Dead Bang (1989) A colpo sicuro (Warner TV)


In questi suoi primi giorni di vita il canale Warner TV sta superando le aspettative, che comunque erano pari a zero: qualsiasi cosa è meglio di zero!

Il nuovo canale, che fa giusto un pizzico in più di zero

Nel suo ciclo “’80 Nostalgia” (capito il gioco sottilissimo? “(h)ottanta nostalgia”…) sta riesumando film che la Warner Bros tiene murati vivi da trent’anni: sarebbe stato bello veder apparire pellicole italiane, ma non si può avere tutto. Lo scorso 19 novembre 2022 è toccato a Dead Bang, un altro di quei film non proprio di successo che in Italia temo ricordino solo chi li ha visti uscire al cinema, alla loro epoca.

Ehm, mi sa che nel sottotitolo si sono dimenticati una “A”


Due navi nella tempesta

«Come due navi condannate attraverso una tempesta
Avevamo incrociato le nostre rotte»

Uso gli splendidi versi di Oscar Wilde (La ballata del carcere di Reading, 1898, seconda parte) per indicare come si sono incontrati i due nomi grossi di questo film: Don Johnson è in rapida ascesa grazie alla serie TV “Miami Vice“, ancora in corso all’uscita di questo film, mentre il regista John Frankenheimer è in rapida caduta, con i suoi film che non incassano quanto i produttori vorrebbero (o non incassano affatto). Uno sale, l’altro scende, ma riescono ad incontrarsi in occasione di questo film.

Grazie al saggio biografico Pictures About Extremes (2008) di Stephen B. Armstrong e alla raccolta di interviste Conversation with Charles Champlin (1995), scopro che questo film nasce sul finire degli anni Settanta, quando Frankenheimer lavora alla Paramount e affida allo sceneggiatore Robert Foster il compito di tirar fuori un copione dalle vere avventure di Jerome “Jerry” Beck, detective della Squadra Omicidi di Los Angeles che in quel periodo era finito sui giornali per la sua operazione contro una banda di terroristi neo-nazisti locali. Stando al “Los Angeles Times” del 14 febbraio 1988 Beck in persona avrebbe venduto i diritti della propria indagine a John Frankenheimer, il quale però teme di doverseli sbattere in faccia, quando la Paramount lo accompagna all’uscita. Oh, John, mandaci una cartolina, eh?

Passano anni su anni e finalmente Frankenheimer riesce a trovare l’unica casa disposta a produrgli un film sulla sceneggiatura di Foster che si porta sempre in tasca, e trattandosi di una minore il regista finalmente non avrà dirigenti di grande major fra i piedi e potrà lavorare in pace. E invece no, perché la Lorimar si assicura come protagonista Don Johnson, l’attore più caldo del momento, e la situazione è subito chiara: Don comanda, John esegue e sta muto.
Il povero Frankenheimer non fa in tempo a tirare un bestemmione che la Lorimar viene acquisita dalla Warner Bros, quindi ora il regista non solo ha una star capricciosa che domina il set come un sultano, ma ha pure eserciti di dirigenti di grande major che arrivano a picchiarlo ogni volta non sia stato abbastanza veloce a leccare il deretano di Don Johnson.

«Non c’era modo di arginare Johnson. La Warner mandava elicotteri ogni volta che nasceva una discussione. I produttori non erano minimamente interessati al film, erano interessati esclusivamente a Johnson, perciò qualsiasi cosa lui volesse la otteneva. Per contratto aveva diritto all’ultima parola sul copione perciò noi non avevamo il permesso di fare tagli. Io e [il produttore esecutivo Robert L.] Rosen cercavamo di spiegargli che se avessimo dovuto girare ogni singola battuta del copione il film sarebbe durato tre ore, ma solo alla fine acconsentì ad alcuni tagli, il che rese il montaggio del film disomogeneo.»

Come una attrice della produzione era stata ingaggiata Connie Sellecca (la compagna di “Ralph Supermaxieroe”, 1981) ma a Don Johnson non piace perciò via, un calcione nel sedere ed entra Penelope Ann Miller, che il regista trovava completamente fuori parte.

