Nome in codice: Nina (1993) La Nikita di Warner TV


Il neonato (e già totalmente confusionario) canale Warner TV (37 del digitale terrestre) durante il suo recupero di film che giacciono murati vivi negli archivi segreti ci regala un’altra chicca d’annata, anche se certo un po’ appannata.

Dopo quel fatidico 1990 il mondo si è riempito di Nikite, ma questa è l’unica “autorizzata”, e non solo perché è la semplice fotocopia americana dell’originale francese.


Quando Luc non era ancora Besson

A “Premiere” (aprile 1993) il produttore Art Linson racconto che tutto è nato “quasi” per merito suo.

«Ho visto il film originale a Seattle e ho immediatamente chiamato Bruce Berman [presidente di produzione della Warner Bros] e ho detto: “Dio, Bruce, dovete assolutamente rifare questo film, ci farete un sacco di soldi. È un film incredibile e nessuno lo sta vedendo, perché il pubblico è troppo pigro per leggere i sottotitoli” E lui mi ha risposto: “Curioso, l’abbiamo già comprato: vuoi produrlo?”».

A lungo ci è stato ripetuto quanto appena detto dal produttore, cioè che gli americani ricopiano i film stranieri perché il loro spettatore medio ignora totalmente qualsiasi cinematografia che non sia a stelle e strisce, in quanto i film stranieri non vengono manco doppiati (se non con voci stupide), e vengono proiettati con sottotitoli che nessuno vuole e via dicendo. Poi però il “The Hollywood Reporter” del 7 giugno 1991 e “Variety” del 9 settembre successivo mi spiegano che Nikita (1990) di Luc Besson nel mercato statunitense ha incassato cinque milioni di dollari, distribuito nel precedente aprile 1991. Allora i film stranieri hanno eccome una distribuzione fra gli “americani medi”.

Stando alle citate riviste, quel ragazzetto parigino coi capelli dritti in un lampo è entrato nel radar delle grandi case, e subito la Warner Bros piazza l’offerta: non è che gli andrebbe di scrivere il rifacimento americano del suo film? Besson è un artista, e quindi per soldi farebbe di tutto: accetta in un lampo e con una squadra di sceneggiatori americani si mette lì a riscrivere il suo stesso film… ma più yankee.

Ah Luc… lo famo americano?

Siamo nel 1991, Besson non è ancora il Luc Besson che conosciamo da più di vent’anni, quello che non ne azzecca una manco per sbaglio ma che gode di (immeritata) fama nel mondo del cinema: è ancora un geniale cineasta che sforna oro colato ma a cui nessuna major affiderebbe il compito neanche di ritirare i panni in lavanderia. Infatti il progetto sta per saltare perché la Warner manco per il cacio (sui maccheroni) vuole lasciar dirigere un film costoso a quel tizio parigino diversamente pettinato.

A salvare la situazione arriva John Badham, più che prolifico regista di qualsiasi cosa dagli anni Settanta ad oggi. Per lo più lavora in TV, ma all’epoca era un pezzo grosso del cinema. No, forse un po’ di più.
E non sto pensando a La febbre del sabato sera (1977), perché Badham andrebbe ricordato per capolavori come Wargames (1983), Corto circuito (1986), il divertente Sorveglianza… speciale (1987), il caciarone Due nel mirino (1990) ma soprattutto il più grande capolavoro della storia del cinema: Insieme per forza (1991), che vorrei tanto recensire ma non posso, perché altrimenti riempirei una pagina di odi e laudi. (Badham a “Premiere”, aprile 1993, dice invece che Besson avrebbe rifiutato perché non voleva rigirare lo stesso film.)

Segnatevi il nome, perché dopo al massimo lo vedrete su TV8

Prima e dopo questo periodo aureo Badham è un anonimo registino televisivo, ma al momento di dare il via alla Nikita americana Badham nelle classifiche hollywoodiane è a quota “Signore del Cinema” mentre Besson non può ambire neanche a “ragazzo delle consegne”.

Quello stesso 1991 la Warner dà il via al progetto con due punti fermi: Badham dirige, Besson viene cancellato dai crediti della sceneggiatura. E vatti a pettinare!


