La Storia e la Finzione: Dyatlov Pass

Questa volta l’etichetta “La Storia e la Finzione” è messa a dura prova: tecnicamente questo post rispecchia le precedenti puntate della rubrica (Indianapolis, Dunkirk e Experiment), con un vero evento storico – raccontato mediante l’aiuto di un libro di saggistica – confrontato con la finzione che ne è stata tratta. Solo che stavolta il “vero evento storico” è un mistero irrisolto che dopo più di cinquant’anni custodisce ancora tutti i propri segreti…

Nel mezzo del nulla: luogo perfetto per un mistero!

Diciamoci la verità, i misteri sono affascinanti e intriganti quando non c’è alcuna speranza di risolverli, quando cioè gli elementi sono così intricati e conflittuali che non potrà mai esistere una soluzione definitiva. E mai esisterà una soluzione definitiva del Mistero del Passo Dyatlov (o The Dyatlov Pass Incident, com’è noto nei paesi anglofoni).

Io non ne avevo mai sentito parlare prima del 2013, quando ho visto con i sottotitoli il film The Dyatlov Pass Incident di Renny Harlin, giunto in Italia il 20 aprile 2017 in DVD e Blu-ray grazie a Midnight Factory, con il titolo Il passo del diavolo.

La ricostruzione ragionata degli eventi l’ho letta per la prima volta nell’ottobre 2016 su Nocturnia di Nick Parisi, un testo spettacolare che vi consiglio caldamente (prima, seconda e terza puntata) perché è raccontato in modo da far crescere la tensione, sfruttando bene i vari sotto-misteri della vicenda.

Per questo post ho comprato in digitale e letto La montagna della Morte. L’Incidente del passo Dyatlov (Mountain of the Dead. The Dyatlov Pass Incident, 2013) di Keith McCloskey, Enigma Edizioni 2017. Sebbene ricchissimo di informazioni, la narrazione non è affascinante come quella di Nick: è più un’analisi asettica, sebbene ottima e soddisfacente. Purtroppo un pessimo editing italiano fa sì che il libro sia ampiamente disseminato di errori: ci sono alcuni paragrafi incomprensibili, per quanti errori di battitura ci sono! Va bene che costa “solo” 5 euro, ma magari una seconda lettura gliela si poteva anche dare…

Di seguito farò un riassunto del “mistero” basandomi sulla ricostruzione del citato saggio, quindi troverete anche particolari non trattati da Nick. Il Dyatlov Incident è così strapieno di sotto-misteri che si possono seguire molte piste diverse…
Ho evitato il più possibile di usare le foto dei cadaveri dei ragazzi trovati sulla neve: ne potete trovare a volontà su Google digitando “Dyatlov”…

Il mistero del Passo Dyatlov

Le uniche informazioni certe che abbiamo sull’incidente di Dyatlov ce le raccontano i protagonisti stessi, attraverso i diari che sono stati ritrovati: solo loro sanno se in essi hanno scritto la verità.
(Durante l’escursione hanno tenuto a più mani anche un “giornale scherzoso” in cui hanno scritto frasi come «Ora sappiamo che esistono pupazzi di neve», che hanno scatenato molta immaginazione: invece di “pupazzi di neve” alcuni traducono “uomini della neve”… cioè Yeti! Vi lascio immaginare la quantità di speculazioni che questo ha comportato.)

Nel gennaio 1959 Igor Dyatlov guida una spedizione di dieci giovani studenti universitari escursionisti in un luogo ben poco ameno: quel luogo di scampagnate sugli Urali, nel cuore della Russia e al confine fra Europa ed Asia, che oggi porta il nome di Dyatlov Pass. La spedizione doveva essere composta da undici persone, ma Nicolai Popov perse il treno e non poté parteciparvi: ringrazierà quel disguido per il resto della vita.

