Vasquez e il fuoco nel cielo (5) guest post

La nostra amica Vasquez, la Colonial Marine del Zinefilo, parte per una nuova missione: inseguire quelle luci nel cielo per capire se siano nati prima gli UFO… o la narrativa che li racconta.
L.


Il fuoco nel cielo
È venuto prima l’uovo o la gallina?
(quinta parte)

di Vasquez

Uno dei tanti registi di “X-Files”, Robert Lieberman, che nel 1999 dirigerà la Anderson e Duchovny nella puntata 7×05 Un millesimo di secondo (Rush, 1999), nel 1993 diresse Bagliori nel buio (Fire in the Sky), trasposizione su schermo del libro The Walton Experience scritto da Travis Walton nel 1978 (inedito in Italia).

Mentre rientravano dopo una giornata di lavoro tra i boschi delle White Mountains (Arizona) a bordo del furgoncino del loro caposquadra Mike, questo gruppo di sei giovani taglialegna si imbatte in uno strano fenomeno luminoso. L’idea di Mike, cioè quella di fermarsi, non è brillante, ma quella di Travis, di scendere dal furgone, è pessima. Travis viene “investito” dal fenomeno, e Mike preso dal panico dà gas e fugge a tutta birra portando con sé tutti gli altri, abbandonando così l’amico e futuro cognato.

Travis ricomparirà solo dopo cinque giorni, e ci sarà tempo di mettere in dubbio la versione degli altri cinque della squadra, i quali verranno sottoposti persino alla macchina della verità (che darà risultati inconcludenti), mentre inizia ad aleggiare la parola “omicidio” anche in mancanza di un cadavere.

Berkley 1978

Le condizioni fisiche e psichiche in cui riappare Travis non sono ottimali: nudo, infreddolito, probabilmente sotto shock, riesce comunque a rinfacciare a Mike di averlo abbandonato. La regressione ipnotica a cui viene sottoposto rivela che è stato rapito dagli alieni per motivi incomprensibili, portato a bordo di un’astronave, costretto a sopportare torture indicibili, e poi abbandonato in un luogo distante da dove era stato prelevato.
La vicenda si ripercuoterà su tutta la cittadina di Snowflake, ma soprattutto avrà conseguenze nella vita di Travis Walton e dell’amico Mike Rogers.

Ho riesumato Bagliori nel buio (a proposito: titolo italiano stupendo!) per colpa di Cabal (Nightbreed, 1990) di Clive Barker. Seguendo un mio personale programma di recupero (cioè in rigoroso ordine sparso) di diversi film che per un motivo o per l’altro nel corso degli anni mi sono sfuggiti, dalla scatola del ripescaggio un giorno è venuto fuori Cabal. E mentre guardavo Cabal non facevo che chiedermi dove avessi già visto l’attore protagonista, Craig Sheffer, che ha una faccia strana, particolare, non è il solito belloccio omologato.
Mi sono sottoposta a regressione ipnotica per ritrovare quella faccia, ed è venuto fuori Bagliori nel buio, che evidentemente avevo già visto, e rimosso, ma non del tutto.

Più dei mostri di Barker mettono paura le acconciature anni Ottanta

Craig Sheffer interpreta uno dei cinque che hanno abbandonato Travis nei boschi, e non uno qualsiasi, ma quello a cui Travis stava di più sulle scatole e con cui aveva avuto diversi screzi. E a proposito del cast: conviene non fare il giochino per cui quando si vede una faccia nota si butta giù un cicchetto, perché si rischia il collasso nei primi dieci minuti di film, e poi non si capisce più niente della trama.

