Dead Calm [1962-2022] 7 – All’Inferno con H.R. Giger


Dall’oceano partiamo di nuovo verso lo spazio profondo. Direzione… l’Inferno!


Prologo
Apparizioni gigeriane

Anno 1979. Il giovane William Malone ha portato il suo talento e la sua esperienza nel trucco cinematografico (ricordo che è quello che ha disegnato e costruito la maschera di Michael Myers nel primo Halloween) alla Don Post Studios, un’azienda che acquista licenze cinematografiche per creare oggetti da collezione: a Malone viene affidato il compito di costruire una maschera a forma di facehugger quando il film Alien ancora deve uscire al cinema. La segretezza è totale, prima dell’uscita in sala nessuno deve vedere le forme aliene – anche se in realtà ci saranno lo stesso delle “fughe di notizie” – così Malone per lavorare alla maschera deve recarsi agli studi della Fox dove gli è stata riservata una stanzetta nelle cantine: nessuna delle foto o degli schizzi mostrati all’artista deve lasciare l’edificio.

Mentre è a lavoro nelle segrete della Fox, un giorno Malone alza gli occhi e sulla porta vede H.R. Giger, che è venuto a vedere come procede il suo lavoro.

Quando nell’ottobre 2014 Malone racconta questo aneddoto alla rivista “Rue Morgue” (n. 149) è ancora tangibile l’emozione di incontrare quello che in pochissimo tempo era diventato il suo idolo. Un decennio dopo quel primo incontro, quando Malone è diventato quasi un cineasta – grazie a “capolavori” come Creature (1985)! – torna da Giger e gli piazza la “proposta indecente”: perché non fanno un film insieme? La Fox non solo non paga i conti ma non lo chiama manco per sbaglio, quindi non stupisce che Giger accetti la proposta di questo giovane “seguace”, sebbene chiaramente inesperto e di pretese molto più basse rispetto a una grande major.

«Era in pratica “Alice attraverso lo specchio incontra Lovecraft”, ed era il mio tentativo di girare il film definitivo su Giger.»

Così Malone a “Rue Morgue” definisce il film The Mirror, che si doveva iniziare a girare nell’aprile 1988 e che invece purtroppo rimane solo un sogno. Un film infranto.

Ciò che qui importa è come Malone spiega a David Hughes, per un’intervista finita nel saggio The Greatest Sci-Fi Movies Never Made (2002), quale sia stata l’idea che tempo dopo l”ha spinto a recuperare quel vecchio progetto:

«Avevo avuto questa idea di prendere il film Dead Calm e farne una versione fantascientifica.»

Spero vi siate riposati, perché dall’oceano dovremo di nuovo puntare verso le stelle.


Alice nel paese dei Biomeccanici

Nel maggio 1988 Sheldon Teitelbaum di “Cinefantastique” ci legge la trama ufficiale di The Mirror fatta girare negli ambienti:

«Esiste un universo parallelo al nostro a solo un sussurro di distanza, abitato da un’antica e crudele civiltà, frutto di fusione fra esseri umani e macchine. Incapaci di riprodursi, hanno aspettato per eoni che qualcuno della nostra dimensione aprisse una porta fra i due universi… tramite lo specchio.
Il Necronomicon, il Libro della Morte, narra di uno specchio in grado di piegare il tempo e lo spazio, che settemila anni fa uno studioso di segreti oscuri ha trovato ed attraversato. Per secoli lo specchio è stato considerato perduto, ma ora è stato trovato di nuovo, e presto la loro attesa sarà finita. Le donne umane di cui hanno bisogno saranno loro.»

Be’, mettiamola così, letta la trama ufficiale mi spiace un po’ meno che il film non si sia mai girato.
Nell’ottobre del 2014 Malone racconta al giornalista Michael Doyle di “Rue Morgue” la trama del suo “film infranto” a parole sue.

Stillbirth Machine, illustrazione usata
in pre-produzione per The Mirror
da “Cinefantastique” (maggio 1988)

«La storia parla di questa razza di esseri biomeccanici [biomechanoids] provenienti da un’altra dimensione, che hanno subìto un’evoluzione che probabilmente toccherà anche alla razza umana: la vita organica ha creato la vita meccanica ma poi le macchine hanno preso il controllo.

Queste macchine ora sono diventate meri oggetti, enormi monoliti caduti in rovina perché hanno perduto la conoscenza di ciò per cui sono nati. Le macchine poi cercano di ricreare l’umanità usando questo antico strumento in grado di alterare il tempo e lo spazio: assomiglia a uno specchio ma in realtà è un portale per un’altra dimensione.

