Venerdì 13: la serie (1987) 3 – L’oracolo della morte

Continuiamo a festeggiare i 35 anni da quel 3 ottobre 1987 in cui la Paramount ha portato in TV “Friday the 13th: The Series“, anticipando Freddy Krueger: mi sembra giusto ricordare la serie di Venerdì 13… senza Jason! Ma povero, perché lo trattano tutti male?


La parola a Mancuso

In data imprecisata (grazie al fatto che “Fangoria” si è auto-fottuta l’intero archivio, così da assicurarsi che nessuno la legga mai più a meno di pagare cifre improponibili) il produttore Frank Mankuro jr. risponde alle domande della rivista “Fangoria” riguardo alla serie TV non tratta dalla saga di Jason, malgrado il titolo.

«Non è mai stata mia intenzione presentare una versione annacquata di un film, o una sua versione ridotta. La serie TV “Venerdì 13” è un prodotto completamente diverso e parla di orrore in maniera molto più tradizionale. Abbiamo preso il classico approccio gotico e siamo tornati alle origini di ciò che contraddistingueva i primi film horror: il mistero, la tensione, l’intensità delle situazioni spaventose. Abbiamo cercato di creare il classico senso del “buono e cattivo”.

Vogliamo creare e produrre una serie che offra un vasto raggio di intrattenimento. Ogni episodio è unico, a sé stante, eppure ogni singolo pezzo combacia nel grande puzzle della serie. Non abbiamo mai cercato di ridurre un prodotto cinematografico al piccolo schermo, invece abbiamo sfruttato le possibilità di quest’ultimo. Esploriamo nuovi mondi ogni settimana e cercato di ritrarli in modo interessante, senza imporre uno stile unico. Se siamo nella Londra del 1870 giriamo in bianco e nero, se siamo in un college del 1988 allora deve apparire tutto contemporaneo.

Stiamo cercando di espandere i confini del piccolo schermo, ecco perché stiamo chiamando sia registi televisivi che cinematografici, così da condividere esperienze e sensibilità.»

Curioso, era la stessa cosa che dicevano per “Freddy’s Nightmares“: i registi cinematografici alla fine erano pochissimi, ed entrambe le serie hanno chiuso presto i battenti.


Che notte, quella notte…

«Ore e ore bagnate nel sangue, nello straordinario, nell’orrorifico. Italia1 con la tecnica del sandwich chiude un sottile telefilm horror della serie “Venerdì 13” fra due spessi filmoni in onda uno presto, l’altro tardissimo, ma entrambi grondanti cose repellenti.»
Stefano Pettinati, “La Stampa”, 27 luglio 1990

Che notte, quella notte. Quella di venerdì 27 luglio 1990, in cui l’Italia1 dei tempi d’oro affida a Zio Tibia in persona il compito di infestare magicamente la serata.

Dal “Radiocorriere TV” di quel magico venerdì 27 luglio 1990

Alle 20.35 si parte con La casa di Helen (1987), la seconda “House” che Sean S. Cunningham crea per la New World Pictures di Roger Corman. Ma affida tutto ad Ethan Wiley, pover’uomo che si ritrova schiacciato fra due fuochi: Corman vuole western e dinosauri, Cunningham vuole horror e comicità. Che fare?
Wiley è disperato, nessun essere vivente ha mai messo insieme questi quattro generi con un minimo di successo: l’unico che ci riuscirà sarà Joe R. Lansdale… ma solo un anno dopo questo film! E temo che Champion Joe avesse in mente House II quando ha creato alcune atmosfere de La notte del Drive-in 1 (1988) e 2 (1989).

"La notte del Drive-in"... ah no, è "La casa di Helen"...

“La notte del Drive-in”… ah no, è “La casa di Helen”…

Alle 23.25 il consueto appuntamento con Jason, in ordine rigorosamente a casaccio: è il turno di Venerdì 13: capitolo finale (1984), il quarto episodio firmato dal mitico Joseph Zito, con l’aiuto del mitologico Tom Savini.
In realtà era stato ingaggiato Greg Cannom con il compito di creare un nuovo Jason, poi però è arrivato Zito che invece voleva lo stesso identico Jason del primo film, fatto come Savini comanda. Cannom se l’è presa parecchio: se volete un lavoro alla Savini, chiamate Savini. Detto fatto!

Savini e le sue magie da “Fangoria” n. 36 (aprile 1984)

Chiude la magica nottata, all’1,10, “Ai confini della realtà” con l’episodio La polvere (Dust, 6 gennaio 1961), ambientato nel vecchio West dove una polvere magica promette a un condannato a morte di ricevere la grazia.