«Da femmina latina
a donna americana» (cit.)

Il produttore Art Linson afferma che ogni attrice di Hollywood sotto i 30 anni si è dimostrata interessata alla parte. Le citate riviste, ma anche “Daily Variety” (2 dicembre 1991 e 31 gennaio 1992), snocciolano nomi di celebrità che si sono subito dette interessate al ruolo: e te credo, era la bomba del decennio! Dopo un secolo di donne IES (Inciampa E Strilla) si poteva interpretare una donna addirittura protagonista positiva che sparava ai maschi senza dover poi morire, come vuole la morale.

La prima ad essere citata è la pretty woman Julia Roberts, che proprio in quel momento si stava scrollando di dosso i ruoli thriller-horror (Linea mortale, A letto con il nemico) e tragici (Scelta d’amore), infilandosi il costumino di Campanellino per Hook (1991).

Onestamente l’avrei vista benissimo nel ruolo di Nikita, ma la Warner ha preferito dirottarla sul noiosissimo Il rapporto Pelican (1993): John Grisham tirava molto di più, lo capisco, ma solo la Warner poteva sbagliare un film tratto dall’autore più caldo del momento.

Viene riportata poi Kim Basinger, ma – non me ne voglia – temo che l’età le remasse contro: una Nikita quarantenne avrebbe richiesto una sceneggiatura ben diversa. Comunque al di là di questo non ce la vedo proprio Kim a nikiteggiare, e vista la improponibile qualità del suo coevo Una bionda tutta d’oro (1993) direi che abbiamo evitato un bel proiettile.

L’ultimo grande nome proposto è Demi Moore, e già qui il discorso cambia: sarebbe stata una delle Nikite più affascinanti dell’epoca, invece ha preferito fare una pioggia di dollaroni in Proposta indecente (1993).

Alla fine, come sappiamo, il ruolo è andato ad un’attrice decisamente meno nota delle altre contendenti, Bridget Fonda, che lavorava da anni senza che nessuno se ne fosse accorto. La cosa incredibile è che l’incarico ufficiale viene annunciato all’inizio del 1992, e solo ad agosto la Columbia distribuisce quella bomba di Inserzione pericolosa, che oltre a portarsi a casa fior di dollaroni ci regala uno splendido duetto attoriale fra Bridget Fonda e Jennifer Jason Leigh, entrambe in pieno stato di grazia.

Una curiosità. “Daily Variety” del 2 marzo 1992 annuncia che per il ruolo di J.P., cioè l’uomo che si innamora di Nikita non sapendo chi sia lei in realtà, è stato preso in considerazione Luke Perry, più giovane di Bridget Fonda. Alla fine il ruolo è andato a Dermot Mulroney… che però sembra Luke Perry!

Dermot Mulroney nel ruolo di Luke Perry


Produzione e distribuzione

Il “The Hollywood Reporter” del 31 marzo 1992 ci dice che le riprese sono iniziate il 30 marzo di quell’anno, passando da Los Angeles a New Orleans a Washington D.C. Se siete appassionati di tecnicismi, questo è il primo film ad essere girato con la nuova pellicola Kodak 5296, che permette di riprendere anche a luci molto basse. (Non so nulla di pellicole quindi mi limito a rigirare la notizia così come riportata dall’AMPAS Library.)

Chissà come avranno sospirato di sollievo le tre grandi attrici citate, quel 19 marzo 1993 in cui Point of No Return – ma che titolo è? – esce nelle sale americane, e l’eco delle pernacchie si fa potente. Kenneth Turan su “The Los Angeles Times” di quel giorno stronca il film e lo definisce «scene-by-scene remake», un rifacimento scena per scena dell’originale. Il che è assolutamente vero. Gli altri critici non sono così delicati e vanno giù di bastonate, mentre il pubblico neanche si è accorto di questa uscita: costato trenta milioni di dollari, per puzza ne incassa sette. Disastro totale e tombale, con cui concordo pienamente, visto che il film è di una bruttezza urticante.

