Dead Calm [1962-2022] 8 – supernova


Per questo viaggio siamo partiti da una mappa nata a Firenze, mediante conoscenze egiziane conservate dai bizantini, una mappa che ha creato la modernità in cui noi viviamo: il viaggio si conclude con un altro tipo di mappa, una che illustra il disastro completo del cinema di fantascienza moderno. Nessun sapiente egiziano avrebbe mai potuto prevedere il buco nero spaziale in cui sarebbe finito il progetto Dead Calm.


Prologo
Il buco nero

Sul numero di febbraio 2000 della blasonata rivista “Premiere” il giornalista John Horn non usa mezzi termini nell’intitolare il suo articolo “Buco Nero: come Supernova ha trascinato nell’abisso la MGM e una serie di registi”. Della serie “la tocco piano”. «Quando alla voce “regista” un film riporta Alan Smithee – lo pseudonimo che Hollywood usa quando un regista vuole sia rimosso il proprio nome dal progetto – è una palese ammissione di catastrofiche divergenze creative fra gli autori, e una chiara anticipazione di disastro al botteghino»: purtroppo l’incipit del pezzo si limita a fotografare la triste verità, anche se specifica che la MGM spera che stavolta il suo prodotto farà eccezione, visto che è firmato da Thomas Lee (nome altrettanto falso quanto Alan Smithee). Allerta spoiler: no, non lo farà.

Nello spazio nessuno può sentirti inventare nomi falsi

Stando alla ricostruzione del giornalista, il film da 65 milioni di dollari è stato mollato da Walter Hill dopo un «aspro battibecco» (bitter squabble) con la MGM – e Horn non resiste a sottolineare come per la stessa casa Hill avesse girato Wild Bill (1995), il film che ha fatto perdere alla MGM la più grande mole di soldi della storia del cinema! (addirittura?) – dopo di che Jack Sholder e niente meno che Francis Ford Coppola hanno preso in mano il girato di Hill e ne hanno salvato il salvabile, tirando fuori il film da 88 minuti uscito il 14 gennaio 2000 nelle sale americane.

In realtà le cose sono state un po’ (parecchio) più complesse, e come già anticipato, la storia del film affonda molto più indietro nel tempo.


Troppi cineasti a cantare
non si fa mai Supernova

Come raccontato, già nell’aprile 1988 dovevano iniziare le riprese di The Mirror, film con cui William Malone coronava il sogno decennale (a sua detta) di dare vita alle creazioni gigeriane del Necronomicon, con una pellicola che raccontasse di una dimensione parallela abitata da creature biomeccaniche. Annullato quel progetto, Malone continua a proporlo e intanto lo rielabora e lo intitola Dead Space, perché nel frattempo è uscito Dead Calm – storia che in un certo modo lui stesso aveva anticipato con Creature (1984) – e ora vuole raccontare le stesse vicende ma ambientate nello spazio: da quel copione che Malone portava in giro negli anni Novanta alla fine sono fuoriuscite idee riversate in Punto di non ritorno (1997).

Mi sento di dire che le cose buone del film le ha portate a bordo Malone

Stando a quando racconta Malone a David Hughes, per il saggio The Greatest Sci-Fi Movies Never Made (2002), negli anni Novanta ha perso di vista il suo copione finché non ha saputo che l’ha comprato la United Artists, iniziando a farlo rielaborare e riscrivere da una lunga sequenza di sceneggiatori. In realtà a “Rue Morgue” nel 2014 Malone dirà che era lui stesso che andava a bussare a tutte le porte, con Hughes invece pare che abbia dimenticato il copione in giro e quello viveva di vita propria.

Arrivati alla quarta stesura definitiva – perché non c’è niente di più provvisorio del definitivo – la UA si ritrova per le mani un progetto che supera i venti milioni di dollari di costo, ed è chiaro che la situazione inizia a scottare. Quasi a rispettare l’australianità del film di Noyce, fra i vari registi presi in considerazione viene scelto l’australiano Geoffrey Wright, che dovrebbe iniziare finalmente a girare nei primi mesi del 1997, ma in realtà si continua a scrivere e riscrivere il copione, e la pre-produzione sfocia nel 1998: al che Wright decide che è il momento di abbandonare la nave. E subito dopo, guarda caso, ci viene detto che la sua visione non andava bene per il film. E perché allora l’hanno tenuto a bordo tutto quel tempo?

