Escape Velocity (1999) Velocità cosmica

Altro esempio di filmaccio di serie Z introvabile e visibile in lingua italiana esclusivamente su Prime Video: in realtà nessuno dovrebbe vedere Escape Velocity, uscito nelle videoteche americane nel 1999 e girato nei peggiori spazioporti dell’universo, ma chi è affetto da Z acuta non può mancare questa occasione.

Ignoto a qualsiasi distribuzione nostrana, Prime Video presenta il film con il discutibile e traballante titolo di Velocità cosmica.

Un filmaccio che potete trovare solo sulle peggiori piattaforme spaziali

Siamo nel 2047, che magari nel 1999 sembrava un futuro lontano ma oggi, vent’anni dopo, è chiaro che tutte quelle invenzioni fantascientifiche non avverranno mai in tempi così brevi.
Nel carcere militare di Mesa Verde, nella Death Valley, sta per essere giustiziato il peggior criminale che memoria umana ricordi: Lee Nash, la cui colpa più grande è avere la faccia da schiaffi del canadese Peter Outerbridge

Già solo per ’sta faccia si merita la pena di morte

Lee Nash è bastardo dentro, ha commesso crimini efferati e quando gliene viene chiesto il motivo risponde: «Mi stavo annoiando». Ah, che mascalzone! Alla fine però non gli viene imputato l’unico vero crimine contro l’umanità che ha commesso, cioè partecipare a questo film!
All’ultimo secondo viene liberato dai suoi complici, una banda di cerebrolesi che immagino fosse nota nella galassia come Gli Astuti. Snocciolando battutine e sparando a tutto spiano i criminali evadono a bordo di capsule di criosonno. E guardate che fuggire dormendo è davvero un colpo di genio!

Dalla faccia, questo è uno degli Astuti

Malgrado la palese intelligenza che sprizza dai volti dei criminali, qualcuno sbaglia qualche calcolo e le loro capsule rimangono a vagare nello spazio per quindici anni, ritrovandosi su una rotta che sta per portarli tutti a friggere dentro una stella. Poco male, l’umanità non sentirà la mancanza di questi geni, ma il problema è che intorno a quella stella sta orbitando l’osservatorio solare Harbinger, dedito allo studio della gigante di fuoco.
A bordo di una nave sperduta nell’universo servirebbe avere una situazione distesa fra l’equipaggio, invece qui sembra una bomba ad orologeria. Il responsabile della missione è il capitano Cal (Patrick Bergin), che data la povertà di mezzi invece di strumentazioni fantascientifiche… ha il tavolinetto dell’asilo su cui fingere di fare le sue robe.

Il capitano alla sua Postazione Chicco

Insieme a lui c’è la moglie Billie (Wendy Crewson), anche lei scienziata, e a chiudere il quadretto familiare abbiamo la figlia di lei e figliastra di lui, Veronica detta Ronnie (Michelle Beaudoin). In pratica il ritratto della “famiglia moderna” (cioè incasinata) costretta a vivere nello spazio profondo e a consumare i suoi piccoli drammi nei corridoi di una nave.
A peggiorare le cose arriva l’incontro con le navette fluttuanti dei criminali dormienti.

Ah però, le cinture di sicurezza da letto: roba di classe!

Non ho capito perché risvegliano solo Lee, comunque inizia una tipica situazione da “famigliola di Frontiera incontra sconosciuto di cui non sa se fidarsi”, e qui Paul Birkett – futuro autore del demente Progetto Mindstorm (2001) ma anche del divertente Crash Landing (2005) e dell’ottimo Altitude (2010), per non parlare dei suoi filmacci Meteo Apocalypse – avrebbe gioco facile: gli basterebbe copiare il capolavoro Ore 10: calma piatta (1989) di Phillip Noyce, tanto più che i protagonisti sembrano fotocopie (sbiadite), e porterebbe a casa il risultato. Invece no.
O meglio, lascia intendere che avrebbe la possibilità di rifare quel grande film ma sceglie di non farlo, preferendo la vacua nullità. Oh, ci vuole coraggio a far sapere di essere un cialtrone: massimo rispetto!

Sulle basi spaziali si cena sul tavolino di plastica dell’Ikea

Dopo mezz’ora di film a sorpresa vagamente dignitoso, tutto crolla quando Lee smette di far finta di essere un innocuo naufrago spaziale e comincia la guerra a bordo dell’Harbinger, con gli attori che corrono nell’unico metro di corridoio che hanno a disposizione. Sembra di essere tornati al cinema muto, quando Chaplin correva su un tappeto mobile inseguito da un poliziotto: ora si corre su fondali pezzenti e il risultato è decisamente inferiore.
Sorvoliamo poi sul fatto che mamma Billie d’un tratto diventa Ripley sotto steroidi e fa fuori tutti senza battere ciglio, usando i condotti d’areazione per spostarsi nelle varie sezioni dell’astronave.

