnica al cinema (e del piano sequenza), ha sempre avuto grossi problemi con i propri film, figuriamoci autori decisamente meno noti, che cioè non possono contare su una base di fan o comunque senza un nome che attiri spettatori in sala.

Alfonso Cuarón ha avuto idee geniali e ha realizzato immagini complicatissime e di grandissima perizia, ma si è dimenticato di scriverci un film intorno, con personaggi che magari dovrebbero interessare un pochino allo spettatore, e non quelle quattro sagome buttate a casaccio di cui non ce ne frega niente. Quando muoiono non c’è il minimo coinvolgimento emotivo, che tanto non si capiva mica che erano vivi.

Ah già, mi pare ci sia pure Michael Caine

Per fare un esempio finale, nei contenuti speciali la scenografa Jennifer Williams racconta che per la scena iniziale in cui Owen è tenuto prigioniero in una stanza tappezzata di giornali… si sono messi a creare quei giornali! Hanno scritto testi, inserito foto in pagine create appositamente per una scena di un paio di minuti: chi è in grado di notare una perizia così faticosa eppure così totalmente inutile? È impossibile leggere gli articoli di quei giornali alla parete, perché perdere tempo a scriverli invece di scrivere una sceneggiatura più corposa?

Sembra assurdo, ma tutti i giornali della parete sono stati fatti a mano, con tanto di testo vero!

Vorrei dare un consiglio a Cuarón: lasci stare il cinema britannico, vada a lavorare per una grande major americana, una che spenda milioni in campagne pubblicitarie per spingere i film, e che magari metta a disposizione nomi talmente famosi che già da soli attirano spettatori. Non c’è bisogno di scrivere una trama, anzi: basta un personaggio famoso che stia lì fermo, e poi l’intero film è null’altro che un freddo e totalmente sterile onanismo tecnico. Come dite? Cuarón ha già seguito il mio consiglio e con la Warner Bros ha fatto il vuoto Gravity (2013) con Sandra Bullock e ha incassato 700 milioni? Ah, bravo ragazzo: così si fa!

Dunque rettifico, il problema de I figli degli uomini non è la trama pencolante, ma il fatto che ci sia anche solo un accenno di trama. Il segreto del successo di un film è togliere anche quella parvenza di trama residua e lasciare lo sterile e vuoto esercizio di perizia tecnica. Certo, funziona solo se avete la Warner Bros a darvi 100 milioni di dollari e attori di fama internazionale, ma queste sono quisquilie.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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31 risposte a Children of Men (2006) I figli degli uomini

  1. Sam Simon ha detto:

    Guarda… Cuarón mi fa quasi sempre questo effetto! Questo film l’ho visto già almeno tre volte, ma oltre al finale (splendido), il piano sequenza della bomba iniziale, quello di loro che camminano fuori dall’edificio dove c’è la battaglia, e la roba folle in macchina (che è sempre sembrata finta pure a me), non ricordo altro. Ok, Michael Caine figlio dei fiori si…

    Tecnicamente è un regista eccezionale, ma i suoi film non mi esaltano moltissimo. Però tanto di cappello se il romanzo è peggiore, come hai scritto! :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La bravura tecnica di Cuaron è magistrale, quasi l’intero film è una prova di bravura e di incredibile organizzazione, ma si è dimenticato che teoricamente dovrebbbe rimanere un film, con una storia e magari dei personaggi, tutto completamente assente. Anche Hitchcock era un mago della tecnica, ma poi usava buone storie per i suoi film.