L’unico felice è Luc Besson: e a me che me ne frega a me, mica c’è il mio nome nei titoli!

Tutto ciò che rimane del contributo di Luc

Ricevere un divieto ai minori di 14 anni in Italia, quel 30 aprile 1993, non ha certo aiutato la situazione del film nel nostro Paese, dove riceve lo strano titolo Nome in codice: Nina, e dove sicuramente guadagna meno di Nome in codice: Alexa, cioè la contemporanea versione marziale con Lorenzo Lamas che addestra la sua imminente ex moglie Kathleen Kinmont a nikiteggiare.

da “La Stampa” del 30 aprile 1993

Nel gennaio 1994 la Warner Home Video lo presenta in VHS. Il delizioso DVD Snapper (credo del 2000) è roba da collezionisti mentre scopro che addirittura esiste un Blu-ray del film, distribuito nel 2009.

Nel febbraio 1995 arriva su Tele+1 (a pagamento), quando l’ho visto la prima volta, e il 22 ottobre 1996 arriva in prima serata su Rai2.


Uguale ma peggio, molto peggio

La mia è idea che gli sceneggiatori americani Robert Getchell e Alexandra Seros abbiano accompagnato Luc Besson a visitare tutti i localini di Los Angeles, e insieme si sono sparati l’intera paga della Warner. Quando la casa ha chiamato e ha chiesto “Avete una sceneggiatura?”, i tre con ancora i postumi della sbornia si sono limitati a far scivolare sotto la porta della camera d’albergo il copione del Nikita del 1990: funzionava benissimo, perché cambiarlo?

Il “punto di non ritorno” è quando la Warner ha deciso di fare questo film

Anche perché Getchell è uno di passaggio, e la Seros è dal 1988 che sta cercando di farsi concretizzare l’unica sua sceneggiatura piazzata (e neanche originale), quella che diventerà il ben poco dignitoso Lo specialista (1994) con Stallone. Quindi il lavoro della “squadra americana” su questo film temo sia stato completamente assente, visto che Nome in codice: Nina è Nikita, paro paro, scena per scena, fotogramma per fotogramma. Solo peggio. Mostruosamente peggio, perché John Badham invece di fare il regista americano compie il madornale errore di girare “alla Besson”, forse nel tentativo disperato di risultare gggiovane e quindi con il risultato di fare schifo.

Che nessuno abbia davvero lavorato alla sceneggiatura di questo film lo scopriamo subito, perché il primo cambiamento con l’originale arriva alla centrale di polizia. La drogata persa Maggie (cioè la protagonista) viene apostrofata «brutta troia» (bitch) e al momento di fornire il proprio nome urla «Maggie Bocchino» (Maggie Blowjob), segno che gli autori non hanno capito una mazza della scena.
Che fine ha fatto la «gallinella» (cocotte, che per esigenze di labiale, credo, il doppiaggio americano rende con cutie) con cui il poliziotto apostrofa la donna, la quale fa suo quel nome per sfregio? («Il mio nome è Gallinellaaaaaa!») La scena americana è imbarazzante, così come quella di Maggie che affronta il karateka facendo le mossette da film, passando così lei per stupida invece del serio lottatore.

Ma che senso ha ’sta roba?

Inscenata la sua morte, Maggie (Bridget Fonda) viene ripulita e addestrata sotto la supervisione dell’algido uomo del mistero che sceglierà il nome di copertura “zio Bob” (Gabriel Byrne).

Curiosità: l’attore ha violato le direttive e si è visto l’originale prima di girare questo film

L’addestramento, la prima missione come “agente sporco” e la storia d’amore con l’ignaro J.P. (Dermot Mulroney) è tutto assolutamente identico, a livello di fotocopia.

Però attenzione, un paio di novità ci sono. A cominciare dal pistolone.

Non sappiamo chi abbia compiuto la scelta, se gli armieri Tony Didio jr. ed Harry Lu o l’oggettista di scena Louis S. Fleming, comunque durante la sua primi missione viene mostrata per la prima e ultima volta al cinema un modello personalizzato (e argentato) di pistola Hämmerli 280 semiautomatica, come mi spiega l’IMFDb, progettata da Edwin Rohr, Ackle e Christian Bomatter e prodotta a Lenzburg dal 1988 al 1998.