Siccome le notizie volano, soprattutto in un ambiente minuscolo come il cinema, per far star buoni i giornalisti il produttore Steve Roth invia una lettera aperta al “Los Angeles Times” (26 novembre 1989) raccontando quando sia stato bello lavorare con Don Johnson, che è un santo, che guariva i lebbrosi sul set e sempre sia lodato. E sono assolutamente false le voci che vorrebbero quel cialtrone di Frankenheimer indispettito dal comportamento dell’attore, che invece emanava bontà da ogni poro.
Insomma, un mare di bava per assicurarsi i favori di un attore che in realtà sarebbe crollato nel giro di un attimo, visto che il suo machismo anni Ottanta era morto nel momento esatto in cui lui usciva fuori dal piccolo schermo.

Mi piace pensare che Frankenheimer sia andato di nascosto al cinema a vedere Harley Davidson e Marlboro Man (1991) e Tin Cup (1996), per vedere quanto il suo odiato Don crollava in basso insieme ad altri dinosauri della sua epoca, come Mickey Rourke e Kevin Costner.

Ricevuto il visto italiano l’8 agosto 1989 come Dead Bang. A colpo sicuro, arriva in sala il 26 agosto successivo… insieme a Ore 10: calma piatta!
Gli fanno compagnia robbette come Legge criminale (1988), Creatura degli abissi (1989) e A un passo dall’inferno, che per i giovani all’ascolto sarebbe la prima versione di Die Hard (1988) uscita in Italia. Insomma, il povero Don Johnson ha una concorrenza spietata da gestire.

La vita televisiva del film è pessima. Sbarca sul neonato canale a pagamento Tele+1 nel novembre 1991 (quando probabilmente l’ho visto io per la prima volta) e a parte la prima visione di Rai2 del 26 maggio 1992 i successivi passaggi sono vaghi e nebulosi.
La VHS Warner Home Video è datata maggio 1990 e non ho trovato tracce di DVD.


A colpo sicuro

Il detective Jerry Beck (Don Johnson) è un duro, che più duro non si può. Gira a bordo di una Pontiac Executive del 1970 che sarebbe già sembrata vecchia ai tempi di “Starsky & Hutch”, è stato cacciato dalla moglie, non può avvicinarsi ai figli, è una scheggia impazzita che prima gonfia di botte i sospettati e poi fa le domande. Il tutto in uno stile che stona parecchio con il 1989: mettiamola così, Beck è esattamente il tipo di personaggio che Shane Black prenderà in giro di lì a poco con Last Action Hero (1993).

«Io speravo di dormire una nottata di fila, sotto Natale: manco per il cazzo.»
(Fat, fucking chance)

E da questa prima frase del personaggio sappiamo che all’epoca il doppiaggio italiano era molto più pepato e divertente di oggi.

So’ 90 chili di maschio, signo’: che faccio, lascio?

Alla festa di non si sa chi conosce non si sa chi e ci finisce a letto, ma poi lei ha non si sa cosa e scappa via. Be’, diciamo che si sente tutta l’entità dei tagli farlocchi applicati all’ultimo secondo al film: l’intero “innamoramento” con Linda (Penelope Ann Miller) è sballatissimo, senza dimenticare che non sappiamo chi cacchio sia Linda.

Uno dei rari fotogrammi in cui appare Penelope Ann Miller, appiccicata a caso nella vicenda

Scomparso in un lampo il personaggio femminile – valeva la pena farsi il sangue amaro per la scelta di un’attrice che rimane in scena cinque minuti cinque? – Beck prende a sberle un sospettato e consulta un computer, poi prende a sberle un computer e consulta un sospettato, e dopo lunghi e approfonditi tre minuti di indagini ha capito che i colpevoli sono i nazisti dell’Oklahoma, lo Stato in cui chi l’ha fatta, poi si pulisce con la chioma (come cantava Pippo Franco).
La superficialità sommaria di questo film mette paura, voglio sperare che gli evidenti buchi, anzi le voragini di sceneggiatura siano dovute al montaggio ritardato che citava il regista, perché onestamente l’impressione è che sia solo una storia scritta male.