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  2. Lory ha detto:

    Buongiorno!!!!!
    Sei stato cattivissimo!!!!!😂
    Dunque: trama libro: sto ancora ridendo 👏👏👏
    Non l’ho letto, mi fido della tua parola, tra l’altro ricordo bene che una ragazza che lavora in biblioteca mi disse non proprio usando le tue parole, che il film era meglio del libro, a lei il film è piaciuto molto (smettila di ridacchiare).
    Cuaron non lo ha letto, così ha detto, ha letto un sunto, un condensato di trama, perché non era interessato a rifarne un racconto uguale, ora mi sorge il dubbio da quanto scrivi tu della trama, cosa possa aver letto lui, ma ormai credo più a niente di ogni dichiarazione che sento….
    Sul film invece non vado giù con l’accetta come te, non mi è dispiaciuto, speravo che nel libro si potessero approfondire alcune tematiche buttate un po’ in lì, ma il senso del film mi è arrivato, l’ho trovato attuale, mi è piaciuta tutta la ricostruzione scenica. La filosofia del messaggio potrà essere banale e non sfruttata al meglio, il perché dovessero nascondere l’unico bambino superstite con la motivazione che potevano farlo risultare figlio di una nobile inglese snob, e queste sono proprio le parole che ricordo, mi fa storcere il naso, considerato che è un bambino di colore per cui ?!?!? e in un paese dove il conflitto razziale è così evidente e gli immigrati vengono chiusi in ghetti, beh, appunto, il messaggio stona. Il messaggio è la speranza, e la storia purtroppo segue un percorso non sempre chiaro, non è un filmone, ma ho apprezzato. Forse troppa carne al fuoco e il messaggio spirituale, etico, un po’ si perde tra battaglie, scene ad effetto, l’intenzione si va a perdere qualunque essa fosse. Credo però valga la visione.
    Sul piano sequenza di cui abbiamo discusso mi sembra di capire che non lo ritieni vero, non completamente, ok, non sarei in grado di giudicare.
    Oltre a essere stato velocissimo, interessato, e sempre gentile, ti ringrazio davvero tanto, per la passione che ci metti, il tuo entusiasmo e l’ironia che rende i tuoi scritti speciali e non banali👍👋

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e giuro che ero pronto a rivalutare il film, a dire che l’ho visto in un momento sbagliato e invece rivisto ogg… niente, rivisto oggi non mi è piaciuto propio come la prima volta 😀
      Il piano sequenza è verissimo, ci sono i contenuti speciali del DVD che mostrano i tecnici all’opera, però è un gran peccato che un enorme lavoro del genere alla fine sembri roba finta fatta con lo schermo verde! Il problema di Cuaron è appunto che fatica tantissimo per ottenere risultati minimi, indistinguibili a meno di non essere un tecnico o un cultore, quindi non mi stupisce che il film sia stato un flop: invece mi stupisce che il suo “Gravity” sia stato un successo, ma questo è un altro discorso 😀

      Al contrario del romanzo Cuaron cerca di dare motivazioni ai personaggi, sbagliando lo steso perché ne fornisce di talmente assurde e implausibili che è come non le avesse date. Quindi vediamo personaggi senza senso, senza spessore, senza motivo, senza niente, che si muovono in scene vere che sembrano finte, che fanno robe, che guardano il vuoto, che dicono cose vuote, e fine del film. Poteva venire decisamente meglio.

      Anch’io penso che il soggetto della storia sia la speranza, che vada protetta dall’odio (di cui gli scontri razziali sono un simbolo, purtroppo sempre attuale) ma questo non è un film simbolico, si presenta come fantascienza o comunque come storia futura, quindi manca totalmente l’obiettivo,, essendo totalmente privo di narrazione: ogni cosa detta non ha senso, perciò rimane solo un freddo e sterile sfoggio di grande bravura tecnica.

      Spero di poter essere più gentile con il tuo prossimo suggerimento ^_^

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  3. Cassidy ha detto:

    Cuarón proprio come il suo compare Guillermo del Toro, più va avanti più abbraccia messe in scena sempre più incredibili al netto di tramette risicate. La costruzione del mondo futuro qui è realistica, il piano sequenza poi è sempre una trovata che fa sciogliere i cinefili, dici bene, quella pallina è così vera da sembrare finta, tanto di cappello per la scelta audace di posizionare la macchina da presa in quel modo in auto (anche se Jan de Bont aveva fatto lo stesso per “Cujo” nel 1983), però la scelta più audace di tutte? Utilizzare una Fiat Multipla! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha e pensa che nei documentari viene detto che hanno scelto roba che sembrasse nuova ma ance vecchia, per mostrare un futuro in abbandono 😀
      Mi sa che de Bont con molto meno ha fatto molto più: quel cucciolone di Cujo mette una paura fottuta, qui i giri di camera sono giusto da dire “uh che carino”.

