Aspettando Balasso (2022) 5 – Il diavolo innamorato

Continua il mio viaggio di approfondimento su ombre, doppi e compravendita di anime in attesa di Baldus, il contro-film di Natale di Natalino Balasso, dell’8 dicembre sul “Circolo Balasso“.


Strega per amore

Su una misteriosa, ignota e innominata spiaggia – ricreata a Zuma Beach (Malibu) – il capitano Nelson trova una bottiglia misteriosa che, una volta sfregata, fa uscire un genio che parla antico persiano: il creatore Sidney Sheldon si è rivolto a un professore universitario per assicurarsi che le parole pronunciate dall’attrice nell’episodio pilota fossero davvero in antico persiano. Imparato subito l’inglese, il “genio” Jeannie può iniziare la sua quinquennale vita al fianco del capitano Nelson (poi maggiore), tra equivoci e pasticci vari.

La primissima apparizione del djinn Jeannie

L’attrice Barbara Eden racconta nella sua biografia Jeannie out of the bottle (2011) che mai avrebbe pensato di essere ingaggiata per quel ruolo, viste le efebiche figliuole che i produttori avevano provinato, ma per nostra fortuna alla fine ha prevalso il talento e la simpatia, visto che la forza della serie sta proprio nell’inarrestabile energia di Jeannie contro il rigido perbenismo di Nelson e della società tutta.
Con le dovute proporzioni, ovviamente: sin dal primo istante delle riprese i censori televisivi sono piombati come avvoltoi e ogni singolo fotogramma della serie è stato analizzato al microscopio. Già è stato un miracolo che Sheldon sia riuscito a far accettare una serie che mostrasse l’abominio più abominevole: una donna libera che convive con un uomo. Ma siamo matti? Che fine fa la famiglia tradizionale americana? Sheldon c’è riuscito solo dopo fermo impegno a non mostrare MAI Jeannie che entra anche solo di sfuggita nella camera da letto di Nelson: neanche sotto forma di fumo!

Barbara Eden confessa che all’epoca, cioè negli anni Sessanta, lei era una donna anni Sessanta (che sembra un’ovvietà ma, detta nel 2011, non lo è affatto), e sebbene abbia sempre lavorato in giro per teatri e set d’America si è sempre considerata “casa e famiglia”: ci tiene quindi a specificare di non avere nulla della Jeannie televisiva, sebbene si sia divertita un mondo ad interpretarla per cinque anni.

Oggi quel tipo di donna anni Sessanta è fuori moda, Barbara lo ammette, ma all’epoca a lei non piaceva quel nuovo modo di intendere la famiglia che prendeva piede. Quando nel 1963 ha lavorato ad alcune puntate della nota serie “Rawhide” sul set vedeva quel giovane attore idolo delle donne, un certo Clint Eastwood, che davanti a tutti si spupazzava la sua amante ufficiale, mettendo in imbarazzo quelli che conoscevano bene la di lui moglie. Quel tipo di “modernità” non piaceva a Barbara Eden, anche a ricordare la profonda differenza fra i vizi privati nascosti sotto le pubbliche virtù cantate dalla censura televisiva.

Come ogni film o serie TV frizzante con personaggi simpatici e divertenti, le riprese sono state tutto tranne che simpatiche e divertenti: basti dire che Barbara Eden passava tutto il tempo chiusa nel suo camerino, per sottrarsi ai tuoni e fulmini che quotidianamente il collega Larry Hagman faceva sul set, attirandosi l’odio di tutti i tecnici. Non stupisce che, racconta l’attrice, quando lui chiedeva qualcosa da bere gli arrivasse con il sale al posto dello zucchero.
Più simile al personaggio di J.R. per cui diventerà famoso, l’attrice specifica che Larry Hagman era un grande attore ma una persona molto difficile con cui lavorare, che ha sempre fatto di tutto per cacciare colleghi con cui non andava d’accordo e cose del genere, tanto che un giorno Sheldon ha chiamato Barbara e le ha chiesto se secondo lei la serie avrebbe sofferto se avessero cacciato a pedate Hagman dal set, come tutti volevano fare con gran piacere. La donna lo ha difeso perché, al di là del caratteraccio, era un bravo attore e funzionava a meraviglia nel personaggio, e questo le è costato diverse amicizie. Non stupisce che Hagman nella sua autobiografia Hello darlin’ (2001) si limiti a citare di sfuggita la serie.

