The Lawnmower Man (1992) 30 anni di Tagliaerbe

Oggi, trent’anni fa, usciva nelle sale italiane un film tratto da Stephen King che non è tratto da Stephen King, che è stato costretto a rinnegare di essere tratto da Stephen King e poi, alla chetichella, è tornato a spacciarsi per tratto da Stephen King.

Festeggiamo questo anniversario insieme a Cassidy e Sam Simon, e Moreno ci racconta dei videogiochi tratti dal film.


Indice:


Un concepimento ventennale

The Lawnmower Man nasce quasi vent’anni prima di arrivare sugli schermi. Il racconto omonimo, pubblicato sulla rivista “Cavalier” nel maggio del 1975, finisce nell’antologia A volte ritornano (Night Shift, 1978) di un autore ormai ben noto anche agli spettatori: Stephen King.

Carrie (1976) di Brian De Palma aveva reso quel nome molto appetibile per i produttori, infatti Milton Subotsky e Andrew Donally, che hanno appena fondato la piccola casa Sword & Sorcery Productions, annunciano alla rivista “The Hollywood Reporter” (25 maggio 1978) di aver opzionato i diritti di sei racconti di quell’antologia di King, con l’intenzione di produrre una serie di film horror antologici. Uno di questi titoli sicuramente conterrà le tre storie accomunate dal tema “rivolta delle macchine”: The Lawnmowern Man, The Mangler e Trucks.

Stando a Gary Wood di “Cinefantastique” (aprile 1992), il romanziere apprezza il progetto e mi sento di dire che tutti noi avremmo voluto vedere realizzato il lavoro di Subotsky e Donally, che per un po’ procede, ma purtroppo finisce tutto in un nulla di fatto, per motivi che nessuno specifica.

Shining (1980) di Kubrick alza ancora di più il tiro e nei primi Ottanta Stephen King è la gallina dalle uova d’oro per chiunque voglia investire nel cinema: i film realizzati che si ispirano (più o meno) ai suoi lavori sono solo la parte riuscita di tanti progetti che coinvolgono lo scrittore più corteggiato dai produttori. Poteva mancare il più conanico, barbarico e distruttore dei produttori?

Piomba con la sua potenza distruttrice Dino De Laurentiis, che mentre sta girando l’antologico L’occhio del gatto intanto annuncia a “Screen International” (14 luglio 1984) di aver rilevato i diritti di quei racconti opzionati anni prima da Subotsky e Donally, e di aver intenzione di utilizzare la sceneggiatura già scritta da Edward e Valerie Abraham per quella occasione. Anche stavolta l’occasione sfuma.

Di nuovo “The Hollywood Reporter” (28 febbraio 1992) ci racconta che la casa Allied Vision sul finire degli anni Ottanta aveva rilevato i diritti di The Lawnmower Man ma di non sapere come trasformare quella storia breve in un film intero: va ricordato infatti che sin dal 1978 quella sceneggiatura era pensata come episodio di un film antologico. Cosa fa la Allied Vision? Pensa bene di integrare quel testo con un altro racconto di cui possiede i diritti, Cyber God di Brett Leonard e Gimel Everett.

La racconta in modo diverso Gary Wood su “Cinefantastique” (aprile 1992), secondo cui la Allied Vision avrebbe ingaggiato il regista Brett Leonard perché aveva apprezzato Incubo in corsia (The Dead Pit, 1989). Il regista dichiara al giornalista:

«Dissi loro che quel racconto di sette pagine, in cui un tizio è inseguito da un tagliaerbe, era troppo poco per un film, e loro hanno risposto: “Lo stiamo ampliando: tu hai delle idee?”»

Guarda caso sì, il regista ne ha, visto che nel cassetto ha il copione Cyber-God (che quindi non è un racconto bensì una sceneggiatura in sospeso) che ha scritto con Everett, qualcosa – stando al giornalista – a metà fra I due mondi di Charly (1968), ispirato al racconto Fiori per Algernon (1959) di Daniel Keyes, e Colossus: the Forbin Project (1970).