Don è così duro che usa il computer con la penna

Va be’, abbiamo capito che i colpevoli di una enorme e spaventosa catena di delitti – cioè due omicidi due, che a Los Angeles di solito ne avvengono un migliaio prima di colazione – sono i nazisti dell’Oklahoma, quindi Beck parte in missione, non si sa autorizzato da chi, e scopre qualcosa che lo sconvolge: il mondo è pieno di razzisti. Ammazza che verità scottante che veicola ’sto film! Chi l’avrebbe detto che i campagnoli della provincia americana sono tipi poco raccomandabili? In fondo lo dicono solo TUTTI i romanzi e film americani da decenni…

«Io li odio, i nazisti dell’Oklahoma» (semi-cit.)

Per fortuna a tirarci su dalla miseria di questa storia arriva il giovane William Forsythe, costretto ad un ruolo totalmente fuori parte: il buono.

Ma… che davvero sei tu William Forsythe? Con quella faccia là?

Beck è un macho anni Ottanta quindi è sboccato, rude, volgare e via dicendo, all’insegna dell’antica filosofia «l’omo ha da puzza’», così per formare la consueta coppia di “strambi sbirri” (per dirla alla Cassidy) gli tocca come compagno d’avventura Kressler (William Forsythe), un agente FBI precisino ma soprattutto cristiano osservante, che considera il turpiloquio un’offesa personale. Bella trovata, peccato che una volta detta questa cosa poi scompaia dalla sceneggiatura, e i due personaggi a malapena si incontreranno ancora. Ma che “strambi sbirri” sono?
Comunque dopo aver dovuto interpretare il bacchettone scandalizzato, ci credo che Forsythe di lì a poco si sia sgranchito a fare il cattivo da operetta in Giustizia a tutti i costi (1991) contro Seagal.

Quando il gioco si fa duro, William Forsythe si pettina male

Se volessi essere cattivo direi che la United Artists ha voluto bruciare sul tempo questo film e circa sei mesi prima ha fatto uscire in sala l’ottimo Betrayed. Tradita (1988) di Costa-Gavras, che anticipa molti degli stessi temi ma ha qualcosa in più: una vera sceneggiatura, firmata da Joe Eszterhas. Il neo-nazismo piace a Frankenheimer, l’aveva già trattato ne Il ritorno delle aquile (1985) fallendo alla stessa maniera, incassando cioè due pernacchie al botteghino.
Il problema di Dead Bang non è lo spunto, è l’assenza totale di una sceneggiatura: l’intero film si basa su Don Johnson che fa le faccette da masculo. Poi entra in una casa, “c’è mica nazisti, qui?”, ammazza due tizi e fine del film.

Don crede ancora di essere nella Miami fighetta e televisiva anni Ottanta

Come visto, l’idea di questo film è nata a Frankenheimer negli anni successivi al suo Il braccio violento della legge Nº 2 (1975) e la mia supposizione è che lo stile del film sia calibrato sulla moda di quell’epoca, mentre il 1989 è troppo diverso in tutto. Ma intendo solo dal punto di vista cinematografico, perché posso testimoniare di un curioso fenomeno: il romanzo-novelization di questo film, che ho letto una quindicina d’anni fa, è stata una lettura più che piacevole, al contrario della visione.

Scritto da un nome noto del genere, Ed Naha, e uscito per collana mondadoriana da edicola “Segretissimo” (n. 1134, 15 ottobre 1989), il testo pare ammorbidire il parlare colorito del protagonista filmico.

Dal romanzo (traduzione di Silvia Luzzini):

— Voi californiani la prendete troppo alla leggera — Tremmel rise sotto i baffi. — Ho sentito dire che tutto quel sole e quelle bambole in bikini indeboliscono il temperamento.
Beck afferrò la giacca. — Proprio così. Il paese della cuccagna. — Beck si lasciò scivolare sulla sedia. — L’addestramento giornaliero è sulla spiaggia. Seguito dalla pallavolo. Ogni tanto qualche bastardo ammazza un poliziotto e tutti si incavolano. Niente più spiaggia, niente più sole e niente più bambole finché non prendiamo il delinquente. Tiriamo a sorte con le cannucce dei nostri banana daiquiri per vedere chi lo dovrà beccare. Ed ecco perché mi trovo qui. capo. Ho pescato la cannuccia più corta.