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  4. Lory ha detto:

    La gentilezza sta nell’ascolto, la condivisione e conversare di cinema veramente a 360°, si sente che lo fai per vera passione e non mi importa se i pareri sono diversi, anzi. Partiamo dal presupposto che ogni film è un viaggio più o meno personale, l’approccio anche in un momento sbagliato può inficiare una visione, ma personalità diverse, una preparazione a livello cinema che solo con gli anni e le visioni può veramente diventare importante, il proprio bagaglio personale, molto concorre a scegliere ma anche ad avere sguardi diversi e questo è il bello, pertanto non mi aspettavo un parere di compiacenza ma semplicemente il tuo.

    Sono invece in ritardo io con “Il bacio della donna ragno”, ritirato da un po’, è un periodo di stanchezza e stress lavorativo, sto aspettando il momento giusto, so che la visione non sarà una passeggiata, non mi sono dimenticata, ti farò sapere senz’altro.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie delle belle parole e sì,, decisamente non è un film da vedere a cuor leggero, sia per l’estrema durezza della storia sia perché merita di essere aprezzato a pieno. E’ un film che mi ha fatto male, per questo lo porto nel cuore. E’ tantissimo che non lo rivedo, magari con l’occhio di oggi ne vedrei i difetti e forse è per questo che non lo rivedo: preferisco ricordarlo potente e bruciante come l’ho visto da ragazzo 😉

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  5. Il Moro ha detto:

    Il libro non l’ho letto, ma mi fido del tuo giudizio. 😁
    Il film all’epoca mi era piaciuto molto, ma io sono uno di quelli che si lasciano impressionare dalla perizia tecnica e dai pianosequenza. Poi magari ci ripenso dopo e mi rendo conto che non mi è stato raccontato niente, ma mentre lo vedevo mi sono divertito lo stesso!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dal punto di vista tecnico è un gioiello, sono contento di avere l’edizione in due DVD così da essermi gustato speciali e documentari dietro le quinte, perché è un gigantesco lavoro di organizzazione millimetrica. Se dopo tutto questo poi ci fosse stato anche un film sarebbe stato perfetto ^_^

      Il problema è che oggi un numero impressionante di film usail piano-sequenza, tanto da aver inflazionato quello che un tempo era il “trucco dei re”, una roba talmente difficile che solo pochi erano così pazzi da usarla. Oggi film interi sono fatti (o fingono di essere fatti) tutti in piano-sequenza, non è più una tecnica affascinante e sta diventando il nuovo “found footage”, cioè una tecnica affascinante che a forzadi usarla si inflaziona.
      Il giorno dopo “I figli degli uomini” su Netflix becco “Athena”, un film identico: una sequenza di lunghissimi e complicatissimi piani-sequenza che interessano un intero quartiere e centinaia di comparse. Ormai non mi fa proprio più alcun effetto.

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      • Il Moro ha detto:

        E con questo mi hai convinto a guardare Athena, grazie. 😁

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ una grande parata di perizia tecnica, molto più grandioso di Cuaron, da quel punto di vista te lo consiglio 😉

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      • Lory ha detto:

        La prima volta che sentii parlare di piano-sequenza fu con il film “Victoria”, 2015 di Sebastian Schipper, lo conosci?
        Con la terminologia tecnica, di cui apprendo sempre qualcosa appunto tramite blog o siti che parlano di cinema, (e ne scrivete tutti dando per scontato che ne mastichiamo la terminologia), il piano -sequenza oggi è veramente sfruttato, sono sincera, io lo capisco dopo leggendo le recensioni, non me ne accorgo durante la visione (come mai?)
        Però di questo film che cito lo sapevo prima e ho potuto davvero apprezzare un lavoro mostruoso che pare essere stato girato tre volte, solo alla terza riuscirono ad avere il risultato giusto. Un unico piano sequenza per tutta la durata del film. Oltretutto una trama dove hanno improvvisato e spesso anche nei dialoghi. I più attenti hanno riscontrato uno o due errori, un giorno arriverà Lucius con la sua lente 😂😂😂