Nel frattempo la UA è confluita nella MGM e si avvicina uno sciopero degli sceneggiatori, uno di quelli che hanno sempre segnato il cinema hollywoodiano. L’attore protagonista, James Spader, convince tutti a ingaggiare Walter Hill, il quale accetta ma solo a condizione che il film lo riscriva come vuole lui. Cioè nel modo esattamente contrario a come la MGM l’aveva impostato: niente più horror a tinte forti bensì un thriller spaziale adatto a tutti. Hughes riporta frasi di Hill per cui questo film sarebbe dovuto essere «l’esatto opposto di Alien». Giusto per ricordare quanti bei ricordi rimangano ad Hill di quell’esperienza.

Per saperne di più, il giornalista Dale Kutzera va ad incontrare Hill e ci racconta tutto su “Cinefantastique” del febbraio 2000. «Mi è sempre piaciuta la fantascienza», mente spudoratamente Hill, facendoci capire quale sarà il tono dell’intervista, «sebbene io pensi che la maggior parte dei film di questo genere sia terribile». Ci spiega che è stato lontano dalla regia di fantascienza per via degli effetti speciali, che all’epoca dell’inizio della sua attività richiedevano un tempo lunghissimo, ma ora con il procedere delle tecnologie è tutto più veloce e quindi è interessato al genere.

L’abbandono di Wright a cinque settimane dall’inizio delle riprese ha reso tutto molto veloce, ma Hill ha accettato l’incarico per via della lunga amicizia con Frank Mancuso, presidente della MGM. (Per chi se lo stesse chiedendo, è il papà di quel Mancuso che ha prodotto i primi seguiti di Venerdì 13 e la relativa serie TV omonima, oltre che la saga di Species.)
Nel frattempo il progetto era in mano agli sceneggiatori Dan Chuba e David Wilson, ai quali tocca di sopportare la presenza di Hill, che non può certo esimersi dal mettere mano alla storia. Commenta Hill:

«Credo che la versione precedente del copione fosse più focalizzata su tutto ciò che io invece considero poco interessante nella fantascienza. Un sacco di gente è appassionata di questo genere perché vogliono sapere come le persone vivranno nel futuro, ma io penso che la fantascienza sia inutile in questo campo. Secondo il mio particolare gusto, la fantascienza non ha a che vedere con le previsioni future bensì con la narrativa. So che non è un giudizio universalmente accettato ma è ciò che interessa a me.»

Un’idea di quanto Hill sia intervenuto sul copione ce la dà Lou Diamond Phillips, fra i primi a venir ingaggiato ma molto poco convinto del proprio ruolo, visto che non ci vedeva niente di interessante. Salendo a bordo Hill tutto è cambiato. «Giorno dopo giorno [Water] mi passava qualche pagina e c’era la prova che l’oro era lì: ciò che mi ha convinto è come sapesse rendere tridimensionale ogni personaggio». Quindi diciamo che il copione è stato parecchio rimaneggiato da Hill.

«Cerco di rendere interessanti storie e personaggi. A volte le storie sono rette dai personaggi, a volte il contrario. Ancora vivo è un buon esempio di un personaggio che regge una storia, la quale è soggetta esclusivamente a lui. Nella fantascienza non hai questo lusso, malgrado molti pensino il contrario. Per definizione, la fantascienza è un genere basato sulla storia, è guidato dalle premesse. Non significa che uno non provi ad avere buoni personaggi, ma ambientare un dramma di Tennesee Williams su un’astronave non è proprio la definizione di fantascienza.»

L’attrice Robin Tunney cita una frase che Walter Hill ha detto al cast all’inizio delle riprese:

«Nessuno conosce il vostro personaggio meglio di voi, e nessuno conosce la storia meglio di me.»

Sorprende che nel febbraio 2000 la rivista “Cinefantastique” fosse ignara dei casini distributivi del film e del fatto che Hill fosse scomparso dai titoli di testa, segno che l’intervista è avvenuta con parecchio anticipo ma anche che tutto è crollato all’ultimo secondo.
Tornando al racconto di Dvid Hughes, finite le riprese – non certo facili, con un continuo tira-e-molla con la MGM che vedeva lievitare i costi – Walter Hill è entrato in sala di montaggio e ci ha passato quattordici settimane, e poi altre dieci a supervisionare gli effetti speciali. Dopo quindi sei mesi di lavoro, ha aperto la finestra e si è buttato di sotto, mollando il progetto. «La visione di Walter era differente da quella della casa», dichiarerà lo sceneggiatore David Wilson a “Premiere”. E solo a fine lavoro se ne sono accorti? Io dico che sin dall’inizio si poteva intuire.

