Venerdì 13: la serie (1987) 1 – L’eredità

Ad ottobre sono stati riesumati Hellraiser e Halloween mentre io ogni domenica raccontavo la serie TV di “Freddy’s Nightmares“: e il povero Jason? Perché nessuno pensa mai a Jason?

Visto che festeggiamo i 35 anni da quel 3 ottobre 1987 in cui la Paramount ha portato in TV “Friday the 13th: The Series“, battendo sul tempo Freddy Krueger, mi sembra giusto ricordare la serie di Venerdì 13… senza Jason! Ma povero, perché lo trattano tutti male?

Secondo voi, una serie paranormale (quindi già svantaggiata in partenza agli occhi di un pubblico generalista) che vada in onda sei giorni dopo l’esordio di uno scherzetto chiamato “Star Trek: The Next Generation“, quante possibilità ha di rimanere in vita? Molti dei suoi stessi produttori erano convinti che non sarebbe andata oltre la metà della prima stagione, invece la serie non solo dura ben tre stagioni, ma batte Picard nello sbarcare sul pianeta più ostile di tutti: la TV italiana!


Prima apparizione italiana

Grazie al “Radiocorriere TV” del 19 marzo 1989 sappiamo che a quella data la CIC Video aveva portato nelle nostre videoteche tre VHS con due episodi a cassetta, per un totale quindi di sole sei puntate, ma in fondo era giusto un assaggio. Non ho trovato tracce di quelle videocassette, ma stando al settimanale il titolo italiano è semplicemente Friday the 13th. (Qui Picard ha battuto Jason di un anno, visto che le VHS di TNG sono arrivate nelle nostre videoteche almeno dall’estate del 1988.)

Il curatore della rubrica dedicata all’home video, Gabriele Rifilato, si mostra subito ben poco appassionato della saga filmica. «La Paramount e Frank Mancuso hanno continuato a credere in questa serie horror che, a onor del vero, dopo il primo film di Cunningham ha detto ben poco di interessante». Lo stesso ci riporta dichiarazioni di Mancuso che non si sa da dove arrivino: è stato intervistato dal “Radiocorriere TV”?

«Durante la lavorazione dei telefilm sono accaduti una serie di fatti sconcertanti, e tutti di venerdì! La scomparsa di un candeliere, per esempio, cercato per tutta la settimana e poi riapparso il venerdì successivo, o la disavventura con le api. Doveva essere uno sciame di api senza pungiglione, cercato per girare una scena all’interno di un’auto. Le api si rifiutarono però di volare. Fummo costretti, alla fine, a prendere api operaie più “aggressive”, e lo sciame fu liberato in una gabbia disegnata per sembrare l’abitacolo dell’auto, e successivamente la scena fu montata con l’attrice che urlava.»

Non so se qualcuno abbia mai visto in videoteca queste fantomatiche tre videocassette – io purtroppo no – ma di sicuro la serie raggiunge un maggior pubblico l’anno successivo.


Che notte, quella notte…

Che notte, quella notte. Quella di venerdì 13 luglio 1990, in cui l’Italia1 dei tempi d’oro, dei tempi magici, affida niente meno che a Zio Tibia in persona il compito di infestare magicamente la serata:

«Una serata in compagnia di vampiri, mostri, cadaveri e litri di sangue? Perché no, Italia1 dà la possibilità agli amanti del “macabro” di trascorrere una notte di terrore.»
da “La Stampa”, venerdì 13 luglio 1990

Dal “Radiocorriere TV” di quel magico venerdì 13 luglio 1990

Si parte alle ore 20, 35 con Ammazzavampiri (1985) in prima visione, e già scatta l’applauso, poi in terza serata si rispolvera un Venerdì 13 (1980) di Sean S. Cunningham che fa sempre la sua porca figura, chiudendo a notte fonda con un episodio di “Ai confini della realtà”. E in seconda serata? Zio Tibia sa sempre far fare ai propri spettatori dei… zombi di felicità! E così presenta in esclusiva il primo episodio di “Venerdì 13“, la serie televisiva che non c’azzecca una mazza con i film omonimi ma fa sempre piacere.