«C’è qualche rassomiglianza con Fiori per Algernon nella prima parte. Rientra in quel sotto-genere della fantascienza in cui un uomo viene trasformato grazie alla tecnologia. Un esempio è La Mosca (1986). L’origine risale al Frankenstein di Mary Shelley.»

In quale punto del romanzo di Shelley un uomo viene trasformato dalla tecnologia?
In attesa di scoprirlo, il giornalista va a parlare con il produttore Robert Pringle, il quale spiega la sua formula speciale perché un film da soli dieci milioni di dollari mostri effetti speciali totalmente innovativi e all’aspetto costosissimi. In pratica è un momento magico, perché l’avanzata della tecnologia rende sempre più economici i materiali per creare effetti computerizzati, i quali però sono sfruttati solo dalla televisione: il cinema è ancora fortemente ancorato agli effetti “fisici”, malgrado Terminator 2 (1991) abbia mostrato al mondo le potenzialità di un altro tipo di effetti speciali.

Non sghignazzate: questa roba nel ’92 faceva strabuzzare gli occhi!

Il produttore Pringle è stato così lungimirante da cogliere al volo un’occasione unica: i tecnici di effetti speciali vogliono tanto sfondare al cinema e lui ha dato loro l’occasione. A “prezzo amico”, ovviamente: volete mostrare al pubblico cosa sapete fare? Ecco l’occasione… ma non aspettatevi chissà che guadagni. Probabilmente se la Angel Studios di San Francisco avesse immaginato gli incassi del film avrebbe chiesto qualcosa di più, ma in realtà le è andata benissimo, perché The Lawnmower Man ha aperto le porte a quel mondo digitale che ancora oggi, trent’anni dopo, tiene banco al cinema.


Lavorazione e distribuzione

Stando al “The Hollywood Reporter” del 4 giugno 1991 la lavorazione del film è iniziata nel maggio del 1991, con un budget di dieci milioni di dollari. Dopo vari passi falsi nel cinema americano, l’attore britannico Pierce Brosnan sta interpretando il suo primo film di successo oltre-atlantico ma in realtà neanche se ne rende conto: mentre sta girando The Lawnmower Man la sua amata moglie Cassie sta morendo di cancro, malgrado i dottori californiani le avessero dato buone speranze di recupero. La donna si spegne il 29 dicembre 1991 in un ospedale di Los Angeles, e non dev’essere stato facile per Brosnan il fatto che per anni il suo unico successo commerciale sia stato il film girato con la morte nel cuore.

14 ottobre 1994

Dopo una serie di proiezioni di prova andate molto bene, stando alla stessa rivista (11 marzo 1992), la New Line Cinema distribuisce il film dal 6 marzo 1992 in 1.276 sale americane: “Daily Variety” (10 marzo 1992) ci dice che nel primo fine-settimana di programmazione – cioè l’unico momento che conta nel decidere il successo o meno di un film – gli incassi si sono aggirati sugli otto milioni di dollari. Due mesi dopo gli incassi già ruotavano sui trenta milioni.

Chance Film / Minerva Video lo portano nelle sale italiane dal 28 settembre 1992 con il titolo Il tagliaerbe.

Nel febbraio 1993 esce in VHS, sempre per Minerva Video, la stessa casa l’ha riportato in DVD e Blu-ray, in tempi recenti, dopo un’edizione del 2002.

Il 15 aprile 1994 sbarca su Tele+1 (a pagamento), mentre Italia1 lo presenta in prima visione il venerdì 14 ottobre successivo.


Stephen King si incazza

Se all’alba del terzo giorno la polizia si incazzò davvero, ne Il secondo tragico Fantozzi (1976), Stephen King non ha aspettato molto di più per “alterarsi”, visto che il film The Lawnmower Man non ha nulla a che vedere con il suo racconto omonimo eppure porta stampigliato il suo nome a caratteri cubitali.