  • Noble Willingham è lo sceriffo di Snowflake, Blake Davis;
  • James Garner è il tenente Frank Watters, venuto da fuori a cercare di capirci qualcosa della questione;
  • Kathleen Wilhoite è Katie, la moglie di Mike Rogers;

poi ci sono i sei boscaioli:

  • Craig Sheffer, già nominato, è Allan Dallis;
  • Bradley Gregg, visto in Stand By Me (1986), è Bobby Cogdill;
  • Henry Thomas, direttamente da E.T. l’extraterrestre (1982), è Greg Eins;
  • Peter Berg (che viene chiamato quando Ethan Hawke non è disponibile) è David Whitlock;
  • D.B. Sweeney, che interpreta Travis Walton, è un attore a cui sono particolarmente affezionata avendo interpretato Doug Dorsey in Vincere insieme (1992) giusto un anno prima di questo, un film che abbiamo visto in dodici e apprezzato in sette; (Sono onorato di essere sia fra quei dodici che fra quei sette. Nota etrusca.)

e poi, ultimo ma non da ultimo, nella parte di Mike Rogers, lui:

Chi l’avrebbe mai creso?

Travis Walton è stato rapito il 5 novembre 1975. Perché sono passati tanti anni – ben diciotto! – prima che venisse realizzato un film dalla sua esperienza? Parte della spiegazione potrebbe essere che, come dice Walton nel suo libro, gli studios non credevano che l’argomento interessasse: i vecchi film in bianco e nero sui dischi volanti e i giornalacci scandalistici avevano fatto in modo che tutta la faccenda apparisse come ridicola.

Una grande produzione hollywoodiana su una vera esperienza con un UFO non era mai stata fatta, mentre la versione fantascientifica esisteva già, e si chiamava Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977). Bagliori nel buio era considerato un oggetto strano, perché non era una farsa ma un dramma, e c’era dentro anche la storia di un’amicizia e di un tradimento, e un successivo perdono. Se ne parlava come di Incontri ravvicinati mescolato alternativamente con: Giorno maledetto (1955), L’ultimo spettacolo (1971), Alba fatale (1943), I ragazzi del fiume (1986). Ma soprattutto lo si vedeva, quasi a fare una battuta ma non poi tanto, come «E.T. incontra Un tranquillo week end di paura».

Sarà… ma i giornali scandalistici a volte riportano notizie interessanti

Oltretutto Walton aveva condotto una vita ritirata anche dopo l’uscita della prima edizione del libro, ed era per così dire uscito dai radar. Ma alla fine, nel 1985, il produttore Tracy Torme aveva iniziato a interessarsi e le cose si erano messe in moto. Certo, non è che si può fare un film dall’oggi al domani: bisognava ottenere le autorizzazioni necessarie da tutti i soggetti interessati, e il più difficile da trovare era stato Allan Dallis. Poi diverse divergenze creative avevano spinto Walton a scrivere una lettera alla produzione con le sue rimostranze: la prima versione della sceneggiatura diceva “Questa è una storia vera”, poi era diventata “Basata su una storia vera”. E la prossima versione quale sarebbe stata? “Liberamente ispirata a una storia vera?”

Non che lui pretendesse chissà quale aderenza alla realtà. Si rendeva conto benissimo che in una produzione di un film ci sono tante cose da tener presente, e non tutto funziona sullo schermo così come funziona su carta, anche se è successo davvero. Però: perché inventare il fatto che sia stato ritrovato senza vestiti? Non era andata così: al momento del ritrovamento Travis indossava gli stessi abiti da lavoro con cui era sparito, che anzi erano stati prelevati e messi da parte per futuri controlli.

Travis era astemio. Aveva obiettato in precedenza a una scena che poi era stata tolta, in cui Allan Dallis gli regalava una bottiglia di liquore. Ora quella scena era tornata. Uno dei motivi per cui Allan ce l’aveva con lui era che lo riteneva troppo un bravo ragazzo per bere con lui (o come lui). Si poteva usare un regalo diverso, o impostare la scena in altro modo. Anche perché c’era stato chi aveva attribuito l’intera esperienza di Walton ad un’allucinazione indotta dall’alcol!

Trova l’intruso (ah ah ah! capito, no? Intruders, intrus… ok la smetto)

In ogni caso si vede che alla fine un qualche accordo è stato raggiunto, perché la scena del regalo alcolico nel film non c’è, mentre è rimasta quella del ritrovamento di Walton senza vestiti. La cosa però evidentemente portò via altro tempo, e ancora ne prese la scelta degli attori, che con mio sommo gradimento Travis decide di raccontarci (almeno in parte) nella ristampa del 1996 del suo libro, uscita quindi dopo il film, contenente una lunga appendice dedicata.

