Aspettando Balasso (2022) 7 – Botteghe, demoni e doppi

Si avvicina l’8 dicembre con il contro-film natalizio di Natalino Balasso e io rimango fermo e saldo per la mia strada maestra, nel viaggio sulle fonti citate dal comico: vendere l’ombra/anima e in generale fare patti col Diavolo. E quando io vado per la mia strada non mi faccio distrarre da niente e… Aspetta, ma cos’è quella bottega laggiù?

Domenica scorsa ho iniziato il viaggio nella serie TV “Venerdì 13” ignorando del tutto il suo rivelarsi una stradina parallela che mi avrebbe distratto dalla via maestra, perché è ambientata in una bottega di strani oggetti “indemoniati”, e i vostri commenti (fra le righe: è tutta colpa vostra!) mi hanno riportato alla mente storiche botteghe in cui bisogna stare molto attenti a ciò che si compra: come faccio a non fare una piccola deviazione? Tanto ormai questo viaggio è tutta una deviazione.


La bottega che vendeva la morte

Stando al mio database personale sono passati esattamente dieci anni da quando ho scoperto questa deliziosa chicca britannica che più britannica non si può: è girata dalla Amicus agli Shepperton Studios con una spremuta di volti noti dell’epoca, solamente se avesse fatto una comparsata la Regina allora sarebbe stata un’opera più britannica.
Parlo del film antologico La bottega che vendeva la morte (From Beyond the Grave, febbraio 1974) di Kevin Connor.

Riceve il visto italiano il 17 maggio 1974 ed è nelle nostre sale almeno dal 10 giugno successivo. Nel 1982 sbarca sulla neonata Canale5 e rimane a girare nei canali del Biscione per tutto il decennio: dal 1991 passa a Italia7 e dal ’93 scompare.
La Warner Home Video lo porta in VHS italiana nell’ottobre 1988 e oggi è disponibile in DVD 30 Holding 2012.

Locandina d’annata, VHS 1988 e DVD 2012

La particolarità dei patti col Diavolo è che sono “consenzienti”, cioè non si tratta di quei contatti paranormali che càpitano alle vittime ignare, come disgrazie demoniache, no: chi fa un patto col Diavolo vuole ciò che chiede e quindi provoca coscientemente la propria rovina. Esattamente come i clienti serviti dal “Titolare” senza nome interpretato dal mitologico Peter Cushing, appena 61enne ma invecchiato e imbruttito apposta.

Truccato strano, ma sempre il mitico Peter Cushing

È forte la tentazione di vedere questo personaggio identificato dalla sua mansione come l’incarnazione di quelli storici a fumetti, che facevano da “coro” alle storie horror: in mezzo a The Crypt Keeper, The Vault Keeper e The Old Witch degli EC Comics non sfigura affatto The Proprietor.

Una bottega isolata e buia, eppure ci entrano in tanti

In un vicolo oscuro di una piccola strada troviamo la bottega “Antiques – Objet d’art” della Temptations Limited: «Offerte a cui non potrete resistere» è il suo motto.

Potete resistere a tutto, ma non alle offerte della Temptations Limited

Proprio come i suoi illustri colleghi a fumetti, il Proprietor non ha alcuna parte attiva nelle vicende, non prova alcuna animosità nei confronti dei vari protagonisti e si limita a fare da coro alle loro disgrazie, sottolineando ogni volta come se le fossero cercate. Peccato che non chiuda ogni storia con una battutina.

Le quattro storie che compongono il film (tranne la brevissima sotto-trama del ladruncolo) sono adattamenti di altrettanti racconti horror di R. Chetwynd-Hayes, tutti inediti in Italia: per l’occasione mi sono divertito a tradurne l’incipit.


