[Multi-Recensioni] Film asiatici su Prime Video

Continua il mio viaggio del mondo su Prime Video, e dopo aver visto tre film russi mi sono gustato tre film asiatici, inseriti freschi freschi in catalogo.


The Killer
(Deo killeo: Jugeodo doeneun ai,
Corea del Sud 2022)

in DVD Blue Swan (ottobre 2022)
vedi su Prime Video

Per favore, mi chiamate Hanna & Barbera e fate mettere in lavorazione un nuovo personaggio animato chiamato Deo Killèo, come il titolo originale di questo film di Choi Jae-Hoon?

Scherzi a parte, sicuramente questo è il titolo più interessante e più meritevole degli asiatici inseriti di fresco nel catalogo. Ho letto che parrebbe tratto da un web-comic, qualsiasi cosa questo voglia dire, ma temo sia solo una di quelle leggende che mettono in giro convinti che i cine-comics vendano di più. Ciò che conta è che si tratta di un ottimo film d’azione, cattivo e tosto.

Deo Killèo (Jang Hyuk), che chiamo così perché mi fa troppo ridere, è ricco e bello e vive la sua vita agiata immersa nella ricchezza e bellezza. Purtroppo la sua pace edonistica viene interrotta dalla moglie molesta, che lo costringe a badare alla figlia di un’amica. Oh, non se la perda, non le faccia fare figuracce, eh? Un secondo dopo Deo Killèo si è perso la ragazza. In fondo come fai a tenere ferma un’adolescente?

Nel giro di un nano-secondo la ragazza è finita prima in un giro di prostituzione delle vergini poi in affari ancor più brutti, e quindi il nostro Deo Killèo deve scrollarsi di dosso la noia nobiliare e gonfiare di mazzate i cattivi – rimanendo sempre bello bello – finché recupera la ragazza, dopo aver sterminato la popolazione coreana.

L’idea alla base del film mi pare ovvia: hanno preso la saga di Taken e l’hanno fusa con la saga di John Wick, con un eroe che deve recuperare la ragazza rapita affrontando gli eserciti di cattivi a colpi di Gun Fu. Con però una piccola differenza: al contrario dei suoi colleghi piante grasse, Jang Hyuk è atletico e rende molto potenti ed esplosive le scene d’azione. Aiuta avere un terzo degli anni di Liam Neeson e, al contrario di Keanu Reeves, essere vivo.

Inoltre il bello, o comunque il sorprendente, dei film asiatici è che parliamo di una cultura profondamente diversa, anche se all’apparenza simile, quindi da Taken e John Wick lo spettatore già sa esattamente cosa aspettarsi, perché per la cultura occidentale ci sono cose che non si possono fare, in nessun caso, mentre con questo Deo Killèo si è sempre all’erta, perché per il gusto asiatico si possono fare cose per noi vietate. Preparatevi quindi a un protagonista buono che fa cose molto cattive.

Un film d’azione dura e pura, dove si spara, si mena, si cade da palazzi, si fanno battutine e non esistono “vincoli occidentali”. Insomma, consigliato.


The Clone
Chiave per l’immortalità
(Seobok, Corea del Sud 2021)

In DVD Blue Swan (aprile 2022)
vedi su Prime Video

Rimaniamo in terra coreana per questo film scritto e diretto da Lee Yong-ju, e dalle cose molto cattive del precedente titolo passiamo a cose molto scorrette: ma se i coreani so’ tutti uguali… come li riconoscono i cloni?

Dài, sto scherzando, chiudete quella mail che già state scrivendo al Ministero del Politicamente Corretto. E poi il regista lo sa bene che il problema è concreto, infatti a ogni personaggio dà una capigliatura diversa, che la faccia è sempre uguale! (Dài, buoni, sto ancora scherzando.)

Ki Heon (Gong Yoo) è tipo una guardia del corpo, non ho capito bene, comunque ciò che conta è che un tumore al cervello gli lascia pochi sprazzi di vita, per questo è l’uomo perfetto per scortare Seo Bok (Park Bo-gum), un ragazzo che la vita non ha neanche idea di cosa sia. Seo Bok è un clone, nato in laboratorio da una scienziata che voleva un altro figlio dopo aver perso il proprio neonato. Seo Bok ha passato la sua intera vita chiuso in una stanza a leggere, mentre gli scienziati lo analizzavano, lo punzecchiavano, gli strappavano pezzi e lo tenevano in vita. Perché se Seo Bok non fa una dolorosissima iniezione al giorno muore. Se la fa, è virtualmente immortale. Perché Seo Bok è un clone il cui DNA può guarire tutte le malattie… anche il tumore al cervello.