Stando a “The Hollywood Reporter” (1° giugno 1992), “The Wall Street Journal” (7 luglio 1992) e “Los Angeles Times” (20 luglio 1992), nel maggio del 1992 – quindi appena uscito il film in sala – Stephen King fa causa alla Allied Vision (casa produttrice) e New Line Cinema (casa distributrice) perché il proprio nome venga tolto da ogni parte del film, visto che la trama solo in pochissimi punti assomiglia al suo racconto. “Daily Variety” (8 luglio 1992) dopo averci informato che il giudice ha dato ragione a King e ha imposto alle case di togliere il suo nome, specifica che era dal 1922 che uno scrittore non vinceva in tribunale una causa per farsi cancellare il proprio nome da un’opera che non considerava degna. Giusto per ricordare quanto King fosse il Re.

Le due case fanno appello, adducendo una scusa in effetti più che comprensibile: le città americane sono già tappezzate di poster e locandine e volantini con il nome di King scritto sopra, per non parlare della distribuzione internazionale: cancellare quel nome significa bloccare completamente il flusso distributivo del film con ingenti perdite. L’appello viene accolto e l’ingiunzione viene sospesa finché non si deciderà il da farsi, ci spiega il “Los Angeles Times” del 20 luglio.

Arriviamo all’autunno e “The Hollywood Reporter” del 7 ottobre ci informa che la decisione finale viene incontro alle case: ormai il materiale pubblicitario stampato è andato, ritirarlo sarebbe un danno troppo esagerato, ma almeno dovranno rimuovere dai titoli di testa del film la scritta “Based upon…”, visto che la sceneggiatura non è assolutamente basata sul racconto di King. Sembra un’impresa lo stesso impegnativa, ma tranquilli: ad Hollywood ci si mette sempre d’accordo, con quei foglietti verdi…

Ha telefonato Stephen King: rivuole il suo tagliaerbe

“Variety” del 24 maggio 1993 ci informa che New Line Cinema e Stephen King ora sono amici, perché hanno stretto un accordo da 2,3 milioni di dollari che permette alla casa di continuare ad usare il nome dello scrittore nel film, malgrado un tribunale le avesse ingiunto l’esatto contrario. E se a King era passata la rabbia, fattosi aria con tanti bigliettoni verdi, ora era il tribunale ad incazzarsi! “Daily Variety” del 30 marzo 1994 ci dice che la New Line è stata accusata di oltraggio alla corte, visto che non ha eseguito la sentenza, e un giudice l’ha condannata a cancellare il nome di King dalle locandine delle VHS e dal materiale pubblicitario del film entro trenta giorni oppure pagare una penale di diecimila dollari al giorno.

Locandine italiane, con e senza “King” nel titolo

La frase è sibillina: diecimila dollari al giorno dal 1992 in cui non ha eseguito la condanna? Temo di no, diecimila dollari per ognuno dei trenta giorni in cui non esegue la nuova imposizione, cioè – calcolatrice alla mano – trecentomila dollari, che per una casa come la New Line sono niente: se ha pagato due milioni a King significa che il film sta andando così bene che può permettersi di scialacquare denaro.

Visto che il nome di King è ancora sulle locandine del film, direi che anche questa seconda ingiunzione è stata disattesa.


L’uomo che tagliava l’erba

All’epoca nessuno conosceva Psycho III (1986) e No Control (1991), due ottimi piccoli film horror distribuiti malissimo ma con una particolarità simile: un intenso giovane Jeff Fahey che dimostra come nessuno sappia cosa voglia dire essere un uomo cattivo, un uomo triste, dietro gli occhi blu, come cantavano i Who e i Limp Bizkit.

Al massimo qualcuno forse aveva notato Jeff in Cacciatore bianco, cuore nero (1990), uno dei rari film di serie A in cui è apparso, ma è con Il tagliaerbe che l’attore va incontro al suo destino che, come la citata canzone, è essere odiato ed essere segnato: gli occhi blu di Jeff sono destinati a ruoli negativi nel vasto universo di serie Z. E noi che portiamo la Z incisa nel cuore amiamo tutti Jeff Fahey, e la Z che porta dietro i suoi occhi blu.

«No one knows what it’s like / To be the bad man / To be the sad man / Behind blue eyes»

In questo suo battesimo del fuoco Jeff interpreta Giobbe (Jobe, in originale), e come il personaggio biblico anche il nostro eroe ha una pazienza inesauribile nel sopportare i dolori e le umiliazioni della vita quotidiana, essendo una “mente semplice” nel più crudele degli ambienti possibile: la provincia americana!