Igor Dyatlov, al centro, si prepara a guidare una spedizione verso il mistero

Le annotazioni sul diario della spedizione si interrompono il 1° febbraio, ma sappiamo che secondo accordi presi prima della partenza entro il 12 febbraio Igor Diatlov dovrà spedire a casa un telegramma che dia la conferma che sono tutti sulla strada del ritorno: quel telegramma non arriverà mai.
Mentre la burocrazia sovietica fa di tutto per tergiversare, le famiglie dei ragazzi premono perché si mandi qualcuno a controllare, finché verso il 20 di febbraio parte una spedizione. Non è facile passare al setaccio impegnative zone di montagna piene di neve, quindi un aiuto sarebbe gradito: forse però gli uomini dell’Università non si aspettavano così tanto aiuto.
Siamo nel cuore della Russia, in una zona strapiena di basi militari, centri di ricerca non sempre di specchiata attività, di gulag pieni di criminali (anche politici), una zona che se da una parte è una nota meta turistica per escursioni, dall’altra… sarebbe meglio non andarci mai.

Il primo ritrovamento, che solleva più domande che risposte

Con un dispiegamento di mezzi sospettosamente esagerato per la situazione, le ricerche procedono e il 25 febbraio un certo Karpushin, con un aereo a bassa quota, avvista dall’alto una tenda con accanto due cadaveri, un uomo e una donna. Strano, un geologo di nome Titov era passato nello stesso identico punto il giorno prima… e non c’era niente.
I soccorritori guidati da Boris Slobtsov il 26 febbraio raggiungono il luogo dell’avvistamento e trovano la tenda degli escursionisti, dilaniata. Non viene avvistato alcun cadavere e tutti si dicono che l’aviatore Karpushin si è sbagliato, ma lui non la pensa così. Un accordo di non divulgazione chiude la bocca all’aviatore per decenni, finché nel 2004, all’età di 81 anni, si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa rilasciando un’intervista al quotidiano “AIF-Ural”. Al quale conferma di aver visto distintamente due cadaveri, quel 25 febbraio, malgrado il giorno dopo nessuno li trovò… almeno non nel punto indicato.

Il mistero della tenda squarciata

Tornando alla tenda ritrovata, l’aspetto incredibile è che era stata sventrata dall’interno, come se chi stava dentro ad un certo punto avesse sentito un bisogno urgente di scappare fuori senza passare per l’apertura. (Che in quel modello era costituita da bottoni e non da chiusura lampo: a “sbottonare” la tenda si sarebbe impiegato del tempo che forse i poveri giovani ritenevano di non avere.)
In realtà il mistero è un altro ma pochi gli presteranno attenzione: la tenda è montata in modo sbagliato, esattamente al contrario di come Dyatlov e i suoi hanno dato prova di saper montare, stando alle foto del gruppo ritrovate nella loro macchinetta. Alcuni elementi della tenda erano montati male e c’era una racchetta da neve che non apparteneva a nessuno dei ragazzi. Era come se quella tenda fosse stata montata da qualcuno lì al volo, e in effetti il giorno prima non c’era…

Cominciano i tristi e macabri ritrovamenti

I soccorritori non si mettono a riflettere sul fatto che ci sia una torcia appoggiata sulla tenda, una torcia priva di neve mentre la tenda ne è strapiena, e giustamente si mettono a cercare superstiti.
Non stiamo parlando di investigatori professionisti, nessuno pensa a preservare la scena, a studiare e segnare le impronte o altro: cominciano tutti a camminare di qua e di là, cancellando qualsiasi traccia. D’altronde bisogna sbrigarsi, se si vuole trovare qualcuno vivo. Peccato però che nessuno verrà trovato vivo.

Momenti di svago e divertimento, prima della tragedia

Da fine febbraio al maggio successivo verranno trovati tutti e nove gli escursionisti. Il decimo, Yury Yudin, aveva abbandonato il gruppo un paio di giorni prima perché era troppo ammalato per continuare: passerà il resto della vita dilaniato dal senso di colpa per essere sopravvissuto e a chiedersi cosa sia successo ai suoi amici.
Incidenti del genere non sono certo rari nella zona, dove peraltro vivono orsi e lupi che, se affamati, sono molto pericolosi e ogni anno uccidono qualche incauto viaggiatore. Il problema con i nove cadaveri è che… non esiste una spiegazione logica ed omogenea di come siano morti.

