All Men Are Brothers (1973) I 7 guerrieri del kung fu

Stando a Wikipedia, dopo Water Margin la Shaw Bros pare abbia continuato a sfruttare lo stesso romanzo cavalleresco, presentando il 20 settembre dello stesso 1972 Delightful Forest, sempre diretto da Chang Cheh, con protagonista il maestro Wu Sung (interpretato dal consueto Ti Lung), cioè uno dei tanti personaggi del testo antico. Essendo inedito in italiano, mi limito a citarlo.

Il precedente 1° giugno 1972 era invece uscito Pursuit, sempre targato Shaw Bros ma diretto da Cheng Kang, dove protagonista è il maestro Lin Chong (Yueh Hua). Con Tiger Killer (28 ottobre 1982) di Li Han-Hsiang direi che possiamo concludere la citazione dei film (inediti in Italia) ispirati a varie parti del romanzone cinese, e dedicarci al seguito diretto del Water Margin (1972) di Chang Cheh.


Il DVD

蕩寇誌 esce nei cinema di Hong Kong il 10 maggio 1975 malgrado fosse pronto già dal 1973, ci dice il consueto HKMDb, e ripropone lo stesso cast tecnico-artistico: anticipando una tecnica a noi nota, hanno in pratica girato due film insieme.

Distribuito a livello internazionale come All Men Are Brothers e Seven Soldiers of Kung Fu, non esistono prove di una qualsiasi distribuzione italiana prima che la mitica AVO Film, nei suoi ultimi anni di gloria, portasse in DVD e doppiasse nel 2007 la sontuosa rimasterizzazione della Celestial Pictures, con il titolo I sette guerrieri del kung fu. Curiosamente presenta prima questo seguito e poi, l’anno successivo, Water Margin.

Le specifiche tecniche sono le solite di queste rimasterizzazioni: video in 2.35:1 widescreen e doppio audio, italiano (2.0 e DTS 5.1) e cinese mandarino (2.0).


I briganti di Magnus

Non sarò certo io a parlarvi di Roberto Raviola in arte Magnus, disegnatore che negli ultimi anni ha generato una passione isterica e fuori controllo, quindi siete tutti più esperti di me, che non l’ho mai seguito.

“Comic Art” (giugno 1987)

Essendo un disegnatore così violentemente amato, venerato e divinizzato, sarà pieno di libri, manuali, siti, archivi che ne studino ogni più recondito aspetto… sì, lallero. Gli italiani amano solo chi non conoscono, e così trovare informazioni particolareggiate sull’opera di Magnus è pura fantasia. Mi tocca perciò usare una fonte altamente insicura come Wikipedia semplicemente perché data al 1973 l’inizio della lavorazione del fumetto I briganti. Il redattore della pagina da dove ha preso questa data? Non si sa, l’unica fonte dichiarata è la “Guida al fumetto italiano” che però non la cita.

È davvero curioso che Magnus abbia iniziato a lavorare ad un’opera ambiziosa tratta da un classico cinese subito dopo che nei cinema di Hong Kong, nel marzo 1972, è uscito Water Margin, cioè un kolossal con le stesse ambizioni. Quel film è rimasto inedito in Italia per decenni, ma magari Magnus si era appassionato alla cultura cinese grazie alla esplosione marziale italiana del 1973, in cui ogni singolo cinema nostrano proiettava almeno un film di menare da Hong Kong, e magari quell’anno ha conosciuto il regista Chang Cheh grazie all’uscita in Italia di un paio di suoi film, come La mano sinistra della violenza (aprile) e I kamikaze del karatè (giugno). Appena saputo che quella cinematografia d’un tratto protagonista dell’opinione pubblica italiana aveva presentato un film tratto da un romanzone epico medievale, disponibile in italiano per Einaudi, la congiunzione astrale è stata completa. Non dico che sia successo questo, semplicemente che potrebbe essere un’ipotesi.

Prima apparizione dei Briganti

Di parere ben diverso è FumettoLogica.it, che mi spiega come il romanzo di gesta cinese sia noto in Italia grazie a La frontiera del drago, sceneggiato sino-giapponese in 26 puntate «trasmesso dalla Rai in quegli anni, poi replicate su Telemontecarlo (TMC)». Chi scrive è stato saggio a rimanere sul vago (“in quegli anni” quando?) e a non rimarcare il collegamento fra sceneggiato e fumetto di Magnus, non citando alcuna consequenzialità fra le due cose: quella serie televisiva, “The Water Margin”, è iniziata sì nel 1973… ma in Giappone! Non è arrivata su Rai1 se non nel settembre 1980 (fonte: archivio del “Radiocorriere TV”), quindi è difficile che sia stato lo sceneggiato giapponese a ispirare il fumetto, la cui prima apparizione risale all’aprile 1979 come allegato al sesto numero della testata “Fan” della Edifumetto di Renzo Barbieri (fonte: GFI).