Per fortuna c’è quel simpatico scienziato, Lawrence Angelo (Pierce Brosnan), che ha la cantina piena di videogiochi strani, da far provare a Giobbe. Oltre ai giochi però lo scienziato propone al giovane giardiniere qualcos’altro, una sorta di cura sperimentale che implementa le facoltà cognitive.

Adesso facciamo anche dei giochi “educativi”

Giobbe non è che capisca molto, ma accetta di partecipare a questo nuovo “gioco”. Ed è subito chiaro che l’implementazione del dottor Angelo faccia subito effetto. Giorno dopo giorno il sempliciotto di provincia diventa sempre più sicuro di sé.

«Ti raserò… l’aiuola» (cit.)

Grazie alla realtà virtuale del dottor Angelo Giobbe scopre le gioie del cyber-sesso ma anche del cyber-bullismo, molti anni prima che diventino argomenti scottanti.

Il sesso più sicuro è quello cyber

Perché dopo aver provato piaceri digitali, è il momento di vendicarsi dei piccoli torti subiti dai vari personaggi secondari. Diciamo che per un essere che d’un tratto aspiri a diventare un dio… Giobbe si comporta più come un bulletto di periferia.

Io ti raso in due!

Giobbe con i suoi nuovi poteri vuole collegarsi ad una Rete in modo da essere un dio dell’universo digitale, a cui entro il 2001 tutti saranno collegati… e quindi tutti suoi sudditi. Il dottor Angelo userà metodi parecchio analogici per fermarlo.

«Digli che Giobbe sta arrivando, e porto il tagliaerbe con me!» (semi-cit)


Giudizio finale

Rivisto oggi, soprattutto per i più giovani, Il tagliaerbe può sembrare ingenuo e anche un po’ sciocco, ma posso garantire come nel 1992 fosse roba esplosiva, pura dinamite innovativa che affrontava argomenti che noi – cioè gente normale, non addetta ai lavori – non avevamo mai sentito trattare se non per vaghi rimandi: realtà virtuale, cyberspace, fusione di mente e macchina, tutta roba per cui perdere la testa.

La prova che il film “stesse sul pezzo” arriva tre mesi prima dell’uscita italiana, quando nel giugno del 1992 esce in edicola il primo speciale annuale del fumetto fantascientifico “Nathan Never”, dal titolo più che esplicativo Cybermaster, dove Bepi Vigna sfrutta l’idea della parte finale del film, quella del controllo mentale della Rete. (Vado a memoria, il fumetto l’ho letto trent’anni fa ma ricordo di averlo adorato.)

Si vede che gli autori de Il tagliaerbe non sono ancora sicuri sulle proprie gambe, sono argomenti talmente nuovi che non sanno bene come affrontarli, limitandosi quindi alla tipica storia di impianto classico semplicemente impreziosita da effetti speciali che all’epoca ci fecero impazzire tutti. Le riviste di cinema americane hanno trattato pochissimo il film, ma le riviste di videogiochi e di grafica sono andante in tilt: ogni rivista di tecnologia del 1992 ha dedicato pagine a questo film, che ci portava nel futuro più immediato con la realtà virtuale.

E se al dottor angelo dicono in modo sarcastico che ci manca solo di usare la realtà virtuale per il sesso… l’anno dopo arriva Emmanuelle 7 (1993) a raccogliere la sfida e mostrare le grandi possibilità in merito, una volta indossata l’attrezzatura giusta.

Il film che ha dato ad Emmanuelle l’idea per nuove frontiere del sesso

Il tagliaerbe è stato un film epocale, piccolo sia per produzione che per struttura narrativa ma grande nella capacità di intuire le nuove mode, che infatti avrebbero attraversato gli anni Novanta infiammandoli. Chiedetelo a Russell Crowe, cyber-cattivo di Virtuality (1995) diretto da… toh, ancora Brett Leonard! Ma allora il suo era un vizio digitale!