Sono abbastanza sicuro di essere stato testimone di quella spettacolare serata di Italia1, ma ho registrato solo Ammazzavampiri, rimanendo folgorato da Chris Sarandon cattivo. Tra parentesi, di lì a poco avrei letto L’ombra dello scorpione (1978) di Stephen King e non c’è stato niente da fare: il demoniaco Randall Flagg nella mia testa aveva la faccia cattivissima dell’ex marito di Susan Sarandon.

Quel mese in edicola “Dylan Dog” ci inonda di orrore a fumetti, tutto firmato Tiziano Sclavi:

Speciale n. 4, Mefistotele, con tanto di pseudobiblion
Lo scrittore H. P. Boone ha firmato la sua ultima pagina, perché la morte è venuta a rapirlo… È un viaggio breve, subito interrotto. Una forza oscura lo riporta indietro, una forza rabbiosa nata nel fondo dell’Inferno, nata da una vita di sofferenza e di sogni spezzati… Boone è tornato per pretendere ciò che gli appartiene, per chiedere vendetta. Dylan Dog scruta dentro gli occhi di un uomo perduto, dentro l’oscurità di un abisso senz’anima…

Mensile n. 46, Inferni
Che cos’è l’Inferno? Un sasso nella scarpa, una notte insonne, un pensiero che torna ossessivo? Cosa sono gli Inferni e quanti sono? Infiniti, caro Dylan, desolati o frivoli, folli o governati da una noiosa burocrazia. Ma anche gli impiegati più attenti possono sbagliare, anche il più esperto funzionario infernale può distrarsi… Ed ecco che i morti tornano sulla Terra a regolare vecchi conti in sospeso!

Prima ristampa n. 1, L’alba dei morti viventi, il mitico!
Il passo incerto, la mano gelida e un’insaziabile fame di carne viva. I morti escono dalla tomba per venire a farci visita; ne sa qualcosa Sybil Browning, sfuggita per un pelo alle fauci del marito defunto. L’unico che può aiutarla è un bizzarro detective che suona il clarinetto e coltiva una passione per mostri e misteri; il suo nome è Dog, Dylan Dog. L’Indagatore dell’Incubo e l’inseparabile Groucho seguono il passo degli zombi fino al villaggio di Undead, dove li attende il mefistofelico Xabaras…

In chiusura ricordo che “Tutto Tex” aveva appena riportato in edicola uno dei mitici scontri con Mefisto, Incubo! di Gianluigi Bonelli in persona.

Insomma, era un periodo in cui eravamo circondati dall’orrore.


Episodio 1×01
L’eredità
(The Inheritance)

Andato in onda il 3 ottobre 1987, l’episodio è diretto da William Fruet, regista televisivo che nello stesso periodo è arrivato in Italia con la miniserie “La guerra dei mondi”.

La bottega del mistero in cui tutti noi vorremmo entrare

Questo tipico “pilota” si apre con Lewis Vendredi (R.G. Armstrong), titolare dell’omonimo negozio di antiquariato, impuntarsi nel non voler vendere una strana bambola ad una famigliola: che il suo negozio abbia qualcosa di strano lo capiamo dal fatto che strani avvenimenti dal forte odore di zolfo si portano via il gestore.

Morto Vendredi (o presunto tale), la proprietà del suo negozio finisce in eredità ai suoi due nipoti: Michelle “Micki” Foster (Robey) e Ryan “Il leone” Dallion (John D. LeMay), che per fortuna poi saranno solo Micki e Ryan. I due sono lontani cugini e non si erano mai incontrati, entrambi non provano alcun interesse nel negozio e si sbrigano a vendere tutto per tornare alle loro vite, finché nottetempo non piomba in negozio Jack Marshak (Chris Wiggins), fornitore dello zio Lewis che insieme ai due giovani giunge a una scoperta inquietante: a causa di un patto diabolico stipulato da Vendredi, tutti gli oggetti del negozio sono posseduti e vantano poteri che possono essere letali, soprattutto se usati per scopi biechi.

