Aspettando Balasso (2022) 9 – Sosia & Cloni


Si avvicina sempre più l’8 dicembre con il contro-film natalizio di Natalino Balasso e io ormai «vago e divago, come il dottor Zhivago» (cantava Frankie HI NRG): ormai mi limito a passeggiare per fratte narrative, piene di patti diabolici che generano doppi.


Sosia e il suo sosia

SOSIA: Ora che siamo soli, dimmi la verità, quella vera: qui dentro c’è un altro Sosia, che sia eguale a me?

Perché usiamo il termine “sosia” per indicare un sosia? Solamente oggi, grazie a questo mio viaggio balassiano, scopro trattarsi di un “deonimo”, termine che non è riconosciuto dalla lingua italiana e non mi spiego il motivo: se la toponomastica si basa sul toponimo, perché la deonomastica non dovrebbe basarsi sul deonimo?
Anni fa ho scoperto questa magia lessicale – per cui una particolarità di una persona entra nel linguaggio comune mediante sostantivazione o aggettivazione – per un mio vecchio racconto, Angeli e deonimi, ma non avevo incontrato il caso di Sosia.

In italiano di solito i deonimi sono aggettivi: “sadico” dal marchese De Sade, “masochista” dal barone Von Masoch, “lapalissiano” dal monsieur de La Palice, anche se è una fama immeritata, visto che solo duecento anni dopo la sua morte si sono inventati che dicesse cose ovvie.
Non ci sono solo nobili, abbiamo anche “rocambolesco” dal ladro gentiluomo Rocambole e “pantagruelico” dal mangione Pantagruele, entrambi personaggi immaginari ma dalla fama così estesa da entrare nel linguaggio comune.

Tutti questi però sono “ragazzini”, gente dell’ultima ora: più di duemila anni fa, nel III secolo a.C, andava in scena il dramma per nulla serio di un uomo che si vede sostituito da un suo sosia. E quell’uomo… si chiamava Sosia!

Se stasera non avete impegni, vi consiglio caldamente di andare su YouTube e gustarvi la versione di Michele Mirabella e Maurizio Micheli della commedia Anfitrione di Tito Maccio Plauto: sono più che sicuro che il celebre commediografo latino avrebbe apprezzato questa interpretazione del suo lavoro.

Ciò che a noi interessa della commedia è che Giove per spupazzarsi la moglie di Anfitrione si traveste da Anfitrione, e per sorvegliarlo Mercurio a sua volta si traveste dal servo di Anfitrione, chiamato Sosia. Il problema è che durante la copula arrivano i due interessati, Anfitrione e Sosia, gli originali, che incontrano i due dèi perfettamente identici a loro: ne segue una deliziosa commedia degli errori tutta da gustare.

SOSIA. Tu dici che io non sono io?

MERCURIO: E come potrei non dirlo, se Sosia sono io?

Pensate a ogni gioco di parole possibile fra un uomo e il suo sosia, e lo troverete nella commedia. Ma ovviamente la vicenda è possibile solo perché Giove e Mercurio sono dèi e quindi capaci di prendere le identiche fattezze dei due uomini – uno dei quali, Sosia, nei millenni successivi entrerà nell’immaginario collettivo con il deonimo “sosia” – ma se si volesse creare il doppio di qualcuno bisognerebbe poi “educare” quel sosia, quel doppione, in modo che oltre all’aspetto fisico sappia anche ciò che l’originale sa.

Nessun problema: è appena uscito in italiano un film che affronta questo argomento.


Dual – Il clone

Questo mio viaggio sta scuotendo il MACC (Motore ad Alta Coincidenza Cinematografica) e così fresco fresco arriva in italiano il film Dual, scritto e diretto da Riley Stearns, girato in Finlandia e presentato il 22 gennaio 2022 al Sundance Film Festival.
Secondo l’IMDb questa versione italiana, Dual – Il clone, è apparsa lo scorso giugno ma non ho trovato tracce di home video: è disponibile su Prime Video, anche se per ora solo a pagamento.

«Vuole ricordarmi se è l’originale o il duplicato?»
(Remind me: are you the original or the double?)

Mille punti a un film che inizia con questa domanda da applauso.

