The Stepfather (2009) Il segreto di David


Ciclo sui parenti assassini in TV: tu m’hai provocato… e io me te magno!

Visto che avete fatto i bravi, il patrigno verrà a raccontarvi la storia della buona notte…

Fra un Resident Evil e un Underworld, ogni tanto la Screen Gems (Sony Pictures) ha anche voglia di un film normale, un caro vecchio thriller di ammazzamenti classici, senza zombie o licantropi.
Per essere sicura di sbagliare tutto, com’è tradizione della casa, si affida al regista televisivo Nelson McCormick ma soprattutto allo sceneggiatore J.S. Cardone, che in carriera è riuscito ad alternare splendidi lavori con robaccia assurda: per darvi un’idea, ha firmato il pessimo Nuclear Target (2005) ma anche l’ottimo Sniper 3 (2004). A quale categoria apparterrà questo The Stepfather, rifacimento dell’originale del 1987? Riuscirà un noto autore di filmacci a competere con Donald E. Westlake e Brian Garfield? (Allerta Spoiler: no, non ci riuscirà.)

Uscito in patria il 16 ottobre 2009, la Sony Pictures porta il film nelle nostre videoteche in DVD dal giugno del 2010 con il titolo Il segreto di David. The Stepfather.

Il segreto di David è che il suo film ha un titolo italiano stupido

Ricopiare identica la scena iniziale è già un passo giusto nella direzione sbagliata, visto che sono lontani gli anni d’oro dell’umorismo nero alla Westlake, quindi l’inizio del film – con il patrigno che si fa la barba ed esce tranquillamente di casa lasciandosi dietro la famiglia massacrata – assume l’aspetto di una sequenza da horror, con tanto di primi piani raggelati dei cadaveri: un guizzo registico di pessimo gusto. Nel 1987 non vedevamo che indistinti corpi insanguinati, e faceva molto più effetto perché il loro destino era lasciato alla nostra immaginazione.

Mediante un montaggio serrato su indagini di polizia (che non torneranno più nella vicenda), David Harris (Dylan Walsh) ci viene subito presentato come uno spietato e prolifico serial killer che attraversa gli Stati Uniti lasciandosi dietro famiglie massacrate, ma poi si ritorna al vecchio copione e il nostro amante delle famiglie se ne forma subito una, conquistando in tempi record il cuore di Susan (Sela Ward), divorziata con prole con cui ricominciare il gioco che ormai conosciamo.

Ma che gli fa il Patrigno alle divorziate con prole?

In questa strana fusione di rifacimento fedele ma totalmente virato in chiave thriller-horror – quindi perdendo quello che invece era lo stile fondante dell’originale, l’umorismo macabro – lo sceneggiatore Cardone non resiste a ricordare gli incredibili eventi anticipati dal film del 1987.
Così a un certo punto punto una vicina di casa va da Susan e gli racconta una cosa divertente: nella trasmissione “America’s Most Wanted” hanno mostrato il ritratto di un assassino in tutto e per tutto identico al suo nuovo compagno. Come sappiamo, tutto questo è successo davvero quel 1987, quando la compagna di John List (il vero “patrigno”) è stata avvertita dalla vicina che ha visto una foto su un giornale, proprio mentre stavano girando un film con una foto su un giornale che incastrava il John List cinematografico. Il richiamo ad “America’s Most Wanted” serve a ricordare che il vero assassino è stato acciuffato proprio in quel modo. Tutto divertente, ma se poi ci scrivevano un film intorno era meglio.

L’unico momento simpatico di una sceneggiatura da schifo

Mentre nella realtà John List si sbrigava a traslocare, dopo la segnalazione della vicina impicciona, qui siamo in pieno thrillerino televisivo e quindi David fa fuori la donna: i pazzi televisivi uccidono sempre il primo personaggio secondario che solleva dubbi su di loro, è la Legge della TV.
Abbiamo già visto come questa saga sia subito crollata nel più banale e scontato thrillerino da pomeriggio su TV8, ma finché parliamo di piccoli prodotti lo si può capire: quello che mi stupisce è che addirittura la Sony Pictures perda tempo a girare con mezzi cinematografici un noiosissimo thrillerino dozzinale identico a qualunque altro. L’unica differenza con i miliardi di altri titoli identici è che qui c’è la giovane Amber Heard sempre in costume da bagno. E quando dico sempre, intendo sempre.

