Storage Locker 181 (2016) Un acquisto da incubo

Avete presente quella specie di reality che va in onda su Cielo o qualche canale simile? Non seguo questi programmi ma registrando film e filmacci su ogni canale spesso mi ci imbatto, in attesa che inizi il film che cerco, e uno in particolare mi ha colpito.
Stando a quanto si vede in TV, in America ci sono milioni di magazzini dove la gente stipa le peggio cose: quando non pagano più l’affitto, i proprietari mettono all’asta l’intero contenuto di questi magazzini. Gli acquirenti vanno a fortuna, dentro quei magazzini potrebbe esserci solo spazzatura o la prima edizione della Bibbia autografata.

Scoperta questa curiosità americana mi sono detto: possibile nessuno abbia pensato di farci un giallo? Con un protagonista che compra a scatola chiusa un magazzino e ci trova dentro qualcosa che non doveva essere trovato?
Le grandi menti pensano all’unisono, così scopro che un altro genio come me ci ha pensato: Casper the Master!

Stavolta Casper… fa paura!

Il nostro amato Casper Van Dien è notoriamente il Re della Z, diciamo che ha inventato lui il filmaccio di infima categoria, ed è il padrino di questo blog: è perciò un onore raccontarlo in una veste totalmente inedita.
Che sia comparsa o protagonista, Casper ha una sola costante nella sua vita: è un buono. A volte recita bene altre volte male, ma è sempre buono. Giusto in Sinister Squad (2016) fa il cattivo ma è un film talmente brutto e stupido che non può essere calcolato.
Per la sua terza regia – dal 2014 dirige un film l’anno! – sceglie di essere un super cattivo che più super cattivo non si può.

Film televisivo dell’agosto 2016, Storage Locker 181 è inedito in Italia e l’ho beccato tradotto in esclusiva da CineSony e trasmesso l’8 gennaio 2019 con il titolo Un acquisto da incubo.

La grafica delle grandi occasioni

Annette (Cassi Thomson) e Molly (Samantha Cope) sono due amiche squattrinate come lo sono le “povere” in TV: hanno super-ville con piscine. Boh…
Comunque si ritrovano senza lavoro e decidono di intraprendere l’unica strada plausibile: comprare all’asta un magazzino e sperare ci siano dentro dei fantastiliardi. Se già questa eventualità è un po’ difficile che avvenga, è decisamente più sorprendente quella che vede le due donne entrare in possesso di un magazzino pieno di abiti da sposa e gioielli.
Fortuna? Non proprio: hanno appena acquistato la “stanza dei ricordi” dello spietato “assassino delle spose”.

Con tutti quei filmacci in carriera, prima o poi lo dovevano beccare!

Il pericolosissimo Dayton (Casper Van Dien) è stato in galera per un crimine minore e non ha fatto in tempo a pagare l’affitto del magazzino, tornando libero il giorno stesso dell’acquisto di Annette e Molly, le quali ignare iniziano a rivendersi il materiale trovato al suo interno. Grande errore, visto che Dayton fa subito capire che è molto affezionato ai trofei dei suoi tanti omicidi.
Quello che inizia è un film davvero nullo, ben al di sotto dello standard a cui Master Casper ci ha abituati: diciamo che è meglio quando lavora per altri, che su propria regia.

Forza, Asylum, vieni a chiedermi un altro filmaccio…

Dayton è un personaggio esagerato in tutto, massacra chiunque incontri, è un Terminator in cerca di ben due Sarah Connor e distrugge tutto ciò che ha di fronte, ma avendo un corpo umano la conclusione della storia è particolarmente fiacca. È come se in Terminator il robot lo fermassero facendogli lo sgambetto…
Un film senza trama e senza personaggi, recitato così male da far paura. Sarebbe stata gradita qualche scena ridicola per farsi due risate, invece niente…

Tutto finisce in un libro…

Se non altro l’aspetto ghiotto è che, come dice Mallarmé, «Tutto finisce in un libro» e così le due protagoniste raccontano la loro avventura in uno pseudobiblion, come già faceva il protagonista di Loaded Dice (2007) sopravvissuto a Tom Savini o la bianca Ashley Smith per raccontare il suo essere rapita da un nero cattivo in Captive (2015). A chi obietta che quest’ultimo film è tratto da una storia vera e quindi il libro che cita è vero, rispondo che è una storia così copiata da altri plagi che è impossibile affermare esista sul serio!
Quindi la terza prova registica del Re della Z regala noia ma anche un divertente “libro falso”: poteva andare peggio. Poteva esserci anche Stephen Baldwin!

L.

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The Courier (2012) Il corriere della noia

Nei passati giorni di festa CineSony mi ha fatto un regalo: ha mandato in onda nella prima serata del 28 dicembre 2018, dopo una martellante copertura pubblicitaria, un altro filmaccio action di serie Z, inedito e doppiato in esclusiva per il canale.
I pressanti spot televisivi volevano convincerci che Jeffrey Dean Morgan è il nuovo divo d’azione, così come The Courier ci viene presentato come un thriller mozzafiato. Va be’, la pubblicità le spara grosse, si sa, ma forse qui ci sono gli estremi per una denuncia per truffa…
Ma sedetevi e tenetevi forte, che questa fetecchia di film ha una storia incredibile!

La faccia di chi non vede l’ora di ascoltare la storia di The Courier

Anno 2008, esce Transporter 3 ed è chiaro a tutti che il filone è morto: persino la versione slava Russian Transporter (2008) di Oleg Pogodin è più divertente. È chiaro che il personaggio di un tizio che “trasporta” picchiando gente non ha più nulla da dire dopo Transporter 2 (2005), che è uno dei più grandi film d’azione della storia del mondo.
Ma già quando tutto è iniziato, cioè quando nel 2002 il francese Luc Besson fa dirigere ad uno dei suoi adepti un film con coreografie cinesi di Corey Yuen e con protagonista il britannico Jason Statham per quella bomba multiculturale nota come The Transporter, gli americani già stavano lavorando a qualcosa del genere. Cioè un film su un “corriere” (courier) invece che un “trasportatore” (transporter), diretto dal Jan De Bont di Speed (1994) e con nel cast già Brad Pitt prenotato. Però, alla fine, non se ne è fatto niente.

Il progetto di The Courier però rimane sospeso nell’aria finché nel 2008 il terzo film del trasportatore fa così schifo che è chiaro sia arrivato il momento per gli americani di presentare la loro versione.
Il 28 ottobre 2008 IGN.com ci racconta che il giornale specialistico “The Hollywood Reporter” ha annunciato che Derek Haas e Michael Brandt, gli sceneggiatori freschi di Wanted (2008), hanno scritto il film The Courier che si appresta ad essere diretto da Russell Mulcahy, che nella sua vita ha commesso due grossi sbagli: ha diretto Resident Evil: Extinction (2007) e subito dopo ha peggiorato la situazione con Il Re Scorpione 2 (2008). Un terzo sbaglio non si nega a nessuno.
La notizia bomba è che il protagonista di questa storia, cioè di un corriere che fra la Louisiana e Las Vegas deve scovare un pericoloso criminale per consegnargli un “pacco”, mentre i federali danno la caccia ad entrambi, sarà interpretato da Adrien Brody.