Davvero misera come “inaugurazione per nuova gestione”

In un lampo Micki e Ryan rinunciano alle loro vite precedenti – lei doveva persino sposarsi – per gettarsi anima e corpo in questa missione benefica, cioè ritrovare gli oggetti posseduti venduti da zio Lewis, sottrarli ai loro ignari (più o meno) possessori e rinchiuderli in sicurezza in quello che ha tutto l’aspetto di strizzare l’occhio al Museo degli Artefatti dei coniugi Warren: non mi stupisce che il primo oggetto recuperato sia una bambola satanica che Annabelle deve solo che stare che muta!

Se negli anni Ottanta il Museo di casa Warren aveva una bambola demoniaca…

… il negozio di antichità di Vendredi non è certo da meno

Louise Robey, nota solo come Robey, era in rapida ascesa. Cresciuta come army brat, cioè figlia di un militare e quindi in continuo trasloco in giro per il mondo, diventa fotomodella ma anche cantante pop, e dopo qualche apparizione al cinema diventa protagonista di questa serie e sembra un gran bel lancio. «Credo che la serie abbia aiutato la mia carriera», racconta alla rivista “Femme Fatales” nella primavera del 1993. «Quando giri così tanti episodi da un’ora alla fine è come se girassi tanti piccoli film: nessuno conosce la cinepresa meglio di me. Imparo velocemente, la vita è la mia scuola e non mi applico mai in qualcosa se non ci metto il 100% di impegno». Tutto bello, ma dalla fine della serie nessuno ha più avuto notizie di Robey. In compenso ha confessato che dal set si è portata via alcuni oggetti di scena: le campanelle del negozio, per esempio, ed alcuni oggetti “posseduti” come un violino, la statua del Cupido e altro. Credo che di più non abbia ottenuto dal mondo del cinema.

Uno strano trio di indagatori dell’incubo

Un po’ meno entusiasta è il suo collega John D. LeMay, che invece ha lavorato molto di più prima di tornare al suo vecchio amore, il teatro. «La serie è stata una grande esperienza, ho lavorato ogni giorno per due anni e alla fine ho preso molta più confidenza con la recitazione», racconta l’attore in una dichiarazione (senza fonte) citata nel saggio Crystal Lake Memories (2006) di Peter M. Bracke. «Ci sono stati episodi grandiosi e altri mediocri, e un paio di davvero pessimi. Inoltre non credo che io fossi esattamente ciò a cui pensavano quando mi hanno ingaggiato: volevano qualcuno più “tosto” mentre io volevo rendere il mio Ryan più intelligente e vulnerabile».

da “Femme Fatales” (Vol. 1) n. 4 (primavera del 1993)

Di sfuggita Marshak ci dice che il librone su cui zio Lewis segnava tutte le vendite ha in copertina una scritta che, tradotta, significa “Regole del Demogorgo” (Theurgical runes of the demogorgon): e che è un demogorgo? Boh, forse lo spiegheranno in un’altra puntata. (Adoratori di “Strane Cose”, non riempitemi i commenti di spiegazioni, lo so che voi sapete tutto sul demogorgon, ma vorrei sapere cosa voglia dire nell’universo di Venerdì 13, visto che è stato citato espressamente.)

Per finire questo Racconto delle Origini, sempre Marshak propone il nuovo nome da dare al negozio: “Oggetti curiosi” (Curious Goods). Ma cos’è che vende? Boh, oggetti curiosi…

Ah, dimenticavo… Che cacchio c’entra questa trama con Venerdì 13????

L.

da “Femme Fatales” (Vol. 1) n. 1 (primavera del 1992)

– Ultimi post su “Venerdì 13”:

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39 risposte a Venerdì 13: la serie (1987) 1 – L’eredità

  1. Conte Gracula ha detto:

    Non ricordavo che lo zio satanico dei protagonisti si chiamasse Venerdì (in francese) 🤔

    Ricordo con piacere questa serie, alcuni episodi erano carini, dipendeva tutto dal funzionamento dell’oggetto della settimana: se ricordo bene, uccidendo una persona si alimentava l’oggetto ed era possibile attivarne il potere, che dipendeva dalla storia dell’oggetto stesso.
    Per esempio, ricordo di un orologio da taschino coinvolto in una strage alla stazione: uccidendo una persona e andando in quella stazione a mezzanotte, il tempo si bloccava per un’ora, la tredicesima ora.
    C’era poi il bisturi di Jack lo Squartatore: uccidendo qualcuno col bisturi, si poteva portare a compimento qualsiasi operazione chirurgica, la difficoltà era indifferente!

