Impulse (1990) Doppia identità (Warner TV)


Alla fine di ottobre è nato un nuovo canale gratuito del digitale terrestre, Warner TV (canale 37), che ha già iniziato a sfornare miliardesime repliche di roba inutile che viene replicata da cinquant’anni e che non aveva bisogno di un canale dedicato, visto che già Mediaset la replicava ogni giorno, ma almeno questo nuovo canale in questi suoi primi giorni di vita cerca di salvare la faccia, mandando in onda film che non vedevano un piccolo schermo da decenni. Per carità, niente di raro e soprattutto è roba che scompare un minuto dopo e non vedrete mai più, ma almeno una fugace apparizione l’ha fatta.

Sarebbe stato bello se l’emittente avesse recuperato versioni d’annata dei film, invece sono tutte copie americane che si limitano a recuperare l’audio italiano, ma di nuovo: è sempre meglio di un calcio in bocca, come si diceva una volta a Roma.

La mia prima registrazione su Warner TV, il 7 novembre 2022

Dopo Hong Kong: un posto per morire (1982) con Chuck Norris, un’altra bella sorpresa è stata un film di cui non sentivo parlare da quand’ero ragazzo… e innamorato di Theresa Russell. Temo che il nome non dica molto ai gggiovani d’oggi, ma posso assicurare che in quegli inizi di Novanta era un’attrice che avreste voluto in tutti i film, invece dei pochissimi che ha fatto da protagonista.

Dài, Theresa, non mi guardare così che non riesco più a scrivere…

Immaginate l’adolescente Etrusco in preda agli ormoni che intorno al 1988 vede La vedova nera (1987), con la poliziotta Debra Winger che dà la caccia all’ammazza-mariti Theresa Russell. All’epoca per fortuna non andavano di moda le ragazzine anoressiche, il canone di bellezza era fissato su “donne umane”, quindi il giovane Etrusco apprezzò quel thriller molto più per le protagoniste che per la sceneggiatura.

Il classico dilemma tra la mora e la bionda…

Dopo di che è arrivato questo Impulse (1990), la cui locandina in videoteca mostrava una foto in cui la protagonista sembrava tutto tranne che Theresa Russell. Purtroppo l’attrice ha lavorato per produzioni la cui unica attività era murare vivi i film e fare in modo che nessuna emittente li trasmettesse. Figurarsi poi i riversamenti in DVD: ma siamo matti?

Ricevuto il visto il 20 luglio 1990, arriva nelle sale almeno il mese dopo con il titolo Doppia identità, che non si sa cosa voglia dire.
Arriva in VHS Warner Home Video nel luglio 1991 e va in onda in prima visione su Rai2 giovedì 6 maggio 1993. Dopo di che il buio totale, quindi… grazie Warner TV!

Avrei gradito la pellicola italiana, ma tocca accontentarsi

Lo dico subito, la sceneggiatrice Leigh Chapman (classe 1939) era a fine carriera, negli Ottanta aveva firmato The Octagon (1980) e poco altro, e l’ultimo suo lavoro risulta essere due episodi di “Walker Texas Ranger“: forse non era l’autrice più indicata per un thriller così contemporaneo. Perché Lottie (Theresa Russell) è una donna dura e pura degli anni Novanta, del post-Una donna in carriera (1988).
Quindi, al contrario della tipica donna anni Ottanta, non è disposta a sottomettersi, ha un pistolone e sa come usarlo. Tranquilli, però, è dalla parte dei buoni: Lottie è una poliziotta della Buon Costume specializzata in operazioni sotto copertura.

Di nuovo, Theresa, così non riesco a concentrarmi!

Le sue “missioni” consistono principalmente nel fingersi prostituta e adescare clienti, pratica molto comune nella narrativa dell’epoca. Lottie dunque conosce solo il peggio del peggio in città, nella sua vita esclusivamente notturna a contatto con criminali di varia entità e fattura. Il tutto purtroppo scritto malissimo e quasi gettato via senza spiegare nulla.
Sappiamo solo che durante le sue missioni a Lottie può persino capitare di incontrare… un Colonial Marine (Mark Rolston)!

Sei mai stata su Acheron?

Cambiando vestito, capelli e identità ogni sera poi è normale qualche casino caratteriale, e Lottie ha bei problemi con la vera se stessa, persa dietro le varie maschere che deve indossare ogni notte. Per non parlare della violenza con cui viene sempre a contatto. Ma, come dicevo, il suo pistolone l’aiuta a gestire la cosa, in modo da non essere lei quella che alla fine della fiera rimane sdraiata nel proprio sangue.

Sono gli anni Novanta, bellezza: ora le donne hanno il pistolone!

Lottie è forte e indipendente e i propri casini emotivi se li gestisce da sola, ma questo non vuol dire che non si ritrovi addosso due diversi modelli di maschi.
Il primo è un tipico poliziotto vecchia scuola, da serie TV classica, e non a caso è interpretato da George Dzundza, attore che di lì a qualche mese sarà co-protagonista della primissima stagione di “Law & Order”.