        Athena lo avrei visto volentieri, uscirà anche al cinema o resta relegato a Netflix?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Una volta in TV si parla molto spesso di cinema usando termini “tecnici”, quindi dimentico che in realtà dagli anni Duemila non esiste più alcuna informazione cinematografica ufficiale, che non siano trailer di 2 secondi o qualche stupidata detta al TG sul filmone del momento: sono finiti i tempi della trasmissione “CIAK” e di rubriche cinematografiche in giro per canali locali 😛

        Trattandosi di una tecnica complicata e che porta via un mare di tempo, storicamente solo Hitchcock poteva permettersi di usare il piano-sequenza: celebre è il suo “Nodo alla gola” che millanta di essere girato tutto in un’unica riprresa. (Non è vero, sono più che evidenti i punti in cui stacca la cinepresa, ma comunque è un grande lavoro tecnico.)
        Fra i contemporanei solo Brian De Palma è stato così pazzo da regalarci veri gioielli di maestria registica, i suoi piani-sequenza sono celebri ma siamo sempre nel campo di piccoli vezzi che solo grandi registi, con grandi mezzi, possono permettersi. Con il Duemila tutto è cambiato e ora chiunque usa il piano-sequenza.

        Paradossalmente ho il sospetto (si badi, la butto là così,, non ho ancora studiato bene la cosa) che a rilanciare la tecnica sia stato il grande stupore occidentale per il thailandese “The Protector”, che intorno al 2005 ho avuto l’onore di vedere sottotitolato: un lungo piano sequenza marziale – capisci che menare è più difficile di recitare! – ha infiammato tutti, e da allora la tecnica in versione marziale è apparsa ancora, anche se con effetti decisamente meno grandiosi. Da quel 2005 sono molti i film che affrontano un grande dispendio di tempo, risorse e pazienza (oltre che talento) per creare scene che però non fanno più notizia, non sono Hitchcock, bensì film che saranno dimenticati il giorno dopo. Valeva la pena tanta fatica?

        “Athena” temo sia una produzione Netflix quindi niente cinema, e temo niente home video. In pratica è un “Figli degli uomini” in grande stile, con un intero quartiere in rivolta contro la polizia e il tutto è un insieme di piani-sequenza su scala titanica, con centinaia di comparse. Non escludo che ci sia l’aiuto del computer, ma magari invece è tutto dal vivo.
        Di nuovo, un enorme sforzo che però non porta a niente, trattandosi ormaid i una tecnica usata dappertutto e – quel che è peggio – non denota più perizia tecnica, visto che fior di cani l’hanno usata 😀

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  6. Cuarón è indubbiamente un virtuoso della ripresa, in pratica frega niente della sceneggiatura basta avere l’dea giusta dell’andamento narrativo con la telecamera. Molti cineasti sono così, croce e delizia, ma del resto la settima è anche fatta per raccontare le immagini in movimento. Il fatto che il libro ti richiama Samarago è un bene e anche un male, quell’uomo mi ha sempre dato un non so che di logorroico nei suoi pensieri. Forse Caino è quello meno pregno, in tale senso, di pensieri a raffica, invece L’uomo duplicato e tutti gli altri ruotano intorno a quella sua peculiare capacità di farcire il testo. Non è afflitto da verbosità come Cormac ma solo da tanto tergiversare talvota a “vuoto”.

    Per me Clive Owen è stato perfetto in Inside Man, forse il suo film della vita.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho letto pochissimo di Saragamo, ma di sicuro mi è piaciuto Caino proprio perché meno “mappazzone” e meno verboso di altri 😀
      Non ho il coraggio di leggere Comarc.

      Il semplice sfoggio di bravura tecnica mi lascia freddino, ma è un mio gusto personale. Per me un film è principalmente narrazione: se quella è buona, pure che il resto è carente non mi importa. Preferisco un film girato male con una buona storia che il contrario. Però, ripeto, sono gusti personali.