    Purtroppo ne ho visto poche puntate, compresa una davvero imbarazzante che spero di essermi sognato, ma ho il vago ricordo che qualcosa mi lasciasse perplesso: non sono sicuro che venisse spiegato in che modo i compratori scoprissero il meccanismo satanico dietro a ogni oggetto 🤔
    L’ultima volta che ho visto questa serie ero ancora minorenne…

    Ah, in chiusura devo dirti che ho visto una delle videocassette, in videoteca, il secolo scorso: credo avesse l’episodio della bambola.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sei ufficialmente la seconda prova che queste cassette siano mai davvero arrivate nelle nostre videoteche 😛 (la prima è quel trafiletto del “Radiocorriere”.)

      All’epoca mi sono perso tutte le serie horror, vivendo coi miei genitori e un solo televisore diventava parecchio difficile avere visioni al di fuori di quelle comuni, e una serie come questa difficilmente sarebbe stata presa anche solo in considerazione.
      Quindi niente Freddy né Friday, ma per fortuna il coetaneo “La guerra dei mondi” sono riuscito a seguirlo, perché la fantascienza era molto più apprezzata in famiglia.

      Per me quindi si tratta di una serie completamente sconosciuta, come lo era quella di Freddy, ma di sicuro mi sembra molto più piacevole da vedere rispetto ai noiosissimi “Nightmares”.

      Spero di beccare la puntata brutta che citi, che ora sono curioso 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        La guerra dei mondi è un’altra serie che ricordo di aver apprezzato, ma purtroppo non vidi le ultime puntate.

        La puntata brutta davvero… eh, ho questo ricordo che servisse a introdurre un nuovo duo di personaggi, era abbastanza avanti nella serie.
        Il motivo per cui spero di averla sognata era un’apparizione mariana nella storia, forse i protagonisti erano in trasferta a Lourdes 😛
        Spero sia uno dei tanti casi di effetto Mandela che mi affligge di tanto in tanto, perché era un vero salto dello squalo.
        Un salto della Madonna! 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dalla prima puntata mi sento di poter dire che le basi per tanti salti dello squalo ci sono tutte, non è una di quelle serie che nascono bene poi si rovinano: parte talmente sbilenca che può solo migliorare 😀

        Malgrado l’enorme sforzo pubblicitario, a un certo punto Italia1 si dev’essere stufata de “La guerra dei mondi”, malgrado deve averla pagata parecchio, e dopo un po’ ha cominciato a buttar via puntate, seguendo una sua tradizione storica che dura tutt’oggi. Se non fosse per la pirateria in Italia ben pochi avrebbero visto anche solo una serie dall’inizio alla fine, in ordine cronologico 😀

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      • spooky72016 ha detto:

        Nelle nostre videoteche arrivò col titolo “Venerdì Maledetto”, ecco perché non trovi tracce 😉 . Era presente in tante videoteche (testimone oculare, 4 vhs) ma uno dei proprietari mi disse che “non andava molto”.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie per la dritta 😉
        Certo che se in videoteca cancellavano il richiamo a “Venerdì 13” non stupisce che poi vendessero molto meno. Strano che il “Radiocorriere” non citi il vero titolo dell’iniziativa, visto che la sta pubblicizzando.

