[Serie TV] Killing Eve (2018)

Da anni sono schiavo del “The Graham Norton Show”, chat show britannico (al contrario dell’Italia che li chiama “talk show”) dove attori grandi e piccoli vanno a presentare le proprie uscite ma soprattutto a raccontare aneddoti personali e a “lasciarsi andare”. La TV britannica infatti sembra avere un grado di libertà espressiva impensabile per quella americana (o italiana), quindi gli attori americani abituati alla censura ferrea del loro Paese si rilassano e si lasciano parecchio andare sul divano di Graham Norton.

Nella puntata di qualche mese fa si è presentata quest’attrice che non avevo mai visto né sentito, Jodie Comer, una giovane timida, quasi stupita di trovarsi davanti ai riflettori, e mi viene spiegato che è lì a presentare la seconda stagione di una serie TV britannica che ha avuto un successo travolgente: la prima puntata della nuova stagione in streaming è stata cliccata non so più quanti milioni di volte.
Scopro che questa Comer interpreta un’assassina, ed è palese che non sia proprio adatta al ruolo: andiamo, una biondina spaurita che sembra appena uscita da scuola… come faccio a credere possa interpretare la fenomenale killer a pagamento protagonista di Killing Eve?

Jodie Comer al “The Graham Norton Show”

Per curiosità vedo il primo episodio e non mi piace per niente. È ambientato nella solita campagna del Chianti dove si svolge una riunione di mafia e giù di stereotipi insopportabili, una roba vergognosa che puzza da ogni fotogramma. Quasi distrattamente lancio il secondo episodio. E poi il terzo. Forse solo al quarto mi rendo conto di non potere far più a meno della serie, che mi ha preso – malgrado l’inizio peggiore di sempre – e che ne sono assuefatto!
Il problema è che dopo aver visto una stagione e mezzo tutta d’un fiato, poi mi è toccato aspettare una lunghissima settimana per ogni nuovo episodio, dimenticandomi completamente cos’era successo e perdendo del tutto la magia. La serie è finita da poco e mi ha lasciato completamente indifferente: non ricordo neanche più l’evoluzione dei personaggi, non ricordo neanche più perché sono lì dove sono e perché continuano a venire a Roma a girare mefitiche sequenze grondanti stereotipi.

L’assassina col pigiamino che uccide!
(Photo by Parisa Taghizadeh/BBCAmerica)

Luke Jennings ha vinto alla lotteria quando il suo romanzo del 2015 è finito sul comodino della brava Phoebe Waller-Bridge (creatrice e protagonista di Fleabag, ma questa è un’altra storia), che ha tirato fuori una sceneggiatura coi fiocchi e personaggi da applauso. Una poliziotta e un’assassia che, nel darsi rispettiva caccia, finiscano per rimanere affascinate l’una dall’altra non è certo chissà che novità – tutte le storie di “guardie e ladri” si basano su una segreta stima dei protagonisti dai lati opposti della legge – ma ciò che conta è come sono scritte le parti, e Killing Eve è roba buona.
La poliziotta Eve Polastri (Sandra Oh) sembra l’unica che sappia capire la creatività con cui la misteriosa assassina russa nota solo con il nomignolo Villanelle (Jodie Comer) mette in scena i suoi omicidi prezzolati: non uno di questi è “noioso”, banale, un puro lavoro su commissione. No, sono tutti vissuti profondamente e anzi quando esce fuori una specie di “imitatrice” la nostra Eve capisce subito che non può essere Villanelle: troppa banalità nell’uccidere…

Ho messo giusto la prima cosa che ho trovato…

Non amo lo “strano per lo strano”, la ricerca ossessiva di stranezze per il gusto di stupire – infatti non sono mai stato fan di “Twin Peaks”! – ma Jodie Comer è così convincente e il suo personaggio così ben scritto che anche le sue trovate ben sopra le righe finiscono per sembrare affascinanti, a descrivere l’originalità di un personaggio così atipico, pur nella sua totale tipicità.
Addirittura Jennings ci racconta subito le “origini” di Villanelle – come mostro qui – mentre la serie si lascia molte carte coperte in attesa del momento giusto in cui calarle sul tavolo verde. Quindi scopriamo solo lentamente le sfumature del carattere del personaggio, che purtroppo i citati problemi di visione mi hanno un po’ rovinato.

A forza di studiare il crimine, si finisce per… apprezzarlo (© 2018 BBC America)

La mia sensazione è che il successo della serie sia stato ben al di là di quanto preventivato e subito Jennings si è messo sotto a scrivere di corsa, creando una serie di libri, così come gli sceneggiatori si sono sbrigati a scrivere una seconda stagione: il risultato ha troppo il sapore di storia improvvisata autocelebrativa per considerarla soddisfacente. Malgrado la qualità della serie sia sempre altissima, nella seconda stagione è più che evidente il fatto che i personaggi sono “senza autore” e si muovono un po’ a casaccio in attesa di trovare un nuovo filone. Quindi vediamo Villanelle impegnata in cose assurde che mai avremmo visto nella prima stagione, creando un profondo stacco tra le due serie: la prima fa sentire in modo potente di essere tratta da un romanzo, cioè da una storia già scritta e quindi ogni scena porterà in direzione del finale; la seconda fa sentire allo stesso modo di non avere niente dietro, e di essere figlia della fretta di sfruttare un personaggio troppo amato per poter essere abbandonato.

Due personaggi che non dimenticherete (© 2018 BBC America)

Gli ultimi episodi, visti a una settimana di distanza l’uno dall’altro, sono sonnacchiosi e del tutto inconcludenti, spezzando mortalmente l’atmosfera della serie. Il finale teoricamente dovrebbe essere il picco di emotività della serie… invece per me è solo una grande pernacchia.

Non so se vedrei un’eventuale terza stagione, deluso come sono dall’andazzo della serie, ma di sicuro aspettererei la sua fine, così da vederla tutta assieme.

L.

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Tutte le manie di Bob (1991) Psycho-vacation!

Riparati i guasti alla ADSL che mi hanno fatto sballare il palinsesto della settimana scorsa, e arrivato il caldo afoso che tanto odio, si può tornare a pensare alle vacanze: si parte tutti per l’impronunciabile lago Winnipesaukee!

La Touchstone con l’inizio degli anni Novanta è in grande spolvero. Magari non sta sfornando capolavori, ma sta azzeccando un film dopo l’altro, lasciandosi apprezzare da un vasto pubblico perché copre ogni genere: da Apache. Pioggia di fuoco (1990), quando Nicolas Cage era Nicolas Cage, a Tre scapoli e una bimba (1990), terzetto di attori brillanti che sciolsero i cuori di tutte le spettatrici; da Green Card (1990) con Dépardieu, un film perfetto da vedere quando si è innamorati, al Woody minore ma guardabile di Storie di amori e infedeltà (1991). Lo vogliamo citare? Ma sì, che in fondo ci ha divertito anche se non lo vogliamo ammettere: la Touchstone prende Luis de Funes e lo trasforma in Stallone per Oscar. Un fidanzato per due figlie (1991)!
Non so quale sia il segreto della casa in quel periodo – ipotizzo un’ottima distribuzione per tutti i suoi film, anche negli anni a venire – né perché non abbia anche in seguito ripetuto la sua formula magica, ma sta di fatto che il nuovo decennio inizia con i fuochi d’artificio, e due grandi attori di generi opposti possono confrontarsi per scrivere una pagina di storia del cinema.

Mi sa che sta parlando di noi…

Nei vari decenni della sua carriera Richard Dreyfuss ha provato diverse (troppe) volte a fare il comico cinematografico, ed onestamente non l’ho mai sopportato in quella veste. Ho stretto i denti e ho voluto farmi piacere assolutamente film come Il dittatore del Parador in arte Jack (1988) e Felice e vincente (1989), ma sono state visioni orripilanti ed umilianti per il protagonista. Dreyfuss è un grandissimo attore drammatico, che l’unico modo che ha per far ridere… è fare la spalla seria. Come quando fa la ricca vittima del barbone Nick Nolte in Su e giù per Beverly Hills (1986), grande successo dell’epoca.