The Gate Crasher
dall’antologia “The Unbidden” (1971)

Qualcuno aveva detto “Facciamo una seduta spiritica”, e qualcun altro aveva detto “Sì, facciamolo”, e cinque minuti dopo erano tutti seduti intorno a un tavolo. C’erano risatine e calcetti sotto il tavolo, e tutto sarebbe finito lì se non fosse stato per Edward Charlton.
Era un giovane alto e dall’espressione appassionata, tipica di quei giovani che spesso abbracciano cause scottanti. Aveva mani con lunghe dita che non stavano mai ferme, e le sue orecchie grandi sembravano ali in miniatura.
«Io dico…» Nessuno stava prestando attenzione, perciò alzò la voce. «Io dico che se dobbiamo fare questa cosa, facciamola per bene.»
(Traduzione estrusca)

Un’allegra seratina in casa Warner

Il primo cliente di oggi è Edward Charlton (interpretato da David Warner e scusate se è poco: per il suo Fan Club, citofonare Cassidy). Entrato nella bottega, la sua attenzione è subito attirata da un grande specchio che sa di molto antico: non sappiamo cos’è che lo attiri di quell’oggetto, ma sappiamo che lo compra velocemente.

Chi non vorrebbe in casa questo piccolo specchio per nulla ingombrante?

Durante la solita festicciola in cui degli amici fanno una seduta spiritica – stando ai film succede molto spesso – lo specchio si “attiva” e vi appare un volto (Marcel Steiner) che pretende dal nostro Edward del sangue fresco. E che ci vuole? Le prostitute londinesi storicamente servono a questo…

Perdonami, non è colpa mia: me l’ha detto lo specchio!

La velocità con cui Edward diventa un assassino seriale è pari solo al suo stupore e al suo svegliarsi sempre ignaro di ciò che è successo, tanto da supporre che lo specchio abbia preso il controllo dell’uomo e lo spinga ad uccidere, fino al sacrificio estremo.

Forse Edward non avrebbe dovuto essere così tracotante col povero Proprietor, pagando 25 sterline invece che le 250 richieste, e soprattutto non avrebbe dovuto disturbare gli spiriti con una “seduta” festaiola.


An Act of Kindness
dall’antologia “Cold Terror” (1973)

Al collo dell’omino era appeso un vassoio con su impilati in maniera ordinata fasci di lacci da scarpa e scatole di fiammiferi. All’incirca al centro della parete interiore del vassoio c’era una rozza scritta su una cartolina: EX SOLATO. L’errore di ortografia fece di nuovo scattare il senso di superiorità di Christopher, che diede sfogo ad una risatina.
«Solato? Davvero? Forse è “soldato”…»
La sua mano destra scivolò nella tasca dei pantaloni mentre i piccoli occhi neri seguivano quel movimento con fervida aspettativa. Le dita di Christopher giocherellarono con un insieme di monetine; un pezzo da due scellini… no, maledizione, doveva stare al passo coi tempi… una moneta da dieci pence, un’altra e un’altra, ah ecco, una da cinquanta pence… gli prendesse un colpo se gli dava quella. Sei pence erano certamente più adatti, e comunque non più di dieci.
(Traduzione estrusca)

Quand’è che vi fate il POS pure voi ambulanti?

Il secondo cliente è Christopher Lowe (Ian Bannen), un distinto signore che forse si stima più di quanto meriti, incastrato poi in un pessimo matrimonio con una moglie arcigna. Un giorno incontra un povero ambulante e con lui si fregia di essere stato decorato durante la guerra, e certo sarebbe bello mostrare la medaglia che si è appena inventato, per corroborare la bugia: perché non rubarla alla bottega del Proprietor?

Farsi belli con le medaglie rubate: senza prezzo!

L’ambulante invita Christopher a casa a fargli conoscere la figlia, perché un signore così per bene porterebbe lustro alla sua dimora. E qui la cosa si fa parecchio inquietante, perché ad interpretare Emily c’è la vera figlia di Donald Pleasance, che – purtroppo per lei – ha proprio la faccia del padre!

Pleasance il padre, Pleasance la figlia…

Il tronfio Christopher, lusingato da tanti complimenti e da tutta quella stima che a casa non ottiene mai, non si rende conto che i due gli stanno costruendo intorno una trappola diabolica. Forse non avrebbe dovuto derubare il Proprietor, per di più millantando onorificenze di guerra.