Marlowe & Co 1996

Non si stenta a credere che Noble Willingham, nella parte dello sceriffo di Snowflake, facesse sbellicare tutti sul set.
Per la parte del tenente Frank Watters furono presi in considerazione più di quaranta attori, tra cui: Gary Busey, Scott Glenn, Peter Strauss, James Caan (che voleva una parte più ampia per il tenente) e perfino Richard Dean Anderson. Travis Walton suggerì Cliff Robertson. Quando venne fuori il nome di James Garner, Travis era dubbioso, perché Garner gli piaceva un bel po’. Era così ben voluto dal pubblico da rischiare di rendere il tenente troppo simpatico, mentre sarebbe dovuto rimanere un personaggio sfaccettato, che impersona il punto di vista scettico sulla faccenda. Ma Garner si calò nel personaggio alla perfezione, con il giusto mix di ostilità e partecipazione.

Inizialmente lo stesso Travis non riusciva a vedere Craig Shaffer nella parte di Allan Dallis, ma ha avuto modo di ricredersi sulla bravura dell’attore, tanto che la sua interpretazione impressionò persino il vero Allan Dallis. Quando poi lo vide recitare ne In mezzo scorre il fiume (1992), stentò a credere che dietro Norman Maclean ci fosse lo stesso attore che aveva impersonato Dallis.

“Qualcosa da ridire sulla mia interpretazione?”

Peter Berg, che inizialmente era in lizza per il ruolo di Mike Rogers, e Henry Thomas sono due taglialegna fittizi, inventati per il film, in quanto non si riuscì ad avere dei contratti con i veri membri della squadra di boscaioli (che oltretutto erano in sette, e non in sei come nel film). Henry Thomas era sì stato scelto per la sua prova in E.T., ma per la sua bravura, non certo perché era avvezzo a recitare in film con alieni. Per chi avesse dubbi al riguardo, Travis Walton suggerisce di guardarsi Psycho IV (1990), dove Henry Thomas interpreta il giovane Norman Bates.

Norman… telefono… mamma!

L’attore che più interessava a Travis ovviamente era quello che l’avrebbe impersonato, e che quasi per tenerlo sulle spine, fu uno degli ultimi ruoli ad essere assegnato. Sperava naturalmente che chiunque fosse, lo impersonasse al meglio.

Quando uscì il nome di D.B. Sweeney, Travis non lo conosceva ma si mise subito in pari. Al tempo aveva recitato in Vincere insieme (1992), Memphis Belle (1990), Otto uomini fuori (1988), Giardini di pietra (1987), La fine del gioco (1987), più un paio di miniserie televisive. A casa Walton ci fu un mini film-festival a base di D.B. Sweeney.
Non somigliava gran che al vero Travis Walton, e nemmeno all’idea che Travis Walton aveva di sé, ma fu il perfetto Travis Walton per Bagliori nel buio.

Facce da prima pagina

Per il ruolo di Mike Rogers erano stati fatti i nomi di Nicholas Cage, Mark Harmon, Johnny Depp, Tim Robbins. Robert Patrick era assolutamente impensabile: il suo ruolo di T-1000 contro Schwarzenegger era stato così convincente che era impossibile immaginarlo in altro modo. Ma lui si presentò al provino leggermente ingrassato, capelli lunghi e barba sfatta: emanava personalità ed empatia da tutti i pori. Lesse la toccante scena dove Mike si rivolge agli abitanti di Snowflake riuniti in chiesa con un tale trasporto che impressionò tutti. Tutti si commossero, ed era solo un provino.

Il vero Mike Rogers non apprezzò molto i cambiamenti che erano stati apportati al suo personaggio e alle situazioni che lo riguardavano. Travis cercò di spiegargli come andavano questo tipo di cose, e questo lo ammansì un po’. Ma più di tutto aiutò l’entusiasmo di Robert Patrick, che volle conoscere Mike per sapere tutto su di lui: il suo lavoro, la cittadina, l’incidente sulle montagne, tutto quello che poteva servire a riempire i vuoti del personaggio “Mike” nella mente di Robert.