No, Richard, ti prego, non ridere…

Dal lato opposto c’è Bill Murray, che nasce come buffone della corte televisiva e ci ha messo un po’ a togliersi di dosso i panni del giullare bambinesco. Onestamente i suoi film anni Ottanta non li sopportavo, era una comicità da asilo che digerivo poco, e per fortuna Ghostbusters (1985) dimostrava che Bill poteva anche andarci più piano, con il suo essere giullare. Era ancora in piena trasformazione da beota ad attore comico quando divenne chiaro che riusciva molto meglio quando aveva una spalla seria, in cui riflettersi. Una dose di serietà migliora sempre quel cocktail complesso che è l’umorismo.

Un comico da tenere fuori dalla finestra

Quindi il 17 maggio 1991 esce nei cinema americani What About Bob?, il film che unisce un comico in cerca di serietà e un serio in cerca di comicità: un mix perfetto. E soprattutto “innovativo”, visto che di solito all’epoca si tendeva a rimanere ognuno nel proprio genere, anche nelle “accoppiate”, come dimostra Due figli di… (1988) – in questi giorni riportato al cinema in versione femminile con Attenti a quelle due (2019) – commedia in cui il gentiluomo Michael Caine faceva il gentiluomo e dove il guascone Steve Martin faceva il guascone. Ognuno faceva le sue cose nella propria casa…
Proprio da Due figli di… proviene il regista Frank Oz, che è il “re dietro le quinte” degli anni Ottanta: è ovunque e sempre perfetto, impegnato in ogni campo del cinema e in ogni campo porta oro. Non so se i “giovani d’oggi” sappiano che è Oz il vero Mago del cinema…

Un giorno riuscirò a beccare in TV il titolo italiano…

Lo sceneggiatore Tom Schulman, quello de L’attimo fuggente (1989), prende il soggetto di Alvin Sargent – scomparso in questi giorni ed autore di Spider-Man 2 (2004) e 3 (2007) – e crea un copione ad orologeria, dove ogni personaggio è perfetto e quel che più conta fa (e dice) la cosa giusta al momento giusto. Sembra ovvio, ma è la cosa meno scontata del cinema americano, soprattutto quello comico.
Esce in Italia il 6 dicembre 1991 come Tutte le manie di bob, e dopo la VHS Touchstone del maggio 1993 si perdono le tracce del film, più volte trasmesso in TV ma che non sembra essere stato riversato in digitale. Gira su La7 almeno dal maggio 2018 e da allora ogni volta mi sfugge, per un motivo e per l’altro: prima o poi riuscirò a registrarlo con i meravigliosi titoli tradotti in italiano che La7 trasmette.

Questa vacanza sarà divertente: è un ordine!

La storia la conoscete tutti (o dovreste conoscerla). Bob Wiley (Bill Murray) è un condensato di manie, fobie ed idiosincrasie varie, tanto che gli è difficile uscire di casa e cerca di farlo solo quando è necessario, come per esempio per andare dal suo disperato terapeuta, un uomo distrutto che dopo l’esperienza con Bob decide di prendersi una lunga, lunghissima pausa dalla professione. Così pensa bene di ammollare lo scomodo paziente ad un suo collega parecchio tronfio, il dottor Leo Marvin (Richard Dreyfuss) con tanto di barbetta alla Freud.

Quando si parla di “ruolo della vita”, io penso a questo

È un periodo d’oro per lo psicanalista, grazie all’uscita di un suo libro che promette di essere un bestseller: il suo titolo, ormai entrato nel linguaggio comune, indica lo stile della sua terapia, cioè Passi di bimbo (Baby Steps). Invece di affrontare l’insieme delle proprie paure, bisogna fare un passo di bimbo alla volta. «Devi farne di strada, bimbo, se vuoi scoprire com’è fatto mondo», recitava uno storico spot Chicco del periodo.

Il più celebre degli psicobiblia

Il rapporto tra un paziente pazzerello e ciarliero e uno psicanalista serissimo e musone è già vincente a tavolino, ciò che conta è non rovinarlo con una pessima sceneggiatura che si dia per scontata: per fortuna non è questo il caso. La storia si costruisce scena per scena e non dà nulla per scontato.
Così il povero dottor Marvin vorrebbe passare il suo mese di vacanza al lago Winnipesaukee insieme alla famiglia che dirige come fossero propri pazienti, e d’un tratto si ritrova quel matto di Bob e tutte le sue manie sul groppone. Come può un serio professionista, antipatico a tutti, liberarsi di un simpaticone subito ben voluto dall’intera cittadina?

Uno psicoterapeuta molto empatico

Il rapporto tra i due diventa subito da “doppio transfert carpiato”: il serio comincia a diventare matto, il matto comincia a diventare serio. Al contrario delle smorfie che faceva ad inizio carriera, Murray gioca di fino e il suo matto imbocca subito la strada per la simpatia: il gioco di mostrare una persona anormale che aspira alla normalità, e quindi dosa sempre di più le proprie mosse istrioniche, funziona alla perfezione.
Dall’altra parte Dreyfuss è perfetto nel mostrare un personaggio serio, serissimo, che si vede mettere in discussione ogni valore, ogni abitudine, e discende la china fino a compiere quelle “mosse da matto” che ad inizio film compiva Bob. Non è un attore comico che fa il comico, è un attore serio che descrive il crollo della serietà, e Dreyfuss è da manuale.

Che simpatico Bob, quasi quasi lo stritolo…

È incredibile quanto sia minuscola la storia, un gruppetto di personaggi raccolti su un metro di terra davanti ad un lago, oggi sarebbe il sogno di tutte le case bulgare e ne verrebbe fuori un filmaccio di serie Z con gente che dice cose a caso. Invece con ben 35 milioni di budget – davvero esagerati, probabilmente 30 sono serviti per pagare i due attoroni protagonisti! – Frank Oz crea un film da manuale, con neanche una scena di troppo, neanche una sbavatura, un ritmo perfetto al secondo e il giusto spazio dato a due attori dagli ego ingombranti che rischiavano di prendersene più del dovuto.
Fossero tutti così i “film vacanzieri“…

Un’unica location ma non sembra

Rivisto oggi, secondo me il film non ha perso un grammo di quella simpatia che a pelle generò nel 1991 già solo dai trailer. È una storia semplice ma densa, dove il borioso psicoterapeuta non è uno stupido, anche se spesso si comporta così, e anche i consigli estorti che fornisce controvoglia sono comunque lodevoli massime di vita. O che comunque fanno quell’effetto.

«Devi prenderti una vacanza dai tuoi problemi»

Mi sarebbe piaciuto trovare interviste ai due attori per sapere come hanno vissuto le riprese, ma di questi film “moderni” non esiste gran che. Non ci rimane che una epocale prova di bravura di due attori ispirati, al servizio di una sceneggiatura che – lo abbiamo visto – in questo genere è rarissima da trovare.

Libro e moschetto… psichiatra perfetto!

L.

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Ghostwriting 8. Case di paglia ed acqua

La narrativa ci ha insegnato che un autore senza più idee ha bisogno di una vacanza per ritrovare l’ispirazione, e questo ciclo ci ha insegnato che l’unico modo perché il ghost raggiunga il writer è andarsi ad isolare in una casa sperduta, dove vivere esperienze di solito traumatiche.
Come ogni vacanza, però, si pone il problema della destinazione: mare o montagna? Cambia qualcosa ai fini dell’ispirazione? A quanto pare no, quindi seguiamo due scrittori in cerca di ispirazione nelle loro rispettive mete vacanziere.

Paul Martin (Udo Kier) è un acclamanto scrittore che si trova nella più critica delle situazioni: deve presentare il suo secondo romanzo, e com’è noto (lo dice anche Caparezza) la seconda opera è quella più difficile per un artista, perché rivelerà al mondo quanto vale: se cioè il suo è talento o la prima opera ha avuto semplicemente fortuna.

Paul Martin, scrittore in cerca di ispirazione

In più, Martin ha solo due settimane per consegnare quel manoscritto che ha tardato troppo ad iniziare. Come fare? Ovvio, ce lo dice ogni opera di narrazione che tratti l’argomento: ci si va ad isolare da qualche parte. Successo garantito.