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Anche io ho lo stesso ricordo del film (che vidi ai tempi dell’uscita): senza trama, senza anima. Però spettacolare la parte sul piano sequenza! Peccato che tolti tali tecnicismi resti poco. Sotto il piano sequenza…niente! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io della prima visione ricordavo solo la scena dei cinque in auto, tutto il resto era cancellato completaente. Fermo restando che non c’era molto da cancellare 😀

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      • Lory ha detto:

        Resta da capire perché è stato fatto un documentario – rivelazione sul presunto falso piano-sequenza, perché qualcuno si è preso la briga di realizzarlo, chissà se Cuaron lo ha visto….

        Gravity di cui parlavi ce l’ho in lista da un po’, non mi attira più di tanto devo dire, ma la filmografia di Cuaron come faccio per altri voglio esaurirla, per quello che riuscirò a recuperare, fermo restando che non lo annovero tra i miei registi preferiti.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Gravity” riesce ad avere ancora meno trama de “I figli degli uomini”, anzi diciamo che non ha trama: è solo una parata di effetti speciali. Ma è Warner e ha Sandra Bullock (con partecipazione di George Clooney),, quindi è partito decisamente megilo nel grandimento 😛

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  8. Conte Gracula ha detto:

    Se Gravity non ti è piaciuto, chissà che penseresti del terzo Harry Potter diretto da Cuaron 😂 immagino che penserai “chi se ne frega del terzo e di tutti gli altri”, il fantasy non è il tuo genere nemmeno se è fatto bene 😛
    Quel film è la fiera delle dissolvenze in nero, tra quelle e i momenti in cui riesce a rendere la storia ancora più prevedibile che nel libro, puoi farci un gioco di bevute e finire sotto il tavolo entro la prima parte!

    Riguardo a questo film, temo sempre che le storie basate sull’assenza di natalità portino a sviluppi tipo “tentativi di procreazione forzata” e insomma, a me le scene di stupro non piacciono, mi levano la voglia di vedere il resto del film (ognuno ha i suoi punti deboli). Invece vedo che parla d’altro, sembra la premessa di un tipico episodio dei Simpson, che inizia con tre minuti di una situazione e poi, più o meno forzatamente, passa a un’altra.

    Forse il tema è stato trattato meglio in una serie antologica a tema fantastico, di cui non ricordo il nome (credo fosse su TMC): resa visiva da TV di un tempo, dunque budget di 50$ e due elastici, ma pur avendo una storia semplice, chi ha sceneggiato l’episodio si è degnato di pensare alle conseguenze di una scarsa natalità, come gli anticoncezionali venduti al mercato nero (e magari malfunzionanti, come scoprirà la coppia protagonista della storia) la scuola che finisce intorno ai 15 anni e dove si fa principalmente educazione sessuale (prima di essere destinati ad accoppiamenti vari e promiscui in cerca di fecondazione) e fazioni che si contendono le donne gravide, sperando che facciano figli non storpi e con l’idea di testare i risultati di vari abbinamenti uomo-donna, diciamo.
    Una distopia davvero orrenda, ma con un pensiero dietro e un minimo di coerenza interna. 🤔

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ esattamente il tipo di storia che era lecito aspettarsi dato lo spunto, invece all’autrice settantenne non frega niente della propria trama, l’importante è riempire milioni di pagine di chiacchiere, al regista-sceneggiatore ancora di meno, che lui vuole solo giocare con i piano-sequenza.