Voi direte «Se, lallero»: ma con quella faccia, Brody fa l’action hero? Si mette a fare le scene d’azione come Statham? Andiamo…
E invece è così, come testimonia la locandina che vedete qui in alto, preparata per un film in uscita il 2010 e con Brody protagonista. Solo che quell’anno l’attore esce con film leggermente diversi. Fa l’action hero, sì, ma in Predators, e fa il finto-vero carcerato in The Experiment. Di sicuro, non fa il corriere.

Tipica faccia di chi ha “schivato” il corriere

Nell’ottobre del 2008 tutti i giornali di cinema strombazzano la notizia di The Courier con Brody, e addirittura RottenTomatoes prepara la scheda inesistente del film The Courier (2010). Ma niente, del film scompare ogni traccia, a parte finte locandine sparse.
Cos’è successo dopo quell’ottobre 2008? Non si sa, sicuramente casini di produzione hanno definitivamente fatto arenare il progetto, che minuscole case riescono comunque a completare e a presentare nel 2012 con un attore “tappabuchi”: Jeffrey Dean Morgan.

Fanno a botte per girare ’sto film dal 2008!

Oggi il bravo attore è noto per il suo ruolo di Negan nella serie TV “The Walking Dead”, dal 2016, ma Morgan ha sulle spalle una enorme gavetta di tutto rispetto. Io l’ho conosciuto nello struggente ruolo di Denny in “Grey’s Anatomy” (2006-2009), ho avuto il piacere di vederlo nella prima puntata di “Supernatural” (2005) e l’ho apprezzato in quel piccolo sottovalutato film che è Live! (2007). Per gli amanti dei supereroi, è il Comico in Watchmen (2009), mentre per gli amanti dell’action è il protagonista del divertente The Losers (2010) dove fa il mollicone con Zoe Saldana. (E dove Capitan America fa il doppio finger gun, ma questa è un’altra storia.)
Un attore per tutte le stagioni, per cinema e TV, ma non un nome di grido fino al 2016: neanche il ruolo del sexy investigatore Jason Crouse che fa girare la testa alla protagonista di “The Good Wife” (2015), fra le più ricche serie dell’epoca, gli è servito a raggiungere successo quanto la sua scena della mazza nel Camminamorti (come lo chiama Cassidy).
Quindi Morgan è bravo anche nei ruoli d’azione? Sì… ma The Courier non è un film d’azione. Non è proprio un film…

Presentato in DVD tedesco dal 29 marzo 2012, The Courier deve aspettare il successivo giugno per uscire in patria americana e rimane inedito in home video italiano.

Certo che per fonte potevano usare il Courier…

Morgan dunque interpreta Courier, nel vero senso della parola: così lo chiamano per tutto il film, e onestamente mi sembra una presa in giro. Ma la faccia stralunata dell’attore corrisponde perfettamente al ruolo: a lui non va di recitare e il personaggio non ha bisogno che qualcuno reciti.
Ha un passato turbolento, una figlia piccola e un padre che bla bla bla, tutte stupidate che sappiamo già saranno il suo punto debole: la famiglia rovina sempre l’eroe d’azione.

Tranquilli, non vedremo più la sua famiglia, è solo per craere un po’ di emozione

Arriva un tizio losco (un Til Schweiger parecchio appannato) e lo minaccia: se non consegna una valigetta al terribile criminale Evil Sivle (ma che nome è?) gli spara la famiglia. Così, senza neanche dire “Buongiorno”. Dopo trenta secondi di film già siamo nel vivo dell’azione.
Morgan non si prende la briga di svegliarsi e a occhi chiusi comincia a fare cose da duro: compra armi illegali, mena la gente e zompa di qua e di là. A dieci minuti dall’inizio è già senza fiato: oh, ’ste cose lasciatele fare a Jason Statham, che gli regge la pompa. Così dopo qualche minuto di action tutto finisce, e diventa un thriller psicologico… No, scherzo, è solo una stupidata noiosa.

Oh, ma te lo ricordi Til Schweiger? Che fine ha fatto?

A freddo e senza motivo piombano in scena Miguel Ferrer e Lili Taylor, ve li ricordate? Che fine hanno fatto in questi dieci anni che non li si vede? Qualcosa di brutto, perché portano scritto in faccia l’aver perso la voglia di vivere. Dicono e fanno roba inutile ed escono di scena come due stronzi: oh, scrivete, non facciamo passare altri dieci anni prima di rivederci.

I fantasmi di Lili Taylor e Miguel Ferrer

Morgan sonnecchia, la sceneggiatura è assente ma poi porta il certificato medico, la co-protagonista Josie Ho non si sa perché sia lì e ci rimane solo di scoprire chi sia il cattivone finale. Non sarebbe giusto svelare il colpone di scena finale… no, scherzo, è talmente una bojata che non merita alcuna “segretezza”.
Dopo vari e inutili giri di sceneggiatura, non si sa più chi accidenti sia il cattivo ma di una cosa siamo sicuri: ha la faccia informe di Mickey Rourke

Ora non mi dirai che… tu sei tu?

Salvati, Morgan: non fare la mia fine!

Il regista nazareno Hany Abu-Assad, più noto per il recente Il domani tra di noi (2017), fa un lavoro onesto e non disprezzabile, trattandosi di un prodotto di più che infima levatura.
Ma davvero ’sta robbetta indegna è stata proposta prima a Brad Pitt e poi ad Adrien Brody? Davvero ha girato per anni sulle scrivanie dei produttori? Siamo messi così male?
Crollato velocemente il mito del corriere americano nel 2012, forse si prospetta il ritorno in auge del trasportatore francese? The Transporter Legacy (2015) dimostra che forse è il caso di usare le Poste, invece che i corrieri…

L.