Una villetta in campagna dove scrivere un secondo romanzo

Questo è lo spunto del piccolo film britannico del marzo 1976 scritto e diretto da James Kenelm Clarke, Exposé, noto anche come Trauma: nell’arrivare in Italia, il luglio successivo, il film assume il roboante titolo La casa sulla collina di paglia.
Incredibilmente, e forse per la prima volta, non è il solito titolo falso che tanto piaceva agli italiani: l’espressione è davvero utilizzata dal protagonista ed ha un senso nella trama.
Uscito in una ultra-rarissima VHS CVR (a 300 euro su eBay!), il film torna alla luce in DVD nel marzo 2013 grazie alla collana “Cineclub Horror” della Golem Video.

Il rarissimo titolo italiano da VHS

Sarah Morton (Charlotte Rampling) è un’acclamata scrittrice di lunga data che vive un brutto momento, ben noto agli “autori seriali”: non ne può più del proprio personaggio e del proprio stile. Novella “signora in giallo”, la Morton ha raggiunto fama e onori grazie ai suoi gialli con protagonista l’ispettore Dorwell, classico “Commissario Cliché” (per dirla con Andrea Carlo Cappi) impegnato in trame che si possono ben immaginare.

Sarah Morton, scrittrice che non ne può più di se stessa

La donna è pressata dal suo editore perché presenti l’atteso nuovo romanzo, e l’uomo ben poco si cura dei problemi della scrittrice: l’importante è che sforni libri che incassano bene. Decide così di darle il più ovvio dei consigli: perché non si prende una vacanza? L’editore le mette a disposizione la propria villa nel sud della Francia, così che lì – assolata ed isolata – possa trovare nuova ispirazione.

Una villa in campagna, ma con adiacente piscina, per scrivere isolati

Questo è lo spunto del film francese scritto e diretto da François Ozon, Swimming Pool. Presentato il 18 maggio 2003 a Cannes, gira per festival di tutto il mondo e la BIM lo porta nelle sale italiane dal 31 ottobre 2003 (fonte: ComingSoon.it). La stessa BIM, con RaiCinema e 01 Distribution, lo porta in DVD nel gennaio 2009.

Non è una piscina così grande come sembra dal titolo

Martin si ritrova in una claustrofobica villetta sperduta nella campagna inglese, circondato esclusivamente di paglia e con una casa piena di libri “furbetti”: il regista infatti si assicura che ad ogni inquadratura faccia capolino un libro che rimandi al tema dei fantasmi.
Tra i libri in casa, non può mancare l’opera prima di Martin, il libro a cui deve tutto il suo successo: Silenzio mortale (Deadly Silence), dedicato – come si legge all’interno – alla memoria di tal Simon Hindstatt.

Il libro a cui Martin deve il suo successo

Morton sembra avere un rapporto problematico con i propri libri – l’ultimo dei quali si intitola Dorwell indossa il kilt (Dorwell wears a Kilt) – ormai è disamorata del proprio personaggio e probabilmente non sopporta più i suoi libri. Quando una sua lettrice la riconosce, in metropolitana, lei nega di essere Sarah Morton.

Si vede poco, ma è il nuovo romanzo di Sarah Morton

I nostri protagonisti sono dunque insediati in case isolate, quindi… è il momento che arrivi l’ispirazione. Nel 1976 i libri si scrivevano a macchina, e Martin proprio non è capace di concepire un romanzo e allo stesso tempo scriverlo fisicamente, quindi chiede l’aiuto di una dattilografa.
Malgrado la padrona di casa storca la bocca, arriva la giovane Linda (Linda Hayden), dattilografa bionda come la paglia della collina, pronta a scrivere velocemente a macchina ciò che il romanziere detterà.

Che sia appena arrivata l’ispirazione?

Allo stesso tempo, nella villa in Francia – nel Luberon, un «angolo di Provenza dove l’aria è la più pura d’Europa» recita il sito italiano – la nostra Morton si ritrova un’inquilina non prevista: Julie (Ludivine Sagnier), la problematica figlia dell’editore, spirito libero che ha deciso di passare l’estate nella villa paterna senza avvertire nessuno.

Più che un’ispirazione, sembra una distrazione

In entrambi casi la convivenza risulta problematica, all’inizio, ma poi si trova un equilibrio e anzi la compagnia aiuta la creatività. Martin così nella villa di Straw Hill (“collina di paglia”) inizia a dettare il suo nuovo romanzo, una storia d’amore dal titolo… Straw Summer.

«Ritornarono dalla fine della passeggiata e Angus fermò tranquillamente la sua macchina. Punto. Accapo. Il loro bacio non fu tenero e neanche affettuoso. Punto. Fu un bacio carnale. Punto. Fu un bacio sensuale. Punto. Duro e avido. Punto. Cattivo, appassionato ma senza calore. Punto e virgola. Ossessivo ma anche calmo. Virgolette. Ti amo. Chiuse le virgolette. Disse Angus dolce nell’interno.»

Dolce dove? Nell’interno di che? Comunque questo romanziere non mi sembra avere una narrazione gran che affascinante…

Se devo pronunciare la punteggiatura, si perde di poetica

Non sappiamo cosa scriva la Martin, nel Luberon, né se si tratti di un altro dei suoi romanzi gialli (crime fiction): la donna stavolta vorrebbe scrivere altro, e la sua “ispirazione” sembra aiutarla in questo…

Non sembra stia scrivendo qualcosa di convincente

A Straw Hill la dattilografa Linda sembra affetta da uno strano disturbo: quando non è intenta a scrivere il nuovo romanzo di Morton, passa il tempo nell’autoerotismo. Finite le stanze della casa, passa alla paglia della collina, dove due villici la scoprono e ne approfittano per partecipare al “festino” improvvisato. Non essendo d’accordo, la donna prima finge di acconsentire poi ne approfitta… per pugnalare i due aggressori.

Mmm mi sa che questo romanzo finirà male…

Non cambia la situazione nel Luberon, dove la giovane e disinibita Julie non sembra paga di cambiare amanti ogni sera e decide di concupire l’unico uomo verso cui la Morton sembra provare interesse, quasi una ripicca verso l’arcigna “scrittrice inglese” che se la tira un po’ troppo. Quando però l’uomo capisce la situazione e cerca di andarsene, una grossa pietra in testa mette fine alla storia.

Sembra una delle trame dei romanzi di Sarah Morton

Martin è ossessionato da visioni di sangue, visioni di donne strangolate nel letto e di violenza: sono fantasie o ricordi? È lui l’esecutore di quella violenza? Non si sa, sappiamo solo che queste visioni lo stanno divorando dall’interno e lo spingono a bere. E quando si beve… si parla troppo.

«Sa come si chiama questa casa? La casa sulla collina di paglia. Libri di paglia, scritti da uomini di paglia. Paglia… che schifo.»

Cosa vorrà dire questa ossessione per la paglia?

Mi sa che scriverò di delitto nella paglia…

Intanto la situazione è degenerata per la Morton, costretta a stringere alleanza con Julie per nascondere il cadavere e costretta a sviare le attenzioni dei locali concedendosi libertà disinibite come non ha mai fatto in vita sua. In fondo, la stessa Julie l’aveva rimproverata di questo:

«Per me lei è solo un’inglese frustrata e vecchia che scrive delle porcherie ma che non le fa mai.»

Ora, per la prima volta, quelle “porcherie” la Morton inizia a farle.

Forse il vero romanzo è quello scritto a mano…

Le stesse “porcherie” che fa Martin a Straw Hill, chiamando un’amica dai facili costumi a provvedere a quelle esigenze che la dattilografa Linda non ha voluto espletare. Siamo nel ’76, per cui sembra naturale che un datore di lavoro pretenda che la dattilografa gli porti il caffè e sia disponibile alle richieste sessuali, davanti al cui rifiuto l’uomo se ne esce con un «Non sarai lesbica?» E appena risposto “no”, la donna inizia una torbida relazione sessuale con l’amica chiamata dallo scrittore. Va be’, abbiamo capito che è un filmetto pseudo-erotico con solo la facciata di storia di un romanziere.