Il perfido Russell Crowe che prosegue il discorso lanciato con Il tagliaerbe

Tanti auguri, Giobbe: insegna agli Angeli digitali a tagliare l’erba.

L.

– Ultimi film da Stephen King:

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39 risposte a The Lawnmower Man (1992) 30 anni di Tagliaerbe

  1. Pingback: The Lawnmower Man: recensione del film

  2. Lory ha detto:

    Giorno buono per rifare il prato? 😂
    La cosa che più mi ha colpito di questa disamina è la causa per oltraggio alla Corte, mi ha fatto pensare…..in sostanza se due persone poi si mettono d’accordo, la Corte può intervenire?
    Film che senz’altro ho visto in tempi ormai lontani di cui non ricordo nulla.
    Fiori per Algernon è un libro che ho comprato recentemente colpita dalla trama (shhhh, non spoilerare 🤐)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ora che mi ci fai pensare, recentemente ho registrato da un canale locale un film TV con un giovane bravo attore (mi sfugge il nome) tratto da quel romanzo, quindi mi sa che mi hai appena suggerito un nuovo confronto romanzo-film! ^_^ Anzi due film, visto che già ne è stato fatto uno, citato qui dal giornalista.

      Non sono un avvocato, ma di solito gli accordi extra-giudiziari si fanno appunto prima di arrivare a sentenza. Studiando l’universo alieno si incontrano spesso cause legali risolte subito a suon di bigliettoni, ma appunto si fanno prima: la Fox sapeva che un giudice avrebbe riconosciuto A.E.Van Vogt come vero autore di “Alien”, dandogli un risarcimento stellare, quindi ha preferito allungare qualche spiccio allo scrittore, che sbagliando ha accettato e così è rimasto fregato.
      Qui invece abbiamo una sentenza definitiva che non si può discutere, va eseguita e basta. Dopo ben due anni la casa ancora faceva la vaga, e non importa se King poi ci ha ripensato: un giudice ha emesso una sentenza e va eseguita, una volta che il ricorso non ha datto frutti. Però ripeto, non sono un avvocato 😉

      Il film non merita, era già poca roba all’epoca, ma è stato davvero una pietra miliare negli effetti speiali: con due spicci ci ha fatto tutti sognare il Futuro, e vedere cose inconcepibili, anche se a vederle oggi fanno ridere.

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  3. Lory ha detto:

    Mah, dico e credo di averlo visto, ma non ne sono poi così sicura sai, non vorrei confonderlo con un altro film, l’aspetto tecnologico/virtuale mi manda fuori strada e mi lascia dei dubbi 🤔

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  4. Lory ha detto:

    Quando si dice il caso e ragione per cui penso che siamo tutti connessi….allora vedrò di leggere al più presto “Fiori….”, non sapevo neanche ne hanno fatto ben due film, quello che citi ha riscosso anche dei premi. Spero di riuscire a recuperarne almeno uno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se hai una buona connessione, scrivimi pure a lucius.etruscus@gmail.com che recupererai tutto ^_^

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      • Lory ha detto:

        Come già scritto altre volte mi considero un po’ fuori moda, non ho abbonamenti a nessuna piattaforma in quanto non ho neanche il WiFi in casa. La sala, i DVD e ovviamente la TV mi forniscono l’essenziale e non mi lamento. Compro ancora DVD che oggi diventa sempre più difficile reperire e cerco di vedere tutto quello che mi appassiona e/o mi sono persa grazie anche ai blog che molto spesso mi ricordano titoli che avevo trascurato.
        Nonostante frequento le sale fin da bambina grazie a una passione che mi hanno trasmesso i miei al momento una connessione non mi manca, pensa che il primo telefonino me lo hanno regalato per non farmi sentire fuori dal mondo, lo smartphone l’ho acquistato perché avevo realizzato un mio piccolo personale sogno, un viaggio a Trieste e non potevo tornare senza un ricordo (lo comprai lì, imbranata persino ad usarlo).
        Oggi faccio ancora resistenza, non posso comunque vedere tutto e neanche lo voglio…..dopo questa digressione ti ringrazio comunque davvero 👍🤗