Daniele Barbieri nella sua introduzione al fumetto per Rizzoli Lizzard 2013 mi spiega in dettaglio il fumetto “Flash Gordon” nella versione di Raymond e in quella di Raboy, e di come queste siano legate a I briganti: non so nulla di fumetto per cui a me va bene tutto, ma magari sarebbe stato bello spendere più di mezza parola sul rapporto di Magnus con Water Margin, a cui si è dichiaratamente ispirato. Mi sa che qui da noi non l’ha letto nessuno quel romanzone cinese, e non sarò certo io a moralizzare: avrei dovuto leggerlo per questo ciclo ma non ho alcuna intenzione di sbattermi così tanto per un’opera noiosissima che ha generato opere noiosissime.

da “Comic Art” (maggio 1987)

Ignoro tutto di Magnus quindi giudico I briganti dall’opera in sé e basta, e confrontandola con il film Water Margin di Cheh è chiaro che è molto più legata al testo cinese di qualsiasi eco flashgordiano ci vogliamo vedere. Il profluvio di personaggi che entrano in scena alla spicciolata senza ricevere altro che una spiegazione sommaria e facendosi conoscere solo per le proprie azioni è uguale ad entrambe le opere, così come il seguire sottotrame sempre più infime e minuscole, lasciando i grandi eventi altrove, a malapena citati.

Albi di Orient Express 33 (maggio 1988)

Sono riuscito a resistere solo per una cinquantina di pagine del fumetto di Magnus, sin dall’infanzia ho seri problemi con questo autore, che secondo me non mette nei disegni lo stesso impegno che nei testi: di suo mi è piaciuto solo l’Oscar Mondadori “Alla corte di re Maxmagnus”, che però aveva i testi del mitico Luciano Secchi (Max Bunker). In questa prima parte de I brianti, “Ombre del palazzo”, conosciamo Lu-Ta, capitano della guarnigione di presidio che per un fattaccio si fa monaco, ma gli piace troppo mangiare, bere e menare la gente così abbandona il monastero e va per il mondo a vivere mille roboanti avventure senza alcun senso.

Poi conosciamo Lin-Chung, “cranio di pantera”, capitano e maestro d’armi della guardia imperiale, poi c’è “Grande Astro di Voluttà”, nipote del maresciallo Kao, poi c’è il tenente Lu, amico di Lin-Chung, e via di secchiate di personaggi che non fanno niente se non entrare in scena, dire cose, far proseguire una trama inesistente, e vivere avventure vuote che non hanno inizio né fine. Ogni tanto si vede qualche anacronismo che lascia intuire di essere in una sorta di “Medioevo futuro”, magari è un mondo post-apocalittico, ma tanto nulla è spiegato quindi a Magnus stesso non fregava niente della cosa.

Da questa secchiata di nomi è chiaro il riferimento a Water Margin: Lin-Chung, “Grande Astro di Voluttà” e il tenente Lu sono nomi presi pari pari dal testo cinese – ignoro se lo siano anche i personaggi – e il monaco Lu somiglia molto a Li Kui. Insomma, Magnus seguiva molto più il romanzo di gesta cinese che “Flash Gordon”, e in effetti anche Water Margin tecnicamente ha la stessa narrazione – secchiate di personaggi impegnati in azioni senza fine – ma solo perché il romanzo è vasto e la trama sterminata, ma comunque c’è: visto che I briganti non fa che gettare in scena sempre nuovi personaggi ed è pure rimasto incompleto, direi che una trama non c’è. Ma per carità, i gusti sono gusti.

Nell’aprile 2019 una parte dell’opera (dall’anteprima direi la parte iniziale) viene presentata nella collana Oscar Mondadori Ink: con questo direi di chiudere l’argomento Magnus. So che è il vostro Dio ma vi prego in ginocchio di astenervi dal manifestare la vostra Imperitura Fede in Magnus: sono l’unico a non apprezzarlo quindi la vostra adorazione genuflessa non è messa a rischio. A meno che non abbiate letto per intero I briganti, visto i film di Chang Cheh e abbiate interessanti confronti da propormi, vi chiedo per favore di astenervi dal parlarmi di Magnus nei commenti.