Certo, siamo lontani dall’eleganza della Desert Eagle Mark I con proiettili .357 Magnum del film originale, che in mano ad Anne Parillaud sembrava grande il doppio, ma in quanto a resa di potenza siamo sempre lì.

Stesso discorso per il fucile da cecchina nella missione all’estero: lo Steyr AUG A1 dell’originale è elegante mentre Maggie tira fuori un corpulento Anschutz .22 LR, ben più d’effetto.

La seconda novità è qualche apprezzabile scena d’azione con una bravissima controfigura, purtroppo non specificata: forse è la celebre Cheryl Wheeler (scomparsa tragicamente nel 2020), molto attiva all’epoca nel fare da stunt double per attrici famose. Visto che per la Warner Bros aveva lavorato ad Arma letale 3 (1992) e poi Demolition Man (1993), direi che ci può stare. Comunque le acrobazie della controfigura di Fonda sono decisamente di prima scelta.

L’unico fotogramma degno del film

Mentre Hans Zimmer fa tristezza nel suo cercare di imitare la mitologica colonna sonora di Éric Serra, impegnandosi molto poco nel crearne una propria, Maggie vive felice la sua nuova vita ma ogni tanto riceve una telefonata che la richiama in azione, pronunciando il nome in codice “Nina”, scelto perché la donna all’inizio ha detto di amare la cantante Nina Simone, di cui sentiamo quasi per intero l’ovvia Feeling Good: qualcuno ha mai sentito altre sue canzoni? È una cantante così famosa che MAI vengono citate altre sue opere.
Capisco che la Nikita (1985) di Elton John era troppo anni Ottanta e “Guerra fredda” per poter funzionare nel 1993. (Anche se Besson non la cita espressamente, il personaggio di Nikita dice di chiamarsi così per una vaga “canzone”, ma non ce n’erano molte con quel titolo in giro, all’epoca.)

Proseguendo in questa operazione molto simile al recitare Nikita usando le ascelle a mo’ di pernacchiofon, si arriva al momento in cui serve un Ripulitore, cioè qualcuno che pulisca i casini di qualcuno. Insomma, server qualcuno che risolva problemi. Tipo Wolf, ma di nome Victor. Chissà se quel 1993 Tarantino ha preso appunti, per il ruolo affidato poi ad Harvey Keitel in Pulp Fiction (1994).

Mi chiamo Keitel, e interpreto uomini che risolvono problemi

Con un finale indecoroso si chiude questo triste apostrofo marrone fra le parole “nun li dovete tocca’ i film belli!”


Amara conclusione

«[Il personaggio di] Bridget Fonda rifiuta il peccato con un impegno che ci fa girar la testa. Lucrezia Borgia incontra Doris Day (in mutande). Di nuovo, i cineasti americani hanno distrutto lo spirito che rendeva l’originale provocatorio e allettante.»

Questa critica non viene da un blogger o da un critico della domenica, bensì dall’autorevole rivista “Premiere” (agosto 1993), in un articolo in cui Marcelle Clements illustra i vari rifacimenti (leggi: fotocopei) americani di film francesi del periodo.

Non è una voce isolata a posteriori, il precedente aprile 1993 la stessa “Premiere” dedica al film un pezzo di quattro pagine firmato da Steve Pond dal titolo più che esplicativo: «“La femme Nikita” à l’américaine? Stupide! Bëte! Idiot!». Non credo ci sia bisogno di traduzione.

Doppia pagina di “Premiere”, aprile 1993

Il giornalista racconta che quando si è recato sul set, durante uno degli ultimi giorni di riprese, ha trovato i tecnici che giocavano con una palla fatta di nastro adesivo, mentre il direttore della fotografia sbraitava per quella mancanza di professionalità. «Siamo a quel punto delle riprese in cui può succedere», confessa Bridget Fonda, che racconta come la settimana precedente Harvey Keitel si fosse molto seccato di quell’ambiente lavorativo “allegrotto”. Mentre parlano, Mulroney sta creando con il nastro adesivo un’altra palla.