Quel puntino a destra è Walter Hill che abbandona la nave!

Non sappiamo quando precisamente Hill è sceso dall’astronave, ma visto che le riprese sono iniziate nell’aprile 1998, aggiungendoci i sei mesi di post-produzione diciamo che siamo nel 1999 inoltrato, a due passi dalla distribuzione in sala prevista per il 14 gennaio 2000. Stando ad Hughes la MGM organizza delle proiezioni di prova con il girato di Hill ma sono tutte un disastro, così chiama Jack Sholder a rielaborare tutto: stando alle sue dichiarazioni a “Fangoria” (riportate da Hughes), non una sola singola scena girata da Hill è rimasta nel suo montaggio originale.
Sholder reinventa tutto, cambia ogni singola scena di Hill che considera inadatta – cioè tutte – e alla fine la MGM propone il risultato alle proiezioni di prova. Risate e pernacchie volano come rondini a primavera. La casa alza la cornetta a chiama Walter Hill: non è che tornerebbe a dare un’aggiustatina? Magari ad aggiustare le stupidate di Sholder? Certo, risponde Hill, nessun problema: cinque milioni di dollari in bocca, e passa la paura. Misteriosamente la linea telefonica cade…

La situazione è disperata, il progetto è costato più di sessanta milioni di dollari e il film semplicemente non esiste, in quanto è solo un cumulo di scene stagliuzzate, che a seconda di come le si monta vanno in una direzione o in un’altra. Al che uno dei membri della MGM, un certo Francis Ford Coppola, scende in vestaglia come un personaggio di Carlo Verdone e per solo un milione di dollari si mette a rimontare tutto a modo suo. Stando ad Hughes, si deve a Coppola la scena di sesso fra i due protagonisti, sovrapponendo le loro facciuzze sui corpi di altri due attori, protagonisti in origine della scena.
Portata questa versione alle proiezioni di prova, c’è gente che sta ancora ridendo, a vent’anni di distanza.

Tirando le somme, la MGM ha presentato tre montaggi diversi dello stesso film (Hill, Sholder e Coppola), tre storie diverse, tre prodotti molto differenti, ma tutte e tre le versioni hanno fallito miseramente alle proiezioni di prova. Le soluzioni sono due: un suicidio collettivo dei dirigenti della MGM o far uscire il film con un quarto montaggio fatto dal barista sotto casa, che tanto peggio non può fare.
La casa sceglie questa soluzione e fa uscire il film in pratica senza pubblicità: inutile buttare via altri soldi in un disastro annunciato. Supernova ha sforato di quasi due anni la data d’uscita prevista in origine, è costato 65 milioni di dollari e ne ha incassati 14. Ecco come lavorano le grandi major.

Se avessero dato retta a William Malone, lui con trenta euro lo faceva meglio, e almeno dieci anni prima. E pure con le grafiche di Giger!


Supernova: calma piatta

Come visto, tanti cuochi hanno messo le mani nella minestra e perciò non stupisce che il risultato non meriti di finire in un libro di cucina.

Il film l’ho visto la prima volta alla sua uscita in videoteca – credo sia stato uno dei rarissimi DVD che ho fatto in tempo a noleggiare prima che scomparissero le videoteche dal mio quartiere – e la visione è stata più che onesta, anche se poi ho dimenticato tutto. Rivisto una decina d’anni dopo, catturandone la citazione scacchistica per il mio vecchio sito Citascacchi, di nuovo è stata una visione piacevole, anche se poi ogni memoria è evaporata. Oggi, dopo ancora altri dieci anni, la visione è stata invece pessima, perché una volta letto il casino combinato in fase di produzione risultano chiarissimi i difetti del film.

Non sappiamo cosa i vari autori abbiano “toccato” con precisione, ma un’idea ce la possiamo fare. Per esempio mi sento di dire che la parte migliore del film, quella presa di netto da Ore 10: calma piatta (Dead Calm, 1989), sia frutto del progetto iniziale di William Malone. I coniugi Ingram diventano Nick (un James Spader bello bello in modo assurdo e soprattutto magro e muscoloso, cosa che con il nuovo millennio scomparirà)…

Ogni volta mi fa impressione vedere Spader così bello bello in modo assurdo

… e la dottoressa Evers (Angela Bassett sempre imbronciata).