Fra incidenti sul set, in tempi in cui la sicurezza sul lavoro era ignota, litigi, zuffe e pugnalate nella schiena, la serie procede per cinque anni di filata: ma a cosa si è ispirato Sidney Sheldon per lo spunto? Be’, la risposta sembra facile: la storia della lampada di Aladino, solo che invece di un genio Nelson trova Jeannie. Mi permetto però di dubitarne.

Se lo spunto della serie TV “Vita da strega” fosse stato la lampada di Aladino, Jeannie avrebbe dovuto promettere almeno tre desideri  o comunque una qualche variazione sul tema. Invece nell’episodio pilota, non appena i due si incontrano, viene subito messo in chiaro l’indizio che secondo me tradisce la vera e segreta ispirazione di Sidney Sheldon.

Mi preme ricordare il fatto che fino a tempi recenti alcuni “traduttori” europei non provavano alcun legame deontologico nella resa migliore possibile dei testi… L’ho presa larga, vedo di essere più conciso: molti dei testi che noi europei crediamo provenire dall’Oriente sono invenzioni nostrane, spacciate per traduzioni.

Indagare sulla fumosa, vaga e misteriosa storia della Lampada di Aladino esula da questo speciale, ma di sicuro quando nel 1701 l’orientalista francese Antoine Galland entra in possesso di alcuni racconti sparsi di natura orientale e inizia a tradurli, impiegando i successivi quindici anni per sfornare l’opera nota come Le Mille e una notte, in mezzo al guazzabuglio di testi provenienti da chissà dove non c’era alcuna lampada né alcun Aladino. Pare che la storia sia stata raccontata a voce a Galland, poi pare che una sua versione sia stata trovata in un manoscritto orientale – ma non certo in Oriente – quindi direi di abbandonare una storia di cui più si cercano le origini meno si trovano.

Cento anni dopo (non so essere più preciso) i noti fratelli Grimm sembrano strizzare l’occhio ad Aladino quando scrivono Lo spirito nella bottiglia: chissà se Stevenson conosceva quella fiaba.

Illustrazione di Scott Plumbe (da Mammaoca.com)

Finiti i soldi per mantenere il figlio a scuola, un boscaiolo è costretto a prenderlo a lavorare con sé quando è chiaro che il giovane non ne sia molto capace. Durante il suo primo giorno il ragazzo sente una voce che lo chiama e lo esorta ad aiutarlo, e scavato alla base di un albero fra le radici trova «una bottiglietta», che guardata controluce mostrava al suo interno «una cosetta simile a una rana». Tolto il tappo alla bottiglia, quello che esce è uno spirito che tuona con voce possente: «Io sono il potentissimo Mercurio; a chi mi libera, devo rompere il collo». Il giovane inganna facilmente lo spirito maligno e per liberarlo di nuovo si fa promettere una ricompensa che lo farà ricco, infatti vivrà per sempre felice e contento. Fine della storia.

No, Sidney Sheldon non pensava né alla Lampada di Aladino né al crudele spirito nella bottiglia dei Grimm. Nel primo incontro fra i due protagonisti Nelson libera Jeannie da qualsiasi legame, non pretendendo da lei alcun desiderio esaudito, e la donna che ora può scegliere liberamente… sceglie di rimanere con lui. Sicuramente è solo una mia idea, ma sono convinto che quella vecchia volpe di Sheldon abbia portato su schermo, all’insaputa di tutti, un romanzo settecentesco il cui autore è finito ghigliottinato!