The Elemental
dall’antologia “The Elemental and other stories” (1974)

«C’è un elementario che le siede accanto», disse la donna grassa, avvolta nel suo orribile vestito a fiori e perline d’ambra.
Reginald Warren abbassò il suo giornale e gettò un’occhiata al posto vuoto accanto a sé, a quello dall’altra parte della fila e gettò anche uno sguardo allo scompartimento in generale, poi tornò a trincerarsi dietro il suo “Evening Standard”.
«È un assassino», insistette la donna grassa.
Reginald si accigliò e cercò di pensare razionalmente. Come si gestisce una grassona fuori di testa?
«La ringrazio» disse da dietro il giornale. «Molto obbligato».
(Traduzione estrusca)

Cos’è che c’è? E dove sarebbe?

L’abito non fa il monaco, così dal distinto gentleman Reginald Warren (Ian Carmichael) tutto ci saremmo aspettati tranne una truffa ai danni di un povero bottegaio. Incapricciatosi di una scatoletta d’argento (per tabacco da fiuto, credo), lo scorretto Reginald sostituisce di nascosto le etichette così da pagare 5 sterline un oggetto che ne vale 40. Il Proprietor tutto vede e tutto sa, ma non interviene: sa che i suoi clienti pagheranno per i loro peccati.

Le varrà le 40 sterline chieste dal Proprietor?

Mentre analizzava la scatoletta Reginald ha soffiato via la polvere al suo interno, che poi gli si è posata sulla spalla, e ora proprio sulla sua spalla una medium vede un “elementario” (elemental), termine buttato lì per quello che palesemente è un djinn, un demone che riposava nella scatoletta e che ora perseguita Reginald e sua moglie.

L’unica soluzione… è la distruzione!

L’unica che potrà aiutarlo sarà proprio la medium incontrata in treno, madame Orloff (Margaret Leighton), pittoresco personaggio che gli distruggerà casa per liberarla dallo spiritello. Forse se Reginald avesse pagato quelle 40 sterline avrebbe risparmiato.


The Door
dall’antologia “Cold Terror” (1973)

«Perché una porta?» chiese Rosemary. «Secondo me la casa è già dotata di un numero di porte perfettamente soddisfacente.»
William continuava a far scorrere le sue mani sul suo nuovo acquisto, mentre i suoi occhi si illuminavano di quel puro piacere che è peculiare di un collezionista appassionato.
«Mi piaceva», spiegò, «e oltretutto è molto antica: trecento anni, su per giù.»
(Traduzione estrusca)

Una porta rende il tuo salotto grande protagonista del Novecento

L’ultimo cliente della giornata è William Seaton (Ian Ogilvy) che frugando nella bottega si invaghisce di una porta con uno strano fregio, tanto da volerla assolutamente per il proprio sgabuzzino, anche se non c’entra nulla con l’arredamento di casa.

Mi sa che se invece comprava quel quadro faceva meglio

Trattando sul prezzo e pagando 40 sterline invece di 50, William guarda con strani occhi la cassa del negozio lasciata aperta, con i suoi soldi in bella vista. Al suo ritorno, il Proprietor è autorizzato a pensare che il cliente abbia allungato le mani.

Intanto a casa William scopre che una volta installata, la porta si apre su una stanza fantasma, creata da un antico alchimista come portale per raggiungere nuove vittime: sapranno i coniugi Seaton affrontare questo demoniaco alchimista?

Ah, il Proprietor ha finito di contare: il cliente è stato onesto e non ha rubato niente. Stavolta non c’erano gli estremi per una punizione paranormale, ma ormai… è andata!


Conclusione

«Situazioni horror intorno all’“old curiosity shop” di Londra: chi tratta male il vecchio commesso rischia di tornare a casa con merce stregata e di morire soffrendo pene atroci. Se ne accorgono a loro spese alcuni spocchiosi clienti…»
(“Radiocorriere TV” dell’8 ottobre 1992)

Non so se anche i racconti originali di R. Chetwynd-Hayes sono pervasi da quel sottile umorismo britannico tipico di questi prodotti filmici, ma di sicuro i due sceneggiatori Robin Clarke e Raymond Christodoulou riescono ad amalgamare le quattro storie con un delizioso stile comune, sebbene i loro legami con la bottega siano davvero esigui. Per non parlare di un Peter Cushing che si diverte un mondo a fare da “coro” alle vicende.