A guardarlo bene, lo specchio è composto da elaborati meccanismi e strumenti elettronici subatomici. La dimensione dei biomeccanici, infatti, è milioni di anni in avanti rispetto alla nostra evoluzione ed usano questo specchio dimensionale per rapire una donna del nostro mondo – l’eroina della vicenda – perché diventi la madre di una nuova razza ibrida.»

Temo che anche questa seconda descrizione non vi abbia fatto suonare alcun campanello: nelle parole riportate da David Hughes nel 2002 c’è una spiegazione più succinta ma molto più gustosa.

«Il copione originale parlava della prima astronave capace di attraversare le due dimensioni, la quale scopre questo artefatto di una civiltà aliena: sta per portarlo indietro quando succedono un sacco di cose. Una di queste vede un membro dell’equipaggio scoprire un portale per l’Inferno, che è un posto in cui si può andare fisicamente.»

Non viene specificato, ma mi sembra chiaro che Malone abbia concepito Punto di non ritorno (Event Horizon, 1997) dieci anni prima che Paul W.S. Anderson lo porti al cinema.

Questa cosa non fa male… fa Malone!!!

Su questo mondo distante, Daveros, gli astronauti trovano dunque questo enorme portale, che chiamano Thanatron, e lo azionano senza rendersene conto, «liberando Satana a bordo della loro nave». Spiega Malone a “Rue Morgue”:

«Pensavo che sarebbe stato intrigante prendere lo spunto del Dead Calm di Philip Noyce e portarlo nello spazio profondo. Così me ne uscii con l’idea di un oggetto alieno chiamato Thanatron: uno strumento capace di trasportarti direttamente all’inferno, dove avresti incontrato Satana in persona.
Non devi morire per andare all’inferno, puoi usare il Thanatron, disegnato da Giger

Mentre mi metto in fila alla Total Recall per farmi impiantare la memoria di Punto di non ritorno fuso con Ore 10: calma piatta, girato da Malone con grafica di Giger, è il momento di conoscere il secondo membro dell’equipaggio in questo viaggio all’inferno.


Con Giger fino all’inferno

Il giornalista di “Cinefantastique” (maggio 1988) ci spiega che questo The Mirror è un progetto da sei milioni di dollari che avrebbe dovuto iniziare le riprese il precedente aprile con la regia di William Malone, che per l’occasione ha racimolato il meglio dei tecnici di effetti speciali (a quel prezzo), e ovviamente il piatto forte è H.R. Giger, l’artista svizzero che si è prestato ad elaborare le creature del film di Malone ispirandosi al proprio celebre Necronomicon. Ma ci spiega anche che Giger è fresco di delusione.

Non solo dopo anni di lavoro il film The Tourist di Brian Gibson è naufragato, ma lo stesso regista poi ha girato Poltergeist II per cui lo svizzero aveva tanto lavorato, e c’è stata una nuova delusione. (Non ci viene spiegato quale, ma il supervisore agli effetti speciali Richard Edlund dirà a “Cinefantastique” nel marzo 1996 che Giger semplicemente ci sformava perché non avevano chiamato lui anche alla realizzazione fisica dei propri bozzetti, come aveva fatto Scott nel 1979.)

Quello stesso 1986 poi arriva Aliens, in cui Cameron osa riportare gli xenomorfi in video senza ingaggiare lo svizzero a costruirli fisicamente a mano, come nel ’79 (anno in cui Giger è rimasto fermo, tumulato vivo), quindi non ci stupisce che – ci spiega Teitelbaum – fonti vicine all’artista parlerebbero della decisione di non lavorare più per Hollywood: sappiamo che invece Giger continuerà a lavorarci, e a prendere fregature su fregature. Forse dovrebbe consultare un calendario: il 1979 è passato da un pezzo.

da “Imagi Movies” (primavera 1994)

Malone riesce a vincere la ritrosia dello svizzero, offrendogli la possibilità di portare su grande schermo le creature del Necronomicon in un copione che lui stesso ha buttato giù nel 1980, proprio ispirato dal lavoro di Giger. Trattandosi poi di una produzione indipendente, priva cioè di quei problemi che nascono quando sono coinvolti dirigenti e avvocati di grandi major, l’artista accetta.