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Orgia di Natale

Una leggera prevalenza del rosso e verde e della “coppia tradizionale”…

E vai con il titolo clickbait per iniziare l’anno acchiappando visualizzazioni in modo furbastro! Ma il titolo è riferito all’orgia di film di Natale che alcuni canali televisivi minori hanno presentato negli ultimi giorni del 2018. Se gli storici canali nazionali hanno ripresentato sempre gli stessi titoli di Natale, identici dagli anni Ottanta con giusto qualche sporadica aggiunta, nuove glorie come CineSony e TV8 hanno invece optato per una soluzione diversa: guardare nell’abisso…

Nel 2016 fa qui nel blog ho iniziato la categoria “Natale” per presentare quei film a tema natalizio meno noti, quelli cioè non replicati mai dai blasonati canali televisivi, ma è una rubrica che è durata poco. Di film natalizi di serie A e B non ce ne sono molti e quelli meno noti sono ancora di meno… questo perché non avevo guardato nella Z.
Ho scoperto in questo periodo che esistono fiumi inarrestabili di titoli natalizi, tanto da poter essere considerato un vero genere: c’è il western, l’horror e il natalizio. Ogni anno piccole case dalla grande distribuzione come MarVista, Hybrid, Asylum e via dicendo sfornano secchiate di film natalizi, che però fino ad oggi non hanno conosciuto una esplosione tale in Italia da poter essere considerata un’orgia. Questo Natale 2018 invece, dalla Vigilia alla Befana, CineSony e TV8 hanno trasmesso almeno quattro film natalizi al giorno, minimo. Così ho potuto avere un assaggio dell’Armata del Natale…

La professionista del Natale è ovviamente Hallmark, canale e casa produttrice che dagli anni Novanta sforna fiumi di film accomunati dai buoni sentimenti e da un grado di “morbidezza” altissimo, visto che la casa è dedicata alle famiglie tenerone e impressionabili. Non sono solo film romance, bensì di ogni genere. Ovviamente la casa ha un vasto repertorio di film natalizi, ma negli ultimi anni ogni casa di serie Z partecipa al gioco: chiama un paio di volti mediamente noti (maschio e femmina), un paio di attrici specializzate in questo genere da far tornare ogni anno – come Haylie Duff e Alicia Witt – e li infila in una storiella di buoni sentimenti a sfondo natalizio. Si ride, si piange e tutti vissero felici e contenti.

Non fraintendetemi, non è una critica. Oggi si è perso il gusto del “genere” e, abituati come siamo a storie-minestrone con dentro tutto, dalla fantascienza all’horror al romance al western, abbiamo dimenticato la narrativa di genere che, almeno in Italia, ha conosciuto grande gloria fino agli anni Ottanta. Finiti poi i lettori, crollata l’editoria, il genere è scomparso ed è rimasto il pastone con dentro un po’ tutto.
Questi film di Natale sono storie di genere, scritte utilizzando paletti fissi – maschio e femmina con dei problemi che finiscono per scontrarsi e poi innamorarsi, circondati da bambini e/o cagnolini teneri (mai i gatti, a cui la bontà natalizia è ignota!) – e variando sul tema. È onesta narrativa di genere e questi film la rispettano, come invece non la rispettano i film che si dicono di altri generi.
Poteva il Zinefilo non sincerarsi di persona della qualità di questi film? Ecco qualche titolo che mi sono ritrovato a vedere.


Una telecamera per due
(Broadcasting Christmas, 2016)

Andiamo, come si fa a resistere? L’attore Z Dean Cain con le sue fossette (ormai pienotte) e Melissa Joan Hart, la storica e divertente Sabrina degli anni Novanta: come fai a non vederti un filmetto natalizio con questi due?

Charlie ed Emily erano una coppia di giornalisti innamorati, ma poi quando solo uno potrà diventare anchorman e la competizione è vinta da Charlie, la coppia scoppia ed Emily finisce in provincia a fare servizi per una piccola rete locale. Ora però una celebre conduttrice di New York è rimasta senza co-conduttore e parte una gara spietata per quel posto: riusciranno Emily e Charlie a gareggiare con onestà… e senza tornare ad innamorarsi?

Onesto e simpatico, non finge di essere un filmone ed è ciò che sembra: un filmetto natalizio pieno di buoni sentimenti e cose belle, anche se non si fa sfuggire divertenti e ficcanti critiche al mondo dello showbusiness moderno. I due attori protagonisti sono a proprio agio con lo schermo, essendo consumati professionisti da decenni, e si divertono a giocare con i propri ruoli.

Non è ovviamente un film che consiglio, non facendo nulla di diverso da ciò che lascia ipotizzare già la locandina, ma appunto questo mi piace: un film onesto, che non se la tira e non ha paura di essere “di genere”, va sempre lodato.


Natale a 4 zampe
(A Belle for Christmas, 2014)

Di nuovo Dean Cain, ma stavolta molto sottotono al fianco di tutt’altra bionda: il mio amore Kristy Swanson. Purtroppo qui l’attrice è chiamata a ricoprire il ruolo di matrigna cattiva, perché stavolta la storia è parecchio di basso livello, essendoci dei minori in campo.
I bambini protagonisti del film non vogliono che il papone si sposi con l’arcigna panettiera, che segretamente vuole sistemarsi con un ricco “pollo”, e quando comprano un cucciolo che poi sparisce, parte la caccia per fermare il diabolico piano della bionda, la quale addirittura vuole sopprimere il cucciolo a Natale!

L’esagerazione pacchiana dei personaggi nasce sicuramente dal fatto che gli americani considerano i bambini degli ebeti e quindi un film a loro rivolto dev’essere esagerato in tutto. Stavolta c’è solo noia, salvata però dal constatare che anche in un ruolo sbagliato la Swanson risplende!


La scelta di Jessica
(Christmas in Homestead, 2016)

Homestead è un paesino di provincia dove non succede mai niente e dove tutti si vogliono bene: il luogo perfetto per ambientare lo sdolcinato film di Natale prodotto e interpretato dall’attrice Jessica McEllis (Taylor Cole), diventata celebre per una fortunata serie di ruoli fantasy. Peccato però che il burbero giovane sindaco Matt Larson (Michael Rady) non veda di buon occhio il clamore mediatico che una troupe cinematografica attirerebbe sul suo paesino: a decidere comunque ci pensa sua figlia, la bambina che lui sta crescendo da solo e che adora la McEllis e i suoi film. Potete scommettere la vostra stella di Natale che fra l’attrice e il sindaco, sotto la cui scorza batte un cuore morbidoso, scoccherà la scintilla.

Malgrado ci sia una bambina nella storia, il che abbassa sempre drasticamente la qualità di ogni prodotto, il film riesce a mantenersi su un certo livello. Simpatiche le trovate di sceneggiatura per condire una storia scontatissima, e il risultato alla fine è onesto e onorevole. Ad avercene di questa qualità, anche di film di altro genere…


Elenco dei titoli

Da quando Evit di Doppiaggi italioti mi ha “contagiato”, anni or sono, raccolgo i titoli italiani che eventualmente i canali televisivi mandano in onda. Visto che questi film di Natale sono tutti rigorosamente inediti in home video e vengono doppiati espressamente per la TV e spesso vantano un titolo italiano “scritto a mano”, ecco l’elenco della mia “caccia di Natale 2018”: prima la tabella, poi le schermate dei titoli italiani a futura memoria.