Venite, stronzetti, che mamma Ripley vi sistema a dovere

Logica avrebbe voluto che Lee risvegliasse i suoi complici per impossessarsi della nave e andarsene, visto che è stato informato di come la stella sia per esplodere, invece no: sveglia i suoi complici ma solo per impegnarli a morire cercando la famigliola. Scusa, perché prima non vi allontanate dal sole morente? Eh, ma così sarebbe troppo facile.
Intanto Patrick Bergin ancora si chiede perché l’abbiano chiamato in questo film se non fa una mazza di niente dall’inizio alla fine.

Ehm, scusa, guarda che se spari perdi almeno cinque denti!

È un peccato che la seconda metà del film sia il vuoto totale, perché la prima era ancora dignitosa, per di più con dei corridoi d’astronave dalle pareti “romboidali” che mi ricordano tanto Aliens (1986): magari è una pura coincidenza, ma mi basta poco per dare qualche voto in più a un film. Così questo da zero passa a uno!

A me basta un “corridoio alla Aliens” per aumentare il voto a un film

Ho parlato dei grandi effetti speciali? Ecco, ci sarà un motivo, no? I fondali straordinariamente spogli – ci saranno al massimo due lucine di Natale in questa base spaziale! – vengono controbilanciati da una bella grafica spaziale, con astronave e sole morente: qualcuno della produzione aveva delle belle gallerie nel PC di casa.

Va’ che effettoni specialoni!

Un film demenziale e povero di tutto, in primis di Bergin assente ingiustificato, ma alla fin fine vedere in italiano un film introvabile in questa lingua fa sempre piacere. Perciò… grazie Prime Video per la nostra Z quotidiana!

L.

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13 risposte a Escape Velocity (1999) Velocità cosmica

  1. Madame Verdurin ha detto:

    La postazione Chicco, le cinture di sicurezza da letto (si sa mai…), il tavolo Ikea… come sempre mi fai iniziare bene le giornata, grazie Lucius! Perchè nello spazio nessuno può sentirti fare “ZZZZZ” XD

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  2. Cassidy ha detto:

    “Ma questa è la fiera del precotto” (cit.) va bene citare Alien, ma l’autostoppista spaziale pericoloso tirato a bordo no, non come scusa per fare (male) un thriller nello spazio. Ma poi Mesa Verde? Come la banca di “Giù la testa” di Leone? Gusti cinematografici giusti ma messa in scena sbagliatissima 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ecco, hai detto bene: è come se gli autori avessero visto i film giusti, li volessero citare in qualche modo ma riescono a sbagliare tutto!
      Fare una base spaziale con un tavolo e una brandina non è facile, lo capisco, ma il problema di questo film sta tutto nella storia, non nella povertà di mezzi. Per di più avere a bordo Patrick Bergin e fargli fare da tappezzeria è un peccato capitale.

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Gran bel dramma da tinello nello spazio XD
    Se hai solo una stanza e un corridoio, forse è il caso di puntare meno sull’azione e più sulla psicologia ^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti se avessero continuato a scopiazzare “Ore 10: calma piatta” sarebbe venuto fuori un bel prodottino, con il misterioso naufrago spaziale che tesse la sua trappola psicologica separando marito e moglie, invece hanno pensato “facciamo correre gli attori di qua e di là, che è meglio”…
      Peraltro nello stesso periodo il povero Walter Hill stava naufragando nello spazio con il suo “Supernova”, guarda caso con un naufrago spaziale recuperato da un’astronave.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    GraZie Lucius e graZie Prime Z…ehm, volevo dire Prime Video!
    La raZione di Z in questo film è talmente potente che soffro di “allitteraZione da Z”!
    E in questa Zuppa Zinefila metto l’ingrediente principale, che mi ha sollaZZato in modo mirabile: la PostaZione Chicco!!! 🙂

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  5. Austin Dove ha detto:

    che trash lol
    invece, pensa a quello pensavano potesse essere il nostro presente in ritorno al futuro…

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  6. Giuseppe ha detto:

    Sicuramente qualcuno della produzione aveva delle belle gallerie nel PC, ma ho i miei dubbi che fosse quello di casa, perché l’essere un PC di proprietà privata avrebbe significato che qualcuno i soldi per comprarlo ce li aveva… e i soldi, in “Escape Velocity”, sono praticamente assenti da ogni singolo fotogramma (se poi ti incaponisci a puntare tutto sull’azione -costosa, in genere- invece che sulla psicologia vuol dire che te la vai proprio a cercare) 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti sarebbe stata una mossa più furba buttarla sul “thriller psicologico”, più economico, ma certo poi ci sarebbe stato bisogno di qualcosa di inconcepibile come una sceneggiatura: capisci che correre per un corridoio di un metro per un’ora è più facile 😀

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  7. Zio Portillo ha detto:

    Se lo intitolavano “Velocità Smodata” vincevano tutto e forse una possibilità gliel’avrei pure data.
    Voto zero al tizio del marketing!

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