Aspettando Balasso (2022) 1 – Peter Schlemihl

Sono fra i sostenitori del “Circolo Balasso“, il canale Patreon di Natalino Balasso a cui sono iscritto sin dalla sua nascita, in quei tempi pandemici in cui il comico mi ha fatto “compagnia”: in quell’anno folle sono stato male per lunghi periodi, e il comico con la predilezione per l’assurdo da YouTube è stato un’ottima tachipirina.

Dal 2020 Balasso ha preso l’abitudine di preparare un “contro-film di Natale“, un vero e proprio lungometraggio auto-prodotto, auto-diretto, auto-sceneggiato, auto-interpretato… insomma, auto-tutto – anche se con l’aiuto di valide collaboratrici – e qualche mese prima lo anticipa consigliando alcune letture da cui la sceneggiatura trae ispirazione. Visto che a settembre Natalino ha “rivelato” gli spunti del prossimo “contro-film di Natale 2022” – Baldus, dall’8 dicembre sul suo canale Patreon – ho deciso di volermi preparare per tempo, anche perché mi intriga la “vendita dell’anima” che sembra essere il leitmotiv di quest’anno.

Questo che inizio oggi non è un ciclo né una rubrica, è un appuntamento a cadenza rigorosamente “quando ce la faccio” dedicato al mio viaggio di approfondimento di compravendita di anime in preparazione al contro-film dell’8 dicembre.


Peter Schlemihl
l’uomo senza ombra

Il curatore Garzanti Enrico De Angelis mi spiega subito che Schlemihl è nome ebraico che corrisponde al nostro Teofilo, cioè “amato da Dio”, che però nell’ebraico parlato è diventato sinonimo di persona sfortunata, se non addirittura incapace. «Un giovanotto dalle gambe lunghe, da tutti ritenuto maldestro perché era mancino e che, per via della sua lentezza, passava per pigro», è la descrizione di Peter Schlemihl, eroe di una “storia straordinaria” che il tedesco (anche se in realtà nato francese) Adelbert von Chamisso gli ha dedicato, pubblicandola appena trentenne.

Peter Schlemihls wundersame Geschichte appare nel 1814 e arriva in Italia nel 1854 (circa) grazie a Sonzogno, che con la traduzione di Pietro Valabrego lo presenta come La storia meravigliosa di Pietro Schlemihl (“Biblioteca universale” n. 254). Morganti l’ha ristampato nel 2008 con il titolo L’uomo senza ombra. La storia straordinaria di Peter Schlemihl.

La versione che ho letto è quella tradotta da Laura Bocci nel 1992 per Garzanti, Storia straordinaria di Peter Schlemihl e altri scritti sul «doppio» e sul «male» (Garzanti 2008, in eBook dal 2011).

A tanti anni di distanza porto ancora con me il commento «il Barbiere è anche triste», con cui il critico musicale Lorenzo Arruga nel presentare l’opera di Rossini (nel celebre adattamento televisivo del 1973 di Ernst Wild) sul canale a pagamento Tele+3 ricordava come Il barbiere di Siviglia mostrasse anche una visione sin troppo “venale” della vita.

«C’è un momento in cui sembra il delirio dell’opera lirica più buffa, perché Don Basilio ha insegnato come si calunnia poi diventa vittima della stessa calunnia, il conte di Almaviva – che è quello che ha la “borsa facile”, in quanto il più ricco e deve ottenere l’amore di Rosina – passa a lui una borsa piena d’oro. Sembrava che don Basilio fosse malato di “febbre scarlattina”, invece dopo presa la borsa dice “via, prendete medicina”. E lui guarisce. Questo è drammatico, tragico: è il mondo.»

Chissà se in quel 1816 Rossini aveva letto l’avventura di Peter Schlemihl, di sfondo venale esattamente come quella del Barbiere.