E me la chiami vita, questa?

Ki Heon non prova nemmeno a nasconderlo: accetta di proteggere il clone durante il trasferimento solo perché così ha speranza di guarire, a lui di quello scherzo della natura non interessa nulla. Ma poi lo sapete come funziona, la “strana coppia” finisce sempre per conoscersi meglio, e scappando dai cattivi – perché i piani non vanno mai come previsto – si ritrovano a riscoprire i valori umani.

So che solo a me vengono queste idee strane, ma mi è piaciuto vedere nei due protagonisti due personaggi che porto sempre nel cuore, Elijah Baley e Daneel Olivaw: sfido chiunque abbia letto il Ciclo dei Robot di Asimov a non sciogliersi davanti a questi nomi. Ki Heon è come Elijah, un uomo concreto, disincantato, che odia le “diavolerie moderne”, tipo gli androidi come Daneel, che scimmiottano gli esseri umani. Poi, affrontando i pericoli insieme, ognuno regala all’altro un po’ della propria visione del mondo, e soprattutto l’artificiale ricorda all’umano che cosa voglia dire essere umani. Con le dovute proporzioni, il duo asimoviano viene ricreato in questo film, anche se invece di un androide abbiamo un clone.

Tranquilli, sembra un robot, ma è solo un clone

Se Asimov era uno scrittore serio e posato, poco incline agli “effettacci” di forte impatto, in un film certe cose hanno il loro peso, quindi scopriamo che il clone Seo Bok ha qualcosa in più rispetto ad un essere umano, qualcosa di inaspettato che è uscito fuori mettendo insieme il suo DNA. Qualcosa tipo una forza che muove gli oggetti. Il che significa che al momento del going berserk, quando il clone dovrà dar fondo ad ogni suo potere, lo spettacolo ci sarà e sarà parecchio ghiotto.

Un ottimo film che consiglio caldamente, anche perché non essendo un prodotto occidentale è libero da quei vincoli che affossano ogni idea filmica in questo noioso emisfero.


Princess Yakuza
(Brasile 2021)

In DVD Blue Swan (gennaio 2022)
vedi su Prime Video

Lo so, vi avevo promesso film asiatici e invece questa è una produzione brasiliana, per lo più diretta da un regista viennese come Vicente Amorim e tratta dal sedicente fumetto Shiro di Danilo Beyruth, che a naso non mi pare un nome del Sol Levante. Però dài, parla di giapponesi, di katane giapponesi, di Yakuza ed è pieno di giapponesi: facciamo che vale, ok?

Siamo in Brasile, dove c’è la più grande comunità giapponese fuori dal Giappone. Qui vive Akemi (interpretata da un’attrice nippo-americana dal nome tutto maiuscolo, MASUMI!), che per motivi misteriosi ci viene presentata come cantante. Vi esorto a vedere l’inizio del film solo per gustarvi le sue qualità canore: ho sentito tubi dello scarico emettere suoni molto più gradevoli! Ma va be’, facciamo finta che sia una cantante.

La ragazza non sa che in un’ospedale cittadino si è risvegliato Shiro (Jonathan Rhys Meyers), dalla mente confusa e dal corpo attraversato da mille cicatrici. Al dottore dice di non sapere chi sia, di non ricordare nulla e di certo non sa di chi sia la katana trovata accanto a lui. In realtà pare si ricordi abbastanza da rubare la katana, scappare dall’ospedale e raggiungere Akemi, giusto in tempo per fare a fettine dei teppisti.

Si è formata una nuova “strana coppia”

Si crea un’altra “strana coppia”, con questa ragazza che non sa di essere una “principessa della Yakuza” e questo guerriero americano che non è ben chiaro chi sia veramente. Di sicuro c’è gente che li vuole ammazzare entrambi… oppure che li vuole proteggere? Riusciranno i due a rientrare in possesso della propria vita? E faranno in tempo a spiegarci qualcosa prima della fine del film?

Ciò che conta, però, è che la vera protagonista della vicenda è la spada Muramasa: ora sapete cosa regalarmi a Natale.

«È antica e rara. Una lama maledetta, che imprigiona le anime delle sue vittime, se credi a queste superstizioni. Molti sono disposti a pagarla una fortuna.»