Locandina del film del 2013
che esalta uno dei misteri:
perché erano tutti svestiti?

L’elemento che salta subito agli occhi è che sono mezzi nudi: perché degli esperti escursionisti, che avevano più e più volte affrontato imprese simili, sarebbero scappati in fretta dalla propria tenda riscaldata rimanendo svestiti – e per lo più scalzi! – in una rigida notte con 26 gradi sotto zero?
Tecnicamente sono tutti morti di freddo, ma il problema è come siano arrivati a quel tipo di morte.
Ma ci sono interrogativi ben più inquietanti.

Perché una delle due donne è senza lingua? Perché due cadaveri sono senza occhi? Perché alcuni hanno diverse costole rotte senza però avere il minimo segno di violenza sul corpo?
Si potrebbe andare avanti a lungo: ogni particolare di ogni cadavere non trova spiegazione. Neanche la loro posizione, che ad alcuni farebbe venire in mente questa ricostruzione: dopo una iniziale fuga, i nove stavano tentando di tornare alla tenda, senza riuscirci. Cosa lo impediva loro?
Altri, invece, credono di vedere segni evidenti che i nove cadaveri sono stati messi lì dopo la morte.

Il caso viene subito archiviato e il Governo non se ne occupa più, ma ovviamente tutto il Paese comincia a fare domande su domande. Affermazioni, smentite, prove, contro-prove, cambi di parere, cambi di testimonianza, prove che spariscono, prove che appaiono, dati che mutano in corso d’opera, oggetti che vengono trovati sul posto e che non dovrebbero esserci e che subito dopo viene detto che in realtà non c’erano. Ancora in tempi recenti, prima della morte nel 2013, al sopravvissuto Yury Yudin hanno fatto vedere le foto dei materiali appartenuti ai nove ragazzi perché indicasse la proprietà di ognuno: alcuni oggetti Yudin ha affermato di non averli mai visti prima. Oggetti che sono stati fotografati sul posto e che alcuni affermano essere di fattura militare.

Questo è un mistero che ho scoperto io:
è un “uomo allungato” quello in fondo?
Capite quanto è facile trovare misteri ovunque?

La tesi che immediatamente prende il sopravvento è quella degli UFO: che siano astronavi, che siano luci misteriose – tesi rilanciata in anni recenti per via di testimonianze oculari in zona – che sia qualsiasi altra cosa, l’intervento degli alieni va per la maggiore. Purtroppo non spiega minimamente il dedalo dei misteri trovati sui cadaveri.
Trattandosi dell’Unione Sovietica, la seconda tesi più ovvia è il KGB, altra sigla di tre lettere che evoca misteri senza risposta. Perché però i servizi segreti avrebbero dovuto far fuori nove ragazzi in gita? Qui inizia un altro sotto-mistero…

Mappa dei ritrovamenti

Il fascicolo della polizia chiuso nel marzo 1959 rimase secretato fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, quando finalmente i tanti appassionati di Dyatlov – chiamati DIE (Dyatlov Incident Experts) – ebbero la possibilità di andarlo ad aprire per studiarlo. Non fu il contenuto del fascicolo a stupire i lettori, ma la sua copertina, che riportava la data in cui era stato aperto: 6 febbraio 1959. Una data impossibile.
Tutti aspettavano informazioni da Igor Dyatlov il 12 febbraio, organizzando poi i soccorsi solamente il 20 febbraio… come faceva la polizia ad aprire un fascicolo sulla sua morte il 6 febbraio? A soli cinque giorni di distanza dall’ultima traccia di Dyatlov in vita…

Per carità, sicuramente è una svista nello scrivere la data, ma il sospetto rimane. Il sospetto che questo gruppo di dieci studenti troppo vivaci, che andavano in giro a fotografare tutto, che magari in mezzo alla Taiga hanno scattato una foto di troppo o hanno visto qualcosa che non dovevano vedere, sia stato un problema poi risolto alla radice da ambienti vicini al Governo. O comunque coperti da esso. (Ogni richiesta di indagine sul caso verrà sempre rifiutata da qualsiasi autorità sovietica.)
Si trovavano in una zona ad altissima densità di basi militari, nella stessa zona dove esattamente vent’anni dopo ci fu un incidente che inondò i campi vicino di antrace, lavorata di nascosto da strutture segrete. Sarebbe bastato un attimo perché Dyatlov e i suoi avessero visto qualcosa, ma l’ipotesi finale potrebbe essere ancora più crudele.