  • 12 regali di Natale (12 Gifts of Christmas, 2015) – da CineSony 25/12/2018
  • L’albero che salvò il Natale (The Holiday Tree, 2014) – da CineSony 24/12/2018
  • Un amore nella neve (Snowmance, 2017) – da TV8 04/01/2019
  • Auguri di buone feste (Season’s Greetings, 2016) – da TV8 31/12/2018
  • Babbo Natale segreto (On the Twelfth Day of Christmas, 2015) – da TV8 05/01/2019
  • Un bacio sotto il vischio (A Christmas Kiss II, 2014) – da TV8 04/01/2019
  • La boutique di Natale (Sharing Christmas, 2017) – da CineSony 25/12/2018
  • Caro Babbo Natale… (Love Always, Santa, 2016) – da TV8 31/12/2018
  • Un desiderio per Natale (A Dream of Christmas, 2016) – da TV8 05/01/2019
  • Due sotto un tetto (Christmas Getaway, 2017) – da TV8 05/01/2019
  • Fuga dal Natale (Christmas with the Kranks, 2004) – da TV8 29/12/2018
  • La lista dei desideri (Christmas List, 2016) – da TV8 02/01/2019
  • La lista di Natale (A Perfect Christmas List, 2014) – da CineSony 25/12/2018
  • Una locanda per Natale (My Christmas Inn, 2018) – da CineSony 31/12/2018
  • Un magico Cupido (Matchmaker Santa, 2012) – da TV8 05/01/2019
  • Un magico Natale (Christmas Magic, 2011) – da CineSony 26/12/2018
  • Un matrimonio a Natale (A Wedding for Christmas, 2018) – da CineSony 24/12/2018
  • Mi vuoi sposare? (A Christmas Proposal, 2008) – da CineSony 25/12/2018
  • Miss Christmas (Miss Christmas, 2017) – da CineSony 31/12/2018
  • Un misterioso Babbo Natale (Dear Secret Santa, 2013) – da CineSony 25/12/2018
  • My Christmas Inn (My Christmas Inn, 2018) – da CineSony 26/12/2018
  • Natale a 4 zampe (A Belle for Christmas, 2014) – da CineSony 28/12/2018
  • Un Natale da Cenerentola (A Cinderella Christmas, 2016) – da TV8 29/12/2018
  • Il Natale del vero amore (My Christmas Love, 2016) – da TV8 28/12/2018
  • Natale On Air (Naughty & Nice, 2014) – da TV8 02/01/2019
  • Il Natale più dolce (Engaging Father Christmas, 2017) – da TV8 03/02/2019
  • Il negozio del Natale (Hats Off to Christmas!, 2013) – da TV8 31/12/2018
  • Non sono pronta per Natale (I’m Not Ready for Christmas, 2015) – da CineSony 25/12/2018
  • Il paese di Natale (Christmas Land, 2015) – da CineSony 24/12/2018
  • Per sempre Natale (Looks Like Christmas, 2016) – da TV8 26/12/2018
  • Un perfetto film di Natale (A Snow Globe Christmas, 2013) – da TV8 02/01/2019
  • Un principe per Natale (Small Town Prince, 2015) – da CineSony 25/12/2018
  • Ritorno al Natale (Correcting Christmas, 2014) – da TV8 04/01/2019
  • Riuniti a Natale (A Firehouse Christmas, 2016) – da TV8 01/01/2019
  • Un rosa per Natale (A Rose for Christmas, 2017) – da TV8 27/12/2018
  • S.O.S. Natale (Get Santa, 2014) – da TV8 30/12/2018
  • Uno scambio per Natale (Christmas Trade, 2015) – da TV8 30/12/2018
  • La scelta di Jessica (Christmas in Homestead, 2016) – da TV8 29/12/2018
  • Il segreto di Babbo Natale (Christmas at Cartwright’s, 2014) – da TV8 04/01/2019
  • Un segreto sotto l’albero (A Christmas Mystery, 2014) – da CineSony 04/01/2019
  • La sfilata di Natale (A Christmas in Royal Fashion, 2018) – da CineSony 26/12/2018
  • La star di Natale (Catch a Christmas Star, 2013) – da TV8 30/12/2018
  • Una tata per Natale (A Nanny for Christmas, 2010) – da CineSony 25/12/2018
  • Una telecamera per due (Broadcasting Christmas, 2016) – da CineSony 27/12/2018
  • Tornando a casa per Natale (Coming Home for Christmas, 2013) – da CineSony 25/12/2018
  • Le vere luci del Natale (Christmas on Chestnut Street, 2006) – da CineSony 28/12/2018
  • La Vigilia per farli conoscere (Will You Merry Me?, 2008) – da CineSony 02/01/2019

Schermate dei titoli

Cliccate per ingrandire.


L.

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Guida TV in chiaro 4-6 gennaio 2019

Se avete recensito qualcuno di questi film, fatemi avere il link che lo aggiungo alla scheda, così che sarete citati.

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Il 2018 del Zinefilo

Il panettone sullo stomaco mi rallenta e i miei blog in questi giorni di festa vanno a rilento, ma non perché non stia facendo niente: sto utilizzando questi giorni festivi per preparare dei progettini a cui tengo molto, che se tutto va bene infiammeranno il 2019!
Intanto torno a rubare l’idea a The Reign of Ema per fare un consuntivo dell’annata appena trascorsa.


Sguardo d’insieme

Il Zinefilo nel 2018 ha totalizzato 183.105 visualizzazioni, quasi esattamente 50 mila in più rispetto all’anno precedente, quindi non posso che ringraziare di nuovo tutti quelli che mi visitano, e in particolar modo quei 2.332 che hanno cliccato su “mi piace”. Tranquilli, non guadagno nulla da tutto questo, è solo la soddisfazione personale di aver intrattenuto persone che poi in maggior parte sono tornate.


Top Ten

Ho dovuto allungare a dieci i post che hanno ricevuto più visualizzazioni perché le prime tre posizioni sono identiche all’anno scorso: probabilmente questi primi tre post sono finiti in qualche circuito e generano visualizzazioni a manetta che temo non corrispondano a persone reali.
Comunque l’interesse per i coniugi Warren è genuino, visto l’ottimo risultato del mio saggio sulla loro opera, mentre qualcosa mi dice che devo riprendere la rubrica dedicata al WIP (Women In Prison)…

Titolo post Visual
I casi di Ed e Lorraine Warren (Introduzione)

1.815
Boyka: Undisputed (2017) Troppo poco, troppo tardi

1.808
I Spit on Your Grave 3 (2015) Vengeance is Mine

1.752
Death Race 4 (2018) Beyond Anarchy

1.284
[WIP] Caged (1994) Le prede umane

649
Never Back Down: una trilogia che le molla e non molla

556
Mr Crocodile Dundee 1 (1986)

517
[WIP] Violenza in un carcere femminile (1983)

497
Buford Pusser: lo sceriffo a testa alta

485
[WIP] Le prigioniere dell’isola del diavolo (1962)

474

Topless Five

Espressione inesistente che però mi suona divertente: ecco i cinque post MENO cliccati dell’anno.

Titolo post Visual
The Virginian (2014) Il virginiano

97
Stash House (2012) L’assedio di Dolph

98
Tarzan in India (1962) Arriva Tarzanello!

99
[Asylum] Martian Land (2015)

100
The Mummy (1959) Il ritorno di Ananka

101

In conclusione

Ringrazio tutti i visitatori, i commentatori, i “piaciatori” e tutti quelli che mi hanno ispirato post ed iniziative varie. Va be’, diciamo che ringrazio tutti e via.
Il mio proposito per l’anno nuovo è di superare i dati del 2018 come questi superano quelli del 2017 e così via.