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono un acquirente instancabile di DVD quindi non posso che comprenderti: il mio unico limite è lo spazio in casa! Anche se purtroppo i film nati per le piattaforme tendono a non finire su disco, il che è davvero un peccato. 😉

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  5. Come scordarsi la scena di cyber sesso in pienop stile anni 90. Davvero, ho letto A volte ritornano questa estate (perchè avevo visto L’occhio del gatto di Teague, tanti anni fa) e quando ho letto la storia originale mi sono detto…qui si che hanno rivoltato come un calzino il concetto della storia iniziale. Un azzardo, andato male!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sapevano benissimo che la storia non c’entrava niente, quindi non lo chiamerei neanche un “azzardo”,, semplicemente se ne sono fregati: il nome “King” vendeva e quindi l’hanno usato 😀
      All’epoca mi sono andato a rileggere il racconto proprio perché neanche lo ricordavo, tanto era piccolo e poco incisivo, confermandomi che a parte il titolo non c’era alcun altro legame. Va be’, so’ ragazzi… 😛

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  6. Il Moro ha detto:

    Da appassionato di videogiochi da tempo immemore, ricordo ancora la scimmia prima di vedere il film, ma anche che poi all’epoca mi lasciò abbastanza freddino. Non mi ricordo il perché, però. 😅
    Visto che argomenti ed effetti speciali sicuramente era roba che mi intrigava, immagino di averlo trovato carente in termini puramente cinematografici. 😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La trama era davvero ridotta all’osso, puntava tutto sugli effettoni della realtà virtuale e onestamente erano quelli a vendere il film, che poi è scomparso velocemente dalla distribuzione ma è rimasto comunque come uno dei “primi” a portare su grande schermo certi argomenti.

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      • Giuseppe ha detto:

        Dopodiché altri media hanno subito seguito l’esempio, magari sviluppandolo e contestualizzandolo meglio rispetto al grezzo “pioniere” Brett Leonard (qui King era semplicemente il nome che serviva per vendere meglio, appunto): a riprova che le grandi menti pensano sempre all’unisono anch’io, fumettisticamente parlando, avevo pensato proprio a Nathan Never con “Cybermaster” (ancora una lettura più che godibile in entrambe le versioni, bianco/nero e a colori) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il remake a colore me lo sono perso, ma conservo un ottimo ricordo di quel primo speciale, in un periodo in cui la raeltà virtuale, internet e la Rete (come entità divina) ci infiammava tutti e apriva scenari futuristici impensabili.Materiale perfetto per narratori di mestiere.

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  7. Cassidy ha detto:

    Jeffone Fahey ne esce bene malgrado tutto, ed in effetti ai tempi la sensazione e la pubblicità dicevano che questa era roba grossa, roba che si chiama proprio Grignani 😉 Gran post come sempre, ci voleva questo compleanno! Cheers

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  8. Alberto P. ha detto:

    Mi son trovato io reader invaso di tagliaerbe. King dovrebbe far causa per molti altri film tratti dai suoi libri 😆 la storia dietro per certi versi fa ridere e per certi versi il film ha effettivamente le caratteristiche di un racconto di King. Per il resto lo ricordo poco, avevo pure dimenticato la presenza di Brosnan.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non è certo un film che citano quando parlano della carriera di Pierce, però all’epoca e per diversi anni è stato il suo film americano più noto, tolti quelli britannici 😛
      30 anni sono una cifra che merita festeggiamenti, anche per uno dei titoli kinghiani meno kinghiani di tutti ^_^

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  9. Grendizer ha detto:

    Penso che King sia stato il primo a vincere una cusa di quel tipo perché il primo a farla: ma chi è il fesso che vuole far togliere il proprio nome quando è abbinato a un prodotto di successo ?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo capita eccome, perché non si può sapere in anticipo che sarà un successo. Tanti autori hanno chiesto di cancellare il proprio nome, a volte perché non vogliono che si pensi abbiano avuto a che fare con prodotti pessimi o screditanti, a volte per altri motivi. Ma di solito gli scrittori non contano niente, e una volta pagati non hanno più alcuna voce in proposito. A meno che ovviamente non si chiamino King 😀

