Aspettando Balasso (2022) 10 – Totò e il Diavolo

Ormai ci siamo, l’8 dicembre è dietro l’angolo con il suo contro-film natalizio di Natalino Balasso, e a forza di prendere stradine e viuzze narrative mi sono perso, fra patti col diavolo, ombre, doppi, cloni e sosia. A questo punto tanto vale chiudere in bellezza, ricordando di quando persino Totò ha fatto un patto con il Diavolo.


Totò al Giro d’Italia

Uscito in quel 1948 in cui l’intera Italia stava rialzandosi non solo dalla Seconda guerra mondiale ma da parecchi anni impegnativi, questo film dell’ENIC (Ente Nazionale Industrie Cinematografiche) vuole principalmente fare una mitragliata di citazioni sportive, chiamando in scena ogni atleta disponibile. Curiosamente all’epoca in Italia non esisteva uno sport solo ma tanti, quindi persino un lanciatore di pesi è considerato un VIP.

Vittorio Metz, Marcello Marchesi e Steno (Stefano Vanzina) creano per Mario Mattoli una sceneggiatura sbarazzina, molto sopra le righe e in pratica un semplice canovaccio che permetta siparietti comici sullo sfondo, perché il palcoscenico è tutto per le celebrità dell’epoca, da grandi attori a Miss Italia, da sportivi a presentatori (come il compianto Mario Riva). Curiosamente in Totò al giro d’Italia (in DVD Ripley’s Home Video 2016) si fa solo una vaga menzione del calcio, forse all’epoca molto in basso nella classifica degli sport amati dagli italiani.

Lo spunto è molto leggero: Totò è innamorato di Isa Barzizza: sai che novità!

Doriana (Isa Barzizza) approfitta di questo debole del professor Casamandrei (Totò) per civettare e far eleggere Miss Italia sua sorella (interpreta dalla 17enne Fulvia Franco, vera Miss Italia del 1948, che oltre al titolo ha vinto questa particina nel film: e in giuria quel settembre c’era davvero Totò!), ma poi cerca di tagliare i ponti, visto che lei sta con il giornalista Bruno (Walter Chiari). Davanti alla proposta di matrimonio di Totò, Doriana gli chiede se sappia andare in bicicletta, e alla risposta negativa lancia il suo responso: «Noi ci sposeremo quando lei avrà vinto il Giro d’Italia».

Presa sul serio la sfida, Totò si rivolge ad un allenatore (la consueta spalla Mario Castellani), il quale non può che appurare la totale incapacità ciclistica del professore. Come può fare un totale inetto a diventare un ciclista talmente bravo da vincere la più famosa gara italiana? «Provi a vendere l’anima al Diavolo», suggerisce l’allenatore. E anche stavolta, Totò prende sul serio la frase.

Al giorno d’oggi anche per fare il Diavolo serve la “tessera” giusta

Tornato nella sua ricca casa, dov’è servito e riverito dalla servitù della ricca madre, Totò compie l’insano gesto e afferma ad alta voce che sarebbe disposto a vendere l’anima pur di vincere il Giro d’Italia. Detto fatto… si palesa il Diavolo (Carlo Micheluzzi), con tanto di tessera. Eh sì, neanche sua Maleficenza può lavorare senza essere tesserato.

Totò non resiste ad imbastire una satira politica sulla questione, pretendendo di analizzare i documenti del Diavolo, visto che è pieno di gente che ne mostra di falsi: suo zio, per esempio, ha ben dodici tessere, così da essere sicuro di lavorare sempre.

«È tutto in regola, c’è il timbro del Ministero degli Inferni». L’unica cosa strana è il nome del Diavolo: Filippo “Pippo” Cosmedin. No, non è proprio un nome diabolico. In effetti, confessa Pippo, è un diavolo di seconda classe così come quello raccontato nel film La vita è meravigliosa (1946) di Frank Capra è un angelo di seconda classe, con aspirazione di carriera.