Auguri di buon Natale e buon anno: ci vediamo con l’anno nuovo.

L.

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Guida TV in chiaro 28-31 dicembre 2018

Se avete recensito qualcuno di questi film, fatemi avere il link che lo aggiungo alla scheda, così che sarete citati.

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Il giullare del re (1956) Il mio Natale passato

Ieri vi ho parlato dei miei Natali presenti, quindi mi sembra giusto parlare oggi – altrettanto brevemente – di un mio Natale Passato.
Non sono stato in grado di risalire all’anno preciso, le date di messa in onda non corrispondono ai miei ricordi, ma questa non è una ricostruzione filologica. Un mio carissimo ricordo d’infanzia è quello di una Vigilia di Natale passata con Dannye Kaye: magari non è un ricordo affidabile, ma mi piace tenermelo così com’è.

Il problema dei miei Natali d’infanzia è che rispettare la tradizione di aprire i regali alla mezzanotte del 24 dicembre è sempre stata pratica dolorosa, per me: io morivo d’ansia già il 1° dicembre e non vedevo l’ora di iniziare a giocare con i nuovi giocattoli, quindi ogni anno i miei genitori dovevano sudare parecchie camicie per tenermi buono fino alla mezzanotte.
Essendo all’epoca la nostra una famiglia di comunisti mangia-bambini, del valore “cristiano” del Natale e della nascita di Gesù bambino davvero poco ci importava – ma il presepe era sacro, anche se non fatto in modo canonico! – quindi non c’erano motivi per me di aspettare così a lungo per aprire i regali. Inoltre all’epoca raramente si andava a dormire più tardi delle 22.30, quindi onestamente anche il sonno era un ostacolo.
Quel Natale di tanto tempo fa – nel cuore degli anni Ottanta – trovammo un modo per arrivare alla mezzanotte: in TV andava in onda un film con Danny Kaye che, con la pubblicità, arrivava giusto giusto all’ora di aprire i regali. Così mi ritrovai a vedere quel film con la trepidazione e il gusto dell’attesa di qualcosa di bello.

All’epoca l’attore era un mito in Italia e The Court Jester era canterino e colorato come molti dei successi che andavano in TV. Non sapevamo che era tutto vecchiume ormai dimenticato dagli americani, che uscito in patria nel gennaio 1956 e pubblicizzato ad arte dalla Paramount il film era stato un colossale flop, sebbene fatto con un budget altissimo per l’epoca.
Non sapevamo che il genere “medievale” era morto un minuto prima che iniziassero le riprese, anche perché in Italia sarebbe risbocciato più volte e produzioni nostrane avrebbero imperversato ovunque. Il genere in pratica era ancora vivo negli anni Ottanta italiani e quindi quello di Kaye era un film “sul pezzo”, mentre in patria fu un disastro totale e l’attore ci mise tre anni prima di decidersi a tornare sullo schermo.

Il film sbagliato al momento sbagliato, almeno in patria

A dimostrazione che malgrado tutto è un film natalizio, arriva in Italia il 20 dicembre 1956 (probabilmente prima, ma non ho trovato prove) e gira per le nostre sale fino almeno al 1959, dopo di che scompare.
Dal 1981 comincia a girare per le TV ma non dura molto. Scomparso di nuovo nel nulla e ignoto all’home video, riappare grazie alla A & R Productions che lo porta in DVD dal luglio 2010.

Tipico Danny Kaye sognatore dell’epoca

Siamo all’epoca di Roderico l’usurpatore (Cecil Parker), e i ribelli di Volpe Nera (Edward Ashley) si insinuano al castello per rovesciare il trono. La missione è affidata al più incapace dei ribelli, Umberto Hawkins (Danny Kaye), che però per puro caso riesce a prendere il posto di Giacomo da Verona (una comparsata di John Carradine), notissimo giullare che ha accesso alle stanze del re.

Quando c’è da fare i buffoni, gli italiani sono sempre al primo posto…

Spacciandosi come Giacomo, re dei giullari e giullare dei re, Hawkins e la sua amata guerriera Jean (una Glynis Johns più bella del sole) hanno il compito di rovesciare il trono e fermare i piani malvagi del perfido Sir Ravenhurst (un Basil Rathbone in grande spolvero).

Basil Rathbone nella parte del cattivo perfetto

«Norman Panama e Melvin Frank vennero fuori con l’idea di farmi interpretare un tizio che viene ipnotizzato e pensa di essere il più grande spadaccino del mondo. Ora sì che ero nei guai. Ho dovuto imparare la scherma così bene che anche i più esperti fra il pubblico mi trovassero convincente. Servirono mesi di allenamento con il coach olimpico Ralph Faulkner, ma alla fine ci riuscii.»

Questa dichiarazione di Kaye è riportata dal biografo Michael Freedland nel saggio The Secret Life of Danny Kaye (1985) e testimonia la grande preparazione tecnica e perizia dietro il film. Però la biografia racconta anche altro.

La tipica espressione di chi ha un piano e la capacità di metterlo in pratica

La lavorazione è un disastro, le canzoni scritte da Sylvia Fine (moglie di Kaye) non arrivano mai, il sonoro dà mille problemi e bisogna rigirare più volte con un enorme sperpero di denaro. Alla prova costumi tutti scoprono con orrore che Danny Kaye ha delle zampette inguardabili: non può mostrarsi così sullo schermo, così per tutte le riprese indosserà un’imbottitura che gli faccia le gambe almeno umane. L’attore si lamenterà che, per via di quel costume laborioso da indossare, in quelle settimane riuscirà ad andare in bagno solo alle tre del pomeriggio!
Nella produzione ci ha messo soldi anche Kaye e sua moglie, come produttori esecutivi, quindi il flop è un disastro per tutti. Ma nessuno da noi sapeva niente, e il film alla fine si lascia guardare con piacere.

Tranquilli, che la canzone ci tocca di sicuro

Malgrado le solite noiose canzoni che funestano ogni film americano considerato “brillante”, l’umorismo di Kaye alterna gag fisiche a giochi di parole, che secondo me funzionano addirittura anche oggi. Siamo lontani da quel buffone datato e un po’ triste di Sogni proibiti (1947), che faceva davvero il giullare con le vocette e le faccette: qui fa il giullare per finta e l’umorismo risiede in trucchi da attore più consumato.
Divertenti le scene dove recita accanto ad una giovanissima Angela Lansbury, la celebre Signora in… in…

Angela Lansbury, futura Signora in… Rosa?

No, Signora in… Azzurro?

No, Signora in… Bianco?

No, Signora in… Verde? Ma che colore era?