Al di là della mia passione per le armi protagoniste in narrativa, del film non rimane molto altro. La visione è noiosa perché è tutto fumoso, poco chiaro, non sappiamo mai cosa diamine stia succedendo e le spiegazioni tardive sono drammaticamente poco soddisfacenti. Dei tre nuovi arrivi asiatici è sicuramente il peggiore e mi sento di consigliarvi di saltarlo senza problemi.


~ Bonus ~

Badges of Fury
Cani sciolti
(Bu er shen tan, Cina 2013)

In DVD Blue Swan (ottobre 2017)
vedi su Prime Video

Per farmi perdonare il film finto-giapponese, recupero questa mia vecchia recensione per ricordarvi un altro titolo asiatico nel catalogo Prime Video.

L’ispettrice Angela (la bella Michelle Chen) incarica delle indagini il buffonesco detective Wang Bu’er (interpretato dal giovane Wen Zhang che forse crede di essere divertente ma si sbaglia di grosso), che con la sua allegra squadra di deficienti seguirà varie piste, una più sbagliata delle altre.

Nel team che si occupa del misterioso omicida, fa capolino Jet Li nel ruolo del vecchio detective Wong Fei-hung, nome che ovviamente strizza l’occhio al personaggio che ha interpretato per tanti anni nei film di Hong Kong.

La parte poliziesca del film è una buffonata, inutile parlarne. Vanno invece citate e lodate le piccole comparsate qua e là di grandi attori del genere marziale che si divertono ad esibirsi con autoironia.

Per esempio il mitico Leung Ka-Yan con il suo kung fu della tigre: l’attore ha interpretato decine di film marziali contraddistinguendosi dai suoi colleghi per portare sempre la barba. Poi c’è Fung Hark-On e la sua faccia antipatica, grande villain del cinema di Hong Kong anni ’70.
Ma soprattutto c’è Leung Siu-Lung, grande decano del cinema marziale (omaggiato nel 2004 da Stephen Chow in Kung Fusion) che ha l’onore del combattimento finale contro Jet Li: l’unico momento vagamente decente dell’intero film.

Due idoli in piccoli ruoli: Fung Hark-On e Leung Ka-Yan

Il grande Leung Siu-Lung contro Jet Li

Badge of Fury è interessante per chi (come me) segue il genere marziale da tempo immemore per capire dove stia andando (a morire ammazzato!), ma per un qualsiasi altro spettatore rimane una minchiata ridicola, piena di gente che vola e battute che non fanno ridere, accompagnate da una recitazione gigionesca che farebbe impallidire Jackie Chan!


~ Bonus 2 ~

Kill Zone – Paradox
(Saat po long: Taam long, Hong Kong 2017)

In DVD Blue Swan (agosto 2020)
vedi su Prime Video

Mi sembra un po’ pochino come bonus, perciò recupero quest’altra mia vecchia recensione per ricordarvi un altro titolo asiatico nel catalogo Prime Video.

Abbiamo un padre di Hong Kong che cerca sua figlia scomparsa in Thailandia, e un investigatore locale che l’aiuta, ma tutto è raccontato per tripli flashback incrociati che non si capisce una mazza, e già a dieci minuti dall’inizio passa la voglia di scervellarsi a capire che cacchio stia succedendo. Si sa solo che ci sono i cattivi trafficanti d’organi combattuti dalla forza congiunta di questo padre di Hong Kong e di questo poliziotto thailandese. Perché il papone cinese sia un drago a menare la gente non è spiegato.

L’unico motivo per vedere questo melenso drammone mariomerolesco è la piccola parte in cui appare Tony Jaa, che non sembra avere alcun legame con il titolo precedente: lì faceva una guardia di un carcere che scopre che l’istituto usa i detenuti come donatori forzati, qui invece è un semplice poliziotto locale che dà una mano, menando i cattivi.

L’unica posa in cui i cinesi riprendono Tony Jaaa

Mi è cascata la bocca per terra a scoprire che è sua maestà Sammo Hung a dirigere le scene d’azione di questo film, dove proprio la parte marziale è la più carente. Ma forse il problema è che ad Hong Kong non va il “realismo” che impera nelle altre cinematografie, e quindi vedere la gente che vola appesa a un cavo è piacevole. In fondo è il Paese che ha inventato il wuxiapian.
Il problema è che non puoi chiamare un atleta come Tony Jaa e appenderlo in aria a fingere di lottare: è davvero un crimine.

