Dead Calm [1962-2022] 4 – Orson in alto mare


Continua il viaggio sulla tavola piatta dell’oceano, costantemente in bonaccia (dead calm).


Orson Welles,
questo sconosciuto

Quando nel 1977 Longanesi ristampa il romanzo Dead Calm (1963) di Charles Williams, come abbiamo visto, il curatore Lorenzo Pellizzari spende l’intero spazio della Nota introduttiva a parlare di Orson Welles, nome che secondo lui «al gran pubblico forse non dice molto».

Longanesi 1977

Lamentandosi che una recente mostra a lui dedicata è andata deserta, «ha attirato poco più che gli addetti ai lavori», Pellizzari ci spiega che Welles è un autore troppo noto per le notizie di gossip e troppo poco noto per la sua opera, e visto che noi invece siamo cresciuti all’ombra ingombrante di un autore vergognosamente e noiosamente osannato e venerato come un dio – malgrado beccarlo in TV sia sempre stato oltre modo rarissimo – è chiaro che il cinema di Welles abbia sempre avuto gravi problemi di percezione: gli addetti ai lavori lo adorano, ma i distributori hanno sempre fatto in modo che il grande pubblico conoscesse solo qualche goccia nel mare.

A tutto questo va aggiunto il fatto che Orson è campione olimpico di “progetto fallito”. Non parlo solo di progetti sognati e copioni rimasti ad ammuffire nei cassetti, parlo di film interamente girati che non arriveranno mai in alcuna sala, per i motivi più disparati, non ultimo il furto della relativa pellicola, avvenuto purtroppo nella mia Roma. (Pure te, Orson, ma che non lo sai che a Roma devi sempre tenerti stretta la roba?) Fra i vari progetti filmici a cui Orson ha lavorato attivamente ce n’è uno misterioso, quello che si è guadagnato sia il grande entusiasmo che il più cocente disinteresse del suo autore. Un progetto che, tenendo fede al suo titolo, è andato subito… “a fondo”.


Il mistero del film che non esiste

Non so perché d’un tratto IMDb cominci a riportare come esistenti i film inesistenti, dimenticandosi cioè di specificare quando una sua scheda si riferisce a un film distribuito e quando invece a… be’, al niente più assoluto. Malgrado dunque quello che possiate leggere sul celebre database, The Deep è un film che non esiste: al massimo esistono delle pizze contenenti pellicola con su impresse delle scene in movimento, da cui sono state tratte delle foto di scena. Tutto qua.

Una delle foto che creano la falsa idea… che il film esista!

Nel 1977 il citato Pellizzari ci informa che Welles nel 1966

«non appena ultimate le riprese di Storia immortale, Welles legge Dead Calm, lo ribattezza Dead Reckoning, scrive una sceneggiatura e inizia a girare sulla costa dalmata e a Hvar, in Jugoslavia […]. Si impegna (e si diverte) per tre estati consecutive, dal 1967 al 1969, ma il film, per ragioni a noi non note, resta incompleto: il materiale impressionato esiste, da qualche parte, ma Welles, come spesso gli accade, non se ne preoccupa più di tanto. È un suspense che si aggiunge al suspense, e che però ci priva di un’opera sicuramente memorabile.».

Secondo il curatore,

«Orson Welles aveva trovato in Dead Calm un meccanismo ben oliato, a lui congeniale, e proprio per questo perfettibile, smontabile e rimontabile, sino a ottenerne probabilmente qualcosa di molto diverso. Anche perché, forse, Charles Williams aveva “visto” Welles, e questi ancor prima aveva “letto” Williams, un Williams che aveva “visto” Welles, ed entrambi avevano conosciuto in qualche parte del mondo un certo marinaio di nome Joseph Conrad, e l’origine dell’origine non si sa mai bene se appartenga a un imminente passato o a un trascorso futuro. Che sono poi le regole di un suspense con le carte a posto, o di un film, o di tutto.»

Mi permetto di dubitare che Williams pensasse a Welles o addirittura a Conrad nella stesura del suo romanzo, ma al di là di questo rimane il fatto che il curatore spera che un giorno Welles completi il film e lo presenti al mondo. Segno che già pochi anni dopo le riprese dell’opera non si sa più nulla.