La biografa della Lansbury, Margaret Wander Bonanno, definisce questo film «un buon canto del cigno per quello che può essere considerato il primo capitolo della sua carriera» (Angela Lansbury. A Biography, 1987), indicando che l’attrice è pronta per ruoli più impegnativi che di semplice contorno.

Mentre Angela parte per il suo prolifico futuro, finisce qui questo omaggio ad un mio Natale passato. Non ricordavo nulla del film, se non impressioni che però possono riferirsi alle valanghe di “cappa e spada” simili visti da ragazzino.
Che sia un ricordo falso o meno, rimane un caro ricordo di una Vigilia da bambino, passata con Danny Kaye in attesa di aprire i regali: basta poco, per un bel Natale.

L.

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Oscar (1967) Cinquant’anni di valigie

Che c’entra il Natale con questo film, che non parla di Natale ma al massimo di natalità (supposta)? Ma soprattutto, che c’entra Louis de Funès, il re della risata fino ai primi anni Ottanta con… Sylvester Stallone?

È Natale e siete tutti in altre faccende affaccendate, quindi sarò più breve del solito.
Nel 2013 La7 ha trasmesso questo rarissimo film la mattina di Natale e per puro caso mi sono ritrovato a vederlo, impossibilitato a muovermi. È un film scritto e diretto da Édouard Molinaro, e già questo è un ottimo punto di partenza, visto che gran parte delle commedie francesi con cui sono cresciuto porta la sua firma, ma soprattutto è tratto da un testo teatrale, e questo gli vale altri mille punti. Mantiene la struttura della pièce di Claude Magnier e si svolge interamente in una casa, una classica situazione da «una porta si apre, una porta si chiude: questo è il teatro, questa è la vita», come spiega Michael Caine nel titanico Rumori fuori scena (1992).
Ma ancora di più, il film mi ha inchiodato perché man mano che lo vedevo mi rendevo conto che… Oh, ma io questa storia già la conosco… Ma… sarà mica l’originale di qualche commedia americana? Oh ma… non sarà mica l’originale da cui John Landis ha tratto Oscar, un fidanzato per due figlie con Sylvester Stallone? Sì, è proprio lui. Ma, ovviamente, mille volte superiore.

Cioè… Stallone ha rifatto il mio ruolo?

Uscito in patria l’11 ottobre 1967, già il mese successivo Oscar finisce sul tavolo della censura italiana che rilascia subito il visto senza alcun problema: esce nei cinema italiani, con l’arzigogolato titolo Io, due figlie, tre valigie, il 4 gennaio 1968, quindi faccio ancora in tempo a festeggiare i cinquant’anni del film in Italia!

Il primo passaggio televisivo noto è venerdì 2 settembre 1983 su Rai1, mentre – ignoto al mondo delle videocassette – solo nel 2009 esce in home video, quando la Fox Video lo presenta in DVD.

Una grafica molto anni Sessanta…

Dunque quella mattina di Natale di cinque anni fa per puro caso ho scoperto questo film, ma soprattutto ho scoperto che era appena nata una consuetudine che mi piace ripetere: da allora ogni mattina di Natale mi piace rivedermi questo Louis de Funès doppiato da Stefano Sibaldi (fonte AntonioGenna.net) che fa le sue facce buffe in reazione agli incredibili eventi della storia.

Quella faccia da schiaffi del giovane Claude Rich

Se avete visto Oscar con Stallone conoscete già la trama, Landis ha quasi fotocopiato l’originale, ma in caso contrario eccola in due parole. Christian (un giovanissimo Claude Rich) vuole chiedere la mano della figlia – o almeno di quella che crede essere la figlia – del suo capufficio, il ricco e burbero Bertrand Barnier (Louis de Funès), che ovviamente non darebbe mai la propria figlia ad un misero impiegatuccio. Per convincere l’arcigno riccastro Christian decide di confessargli un “peccatuccio”: per un puro caso, senza volontarietà, negli anni ha rubato una ingente cifra al suo ufficio: se Bertrand accetterà di fargli sposare la figlia, restituirà quei soldi. Una valigia piena di denaro esentasse…
Vi lascio immaginare la reazione del burbero de Funès alla notizia che l’ultimo dei suoi impiegati lo sta spennando da anni…

Andiamo, chi non ha mai derubato il proprio capo?

È l’inizio di una commedia degli equivoci sempre più intricata, perché la figlia del padre non è la figlia del padre, ma di sua madre che non è sua madre ma la moglie di chi non è la moglie, e la valigia piena di soldi di Christian passando di mano diventa una valigia piena di biancheria femminile, che passa di mano in mano man mano – e quante mani? – che gli equivoci crescono e arrivano altri personaggi, tutti manovrati da Bertrand il quale crede di avere in pugno la situazione invece è inerme vittima degli eventi.
Con una recitazione posata dell’intero cast a fare da contraltare alle esplosioni mimiche di de Funès, la commedia cresce d’intensità fino all’eplosione finale, senza che voi siate riusciti anche solo a cambiare posizione sulla sedia: ogni istante è pregno e non riuscirete a distogliere gli occhi dal film.

Qualcuno sta per perdere il lume della ragione

Quando mi leggerete probabilmente avrò già rivisto l’Oscar di Molinaro, perché è un modo delizioso di passare la mattina di Natale. Non posso che augurare a tutti buone feste… e di recuperare assolutamente un film che merita di essere riscoperto e gustato a ciclo regolare.

L.

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Undisputed III (2010) Boyka, il maestro zoppo

So che siete tutti a mangiare il panettone e non mi leggerà nessuno, ma non potevo lasciare “zoppo” questo speciale: dovevo chiudere l’anno con il miglior “maestro sciancato” di sempre…

La settimana scorsa non ho risposto a chi ha ipotizzato che Furia cieca (1989) sia stato il “motore primo” e la naturale conclusione del filone “Maestri sciancati”: è un ottimo film che porto nel cuore… ma il Maestro è un altro. Il Maestro è Boyka.
Non il super-cattivo esagerato di Undisputed II (2006, recensito da La Bara Volante) né il tardivo e insoddisfacente pupazzone di Boyka: Undisputed (2017), bensì il personaggio perfetto di un film perfetto, basato su un canone perfetto trattato in modo perfetto.
Insomma, se non si fosse capito, Undisputed III: Redemption è un film perfetto, e la perfetta conclusione di questo ciclo. (A meno che non saltino fuori altri titoli in futuro.)

Esordito il 17 aprile 2010 all’ActionFest negli USA, il film gira (poco) per il mondo ed è ancora inedito in Italia.

Piccolo titolo, grande film

Il film è la classica parabola di una classica storia attoriale: il giovane che sognava di “sfondare” e ci riesce. Ma ormai lo fa quando il cinema è morto e non può che accontentarsi di essere re del niente.
Dopo anni di piccole parti marziali nei film action di Hong Kong finalmente il londinese Scott Adkins sembrava aver trovato il suo mecenate nell’israeliano Isaac Florentine, erede spirituale del connazionale Menahem Golan ma ormai non è più tempo di Cannon.
Florentine è il re dell’action, quello semplice, scorrevole, quello dei romanzi “maschi” degli anni Settanta e Ottanta trasformato in film. Quello in cui i buoni americani prendono a calci in culo i cattivi di turno, tutti stranieri e possibilmente con degli stracci in testa. Cinema razzista e politicamente scorretto, ma è questa l’anima pulp di un genere che infatti è estinto.