E fàccelo un sorriso, Angela!

Questi Sam Neil e Nicole Kidman spaziali si imbattono in una stazione mineraria in disfacimento, invece di una nave alla deriva, e guarda caso… dove siamo? In un posto chiamato Titano, e così la strizzata d’occhio al Titan Find di Malone è piazzata.

Nello spazio nessuno può sentirti fare doppie citazioni

Raggiunti da una scialuppa di salvataggio, come nel film di Noyce, sale a bordo il Billy Zane spaziale a nome Karl, interpretato da un Peter Facinelli bello bello in modo assurdo.

La versione spaziale di Billy Zane, ovviamente bello bello in modo assurdo

Diventa subito chiaro che questo Karl non è chi dice di essere, che nella stazione che ha appena abbandonato ha fatto parecchi danni e quindi Nick ed Evers, separati, devono gestire la situazione.

Non sappiamo cosa abbia aggiungo Chuba, ma sappiamo che Walter Hill ha approfondito i personaggi, in particolar modo Yerzy, interpretato da Lou Diamond Phillips… indovinate un po’? Bravi, bello bello in modo assurdo. Vorrei ricordare che sto citando Zoolander, che uscirà proprio un anno dopo.

Oh, ma ci sarà uno brutto su questa nave?

Se nel film di Noyce Billy Zane concupisce Nicole Kidman, qui la sua attenzione è dirottata su Robin Tunney, attrice chiamata solo per un paio di scene di nudo e un paio di inquadrature: voglio sperare che nei vari copioni il suo personaggio avesse più spazio rispetto a una semplice ostensione mammaria, e che poi sia stato tutto cancellato durante i vari pessimi montaggi.
Yerzy è geloso delle attenzioni che riceve la sua ragazza ma è anche interessato a ciò che Karl può offrire. Sarebbe facile vedere in Yerzy e Danika echi dei personaggi di Russ e Ruth, direttamente dal romanzo originale di Williams e interpretati da Orson Welles e Jeanne Moreau nell’infranto The Deep, ma se così fosse sono stati parecchio rovinati dalle varie stesure.

La nave però è parecchio gagliarda

Posso essere cattivo? Tanto lo sono sempre. Malgrado ciò che vada affermando alle riviste, Walter Hill non ha mai amato la fantascienza, quindi qui è chiaro che l’accento è sul thriller alla Dead Calm ma qualcosa di fantascienza tocca pur mettercelo nel film… Aspetta, Walter… Ti ricordi quando nel ’76 hai scritto un copione in cui il computer della Nostromo parlava e hai scritto un’intera scena poi cancellata in cui interagiva con Ripley? Perché non ricicli l’idea?
L’inutile personaggio di Wilson Cruz, l’inutile computer di bordo e l’inutile interazione fra i due – tutti elementi che non c’entrano niente con la trama e stanno lì, appiccicati con lo sputo – mi sembra tutta “fanta-roba” riciclata da Walter per cercar di far sembrare di fantascienza un film che lui non voleva lo sembrasse troppo.

Tutto avviene troppo velocemente, forse per mascherare il fatto che ogni singolo processo logico che porta avanti la vicenda è totalmente sballato e implausibile, come se a guidare il vascello medico di soccorso Nightingale fosse il Motore ad Improbabilità Infinita di Douglas Adams. Avvengono solo ed esclusivamente cose improbabili a grappolo, tanto che diventa difficile parteggiare un equipaggio tanto jellato quanto incapace come questo.

Ma che gli fanno alle donne i naufraghi spaziali?

Come detto, per due volte ho visto il film ignorando i casini che si portava dietro e per due volte l’ho apprezzato con moderazione (il fatto che lo abbia dimenticato per due volte non depone a suo favore), quindi con tutti i suoi evidenti difetti rimane un onesto filmetto di fantascienza, genere totalmente spazzato via dal nuovo millennio – quando paradossalmente sono più accessibili gli effetti speciali necessari! – e quindi nel deserto totale anche Supernova è un’oasi apprezzabile. Non sarà acqua di fonte, ma quando hai sete va bene tutto.