Le Diable amoureux

«Scomparso. Lo aveva cercato in diverse librerie, poi su internet, nei remainders, sulle bancarelle. Niente. Quale proterva diavoleria aveva potuto far sì che fosse introvabile per il lettore italiano?» Con queste incredibili parole l’editore Donzelli spiega il motivo che l’ha spinto ad una altrettanto incredibile operazione editoriale: recuperare l’introvabile Il diavolo innamorato (Le Diable amoureux, 1772) di Jacques Cazotte, ritradurlo visto che è impossibile recuperare antiche e dimenticate versioni italiane, e chiedere ad Andrea Camilleri se vuole scrivere l’introduzione. Quest’ultimo, subito rapito dall’operazione, accetta invece di scrivere un racconto ispirato al testo, così nel 2005 nasce Il diavolo. Tentatore. Innamorato.

Ora, mi sia consentito interrogarmi su come sia possibile che un noto editore, con le conoscenze ed aderenze che sicuramente avrà in campo editoriale, possa considerare addirittura “introvabile” (persino su internet) un testo che io, che non sono nessuno, ho trovato a raffica ovunque? Ma che siti frequenta? Bastava andare su eBay.
Come si vede nella foto qui sotto, con due spicci negli anni ho raccolto una collezione di cinque edizioni diverse che quindi farebbe svenire Donzelli, che ha rivoltato l’Italia senza trovarne manco una…

La mia sesta copia, da “La Biblioteca di Babele” di Borges, purtroppo è solo digitale

Mettendo da parte discutibili operazioni commerciali, viaggiamo fino al 1772, l’anno in cui Goethe abbozza quell’opera poi chiamata Urfaust e che nel 1808 diventerà il celebre Faust. All’epoca però non si parlava ancora di patti col diavolo, quell’argomento era ancora legato alla tradizione medievale che, come mi spiega Alfonso D’Agostino nel suo Gli antenati di Faust (2016), prevedevano compravendita d’anime per questioni decisamente “terra terra”. Sin almeno dal VI secolo della nostra èra, mi dice l’autore, esiste una narrativa che parla di patti col diavolo in cui la persona si impegna a rinnegare Dio, Cristo o la Madonna – non necessariamente tutti insieme – in cambio dell’amore di chi non lo corrisponde, o di vari privilegi venali. Siamo quindi ancora lontani dalle tematiche “alte” di Marlowe prima e Goethe poi.

In quel 1772, dunque, il 53enne francese Jacques Cazotte pubblica Le Diable amoureux, edito a Napoli – anche perché è da quelle parti che prende il via la vicenda – e presentato come nouvelle espagnole, visto che il protagonista è appunto spagnolo: Don Alvaro Maravillas.

Alvaro sembra anticipare il giovane William Wilson di Poe, visto che lo troviamo soldato dedito ad ogni vizio, dal gioco all’accompagnarsi con belle figliuole, finché non si incapriccia di evocazioni diaboliche di cui un suo commilitone si dice esperto. Impratichitosi in un lampo, può iniziare questa storia, che per me era ben chiara nella mente di Sydney Sheldon al momento di scrivere “Strega per amore”.
Abbiamo infatti il militare (come il capitano Nelson) che in modo un po’ sconsiderato compie un rituale antico (come strofinare una bottiglia ignota) e si ritrova davanti un’entità paranormale a forma di donna (come Jeannie), la quale – dopo una iniziale serie di fraintendimenti tipici della “commedia degli errori” – si rivela innamorata del giovane.

Per carità, sono coincidenze vaghe, ma per me il punto di svolta è ciò che distingue l’opera di Cazotte da tutte le evocazioni sataniche che l’avevano preceduta, e che ne farà un perfetto predecessore del Peter Schlemihl di Chamisso: il protagonista Alvaro non chiede niente, non vuol dannarsela l’anima, e una volta capita la vera entità della donna… la libera, con il risultato di ritrovarsela appiccicata. Come il diavolo che non molla mai Schlemihl e come Jeannie che non molla mai Nelson.