Malone passa dieci giorni nella casa svizzera di Giger – che a sua detta si nutriva esclusivamente di yogurth Yoplait alla pesca! – ed è stato molto difficile rimanere focalizzati sul progetto, perché immersi in quel caleidoscopio di disegni, bozzetti, creature aliene, xenomorfi e quant’altro, era davvero facile scivolare e ingrandire a dismisura le idee per il film.

Tornato a Los Angeles, Malone continua a ricevere bozzetti e idee da Giger, tramite il famigerato fax dell’artista, strumento infernale (altro che Thanatron!) con cui di lì a poco avrebbe disputato la sua “guerra aliena“.

Racconta Malone a “Rue Morgue”:

«Una volta mi ha mandato due pagine piene di buchi: sederi, orecchie, bocche. Gli ho chiesto che diamine fosse, e lui ha risposto: “Non so, avevo bisogno di fare dei buchi e te li ho mandati”.»

Teitelbaum di “Cinefantastique” ci rivela che la protagonista si chiama July Daley, scelta dalla razza biomeccanica a fini riproduttivi: il contatto fra i due universi avviene attraverso lo specchio che la donna ha in casa. Non mi sembra un progetto di cui vantarsi, comunque dopo il successo di Creature (costato 1,3 milioni ma fruttati 8 al botteghino) Malone può andare a bussare a vari produttori, con un copione che ha ribattezzato Deadly Images, pronto a cambiare ancora titolo. La Vitar sembrava interessata ma poi gli ha preferito Ammazzavampiri (1985), quindi è provvidenziale l’incontro con Jack Murphy, che anni prima aveva distribuito Scared to Death del giovane regista.

Demone dell’altra dimensione – da “Imagi Movies” (primavera 1994)

A gennaio [forse del 1988, non è specificato] si va in pre-produzione e Giger sbarca a Los Angeles, ma qui non siamo alla Fox: l’artista può rimanere giusto un paio di settimane, che di soldi non ce ne sono. Stando a Malone (riportato da “Cinefantastique”), metà dell’intero budget è andato via in scenografie ed effetti speciali. E vorrei anche vedere, aggiungo io, dato il tipo di film.
Teitelbaum non ci spiega come finisca l’avventura, e visto che sta scrivendo due anni dopo mi sembra chiaro che ci siano stati dei problemi.

In soccorso ci arriva Malone stesso, raccontando nel 2014 di come quel 1988 avesse trovato un altro produttore: Mike Medavoy, presidente della Orion, che si innamora subito della storia. Viene subito messa insieme una squadra per gli effetti speciali, impegno facilissimo perché tutti vogliono lavorare con Giger, non sapendo che l’artista svizzero porta una sfiga che manco i biomeccanici potrebbero annullare!
Al momento di partire con le riprese, quell’aprile 1988, la Orion cade a picco e il progetto The Mirror va in frantumi. (In realtà non è come la racconta Malone, ma lo vedremo più sotto.) Giger è stato pagato per il suo lavoro (diecimila franchi svizzeri) ma questo non ha annullato la sua naturale sfiga.

Racconta Malone nel 2014 di quando è stato a casa Giger:

«Un giorno stavo guardandomi in giro e ho notato uno dei suoi dipinti alla parete con diversi fori e macchie. Gli dissi “Credo che qualcuno abbia danneggiato il tuo dipinto”, ma lui rispose con calma: “Oh no, è dove la mia ragazza ha sparso le sue cervella”. Ho chiesto alla sua ex moglie, Mia, e lei ha risposto: “Sì, è vero. Li Tober si è sparata davanti a quel dipinto e lui ha deciso di lasciare tutto lì, perché diventasse parte del dipinto stesso.»

Artisticamente è geniale, ma io una grattata inguinale davanti a Giger me la darei.


Dead Star

Dennis Fischer su “Imagi-Movies” della primavera del 1994 dà una versione diversa dei fatti: non è per colpa del fallimento della Orion (che peraltro non risale a quell’epoca) che il film di Malone non è stato realizzato, no: è che proprio non volevano produrglielo! Dopo l’uscita di Monkey Shines (luglio 1988), gioiello di George A. Romero che come tutti i film splendidi non è piaciuto a nessuno, la Orion ha deciso che «i film horror non fanno soldi». E questa frase hanno avuto il coraggio di pronunciarla nel 1988, quando addirittura gli italiani stavano facendo soldi con l’horror!