Le ricerche dei corpi in un territorio non proprio agibile

Il 20 marzo 2003 un certo Shimon Davidenko se ne esce con dichiarazioni esplosive alla rivista “Evreiskii Kamerton”: io ero con Dyatlov e gli altri, quella notte; sono l’unico sopravvissuto all’incidente e non so perché nessuno mi sia mai venuto a cercare.
Difficile credere al racconto del 2003 di Davidenko, già interrogato nel 1959 senza che venisse fuori il fatto che era con il gruppo di Diatlov. D’un tratto a più di quarant’anni di distanza può raccontare per filo e per segno tutto quanto è successo la notte fra il 1° e il 2 febbraio 1959: lui e gli altri sono stati costretti ad uscire dalla tenda spinti da una forza psichica a cui non sapevano resistere. Lui è sopravvissuto perché era l’unico vestito del gruppo, così ha raggiunto una casa lì vicino (ma vicino dove? Erano a decine di chilometri da qualsiasi civiltà!) e si è salvato, mentre gli altri sono stati meno fortunati.

Non vale la pena stare ad indagare di più su questo racconto, più vicino alla fantasia che alla testimonianza, ma quel che conta è che Davidenko dà la colpa dell’avvenuto ad un gas: un’arma batteriologica che mandava in tilt le menti delle sue vittime. Dyatlov e gli altri si sarebbero trovati per caso in una zona in cui venne lanciato quel gas, o più semplicemente che ci finì per sbaglio, così come nel 1979 l’antrace finì per sbaglio sulle povere mucche di un pascolo della zona. In quest’ultima data morirono più di sessanta persone e il Governo mise tutto a tacere: figuriamoci che problemi c’erano con solo nove ragazzi…

  • Basi militari da cui partono aerei segreti i cui bruciatori assomigliano, di notte, alle famosi luci in coppia che molti hanno dichiarato di aver visto;
  • Esperimenti segreti su nuove armi lancia-onde in grado di uccidere mediante ferite interne e stordimento;
  • Un nuovo gas che faccia perdere il controllo e faccia correre la gente di notte, al freddo, fino a morire congelati;
  • Alieni che sbarcano in una zona più isolata possibile per fare… boh, niente, e poi volarsene via;
  • Lo Yeti che riesce ad uccidere dieci ragazzi, giovani e in piena forma, i cui corpi non mostrano segni di lotta, senza lasciare che giusto un paio di lividi sui loro corpi, senza rubare provviste e senza lasciare la minima impronta;
  • Lupi, orsi e vari animali feroci, che uccidono i giovani perché hanno fame… e però non danno neanche un morso ai loro corpi;
  • Evasi dai vari gulag che uccidono i giovani non si sa come e non rubano niente che potrebbe essere utile alla fuga;
  • I militari, o qualcosa di simile, che fanno fuori i ragazzi perché hanno visto (o addirittura fotografato) qualcosa che non dovevano, inscenando poi al volo il posticcio sito con la tenda montata male e i corpi posizionati in modo che sembrassero semplici vittime del gelo.