Sarah (Karen Gillan) scopre di avere una malattia rara e sta per morire, il che rende difficile poi spiegare che questa è una commedia: quando un dottore vi dice che al 100% morirete al 98%, è chiaro che non può essere una cosa seria.
Morire è un grande stress per la famiglia, di solito i pazienti sono egoisti e non pensano a quanto faranno soffrire le persone a loro vicine, così è nata la “Sostituzione” (replacement), un’azienda che offre ai morituri la possibilità di lasciare un duplicato di sé, un clone da istruire negli ultimi giorni di vita e rendere il più possibile identico a sé. Alla morte dell’originale, il clone prenderà il suo posto e tutti in famiglia saranno felici.

Il clone ha fatto appena in tempo ad apprendere tutto dall’originale

Sarah ha una errata idea della propria famiglia, crede cioè che a qualcuno importi di lei, e così decide di fare il “gran gesto”. Con una complicatissima procedura che prevede… lo sputare in un bicchiere, nel giro di un’ora entra in ballo Duplicato di Sarah (Sarah’s Double), clone che la Sarah originale dovrà istruire ad essere identica a lei.

SOSIA: Quando lo guardo e vedo il mio aspetto, tale e quale, perché io sono uno che si specchia spesso, be’, non c’è nulla di più simile a me. Cappello e vestito, uguali. Gamba e piede, altezza, gli occhi e la tosata, labbra, naso, mascella, mento, barba, collo, tutto! Cosa posso dire? Se ci ha pure le cicatrici sulla schiena, non c’è nulla di più simile.

Lasciate ai vostri familiari un duplicato di voi stessi: il perfetto regalo di Natale

Le due donne passano dieci mesi insieme, tempo che permette a Sarah di deprimersi sempre di più. Non perché educando il suo clone ha scoperto di avere una vita grigia, opaca, incapace di destare interesse o addirittura emozione negli altri, ma anche che… quella stramaledetta clone è una versione troppo più affascinante di lei!
In dieci mesi Duplicato di Sarah diventa una donna allegra, spigliata, affascinante, socialmente appetibile, e quel che peggio… il fidanzato Peter va pazzo per lei. Ah, a proposito, Sarah è ancora viva… ma non doveva essere già morta?

Maledetti Doppi, così affascinanti e migliori in tutto

Il risvolto di trama che dà una sferzata alla vicenda mi pare ovvio: quel famoso 98% di sicurezza per cui Sarah sarebbe morta al 100%… ha sbagliato. Misteriosamente Sarah è guarita dalla malattia e non morirà più, quindi per legge deve sopprimere il suo duplicato. Eh, pare facile, chi glielo dice a familiari e fidanzato… che l’affascinante e amorevole Sarah deve essere smantellata, per far spazio alla musona antipatica che hanno sempre conosciuto? Non stupisce che nessuno, neanche la madre, voglia la Sarah originale.

Contro il clone, c’è un’unica soluzione…

Visto che Duplicato di Sarah non ne vuol sapere di farsi da parte, la legge consente una scappatoia: un duello all’ultimo sangue, e chi rimane in vita sarà considerato “originale”, che lo sia o meno.

SOSIA: Dèi immortali, vi prego: dov’è che sono morto? Dov’è che mi sono trasformato? Dov’è che l’ho perduta la mia persona? Il mio me, può essere che io l’abbia lasciato laggiù? Che io mi sia dimenticato? Di sicuro, proprio di sicuro, c’è che questo qui ha tutto l’aspetto che una volta era mio. Da vivo mi tocca quello che da morto non avrò: l’onore di un ritratto.

Sarah dunque deve mettere da parte la pigrizia che l’ha sempre contraddistinta e iniziare ad allenarsi, per diventare una macchina di morte ed essere in grado di uccidere se stessa.
Chi può aiutarla nel diventare una guerriera ammazza-cloni? Solo Aaron Paul

Un addestramento intenso per diventare letali ammazza-cloni!

Mentre mi gusto questo film sorprendente e delizioso, la mia mente non può fare a meno di volare a Rudy Rucker e al suo racconto Morte soft (Soft Death, 1986; in Italia, Nord 1994), con il suo protagonista che appena scoperto di avere un male che gli lascia poco tempo da vivere va da un’azienda per salvare se stesso: cioè la propria memoria.
Così come il protagonista di quel racconto, di cui ho parlato in occasione della Memoria Digitale, anche la nostra Sarah durante la vicenda scopre se stessa. Proprio come il racconto di Rucker, anche questo Dual fa riflettere sull’essere umani, su cosa voglia dire e quanto valga. E soprattutto… vale davvero la pena conservare quel casino assurdo che è stata la nostra vita?