«Non è andata, e forse è stato meglio così. Sarebbe costato un sacco di soldi farlo bene, ma Bill Malone di solito fa film a bassissimo costo: davvero non avrei saputo come realizzare questo titolo a basso budget

Non è chiaro se il giornalista abbia raccolto personalmente queste dichiarazioni di Giger, ma rimangono davvero curiose: l’artista svizzero conosceva benissimo Malone e il suo stile di lavoro, come mai solo ora scopre che non c’erano abbastanza soldi per fare bene il film? Comunque continua raccontando di aver incontrato di nuovo il regista intorno al Natale del 1990, e si è sentito avanzare la richiesta di un’immagine da inserire in locandina. La locandina per un film intitolato Dead Star. «Una specie di Hellraiser nello spazio», lo descrive Giger.
L’artista svizzero crea il poster e qualche bozzetto, ma giusto per amicizia, ci tiene a specificare.

Il Diavolo di Dead Star – da “Imagi Movies” (primavera 1994)

The Mirror dunque è stato rinominato Dead Star – inconsciamente per scrollargli di dosso la jella gigeriana! – ed ecco come il giornalista Fischer lo descrive, in quel 1994:

«Siamo nel 2239 quando Tennison, comandante di un’astronave, sta dando la caccia ad un archeologo pazzo che ha ucciso la propria moglie. Durante il viaggio Tennison trova un macchinario alieno capace di rianimare i morti e trasportarli all’Inferno. Uno degli effetti è l’inizio di terribili allucinazioni: l’eroe teme di star perdendo la ragione, invece è questa macchina a generare le immagini da incubo.»

Ma vuoi vedere che è questo il Thanatron?

“Imagi-Movies” non ci spiega che fine abbia fatto questo progetto chiaramente antenato di Punto di non ritorno (1997) – sebbene, come sappiamo, di “oggetti” che creano allucinazioni ce ne sono di migliori, fra Solaris e Sfera – ma Malone racconta a David Hughes che questo suo Dead Star aveva trovato nel 1990 un produttore entusiasta, Ash Shah della Imperial Entertainment, ma non ci spiega come sia finita la storia.
Ci pensa il giornalista Dale Kutzera su “Cinefantastique” del febbraio 2000, che riporta incredibili dichiarazioni di Malone stesso:

«Nel 1991 Ash Shah mi ha chiesto di scrivere un copione come quello che avevo creato per la Transworld, Creature, così gli proposi questa idea: in pratica, era Dead Calm nello spazio. È subito piaciuta e ho scritto Dead Star

E il povero The Mirror, che aveva in un cassetto dal 1980? Messa così sembra che Malone abbia inventato ex novo l’idea nel 1991, invece di rielaborarla dal precedente progetto infranto. Vatti a fidare dei cineasti…

«Siamo andati in pre-produzione e ho passato due mesi a sviluppare il film con un art director. Era previsto che io fossi sia lo sceneggiatore che il regista, finché è uscito fuori che il progetto aveva raggiunto il costo di cinque o sei milioni di dollari, ben al di là di quanto la Imperial fosse disposta a spendere. A quel punto tutto fu accantonato.»

Siamo sicuri che Malone fosse stato scelto come regista? Nel catalogo H.R. Giger Artbook (2007) la regia del film Dead Star viene attestata niente meno che a William Gibson! In pratica i trombati da Alien 3 hanno cercato di rifarsi altrove, senza riuscirci.

Quei primi anni Novanta sono particolarmente travagliati per il nostro povero Malone. Mentre inizia a bussare a tutte le porte di Hollywood con il suo artefatto alieno sotto il braccio, intanto la Hemdale gli commissiona una sceneggiatura depositata il 1991 con il titolo Machine. Malone adora le macchine, e quindi torna a raccontare di nuovo una fusione biomeccanica, che anni dopo diventerà il film… Universal Soldier 2 (1999)!

E se non è un biomeccanico Michael Jai White…

Stando a dichiarazioni di Giger riportate da Hughes, dopo quei lontani dieci giorni con Malone l’artista non ha più saputo nulla del progetto The Mirror, finché nel 1995 scopre che ora si chiama Dead Star ma non c’è più il regista coinvolto. In realtà proprio quel 1995 viene depositata una sceneggiatura di Henry Seggerman basata sul soggetto di Malone e Michael Carmody. In pratica quello che nel 1988 era un progetto tutto maloniano ora è solo un’idea rimaneggiata da altri.
Va be’, basta che arrivi sul grande schermo… E invece niente, anche stavolta il progetto rimane a vagare nello spazio.