Ecco perché mi azzardo a suggerire un collegamento fra la Biondetta di Cazotte e la Jeannie di Sheldon: entrambe sono donne libere in una cultura fortemente maschilista e conservatrice, che possono dunque fare ciò che a nessuna donna di buon nome è concesso, ed entrambe si innamorano del loro “liberatore”. E più Alvaro/Nelson cerca di allontanare Biondetta/Jeannie, più cerca di staccarsi da questa donna troppo solerte e dal carattere forte, più lei lo marca stretto.

Biondetta e Alvaro in un’illustrazione del 1772 attribuita a Jean-Michel Moreau.

Se Jeannie al massimo potrebbe essere un “genio”, Biondetta è decisamente di più.

«Biondetta non deve bastarti: non è questo il mio nome, sei tu che me l’hai dato; mi lusingava, lo portavo con piacere: ma bisogna che tu sappia chi io sono… Io sono il diavolo, mio caro Alvaro, io sono il diavolo…
[…] Lascia che entrino nelle tue vene gocce del fuoco delizioso che fa ardere le mie; addolcisci, se lo puoi, il suono di questa voce fatta per ispirare l’amore, di cui troppo spesso ti servi per spaventare il mio animo timido; dimmi, infine, se ti è possibile, ma con la stessa tenerezza che provo per te: Mio caro Belzebù, io ti adoro…»

È il 1772 e Cazotte non ha problemi a parlarci di un protagonista maschile fortemente legato al perbenismo moralista che però non ha pregiudizi “di genere”: quando il paggetto diventa una ragazza, per poi affermare di essere un demone maschile, Alvaro non batte ciglio, dimostrando quanto i nostri tempi “moderni” non siano poi così moderni.

Sia Biondetta che Jeannie sono entità sovrannaturali che si innamorano di un mortale brontolone e lamentoso – Alvaro poi è un “mammone” da antologia! – e anche se la storia di Cazotte prevederebbe che il diavolo cerchi di tentare l’uomo per dannargli l’anima, in realtà la vicenda mostra tutt’altro, rendendola davvero simile alla futura “Strega per amore”, col povero Alvaro che cerca di raccapezzarsi vivendo con una donna dai grandi poteri.

Alla sua uscita l’opera ha sollevato molte polemiche perché si apre citando vagamente e in modo confuso alcune sedicenti pratiche evocative, ma per fortuna altri autori successivi hanno saputo cogliere il grande gioco di Cazotte: penso a quella meravigliosa cattedrale barocca di gioco letterario che è il romanzo Il Club Dumas (1993) di Arturo Pérez-Reverte, spagnolo come Alvaro, che al suo cacciatore di libri protagonista fa trovare anche una copia del 1878 del Diavolo innamorato, ma soprattutto gli fa tenere questo dialogo con la “ragazza misteriosa”.

«Credi nel diavolo?»
«Mi pagano per crederci. Almeno finché dura questo lavoro.»
[…]
«Sai perché mi piace questo libro [Il diavolo innamorato], Corso?»
«No. Dimmelo.»
«Perché il protagonista è sincero. Il suo amore non è un semplice stratagemma per dannare un’anima. Biondetta è tenera e fedele; ammira in Alvaro le stesse qualità che il diavolo ama nell’uomo: il suo coraggio, la sua indipendenza…» Le ciglia velarono per un attimo le iridi chiare. «La sua ansia di conoscenza e la sua lucidità.»
«Ti trovo bene informata. Che ne sai tu?»
«Molto più di quanto immagini.»
«Io non immagino nulla. I miei riferimenti su quello che il diavolo ama o disprezza sono esclusivamente letterari: Il Paradiso perduto, La Divina Commedia, passando per Faust e I fratelli Karamazov…» fece un gesto ambiguo, evasivo. «Il mio è un Lucifero di seconda mano.»

Ecco perché non sono riuscito in alcun modo anche solo a sopportare la visione de La nona porta (1999) di Roman Polanski, perché prende un profondo atto d’amore nei confronti della letteratura e della narrativa e lo trasforma in un thrillerino satanico basato sugli occhi vuoti di Johnny Depp.