Per citare Pettinati, in mezzo a questo sandwich sanguinolento troviamo il nuovo episodio di “Venerdì 13”.


Episodio 1×02
L’oracolo della morte
(The Poison Pen)

Andato in onda il 10 ottobre 1987, l’episodio è diretto da Timothy Bond, regista televisivo che tornerà spesso nella serie. Ha diretto di tutto in TV, ma dopo due romantichelli natalizi nel 2012 è scomparso dalle scene: che si sia nauseato della TV moderna?

L’episodio non sembra essere presente fra quelli usciti in VHS italiana fra il 1988 e il 1989, ma le informazioni sono così rare e vaghe che non lo posso dire con certezza.

Siòre e siòri, l’oggetto infestato della settimana

L’oggetto infestato della settimana è una penna molto particolare, trovata nella Terra del Fuoco: «è fatta con una penna della coda di un condor delle Ande, ha un potere terribile», ci spiega il solito Marshak (Chris Wiggins).

I nostri gestori del “Curious Goods”, sempre attenti alla cronaca nera per scoprire strani eventi, da una strana morte di un monaco capiscono che c’è la penna di mezzo. Come lo capiscono? Di nuovo, ricordo che non si fanno domande: le sceneggiature di questi episodi sono totalmente slegate da qualsiasi logica e consequenzialità degli eventi.

C’è un monastero fermo al XIII secolo nel mezzo della città e dei monaci stanno morendo uno dopo l’altro perché un confratello cattivone vuole togliere di mezzo i suoi concorrenti e diventare lui abate. Per uccidere i suoi confratelli si limita a scrivere il loro nome su un quadernone. E ora aspetto i soliti integralisti del menga che mi spiegheranno come l’episodio copi Death Note, anche se il manga di Tsugumi Oba è uscito vent’anni dopo!

Ci scriverei i nomi di tutti quelli che considerano i manga la fonte di tutto

Come recuperare una “penna della morte” chiusa nel cassetto di un frate in un monastero inaccessibile? Ovvio, Ryan (John D. LeMay) e Micky (Robey) si fingono fraticelli per indagare sui delitti dell’Abbazia. Il tutto a due anni dall’uscita del film Il nome della rosa (1986), giusto per dire.

Adso, che trovata geniale!

Di nuovo, la serie è frizzante, i protagonisti sono divertenti e sicuramente sono episodi molto più piacevoli dell’insopportabile “Freddy’s Nightmares”, ma è demoralizzante la totale implausibilità di ogni singolo aspetto delle trame: è così difficile rimanere nel campo della logica umana? Invece avvengono solo cose assurde totalmente implausibili e prive di spiegazioni. Del tipo: che cacchio ci fa un monastero trecentesco nel bel mezzo di una città americana? Magari è tutto vero, ma visto che è qualcosa di poco consueto almeno due paroline di spiegazione le avrebbe meritate.

Per fortuna i battibecchi fra Ryan e Micki sono divertenti e tengono compagnia.


Conclusione

Sul numero di aprile 2000 di “Femme Fatales” il lettore Roger Ross da Upton (Gran Bretagna) chiede alla redazione che fine abbia fatto l’attrice Robey, la Micki di “Venerdì 13”: «Che ne dite di un’intervista?». La redazione risponde sottolineando come l’attrice sia stata intervistata addirittura nel primo numero della rivista, tornando poi in seguito, anche nel “paginone centrale”. Comunque, al contrario di quanto si vociferi, non sta lavorando come dj a Los Angeles: «l’attrice è sposata con Charles, conte di Burford [da cui divorzierà l’anno dopo questo annuncio], in più sta crescendo un giovane figlio, sta scrivendo canzoni (ricordate che ha avuto un singolo di successo, One Night in Bangkok) e scrivendo libri per l’infanzia.»

Vale perciò la pena chiudere ricordando che nel 1985 Robey cantava la sua personale versione del singolo di Murray Head del 1984.


L.

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15 risposte a Venerdì 13: la serie (1987) 3 – L’oracolo della morte

  1. Cassidy ha detto:

    Lansdale si rifaceva ai B-Movie quindi facile che abbia pescato dalla casa in questione, se non altro la serie senza Jason una l’ha azzeccata, anticipare Death Note, meglio di niente. Concludo con i complimentoni alle scelte editoriali di quelli di Fangoria, proprio bravi. Cheers!