Stando al saggio Orson Welles: A Celebration (1986) di John Russell Taylor, nel tardo 1967 Welles avrebbe viaggiato prima negli Stati Uniti per un’apparizione ben pagata nello spettacolo televisivo di Dean Martin – anche se in realtà la puntata del “The Dean Martin Show” è del 25 gennaio 1968 – poi sarebbe andato al largo della costa dalmata della Jugoslavia per girare The Deep, tratto dal romanzo Dead Calm di Charles Williams.

Le riprese si allungano per tutto il 1968, con Welles che va e viene e appare anche in qualche produzione filmica jugoslava. Stando al saggio gli altri attori del film affermano che agli inizi del 1970 la pellicola è completata e aspettano che Welles li chiami per sistemare la traccia audio: quella chiamata non è però mai avvenuta, e al massimo i due hanno sentito voci di corridoio per cui Orson non riusciva a vendere il suo film alla TV, e dopo un po’ che ormai era roba vecchia, al massimo sarebbe uscita postuma.
In seguito Welles dirà che non ha potuto completare le riprese del film per via della morte di uno degli attori, ma – fa notare il saggista – quel decesso è avvenuto anni dopo il completamento delle riprese.

Il biografico Orson Welles (1991) di André Bazin afferma che il regista ha prodotto il film con fondi propri, grazie agli ingenti guadagni della sua partecipazione ad un film jugoslavo. Il saggio What ever happened to Orson Welles? (2006) di Joseh McBride aggiunge mistero al mistero: l’autore infatti spiega che sebbene per convenzione si dia il film girato fra il 1967 e il 1969, in realtà c’è un articolo della rivista “Variety” del gennaio 1964 che dà Welles in sala di montaggio a completare Dead Calm, girato l’anno precedente al largo delle coste jugoslave. Il problema è che nella raccolta di “Variety” del gennaio 1964 non ho trovato traccia di questa notizia…

McBride riporta un’intervista condotta da Bill Krohn nel 1982 in cui Orson Welles afferma che una volta rinviata l’uscita de L’altra faccia del vento non voleva che fosse The Deep a rappresentarlo su grande schermo, considerandolo un’opera minore.

«Mostra tutta la propria pochezza, sembra un film televisivo, credo, ed è recitato in maniera orribile. Mi ha stufato.»

Quando gli viene fatto notare che la trama ricorda il film Il coltello nell’acqua (1963) di Polanski, Orson ammette: «È qualcosa di molto simile, con l’eccezione che non è fatta così bene».

Il problema è dunque questo: al di là di quando effettivamente è stato girato, sin da subito Welles non è soddisfatto del risultato e questo l’ha spinto a mollare tutto: i vari problemi che ogni film comporta non valevano più la pena di essere affrontati, per un’opera che immediatamente considera pessima.

Visto che il personaggio interpretato da Welles ha al suo fianco la giovane Jeanne Moreau, mi rivolgo al saggio biografico La Moreau (1994) di Marianne Gray, in cui mi viene spiegato che l’attrice più volte ha provato a parlare con Orson per convincerlo a completare il progetto, senza però ottenere alcun risultato. Dopo la delusione di aver girato invano, la Moreau non avrebbe lavorato per un anno, anche perché The Deep si andava ad aggiungere a una sequenza di progetti sfortunati.

La Gray ci racconta – anche se purtroppo non cita alcuna fonte – che l’altro protagonista del film, l’attore Michael Bryant, ricorda poco delle effettive riprese ma ha spiegato che:

«Registravamo pochissimo audio dal vivo perché Orson aveva licenziato la squadra dell’audio. Ha cercato di recuperare in post-produzione, ma non avevamo alcuna annotazione di ciò che era stato detto durante le riprese, perché lui aveva licenziato la ragazza preposta alla continuity, perciò alla fine mollai. Di sicuro non ho completato il film dal punto di vista dell’audio.»

Intorno alla fine del 1968 Orson Welles si presta ad una serie di incontri-intervista con Peter Bogdanovich per quello che poi anni dopo diventerà il saggio-intervista This is Orson Welles (1993), edito da Il Saggiatore come Il cinema secondo Orson Welles.

In una delle primissime interviste, parlando di primi piani Bogdanovich dice a Welles: «Hai appena fatto un film formato quasi interamente da primi piani». Il regista capisce subito il richiamo a The Deep: «Be’, si svolge interamente su due barche non molto grandi: cos’altro avrei potuto fare?» Welles continua a parlare di primi piani e quindi glissa sul film. Poi più avanti, parlando dei suoi lavori shakespeariani, cita Roger Hill e ci informa che ora è ottantenne e gestisce un servizio di noleggio in Florida: «mi ha aiutato con le barche per The Deep quando ho girato alle Bahamas». Una frase buttata là, senza altra spiegazione: ma quindi il film l’ha girato nella costa dalmata o alle Bahamas? O in entrambi i posti?