Il cantore di un genere ormai scomparso

Con U.S. Seals II (2001) sicuramente Florentine va totalmente controcorrente: soldati che combattono il terrorismo con le arti marziali? Ma siamo matti? Lui però è convinto e continua, con Special Forces (2003), con scene marziali più simili allo stile di Hong Kong che a quello americano, con attori improvvisati e caratteristi ben sopra le righe, ma il tutto all’insegna dell’azione più azione, spesso addirittura macchiettistica.
Ma chi è quel tizio che vola e sa tirare tecniche da paura? Chi? Scott Adkins? Mai sentito… Il cattivo di Black Mask 2 (2002)? Oh, quel film ce l’ho pure in DVD ma mica avevo capito che l’occhialuto cattivo era occidentale…

Una faccia del genere è sprecata ad Hong Kong!

Grazie a Florentine ma anche a Jackie Chan e Jet Li (nei cui film appare come comparsa marziale), Adkins arriva in America ma l’America non esiste più: il cinema è stato dichiarato morto nel 2005, si fanno solo remake pezzenti o se no vai a girare in Romania con dieci euro. Lì si fa l’action marziale, lì sono finiti tutti i gli eroi d’azione d’un tempo, a morire spiaggiati dove non c’è il mare.
Adkins fa la gavetta più dura, fatta di comparsate invisibili all’occhio umano e combatte come solo un combattente può fare: testa bassa e occhi sull’obiettivo. Riceve un po’ di notorietà facendo a botte con Jason Bourne in The Bourne Ultimatum (2007) ma è niente in confronto al lancio che gli offre Florentine.

Florentine ti mette le aaaaaaali!

Leggenda vuole che finito di vedere Undisputed II (2006), uno dei produttori in sala si sia girato verso Florentine ed Adkins e abbia detto qualcosa del tipo «Ammazza che personaggione quel Boyka, spettacolare! Ma chi è l’attore?»
Adkins è orgoglioso di questa svista, che cioè il produttore non abbia capito che era lui: l’opera di trasformazione sembra semplice eppure è totale. Prendete Adkins in qualsiasi altro film: sembra un cosplayer di Boyka. Perché una cosa è Adkins, un’altra è il Maestro.

Di Boyka ce n’è solo uno

Nato come semplice super-cattivo di un prison movie, un seguito apocrifo e di serie B dell’Undisputed (2002) di Walter Hill, d’un tratto da anonima comparsa Adkins diventa qualcuno, ed incontra anche il suo idolo Van Damme, interpretando il suo antagonista in The Shepherd (2008). È l’inizio di un’amicizia malata.
In seguito Adkins farà il lacchè di Van Damme, racimolando qualche ruolo in film di una bruttezza che toglie il fiato – tipo Universal Soldier – Il giorno del giudizio (2012) – e proverà altre strade: dalla inutile tarantinata come El Gringo (2012) al sociale come Hooligans (2013), e non vale neanche la pena citare i film “normali” dove appare.
Ci sarà tempo per la risalita – perché ogni lottatore cade: tutto sta a tirarsi su e riprendere a combattere – ma quello che conta è la vetta raggiunta prima della caduta. E quella vetta è Undisputed III.

L’apice di Boyka, prima della caduta

David N. White scrive per Florentine sin dai tempi di Special Forces quindi sa cosa vuole il regista israeliano: azione alla Cannon, pulita, chiara, trasparente. Chi se ne frega dei razzismi e dei luoghi comuni, chi vede questi film vuole calci in culo e ottimi motivi per darli. I critici sono pregati di lasciare la sala.
Se già con Undisputed II White si era affidato al classico prison movie in chiave marziale che tanto successo aveva avuto in passato – dal pugilistico Penitentiary (1979) ai divi marziali anni Novanta, che almeno un film carcerario se lo sono fatto tutti – stavolta deve alzare il tiro con un altro canone. Chiamatelo “la vendetta del caduto”, con un’espressione che l’anno prima ha sdoganato Transformers 2 (2009), chiamatelo “la redenzione del cattivo”, da cui appunto il sottotitolo Redemption, o chiamatelo come vi pare. La grande sorpresa del secondo film della serie è Boyka, quindi deve tornare.

Devo tornare? A saperlo mi facevo la barba…

Oh, fermi tutti, ma il secondo film si chiude con il Boyka cattivissimo che rimane a terra con un ginocchio spezzato: qualsiasi lottatore è finito, con una ferita di quel genere. Va bene, Boyka è «the most complete fighter in the world», come egli stesso si definisce con grande modestia, ma farlo lottare con una gamba zoppa… Embeh? Questo è il terzo canone: lottare feriti… E l’epica può esplodere.

«Sei il Re dei Bagni» (cit.)

Quello che entra in scena in Undisputed III è un uomo finito, l’ombra di un guerriero che, con una gamba malandata, pulisce i rifiuti del carcere dove passerà probabilmente il resto della sua vita. È stato cattivo ma ora ha trovato Dio. Perché sappiatelo, non è Dio a trovare Boyka… è lui a stanarLo!
Il personaggio rinasce dalle proprie ceneri, e quando viene organizzato il solito torneo carcerario (PSC: Prison Spetz Competition) lui è pronto. La sua gamba non è al massimo ma Boyka è un Maestro e quindi può combattere anche zoppo. Perché il vero combattente non è chi lotta al massimo delle forze, ma quello che rimane in piedi malgrado le ferite.

Il ginocchio va meglio, grazie per averlo chiesto

In seguito Adkins si affiderà totalmente allo svedeso-thailandese (?) Tim Man, ottimo coreografo ma incapace di gestire il personaggio di Boyka. Nel 2010 per fortuna continua la Trinità marziale che ha reso immortali questi film: un regista visionario (Florentine), un artista marziale divino (Adkins) e un coreografo in stato di grazia: J.J. “Loco” Perry. E se lo chiamano “Loco” ci sarà un motivo.

J.J. “Loco” Perry nei panni di Cyrax in Mortal Kombat 2 (1997)

Qui in Undisputed III la coreografia è affidata a Larnell Stovall – ottimo coreografo che ha tentato anche qualche film marziale da attore – ma le tecniche di Boyka sono riprese da quelle di Undisputed II, che Perry ripete anche nel più blasonato Wolverine: le origini (2009): in quel film Adkins interpreta Deadpool quando combatte contro Logan, e se guardate quella scena finale troverete tutto Boyka.

«I’m the most complete fighter in the world» (cit.)