Dal film (direzione del doppiaggio Pino Locchi, fonte: AntonioGenna.net):

— Sì, è una terra che stilla latte e miele. La sala operativa è la spiaggia, solo che ogni tanto qualche stronzo accoppa uno sbirro e allora tutti quanti si incazzano. Niente più spiaggia, niente più sole e belle ragazze finché non lo becchiamo. Sì, tiriamo a sorte con le cannucce dei long drink. È per questo che io sono qui: cannuccia corta.

Preferisco la seconda versione, è più fedele al personaggio che Don si sforza di interpretare, ma in realtà – come detto – il romanzo è molto più piacevole da leggere di quanto il film lo sia da vedere.

Dopo quindici anni non posso ricordare il romanzo e non ho voglia di rileggerlo, ma già solo risfogliarlo ha reso chiarissimo che il film è stato massacrato con l’accetta, in fase di montaggio, e la superficialità della storia temo nasca proprio dai pezzi persi per strada, il che rende tutto troppo veloce e molto poco incisivo.
Forse a Don Johnson serviva una batosta come l’insuccesso di questo film per fargli abbassare la “febbre da diva”, e visto che è solo il primo di progetti che al botteghino raccoglieranno solo risate, qualcosa mi dice che l’attore sarà diventato molto più simpatico sul set, una volta persa l’aura da “attorone caldo del momento”.

L.

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17 risposte a Dead Bang (1989) A colpo sicuro (Warner TV)

  1. Cassidy ha detto:

    Sarà che ormai gli eroi sono quasi tutti inclusivi e inconcludenti o che girano tutti in pigiama da super tizio, ma ben venga Warner Tv che recupera Frankenheimer, grazie a te per avermi garantito una comoda replica 😉 Ci sono momenti come l’inseguimento a piedi con il dopo sbronza che sembrano davvero scritti da Shane Black, però mi hai ben spiegato i tanti passaggi a vuoto: Don Johnson che conosce già il nome dell’assassino e lo cerca sul computer, i vari cambi tra uno stato e l’altro, Penelope Ann Miller da una notte e via, poi amore della vita, poi ciao ciao. Così come il ruolo ingrato per William Forsythe, ti aspetti per tutto il tempo che sia in combutta con i Nazi perché William Forsythe non può essere solo quello messo lì a far sembrare ancora più figo Don Johnson, invece. La parte migliore è il doppiaggio italiano, quando urla al Nazista del pacchetto di sigarette in galera per farlo incazzare, ho l’imprecazione sulle patate fritte, tocca accontentarsi, ma se Warner Tv avesse altri filmetti così che apra gli archivi 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sin dalla prima scena è chiaro che il romanzo-novelization sia stato scritto su un copione molto più corposo e solido di quello usato per il montaggio finale, infatti ricordo una piacevolissima lettura, senza quei chiari difetti del film, come passaggi troppo veloci e personaggi che sembrano appiccicati con lo sputo, semplicemente perché le loro scene sono tutte sul pavimento della sala montaggio.
      Sebbene soffra l’anacronismo di un film del 1979 presentato nel 1989, con un eroe parecchio anacronistico nell’epoca di Martin Riggs, “Dead Bang” ha comunque tutti i numeri per essere un ottimo film, con il grande Frankenheimer a dargli quel “qualcosa in più”, anche se purtroppo è un altro regista non apprezzato dai contemporanei.
      Comunque ad avercene di film così in prima serata 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Rimane la curiosità di sapere quante scene siano effettivamente rimaste sul pavimento della sala di montaggio perché, a conti fatti (e cioè sommando fra di loro tutti i difetti del film), mi sa tanto che il vero “Dead Bang” sia rimasto proprio lì, su quel pavimento 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il romanzo lo ricordo un’ottima lettura e non ricordo gli enormi buchi di sceneggiatura che presenta il film, quindi forse sarebbe bastato seguire il copione che hanno dato al romanziere per tirar fuori un film magari cinque minuti più lungo ma almeno con dei passaggi logici, visto che così com’è ne è parecchio sprovvisto.