Chiacchierando, si arriva a Passaggio a Hong Kong (1959), girato tutto nella celebre città anglo-cinese dove Orson – a sua detta – si è divertito tantissimo, stringendo amicizia con Sylvia Syms e gustandosi le riprese, rovinate invece dall’attore protagonista Curt Jurgens che al contrario era troppo serioso, e in seguito ha attribuito lo scarso successo della pellicola a Welles: non è stata quindi una situazione facile per i due attori ritrovarsi in Jugoslavia sul set del film La battaglia di Neretva (1969) di Yeljko Bulajic, un kolossal bellico pieno di attori all’epoca famosissimi in Europa, da Yul Brynner a Franco Nero a Silva Koscina.

Jurgens e Welles sono professionisti e lavorano ai propri ruoli senza lasciarsi trascinare da sentimenti personali, così finita la pratica e non avendo altri impegni in loco, Orson decide di passare a The Deep, sfruttando dei «servizi» (services) del posto non meglio specificati. Possiamo immaginare che abbia sfruttato per sé logistiche messe a disposizione del film di Bulajic?

Nella cronologia finale, Bogdanovich afferma – senza riportare alcuna fonte – che Welles ha passato parte del 1967 a girare The Deep fra Hvar e Primosten, in Jugoslavia, finanziato interamente con fondi propri e di Oja Kodar, all’epoca sua compagna e protagonista del film. Dopo alcune scene rigirate nel 1968, gran parte del 1969 sarebbe passato al montaggio, fra le altre cose, anche di The Deep.

Possibile che in queste lunghe interviste Welles non riesca a spendere più di due parole su questo film? Qualcosa di più lo abbiamo quando Bogdanovich gli chiede quando mai vedremo completato il suo Quixote: ecco la risposta del regista.

«Intitolerò così il film: Quando riuscirai a finire il Don Quixote? (ride) Dopo tutto abbiamo iniziato nel 1955, quindi spero finiremo presto. C’è in arrivo Man of La Mancha. Magari non avremmo dovuto spendere tutti quei soldi per The Deep, ma sentivo che era tempo di dimostrare che potevamo fare soldi.»

A questo punto Bogdanovich non può più ignorare questo titolo che continua a sbucar fuori senza che Welles ne parli, così prova a insistere, chiedendo al regista se sia tratto da un romanzo: una domanda un po’ leggerina, ma almeno serve a sciogliere la lingua di Welles.

«Sì, una buona storia chiamata Dead Calm, il titolo più mortale che si posa pensare, non trovi? Si svolge tutta in mare e su due barche: non siamo mai stati a terra, dall’inizio alla fine. Abbiamo iniziato molto tardi, l’anno scorso. Il clima non ci è stato favorevole e quel che peggio il nostro protagonista, Michael Bryant, aveva un impegno teatrale a Londra. Così ci siamo dovuti fermare ed aspettare un anno perché tornasse di nuovo disponibile.»

Bogdanovich rimane sul pezzo e dice a Welles di aver letto un’intervista a Laurence Harvey, co-protagonista del film – l’attore che morendo di cancro il 25 novembre 1973 ha di fatto condannato il progetto all’incompletezza – in cui affermava che gli sia stato chiesto di lavorare gratis al progetto.

«Quello che Larry ha detto è che lui si è offerto di lavorare gratis e che io avevo bisogno di una settimana o due per pensarci sopra: è una delle sue storie divertenti. In realtà ha chiesto un bel pezzo del film e avevo bisogno di tempo per pensare a quello. Alla fine l’ha ottenuto, più 15 mila dollari per le spese giornaliere: il tutto per sole due settimane di lavoro.»

Da queste chiacchierate, svoltesi mentre The Deep è fresco girato e giace in sala di montaggio, non sappiamo altro sul film. Ma è impossibile non provare i brividi al pensiero che, del tutto inconsapevolmente, Welles abbia ingaggiato un attore di nome Harvey ad interpretare un naufrago forgiato su quell’Harvey che nel 1961 ha massacrato l’equipaggio della Bluebelle prima di fingersi naufrago vittima dell’oceano. Questa sarebbe stata un’ottima campagna pubblicitaria.