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Post interessante come sempre, sia nell’incipit con il brano tratto dall’intervista, sia nell’osservare con malinconia un mitico palinsesto grondante sangue e repellenze, sia nella parte finale dedicata a un episodio che, perlomeno nelle premesse, pare decisamente stuzzicante! 🙂

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  3. Sam Simon ha detto:

    Addirittura la morte per chi crede che i manga siano la fonte di tutto! Zinefilo implacabile! :–P

    Un monastero trecentesco negli Stati Uniti qualche sopracciglio me lo fa sollevare pure a me, ammetto…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      C’è una piaga che ha ridotto al minimo la mia sopportazione: quelli che negli anni Novanta hanno scoperto i manga e da allora credono che l’intero universo sia nato per ricopiarli. Non si può iniziare una discussione su “Robocop” senza che arrivi quello a dire “Eh, ma l’anno prima c’era un manga identico”. Di’ un film, e troverai qualcuno che alza il ditino e dirà che c’era un manga identico l’anno prima. Quindi chiedo in prestito la penna di “Venerdì 13” per prendere un po’ di appunti 😀

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Eh, ma Lucius, nell’episodio pilota di Death Note c’era pure la trovata (grazie al Cielo, scartata per la serie regolare) della “gomma della morte”: se cancelli il nome dal quaderno con quella gomma e il corpo del morto è ancora integro, quello torna in vita! XD
    Chissà se la Ohba ha visto questo episodio o ha ottenuto l’ispirazione per conto proprio, in fondo, interpretare le funzioni degli oggetti in chiave soprannaturale è una cosa semplice per chi ha un minimo di fantasia (e quella della Ohba è davvero contorta, viste le regole in cui ha infognato il suo Death Note).

    Comunque, spunto carino e oggetto fetente come pochi, questa penna. Mi ricorda una coppia di oggetti di Warehouse 13, taccuino e penna di Edgar Allan Poe: la penna era particolarmente stronza, ci scrivevi le cose gotiche sui post it e poi li piazzavi su muri, mobili e simili, per creare dal nulla trappole come il famoso pendolo a falce e cose simili. Il potere del taccuino non lo ricordo, la penna era già esagerata 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un bravo autore sa tirar fuori oro da una penna e un quaderno, senza bisogno di aver visto un episodio televisivo di una serie sfigata dall’altra parte del mondo, vent’anni prima. Così come non c’è bisogno di aver letto un fumetto giapponese per scrivere un film americano 😛

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  5. Vasquez ha detto:

    Ma che video strano. Sembra un misto tra quel video ancora più strano dei New Order, “True Faith”, e “Grosso guaio a Chinatown”.
    Mi piace il tuo usare Venerdi 13 come guida per quelle Notti Horror.
    L’episodio di oggi è stato divertente, dai 😛
    La bacchetta di Harry Potter ha al suo interno una penna della coda di Fanny, la fenice di Albus Silente, ma penso che vicino alla penna della coda di un condor delle Ande, pure la fenice di Silente si vada a nascondere 😀
    Ma poi che tocco di classe il piccione viaggiatore! E la ghigliottina perfettamente funzionante nei sotterranei? E il buco per spioni nelle docce?!? No dai, io me la ricordavo inquietante questa serie, ma davvero mi sa che questa è quella fantasy, e non Warehouse 13 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche perché non sentendosi in dovere di alcuna spiegazione a ciò che accade, è tecnicamente “fantasy” in pieno 😀
      Scherzi a parte, con le penne magiche si sono sbizzarriti in tanti, almeno questa ha una spiegazione divertente.
      A guardare il vero video di “One Night in Bangkok” si capisce che comunque il gusto dell’epoca è devastante, quegli anni Ottanta che nessun film o serie di oggi si azzarda a riesumare, perché la gente scapperebbe via urlando 😀

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      • Grendizer ha detto:

        In realtà DN si ispira a un chiusky di Doraemon ( che risale agli anni 60 ) ma quella e’ un altra storia.
        Invece che Robocop si ispiri vagamente a Eightmann ( anche lui degli anni 60 e visto negli USA) è abbastanza probabile.

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti io ho sempre preferito la versione di Robey 😉
        Episodio divertente, non ci piove, anche se credo che l’Effetto Nostalgia (per la serie e per le notti di Zio Tibia in generale) abbia un comprensibile peso nel giudizio finale. Intanto, visto che sempre di magia si parla… 😎

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Hai capito quanto ha cantato la Robey??? 😛

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  6. Pingback: Venerdì 13: la serie (1987) 6 – Il baule di Houdini | Il Zinefilo

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