Dov’è il regista in questo clima da “ultimo giorno di scuola”? Il giornalista inizia il suo pezzo sottolineando come… semplicemente non ci sia. Alla fine arriva, chiede un po’ di serietà per rispetto agli attori, si inizia a girare una scena seria, Mulroney apre la porta… e invece di zio Bob si trova davanti il regista Badham con una maschera da maiale in faccia. Risatone a non finire. Dispiace che un lavoro così accurato non sia stato apprezzato…

Mi sa che nessuno era così serio sul set

«Ad essere proprio onesto, non sono sicuro del perché lo stiamo facendo», confessa Mulroney a proposito del rigirare identico un film già ben noto a tutti. E il giornalista sottolinea: «perché, insistono tutti, gli americani non vanno al cinema se ci sono i sottotitoli». Quindi Nikita di Besson, l’originale, ha guadagnato cinque milioni di dollari sebbene proiettata con i sottotitoli in inglese? Nel caso, mi sembra un gran bel risultato.

Nel raccontare di quando ha fatto togliere la maggior parte delle donne in bikini dalla scena californiana, per rispetto alle spettatrici, Bridget Fonda – poco interessata al rispetto del corpo delle donne e molto più timorosa di confronti impari («Ogni volta che c’era una scena sulla spiaggia d’un tratto ero circondata da tette e culi, che distraevano l’attenzione») – in realtà ci rivela altro: nel tentare di discolparsi dall’accusa di maschilismo, il regista Badham afferma che mentre allestivano quel set pieno di bellezze locali con le grazie al vento… lui dormiva. Ah, un regista che tiene il film nel suo palmo d’acciaio!
Chiesto a Gabriel Byrne che ne pensi di Badham, l’attore cerca di essere diplomatico. «Be’, la mia impressione… lo sai, uhm, è un regista che… capisci? Ha, tipo, fatto un sacco di film. Sono a posto con lui». Abbiamo capito cosa volevi dire, Gabriel.

«Io odio i rifacimenti americani», se ne esce Bridget Fonda, «credo che in generale prendano grandiosi film stranieri e li lobotomizzino, togliendo tutto ciò che li ha resi buoni». Verissimo… e allora perché partecipa a questa operazione, visto che ha capito benissimo come funziona il metodo? «Ma questo film… andiamo, parliamoci chiaro, chi altro mai mi avrebbe offerto un ruolo in cui faccio queste cose? Dovevo fare questo film.»

Giusto, però gli spettatori non hanno sentito il dovere di vederti, in questo film.

In conclusione mi piace ricordare due curiosi “collegamenti vandammiani” in questo film. Il primo è all’inizio, quando il farmacista che fa una brutta fine ha la faccia di Geoffrey Lewis, lo zio Frank di Double Impact (1991).

Dopo due Van Damme nello stesso film, niente più spaventa Geoffrey Lewis

Il secondo è durante la prima missione di Maggie, l’«uomo importante, devi ucciderlo con due colpi»: si vede per pochi secondi ma chi ha vissuto quell’epoca riconosce subito Robert Apisa, uno dei cacciatori d’uomini di Senza tregua (1993) e quello che si becca una secchiata di pallottole da Jean-Claude… e pure un calcione rotante! (Noto anche perché un errore di montaggio gli fa sparire gli occhiali scuri magicamente.)

Non mi sembra ci sia altro da dire su questo film, di sicuro il peggiore delle tante Nikite dell’epoca.

L.

– Ultimi film della Warner Bros:

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Informazioni su Lucius Etruscus

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29 risposte a Nome in codice: Nina (1993) La Nikita di Warner TV

  1. Fabio ha detto:

    Io a John Badham gli voglio un gran bene,principalmente per aver diretto(gusti miei) il mio film preferito in assoluto sul conte Dracula con il mitico Frank Langella,adoro alla follia quel super filmone del 1979😍!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tra la fine dei Settanta e tutti gli Ottanta Badham è stato un signor regista, come detto anche uno dei miei film preferiti porta la sua firma, ma siamo parecchi universi lontani da come ha diretto questo film: o gli era presa la smania di ricopiare Besson o semplicemente il talento era completamente evaporato. Infatti ancora oggi Badham sforna film (televisivi) ma nessuno se ne accorge.
      Tu stesso citi un film del ’79, il che significa che le decine e decine di film successivi del regista non hanno lasciato chissà che segno.