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  2. Cassidy ha detto:

    Contro TNG poteva durare come un adolescente pieno di ormoni a Crystal Lake. La serie paranormale di Jason senza Jason è un trucco becero per sfruttare un nome noto, quando con un titolo generico magari, avrebbe potuto trovare il suo pubblico, in ogni caso il post è un viaggio indietro nei ricordi, bellissimo 😉 Cheers

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  3. Vasquez ha detto:

    Quei capelli. Perché quando si rievocano gli anni ’80 nessuno e dico nessuno osa mostrare, o anche solo nominare, quei capelli (che in allegato ti ci davano le istruzioni per passare dalle porte)?
    Che post oggi Lucius! Che annata favolosa per l’horror in Italia (1). Come non esaltare i disegni gotici, scuri, paurosi, mefistofelici, di Corrado Roi in quel fantastico speciale n.4 (è un albo che ho consumato, fisicamente proprio, per le troppe riletture). E finalmente si poté mettere le mani sulla prima ristampa del n.1 di Dylan Dog, assolutamente introvabile fino a quel momento (aspettative mantenute fino all’ultima nuvoletta, di quante cose possiamo dire lo stesso oggi?)
    Guardando Ammazzavampiri (che già da solo come film è nell’Olimpo della miticità) si capisce perché Susan Sarandon abbia voluto mantenere il cognome del marito Chris anche dopo la separazione. Solo, non si comprende perché Chris Sarandon abbia lavorato così poco…

    E poi, vabbe’ ma questo forse ha valore solo per me, il mio primo commento sul Zinefilo https://ilzinefilo.wordpress.com/2019/05/12/zio-tibia-compagno-di-due-estati/ che tra le altre cose toccava anche questa “Venerdi 13”, che guarda caso l’Etrusco si era ripromesso di recensire… 😛
    Chi l’avrebbe mai detto che dopo 3 anni saremmo stati ancora qui?

    Come già detto dall’esimio Conte Gracula, “Vendredi” è venerdi in francese, ma a meno che il negozio non sia situato al civico n.13, davvero non si capisce che cacchio c’entra la saga di Jason, a parte il voler accalappiare lo stesso tipo di pubblico.
    Bello scoprire che la serie è per intero sul tubo, penso che me sparerò endovena, non essendo riuscita a seguirla ai tempi (tutto cambia, ma il modo in cui le reti trattano le serie TV inerenti il fantastico non cambia mai…)
    Comunque: “Oggetti curiosi”, “Cose preziose”, “Safarà”…siamo sempre lì 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ammazza, sto migliorando: solo 3 anni per mantenere una promessa? Ormai mi chiamano Flash! 😀

      Tutti i film che fingono di parlare degli anni Ottanta mostrano luci al neon viola e “Ritorno al futuro”, credendo che siano quelli gli anni Ottanta: la moda vestiaria e “capellaria” fa ancora urlare di paura tutto il mondo, e infatti col cavolo che le ragazzette nelle decine di serie TV ambientate oggi negli ’80 mostra quelle acconciature, si vergognano troppo!

      Vado a memoria, ma avendo conosciuto DyD nel 1988 (n. 26, mi pare) ed essendo stato amore a prima vista, di lì a poco ho ordinato direttamente dalla Bonelli gli arretrati, introvabili nei fumettari. Il che significa che quel 1990 della Prima Ristampa avevo già il numero 1 originale (anche se non da edicola ma dalla casa), e quando è uscita la Seconda Ristampa alimentavo la mia perversione mettendo i tre numeri 1 insieme, che era il mio corrispettivo del giocare con Barbie e Ken “marito e moglie” 😀
      Mi sono dimenticato di dire che quell’estate del 1990 comprai in edicola la maglietta ufficiale di Dylan Dog: dovrei ancora averla da qualche parte, mi sa che la fotografo per domenica prossima 😛

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    • Conte Gracula ha detto:

      Mi hai messo la pulce nell’orecchio: cercando la serie su YouTube, mi sono imbattuto in un episodio che si dice diretto da David Cronenberg e Wikipedia conferma!
      Guarda un po’ le sorprese 😱

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Doveva aver perso forte al gioco, per essere costretto a dirigere un episodio di questa serie 😀
        Scherzi a parte, non vedo l’ora di incontrare il mitico David.