Cosa sta facendo la Morton in Francia? Sta scrivendo questo benedetto romanzo a cui era votata la vacanza? Qualcosa scrive ma non sappiamo cosa. Di sicuro trova un lungo diario scritto dalla madre di Julie, la moglie dell’editore morta in circostanze misteriose. Un diario che tutti sono convinti che sia sparito e invece è lì, con tutto il suo tesoro di emozioni. Nessuno l’ha mai letto, solo Julie: sarebbe un romanzo perfetto…

«Forse dandoti queste pagine oggi, domani potrai farla rivivere, quindi se ti dovessero ispirare… prendile, rubale, sono tue.»

Andandosene per sempre, Julie lascia in regalo alla Morton il diario della propria madre, sperando che nel diventare un libro (anche se apocrifo) la donna tornerà in vita, in un certo senso.
La scrittrice non si fa il minimo problema a ricopiare il diario: lo pubblicherà? Sappiamo solo che quello che alla fine propone all’editore John Bosload (Charles Dance) è un romanzo d’amore che lui non può accettare.

Un editore in difficoltà

La donna lo sapeva, così ha portato la stessa storia da un altro editore, che l’ha accettata. E l’ha pubblicata. In un libro chiamato Swimming Pool.

Il nuovo libro di Sarah Morton

Per una storia che finisce bene, un’altra finisce male, e il confronto finale avviene sulla collina di paglia.

«Mi ha detto di aver guadagnato mezzo milione di dollari da quel libro che non ha mai scritto, neppure una parola: perché lei non ha scritto quel libro, sa benissimo che è stato scritto da mio marito, lei glielo ha solo rubato. Dopo di che l’ha portato a un editore, e ha avuto anche il coraggio di dedicarlo a mio marito.»

Linda non è una semplice dattilografa, è la vedova Hindstatt: l’uomo a cui Paul Martin ha rubato il romanzo, dopo averlo portato al suicidio. Martin non ha mai scritto una sola parola, e ciò che detta si sente essere l’acerba produzione di uno scrittore solo immaginato.
Linda non è lì ad aiutare la creazione di un secondo romanzo: è lì per portare giustizia del primo.

Indovina come finisce questo romanzo…

Il film si chiude in modo vago, non sappiamo il destino di Paul Martin se non che – scrittore di paglia, nel senso di scrittore finto – rimane fermo lì, sulla collina di paglia, ad affrontare il suo passato e la sua colpa.

“Estate tra la paglia”, un libro che forse non uscirà mai

Invece va via la Morton, va via dal suo editore, ed uscendo incrocia la figlia… Un momento, ma…

E questa ora… chi è?

… quella non è la Julie che abbiamo visto per tutto il film, è un’altra attrice! All’ultimo secondo di film, all’ultima manciata di fotogrammi, Ozon ci regala il sorriso di Sarah Morton e capiamo di essere stati presi in giro sin dall’inizio.

Il sorriso di una writer che ci ha mostrato solo il suo ghost

Non esiste alcuna Julie, non esiste alcun omicidio nella villa del Luberon: ciò a cui abbiamo assistito per tutto il film era l’ispirazione al lavoro della donna, che passava dalla storia di sangue e violenza a quella d’amore a quella di sesso, che studiava nuovi generi da affrontare e finiva per plagiare un diario ritrovato.
Cosa ha davvero scritto la Morton in Swimming Pool? Chissà, magari la storia di una scrittrice senza più idee che va a vivere isolata in una villa di campagna ed incontra l’ispirazione – un ghost – un proprio personaggio che prende vita e l’aiuta a cercare la via per una nuova narrazione.

François Ozon e Charlotte Rampling, che ci hanno preso in giro per tutto il tempo

Non si sa mai quale ghost si incontrerà, quando un writer si va ad isolare in cerca di ispirazione. Tutto dipende da quanto è sporca la sua coscienza.

Una curiosità finale. Nel 2010 viene annunciata l’uscita del remake moderno del film del 1976, intitolato anch’esso Exposé, scritto e diretto da Martin Kemp: il film poi esce con il più anonimo titolo Stalker, scomparendo immediatamente nel nulla. Non ho trovato tracce di una distribuzione italiana, e del film rimane solo il trailer.

L.

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Fumetti & Videogiochi: conversazione con Redbavon (4)

Data la mia storica ed atavica incapacità nei videogiochi, sono rimasto indietro su molti titoli ed altri li ho scoperti solo quando ho visto il fumetto annunciato in uscita. Per prepararmi a questi universi, che mi attraggono fortemente ma di cui mi mancano le basi, mi sono rivolto a un esperto video-ludico o, come preferisce definirsi, “una vecchia cariatide dei videogiochi”: RedBavon, del blog Picture of You.

L.

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Notte Horror: dieci anni di film estivi

Rimarrà per sempre un mistero il motivo che ha spinto Italia1 a richiudere Zio Tibia nella sua tomba, dopo solo due estati ad illuminare le notti di noi amanti dell’horror, ma per fortuna è rimasta l’abitudine di dedicare un giorno a settimana, ogni estate, alla proiezione di pellicole che mettevano paura: a volte anche per quanto erano brutte!

Scomparso il maestro Pino Pellino, non si è trovato nessuno che facesse sigle, così per almeno dieci anni una semplice scritta ha targato la seconda serata del martedì di Italia1, dedicata al cinema horror: ecco l’elencone.

In Rete potreste trovare altri elenchi simili, più o meno combacianti, ma preciso che quanto segue è frutto unicamente della mia (lunga e faticosa) consultazione dei giornali dell’epoca: questo vuol dire inoltre che non c’è alcuna certezza che poi Italia1 abbia trasmesso ciò che aveva preannunciato.