Il cacciatore di libri (Johnny Depp) e la “ragazza misteriosa” (Emmanuelle Seigner)

Se Peter Schlemihl agli inizi dell’Ottocento userà gli strani oggetti fiabeschi nelle tasche del diavolo per modificare la realtà, a fine Settecento Alvaro ha Belzebù in persona che gliela muta per lui, nello stesso modo in cui farebbe una donna innamorata per migliorare la vita del suo uomo. Anche se Alvaro è parecchio “de coccio” e ci metterà un po’ a capirlo.

Cazotte chiama «ossessi» (obsédés) quelli che agiscono sotto l’influsso del demonio e per ben due volte usa termini più che illuminanti per descrivere il suo Alvaro spinto dal potere di Biondetta: «machinalement» e «automate». Il corpo umano diventa macchina, mero automa, quando è guidato dal Diavolo. Cinquant’anni dopo un personaggio di E.T.A. Hoffmann scopre che la donna che ama è solo un automa: è ancora amore? Prima del buio Ottocento, il settecentesco secolo dei Lumi risponde di sì: qualunque sia la forma assunta dal diavolo innamorato, è pur sempre amore.

Chiudo cavalcando questa nota positiva, ricordando l’altro grande djinn della nostra infanzia: dopo Jeannie c’è… Il mago pancione (1969)! Per farlo uscire non serviva strofinare la sua lampada: bastava uno starnuto.

L.

– Aspettando Balasso 2022:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Saggi e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

30 risposte a Aspettando Balasso (2022) 5 – Il diavolo innamorato

  1. Cassidy ha detto:

    Post ominicompressivo, si va dal set di una sit come a Polanski, passando per la letteratura e il mitico mago pancione, solo applausi per questa disamina 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Comunque, vista la grande (e gradita) presenza di libri negli ultimi post, direi che lo zinefilo sta lasciando sempre più spazio al suo alter ego, lo zinofilo (da bibliofilo)! 🙂
    E, per la cronaca, questo sguardo così ampio, mi piace e mi solletica, quasi quanto il mago pancione! 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Conte Gracula ha detto:

    Interessante questa panoramica di “spiriti imbottigliati e innamorati”. Specie considerando che Jeannie ha fatto parte della mia infanzia.
    Immagino che il film che chiude la storia sia venuto molto dopo, dato che gli interpreti erano un po’ invecchiati e Jeannie aveva avuto un figlio da Nelson (non so se si fossero anche sposati, sono passati tanti anni).

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non credo di aver visto il film, o se l’ho fatto è passato così tanto tempo che non potrei mai ricordarlo. Però era usanza tirare fuori un film a serie chiusa, il problema è che il formato “lungo” di solito mal di adattava a storie che piacevano nella loro brevità.

      Piace a 1 persona

      • Conte Gracula ha detto:

        Oggi, finita una serie, la si continua a fumetti 😛

        Il film di Strega per amore era sostanzialmente un episodio lungo; ciò che mi lasciava stranito era la presenza di scene riprese dal vivo, mentre la serie la ricordo tutta sul set, al limite con qualche paesaggio di transizione tra due scene.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        E meno male: i fumetti non hanno problemi di budget 😛

        Mi hai fatto venir foglia di vedere se becco quel film TV: facilissimo che non l’abbia mai visto.

        Piace a 1 persona

  4. Conte Gracula ha detto:

    Ip l’ho visto solo una volta, sicuramente in italiano, ma non l’ho mai più ribeccato in TV.
    Se lo vedi, fammi sapere se mi ricordo male 😛

    Piace a 1 persona

  5. Vasquez ha detto:

    Alle medie avevamo un libro, “Il Novelliere”, un’antologia di favole, racconti, fiabe, novelle: Trilussa, Poe, i Grimm, Perrault, Andersen, e anche qualche estratto da “Le mille e una notte”. Tre-quattro storielle, ma non la più famosa. Così anni dopo l’acquistai a parte. “Aladino e la lampada meravigliosa” nella collana “100 pagine 1000 lire” della Newton, anche per vedere le differenze tra la storia originale e quella Disney. Diverse in realtà, ma quelle più eclatanti sono due. La prima è che i geni della storia sono due: quello della lampada che tutti conosciamo, e quello dell’anello che serve per aprire la caverna dov’è nascosta la lampada. E la seconda è che Aladino ha desideri infiniti con tutti e due i geni! Ogni volta che si sfrega la lampada il genio viene fuori e fa quello che gli viene ordinato. E devo dire che ci sono rimasta anche un po’ male, perché così è troppo facile, ma non si sa come la storia riesce ad andare avanti lo stesso per 90 pagine…a quanto pare i narratori allunga-brodo sono sempre esistiti.

