Doom Asylum (1987) La casetta degli orrori

Settembre è finito, con il suo omaggio al fumetto “Dampyr“, con un’avventura notturna in una vera misteriosa struttura abbandonata a caccia di paranormale: però ottobre è il mese dei fantasmi e dello spavento, quindi perché non continuare ad andare tutti… armanicomio?


Benvenuti
all’Essex Mountain Sanatorium

In questo viaggio fra i veri ospedali-sanatori-manicomi utilizzati come ambientazione per film horror risaliamo indietro nel tempo fino agli anni Ottanta, con un film che beatamente ignoravo prima che The Obsidian Mirror me lo facesse conoscere, per la sua Notte Horror di un paio d’anni fa.
All’epoca non ho recensito il film ma ho raccontato la sua citazione libraria e la sua citazione scacchistica: con la recensione di oggi fanno ben tre post su tre blog diversi per un film che non meriterebbe tutta questa attenzione.

Sto parlando del film Doom Asylum di Richard Friedman, che ad essere buoni possiamo dire essere un giovane autore che voleva giocare a decostruire il cinema di genere, in anni in cui stava crollando sotto le coltellate della nuova censura americana.

Uscito in patria in un vago 1987, l’unica distribuzione italiana nota è una VHS Eagle Pictures 1989 dal titolo La casetta degli orrori.

Usare uno stile da cartone animato avverte subito sulla serietà dell’opera

Il motivo per tornare a parlare di questo film è che, come gli altri trattati in questo viaggio “Armanicomio“, è stato girato in una vera struttura ospedaliera abbandonata: l’Essex Mountain Sanatorium di Verona (New Jersey).
L’unico saggio che ho trovato con qualche cenno sulla struttura è Shuttered Horror Hospitals (2011) di Dinah J. Williams, che però ha uno stile “frizzante” che lo fa sembrare un prodotto rivolto a giovani lettori.

«L’Essex Mountain Sanatorium ha dichiarato che il cinquanta per cento dei propri pazienti è guarito dalla tubercolosi: cos’è successo all’altra metà che non è stata così fortunata? Qualcuno dice che non abbia mai lasciato l’edificio.»

Iniziare un capitolo con questa frasetta sciocchina lascia intuire la qualità del saggio, ma gli altri libri sugli edifici posseduti evidentemente non ritenevano questo ospedale degno di nota.
Il testo procede spiegando che la sola città di Newark (New Jersey) nel 1906 vantava più di tremila casi di tubercolosi e che per accogliere questi pazienti un ex orfanotrofio diventato manicomio era stato trasformato in sanatorio, il nostro, che ha raggiunto l’apice della sua attività negli anni Quaranta per poi venire chiuso nel 1977.

Un edificio abbandonato con quel tipo di storia cade facilmente vittima di maldicenze, così intorno all’Essex sono iniziate a girare voci di ex pazienti rimasti lì a vivere, di apparizioni misteriose e di sedie a rotelle che si muovono da sole: avete mai visto un ospedale fantasma senza una sedia a rotelle? Le abbiamo incontrate in pratica in ogni film del ciclo.

Un posticino simpatico dove fare una gita…

Il saggio ci spiega che molti visitatori hanno raccontato queste storie fantasmose, ma non ci spiega perché detti visitatori fossero lì: se vai a visitare un ex sanatorio-orfanotrofio-manicomio che da decenni giace abbandonato in cima a una montagna, lo fai perché sei intrigato dai misteri che lo avvolgono, quindi è molto facile che basti un’ombra per farti gridare al fantasma.

Ritrarlo alla luce del giorno rende chiaro che qui niente ambisce a mettere paura

Non sappiamo altro sul vero ospedale, né perché un giorno Richard Friedman e la sua allegra squadra di sceneggiatori di serie Z abbiano deciso di usarlo per ambientarci un film horror, usanza decisamente poco nota all’epoca. Non sono riuscito a trovare precedenti titoli che utilizzino una vera struttura ospedaliera abbandonata per le riprese, magari ci saranno ma di sicuro nel 1987 non era usanza consueta come lo sarà nei Duemila.