Vi sfido a trovare una scena in cui Amber non sculetti in giro mezza nuda

Il film si divide in tre parti: la prima parte ripete in maniera identica quanto già raccontato nei precedenti tre film della serie The Stepfather, poi la seconda parte è interamente dedicata ad Amber Heard inquadrata dappertutto, sopra sotto e di lato, e l’ultima parte è noia allo stato brado, dove si ripetono asfittici e asinini luoghi comuni propri di tutti i peggiori thriller dozzinali. Pensate a un qualsiasi difetto che avete incontrato in cento film, e lo troverete anche qui.
Tralasciando il fatto che Dylan Walsh è convincente come maniaco omicida così come Harrison Ford in un quarto (o quinto) Indiana Jones, il fatto triste è che ripete identico non solo un copione già presentato tre volte, ma una storia già vista uguale uguale in mille altri prodotti televisivi: ma davvero ’sta roba la Sony l’ha portata nei cinema americani? Sarebbe stato come portare su grande schermo un episodio di “A-Team” e spacciarlo per “thriller d’azione alla John Wick”.

Arriva sempre il momento in cui il patrigno deve smembrare la famiglia

Per carità, la formula è tutta giusta: 70% di trama vuota così che anche il più stupido spettatore non perda il filo e 30% di giovane bionda mezza nuda, 100% puro cinema di intrattenimento da grande major. (Un tipo di formula che per fortuna non è più così di moda.) Inoltre a quest’epoca siamo nel pieno degli anni dei remake a pioggia, prodotti anche più del solito, quindi in questa frenesia da recupero ci sta che anche il nostro Patrigno venga rispolverato, e in effetti ci sta che la qualità narrativa di quest’opera sia la stessa di tutti i remake del nuovo millennio: stupida da far schifo.

«Il rifacimento abbandona tutte le idee interessanti [dell’originale] e si limita ad avere un patrigno serial killer con la faccia da bravo ragazzo. In questo film decisamente stupido [gratingly stupid film] il cattivo è tale perché tempera vigorosamente delle matite ed è capace di uccidere con gran fragore il padre naturale dei ragazzi mentre loro sono in casa.»

Così scrive la rivista “Rue Morgue” (gennaio 2010) recensendo l’uscita in home video del film, ricordando che è inutile (unnecessary) come tutti i remake. Giusto per sottolineare come una volta tanto non sono il solo a pensarla a questo modo.

Questo nuovo inutile The Stepfather non è un horror, malgrado faccia di tutto per sembrarlo, visto che non può mostrare altro che due gocce due di sangue; non è un thriller, visto che sin dal titolo iniziale sappiamo esattamente tutto quello che succederà e l’ordine esatto in cui succederà, e non parlo di chi ha visto l’originale o i due altri seguiti, ma basta aver visto un solo film in vita propria per anticipare tutto di questa inutile vicenda; non c’è alcun umorismo macabro malgrado ci provi, in maniere piuttosto imbarazzanti; non è drammatico perché i personaggi sono così stupidamente piatti e scontati che è impossibile anche solo somiglino ad essere umani, figurarsi generare sentimenti come il dramma; non è un film, perché è troppo ridicolo per esserlo.

Curioso che dopo mille thrillerini in cui il cattivo cambia identità in un lampo, nessuno in America abbia ancora pensato che sarebbe ora di istituire un qualche documento di identità, visto che la sola patente è chiaro non sia sufficiente, e magari non assumere la gente senza aver visto prima dei documenti validi. Anche se voglio sperare che siano solo stupide trovate da film e non succedano nella vita reale.

L.

– Ultimi parenti uccidenti:

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17 risposte a The Stepfather (2009) Il segreto di David

  1. Fabio ha detto:

    Visto questo remake una settimana fa’,sinceramente ho riso come un cretino di fronte all’inettitudine di questa nuova iterazione del “Patrigno”,praticamente per tutto il film non faceva proprio niente per distogliere i sospetti da lui,fa letteralmente una mattanza di chiunque lo guardi di traverso,nemmeno perche’ abbiano prove schiaccianti o perche’ sia seriamente con le spalle al muro,capolavoro dei capolavori,per non parlare poi della madre divorziata che ha le prove in bella vista e non ci arriva mai,dategli un oscar per la migliore sceneggiatura😆!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se fosse stata una cosa voluta si sarebbe potuto discutere, ma essendo palesemente frutto di totale cialtroneria autoriale, tipica di tutti i remake del periodo, che ripetono uguale ma peggio, non riesco proprio a riderci sopra.