Stando a quando racconta Malone nel 2014, per tutti gli anni Novanta lui ha continuato a lasciare il copione di The Mirror / Dead Star sulle scrivanie di tutti i produttori, e quindi non si stupisce che tanti film a un certo punto abbiano attinto alle sue idee. Ovviamente cita solo l’esempio più fulgido: Punto di non ritorno (1997). Non avrà la grafica gigeriana, non avrà il Theraton né Satana, ma il resto c’è tutto. E temo funzioni molto meglio di quanto avrebbe realizzato Malone nel 1988.

A forza di vagare nello spazio, la Stella Nera di Malone ha raggiunto lo schermo

Mentre altri sfruttano le idee di Malone (a sua detta), intanto il copione è come la palla di neve nei cartoni animati: a forza di procedere, si ingrandisce e diventa slavina. Viene acquistato dalla United Artists ma poi la casa confluisce nella MGM, che si ritrova con un filmone di fantascienza troppo costoso, e i visto che le grandi case cambiano direttori a base quotidiana, ognuno lasciava la patata bollente al proprio successore.

Registi e sceneggiatori si alternano e la cosa comincia a prendere forma proprio in occasione dell’uscita del film di Paul Anderson nell’agosto del 1997: quattro mesi prima la Deadstar Productions (capito? Dead Star) deposita la sceneggiatura che Daniel Chuba e Thomas Wheeler hanno tirato fuori dal progetto iniziale del 1988 di Malone, il cui titolo ora è… Supernova.

(continua)

L.

– Ultimi “film infranti”:

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Informazioni su Lucius Etruscus

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10 risposte a Dead Calm [1962-2022] 7 – All’Inferno con H.R. Giger

  1. Cassidy ha detto:

    Sai che ho una predilezione per la tua rubrica sui film infranti, di questo progetto Gigeriano avevo letto ma il tuo approfondimento è sempre omnicomprensivo, gran modo per chiudere in bellezza la settimana 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Dopo il ritorno del post carrellata di ieri, oggi ecco i i film infranti, domani mi aspetto un post del redivivo zinnefilo! Magari una carrellata zinnefila infranta…o chiedo troppo? Ahahahah! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha ogni tanto torno alle origini, ai capisaldi del blog 😛
      Ormai è davvero da tanto che non trovo materiale da “zinnefilo”, toccherebbe andare anche in quel caso ai vecchi classici d’annata, perché ormai viviamo tempi troppo morigerati 😛

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  3. Lorenzo ha detto:

    Niente, anche questa volta il povero Giger non riesce ad entrare nelle grazie del Zinefilo 😅

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha le mie grazie non valgono nulla, anzi stavolta Giger è stato pagato fino all’ultimo centesimo quindi niente ingiustizie. Certo, lui voleva che tutti gli dessero carta bianca come Scott nel ’79, ma non va sempre così.
      Mi chiedo come mai scopro solo oggi che Giger ha disegnato le creature di “Poltergeist 2”, film peraltro mai citato da nessuno: tutti lo chiamano solo il papà di Alien, quindi forse non sono io il problema, ma sono i suoi fan a conoscerlo molto poco 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Me lo ricordavo eccome il suo ruolo nel design delle creature di “Poltergeist II”, ma anch’io temo che una buona parte dei suoi fan sia rimasta ferma ad “Alien” visto quanto poco (per non dire nulla) citino altri suoi lavori…
        E il nostro Malone? Quale meravigliosa chicca ci hai tirato fuori oggi, partendo da esseri biomeccanici (forse a William non erano estranei i Cybermen di Doctor Who o, ancora, i trekkiani Borg che esordivano proprio in quell’anno) di altre dimensioni per passare a specchi/portali/manufatti alieni e finire direttamente a un “Punto di non ritorno”… e con un pizzico di “Doom”, mi verrebbe da aggiungere 😎
        Io lo proporrei per l’Oscar all’ispirazione, visto quanto appunto ha “ispirato” il lavoro di altri colleghi senza essere mai riuscito a realizzare il suo, poveraccio… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vogliamo aggiungerci anche i Tecnodroidi di Nathan Never? Dài, che così a Malone gli diamo un premio ispirativo pure per il fumetto 😛
        Comunque visto “Creature” temo che all’epoca i Biomeccanici avrebbero fatto uno spettacolo miserello al cinema, forse visto il budget e lo stile maloniano avremmo avolo solo un altro filmaccio da videoteca.
        Pur con tutti i suoi difetti, continuo a preferire “Punto di non ritorno” 😉

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  4. Pingback: Dead Calm [1962-2022] 8 – supernova | Il Zinefilo

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