Le monete d’oro sono la migliore medicina contro la febbre scarlatitna

Per vari motivi Peter Schlemihl si ritrova a casa di alcune “persone bene”, non troppo dissimili da quelle parodiate da Rossini, e partecipa ad una scampagnata in cui in realtà la sua presenza non è molto notata. Lui invece nota uno strano signore vestito di grigio che, ad ogni richiesta di uno dei signori, esegue estraendo l’oggetto in questione dalla sua tasca. C’è bisogno di un tappeto per stendersi sull’erba? Eccolo venir fuori dalla tasca. C’è bisogno di un cavallo? Eccolo!

Stupito da una persona con così grandi poteri, Peter Schlemihl trova ancora più stupefacente la richiesta che l’uomo in grigio gli avanza, una volta avvicinatolo:

«Mi perdoni la richiesta, che è certo sfacciata; ma non sarebbe per caso disposto a cedermi questa sua ombra?»

Grazie al curatore De Angelis scopro che Chamisso nel 1810 si era trasferito a Parigi e frequentava un amico, Ludwig Uhland, che proprio in quel periodo aveva scoperto un racconto sull’ombra venduta, da qui l’ispirazione per la trovata. Il nostro Schlemihl accetta la strana offerta e cede la propria ombra per una borsa piena d’oro, proprio come quella con cui il conte di Almaviva due anni dopo “curava” don Basilio.

Sonzogno 1974

La borsa ottenuta grazie a questo «commercio davvero fuori del comune» è molto particolare: da essa fuoriesce oro all’infinito, più si infilano le mani più escono monete d’oro, senza possibilità di raggiungere mai il fondo. Non vale forse la perdita di quell’oggetto completamente inutile che è la nostra ombra? Schlemihl scopre che no, non lo vale. Tutti per strada infatti cominciano ad additarlo, indignati perché gira impunemente senza ombra.

«Allora forse nacque in me il sospetto che, se sulla terra l’oro vale più della virtù e del merito, l’ombra però possiede un valore più alto dell’oro stesso; e io, che prima avevo sempre sacrificato la ricchezza alla mia coscienza, mi trovavo ora ad aver dato via la mia ombra per il vile denaro.»

Sin da subito Chamisso mette in chiaro il tema della sua storia, cioè l’eccessiva importanza che si dà al denaro come fosse una qualità morale, e alle cose assurde che si fanno in suo nome: tipo vendersi l’ombra. Compiuto ormai il fatale passo, come il leggendario ebreo errante anche Schlemihl inizia a vagare per terre elargendo monete d’oro a tutti, e tutti lo amano per questo – perché chi ha oro va amato, e chi ne è privo va disprezzato! – finché però chi lo ama si accorge della sua assenza d’ombra e questo lo rende il più disprezzato degli uomini. Schlemihl ora teme il sole perché mette in risalto la sua mancanza, un modo simbolico per dire che è inviso a Dio.

Morganti 2008

Certo, per i miei gusti Chamisso finisce fin troppe volte fuori tema, dilungandosi in sotto-trame che mi sembrano non solo portare a niente ma dei semplici allunga-brodo, così come il tema del doppio – spesso citato nei riguardi di questo racconto – non è così chiaro: l’uomo in grigio, cioè il diavolo, è sempre al fianco di Schlemihl ma non è il suo doppio. Egli infatti vuole che l’eroe si riprenda l’ombra in cambio dell’anima, ma Schlemihl dopo essersi rovinato la vita terrena non vuole farlo anche con l’Altra vita, quindi i due sono condannati a procedere insieme per la terra. Però, di nuovo, l’uno non è il doppio dell’altro, malgrado leggendo in giro sia questa l’idea che è passata.

Intrigante ma distraente il continuo richiamo dell’autore ad elementi della leggenda fokloristica popolare che proprio in quel periodo stava studiando:

«Le lascio la scelta fra tutti i tesori che mi porto in tasca: dell’autentica radice di solano, della mandragora, e poi monetine magiche, un tallero ladro, la tovaglia del garzone di Orlando, un diavolo in bottiglia a buon prezzo.»