Quando uno scheletro a penzoloni ti apre nuove strade da seguire…

Mentre il Proprietor si occupa di un ladruncolo molesto, vediamo al suo fianco uno scheletro appeso… e credo proprio che questo sia un modo perfetto per collegarmi alla prossima bottega.


Safarà

«Siete mai stati da Safarà? È un negozietto interessante, pieno di oggetti rari e curiosi. Lo gestisce il signor Hamlin, individuo sinistro, ma non privo di simpatia. Certo, trovare Safarà non è sempre facile, perché può capitare che scompaia nel nulla!»
(Trama di “Dylan Dog” n. 59)

E poi ci troveremo tutti là… a comprare paccottiglia al Safarà

L’avevo citato già per il Diavolo nella bottiglia, ma merita di dare un po’ di spazio alla bottega nota come Safarà, gestita dal mellifluo e nosferatesco signor Hamlin.

Forse le battute è meglio lasciarle a Groucho

Il consueto Tiziano Sclavi crea questo «normale negozietto di bric-à-brac» per il numero 59 (agosto 1991) di “Dylan Dog” (Bonelli), dal titolo Gente che scompare.

Versione colorata per “Collezione storica a colori” n. 20 (6 luglio 2013)

In questa bottega potrete acquistare una strana testa che vi sarà molto utile quando vi ritroverete sul pianeta di Dune ad affrontare i vermoni, diavoli in bottiglia ed altre amenità simili: per esempio una statua chiaramente ispirata all’illustrazione di Louis-Léopold Boilly per il Trillo del Diavolo di Tartini, musica che nei primi anni di vita della testata Dylan suonava al clarinetto in pratica ogni mese.

Una statua che messa all’entrata fa la sua porca figura

È però importante che seguiate una regola fondamentale: uscite sempre da dove entrate, altrimenti Safarà potrebbe farvi accedere ad un mondo che assomiglia solo al vostro, con i relativi problemi. Potreste tornare a casa… e trovarvi già lì!

Alla fine siamo tornati al tema del Doppio e del doppelgänger

Comprare un oggetto in queste botteghe significa mettersi in casa un oggetto indemoniato, e solo in “Venerdì 13” ci sono commessi così bravi da venirti a salvare: di solito il gestore della bottega assiste indifferente agli eventi, anche se Hamlin in realtà qualche sghignazzo malevolo se lo concede.

Se dunque trovate una piccola bottega d’antiquariato o di bric-à-brac o di spazzatura varia, mi raccomando: comprate responsabilmente. E siate gentili con il titolare: ne va della vostra vita. E magari anche della vostra anima.

L.

– Aspettando Balasso 2022:

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20 risposte a Aspettando Balasso (2022) 7 – Botteghe, demoni e doppi

  1. Fabio ha detto:

    Conosco questo film solo di nome ma non l’ho mai visto,sarà che il regista Kevin Connor lo associo in automatico ai suoi adattamenti di genere “Fantastico” sempre prodotti dalla “AMICUS” dei romanzi di Edgar Rice Burroughs,roba che rischio di trasformarmi in un romanticone dei bei vecchi tempi,in qui mi guardavo almeno una volta al mese “La Terra Dimenticata Dal Tempo”,film con i dinosauroni che ancora oggi mi scatta la lacrimuccia a riguardarli,film vecchierello ed effetti speciali belli rustici e ancora validi,adoro poi la loro ingenuità narrativa d’altri tempi! Comunque per completezza vedrò di recuperarmi anche il film sul bottegaio!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Con me sfondi una porta aperta, da ragazzino sono stato folgorato sulla via di Damasco da “La terra dimenticata dal tempo”, molti anni prima che “Jurassic Park” rendesse “fichi” i dinosauri: dal vivo non conoscevo nessuno che li considerasse più di stupidate per bambini, quindi dovevo amare da solo quel mitico film. Così come i cartoni e le serie TV coi dinosauri, che beccavo su piccoli canali locali e dovevo vedere all’insaputa di amici e compagni di scuola.
      Poi è arrivato “Jurassic Park” e tutti ad amare i dinosauri: dov’eravate prima, stronzi???? 😀