    Certo che non mostrare mai Jeannie che entra in camera di Tony dimostra solo quanto potessero essere piccole quelle scatole craniche di chi si metteva a controllare certe cose. Come se “certe cose” si potessero fare solo in camera… La stessa ristrettezza di chi decise di mostrare i letti gemelli in camera di Marion e Howard in “Happy Days”. Bah…

    Ma poi scusa eh, ma che si sbugiardano le case editrici così come se niente fosse? 😛 Sei un mito, veramente.
    Devo anche sottolineare “Il Club Dumas” definito come una “meravigliosa cattedrale gotica”? No vero? Anche perché non ho le parole: le hai usate tutte tu 👏👏👏

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Aladino è uno di quei casi in cui gli eredi hanno parecchio snaturato le storie originali, diventando molto più famosi. Non valeva la pena entrare troppo in argomento, che qui l’8 dicembre si avvicina e devo andare ancora a bussare a casa Faust! 😛

      L’ho poi ritrovato quel vecchio Diabolik e quindi posso darti anche la data: nel luglio del 1973, quindi in pieno post-’68, Diabolik ed Eva Kant sono ritratti a dormire in letti separati. Perché rubare e ammazzare va bene, ma GUAI a dormire insieme senza essere sposati!!! 😀
      Nella biografia l’attrice racconta le assurde richieste della censura contro cui il povero Sheldon ha dovuto combattere strenuamente: già è tanto che sia riuscito a passare qualcosa della sua storia.

      Mi piace pensare che Reverte abbia costruito il personaggio della “ragazza” proprio pensando alla Biondetta di Cazotte, cioè un diavolo “mascherato” 😛

      Piace a 2 people

      • Vasquez ha detto:

        Come sarebbe che l’8 dicembre si avvicina? Ma se ancora non è passato manco Halloween? Così mi fai salire l’ansia per il Natale 😛
        (a proposito di Halloween: ti interessa un film di Halloween dove guardano in TV “Zombi” di Romero doppiato?)
        A parte gli scherzi, mi sfrego le mani, perché vuol dire che la rubrica andrà avanti a vele spiegate fino all’approdo. Niente allunga-brodo sul Zinefilo 😉
        P.S. Certo che ci vuole coraggio a mostrare i letti gemelli in camera di Diabolik e Eva, che così atletici magari non hanno neanche bisogno del letto 😛

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il Natale è un attimo: non fai in tempo a togliere il costume da bagno che devi addobbare l’albero 😀
        Non per metterti ansia, ma manca all’incirca un mese al contro-film, e io sto ancora viaggiando per strade secondarie, dimentico della strada maestra!

        Interessatissimo al Romero doppiato: le mie zanne lo aspettano ^_^

        I giochi della morale creano paradossi che Zenone al confronto era un ragazzino.
        Mi piace citare sempre la serie “Nikita”, quella del 2010, dove la giovane assassina, addestrata ad uccidere in mille modi diversi, parte in missione, va a vivere in una casa pronta a colpire, e si rilassa bevendo… latte! Perché il personaggio ha solo 19 anni: può uccidere decine di persone, torturare e massacrare, ma GUAI a bere un alcolico! Manco un Crodino, no, latte fino a 23 anni!
        E così Diabolik, che in 60 anni con Eva non è mai andato oltre il bacio…

        Piace a 1 persona

      • Vasquez ha detto:

        Lucius c’è posta per le tue zanne 😀

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto e risposto ^_^
        Le zanne ringraziano.