Sei pronta ad affrontare te stessa?

Scopro che Riley Stearns è lo stesso autore de L’arte della difesa personale (2019), l’unico film al mondo che sia riuscito a farmi trovare accettabile Jesse Eisenberg, il che è davvero tanto!.
Qui in Dual ritrovo quello stesso umorismo parossistico ma molto più nero e cattivo, con un finale da applauso. Assolutamente consigliato.

SOSIA: E io, allora, chi sono, se non sono Sosia? Te lo domando.

MERCURIO: Quando non vorrò più essere Sosia, siilo pure tu. Ma mentre lo sono io, tu le buschi se non ti togli di mezzo.

State attenti ai doppi, perché di solito sono migliori di noi e più maneschi.

L.

– Aspettando Balasso 2022:

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24 risposte a Aspettando Balasso (2022) 9 – Sosia & Cloni

  1. Cassidy ha detto:

    Ero sicuro che questo film ti sarebbe piaciuto e applausi anche dal mio sosia per il post, veramente bellissimo 😉 Cheers

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  2. Il Moro ha detto:

    Ok, lo metto in lista.

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  3. v ha detto:

    era gratis fino a qualche giorno fa!

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  4. Giuseppe ha detto:

    Ci hai convinto, io e il mio sosia lo compriamo (quando c’è di mezzo la brava Karen, temo sempre il rischio del film non eccelso che si limita ad approfittare della sua strameritata fama Whoviana per attirare il pubblico) 😉

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    • Giuseppe ha detto:

      Ah, e se Prime si diverte a rimangiarsi la gratuità promessa vorrà dire che, al pari di un salmone, risalirò le correnti (dei fiumi e dei torrenti)… 😎

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E se badi bene, accanto al torrente c’è un sentiero da percorrere a dorso di mulo 😀
        Scherzi a parte, i distributori italiani adorano impedire alla gente di vedere film: preferiscono ridoppiare (male) film così da avere due, tre, quattro edizioni DVD di un film che non frega niente a nessuno, e lasciare inediti in home video tesori come questo.
        Immaginate un matto come me, che si è comprato il DVD di “Gunpowder Milkshake” con Karen, cioè un film che detesta, secondo voi non si comprerebbe al volo un DVD con Karen impegnata in una delizia come questa?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti i marvelliani dubito che la riconoscano, sotto i pesanti trucchi di Nebula, sorella cyborg di Gamora (se non erro), ma essendo io estraneo tanto a Who che a MCU in realtà Karen mi aveva lasciato una pessima impressione, con il suo tirarsela in Jumanji (dove fa l’eroina d’azione che in realtà non sa muovere un solo muscolo senza cavi e computer grafica) e quando per sfruttare quella fama ha interpretato l’orripilantissimo “Gunpowder Milkshake”, la Jane Wicka dei poveri.
      Poi per fortuna con il divertente “Nella bolla”, che appunto prende in giro quelle stupidate hollywoodiane che piacciono tanto, mi è tornata simpatica, e dopo questo film entra di prepotenza fra le mie fanta-attrici preferite 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Hai scovato un film dai risvolti di trama deliziosi! E che dire dell’inizio “etimologico” del post? Altrettanto delizioso! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se un giorno la deonomastica diventerà di moda, sicuramente il termine “deonimico” o mostruosità del genere verrà semplificato nel più elegante “deonimo”, o magari si inventeranno un termine itanglese. Ma sarebbe ora che questi celebri personaggi diventati aggettivi (e raramente sostantivi) ottenessero un po’ più di fama ^_^

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  6. Vasquez ha detto:

    Tra i nomi deonimi si possono inserire anche Cicerone? O Marcantonio? Chiedo per vedere se ho capito il meccanismo, visto che il tutto mi è completamente estraneo.
    Mi devo salvare questo articolo perché non so più dove appuntarmi le cose. L’Anfitrione su youtube devo vederlo a tutti i costi (adoro l’italiano di Michele Mirabella, quando riesco mi vedo Elisir su RaiTre solo per sentirlo parlare), ed è una genialata averlo messo in rete, così da renderlo accessibile anche a chi non ha modo di andare a teatro a vedere queste cose. Lo so: la magia del teatro, le cose dal vivo bla blabla…e ma se uno abita a nord-est e il teatro sta a sud-ovest come si deve fare?
    Il film mi inquieta un po’. Non so se ce la faccio a vedere Karen Gillan duplicata (di nuovo!) dopo averla vista allo specchio in “Oculus”: è da un po’ che ho visto il film di Flanagan e ancora non mi riprendo (grazie a Cassidy e ai suoi due compari Caballeros passare davanti a uno specchio non è più lo stesso per me…). Certo però un consiglio dell’Etrusco non è da prendere alla leggera…metto in lista, va…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, “Oculus” non lo rivedo da una vita ma ricordo che fra gli “horror che non sanno di niente” spiccava perché sapeva di qualcosa, cioè (traduco) mi era piaciuto, al contrario delle pernacchie che di solito tiravo agli horror coetanei. Ma credevo fosse con Kathee Sackhoff, forse però lo confondo, quindi tocca rivederlo.

      L’Anfitrione di Mirabella è assolutamente consigliato, proprio per i suoi giochi lessicali molto poco legati al latino di Plauto ma perfettamente in linea con l’umorismo del commediografo.
      Io adoro il teatro visto a casa, malgrado TUTTI disprezzino chi fa affermazioni del genere, non sapendo che si stanno ricreando problematiche risalenti al 2.500 a.C., segno che non impariamo mai niente, in nessun caso. La cultura scritta era schifata da tutti i sapienti, perché così i segreti che loro custodivano a pagamento d’un tratto erano accessibili al volgo a poco prezzo (o gratis) e questo ledeva ai loro affari. Ma, a loro insaputa, salvava la conoscenza: il 100% di tutto ciò che non è stato scritto è andato perduto, così come il 100% degli attori morti non potrò vederli a teatro: in TV invece sì 😛

      Sì, ogni aggettivo (“luculliano”, da Lucullo, “draconiano” da Dracone) o in casi più rari sostantivo (“faccio da cicerone”, “è un bel marcantonio”, “mi affido a un mecenate”) sono tutti casi che rientrano nella deonomastica. io li chiamo deonimi perché mi piace il suono della parola, ma in realtà in italiano si chiamerebbero “deonimici”, che mi fa schifo 😛 (uso il condizionale perché nessuno li chiama in quel modo!)
      Se ci pensi, vedrai che sono tantissimi nella lingua parlata, spesso dimentichi della persona che portava quel nome, tipo appunto il povero Sosia.

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      • Vasquez ha detto:

        Non vedo l’ora di vederlo, questo Anfitrione.

        ‘ccidenti a Kathee Sackoff! Non mi piace per niente coi capelli rossi…sì, c’è anche lei in Oculus, e buca come sempre, ma deve assolutamente rifarsi bionda 😝

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando finalmente affronterò il ciclo “Pitch Black”, che rimando da anni, finalmente potrò riveder Kathee bionda 😛

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      • Vasquez ha detto:

        “Anfitrione” è stato un amore dall’inizio alla fine. L’ho adorato, letteralmente. Penso che me lo rivedrò periodicamente. È stato pura beatitudine.

        “Dual” mi ha lasciato a bocca aperta per ogni trovata, un po’ più esagerata della precedente. Il gruppo di sostegno per duellanti sopravvissuti è una di quelle trovate geniali che uno pensa: ma come diavolo gli sarà venuto in mente? ma poi capisci che è frutto di una scrittura pensata e fatta con criterio. È assolutamente coerente che in un mondo del genere ci sia un gruppo del genere. Per non parlare delle aberrazioni che vi si ascoltano. Geniale, sul serio.
        Grazie. Non avrei mai scovato da sola simili tesori.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Contentissimo ti siano piaciuti: mi piacerebbe prendermi il merito di averli “scoperti”, ma mi sono semplicemente capitati davanti durante le ricerche balassiane 😛
        Per quel poco che io ne sappia, Plauto era proprio un commediografo di quel tipo, la mia sensazione è che sebbene l’Anfitrine sia stato “manomesso” sia stato però fatto mantenendo alla perfezione il suo spirito, il succo dell’opera, quindi anche per me è stato un grande piacere gustarlo.

        Si sente subito quando un film non è scritto dallo Sceneggiomat ® bensì da una persona umana (o clone di tale), quindi partendo da una premessa si va a studiare tutte le conseguenza “normali” che questa premessa implica. “Dual” è un gioiellino di scrittura, e quel finale cattivissimo è un perfetto e crudele ritratto dell’umanità 😛

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