      In uno dei documentari del DVD Cuaron in persona ci spiega che non nascendo più bambini da almeno vent’anni le scuole sono tutte abbandonate, a pezzi, quindi così le ha rese: l’idea che essendo un’isitituzione ormai priva di significato potesse essere usata per qualcos’altro non gli è venuto in mente.
      In pratica nessuno ha davvero preso in considerazione lo spunto del film, che è talmente epocale che rende stupida qualsiasi altra trama. E’ come se io partissi dal presupposto che sta arrivando un meterorite che spazzerà via la Terra e poi il film parla delle beghe di una famiglia che cerca di rimanere unita… Ah, scusa, ho descritto TUTTI i film apocalittici americani 😀

      Non sapevo che Cuaron avesse diretto Harry Potter, perché hai indovinato alla perfezione: il mio disinteresse per ogni aspetto dell’universo del maghetto è secondo solo al mio disinteresse per il Signore degli Anelli, e terzo si piazza il mio disinteresse per il Trono di Spade. In pratica il 90% delle discussioni di cinema degli ultimi vent’anni mi vedono del tutto disinteressato 😀

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  9. Giuseppe ha detto:

    Una “vetrina” di professionalità e virtuosismo tecnico, sì, ma in mancanza di una storia vera e propria è la noia che impera. La prima volta che l’ho visto non mi ha fatto sorgere la curiosità di scoprire se il romanzo fosse migliore (come sospettavo, mi confermi che NON lo è), e lo stesso è stato per la volta successiva…

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  10. Kukuviza ha detto:

    In effetti mi chiedo anche io il senso di impiegare un sacco di risorse, dal tempo ai mezzi eccetera per fare cose per cui non c’è bisogno di impiegarle. Non puoi usare il caro vecchio lorem ipsum per scrivere i testi dei giornali?
    Sì, uno ti dice bravo che sei riuscito a fare quella cosa, ma non può dirti bravo perché ti sei messo a farla. Come ammiro invece il cinema senza mezzi che si inventa magheggi per fare le cose! Lì sì che c’è un senso alla bravura.
    Dunque anche Cuaron finisce nella lista dei registi di screensaver, mi par di capire.
    Io di suo ho visto Gravity, che non so se mi abbia detto qualcosa, (ma siccome mi ero pure dimenticata di averlo visto, forse non mi ha detto granché) e il terzo episodio di Harry Potter, che è stato sopra citato nei commenti. Beh, la trama è quella che è, anche nei libri presenta buchi e incongruenze pazzeschi, comunque lo stile diverso dai due precedenti (girati da Chris Columbus) si vedeva e non mi era dispiaciuto. Era meno stile parco a tema e un po’ più “misterioso”, d’atmosfera.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Costruire un modellino che sembri un palazzo è magia del cinema: costruire un intero palazzo che sembri un palazzo è semplicemente un lavoro inutile e costoso 😀
      Quando più di vent’anni fa è nato il Dogma95 i registi si sono dovuti spremere le meningi per ottenere gli stessi risultati ma senza tecnologia, allora sì che la loro “fatica” ha tirato fuori risultati deliziosi. Ricordo ancora i “titoli di coda” di uno di quei film: qualcuno lanciava su un tavolo dei foglietti con scritti i nomi, così da creare titoli di coda senza “effetti speciali”. Ecco, queste idee ridanno linfa vitare al cinema, scrollandolo dalla sua ripetitività: scrivere davvero dei giornali che non si vedono in scena è solo buttar via tempo e risorse. Visto poi che il film è tato un flop, anche perché costato tantissimo (70 milioni per niente!)

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      • Kukuviza ha detto:

        Costruire un palazzo che sembri un palazzo… XD XD
        Sì e questo eccesso di perizia inutile è proprio dilagante e mi infastidisce… come anche le animazioni pelo per pelo, capello per capello nei personaggi dei film di animazione… ma quale animale ha tutti quei peli che si muovono indipendentemente uno dall’altro manco fossero i serpenti della Medusa! Che nervi mi fanno! 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah è vero! Ne “il mosro dei mari” su Netflix la cura nei particolari è quasi ossessiva!
        Che bella la Medusa di Ray Harryhausen: con un pupazzetto ha conquistato generazioni di spettatori!

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  11. loscalzo1979 ha detto:

    Anche io non mi capacito di come uno Cuaron, che si vede sa fare benissimo il suo mestiere, finisca poi per sprecarsi in trame come questa e film come questo.

    Tutto sommato godibile, ma lo dimentichi 5 minuti dopo averlo visto

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