«Mi hai preso per un coglione!» (cit.)

Il risultato è un Tony Jaa più “cinese” che mai, con mosse che neanche per scherzo possono assomigliare a tecniche di combattimento, ma solo a quelle di una marionetta che si agita su un palcoscenico. Purtroppo tocca farci bastare questa miseria, visto che Tony da molti anni ha tirato i remi in barca e non si spreca a fare film marziali, giusto comparsate. Però su un combattimento di cinque minuti con una star thailandese potevano anche ritagliare un po’ di libertà e mostrarlo combattere alla thailandese.

Va be’, alla fine ho criticato pure il secondo bonus: è più forte di me…

L.

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13 risposte a [Multi-Recensioni] Film asiatici su Prime Video

  1. Sam Simon ha detto:

    Boia quanti! Come sei cattivo col povero Keanu… X–D

    È vero che ogni volta che lo si vede in un ruolo diverso dal suo solito dimostra tanta legnosità (penso a lui in The Gift di Raimi, o Bram Stoker’s Dracula di Coppola), però c’è di peggio in giro!

    Ogni tanto pure io faccio una capatina nell’immensa produzione del cinema asiatico, ma mi ci oriento a fatica. Grazie per queste dritte!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Capisco che un incidente di moto gli renda difficile muovere il collo, ma il problema è anche tutto il resto del corpo 😀
      Purtroppo il pubblico non premia la bravura dell’interprete, solo la sua celebrità, quindi un ciocco di legno diventa un eroe d’azione mentre un vero eroe d’azione rimane noto giusto a un ristretto gruppo di appassionati.
      Il protagonista di “The Killer” non ha certo doti attoriali degne di nota, ma nelle scene d’azione è pura dinamite.
      Ti questa panoramica ti consiglio solo i primi due 😉

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  2. Cassidy ha detto:

    Il brasiliano mi manca, ma seguirò il tuo consiglio anche se la spada merita. Gli ultimi due li ho visti, Tony Jaa sempre più cinese è uno spreco di talento. I primi due invece me li vado subito a mettere in lista, il primo devo averlo evitato, perché con quel titolo alla John Woo temevo una scopiazzatura, in attesa di Hanna & Barbera me lo vado a gustare 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io a vedere l’immagine di quel film non gli avrei dato un soldo bucato, e se non fosse stato per la voglia di fare queste recensioni multiple non l’avrei mai visto, e invece è stata una bella sorpresa. Un Taken + John Wick alla coreana con protagonista che addirittura sa muoversi, al contrario dei suoi colleghi americani 😀
      I primi due coreani te li consiglio, alla fine sono buone visioni.

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  3. Lorenzo ha detto:

    Non solo i coreani sono tutti uguali, ma si chiamano anche tutti Kim 😛

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Il post carrellata con tanto di bonus, cosa desiderare di più? 🙂
    L’altra volta film russi, che mi ispirano, ma con commenti negativi, stavolta film asiatici, che mi ispirano meno, ma con commenti, perlomeno i primi due, positivi, insomma poggio e buca fan piano si dice dalle mie parti e io mi giovo degli uni e degli altri, per i motivi suddetti! 🙂

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  5. wwayne ha detto:

    Anch’io ho trovato piuttosto complicata la trama di Yakuza Princess. Tuttavia l’atmosfera è piacevole, le scene d’azione erano girate bene e ricordo che ad un certo punto ero riuscito a trovare un filo logico che collegasse tutto ciò che avevo visto fino a quel momento, quindi su imdb gli assegnai un 7 convinto. Detto questo, lo spettatore non dovrebbe spremersi le meningi per trovare il filo logico a cui accennavo prima: questo filo logico dovrebbe essere evidente e facile da seguire. Così non è stato, ma Yakuza Princess rimane comunque un buon film.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La perizia tecnica con cui è stato costruito purtroppo non corrisponde a quella usata per la trama, fumosa e inutilmente complicata. Peccato, perché gli elementi per un buon film c’erano tutti.

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      • wwayne ha detto:

        Hai detto bene: hanno curato molto la forma e poco la sostanza, forse confidando nel fatto che chi guarda un film d’azione alla trama non ci bada più di tanto. E infatti nessuno si aspettava che Yakuza Princess avesse una sceneggiatura da premio Oscar, ma era legittimo pretendere che almeno avesse una storia facile da seguire. Grazie per la risposta! 🙂

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