Conclusione

Sono passati sessant’anni da quando la stampa americana riempiva riviste e rotocalchi per spiegare il gesto di Julian Harvey, naufrago che si era suicidato piuttosto che rivelare cosa avesse fatto a bordo della Bluebelle, scomparsa per sempre nell’oceano insieme alla verità su quella fatale notte. Da allora il fantasma di Harvey aleggia nelle opere che in un modo o nell’altro ne ripetono la terribile storia, che sia sull’acqua o nello spazio.

Ma il nostro pensiero va alla piccola Terry Jo Duperrault, la bambina sopravvissuta al maniaco a bordo e all’oceano, pronta a fare da base per future final girl, da Nicole Kidman ad Angela Bassett.

La tavola d’acqua da cui è nato tutto

Diventata adulta e sposatasi, Terry Jo dà alla luce un bambino che chiama Brian, come suo fratello disperso in mare, mentre sua figlia in seguito chiamerà il suo bambino Arthur come il nonno, proprietario della Bluebelle e scomparso insieme alla sua nave. Ma l’eredità di Terry Jo, l’orfana del mare, è ancora più universale: chiuse le indagini sulla Bluebelle e la bambina trovata in mezzo all’oceano su una scialuppa bianca… la marina americana decide di cambiare il colore ufficiale delle scialuppe di salvataggio.

Quando oggi vedete scialuppe e canotti di salvataggio in international orange, sappiate che quel colore è stato scelto dopo l’incidente della Bluebelle. Dalla bonaccia (dead calm), dalla tavola piatta dell’oceano, non fa che nascere tutto ciò che noi chiamiamo modernità.

L.

P.S.
Ed ora, tutti da Cassidy per la sua recensione di Supernova.

– Il ciclo “Dead Calm”:

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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9 risposte a Dead Calm [1962-2022] 8 – supernova

  1. Cassidy ha detto:

    Ti ringrazio molto per la citazione e per questo post, un film in cui la disgraziata produzione è forse più interessante del risultato finale, non sapremmo mai che forma aveva l’idea originale di Walter Hill che già partiva con il freno a mano tirato, in ogni caso la fantascienza gli ha sempre creato parecchi grattacapi in carriera. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui ci ha provato ad essere positivo, non solo ha concesso un’intervista ma addirittura si è detto fan della fantascienza (immagino solo la faccia che faceva mentre lo diceva!) ma niente, gli Dei dell’Universo non hanno voluto regalarci questa sua versione di “Dead Calm in Space”.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Che viaggio imprevedibile, interessante e pieno di chicche/aneddoti! Che bello quando uno stimolo ti prende per mano, diventa un percorso e ti conduce in lande (o acque! O galassie! O altro!) inaspettate! 🙂

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  3. Giuseppe ha detto:

    “Mi è sempre piaciuta la fantascienza, sebbene io pensi che la maggior parte dei film di questo genere sia terribile”… Aah, quanti detrattori della fantascienza abbiamo sentito esordire con frasi simili (magari a volte aggiungendo pure, a mo’ di ciliegina sulla torta, che intramontabili classici anni ’50 come “Il Pianeta proibito”, “La guerra dei mondi” e altri loro li guardano soltanto per farsi quattro risate)? Hill è stato onesto, come da prassi: ha solo detto la verità in maniera un po’ più diplomatica del solito 😉
    Certo, “Supernova” è un film da lodare molto più per le intenzioni che non per il risultato finale ma, nonostante i grandissimi casini produttivi incontrati, come “Dead Calm” versione spaziale ci può stare senza troppi problemi…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ come quando i fan di Alien gli chiedono se stia lavorando ad un nuovo film e lui da anni sventola un copione che a questo punto credo sia pieno di pagine bianche: ci sono momenti in cui Hill cerca di riallacciare legami con la stampa e dice quello che pensa vogliano sentire. Poi però torna l’Hill di sempre, mangiandosi giornalisti a colazione 😀

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  4. Vasquez ha detto:

    Io l’ho visto Supernova, e mi è pure piaciucchiato, ma non mi ricordo niente di niente. Ha un effetto anestetizzante ‘sto film 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo sia un meccanismo di difesa del cervello, che spinge a cancellare il film dalla memoria appena visto, lasciando solo un senso di medio piacere 😛
      E’ pieno di occasioni mancate e pezzi palesemente non combacianti, ma vedendolo senza sapere la storia in realtà è abbastanza piacevole, anche se non è certo il filmone di fantascienza che era lecito aspettarsi.

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  5. Pingback: [Asylum] 2012: Supernova (2009) | Il Zinefilo

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