Cinque porzioni di carne morta pronte per essere servite

Cinque giovani stereotipi sono in libera uscita, pronti a farsi maciullare da qualcuno, e decidono di andare a morire ammazzati in un vecchio ospedale abbandonato: vuoi mettere la soddisfazione? Voci del posto raccontano di un misterioso personaggio chiamato il Coroner che imperversa nello stabile, quindi i cinque giovani dementi vedono bene di andare a fare una simpatica gita dove più hanno possibilità di venire uccisi. Se no dov’è il divertimento?

Una scena-prologo ci spiega che l’assassino dieci anni prima era l’avvocato di successo Mitch Hansen (Michael Rogen), il cui entusiasmo nell’aver vinto un ricco caso lo fa uscire di strada provocando la morte della sua amata. In realtà provocherebbe anche la propria morte, ma sul tavolo del patologo l’uomo si sveglia e ammazza tutti. L’ospedale iene abbandonato e lui rimane a vivere lì. È chiaro che non sia la trama il cuore del film.

I filmacci horror anni Ottanta sono una fucina di talenti futuri

Si potrebbe dire che Friedman fosse più interessato a mostrare due giovani ragazze che si aggirano in costume da bagno per i corridoi di un ospedale abbandonato (e posseduto), ma va ricordato che nel 1987 ormai era una regola talmente fissa che qui semmai abbiamo il contrario: Friedman andrebbe lodato per il suo buon gusto. Mi basta pensare ad alcuni episodi di Venerdì 13 dei primi Ottanta, giusto per citare prodotti di “alto livello” (cioè senza andare negli orroracci dozzinali) per capire che qui le due attrici protagoniste sono davvero morigerate per l’epoca.

Come si vede da queste foto, una delle due eroine è la giovane esordiente Kristin Davis che dieci anni dopo sarebbe esplosa nel ruolo di Charlotte in “Sex and the City”. Qui è ancora acerba ma già talentuosa, ed è chiamata ad interpretare la Velma di turno: cioè la “secchiona occhialuta” della Scooby Gang.

La Scooby Gang di Friedman alle prese con il Fantasma dell’Ospedale

Un giovanottone scemone ma aitante, una ragazza castana sempre in posa e che fa a metà con il cervello del ragazzone, una moretta occhialuta e secchiona: ditemi voi se Friedman non si sta divertendo a girare l’avventura “Scooby-Doo nel vecchio manicomio abbandonato”. (Già sento la sigla, Scooby-Scooby-Doo, how crazy are you?) Gli altri due della gang non arrivano all’intelligenza di Shaggy e Scooby, quindi è più difficile trovare una similitudine: tranquilli, muoiono all’istante quindi ce ne frega poco.

Un gruppo punk che prima di martella poi ti falcia

Per motivi noti solo a Friedman e al suo analista, nell’edificio abbandonato sulla montagna si esibisce un gruppo di punkettare arrabbiate chiamate Tina and the Tots, tre ragazze toste che sembrano la versione filmica (e stupida) delle Misfits di “Jem” e che, di nuovo per motivi ignoti, eseguono Tormental (1983) del gruppo maschile sperimentale Psychodrama.

Le immagini di tre musiciste punk-rock (o sedicenti tali) non corrispondono minimamente alla musica che fuoriesce dai loro strumenti, e questo secondo me è un momento topico del film: Friedman sta mettendo subito in chiaro che questo non è un film serio, non è un horror, semmai è un anti-horror. È la decostruzione del genere fatta con la stessa cialtroneria dei prodotti che invece si spacciano per “seri”.