Notte Horror

Tutte le date sono di martedì


Data Ora Titolo
25/06/1991 22,30 Due occhi diabolici (1990)
di Dario Argento e George A. Romero
02/07/1991 22,30 La chiesa (1989) di Michele Soavi
16/07/1991 22,30 Nightmare. Dal profondo della notte (1984)
23/07/1991 22,30 Nightmare 2. La rivincita (1985)
30/06/1992 22,30 La Casa 5 (1990) di Claudio Fragasso
07/07/1992 22,30 Cimitero vivente (Pet Sematary, 1989)
14/07/1992 22,30 Venerdì 13 Il sangue scorre di nuovo
(Friday the 13th Part VII, 1988)
21/07/1992 22,30 La chiesa (1989) di Michele Soavi
28/07/1992 22,30 Halloween: la notte delle streghe
(Halloween, 1978) di John Carpenter
11/08/1992 22,30 Halloween II: Il signore della morte (1981)
18/08/1992 23,00 Halloween III: Il signore della notte (1982)
15/06/1993 22,30 Dylan Dog Horror Special
(Reportage sulla quarta edizione del festival)
23,00 Cabal (Nightbreed, 1990) di Clive Barker
22/06/1993 23,00 Nightmare 5. Il mito (The Dream Child, 1989)
29/06/1993 22,30 La setta (1991) di Michele Soavi
06/07/1993 22,30 Waxwork. Benvenuti al museo delle cere
(Waxwork, 1988) di Anthony Hickox
13/07/1993 22,30 Waxwork 2. Bentornati al museo delle cere
(Waxwork II: Lost in Time, 1992)
20/07/1993 22,30 Hellraiser (1987) di Clive Barker
27/07/1993 22,30 Hellraiser 2. Prigionieri dell’inferno
(Hellbound: Hellraiser II, 1988)
03/08/1993 22,30 Venerdì 13. Incubo a Manhattan
(Friday the 13th Part VIII, 1989)
10/08/1993 22,30 Due occhi diabolici (1990)
di Dario Argento e George A. Romero
17/08/1993 22,40 La chiesa (1989) di Michele Soavi
24/08/1993 22,30 Vivere nel terrore (Bad Dreams, 1988)
13/06/1995 22,45 L’albero del male (The Guardian, 1990)
2,00 Nightmare 4. Il non risveglio (1988)
4,00 Il tunnel dell’orrore (The Funhouse, 1981)
20/06/1995 22,45 La notte dei morti viventi
(Night of the Living Dead, 1990) di Tom Savini
27/06/1995 22,45 Body Bags. Corpi estranei (1993)
di John Carpenter / Tobe Hooper
04/07/1995 22,45 I sonnambuli (Sleepwalkers, 1992) di Mick Garris
scritto da Stephen King
11/07/1995 22,40 Body Bags. Corpi estranei (1993
di John Carpenter / Tobe Hooper
18/07/1995 22,45 Scanners (1981) di David Cronenberg
25/07/1995 22,45 Scanners 2. Il nuovo ordine
(Scanners II: The New Order, 1991)
01/08/1995 22,45 Creepshow (1982) di George A. Romero
08/08/1995 22,40 Creepshow 2 (1987)
15/08/1995 22,40 Ticks. Larve di sangue (1993) di Tony Randel
29/08/1995 22,40 Re-Animator 2 (1989) di Brian Yuzna
05/09/1995 22,15 Il bacio del terrore (The Kiss, 1988)
19/09/1995 22,40 Leviathan (1989) di George P. Cosmatos
03/10/1995 22,40 La casa nera
(The People Under the Stairs, 1991) di Wes Craven
11/06/1996 22,30 La metà oscura (1993) di George A. Romero
18/06/1996 22,30 Cimitero vivente (Pet Sematary, 1989)
25/06/1996 22,30 Cimitero vivente 2 (Pet Sematary II, 1992)
02/07/1996 23,00 Buffy – L’ammazzavampiri
(Buffy the Vampire Slayer, 1992)
09/07/1996 23,00 Splatters – Gli schizzacervelli
(Braindead, 1992)
16/07/1996 23,00 Poltergeist III (1988) con Tom Skerritt
23/07/1996 23,00 Demoniaca (Dust Devil, 1992)
30/07/1996 23,00 I gusti del terrore (Ice Cream Man, 1995)
06/08/1996 22,30 L’uomo di sabbia (Sleepstalker, 1995)
13/08/1996 22,30 Ascensore per l’inferno (Angel Heart, 1987)
20/08/1996 22,30 Body Bags. Corpi estranei (1993)
di John Carpenter / Tobe Hooper
27/08/1996 22,30 La notte dei morti viventi
(Night of the Living Dead, 1990) di Tom Savini
03/09/1996 23,00 Dellamorte Dellamore (1994) di Michele Soavi
10/09/1996 22,30 La Cosa (The Thing, 1982) di John Carpenter
24/09/1996 22,30 Linea mortale (Flatliners, 1990)
01/10/1996 20,30 Il Corvo (The Crow, 1994) con Brandon Lee
22,30 Beetlejuice. Spiritello porcello (1988)
di Tim Burton
27/05/1997 22,45 Alien 3 (1992) di David Fincher
10/06/1997 22,45 Detective Stone (Split Second, 1992)
con Rutger Hauer
17/06/1997 22,45 The Mangler. La macchina infernale (1995)
di Tobe Hooper
01/07/1997 22,45 Il seme della follia (In the Mouth of Madness, 1994) di John Carpenter
08/07/1997 23,00 Scanner Cop (1994) di Pierre David
15/07/1997 23,00 Scanners 3. The Takeover (1991)
22/07/1997 23,00 Venerdì 13: parte VI – Jason vive (1986)
29/07/1997 23,00 Venerdì 13: parte VIII – Incubo a Manhattan (1989)
05/08/1997 22,45 Dellamorte Dellamore (1994) di Michele Soavi
12/08/1997 22,45 L’Esorcista III (1990) di William Peter Blatty
19/08/1997 22,45 Autostrada per l’inferno (1981) di Ate de Jong
26/08/1997 22,45 La metà oscura (1993) di George A. Romero
02/09/1997 22,45 Killer Machine (Ghost in the Machine, 1993)
09/09/1997 22,40 Cose preziose (Needful Things, 1993)
14/07/1998 22,40 La sindrome di Stendhal (1996) di Dario Argento
21/07/1998 23,00 Jason va all’inferno (The Final Friday, 1993)
28/07/1998 23,00 Nightmare. Nuovo incubo (New Nightmare, 1994)
04/08/1998 23,00 …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981)
11/08/1998 23,00 Il miglior amico dell’uomo
(Man’s Best Friend, 1993) con Lance Henriksen
18/08/1998 22,40 Dr. Giggles (1992)
25/08/1998 22,45 The Mangler. La macchina infernale (1995)
di Tobe Hooper
01/09/1998 22,25 Darkman (1990) di Sam Raimi
08/09/1998 23,15 Darkman II – Il ritorno di Durant (1995)
06/07/1999 23,10 Darkman III – Darkman morirai (1996)
2.05 Cabal (Nightbreed, 1990) di Clive Barker
13/07/1999 23,10 Il cavaliere del male (Tales from the Crypt: Demon Knight, 1995)
1.55 Incubi (Two-Fisted Tales, 1992)
20/07/1999 23,10 Milo (1998) di Pascal Franchot
1.55 Little Witches (1996) di Jane Simpson
27/07/1999 23,10 Hemoglobin (Bleeders, 1997)
1.45 Re-Animator 2 (1989) di Brian Yuzna
03/08/1999 23,10 I delitti del gatto nero (Tales from the Darkside: The Movie, 1990)
1.40 Cimitero vivente 2 (Pet Sematary II, 1992)
10/08/1999 22,35 Killer Machine (Ghost in the Machine, 1993)
1.40 Mr. Stitch (1995) con Rutger Hauer
17/08/1999 22,55 Brainscan – Il gioco della morte (1994)
1.40 Freaked – Sgorbi (1993)
24/08/1999 23,05 Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers (1995)
2.00 Voodoo (1995) con Corey Feldman
31/08/1999 23,40 “Millennium” (2×13) Il killer di internet
1.20 666 il triangolo maledetto
(The Dark Side of the Moon, 1990)
07/09/1999 23,10 “Stephen King’s The Langoliers” (1995)
04/07/2000 23,15 “I racconti della cripta” di Gilbert Adler
(non è chiaro di che film si tratti)
1.30 Incubi (Two-Fisted Tales, 1992)
11/07/2000 23,15 Villaggio dei dannati (1995) di John Carpenter
1.50 Venerdì 13. Week-end di terrore
(Friday the 13th Part III, 1982)
18/07/2000 23,15 Jason va all’inferno (The Final Friday, 1993)
1.00 Soul Mates. Eternal Desire (1992)
25/07/2000 23,15 Warlock. Il signore delle tenebre (1989)
1.15 Nightmare 4. Il non risveglio (1988)
01/08/2000 23,15 Il miglior amico dell’uomo
(Man’s Best Friend, 1993) con Lance Henriksen
0.55 Il ritorno delle streghe di Salem (1987) di L. Cohen
(non è chiaro di che film si tratti)
08/08/2000 22,45 La fattoria maledetta (The Curse, 1987)
0.35 I figli del fuoco (1990) di Tobe Hooper
22/08/2000 22,50 Dimensione terrore (Night of the Creeps, 1986)
0.40 I gusti del terrore (Ice Cream Man, 1995)
29/08/2000 22,30 Wishmaster. Il signore dei desideri (1997)
1.00 La Casa 5 (1990) di Claudio Fragasso
05/09/2000 23,00 Omen IV. Presagio infernale (Awakening, 1991)
1.30 Il bacio del terrore (The Kiss, 1988)
03/07/2001 23,15 Giovani streghe (The Craft, 1996)
10/07/2001 23,15 The Mangler. La macchina infernale (1995)
di Tobe Hooper
17/07/2001 23,15 La bambola assassina 2 (Child Play 2, 1990)
1.15 La notte dei morti viventi
(Night of the Living Dead, 1990) di Tom Savini
2.50 La notte dei diavoli (1972) di Giorgio Ferroni
24/07/2001 23,15 La bambola assassina 3 (Child Play 3, 1991)
1.15 Halloween II: Il signore della morte (1981)
2.55 Le porte dell’inferno (1989) di Umberto Lenzi
31/07/2001 23,15 Scanner Cop (1994) di Pierre David
1.25 Bloody Psycho (1989) di Leandro Lucchetti
3.10 Nero veneziano (1978) di Ugo Liberatore
07/08/2001 23,00 Scanner Cop 2 (1995)
1.10 Venerdì 13 (Friday the 13th, 1980)
3.05 Non si deve profanare il sonno dei morti (1974)
14/08/2001 22,50 Nightmare. Dal profondo della notte (1984)
1.00 Nightmare 4. Il non risveglio (1988)
3.05 Nightmare 6. La fine (1991)
21/08/2001 22,50 Nightmare. Nuovo incubo (New Nightmare, 1994)
1.30 Il bacio del terrore (The Kiss, 1988)
3.05 Il profumo della signora in nero (1974)
28/08/2001 22,30 M.D.C. Maschera di cera (1997)
1.10 Mangiati vivi! (1980) di Umberto Lenzi
2.50 Cannibal Ferox (1981) di Umberto Lenzi
28/08/2001 22,45 La metà oscura (1993) di George A. Romero
1.40 Il dottor Jekyll e Mr. Hyde (1941)
3.40 La moglie di Frankenstein (1935)

L.