Il naufrago Harvey issato a bordo dagli ignari coniugi protagonisti

Rimasto a dormire in un deposito per decenni, nel 2005 The Deep vede la luce quando il Munich Film Museum ne presenta una versione da 115 minuti durante il Festival di Locarno, materiale tratto da venti pizze e montato appositamente. Il montaggio originale, che portò via anni di tempo a Welles, è andato distrutto, il negativo è andato perso, alcune scene mancano e del materiale girato per una scena notturna è stato poi sviluppato come fosse per una diurna. Insomma, la pellicola è stata davvero sfortunata, per non parlare delle copie andate perdute o distrutte in giro per archivi. (McBride ci informa che esistono otto pizze di negativo in un laboratorio francese che però non sono legalmente raggiungibili, qualsiasi cosa questo voglia dire.)

Malgrado dunque sia una pellicola sfortunata, e tutt’oggi inesistente, almeno gli spettatori del Festival di Locarno del 2005 hanno visto qualcosa che si avvicina all’opera che Orson Welles aveva pensato, disamorandosene subito.

Un’altra vittima della bonaccia (dead calm)

Curioso che Orson Welles oggi sia così amato e venerato che tutto ciò che lo riguarda scompare nel nulla in un baleno: se per caso voi non siete passati da Locarno nel 2005, è molto difficile che possiate mai vedere The Deep. Per fortuna prima di quella data esiste il documentario Orson Welles: The One Man Band (1995) che per la prima volta mostra sequenze video del film: solo video, si badi, perché non esiste alcun audio, visto che Welles non ha mai chiamato gli attori a doppiarsi in studio in scene girate in pessima presa diretta. E senza nessuno a segnarsi le parole pronunciate.

Mi sa che Orson era distratto, durante le riprese…

Le poche scene mostrate nel documentario (che trovate a fine post) lasciano capire che The Deep segue fedelmente il romanzo Dead Calm di Williams. «Siamo nell’Oceano Pacifico», ci racconta Welles con la sua voce fuori-campo (o almeno mi pare la sua!), «una coppia di freschi sposini su un piccolo yacht navigano dalla costa africana verso il Mediterraneo». Dopo la Jugoslavia e le Bahamas, arriva anche l’Africa…

Protagonisti sono i coniugi John (Michael Bryant) e Rae Ingram (Oja Kodar), che si godono la loro bonaccia (dead calm) quando si accorgono che «c’è qualcun altro là fuori: un’altra nave, qualcuno che si sta avvicinando a loro. Lo sconosciuto racconta una strana storia. È solo, tutti gli altri della sua nave sono morti.» Entra così in scena Hughie Warriner (Laurence Harvey), il cui racconto da falso naufrago non convince John: va a controllare e nella nave che affonda scopre Russ (Orson Welles) e Ruth (Jeanne Moreau), con cui condividerà la prigionia, mentre Hughie scappa con Rae.

«Intrappolato su una nave che sta affondando velocemente, con la giovane moglie rimasta sulla loro nave alla mercé di un maniaco. Cosa succede dopo? Lasciamolo scoprire a chi comprerà il biglietto.»

Quest’ultima frase forse lascia intendere che al momento di incidere quelle parole Welles ancora sperava un giorno di poter recuperare il progetto? L’infarto che l’ha portato via nel 1985 temo non sia colpevole dell’incompletezza di The Deep, film che già sul finire degli anni Sessanta era stato abbandonato in alto mare dal suo creatore.

Pizze di The Deep dal documentario The One Man Band (1995)

Mentre negli anni Settanta i giornalisti e studiosi di cinema si chiedevano quale sarebbe stato il destino del film tratto da Dead Calm, quella storia era pronta a prendere la più incredibile delle svolte. Avete una settimana di tempo per prepararvi all’inaspettato destino della vicenda racconta da Charles Williams.

L.