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      • Grendizer ha detto:

        Se King dovesse far causa a tutti i pessimi film a cuo è associato, paserebbe la vita nei tribunali.
        A meno che tutro quel treatino fosse stato fatto con lo scopo di prendere altri soldi per l’ uso del nome ( cosa riuscita, tra l’altro )

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  10. Willy l'Orbo ha detto:

    King, Il tagliaerbe, Fahey e la Z che reca impressa su di sé…post di approfondimento spettacolare come ieri, con la differenza che in quello odierno il film trattato riscuote un indice di gradimento diverso da parte del sottoscritto…decisamente più alto! 🙂

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  11. Sam Simon ha detto:

    Finalmente ce l’ho fatta a leggere il tuo post! Hai ragione da vendere sulla capacità del film di intuire al momento giusto delle tendenze che presto avrebbero cambiato il cinema e anche le nostre vite (più Internet che la realtà virtuale, almeno per ora).

    Certo, il film rimane una ciofeca di quelle con la Z maiuscola, però ha una genesi interessante e tocca temi intriganti, quindi alla fine si merita un ricordo sincronizzato sui nostri blog, almeno quello! X–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Alla fine la realtà virtuale di sbocchi commerciali ne ha avuti molti meno di quelli che immaginavamo nel 1992, ovvi il VR nei videogiochi è svilupato ma non ha certo cambiato il panorama videoludico o la nostra vita, come invecec ha fatto internet a tutti i livelli. Il povero Giobbe rimane un dio solitario, visto che sta ancora aspettando tutti i suio sudditi nel suo universo digitale 😛

      Onestamente già all’epoca il film, inteso come storia, mi lasciò freddino, dopo aver infiammato a lungo in quell’estate calda. (Per darti un’idea, per la prima volta la mia famiglia si convinse a comprare un ventilatore, tanto fu calda quell’estate!) I trailer, i dietri le quinte, le anteprime sui giornali: quello sì che mi fece sognare molto più che il film in sé 😉

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  12. Kukuviza ha detto:

    Pazzesco il balletto è di King, non è di King, King si incazza, poi gli va bene, ma i tribunali insistono…
    Come non conoscere questo film, certamente famosissimo, e che io naturalmente non ho visto… (come al solito), ma mi sono sempre chiesta il perché di questo titolo. Cioè, lui faceva il giardiniere, ma è una attività così rilevante da dare proprio il titolo al film oppure c’è un significato metaforico?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A parte la citazione di Grignani, non c’è altro motivo: semplicemente avevano i diritti di un racconto di King con quel titolo, con una falciatrice “posseduta”, e l’hanno usato: se Giobbe fosse stato un salumiere non sarebbe cambiata una virgola 😀
      Non so se ricordi, ma negli stessi anni in libreria era pieno di libri con scritto “KING” in copertina, e di solito non erano di King. semplicemente editori come Fanucci o altri avevano per le mani un qualche vecchio racconto di King, magari roba di due pagine, e tiravano fuori dal nulla un’antologia raccogliticcia solo per spacciarla come “nuovo libro di King”. Era pieno, quindi immagino che il sistema funzionasse: solo una volta comprato e letto il libr capivi la truffa.
      Io e mio padre, all’epoca violenti fan del Re, c’eravamo già passati con Asimov, altro nome che appariva soprattutto dove non c’era, quindi eravamo abituati alle truffe e in libreria studiavamo sempre bene l’interno dei libri prima di cascare nei tranelli 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        non ci avevo pensato alle raccolte farlocche pubblicizzate col grande nome, però proprio l’altro giorno mi sono imbattuta in “Il libro delle storie di fantasmi” con campeggiante il nome Roald Dahl che ne sembra proprio l’autore. Poi leggi la descrizione e vedi che le storie sono soltanto state scelte da lui. Ma io dico, è veramente ingannevolissimo, perché in copertina non è specificato (dietro sì, ma non davanti!)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In quei primi Novanta non era scritto manco dietro: a volte neanche l’indice dei racconti riportava altri nomi,quindi la truffa era difficile da scoprire finché non leggevi tutto il libro.
        Autori come appunto Asimov, Dahl e altri famosi è che hanno curato anche antologie, e per attirare lettori non scrivono mica “raccolta di autori che probabilmente non conoscete”, bensì “ASIMOV, DAHL, KING” sparato in prima pagina, così il fan compra senza batter ciglio 😛
        E’ il metodo “Bruce Lee”: nessuno dei film che vanta quel nome ha lui in presenza, ma per anni i distributori hanno truffato gli italiani con questo sistema, finché non è morto il genere e sono passati a distruggere altro.