        Piace a 1 persona

      • Vasquez ha detto:

        Maremma confusa! Non è “Zombi”…ho preso “La notte” per “L’alba” 😱 Cassidy mi bannerà a vita, e tutto per colpa dei maldestri titolisti italioti! Povera me…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        In effetti è più facile trovare “La notte”, perché essendo di pubblico dominio lo si trova spesso nelle TV di altri film: quando è aggratis, un film è sempre replicato 😛
        Però trovarlo doppiato è una chicca ^_^

        Piace a 1 persona

    • Conte Gracula ha detto:

      Il genio dell’anello fu utilizzato in un vecchio adattamento cinematografico, forse degli anni ’50, in non ricordo che film (ero proprio un bambino, quando lo vidi) ma lì veniva dipinto come dotato di potere inferiore.
      Un giorno dovrò cavarmi lo sfizio di leggere il presunto originale ^^

      Piace a 2 people

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono favole diventate così famose lontano dagli originali che ti avverto, potresti rimanere deluso. La fiaba dei Grimm è di una bruttezza abbacinante: ti credo che che poi facevano successo le versioni edulcorate Disney di queste favole 😛

        Piace a 1 persona

      • Conte Gracula ha detto:

        Beh, le storie raccolte dai Grimm erano racconti popolari, probabilmente mancava loro il glitter (compensavano con qualche crudeltà gratuita 😛 )

        Piace a 1 persona

      • Vasquez ha detto:

        Come dice il mio Novelliere, queste favole orientali si differenziano dalla tradizione occidentale perché più complesse, ricche di situazioni volte a stupire l’ascoltatore (in quanto inizialmente tramandate solo oralmente), le storie sono lunghe e infarcite di particolari, presentando spesso una storia nella storia e moltiplicando il numero di narratori, come appunto ne “Le mille e una notte”, dove poi le storie narrate da Shahrazad si intrecciano anche fra di loro. Sono storielle carine, e anche quella di Aladino lo è, però bisogna tenere a mente tutte le deviazioni lungo la strada 😛

        Un genio che veniva fuori dall’anello c’era pure in quel cartone con fratello e sorella che univano l’anello e usciva Shazam. Difatti quando iniziarono a pubblicizzare il film con Zachary Levi credevo venisse da quel cartone lì e non dal fumetto DC 😀

        Piace a 2 people

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Borges, amante dei racconti circolari, diceva che fra le storie raccontate da Sherazade per distrarre il sovrano ce n’è una in cui si racconta di Shrazade che racconta storie per distrarre il sovrano, così come nel Mahabarata c’è un personaggio che legge il Mahabarata e come a metà dell’Amleto viene messo in scena uno spettacolo in cui si racconta l’Amleto. Forse per questo Borges diffidava degli specchi, perché sapeva che ci avrebbe visto un Altro Borges… e magari scoperto che lui era solo un racconto dell’Altro!

        Piace a 2 people

      • Vasquez ha detto:

        Già gli specchi sono oggetti inquietanti, ma così diventano diabolici (tanto per restare in tema) 😈

        Il cartone con il genio dell’anello era questo https://it.m.wikipedia.org/wiki/Shazzan
        Lo so, non è scritto allo stesso modo, ma cosa potevo saperne? 😜

        Piace a 2 people

      • Conte Gracula ha detto:

        Ecco, ricordavo bene 🙂 adoravo quel contenitore, Banana Split, presentava molte serie “minori” di Hanna & Barbera 😀

        Piace a 2 people

      • Conte Gracula ha detto:

        Ricordo, ovviamente, il genio (e cammello alato, credo fosse chiamato Kabubi). Credo che il genio si chiamasse Shazzan, nel caso sarebbe una differenza minima e il fraintendimento e conprensibile 😉

        Piace a 2 people

  6. Grendizer ha detto:

    Un genio dell anello appare anche nel film animato nipponico “la lampada di Aladino ” uscito in dvd Yamato Video.
    Il film conclusivo di Jeanny lo vidi pure io e non era nulla di eccezionale, visto che aveva attori invecchiati o sostituiti perché morti quindi già triste in partenza.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.