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21 risposte a Dead Calm [1962-2022] 4 – Orson in alto mare

  1. Fabio ha detto:

    Lo credo che si autofinanziava i film da lui girati(e poi mollati….in nome dell’arte!),in fondo capisco che i produttori c’e l’avevano sul culo a Wells,grande tecnica registica ai tempi innovatrice,nulla da obbiettare su questo,ma era anche di fatto un pessimo investimento ed un capriccioso individuo,osannato per i soliti 3 film in croce che ovviamente furono dei flop,però guai a non apprezzare i film di Orson,perchè se nò si rischia di passare per bietoloni incapaci di concepire la differenza tra(l’arte)un bel film è uno brutto! Non me ne vogliano i fan(atici) del regista del “più bel film della storia”,ma io sono solo un umile amante di film,nella costante attesa che tante perle nascoste riescano a varcare la soglia del formato VHS,mentre del “più bel film della storia”,vengono ristampate tipo 5 riedizioni ogni anno in ogni formato immaginabile,e a prezzi ridicolmente alti,seriamente ma chi li vuole millemila riedizioni di “quel film”?,che diano spazio anche ad altri film!.Io ho una teoria,quando un individuo ti parla della sua grande passione per la “settima arte”,menzionando solamente i soliti Orson Wells,Kubrick,Fellini ecc ecc,probabilmente non sono persone che hanno realmente vissuto la travolgente e spontanea passione del godersi i film, e amarli incondizionatamente anche se non sono opere d’arte,ma sono al massimo i soliti 4 sfigati in croce che per via dei soliti 4 film osannati che hanno visionato,credono di aver visto tutto quello che valeva la pena vedere,tutti gli altri film esistenti sulla faccia della terra al massimo sono monnezza! Per quanto mi riguarda tenetevi pure Wells,io invece sono cresciuto a pane e Sam Raimi con anche un’abbondante porzione di Ray Harryhausen,viva il fantastico!!!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Concordo, troppo spesso la critica cinematografica si incancrenisce sui soliti tre o quattro autori, con due o tre film a testa, e ignora tutto il resto: Orson Welles ha girato decine e decine di film, tutti dimenticati, perché costano troppo e nessuna TV li manda in onda, temo siano ignoti anche i suoi grandi fan, che lo conoscono solo per un film girato in gioventù. E’ morto a 70 anni, totalmente ignorato da chi diceva di amarlo.

      Ognuno dovrebbe seguire le proprie passioni e i film che gli piacciono, indipendentemente se godano o meno del bollino di “cinema alto” o se siano apprezzati dai critici della domenica: tutti i grandi sono stati disprezzati alla loro uscita, quindi significa che i critici, i recensori e gli entusiasti non capiscono una mazza e si limitano a seguire l’onda postuma 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Del resto, qui ci troveremmo nelle condizioni ideali per stanare i suddetti cinefili (snob) della domenica: un regista che -a parole- amano tantissimo e un suo film a tutti gli effetti mai realizzato, ma che i suddetti puzzoni si guarderebbero bene dall’ammettere di non conoscere…
        Dialogo immaginario:
        “Be’, certo, Quarto Potere è un capolavoro indiscusso ma anche Dead Calm si difende piuttosto bene, non credi?”
        (Attimo di smarrimento del cinefilo puzzone):”EH? S-sì, certo, anche Dead Calm…”
        (Incalzando sornione): “Tutto girato sul mare, ma ci rendiamo conto del talento di Welles?”
        (Puzzone sempre più smarrito): “Er..Ehm, sì, il mare, i pirati…”
        “I PIRATI?”
        “Sì, no, cioè volevo dire i pirati del cinema come Orson Welles, che non si piegavano in nessun modo alle asfissianti regole dell’establishment hollywoodiano…”
        “Aaah, certo, in quel senso. Ma degli interpreti ne vogliamo parlare? Dico, c’è nientepopodimeno che Michael Bryant! MICHAEL BRYANT!”
        (Puzzone ormai in debito d’ossigeno): “E chi n-non lo conosce M-Michael Bryant? ”
        “Ma appunto! Te lo ricordi anche tu, no, in The Stone Stape e The treasure of Abbot Thomas?” (nota: due classiche ghost stories per la BBC che il cinefilo d’autore da quattro registi in croce NON conosce di certo, e quindi scelte apposta)
        E via così in stile sarchiapone, fino alla completa ammissione di totale ignoranza “wellesiana” da parte del finto amante di cinema… 😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahh sarebbe uno sketch comico-cinefilo da applauso! ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Dannata tastiera dello smartphone, l’ho vista solo adesso la “S” di troppo: ovviamente è The Stone TAPE 😉

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  2. wwayne ha detto:

    A mio giudizio “non sono legalmente raggiungibili” significa che quelli del Munich Film Museum hanno provato in ogni modo a metterci sopra le mani, ma ogni volta che ci hanno provato si sono trovati di fronte ad un muro di complicazioni burocratiche impossibili da superare. Li capisco benissimo, perché anch’io ho toccato con mano che quando c’è la burocrazia di mezzo non c’è mai niente di semplice: anche quando la procedura sembra banale sorgerà sempre almeno un intoppo, e come dicevo prima talvolta quell’intoppo è semplicemente impossibile da superare.
    Detto questo, quelli del Munich Film Museum potevano risparmiarsi il disturbo, perché anche se fossero riusciti a mettere le mani su tutte le pizze non avrebbero comunque raggiunto il risultato che volevano, ovvero completare il film al posto di Welles. Soltanto Welles poteva sapere quali scene andavano tagliate, quali andavano conservate e in quale ordine andavano messe, quindi se qualcun altro si mette a farlo al suo posto non sta completando il suo film, ma sta solo giocando a fare il regista con del materiale altrui.

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  3. Cassidy ha detto:

    Per una barchetta in mezzo al mare quanti grandi nomi sono stati smossi? Bellissimo post, non capita spetto di trovare Orson Welles sulle pagine del Zinefilo, quindi piacere doppio oggi 😉 Cheers

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  4. Iuri Vit ha detto:

    Ogni volta che leggo un tuo post ho almeno due libri nuovi nella lista dei desideri. Mi servirà un decennio sabbatico per mettermi in pari.

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Ho fatto una tesi di laurea su Orson Welles eppure non smetto mai di scoprire qualche sua opera naufragata (!) senza mai venire completata per i motivi più diversi. Questa storia è davvero interessante e la tua ricostruzione accuratissima, come sempre, grazie!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie a te, e per fortuna Bogadonich è riuscito a pungolare abbastanza Orson per avere qualche dichiarazione di prima mano su questo film, altrimenti avremmo solo supposizioni: come si vede, i vari biografi – compresi quelli degli attori coinvolti – non hanno ricostruito che vaghi accenni a un film che è un gran peccato rimanga solo un mucchio di scene (quasi tutte senza audio) con un montaggio solo ipotetico.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Davvero interessante la vicenda del film – non film in oggetto e, di conseguenza, altrettanto interessante la tua certosina ricostruzione 🙂
    Per essere in sintonia col titolo diciamo che questa storia, per essere ricostruita, richiedeva un’immersione in profondità e tu, a tale proposito, sei il miglior
    “sub” che conosco! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahha una sub-ricerca! 😀
      Scherzi a parte, è un peccato che la ricostruzione del film fatta nel 2005 non sia stata immessa sul mercato, anche incompleta: visto quanto è amato Welles, ti pare che non avrebbe venduto bene un DVD con uno dei suoi progetti inediti?
      All’epoca di Tele+1 ricordo che ce l’hanno fatto a peperini con l’Othello di Welles finalmente riportato alla luce, perché non fare lo stesso con il povero “Dead Calm”?

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Concordo, si tratta di un’occasione mancata, già un progetto che riemerge dalle nebbie dell’incompiuto è affascinante di per sé, con la firma di Welles poi…speriamo che in futuro qualcuno ponga rimedio! 🙂

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  7. Grendizer ha detto:

    Nessuno ha citato l’episodio di Halloween dei Simpson che parodizza Dead Calm ?

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  8. Pingback: Dead Calm [1962-2022] 6 – Ore 10, calma piatta | Il Zinefilo

  9. Sam Simon ha detto:

    Certo se Welles era il primo a non credere nel progetto, non stupisce che non abbia mai visto la luce. Meno male che poi qualcuno un film degno con questa storia l’ha fatto! :–)

    Anche un recupero di quel che c’è lo vedo difficile, tra audio mancante e montaggio inesistente…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ci sarebbe bisogno di un’operazione alla “Ultimo combattimento di Chen”: prendere cioè il girato di Welles e costruirci un film intorno, sostituendo le scene mancanti: oggi con il deep fake sarebbe facile 😛

      Comunque sì, da quel poco che sappiamo pare che Orson fosse scontento del risultato, quindi ha lasciato morire il progetto malgrado l’abbia sovvenzionato con soldi propri. Per fortuna Noyce ha avuto ben altra sorte ^_^

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  10. Pingback: Dead Calm [1962-2022] 8 – supernova | Il Zinefilo

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