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      • Vasquez ha detto:

        L’intenzione è di guardarla in ordine, ma purtroppo più di un episodio alla volta non riesco 😛 Ma vedo che è l’1×12, e già non vedo l’ora!
        Bene bene. Si dovranno tenere d’occhio i crediti di questa serie: chissà che non riservi altre sorprese 😉

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  4. Lory ha detto:

    Conosco molte cose ma non conosco niente, non conosco gran parte delle cose che scrivi ma sono partecipe e vi auguro buona domenica…..pozzo senza fine 👏

    Ho letto sulla tua privacy un commento della serie polemiche inutili, giusto ne parlavamo in qualche post fa…mah, boh, 🙄

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  5. GRENDIZER ha detto:

    Presente alla sua prima TV in quelle magiche notti d’estate.
    E ricordo la delusione mia e degli amichetti di scuola nello scoprire che la serie con il film di Jason non c’en trava nulla !
    Una fregatura simile accaduta con Nightmare Cafè
    Entrambe serie che mollai dopo il primo episodio per tale motivo.
    Il primo episodio mi faceva paura solo a vedere le bambole ( ero un ragazzino impressionabile ).
    Però a me il plot della serie mi ricorda il ben più gustoso film inglese “la bottega che vendeva la morte” col grande Petere Cushing ( forse c’è ancora completo sul tubo )
    Guardatevelo e non ve ne pentirete !

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come strizzava l’occhio anche Vasquez, di “botteghe che vendono la morte” per fortuna ce ne sono parecchie, per la nostra gioia. Di sicuro gli autori di questo “falso Venerdì 13” si rifanno proprio a quel genere di soggetto, dove una sola ambientazione (che sia la bottega con Peter Cushing, “Cose preziose” di Leland Gaund o il “Safarà” dylandoghiano) offre spunto per tante storie. Senza dimenticare il citato Museo degli Artefatti dei coniugi Warren: se gli esempi fin qui citati sono di intrattenimento narrativo, quello invece è vero, anche se il meno plausibile dell’elenco 😛

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      • Grendizer ha detto:

        Si, però il film che cito, aveva un curioso meccanismo riguardo la maledizione che accompagnava gli oggetti comprati ( di più non dico per non rovinarvi il film ) che forse aveva qualche analogia con la serie tv di V13 ) non vedo la serie dai tempi di Zio Tibia, quindi forse dico fregnacce ) .
        In compenso un episodio di quel film fu copiato letteralmente da Bonvi nel suo fumetto con gli Skunkz e pubblicato nel volume bonelliano “ la Città” con disegni Cavazzano ( sebbene Bonvi lo avesse già disegnato da sè anni prima )

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    • Giuseppe ha detto:

      Lo conosco da molti anni quel classico a episodi ed è vero, non ci si pente assolutamente di averlo guardato (per fare altri esempi in casa Amicus, poi, anche “La casa che grondava sangue” o “La morte dietro il cancello” non sono niente male) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I film horror antologici sono mitici da sempre, è difficile beccarne uno men che intrigante.
        E visto che quindi si va di menzione, rilancio con “Il buio macchiato di rosso” (Craze, 1974) con Jack Palance che nel suo negozio di antiquario (come ti sbagli?) entra in possesso di una strana statuetta dai poteri evocativi parecchio satanici.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Miticooo!!! Che regalo mi fai parlando di cotanta serie! L’assenza di Jason e dello stesso Venerdì 13 mi delude ma, non sapendo dell’esistenza di tale serie, questa gioia compensa alla grande la delusione sopra menzionata! 🙂
    E, tra parentesi, estate 1990…quanta nostalgia! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un’occasione per me di colmare questa lacuna, visto che non ho seguito la serie all’epoca né recuperata in seguito, perciò mi sembra proprio il momento giusto, anche se certo dispiace non poter riesumare anche il povero Jason 😛
      E mi sa che quel 1990 è stato un anno magico, oltre che un’estate che tutti ricordano ^_^

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  7. Giuseppe ha detto:

    “I bambini, qualcuno pensi ai bambini!”
    “IO!” Deve aver risposto un giorno Louise Robey, visto che ormai da anni scrive e illustra libri per l’infanzia (oltre ad essere rimasta parzialmente attiva in campo musicale, se non sbaglio), anche se per noi appassionati di fantastico televisivo vintage rimarrà sempre ricordata come la splendida cugina Micki Foster vista in “Venerdì 13: la serie”, un prodotto decisamente più raffinato del coetaneo “Freddy’s Nightmares”… e senza nemmeno il vincolo di un personaggio principale che avrebbe reso impossibile raccontare quelle storie: se, infatti, già Freddy veniva in pratica ridotto a semplici siparietti variamente giustificabili con il fatto di trovarsi in una serie a tema onirico/soprannaturale, a un Jason Voorhess che ruolo avrebbero mai potuto riservare? Quello dell’addetto al recupero crediti forte, immortale e silenzioso che andava a recuperare gli oggetti maledetti con un machete incantato, magari? 😉
    Comunque, quel venerdì 13 luglio 1990 ovviamente c’ero anch’io: come ci si può scordare delle proposte del mitico Zio Tibia, visto che tra l’altro bisogna ringraziare lui per la prima nonché UNICA visione non censurata (in chiaro) di “Evil Dead II”?
    E Dylan Dog, poi, proprio nell’anno in cui mi ero deciso a leggerlo regolarmente recuperando quindi i numeri mancanti (che le edicole, fiutando l’enorme successo del fumetto all’epoca, non di rado tenevano da parte vendendoli “ri-prezzati” anticipando così l’arrivo delle ristampe) mentre, nel frattempo, partiva la crociata imbecille contro il fumetto horror prendendo DYD come bersaglio principale: ricordo ancora una presunta “giornalista” che, ovviamente, sottolineando quanto l’horror non fosse il suo genere si lanciava poi in analisi serie, circostanziate, documentate e piene di vocali doppie/triple/quadruple del tipo “eeeh, un ragaazzo legge Dylan Dooog e pooi, magaaari, la solitudineeee…” La solitudine COSA, cretina e ignorante tanto quanto gli incompetenti moralisti da strapazzo (“le storie di DYD sono un’offesa al buon gusto, oltre ad avere disegni orribili”) che intervenivano nei tuoi deliri? Roba da pazzi, anche se per questa manica di deficienti i pazzi erano i lettori di DYD e affini, certo 😠
    P.S. “Poltergeist: The Legacy”? La vedevo su TMC in coppia con “The Outer Limits”: non male, potresti trovarla interessante… 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento di sapere che Robey ha trovato la sua strada, e durante le prossime puntate vedrò di menzionare qualche suo lavoro per l’infanzia 😉

      Quando i giornalisti (o presunti tali) criticano qualcosa vuol dire che quel qualcosa sta avendo grande successo e funziona, purtroppo è un disco rotto che si ripete da sempre. In altre occasioni ho raccontato delle polemiche con cui è arrivato in Italia James Hadley Chase negli anni Cinquanta (all’epoca considerato un autore troppo truculento), e le polemiche (a cui si è unito persino Enzo Biagi!) che hanno decretato il successo del fumetto nero italiano degli anni Sessanta. Se qualcuno dei suoi critici l’avesse mai letto avrebe scoperto che DyD era meno desideroso di “effettacci” e più attento alle storie dei suoi precedenti a fumetti, per non parlare di disegni spettacolari, che solo un giornalista poteva non apprezzare.
      Però, come sempre, queste polemiche aiutano le vendite e decretano il successo di qualsiasi cosa, buona o cattiva che sia: un giorno persino i giornalisti capiranno che se disprezzano qualcosa devono ignorarla, essendo l’unico moldo per colpirla sul serio.

      “Outer Limits” non la seguivo in TV ma l’ho recuperata anni dopo, mentre di Poltergeist non ne avevo mai sentito parlare. Buono a sapersi 😉

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  8. Sam Simon ha detto:

    Povera Robey, lei aveva imparato tutto grazie ad una serie che è stata dimenticata alla velocità della luce, quindi forse anche ciò che ha imparato se lo è dimenticata subito (oppure più semplicemente tutti si sono dimenticati di lei alla stessa velocità!)…

    Mi stupisce che ogni episodio non ripetesse lo stesso cliché dei film della saga, forse era un bene, anche se fa chiedere perché si sia usato il nome Friday 13th, in effetti! :–D

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