Poliziotto de panza, poliziotto de sostanza

Da una parte dunque c’è il rozzo tenente Morgan (Dzundza), maschilista ma almeno “limpido”, sai sempre qual è il suo sporco gioco, dall’altra ci sono gli occhioni cerbattioni di Stan, un giovane Jeff Fahey non ancora lanciato da Il tagliaerbe (1992).
L’avvocato Stan (Fahey) è l’homo novus, il giovane rampante che lotta contro le ingiustizie e il maschilismo della vecchia scuola, ma in realtà non è per nulla rassicurante, visto che per l’intera vicenda non sappiamo mai a che gioco stia giocando.

Come si può resistere agli occhioni cerbiattoni di Jeff?

Da notare come il primo atto di corteggiamento fra i due sia stato… farsi i complimenti a vicenda per le rispettive automobili. Lei viaggia su una Chevrolet Camaro del 1988 mentre lui ha una AMC Gremlin del 1976, mi spiega l’IMCDb.
La loro inevitabile storia d’amore è parecchio travagliata, perché entrambi sono incasinati a modo loro e non sarà facile trovare la quadra di questo rapporto.

Un amore dal capello perfetto

La regista è Sondra Locke, storica amante di Clint Eastwood e co-protagonista di molti suoi film d’annata, scomparsa nel 2018 con solo quattro regie all’attivo. È un peccato, perché aveva un’ottima mano. Stando al “Los Angeles Times” dell’8 maggio 1989, durante le riprese di questo film la donna si è trovata chiusa fuori casa, e da dentro quel gran galantuomo di Clint Eastwood le ha detto che dopo più di dieci anni la loro storia era finita. Ah, la tipica signorilità anni Ottanta…

Non l’ho mai sopportata come attrice, ma come regista tanto di cappello

Come già sottolineato nelle recensioni dell’epoca, il disastro di questo Doppia identità è una sceneggiatura totalmente fuori fuoco se non proprio scritta male, e sapete come la penso io? È stata una roba tirata fuori al volo perché ci si doveva sbrigare a cavalcare l’onda di un film decisamente migliore.

Sicuramente sbaglio io, che penso sempre male, ma guarda caso appena si viene a sapere che una donna regista come Kathryn Bigelow nell’agosto 1988 inizia per la MGM/United Artists le riprese di un film dal titolo Blue Steel (nelle sale americane dal marzo 1990), la Warner Bros si sbriga a mettere una donna regista su un progetto molto simile: le riprese partono nel marzo 1989 e Doppia identità arriva in sala solo un mese dopo Blue Steel, per cavalcarne l’onda. Fallendo, però, perché esce in poche sale, viene stroncato dalla critica e incassa due risate al botteghino. Temo spezzando sul nascere la carriera da regista della Locke, che invece avrebbe meritato di più.

Sia la Lottie di Theresa Russell che la Megan di Jamie Lee Curtis sono poliziotte ma soprattutto donne forti, indipendenti e che sentono come il vento sia cambiato, che i maschilistici anni Ottanta sono finiti e c’è bisogno di qualche spinta per far capire come certi atteggiamenti non siano più accettabili. Entrambe le donne sono sole ad affrontare tutto, dalla propria vita ai propri sentimenti, dal proprio lavoro alla “missione” in cui si trovano incastrate, perché sanno che ogni aiuto maschile costerà troppo, cioè la loro libertà morale.

Entrambe le donne si ritrovano nel mirino di un assassino, e sebbene la causa non sia il loro sesso è chiaro che la soluzione dovrà tenerne conto: di nuovo, avere l’aiuto dei maschi è un problema di principio, quindi riuscire da sole sarebbe consigliabile.

L’abbiamo già detta la cosa degli anni Novanta e del pistolone?

L’unica differenza fra i due film è che Kathryn Bigelow è superiore di parecchie grandezze, sia come regista che come sceneggiatrice – e poi ha come co-sceneggiatore Eric Red, l’autore del capolavoro Le strade della paura (1988), e scusate se è poco! – mentre Sondra Locke sebbene brava non può contare che su una storia confusionaria e scritta male, e su una regia che purtroppo non ha i fuochi d’artificio della fattura bigelowiana. Uscire al cinema subito dopo Blue Steel è stata davvero una pessima mossa, forse sarebbe andata un po’ meglio se Doppia identità fosse uscito prima, racimolando tutto l’entusiasmo per il tema prima di venir sepolto dal film della Bigelow.

A voler fare ancora di più le pulci, oso di più. Lo dico con il massimo rispetto e nel modo più positivo possibile, ma è chiaro che la Bigelow sia un “maschiaccio” (e non lo dico come offesa, tutt’altro) quindi le sue protagoniste sembrano voler prendere il posto che prima era sempre stato degli uomini; Sandra Locke mantiene invece fermo l’aspetto femminile della sua Lottie, che agisce come la protagonista della Bigelow ma in nessun punto appare un “machiaccio”. Sono due modi diversi di proporre la “donna nuova” degli anni Novanta.