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      • Giuseppe ha detto:

        Il provare a seguire quel copione sarebbe stato senz’altro un bel passo in avanti (divismo di Johnson a parte)…

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ero curioso di vedere questo film prima di leggere la recensione, ora, dopo tale lettura, nonostante gli interventi “taglia, cuci e distruggi” a proposito della sceneggiatura, la mia voglia è aumentata; ciò è in controtendenza con quanto letto sopra ma ormai sai che a mio modo anche io sono un po’ leggenda e quando tratti qualcosa, indipendentemente dal giudizio, alimenti la mia voglia di constatare di persona…potere (o contropotere) etrusco! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando ho visto entrare in scena il giovane Forsythe ho capito subito che malgrado qualsiasi cosa io potessi scrivere, questo film sarebbe entrato nel cuore di Willy ^_^
      Malgrado tutto, una visione te la consiglio, anche solo per ricordare lo stile filmico dell’epoca, sebbene in più punti questo sia palesemente un film molto più del ’79 che dell’89.

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  3. Vasquez ha detto:

    Ho solo una cosa da dire su questo film: adoro “Tin Cup” 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E so che anche “Marlboro Man” ha estimatori, ma ciò non toglie che sono entrambi film molto lontani dal divismo a cui erano abituati i rispettivi interpreti. Di certo preferisco Tin Cup a Waterworld, al di là delle trame, semplicemente perché Kevin è dovuto scendere dal piedistallo ed è tornato un attore normale, e anche simpatico.
      Qui Don Johnson temo abbia un’esagerata opinione di sé e probabilmente è stato più veloce di altri a capire come il suo pubblico non fosse della stessa opinione, visto che lasciava vuote le sale dei suoi film, quindi mi diverte pensare che le vittime del suo divismo abbiano avuto l’opportunità di avere un minimo di soddisfazione 😛

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  4. wwayne ha detto:

    Di Frankenheimer ho adorato L’isola perduta. Comunque ero convinto che oggi avresti parlato di Albert Pyun.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi spiace per la sua dipartita, ma il mio blog non è mai stato “in tempo reale”.

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      • wwayne ha detto:

        Certamente: si vede che i tuoi post sono preparati con cura, quindi avrei dovuto immaginare che non avresti potuto imbastirne uno su Albert Pyun in quattro e quattr’otto. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Povero Albert, alla fine la malattia ha avuto la meglio su di lui 😟
        C’è un suo film del 2017 che vorrei tanto riuscire a beccare (credo sia l’ultimo in assoluto, una sorta di personale versione di “Star Wars”) ma che, a tutt’oggi, sembra rimanere di assai difficile reperibilità: “Interstellar Civil War”, o almeno questo è uno dei titoli con cui gira…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sarebbe bello beccarlo, e sicuramente devo rispolverare qualche suo titolo come omaggio, anche se parecchi sono già presenti nel blog.

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  5. Evit ha detto:

    Questo film se lo becchi in TV ed è già iniziato da 30 minuti puoi guardarlo tranquillamente perché non ti sei perso assolutamente niente (l’avventura romantica?? Gli arresti in città…?? Ma a che servono ai fini della trama?).
    Sai perché sono affezionato comunque a Dead Bang? Perché la prima volta che lo vidi era già iniziato da mezz’ora! ;D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ai tempi delle sale, se il proiezionista si fosse sbagliato nel montare le pizze, con il secondo tempo prima del primo, per me non se ne sarebbe accorto nessuno 😀
      Se mai un giorno rinascesse dalla tomba la distribuzione italiana e facessero un DVD di questo film, potrebbero presentare la versione completa e scrivere in fascetta “Il film in versione comprensibile” 😀

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