Aggiungiamoci la borsa di Fortunatus e gli stivali delle sette leghe, che permetteranno a Schlemihl di coprire lunghe distanze: tutti elementi della fiaba e del folklore locale cari all’autore e che forse sono citati per ricordare come questa sia una favola, anche se invece ha l’aspetto di un drammone del Romanticismo. Essendo oggi molto meno potenti (e noti) quei rimandi, mi hanno distratto perché sono citati come momenti chiave ma ormai bisogna andare a leggere in nota il loro significato.

Malgrado un finale che mi ha convinto poco, mi è piaciuta l’avventura del povero Peter Schlemihl e mi è dispiaciuto non aver trovato altri esempi di compravendita d’ombra: invece mi ha stuzzicato la curiosità del patto col diavolo, quindi crescono gli spunti, aspettando Balasso.

L.

– Aspettando Balasso 2022:

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18 risposte a Aspettando Balasso (2022) 1 – Peter Schlemihl

  1. Cassidy ha detto:

    Bellissimo post, me lo sono divorato e ottimo anche lo spunto di partenza, ben venga Balasso e la sua comicità assurda 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un’occasione per rispolverare qualche classico e conoscere chicche come questa di oggi, che mi erano sempre sfuggite 😉

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      • Lory ha detto:

        Ciao, passo per un saluto e dopo un pomeriggio in compagnia di William Hurt volevo comunicarti con grande commozione di avere visto e partecipato a qualcosa di davvero speciale!
        In occasione del 25° Anniversario uscì la confezione in due dischi: 115 min. il film e 200min. l’extra, credimi, non so cosa mi ha commosso di più. Un libro forte ma il film lo è altrettanto. Il disco extra è quanto di meglio abbia mai visto in questo senso, dalla nascita del film è un viaggio che non immagini, credo ne avresti da scrivere per settimane. Non aver paura nel riguardarlo, il dolore è non poterlo rifare e William Hurt, Raul Julia, Manuel Puig che l’ha scritto e Leonard Schrader che l’ha sceneggiato, persone che non sono più con noi, hanno lasciato il loro cuore in questa storia.
        L’ho guardato in lingua originale, non mi piaceva il doppiaggio di Raul Julia, è stata un’immersione dentro questo film dove la luce particolare ha contribuito a rendere questa pellicola speciale.
        Scusa per l’intrusione, ma anche questo post ha il suo perché nell’ospitare tutto ciò.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono contentissimo che la Donna Ragno abbia fatto cadere anche te nella sua tela: è un film che ha fatto soffrire tantissimo e per questo porto nel cuore.
        Non sapevo di questa edizione doppio disco, che ora DEVO assolutamente comprare! Grazie per la dritta: sai che in tanti anni non mi è mai capitato di vedere un solo documentario sul film? Non essendo propriamente “hollywoodiano” temo che sia bellamente ignorato dai documentari generici.

        Grazie ancora per essere passata e ti invidio il dolore che hai sofferto scoprendo per la prima volta romanzo e film, perché mi ricorda di quando ci sono passato io da giovane ^_^

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      • Lory ha detto:

        Già il libro mi era piaciuto, ma dal libro è partito un VIAGGIO nel vero senso della parola e non esagero. Spero vivamente che tu possa recuperare questa doppia versione perché è davvero il più bel regalo che puoi farti 👍

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante appuntamento dallo spunto contro-natalizio 🙂
    Avendolo trovato stuzzicante spero che il “quando ce la faccio” si trasformi in un “ce la faccio spesso”! 🙂

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  3. GRENDIZER ha detto:

    Nel film “Andersen. Una vita senza amore “ biografia mooolto libera sulla vita del famoso scrittore, c’è una parte con l’adattamento del racconto “l’ombra” dove ella si ribella al suo “padrone”.
    Non parla di vendita dell’ ombra, ma insomma, il succo è quello e pure molto gustoso.

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  8. Sam Simon ha detto:

    Finalmente comincio a leggere questa tua serie di post che ho adocchiato da un po’! Mi piace l’idea della preparazione ad un nuovo lungometraggio del grande Natalino Balasso, che seguo pure io da parecchio su YouTube. :–)

    Non ho letto quest’opers, ma sembrs intrigante, pur coi difetti che indichi…

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