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  2. Cassidy ha detto:

    Molto meglio leggere questo post che rivedere il remake, per fortuna ieri sera su Iris hanno ridato “Nikita” quello vero, ottimo per togliermi dagli occhi il film riproposto da Warner TV. Mi dispiace solo per John Badham e i nomi coinvolti in un progetto nato morto, perché del film di Besson non hanno capito davvero niente. Forse per “vendetta” Besson ha dato un ruolo a Luke Perry in “Il quinto elemento”, dopo tutti questi anni ho capito il perché 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli attori sono tutti al bacio ma Badham ha chiaramente tirato i remi in barca: non è più quel regista che ci ha conquistato il cuore negli anni Ottanta. E i momenti in cui cerca di fare il “regista d’autore” imitando Besson (cioè la nuova generazione di cineasti con idee fresche) sono ovviamente i peggiori.
      Diciamo che Besson poi si è tolto parecchie soddisfazioni, visto che nelle classifiche hollywoodiane ha fatto parecchia strada, da “ragazzo della lavanderia” che era in quel 1991, e non mi stupirebbe che Perry sia proprio una sottile vendetta.
      Di questo film salvo solo il pistolone, che giustamente si è meritato la locandina.

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  3. Vasquez ha detto:

    Credo di aver iniziato a vederlo, taaanto tempo fa, ma non ricordo niente di niente a parte una generale sensazione di fastidio, forse mi sono addormentata…😅

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il senso di fastidio è davvero forte, perché è una fotocopia scena per scena di “Nikita” riuscendo a rovinare tutto, quasi l’obiettivo fosse distruggere tutto ciò che un non americano si era permesso di azzeccare. Come si permette ‘sto francese spettinato di fare un action migliore degli americani??? 😀
      Ti sconsiglio caldamente il recupero, a meno che tu non voglia vedere l’Harvey Keitel più cattivo della storia, un vero e proprio Terminator privo di qualsiasi emozione o scrupolo.

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Se avessero ripreso e poi mandato in onda quello che succedeva attorno al set sarebbe stato più interessante mi sa…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha verissimo! Adoro l’epoca delle riviste di cinema, quelle in cui i giornalisti andavano sul set e quindi potevano darci degli sprazzi di lavorazione che poi invece l’ufficio stampa taceva per decoro. Dal nuovo millennio invece le riviste americane di cinema sono loro stesse uffici stampa e i giornalisti non fanno che sciogliersi in lodi e sbavate varie, perciò è totalmente inutile leggerli.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, certo oggi le riviste di cinema USA parlerebbero bene di “Nome in codice: Nina” (visto come parlano bene di praticamente TUTTO, senza distinzione) ma, per quanto mi riguarda, io ricordo soltanto un film di Badham che è un “vorrei essere Nikita ma non posso” dall’inizio alla fine. Cosa confermata dai retroscena, tra l’altro, e la confessione di Mulroney è un riassunto perfetto dell’inutilità di questo remake (lo scherzo del maiale no, ma la faccia di un Gabriel Byrne impegnato a dire il contrario di quello che pensava davvero, ecco, quella invece avrei proprio voluto vederla 😀 )

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Temo che non solo il film non potesse essere Nikita, ma che non ci abbia manco provato, visto che nessuno degli interessati stimava minimamente l’operazione e quindi si preferiva giocare a palla che sforzarsi di fare un prodotto anche solo minimamente dignitoso.
        Da questo punto di vista sono dalla parte di Ridley Scott: il regista non è amico degli attori né loro confidente né loro padre, quindi un po’ di distacco garantisce un lavoro più serio. O addirittura c’è la versione del Cameron dei tempi d’oro: io comando e voi eseguite, muti! 😀
        Invece Badham faceva pisolini e preparava facce da maiale: tutt’altra scuola di pensiero.