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      • Fabio ha detto:

        Il punto è che molte persone disinteressate ad approfondire il genere,i film sui dinosauri credono siano stati per così dire inaugurati dal film di Spielberg,ignorando volutamente o meno la realtà dei fatti,ovvero che i dinosauri su schermo esistono dai tempi del cinema muto con “The Lost World”,ed io da vero appassionato del genere posso dire di averne visti una quantità industriale di film belli o brutti che siano dedicati ai rettiloni preistorici,da quelli americani alle co-produzioni con il Giappone(ovviamente molti di questi non arrivati in DVD da noi,sia mai!),passando poi ovviamente ai pezzi grossi come appunto il film di Kevin Connor,o anche il mitologico “La Vendetta Di Gwangi” con il mitico Harryhausen che ti piazzava nello stesso film dinosauri e cowboy a condividere la scena(applausi a spelladita!),e tanti e tanti altri ancora,la fuori c’è un intero patrimonio culturale legato ai dinosauri,se solo si avesse la voglia di cercarli!!!.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti dico solo che l’unico Transformer che ho mai avuto da ragazzino era un dinosauro, di cui mi ero innamorato in una pubblicità su “Topolino” 😀
        Ho passato tutti gli anni Ottanta a venerare i dinosauri, e per fortuna all’epoca i canali locali sciabordavano di roba, da quelle serie mezzo animate mezzo vere, dai cartoni a tutto il resto.
        Mi stai facendo venire una gran voglia di tirar fuori quel cofanetto comprato anni fa su bancarella, con la prima stagione de “la valle dei dinosauri” (Land of the Lost) che vedevo da ragazzino 😛
        Ah,e ovviamente Gwangi era un mito ^_^

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      • Lorenzo ha detto:

        Tra l’altro quella serie di libri di Burroughs, che è uno dei miei autori preferiti (tra Tarzan, John Carter, Venere, la Luna cava etc ho decine e decine di volumi) è appena stata ripubblicata, sto pressando la biblioteca affinché la compri perché io da anni ho smesso di comprare oggetti. In realtà il primo volume della serie di Pellucidar (la terra dimenticata dal tempo) era stato pubblicato intorno agli anni Settanta ma è quasi introvabile. C’è anche un romanzo di Tarzan dove lui va a Pellucidar, a capo di una spedizione scientifica.
        Riguardo al film di oggi, sono convinto di averlo visto ma non potrei giurarci, visto che ce ne sono molti simili (ad esempio un episodio del vecchio Ai confini della realtà).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nel 1996 la Dark Horse Comics è andata là dove nessun fumettaro era mai stato prima: ha fatto atterrare un’astronave di Predator a Pellucidar, dove la caccia al dinosauro è la morte sua, quindi Tarzan dovrà affrontare i celebri cacciatori spaziali nel geniale “Tarzan vs Predator: At the Earth’s Core” di Walter Simonson. Quando il Re della Giungla carica i Predator a dorso di una mandria di triceratopi si battono per forza le mani ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ quello che mi ero chiesto anch’io, ai tempi, conoscendo già da una vita e mezza i bestioni mostrati con tutti i crismi su grande schermo da Spielberg per la gioia di una moltitudine di neo-dinosaurofili i quali, fino al giorno prima, avrebbero certamente preso per il culo chiunque avesse parlato loro di “La Vendetta Di Gwangi” o “La terra dimenticata dal tempo” (ebbene sì, i dinosauri erano già stati al cinema e lì li avevo visti all’opera TANTO tempo prima di tutti quegli amanti dell’ultim’ora)…
        Tornando a Peter Cushing con il suo negozietto, non sarei rimasto stupito se al suo fianco fosse improvvisamente apparso il Safarà di Hamlin dando magari inizio a una sfida a chi fra i due riusciva ad attirare più clienti 😉
        Se non sbaglio, poi, Dylan in quell’albo incontrava il suo doppio in una dimensione praticamente identica alla nostra ad eccetto del “totalbuio”…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono contento ci siano stati tanti “dinosaurofili” pre-Spielberg e mi sarebbe piaciuto incontrarne dal vivo, per condividere quella passione cocente. I dinosauri poi che si muovevano in stop-motion erano i miei preferiti 😛
        Quella realtà simile tornerà di sicuro in DyD, in una storia che ho letto prima di questa, così non ci ho capito niente: diciamo che il mio rapposto con Safarà è stato confusionario, devo aver sbagliato ad uscire dalla bottega…