Il film

La vicenda si apre con Yen Ching detto “Il Prodigio” (il solito David Chiang che ride sempre) il quale tramite una cortigiana riesce ad arrivare al cospetto dell’imperatore Huizong (o Hui Zong), quello che nel precedente film era cattivo ma ora facciamo che è buono, per quel che durerà. Infatti va ricordato che siamo negli ultimi anni della dinastia Song e l’imperatore sta per fare una brutta fine, reso schiavo dagli invasori delle steppe. Intanto però Huizong firma una grazia per i 108 briganti, perché va be’ che sono briganti ma ora gli servono per sconfiggere l’imperatore Fang La (Chu Mu), lui sì cattivo. E questo chi è, adesso? Tranquilli, è un personaggio fittizio inventato dal romanzone cinese, uno che vuole diventare imperatore per colpo di stato ma i cui piani andranno all’aria grazie ai nostri amici briganti.

Quello che segue comunque è un minestrone totale e indigesto, al che vi dico la mia opinione: mi sa che ci sono stati problemi seri nella produzione di questo kolossal.

Va bene che sono fratelli, ma non è che devi mettere TUTTI gli uomini in un solo film

Mentre con Water Margin e Delightful Forest – quest’ultimo con protagonista lo spadaccino Wu Sung interpretato da Ti Lung, personaggio che appare in tutti i film della saga ma solo in questo fa qualcosa – Chang Cheh si è dedicato a piccole storie solitarie, la mia sensazione è che però intanto stesse girando grandi scene di combattimenti in campo aperto, con eserciti che si affrontano e altre sequenze di grande impatto, così da dedicare vari film alle battaglie salienti dei 108 briganti. Poi però magari i dati del botteghino non sono andati come sperava la Shaw Bros, che stava mantenendo veri eserciti di attori per film che probabilmente non incassavano molto più di un normalissimo piccolo film Shaw, girato da dieci attori in un teatro di posa al costo di un etto di riso a testa.

Perché organizzare scene così grandiose per solo un paio di minuti di vicenda?

L’uscita rimandata al 1975 mi fa pensare che a un certo punto la Shaw abbia messo un freno alle spese pazze di Chang Cheh, abbia preso le grandi scene di battaglie già girate, le abbia fuse insieme alla bell’e meglio (anzi, alla bell’e peggio), e abbia portato al cinema questo minestrone assurdo con il titolo All Men are Brothers, composto da una rutilante sequenza infinita di grandi scene troppo corte per giustificare il dispendio di mezzi. Ripeto, è solo una mia sensazione – non ho trovato alcun approfondimento sul film, citato ma ignorato da tutti – ma credo che nei piani originali Cheh dovesse girare più film, ognuno con una o due grandi battaglie, ma poi abbia dovuto “comprimere” tutto in un unico titolo.

Ariecco Ti Lung, col solito super-rosario al collo

Una prova potrebbe arrivare dal confronto delle trame di questi film con lo schema del romanzo originale: l’attacco a Zengtou e la morte di Chao Kai, cioè gli eventi del primo Water Margin, sono il 60° capitolo del romanzo, mentre l’amnistia per i 108 briganti che apre questo All Men are Brothers è l’81°! Non dico che Cheh volesse girare film che coprissero i venti capitoli di differenza, ma è lecito sospettare un progetto iniziale di più ampio respiro.
La trama di questo All Men are Brothers, poi, cioè il tentativo dell’imperatore cattivo Fang La di spodestare la dinastia Song, riempie i capitoli dal 90° al 99°. Per carità, sicuramente la Shaw Bros ha dovuto comprimere e rimaneggiare il testo originale – la trama di Delightful Forest per esempio è sicuramente quella dei capitoli 23-32 – ma rimane forte la sensazione che il progetto originale fosse più vasto di due film striminziti pieni di scene maestose ma brevissime.

Bolo Yeung è sempre maestro di stile ed eleganza

Anche in questo caso niente è spiegato, non essendoci tempo, perciò abbiamo solo una pioggia di nomi che sicuramente i cinesi conoscono, facendo parte della loro cultura millenaria, ma per noi occidentali rimane un elenco del telefono della Dinastia Song, con scene di grande ambizione ma tutte ristrette in pochissimo spazio.