Sono contento di aver recuperato uno dei rarissimi film con Theresa Russell, titolo che ora si appresta a scomparire per i prossimi trent’anni, ma dispiace per l’occasione mancata. Segno anche che la Warner Bros ne sbaglia davvero tante, prima di azzeccarne qualcuna.

L.

– Ultimi film Warner Bros:

Informazioni su Lucius Etruscus

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13 risposte a Impulse (1990) Doppia identità (Warner TV)

  1. Cassidy ha detto:

    Ero in giro, quindi non sono riuscito a vedere “Dead bang” in prima serata (ma sto recuperando, grazie!), sono arrivato in tempo per vedere questo, per fortuna Warner TV pare aver rispolverato qualcosa dagli archivi, come questo film che conferma quello che già sapevo, Sondra Locke ha diretto pochi film ma aveva gran talento dietro la macchina da presa, lavorasse oggi vivrebbe di prepotenze, invece verrà ricordata più che altro per la sua storia con Eastwood e poco altro. Per il resto, mamma mia Theresa Russell! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fare uscire questo film a ridosso di “Blue Steel” è stato un madornale errore, il confronto è impari ed ingiusto, perché Locke è un’ottima regista ma non è Bigelow, così come Theresa è bella come il sole ma non ha il nome che vende il prodotto a prescindere.
      E poi onestamente ha una sceneggiatura terribile, troppo a casaccio, che la protagonista sia una poliziotta in pratica lo dobbiamo intuire, perché chiaramente viene detto solo alla fine: e sì che è un’informazione abbastanza importante!

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  2. Vasquez ha detto:

    Theresa Russell e Debra Winger. Due donne splendide, due splendide attrici, sfortunate entrambe, uscite tutte e due dal giro grosso, forse senza mai esserci entrate per davvero. A stento ci si ricorda di Debra in “Ufficiale e gentiluomo”.
    Quanto mi piaceva “La vedova nera”. Ogni volta che lo davano mi fermavo a guardarlo, in attesa di quel brivido che scuote Theresa nel momento in cui viene smascherata, unico segno esteriore della rabbia che prova per essere stata gabbata. Fra i thrillerini televisivi non c’è il filone Vedova Nera? 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Curiosamente non ho incontrato alcun emulo di quel genere, forse è un soggetto troppo complicato per gli sceneggiatori televisivi 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Mi dispiace per il canale, me l’aspettavo vista la fine che hanno fatto gli altri simili, però un pochino ci speravo…
        L’unica cosa è che si possono rivedere gli episodi di “Genitori in blue jeans”, che non si trova da nessuna parte. Piaceva tantissimo a mio fratello, infatti aveva una videocassetta con una manciata di puntate (te li mandati i titoli di coda col doppiaggio?).
        Io aspetto “Casa Keaton” 😊

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La domenica tirano fuori cose ancora più chiccose, tipo la serie TV di “Robin Hood” palesemente fatta sul modello fantasy “Hercules / Xenia” che tanto piaceva all’epoca. Peccato che sia mozzata la schermata del doppiaggio, ‘tacci loro!
        Comunque il canale ha tipo due settimane di vita, ha tutto il tempo per migliorare… o più probabilmente di peggiorare 😀

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  3. Giuseppe ha detto:

    Ecco un nuovo canale che avevo iniziato a NON.guardare proprio per via delle repliche e, come da prassi, quando io decido di assentarmi ti piazza a sorpresa un film scomparso da decenni: “Doppia identità” non è quello che potremmo chiamare un titolo memorabile (oltre ad essere una grande occasione persa per Sondra Locke, alla quale purtroppo è mancato uno sceneggiatore del livello di Eric Red), vero, ma almeno di Theresa avevo un buon ricordo e mi avrebbe pure fatto piacere rivederla…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo che dovrai aspettare altri trent’anni per rivederlo in TV, con questi canali bisogna cogliere l’attimo 😛
      Scherzi a parte, ignora l’intero palinsesto di Warner TV ma occhio al film in prima serata, in questi primi giorni di vita è lì che piazzano la roba buona. Ma tanto mi sa che dura poco, e poi via a repliche su repliche di Seagal 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto interessante, mi sono gustato la recensione, la protagonista, questo nuovo canale che sforna qualche sfizioso “ritorno” e la tua analisi ricca di spunti e riflessioni (oggi in versione “rosa”) sempre degni di nota, insomma, mi sono leccato i baffi! 🙂

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  5. Obsidian M. ha detto:

    Lascio perdere come al solito questo nuovo canale di repliche e mi concentro su IMCdB che non conoscevo. Grazie per questa (involontaria) dritta!

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