Ahia, questa fa male, segno che quindi se vuole Friedman sa girare scene splatter

Le scene splatter sono pochissime, quella roba costa e questa produzione chiaramente non ha un soldo, ma la sensazione è che non sia questo che interessa all’autore. Volete sapere la mia? Quel febbraio 1987 Friedman era in sala a vedere l’uscita di Nightmare 3, dove Freddy Krueger smette completamente di fare l’oscuro “uomo dei sogni” e inizia quella che sarà una lunga carriera da cabarettista horror. Cosa c’è di più “decostruttivo” di un mostro che si prende in giro da solo e prende in giro le regole del genere che l’ha creato?
Friedman corre a casa e scrive il suo Coroner truccato come Freddy ma con materiale più scadente, ed esattamente come lui amante del sottolineare ogni morto con una stupida battutina.

Il Coroner è come Freddy: ci mette la faccia… anche se non è la sua!

Quello che segue è una presa in giro delle regole del cinema horror all’epoca già ampiamente abusate: il ragazzo di colore che muore per prima, la donna impegnata socialmente che mentre viene condanna la violenza, il bellimbusto che si limita a chiamare la sua bella e a cercarla aprendo e chiudendo porte, la secchiona figlia di psichiatri che psicoanalizza tutti e discetta di ogni argomento, cercando psico-risvolti nell’horror come si usava all’epoca, e via così: tutta una commedia che non ha alcuna ambizione di serietà, semplicemente Friedman prende schemi già abusati e inflazionati nel 1987 e si diverte a giocare con loro, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Ti avverto che ti stai comportando da tipico maschio prevaricatore anni Ottanta

L’Essex Mountain Sanatorium dà spettacolo di sé, perché un ospedale-sanatorio-manicomio abbandonato ha sempre un fascino che esula dalla qualità del film che lo adotta come location, ma in nessun punto l’ambiente è scelto per mettere paura, Friedman non ha la minima intenzione di spaventare lo spettatore così come non l’avrà la serie Nightmare nei capitoli a seguire quel 1897: il vento era cambiato, la nuova censura americana stava spazzando via il sangue dal video senza pietà, ogni scena splatter finiva sul pavimento della sala di montaggio, quindi non rimaneva che l’horror da ridere.

Quel 1988 nel settimo capitolo di Venerdì 13 il povero Jason ammazza ben 17 persone ma tutte fuori dall’inquadratura, e così che fa? Non rimane che togliersi la mitica maschera… e mostrare di non essere altro che un ridicolo mostrone gommoso. Se non puoi mostrare l’orrore, puoi almeno usarlo per far ridere.

Ne Il sangue scorre di nuovo Jason fa ridere come il Coroner di Friedman

Friedman ha capito subito il profondo cambiamento che stava avvenendo nel cinema slasher e splatter e l’ha usato per giocare con i dettami classici del genere, dissacrandoli. Non che l’abbia fatto con classe, intendiamoci, è sempre un prodotto di serie Z spinta, ma la sua presa in giro del “nuovo Freddy Krueger” significa che l’autore stava sul pezzo. Al contrario degli autori dei Nightmare successivi, che invece sembrano essere pallide imitazioni (coi soldi) del Coroner di Friedman!

Per finire, il maniaco del film nella sua stanzetta nell’ospedale abbandonato si guarda in TV vecchi film interpretati da Tod Slaughter: è un gioco con il cognome dell’attore (“massacro”), con il suo interpretare maniaci assassini o semplicemente sono film cari al regista? Non si sa, la loro attinenza con questo film è solo supposta, e come tale ha un solo posto in cui finire.

Visto che i film dell’attore sono tutti inediti in Italia, ad esclusione de Lo strangolatore (1940), immagino che i vari estratti siano stati doppiati nel 1989 dalla Eagle Pictures: lascio traccia scritta dei titoli in questione, tutti citati espressamente nei titoli di coda del film.

  • The Demon Barber of Fleet Street (1936) di George King
  • The Crimes of Stephen Hawke (1936) di George King
  • Murder in the Red Barn (1936) di Milton Rosmer
  • It’s Never Too Late to Mend (1937) di David MacDonald
  • The Face at the Window (1939) di George King

Sicuramente i maniaci interpretati da Tod Slaughter sembrano molto interessanti, è un peccato che risultino inediti mentre tanti pessimi horroracci siano usciti senza problemi nel nostro Paese.

L.