Quel gran mito di Robert Patrick (lo vedete nella foto?), qui alla sua prima apparizione
come John Doggett (da “The X-Files” 8×01 Arrivare, Within 2000)


(Continua)


Ringrazio di cuore Vasquez per questa sua nuova “missione” e, in attesa della prossima puntata, alzo gli occhi al cielo per controllare le luci.
L.

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22 risposte a Vasquez e il fuoco nel cielo (5) guest post

  1. Cassidy ha detto:

    Non poteva mancare questo titolo in questa sortita Ufologica, mamma mia che badilate di ansia “Bagliori nel buio”, sono anni che vorrei rivederlo e poi ogni volta cambio idea memore delle badilate, però confesso che un po’ di voglia di riprovarci me l’hai fatta tornare con questo post 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti capisco benissimo, io non lo rivedevo da trent’anni proprio per le stesse “badilate”, ma poi in occasione di questo viaggio di Vasquez ho voluto tornare su quell’astronave. Le badilate sono ancora lì, ma almeno fanno meno male della prima volta 😛

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    • Vasquez ha detto:

      È un gran bel film, che parte sparato con quella corsa sul furgoncino su strade sterrate per fuggire da quei boschi inquietanti, e non svelando subito il mistero ci fa conoscere tutti i personaggi, il loro rapporto, la cittadina, mentre con una serie di flashback ci fa solo intuire quello che ha passato Travis Walton. Assolutamente consigliato 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        E, del resto, chi non seguirebbe il tuo consiglio dopo questo gran bel post che gli hai dedicato? 😉
        Sicuramente uno dei migliori film a tema “abduction”, dove tra le altre cose l’elemento alieno è reso in modo assai efficace e disturbante: al di là dei “grigi”, ritratti in modo tutto sommato abbastanza convenzionale (pur se la loro grinzosità trasmette comunque un che di malevolo), abbiamo un UFO dalle caratteristiche organiche quali potrebbero essere quelle di una forma di vita creata appositamente per i viaggi interstellari, da affrontare in simbiosi con i suoi piloti… di certo basata su un concetto di vita assai differente dal nostro, considerando anche la disposizione degli ambienti interni, e che vede gli esseri umani alla stregua di semplici cavie da esperimento (come scopre lo sfortunato Travis Walton, in maniera particolarmente brutale).
        Passando dai rapimenti alle misteriose mutilazioni di bestiame, ecco il titolo che ti propongo (una cosa piuttosto grezza, ma comunque con degli spunti interessanti e qualche nome piuttosto famoso che certamente riconoscerai) 😉

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      • Vasquez ha detto:

        Oddio cos’è?!? Cybil Shepherd pre- “Moonlighting”, Vincent Schiavelli, Martin Landau… sapevano davvero come mettere insieme un gran bel cast, ai tempi. Per non parlare delle mucche: certo che una volta notate, non si può più fare a meno di vederle 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per Douglas Adams gli alieni sotto copertura erano i delfini, per Harry Vandercoso i polipi, per tutti gli altri… le mucche! ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Ormai le mucche sono imprescindibili (in questo caso, poi, mucche e umani sono accomunati dalla stessa sfiga d origine aliena) 😀

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  2. Fabio ha detto:

    Un film bizzaro e interessante che non rivedo da una vita onestamente,ma in una ideale maratona di film dedicati ai rapimenti alieni,”Bagliori nel buio” si meriterebbe sicuramente un posto,insieme a “Progeny” e “Altered”,questi ultimi due titoli tendo a preferirli,oltre che per i miei gusti personali,anche per il grosso vantaggio di non esseri vincolati da una presunta storia vera da trasporre.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Bagliori nel buio (un mio film del cuore), Cabal (un film un po’ meno del cuore ma posizionato abbastanza nei pressi)…Vasquez, possiedi una macchina acchiappa-orbo che ti suggerisce titoli da mettere a inizio post “per incollare” la mia attenzione??? 🙂

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