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Chuck Norris 23. Hellbound (1994)

Verrà la fine della Cannon e avrà gli occhi di Chuck Norris: è il momento di andare tutti all’inferno!

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Mentre la già disastrata saga di Hellraiser raggiunge il suo apice e il terzo delirante film conquista tutti quei fan che oggi stranamente ancora lo stimano – soprattutto quelli che non hanno visto tutti gli altri film – la morente Cannon si sente vicina all’inferno e ruba il titolo del secondo Hellraiser: Hellbound.
Vi ricordo che Willy l’Orbo ha già recensito il film.

Le biografie di Chuck Norris non parlano più di cinema superata la metà degli anni Ottanta, e da questo film le già rarissime fonti che ogni tanto si occupavano dei titoli di Norris si fermano: è ormai un attore così rarefatto, impegnato in progetti così invisibili all’occhio umano che non vale la pena neanche citarlo.
Quindi le informazioni relative alla pellicola sono davvero poche. Sappiamo che è uscito in patria il 21 gennaio 1994 e il 7 giugno successivo riceve il visto della censura italiana, con il titolo Hellbound. All’inferno e ritorno.

Un brutto film lo si vede anche dal brutto titolo

Nelle sale italiane ci arriva il 17 luglio 1994 e la gente non fa in tempo ad esprimere il profondo disprezzo per l’abominevole prodotto che è già scomparso. Esce in VHS Cannon nel dicembre successivo e il primo passaggio TV noto è quello in seconda serata di Italia1 del sabato 29 aprile 2000: dopo una replica del 27 aprile 2002, il film giustamente finisce nell’inferno che merita.
Come i peggiori film ha ben due edizioni DVD, che ovviamente posseggo (essendo io un collezionista folle) ma che giuro non ho cercato! Mi sono capitate per le mani: una Quadrifoglio 2001 e una Hobby&Workd 2010, presa in edicola con la collana “Chuck Norris. Il mito”. Malgrado la brutta fama della Quadrifoglio, la Hobby&Work fa prodotti decisamente peggiori.

Sempre lo stesso inutile ruolo di poliziotto

Norris è un tipo che ama sperimentare, così per la milionesima volta fa il poliziotto dalla mano pesante, cioè lo stesso identico ruolo che fa dagli anni Ottanta a… per sempre.
Stavolta si chiama Frank Shatter e credo sia un nome scelto per come suona in italiano: Franco Sciatto, come sciatto è lui, chi l’ha scritto, chi l’ha diretto e chi l’ha recitato. Va infatti sottolineato che questo non è un film: è il supplizio destinato all’inferno nel girone dei cinefili.
Comunque il consueto fratellone Aaron Norris ha girato il mondo alla ricerca della più stupidamente ridicola spalla comica possibile, ma il problema è che gli attori neri sono tutti gagliardi e simpatici, è davvero impossibile concepire un black buddy vergognosamente diarroico. Poi il regista passa per l’Italia e scopre un fumetto in edicola, si chiama “Nick Raider” ed è un onesto fumetto giallo devastato dalla più cialtronesca spalla nera che la razza umana abbia potuto concepire, e ha l’illuminazione: a Chuck in questo film bisogna affiancare un abominio umano proprio come Nick Raider è affiancato da Marvin Brown.

Malgrado l’umanità abbia scelto di dimenticare, questo è successo realmente

Mi rifiuto di cercare il nome di quella forma di vita quasi umana che si nasconde sotto un taglio di capelli che forse nel Medioevo su Plutone andava di moda, che per fortuna si riesce a guardare poco perché distratti dalla giacca di Chuck Norris, intessuta da autentica Vergogna mista Orrore: è l’unica giacca visibile dallo spazio.
Comunque questa roba, che chiameremo “film” per brevità, perché a ripetere “sterco del demonio” mi stanco, verte su una strana coppia di sbirri: un buffone e un demente. Scegliete liberamente a chi affibbiare queste qualità.

Finalmente Chuck è riuscito a lavorare insieme a Whoopi Goldberg

I soliti sceneggiatori compagni di merende di Chuck sono affiancati ad altri sceneggiatori che trovano il sistema di girare in Israele così risparmiamo: non mi stupirebbe scoprire che quello che vediamo è in realtà casa Golan, che ha evitato di buttar via ulteriori soldi in location.
La trama parla di un demone del Medioevo che ride da solo come uno scemo poi rimane incastrato per mille anni ma si è svegliato troppo presto, così deve aspettare cinquant’anni perché si avveri la profezia: un beota con la barba verrà a dire cose stupide. Oh, la profezia ci ha azzeccato.

Sono un diavolaccio… però mi piaccio.

Quello che segue nessun essere vivente dovrebbe vederlo, è solo la triste prova che tutti quelli che oggi – e solo oggi – esaltano la Cannon perché ha dominato gli anni Ottanta non hanno capito bene il fenomeno: parliamo di una casa che è stata fortunata da azzeccare qualcosa nel mare di immondizia che ha riversato nel cinema. Stupisce che sia arrivata fino al 1994 prima di fallire, visto la robaccia che produceva.

Salve, sono Sheree J. Wilson: passiamo i prossimi dieci anni insieme in TV?

Non c’è un solo fotogramma in cui Norris dia prova di essere vivo, circondato da attorini improvvisati come neanche gli italiani all’estero hanno mai avuto il coraggio di proporre: e sì che questo film usa gli stessi strumenti che renderanno grandi case come la Millennium Films e registi come Isaac Florentine. Cosa c’è di diverso? Vogliamo parlare di talento?
Non servono soldi per fare un buon film: servono elementi che la Cannon non aveva più da anni, semmai li aveva avuti.
Mentre il demone tira cuori umani in giro e Chuck è assente ingiustificato, tanto da far temere per la sua salute (una persona sana non può fare quelle facce!), il film procede liscio come lo scarico di un water: l’importante è stare a distanza giusta per evitare gli schizzi.

Poi uno si chiede perché la Cannon sia fallita…

A dare due ulteriore botte alla tomba del film ci pensa il doppiaggio italiano, così il demone infuriato al massimo della sua ira grida… «Maledetto pasticcione!»
Per me il film finisce qui…

Tutti sanno che i cadaveri emettono peti: Hellbound è la prova che la Cannon era già morta prima del fallimento. Morta come la carriera cinematografica di Chuck Norris, deceduta semplicemente perché lui non ha più fatto nulla dal 1987, lasciandola deperire. Perché un attore che è cresciuto sognando il cinema, che dal 1969 ha provato ad entrarci, che ha lavorato sodo per costruirsi una carriera… d’un tratto smette di muoversi e lascia che il proprio sogni muoia d’inedia? Si è stufato? Ha avuto un ictus che gli impedisce di muovere la faccia? Non si sa, nessuno gliel’ha mai chiesto.
Probabilmente dopo vent’anni di carriera si è reso conto che non amava così tanto il cinema come pensava. Vedremo la deriva che ha preso la sua carriera.

L.

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Guida TV in chiaro 7-9 giugno 2019

Se avete recensito qualcuno di questi film, fatemi avere il link che lo aggiungo alla scheda, così che sarete citati.