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  13. babol81 ha detto:

    Tolto che pagherei per vedere un film effettivamente tratto dal racconto originale di King, uno dei più disgustosi ed inquietanti mai scritti dal Re, mi chiedo sempre come abbia fatto questo orrore virtuale a non affossare la carriera sia di Fahey, uomo che purtroppo qui viene ridicolizzato a bestia, che di Brosnan. Non me ne capacito davvero.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fahey era ad inizio carriera, in realtà era praticamente esordiente e questo film l’ha lanciato, malgrado solo nella serie Z.
      Brosnan in America non era nessuno e prima di diventare Bond questo è stato il suo film americano di maggior successo.
      Perché pare incredibile, oggi, ma è stato un grande successo, ha incassato un botto e ha creato un canone per almeno un decennio di storie “informatiche”.
      Questo non vuol dire che sia un buon film, ma quando mi citano film che hanno incassato tanto bisogna sempre ricordare che questo di solito va all’esatto opposto con la qualità: Tom Cruise incassa ancora tantissimo 😀
      Scherzi a parte, già all’epoca era chiaro che non fosse chissà che filmone, ma presentava un argomento nuovo di zecca, per i non addetti ai lavori, ed è stato quello che il 3D è ogni dieci o vent’anni, una rivoluzione che porta folle al cinema. Poi tutti se ne dimenticano e gli fa schifo, ma intanto il film ha incassato. (Ogni riferimento ad Avatar, che è una bojata scopiazzante ma ha incassato fantastiliardi, è puramente voluta ^_^)

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      • babol81 ha detto:

        Non dirmi nulla su Avatar che ho il dente avvelenato. Il multisala della città dove abito ha ridotto le sale da 6 a 4 per (credo, ma non vedo altra spiegazione…) tutti i rincari degli ultimi tempi e in una delle 4 sale rimaste sono DUE SETTIMANE che viene programmato il primo Avatar. Ma con tutti i film usciti tu tieni per due settimane e, per di più, nella sala grande, un film uscito più di 10 anni fa!!! Non oso immaginare quando uscirà il secondo capitolo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Probabilmente sperano che si ripeta il fenomeno di 13 anni fa, ma ne dubito fortemente, visto che all’epoca principalmente è stata la ri-ri-ri-ri-scoperta del 3D a dare enorme slancio al film, che oggi sembra uno dei tanti fatti con secchiate di effetti speciali.
        Questo però la dice lunga su quanto le sale stesse sappiano che sono pochissimi i film in grado di portare la gente in sala, quindi puntano tutto su pochi titoli “sicuri” (sebbene sia tutto da dimstrare che lo siano).
        Quando uscirà “Avatar 2” sarà un successo perché non si parlerà d’altro: è stato un successo quella totale e vuota nullità di “Top Gun 2”, che è come dire che un bicchier d’acqua vince il premio di miglior vino dell’anno, quindi cos’ha “Avatar 2” in meno? 😀

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  14. Pingback: Blind Heat (2001) Fuga criminale | Il Zinefilo

  15. loscalzo1979 ha detto:

    King e i Tribunali, Tribunali e King.
    Ormai mi immagino la mattina il giudice di Hollywood che arriva e domanda alla segretaria:
    “Quanti casi abbiamo oggi?” e alla risposta la domanda “Quanti sono intentati da King oggi'”

    E casualmente, come sempre, quando un film non piace a King, funziona meglio di quelli che King adora.
    Niente di eccezionale, ma il Tagliaerbe si guarda sempre volentieri tuttora

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  16. Pingback: Impulse (1990) Doppia identità | Il Zinefilo

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