E David Chiang ride, ride e ride sempre

Una parvenza di trama generica sarebbe quella per cui sette briganti… pardon, sette magnifici briganti partono dalla montagna-covo per una missione segreta, cioè sventare i piani dell’imperatore cattivo lavorando nell’ombra: un’ombra tale che TUTTI sanno del loro arrivo, li riconoscono al primo secondo e giù botte, in scene di combattimento che arrivano a fine film. Ammazza che trama complessa!

In compenso Chen Kuan-Tai non dire MAI: e fattela ’na risata!

Ogni personaggio si presenta con un’enfasi totalmente ingiustificata dalla vicenda, segno che sono nomi talmente famosi per il pubblico di Hong Kong che non c’è bisogno di aggiungere altro.

Vorrei cercare di fare un esempio italiano ma è impossibile: la nostra cultura popolare è talmente giovane che non regge il confronto: grasso che cola se conosciamo Renzo e Lucia, con Don Abbondio e pochi altri, e parliamo di un testo d’un centinaio d’anni. Quale italiano riconoscerebbe i nomi citati in un film tratto da un romanzo quattrocentesco? Chi ricorda tutti i nomi citati nel Decamerone? Ecco, qualcosa mi dice che invece i cinesi ricordano i nomi dei 108 briganti nati all’epoca del Boccaccio, o almeno i più fighi fra questi, come il “Dragone Tatuato” interpretato dal celebre Chen Kuan-Tai.

Un film sconsigliato agli occidentali, a meno di non essere studiosi del testo cinese d’epoca e si è curiosi di vedere interpretati quei personaggi.

Una curiosità finale. Il personaggio di “Turbine Nero” (Fan Mei-Sheng), panciuto e con la barbetta, è chiaramente doppiato da Pietro Ubaldi, mentre una delle voci secondarie mi sembra di Davide Garbolino. Così ho fatto un tuffo nella mia infanzia, quando negli anni Ottanta vedevo il contenitore “Ciao Ciao” su Rete4, con Ubaldi a doppiare il pupazzo Four e il giovane Garbolino e fargli da spalla comica.

L.

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9 risposte a All Men Are Brothers (1973) I 7 guerrieri del kung fu

  1. Cassidy ha detto:

    Come capita spesso qui da noi, posiamo dire che Magnus è l’autore preferito di chi non lo ha mai letto. Infatti se va bene conoscono Alan Ford e il gruppo TNT. Ancora più curioso portare da noi il seguito, ma nemmeno tanto considerando come venivano importati a carrettate i film di arti marziali 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarebbe bello un giorno trovare informazioni sulle politiche della AVO Film, ma è forte il sospetto che comprassero pacchetti a scatola chiusa, senza sapere bene cosa ci fosse dentro, quindi è solo un caso che due dei loro film di questo periodo siano collegati: infatti il terzo film di Cheh dedicato a “Water Margin” rimane inedito da noi.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma un film con Bolo Yeung che sconfigge tutti i 108 briganti e ogni altro personaggio che si palesa? Lo vogliamo mettere in cantiere??? 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahah magari, sarebbe stato un sogno ^_^
      Qui peraltro vogliono farci credere che un omone muscoloso, peraltro un generale quindi con esperienza di guerra, sia battuto con facilità da quello scricciolo di David Chiang, un brigantino che fino al giorno prima suonava il piffero! Era Bolo che dovevano fare protagonista del film!!!

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    Che è uno Snyder che non ha creduto abbastanza e che non aveva i profili twitter bot per chiedere una #Checut dei suoi film, insomma

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  4. Giuseppe ha detto:

    Chang Che e Magnus, legati oltre che da un materiale di partenza in comune anche da un destino molto simile: l’aver concepito un progetto più esteso e articolato di quanto siano poi siano riusciti concretamente a realizzare… Laddove Chang Che va a appunto a “comprimere” in modo piuttosto evidente quello che con tutta probabilità andava spalmato su più titoli, Magnus va da allargare il proprio impegno su diversi fronti finendo per perdere di vista la necessità di dare una conclusione alla saga. Si può dire, quindi, che in comune abbiano avuto pure l’essersi espressi al meglio altrove (vedi, nel caso di Raviola, “Vendetta macumba” e il magnifico Texone del ’96)… 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse l’aver scelto di base una canzone di gesta dalla trama sterminata non è stata una buona idea: il regista aveva ovvi limiti di produzione, il fumettista limiti di spazio e tempo. Curioso come due autori ai lati opposti del mondo abbiano sbattuto il naso sullo stesso problema 😛

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