È comprensibile che Pippo, il Diavolo di seconda categoria, abbia ambizioni di carriera
(e magari di cambiar nome)

Il patto diabolico è stipulato e Totò vende l’anima per vincere il Giro d’Italia, e da pedone totale diventa acrobata delle due ruote.

I primi effetti del patto diabolico

Quando si presenta alla prima tappa, circondato dai più grandi ciclisti dell’epoca – tutti veri, prestati al film – nessuno sarebbe disposto a scommettere una lira sul “barbuto”: a quanto pare non si è mai visto un ciclista con la barba, che viene data come simbolo di vecchiaia.

Totò fra Coppi e Bartali, e anche altri veri ciclisti

Eppure è subito chiaro che neanche Coppi e Bartali potranno anche solo avvicinarsi al “ciclista diabolico”, che alle pause ristoro non ci sta a rinunciare ad un comodo pasto a tavola…

Ma… si fanno così, nel ciclismo, le “pause ristoro”?

… né a un buon sigaro dopo il pasto.

Certo che il Giro d’Italia è proprio rilassante

Fra le tante scenette che arricchiscono questo Giro d’Italia, non manca la propensione di Totò per le “stoccate” politiche, per esempio nel far notare come tutte le mani tese degli italiani d’un tratto… avevano contratto le dita. In fondo il Giro d’Italia è nulla in confronto al vero sport di cui gli italiani sono medaglia d’oro da sempre: il salto sul carro del vincitore.

Ma… tutte quelle mani non avevano dita dritte? Sarà artrite?

A un certo punto però il professore capisce di aver esagerato, e che dannarsi l’anima per una donna che non lo vuole è stata una leggerezza che dovrà pagare cara.

Il nostro protagonista prova a stracciare il contratto, ma il Diavolo stavolta è preparato: non vuole mica ripetere lo scherzo di Faust, dice, che prima si è divertito, ha sfruttato tutti i vantaggi del patto diabolico, e poi all’ultimo s’è pentito ed è stato perdonato. E il povero Diavolo se l’è presa in saccoccia. No, no, il nostro Pippo vuole lo scatto di carriera che l’anima di Totò gli può garantire, quindi farà di tutto perché lui vinca il Giro d’Italia, volente o nolente. Anche a costo di gareggiare al posto suo… con le sue fattezze.

E così, a sorpresa, per qualche attimo abbiamo pure il tema del doppio!

Tie’, ci esce fuori pure una scena con il doppio!

Tranquilli, l’anima di Totò è al sicuro, battere il Diavolo è facilissimo: basta affidarsi ad una donna. Perché, ci viene spiegato, una donna ne sa sempre una più del Diavolo!

da “La Stampa” del 30 dicembre 1948

Come detto, il film sfrutta l’enorme passione sportiva dell’epoca e credo da allora non sia più successo di vedere così tanti veri atleti professionisti, nel pieno della propria carriera, impegnarsi al fianco di un attore con il rischio di farsi male e precludersi le gare successive.
Un trafiletto de “La Stampa” del 28 ottobre 1948 ci racconta della grande animazione sulla via Cassia (Roma), dove una folla di curiosi è raccolta per vedere «Bartali, Coppi, Bobet, Cottur, Magni, Schotte e altri “assi”» tagliare un traguardo finto, tutto a favore di cineprese.

Il tema del patto diabolico quindi non è certo protagonista della vicenda, ma è comunque una variante molto divertente, perché ironizza su un tema classico. Come mi spiega Alfonso D’Agostino nel suo Gli antenati di Faust (Mimesis 2017), prima di Goethe la tradizione medievale dei patti con il Diavolo non “volava alto”: non si chiedeva la Saggezza o la Conoscenza, le mire erano decisamente più basse, appunto l’amore di una persona che non corrispondeva, soldi, vantaggi e via dicendo.