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Black Thunder (1998) Reazione immediata

Quando su Amazon Usato trovi a due spicci il DVD di uno dei rarissimi film di un periodo dimenticato, raccolto in una deliziosa collana (la “Cult World Collection”) che orgogliosamente presenta solo chicche introvabili, non puoi che pronunciare il mantra che ormai conoscete bene: sta’ zitto, e prendi i miei soldi.

Scena che si ripete ogni volta che trovo un’offerta su Amazon o eBay

Nata nella metà degli anni Novanta, la Royal Oaks Entertainment si occupa di piccoli film a basso budget e ogni tanto anche il decano Roger Corman ci spende qualche soldo. Gli eroi dell’action del periodo sono ovviamente chiamati a raccolta, da Don “The Dragon” Wilson e Roddy Piper che si cimentano nel dimenticabilissimo Terminal Rush (1996), a Jeff Speakman, passando per Jeff Fahey, Ernie Hudson, Frank Zagarino e via dicendo. Il meglio del peggio!

Poteva mancare quella gran faccia da guerriero americano di Michael Dudikoff? Negli ultimi anni del decennio il nostro Eroe Dimenticato si impegna in una serie di filmetti della Royal Oaks che quasi sempre arrivano su Italia1: tutto materiale completamente dimenticato dal tempo e dai distributori.
A prezzo amico ho comprato un cofanetto DVD con ben cinque film in lingua originale del buon Michael, tutti film ormai introvabili in italiano, ma voglio presentare questo Black Thunder, visto che è uno dei super-mega-rarissimi film di Dudikoff usciti in home video italiano.

Per dare un’idea della portata epica di questo film, mi basta dire che è co-prodotto dalla Concorde-New Horizons di Roger Corman e da Ashok Amritraj, ex campione di tennis indiano diventato poi produttore cinematografico. Con il tempo è passato a produzioni di serie A, ma sapete qual è stato il suo primo film prodotto, quello con cui ha iniziato la carriera? L’orripilante e inguardabile Il colpo segreto del ninja (1985) con Shô Kosugi. Quando inizi con la Z più Z, il marchio ti rimane impresso a pelle…

Quando in TV c’era il meglio del peggio!

La storica unione Prisma/Fox Video – che negli anni Novanta a noi malati di cinema marziale ha regalato emozioni a profusione – porta il film in VHS con il titolo Black Thunder. Tuono nero, in data purtroppo ignota. La fedele Italia1 lo trasmette giovedì 23 luglio 1998 in prima serata con il titolo Reazione a catena.
Dopo una replica nella seconda serata del 30 ottobre 1999, il film – come ogni altro titolo similare dell’epoca – scompare nel nulla, finché nel 2006 la sempre benedetta Legocart l’ha salvato dall’oblio portandolo in DVD nella “Cult World Collection”, con il semplice titolo Black Thunder.

Tanti titoli, un solo filmaccio

Uno degli aerei sperimentali Nova, nome in codice “Black Thunder”, è stato rubato da una base americana grazie ad un espediente incredibile: un sosia del pilota se l’è fregato! O magari è il gemello cattivo che non sapeva di avere, nel caso la credibilità dell’operazione sarebbe la stessa.
Per risolvere la questione, il generale Barnes (Michael Cavanaugh) chiama ovviamente il migliore: mai una volta che chiamino il primo che passa, no, sempre il migliore. E non si sa in quale universo parallelo ci troviamo, per credere che il corpulento Vince (Dudikoff) sia migliore in qualsiasi cosa.

Denti bianchi, tuono nero!

Qual è il più classico stereotipo dell’eroe solitario? Che è solitario. Avete mai sentito un personaggio duro e puro che, dagli anni Settanta in poi, accetti di buon grado di lavorare in coppia, anzi sia contento di avere un aiuto? Ma va’, «Io lavoro da solo» è la frase obbligatoria di ogni action hero, quindi il nostro Vince non prende bene l’ordine di fare coppia con il capitano Jannick (Gary Hudson).
Jannick non è un pilota, è un incosciente, corre troppi rischi, insomma Vince lo insulta in ogni modo e se deve proprio far coppia con qualcuno vuole Tom Racther: «il miglior pilota ACM del mondo». Che vuol dire ACM? Boh, forse “A Cacchio Morto”…

Sei il migliore, Michael, ma ad usare la forchetta!

Tenendo fede al suo supposto acronimo, l’ACM è proprio morto e quindi non è disponibile: Vince, da buon duro cinematografico, deve accettare controvoglia il suo partner. Ma occhio che la trama densa e pregna è pronta a colpirvi alle spalle. Non era un gemello cattivo il sosia che ha rubato il Black Thunder, bensì un traditore con una maschera degna di Diabolik: e chi era questo traditore? Avete indovinato: Tom Ratcher l’ACM (che a questo punto vuol dire “A Cornuto ’nfaMe”), interpretato da un nome che scalda il cuore di ogni fan marziale dell’epoca, Richard Norton.
Ricordo che qualsiasi prodotto con Norton che sia doppiato in italiano è una super-chicca da collezione!

Uno dei più grandi miti degli anni Novanta

A chiudere questa parata di nomi di spicco dell’epoca c’è pure Lisa, personaggio secondario che ha gli occhioni belli di Catherine Bell, l’attrice londinese che da due anni era entrata nel cast fisso della serie TV “JAG: avvocati in divisa”.
Visto che qui indossa i panni da marinaretta, nella sua parte di cinque secondi, probabilmente è una citazione.

Dura poco, ma lascia il segno

Bene, tutti i personaggi sono stati presentati, si parte con il super-aereo super-tecnologico per andare a recuperare quello caduto… e un secondo dopo i nostri sono caduti in Libia. Oh, e meno male che Vince era il migliore, pensa se era un coglione qualunque…

Dudikoff che si sforza di recitare

Non siamo neanche a metà film e già è tutto finito. La trama prende a vivacchiare, non sapendo più cosa dire, Vince gira per il deserto finendo a casa di una ribelle piena d’armi, un’inutile quota rosa probabilmente aggiunta a mano sul copione, poi va di qua, va di là, un po’ dorme, un po’ spara, poi si appennica insieme a noi spettatori.
Ci svegliano le esplosioni del finale, dove essendo gli anni Novanta è obbligatorio per le moto saltare nel fuoco.

Sono gli anni Novanta, per contratto le moto devono saltare tra le fiamme

Dispiace che il confronto finale tra Dudikoff e Norton avvenga in volo, cioè in pratica non avvenga: vediamo immagini di aerei svolazzanti e ci appisoliamo di nuovo, dato il grande interesse. Nella scena dopo tutti sorridono e si danno pacche sulle spalle: ci siamo svegliati giusto in tempo per la fine del film.

Bello, eh? Però magari due sganassoni a terra li potevano dare

Onestamente avrei sperato in un film con un po’ più di condimento, visto poi che l’appesantito Dudikoff – che sarebbe stato inverosimile a menare i cattivi – alla fin fine è solo uno dei tantissimi attori di una storia corale che usa tanti personaggi per non fare niente. Sono tipo venti attori che dicono una stupidata a testa, alla fine è finito il film e nessuno ha detto niente di interessante.
Tutto buttato via senza un minimo di convinzione e con una regia anonima. E sì che Rick Jacobson è nato con il cinema marziale di serie B dell’epoca, ma non mi stupisce scoprire che questo è il suo ultimo film, prima di passare ad una carriera televisiva che sembra aver fruttato molto di più.

Solo Dudikoff… spara con le ascelle!

Malgrado il faccione di Dudikoff sia nato per farci ridere, qui si sonnecchia in attesa di qualcosa che non arriverà mai. Davvero un gran peccato.

Visto che a sorpresa questo è uno dei rarissimi DVD italiani a presentare i crediti del doppiaggio nei titoli finali, e visto che questo film manca nel database di Antonio Genna, ecco lo scoop del Zinefilo!

Personaggio Attore Doppiatore
Vince Connors Michael Dudikoff Massimo Rossi
Tom Ratcher Richard Norton Luigi La Monica
Generale Barnes Michael Cavanaugh Antonio Colonnello
Mela Nancy Valen Laura Boccanera

Doppiaggio della Mevagision FilmTV.
Dialoghi italiani e direzione del doppiaggio: Franco Zucca.
Sincronizzazione: C.T.A.
Mixage: Fausto Achilli.