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  2. Cassidy ha detto:

    Quando pensi che replicando il film originale di sana pianta farai bene e invece, sbagli proprio perché non hai adattato una mazza. Inoltre, dopo la sovraesposizione mediatica, non voglio più nemmeno vederla Ambra Sentito, quindi questo rifacimento di cui ignoravo l’esistenza, posso continuare ad ignorarlo, grazie per avermi messo in guardia 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa che finora non avevo mai notato Amber Heard, anzi erano molto pochi i film in cui l’avevo beccata, senza sapere chi fosse. Dopo il suo processone dell’anno so chi è, finalmente, così posso evitarla ancora meglio 😀
      Qui in pratica hanno costruito un intero film sul suo corpo mezzo nudo, è continuamente in scena malgrado il suo personaggio semplicemente non abbia alcun motivo d’essere, sospetto che l’intero progetto sia nato solo per avere una qualsiasi scusa per mostrarla in costume per lunghissime scene.

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  3. Fabio ha detto:

    Poveraccio comunque il patrigno,se ne va in casa per farsi un drink,e trova ogni volta la fidanzata del suo figlioccio come mamma l’ha fatta,se poi a l’aspetto di Amber Heard un po’ un coccolone al cuore potrebbe scappargli fuori😏!

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  4. Fabio ha detto:

    Una cosa pero’ va detta,come dico sempre,se un film ottiene il suo personale remake e’ un buon segno solitamente,equivale ad un attestato di qualita’,o quello oppure essere citato nei simpson!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti “Il patrigno” (1987) è un ottimo film, ma invece di un remake avrebbe meritato un recupero, così da riesumarlo dall’oblio in cui versa da decenni.

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      • Fabio ha detto:

        Eeeh lo so lo so,ma sai sono in tanti che spesso vedono i remake ed ignorano gli originali,un po’ come i fan(atici) degli anni 80 di qui pero’ hanno visto solamente i loro omaggi leccaculisti e mai i veri film dell’epoca(aaarruugh…..Stranger Things…..no no io non ho detto niente🤗)!!!.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per gli amenti delle Cose Strane non c’è salvezza, li lascio al loro destino, però di solito quando esce un remake le case cercano di tirar fuori pure l’originale, così è un’occasione per i curiosi di rispolverare qualche chicca dal passato. Ma in questo caso pessimi distributori italiani hanno murato vivo il film quindi ce lo scordiamo..

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Film cialtrone in lungo e in largo, vero. Tuttavia, sarà perché l’ho visto prima dei vari thrillerini di TV8 quindi non ero saturo (sempre che lo possa, un giorno, essere), fatto sta che lo ricordo come una visione “disdicevole ma sbarazzina”. Lo so, mi dovrei far vedere da uno bravo ma temo che ormai sia tardi 😄🙂

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  6. Lorenzo ha detto:

    Eppure io me lo ricordavo diverso dall’originale, con una confezione televisiva, e senza violenza. Probabilmente perché lo vidi ben prima della versione degli anni Ottanta, e me lo sono subito dimenticato. Dovrei rivederlo… ma forse non lo rivedo 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La violenza è ovviamente castigatissima, niente sangue o budella, paradossalmente era molto più violento il film del 1987, per qui vediamo il patrigno camminare in mezzo ai figli morti di cui vengono inquadrati gli occhi vitrei: un particolare macabro del tutto inutile ma chiaramente figlio dell’epoca. (Penso ai tanti “Final destination” e successori di Scream, con i giovani ammazzati in mille maniere).
      Nel 1987 la violenza era solo ai fini di scene dense di umorismo nero, qui invece si guarda agli horror giovanili – infatti c’è sempre solo e in ogni istante Amber Heard, un personaggio inventato per l’occasione che sta lì solo a farsi vedere in costume – quindi direi che hai fatto benissimo a dimenticarlo e fai bene a non rivederlo 😛

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