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      • Grendizer ha detto:

        Anche io adoravo “la terra dimenticata dal tempo” ( visto forse su Italia 7, od Odeon ), però avevo una fissa per ” la vendetta di Guanji ” col dinosauro che si mena con i cowboy ,

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  2. Cassidy ha detto:

    Bellissimo! Vado pazzo per questo film, horror, antologico della Amicus con tanti dei miei preferiti tutti insieme, una meraviglia! Così come le citazioni giuste in DYD, deviazione di gran livello oggi 😉 Cheers

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  3. Vasquez ha detto:

    Devo assolutamente recuperare questa perla. A quanto pare Peter Cushing ha parodiato il sé stesso di questo film in “Top Secret”, con la comparsata nei panni di Sven Jorgenssen, proprietario della libreria svedese. Dove, se non fosse chiaro, sullo scaffale alle sue spalle si può ammirare un cammeo (il ciondolo con la faccia scolpita in rilievo), della serie: se non capite quello che sto facendo qui, ve lo faccio capire io 😛
    Bellissimo poi il collegamento con Safarà, e il ritorno al tema del doppio: per quante devazioni si facciano a quanto pare tutte le strade portano a Balasso 😊

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E visto che hai citato il sommo “Top Secret”, vorrei farti notare che anche lì c’era un ambulante col vassoio appeso al collo a vendere cianfrusaglie, proprio come il Donald Pleasance del secondo episodio 😛
      La bottega del Proprietor è oltremodo deliziosa, ti consiglio un giorno di farci una capatina, però ricorda: acquista responsabilmente ^_^

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Non adoro i film antologici ma questo pare proprio appetitoso e, avendolo trovato su internet, credo proprio che gli darò una chance…grazie per la segnalazione! 🙂

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  5. Grendizer ha detto:

    Non ho voglia di controllare, ma mi pare fu proprio la AMicus a fare il primo film tratto dai fumetti EC, “racconti dalla tomba” ( tales from the Crypt).
    Una volta c’era completo sul tubo in inglese, oggi chissà.
    Ripeto per chi non c’era che l’episodio dell’ elemental è stato scoppiazzato da Bonvi per uno dei suoi racconti del volume Bonelli ” la città”.
    Volume dove appare, nel quarto capitolo, un famelico djinn per le strade di New York.
    Tutto torna , alla fine.

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  6. Gioacchino ha detto:

    Uno dei tanti bellissimi horror inglesi da collezionare. Cushing era stato in precedenza una vittima ne La casa che grondava sangue (1971) altro horror episodico, con una scena in cui osserva proprio la vetrina di un antiquario accanto a un museo degli orrori. David Warner anticipava in questa “Bottega” un serial killer interpretando nel 1979, Jack lo Squartatore ne L’uomo venuto dall’impossibile. Poi come strega l’inquietante figlia di Pleasance aveva l’aspetto giusto.

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Molto carine le storie del film, devo cercare di recuperarlo!
    È un genere che si presta perfettamente a un mucchio di storie di ogni tipo, l’importante è inventare oggetti dalla storia affascinante e dalle proprietà che facciano a botte con le caratteristiche del compratore ^^

    Non credo che ti piacerebbe, perché ha un tono e uno stile molto diversi, in qualche modo più sfacciati di quello britannico del film di cui parli: esiste un fumetto giapponese che mi piace molto (nonostante i suoi difetti) intitolato xxx-Holic – nulla di “spinto” nonostante la tripla x.
    Ha come ambientazione un negozio, gestito da una strega beona di bell’aspetto, che esaudisce desideri in cambio di un “giusto prezzo”, più karmico che materiale. Alcuni desideri sono esauditi con la consegna al cliente di un oggetto insolito, ma una cattiva affinità tra merce e acquirente può dare grossi guai 😛

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