Come dico sempre, un film marziale è come un concerto: ha bisogno di un ottimo compositore (coreografo), ottimi esecutori (attori marziali) e un ottimo direttore d’orchestra (regista). Se una di queste figure è carente, tutto è rovinato.
Raramente questa Trinità marziale è perfetta: in Undisputed III è perfetta.

Bambini, non ripetete queste tecniche a casa

Si cerca di rimanere legati al tema “pugile nero” che ha dato vita alla serie, chiamando Mykel Shannon Jenkins a fare Turbo, pugile chiacchierone che però è solo una spalla comica (o aspirante tale) di Boyka: è quest’ultimo l’unico, vero, totale protagonista della storia.

Dài, Boyka, che te lo scaldo io il pubblico

È su di lui che punta l’infido Gaga (Mark Ivanir), che non è una cantante bensì il direttore del carcere nonché organizzatore dell’evento. È il solito manager degli incontri illegali del genere pit fight, e in effetti le regole di quest’ultimo genere si fondono in questo prison movie marziale.

Sono Gaga, ma non sono una Lady

Mentre ci si affida al canone più canonico e sullo schermo si alternano detenuti esperti in varie discipline marziali – immancabile la capoeira del mitico Lateef Crowder – il big boss finale può essere solo lui: Raul “Dolor” Quinones, un tronco umano incapace di qualsiasi espressione facciale ma un artista marziale da togliersi il cappello. È il cileno Marko Zaror in grande spolvero, lui che ritroveremo nell’inguardabile ma marzialissimo Il redimimo (2014)!

Questa cosa farà più male a me che a te

Puoi giurarci!

Fra inganni e tradimenti, fra esercizi fatti spalando pietre e combattimenti sporchi, Boyka porterà avanti la sua parabola di redenzione contro tutto e tutti, con la sua gamba malandata che non gli impedisce di eccellere.

L’epica del lottare feriti

Non esiste altra trama del film, è tutto semplice, pulito, trasparente, scorrevole, come l’acqua. L’acqua che però sa spaccare le montagne. Ricordate la celebre battuta di Bruce Lee dalla sua serie “Longstreet”? «Be water, my friend». Non è solo il segreto della marzialità, è il segreto del cinema di genere. Sii semplice e pulito… e spacca le montagne!

Va be’ montagne, ma l’altezza dei lottatori non mi sembra equa

Dal 2010 il mito di Boyka ha invaso il mondo, diventando iconico al di là di Adkins e resistendo a bojate immani come il film del 2017, sbagliato in ogni senso. Boyka è diventata skin nei videogiochi di lotta, meme della Rete e qualche pazzo ne ha scritto anche delle fan fiction in cui combatte contro gli xenomorfi (gente malata!) ma l’aspetto della zoppìa viene dimenticato.

Ma… che ci fa l’arbitro nei combattimenti illegali?

Diventando icona della lotta, Boyka ha perso l’aspetto principale della disciplina del combattimento: il lottare feriti. Difficilmente in un qualsiasi incontro, di qualsiasi stile, i lottatori rimarranno freschi e in forze fino alla fine, anzi dopo già pochi secondi è messa a dura prova la capacità di entrambi di resistere e tenere duro. In Undisputed III Boyka ha aperto una parentesi nella sua “vita narrativa” per dimostrare che non basta essere “il più completo lottatore del mondo”, per essere definito un campione: bisogna anche saper combattere sciancati, per essere un Maestro.

Sento come… se ci fosse Boyka alle mia spalle!

Con forse il meno sciancato dei tanti Maestri che abbiamo incontrato, chiudo questo ciclo dedicato a chi non si lascia fermare da una menomazione fisica e continua a combattere.

Un saluto al Maestro Zoppo

L.

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Nunchaku al cinema: Big Stan (2007)

Per puro caso ho scoperto l’esistenza di Big Stan (2007), film di piccole e ignote case produttrici che risulta misteriosamente inedito in Italia: eppure il nostro Paese ha sempre dimostrato immotivato entusiasmo per la vis comica di Rob Schneider, che qui se la suona e se la canta. Inoltre, Kill Bill prima e la notizia della sua morte poi hanno risvegliato in quel periodo nei distratti italiani la nozione dell’esistenza di David Carradine, attore che molti citano senza aver mai visto se non uno o due titoli della sua sterminata filmografia. Ovviamente senza neanche ricordarli, pur considerandolo un mito.

Schneider produce, dirige ed interpreta – insieme a parenti ed amici – un film cucitogli addosso da Josh Lieb, autore televisivo (soprattutto del “Tonight Show” di Jimmy Fallon) prestato per poco tempo al cinema.
Il risultato è una storia talmente sopra le righe, talmente assurda… da fare il giro e diventare divertente.

Anticipando Duri si diventa (2015), più strombazzato ma meno divertente, questo film ci racconta di Stan (Schneider, appunto) che a forza di fare vendite immobiliari particolarmente spregiudicate finisce per essere condannato alla galera. E non siamo ancora alla crisi del 2008, quando l’America ha scoperto che anche gli affaristi potrebbero finire in galera (tranquilli, non ci sono finiti, però si sono messi paura), e Stan fa quello che una persona qualunque farebbe, sapendo che presto dovrà passare del tempo in prigione: si fa sodomizzare dalla fidanzata…

Tre saponette e un laccio di scarpe fanno miracoli marziali!

Il cinema ci ha insegnato che in qualsiasi prigione americana si viene picchiati e stuprati, tanto perché poi si parla di quanto siano brutte quelle degli altri Paesi, così Stan si vuole preparare. Preso confidenza con un dildo di proporzioni johnholmesiane – tanto che il suo ano farà spaventare una delle guardie addette alla perquisizione corporale – passa poi ad irrobustirsi con lezioni di arti marziali.
Non si trova bene con il mitico Simon Rhee, che fa il divertente cameo di un maestro marziale antipatico, che picchia Stan cacciandolo dal corso. Avrà da pentirsene, perché il nostro eroe si rivolge a ben altro maestro: un personaggio che si chiama appunto The Master, Carradine.

Uatà 1

La parodia dei maestri marziali è banalotta, con David che sfonda muri con le dita e menate varie, ma il divertente è che… funziona! Stan diventa il duro più duro in città, va in galera e comincia a massacrare energumeni grandi tre volte lui. In un solo giorno diventa il re del gabbio, anche se in realtà la sua prima vittima è il minutissimo Henry Gibson, celeberrimo caratterista di miliardi di film che ci ha lasciati nel 2009, tre mesi dopo Carradine. In effetti è un po’ il film dei morti… Vogliamo infatti aggiungere che il 6 ottobre scorso è venuto a mancare Scott Wilson, che qui fa il direttore?

Uatà 2

Nell’immancabile scena dell’aggressione sotto la doccia Stan è pronto: ha preso tre saponette e le ha unite con un laccio per le scarpe. Il nunchaku è pronto!

E la prossima volta, le saponette diventano sei!

Chiudo notando che il cuoco della prigione è il maestro Dan Inosanto!

L.

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