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20 risposte a Doom Asylum (1987) La casetta degli orrori

  1. Cassidy ha detto:

    Anche le attrici di “Sex and the city” hanno iniziato con il cinema di genere, a qualcuna è toccato John Carpenter altre sono state un po’ meno fortunate 😉 Analisi ricchissima per un film poverissimo, in ogni caso il tocco anni ’80 vero e non quello moderno, al gusto di anni’ 80, ha tutto un altro sapore. In questo caso marcio come la faccia del cattivone 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, se tutti quelli che creano film finto-anni Ottanta avessero mai visto un vero film anni Ottanta… 😀
      La “freddytudine” del mostro è palese, con le sue “freddure” dopo ogni uccisione: mi riesce difficile pensare a un film serio, ha troppo l’aspetto di una parodia del genere..

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  2. Austin Dove ha detto:

    devo dire che mi ha fatto effetto vedere la tipa di SntC tra gli attori
    tutto si può dire degli slasher, ma va riconosciuto che hanno lanciato o dato il primo lavoro a molte star future^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dato l’alto numero di morti, questi filmetti horror avevano un grandissimo ricambio attoriale quindi davano lavoro a secchiate di giovani esordienti: facendosi un giro fra horroracci anni Ottanta è facile trovare qualche volto noto che, una volta diventato famoso per altre cose, raramente ricorda le sue origini splatter 😛

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      • Lory ha detto:

        Anche se non conosco tutti questi capolavori introvabili, devo ‘accontentarmi’ di leggere le tue recensioni, ahimè impossibilitata nel riuscire a reperire questi capolavori.

        😁😁😁😁😁😁😁😁😁

        Le tue recensioni mettono sempre di buon umore, un Ciao grande!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio, sei sempre gentile, e onestamente ti auguro di non trovare mai questi “capolavori” 😀

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  3. Grendizer ha detto:

    Se non lo hanno tolto c’è su you tube

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    • Lory ha detto:

      Grazie, ho solo un misero telefonino ma sono sincera, non guarderei mai un film su computer, inoltre questo sembra che meriti davvero un grande schermo ih ih ih!
      👋

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E poi è solo in lingua inglese, non so come te la cavi a guardare un intero film in lingua originale: per questo non ho messo link 😛

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      • Lory ha detto:

        Assolutamente, l’unica lingua originale è la mia 😁
        Film in lingua è ok, ma i sottotitoli sono obbligatori anche se al cinema è un conto in casa è un altro, ma i film in lingua li preferisco. Sentire un coreano per dire, che parla Italiano, insomma, visione più fluida, ma è davvero un’altra cosa.

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      • GRENDIZER ha detto:

        No, io l’ho visto sul tubo in italiano

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Comunque, tra citazioni, decostruzioni, “freddytudine”, aura Z, location, band improvvisata, epoca, personaggi stereotipati che di più non si può…a me, tirando le somme e pur non avendolo visto, pare che sia un film a cui non si può che volere bene! 🙂

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  5. Fabio ha detto:

    Se parliamo di attori che invece si danno delle grandi arie una volta divenuti famosi,mi piace sempre ricordare il pomposo George Clooney,protagonista negli anni 80 dell’allucinante “Il Ritorno Dei Pomodori Assassini”,che di certo serio non era come horror,gia’ fa spavento associarlo con il genere Fanta-Horror,aah quanti ricordi quando scorsi nel videonoleggio la copertina VHS di codesto “capolavoro anni 80” che saltava leggerissimamente all’occhio😂!!!

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  6. Giuseppe ha detto:

    Non lo conoscevo minimamente, ma mi sa comunque di non essermi perso granché, a parte forse Kristin Davis in un semi-(poco)serio esordio horror (a basso costo e trama nulla macchiata da spruzzi di goffe scopiazzature Freddyane, per cercare di stare al passo con le nuove tendenze) che, sospetto assai, lei stessa non ci tenga più di tanto a ricordare 😎
    P.S. Forse il 1897 è un po’ troppo in là come anno d’uscita di “Nightmare III” 😉

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