Qui il protagonista è ricco di famiglia e ben integrato nella società, quindi avrebbe molto da perdere rispetto alle figure rurali della tradizione medievale, eppure è disposto a rinunciare a tutto per l’amore di chi non lo corrisponde. Anche se… poi ci ripensa.

Chissà se esiste una letteratura di patti con il diavolo stipulati da ricchi: di solito il Diavolo è più richiesto dai poveri.

L.

– Aspettando Balasso 2022:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Saggi e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Aspettando Balasso (2022) 10 – Totò e il Diavolo

  1. Cassidy ha detto:

    Una panoramica di uno strambo Paese a forma di scarpa perfetta, sia perché si consideravano altri sport sia per le stoccate, chissà se Balasso è a conoscenza di questo tuo allenamento in vista del suo film di Natale, sicuramente apprezzerebbe 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Addirittura siamo arrivati a Totò e il diavolo! Applausi per il post e per la perfetta analisi del film, non solo da un punto di vista strettamente “filmico” ma con digressioni ad hoc che stuzzicano vari interessi, ho trovato il tutto molto molto interessante, con notazione particolare per le dita “retrattili”! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      In quel 1948 i “cambi di casacca”, e consequenziale “contrazione delle dita”, devono essere stati tanti e anche abbastanza palesi, di solito non sottolineati: malgrado il salto della quaglia sia lo sport nazionale, fa brutto a scriverlo nei libri di storia 😛
      Visto oggi l’esercito di ministri che si girano tutti i partiti, con salti carpiati che manco alle Olimpiadi si vedono, direi che nel 1948 erano ancora dilettanti 😀

      "Mi piace"

      • Willy l'Orbo ha detto:

        Purtroppo lo sport evidenziato sopra è da sempre specialità nazionale e non smettiamo di “aggiornarci” approdando a vette di “eccellenza” ancor più irraggiungibili, porannoi! 😦 🙂

        Piace a 1 persona

  3. Vasquez ha detto:

    Avendo un papà appassionato di calcio, di automobilismo e di ciclismo (e non necessariamente in quest’ordine), posso testimoniare di striscio come in Italia non sempre il calcio occupava ogni nicchia possibile e immaginabile di ogni medium possibile e immaginabile.
    Ma mentre qualche partita di pallone appassionante sono riuscita a vederla in vita mia, e la Formula 1 fino all’uscita di Schumacher padre mi piaceva pure, il ciclismo proprio non riesco a seguirlo: mai visto uno sport più noioso in vita mia 😛
    Eppure Coppi e il Giro li sento nominare fin da bambina. A parte che comunque quando passava il Giro in zona era sempre un evento (oltre al fatto che era un’occasione più unica che rara di vedere l’asfalto nuovo su strade e stradine fino a quel momento impraticabili), almeno fino a qualche anno fa.
    Papà ha sempre detto che Coppi non si poteva guardarlo camminare: goffo e scoordinato al limite del ridicolo, ma in sella diventava tutt’uno con la bici, nato per pedalare.

    Il film l’ho visto e ho vaghi ricordi, il post è bello e di sicuro inaspettato: come ti è venuto in mente di ripescare Totò in questo ciclo? Interessante poi il discorso dei patti diabolici: cosa mai può chiedere al dimonio qualcuno che ha già tutto? Una cruna di ago piu ampia, o un cammello sgobbato…? no aspe’ com’era? 😛