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  5. babol81 ha detto:

    Sono stra-sicura di averlo visto da bambina/ragazzetta, visto che in TV passava spessissimo, ma ammetto di non ricordarne nemmeno un fotogramma, fortunatamente cancellato dalla ripetuta visione di Nikita.
    Come dice Madame qui su, molto più interessante l’articolo del film!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Rivedere Nikita è sempre cosa buona e giusta, sono innamorato di quel film da quando avevo 16 anni e i trailer andavano a manetta in TV: era chiaro che qualcosa stava cambiando per sempre, e infatti di lì a poco si è riempito di Nikite 😀

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  6. Grendizer ha detto:

    Però proprio uguale non era , nel senso che da quel che ricordo, Nikita finiva con il tizio ammazzato dalla finestra dell’ albergo, mentre Nina continuava di un bel tocco.
    5 milioni di incasso per gli americani sono niente, specie se proporzionati alla vastità del territorio, e considerando che quasi la metà del guadagno viene diviso tra il distributore e le sale ( e ci sono pure le tasse).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le differenze ci sono e ne ho parlato, ma è chiaro che al 99,9% è una fotocopia.
      La cifra è stata citata con entusiasmo dai giornali dell’epoca che riporto, segno che quindi non era consuetudine per un film francese con i sottotitoli guadagnarla. Visto che “Nome in codice: Nina” è americano ma ha guadagnato 7 milioni, direi che 5 per il francese sottotitolato è una gran bella cifra, in proporzione.

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      • Grendizer ha detto:

        Ah be, se paragoni gli incassi dell’ originale col flop mostruoso di questo remake, era un successone.
        Che cmq a me Nikita non ha mai fatto impazzire : soprattutto la scena finale dell’ omicidio dalla finestra , assolutamente irreale e quasi comica (/nella realtà ti beccano subito calcolando da dove è partito il colpo, altro che rimanere in stanza facendo finta di nulla ! Per non parlare di Jean Reno crivellato di colpi che sfonda i muri con l’auto )
        E’ vero però che i film di Besson ha una sua forte personalità artistica, al contrario del piatto remake USA.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E sicuramente il film non si ricorda per il finale ma per tutto il resto, ripreso da vari remake in giro per il mondo e ben due serie TV (una canadese e una americana), che ripetono la vera formula di Nikita, quella della prima parte del film. Infatti poi ogni cinematografia cambia la parte finale a seconda del gusto locale.

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  7. Lory ha detto:

    Ahahaha, film che ormai per me sono legati a un passato lontano ma che allora guardai con leggerezza, divertissement. Altro film a cui hai tagliato testa e gambe, rimane solo la goduria della tua recensione da manuale: ‘cosa non guardare , andate all’originale ‘ 👍
    Invece cercherò gli altri film che citi giusto per una rinfrescata alla memoria 👋

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    …mi citi Lamas e per me non c’è Nina che tenga: è sua la miglior Nikita (almeno nella dimensione della Z), ahahah! 🙂😀

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  9. Evit ha detto:

    Mai visto, solo sentito nominare. Pare che non mi sia perso niente! Bella recensione

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio. E decisamente non ti sei perso niente, se non la rabbia di vedere lordato ogni singolo fotogramma di Besson, trasformato in versione americana riuscendo a sbagliare tutto lo sbagliabile.

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      • Evit ha detto:

        A me come a tanti altri, Nikita piace molto. Non so se avrei il coraggio di vedere l’inutile fotocopia americana che neanche hanno americanizzato abbastanza. Una cosa dovevano fare! 😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Paradossalmente il coetaneo “Nome in codice: Alexa” con Lorenzo Lamas è molto più Nikita di questo remake ufficiale, nel senso che hanno preso il succo del film di Besson e l’hanno adattato al gusto americano dell’epoca. Invece Badham si limita a rigirare identiche le scene, fotogramma per fotogramma, quindi un disastro totale.

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  10. Pingback: [Death Wish] L’angelo con la pistola (1992) Nikitalia! | Il Zinefilo

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