L.

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Stormageddon (2015) Il Terminator della CineTelFilms!

Il nostro amico Cielo è un canale molto creativo, e lancia cicli di film come se fossero squali in un tornado: per esempio “America sotto attacco”, che è solo uno dei tanti inutili finti nomi dell’unico genere che Cielo trasmette, il terrificante “Meteo Apocalypse“. La più grande disgrazia accaduta al cinema televisivo.
L’8 maggio 2019 è toccato a Stormageddon, un altro dei crimini compiuti dalla CineTelFilms, che a sorpresa fonde i dettami delle noiose catastrofi climatiche… con Terminator!

IMDb riporta il 18 novembre 2015 come prima trasmissione del film, in Inghilterra, e stando alla scritta “Prima visione” questo di Cielo dovrebbe essere il primo passaggio TV in Italia.

Quando già la grafica del titolo annoia

Molly (Eve Mauro), giovane giornalista rampante in cerca di prove che il Governo stia coprendo un attacco informatico al Paese, riceve una VHS da uno sconosciuto e tutti si guardano allibiti: come la vediamo ora una VHS? Il suo capo afferma di non incontrarne una da quindici anni… eppure nella sua stanza guarda caso ha una TV-combo, quelle con il videoregistratore integrato, perfettamente funzionante. Forse gli piaceva come oggetto d’arredamento.
Nel video troviamo il padre di Molly che l’avverte dal passato di come il mondo stia per essere attaccato, ed è necessario che lei trovi un tizio di nome Adam. Fine del messaggio. Oh, padre di Molly, avevi tutto il tempo di spiegare cosa stesse succedendo, almeno un paio d’ore di VHS ce l’avevi a disposizione, ma no: si sa che gli ultimi messaggi si lasciano sempre misteriosi e vaghi, è una regola fissa.

La fine del buon gusto è iniziata

Intanto malfunzionamenti digitali fanno sì che i droni militari sparino sulle città americane e vediamo api robotiche infilarsi nei palazzi di ricerca per far fuori la gente. Perché servivano esserini meccanici costosissimi per ammazzare quattro tizi…
Che sia colpa dei Gemelli Pelati? Che uno degli agenti in nero lo ammazzano ma torna in vita… Mio Dio, ma esisterà un limite alla follia della CineTelFilms?

Tutta questa tecnologia per far fuori quattro tizi?

Ad un certo punto, giunti alla metà del film, la maschera cade e finalmente capiamo cosa stiamo vedendo: questo filmucolo è la risposta Z della CineTelFilms all’uscita di Terminator Genisys (2015)!
Infatti il padre della professionista è un super-scienziato che ha creato Echelon, un software di intelligenza artificiale così intelligente… che prende coscienza e comincia ad organizzare lo sterminio della razza umana. Chi ha detto Skynet? E guarda caso proprio nel 2015 il delirio totale della saga-fondo pensione di Schwarzy ci ha detto che è stato un software ad attivare Skynet, Genisys.

Devo… uccidere… il buon cinema

Secondo la migliore tradizione cameroniana abbiamo due robottoni che si menano: il cattivo pelato Abel (Joseph Gatt), dimostrazione che neanche i robot sanno curare la calvizie, e il buono barbuto Adam, che ha pure i capelli cascati ad Abel. Il buono è interpretato da John Hennigan, che forse è un ex wrestler comunque con la Asylum l’abbiamo visto nel divertente Hercules Reborn (2014)

Tipica faccia da Terminator erculeo

E se non fosse ancora chiaro l’intento del film da Clon-ator, abbiamo pure il braccio robotico in versione “effetti speciali fatti con l’app”.

Si vede che ci hanno speso dei bei soldi…

Ricopiando da un po’ tutti i film della saga di Terminator, il chip nella testa di Adam può salvare il mondo ma ovviamente Molly ormai si è affezionata a lui – in fondo hanno passato insieme gli ultimi cinque minuti e mezzo – e non vuole ucciderlo: meglio che muoia la razza umana piuttosto che rinunciare a un tizio sconosciuto che hai appena conosciuto.

E vai con le botte robotiche

Fra uno sganassone robotico e l’altro, ogni tanto vediamo Adrian Paul che proprio non gli va di recitare nell’ennesima buffonata nella sua triste carriera, da anni inchiodata alla serie Z. Non si sa chi in questo film abbia gli occhi più spenti: se i robot, gli attori cani o il povero Adrian Paul disperato.

Pronto? CineTelFilms? Ha sbagliato numero…

Visto il filone di riferimento, vediamo se indovinate in qualche location si svolgerà il combattimento finale. Bravi, in una fabbrica abbandonata! Un giorno qualcuno dovrà accorgersi che in America ci sono più fabbriche abbandonate che case d’abitazione…

Nella fabbrica faccio la mia cosa

Malgrado sia stuzzicante l’idea di una versione Z di quella inutile cialtronata del quinto Terminator, questo film riesce addirittura ad essere inferiore all’originale, e sì che ce ne voleva.
Lo sceneggiatore Neil Elman lo abbiamo già conosciuto, è il folle ideatore di film come Mongolian Death Worm (2010) e I Spit on Your Grave 2 (2013), ma quel che è peggio è che sulla sedia del regista si è seduto il sempre deludente Nick Lyon, prolifico autore di film sbadiglioni.

Nessuna sghignazzata e solo tanta noia: la formula ormai fissa della Z in TV.

L.

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Amusement (2008) Giochi pericolosi

Come vuole la Legge di Murphy, di venerdì pomeriggio c’è stato un guasto sulla linea ADSL che così ha funzionato male fino a lunedì mattina, quando sono intervenuti i fenomenali tecnici, grazie ai quali… ora la linea è completamente morta! Spero che il problema si risolva a breve e nel frattempo gioco un jolly che avevo da parte proprio per queste evenienze: una vecchia recensione apparsa sul mio vecchio blog il 15 maggio 2014.

Buongiorno, mi chiamo John Simpson e nel 2004 ho scritto e diretto un film britannico sconosciuto: mi date un altro film da fare? Ma certo, risponde la statunitense Picturehouse: abbiamo sei milioni di dollari da buttare nel cesso, se ci dà una mano reggendo la tavoletta ci fa un piacere.
Nasce plausibilmente così Amusement, l’evidente prodotto di una mente affetta dalla più scabrosa delle malattie: la banalità.

Una babysitter contro un clown: un classicone!

Lui e lei sono in auto di notte, e già sappiamo che faranno una brutta fine: si è mai vista una coppia che viaggia di notte… e poi sopravvive?
Lui però è un dritto, e si accoda a un tir perché così guida più veloce: come se non esistessero film in cui gli autisti di tir fanno fuori la gente… Ma lui è un dritto, così quando muore siamo tutti più sollevati: un volpone di meno al mondo.

Poi siamo in una casa di notte dove la babysitter è spaventata da un enorme pagliaccio nella stanza del bambino… ma che è successo? Si è incantato il DVD? Si sono fusi due film per errore? Boh, intanto la storia del clown continua come se non esistessero film con pagliacci assassini, e spero di non rovinare la sorpresa a nessuno rivelando che il pagliaccio… non è un pagliaccio! Che sorpresa

Mentre la babysitter viene interrogata e non risponde, traumatizzata perché quando aveva dodici anni suo cugino gliel’ha fatto vedere (mi sa che mi confondo con una canzone di Elio e le storie tese!) intanto un’altra tipa manda un amico a indagare su un albergo del delitto… Oddio, pure l’albergo del delitto: ma che roba è ’sto film, un Bignami del cinema horror?

In un Bignami horror non può mancare la Casa…

In maniera totalmente confusa, banale fino alle lacrime e priva di qualsiasi anima, Amusement procede claudicante senza altro filo logico se non la totale follia dello sceneggiatore Jake Wade Wall, che si diverte (solo lui però) a ripercorrere ogni scontatezza mai vista su schermo.
A parte l’ottima fotografia di Mark Garrett, e qualche oggetto di scena, non c’è davvero nulla da salvare di ’sta roba.

L.

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