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah in effetti perché un ricco entri in Paradiso basta che faccia allargare quella cruna dell’ago o faccia sgobbare il cammello 😀
      Il mio miglior amico del liceo impazziva per il ciclismo ma non sono mai riuscito a capire cosa ci sia anche solo di vagamente interessante, ma io temo di essere nato privo del gene per lo sport: vederlo proprio non mi interessa. Mi piacciono i film sportivi, quello sì, di qualsiasi sport – vedasi il pattinaggio artistico del film di cui abbiamo parlato qualche giorno fa – ma vedere il vero sport proprio non riesce a piacermi.
      Quel 1982 tutto il quartiere si è riunito nella via dove abitavo e tutti eravamo lì a vedere la Nazionale giocarsi il mondiale che poi ha vinto: dopo esattamente 1 minuto io ero già stufo e volevo fare altro! E non perché avessi 8 anni, perché i miei coetanei del quartiere erano tutti lì estasiati a guardare il televisore a colori che un tizio del primo piano aveva esposto alla finestra.
      Ricordo che in omaggio a quel mio amico ho provato a seguire un giro d’Italia, ma in TV facevano vedere di tutto – da interviste a gente di passaggio a spettacoli di magia a pubblicità leggerissima (tipo dieci ore di spot su due di trasmissione), ma di biciclette non ne ho vista manco una, se non riprese dall’alto che potevano benissimo essere false 😀
      Insomma, non sono tipo da seguire lo sport, però adoro i film sportivi: e questo sicuramente è un unicum, un connubio fra vero sport dell’epoca e “film sportivo”, cioè di finzione.

      Piace a 1 persona

      • Vasquez ha detto:

        Un guizzo in una partita di basket, un recupero miracoloso a pallavolo, un sorpasso in F1 sul circuito di Montecarlo, uno scambio al cardiopalma al Roland Garros, la sequenza di passi di Plushenko a Torino 2006…ci sono sport che da guardare sono appassionanti e coinvolgenti, per quanto mi riguarda il ciclismo non è tra questi 😀
        Certo, poi la trama latita e te la devi fare da te 😛

        Piace a 1 persona

  4. Giuseppe ha detto:

    Un solo sport? Sport? Oggi come oggi direi una religione vera e propria, con tanto di personalissime affermazioni trasformate in dogmi indiscutibili, vedi “il calcio è il più grande spettacolo del mondo”, e poi dopo chissenefrega se a ospitare questo grande spettacolo sono paesi come il Qatar: un paio di secondi di durissima indignazione e poi via, tutti insieme a vedere quel mondiale che in teoria avremmo dovuto boicottare anche (“anche” ma non “soprattutto”, perché i diritti umani già son passati in secondo piano) per l’assenza dell’Italia… Ma si sa, io ragiono sempre da moderato quale sono, e nell’onnipresente religione di cui sopra i moderati non sono ammessi.
    Decisamente MOLTO meglio parlare del grande Totò, qui nella veste di “diabolico” ciclista (nonché fustigatore ante-litteram di tutti i salti della quaglia di là da venire) che hai scelto per concludere brillantemente la lunga balassiana attesa 😉

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ricordo anche l’indignazione quando le Olimpiadi si sono svolte in Cina, tutti a scoprire che era un Paese dove notoriamente i diritti umani non esistono, non sono mica illuminati come noi, sono un popolo barbaro… e quindi andiamo tutti a festeggiare lo sport. Un’indignazione durata dai tre ai cinque secondi: e meno male che siamo paladini dei diritti umani! 😀
      Curioso che nessun TG perda più tempo a citare le migliaia e migliaia di morti sepolti sotto gli stadi dove si svolgono questi campionati: il calcio comincia ad assomigliare ai diamanti, per quantità e qualità di sangue di cui è rivestito. Ma noi siamo paladini dei diritti umani.
      Quanto aveva ragione l’Inno Nazionale di Luca Carboni…

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Purtroppo sì, ne aveva eccome…
        Ricordo, a proposito, che l’Inno di Carboni era stato elogiato quasi per intero anche dal mitico settimanale “Cuore”. Dico quasi, perché avevano eccepito soltanto su “Poi diventammo troppo comunisti”… il “Ma quando mai?” della redazione, però, più che una critica vera e propria mi era sembrato l’espressione di una speranza disattesa: del resto erano gli anni ’90, e ancora ci si poteva illudere dell’esistenza di una vera classe politica di sinistra 😒
        Sui diamanti hai detto bene, il calcio come sport è morto da troppo tempo ormai…

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.