Scegliete pure l’ipotesi che vi piace, e sicuramente ne troverete altre mille diverse: io, dovendo scegliere, propendo per l’ultima. Non perché trovi intriganti le storie con i servizi segreti che “ripuliscono” testimoni scomodi, tutt’altro, ma perché fra le varie ipotesi proposte è quella più plausibile e che soprattutto sembra spiegare tutti i sotto-misteri.
So che gli alieni sono più affascinanti, quindi capisco che venga più naturale optare per gli UFI…

Il vero mistero del Passo di Dyatlov è che non sia diventato un film molto prima del 2013, quando se ne interessa un disperato Renny Harlin.
Il bravo regista finlandese dopo essere esploso con Die Hard 2 (1990) e Cliffhanger (1993) era pronto a conquistare Hollywood, ma visto che Renny ama la montagna dovrebbe sapere che la vera sfida di sopravvivenza non è nella salita bensì nella discesa: e Renny ha cominciato subito a crollare. A crollare male. Dopo il grave errore di Corsari (1995) è stato un capitombolo generale.
Prendete la sua filmografia e sfogliatela: è una slavina inesorabile di titoli noti ma fallimentari, diretti benissimo ma con sceneggiature da schiaffi in faccia, con bravi attori ma tutti sbagliati. Il bravo Renny purtroppo ha la maledizione del regista: è un genio visivo che incappa continuamente in storie sbagliate.
E Dyatlov è la più sbagliata delle storie.

Per raccontare un mistero senza soluzione ci sono solamente due opzioni: o lasci il mistero irrisolto o ti inventi una soluzione. In entrambi i casi bisogna essere dannatamente bravi per creare qualcosa di migliore della semplice esposizione di un mistero affascinante.
Visto che Renny da vent’anni ha problemi di sceneggiatura, e visto che ha per le mani un mistero molto intrigante e soprattutto relativamente nuovo per il pubblico occidentale – a cui non sono arrivati gli echi di cinquant’anni di ricerche e ipotesi russe – l’unico modo per giocare bene le sue carte e tornare in pista è chiamare uno sceneggiatore d’acciaio. Così chiama Vikram Weet, un tizio che porta i caffè sui set mentre si gira, e a lui affida la sceneggiatura…

Eccoci tutti pronti a fallire!

Con la stessa capacità di giudizio di quando George Clooney accettò di interpretare Batman – della qual cosa l’attore ancora chiede perdono ai fan – Weet decide di spiegare in 50 secondi un mistero che dura cinquant’anni, in un roboante e confusionario fiume di informazioni squinternate, così da aprire lo spettacolo coi fuochi d’artificio: se uno spettatore rimane seduto dopo l’inizio peggiore che un film possa avere, allora è “catturato”.

Prima ancora di capire di che accidenti di “mistero” si tratti, ci viene sparato in faccia un paradoxical undressing, che un doppiaggio itanglese traduce con un «Undressing paradossale» che purtroppo è attestato dalla sempre più pessima Wikipedia: perché dire e scrivere “svestimento paradossale” fa tanto provinciale…
Invece di spiegarci bene la spedizione di Dyatlov, il ritrovamento e i problemi che ne derivano, l’antipatico saccentino inquadrato – non mi va neanche di capire che attore sia – ci spiega che ad un certo punto della morte per congelamento può capitare che la vittima abbia una falsa sensazione di caldo tanto da spingerla a spogliarsi: ecco perché i ragazzi del Passo Dyatlov sono stati trovati mezzi nudi. Peccato che ci si dimentichi di dire che questa ipotesi è stata scartata sin da subito, visto che i ragazzi non erano così svestiti e soprattutto perché una delle donne indossava i vestiti di uno dei suoi compagni morti, segno che non aveva alcun istinto a spogliarsi.

L’insopportabile saccentino che apre il film

Finito lo shock per la spiegazione più veloce della storia (come se si riassumesse la Bibbia dicendo “un tizio di nome Gesù ha fatto un paio di miracoli e l’hanno crocifisso”) arriva la consapevolezza della pigrizia con la “g” maiuscola – perché è troppo pigra per mettere maiuscola la “p”. Vuoi vedere che questo ignobile sapientino è il solito personaggio che nei film del mistero non crede mai al mistero e poi è il primo a cambiare idea? Possibile che questo film inciampi in questa buca piena di letame sin da subito?
Che ingenuo che sono: non è una buca di letame, è un intero campo concimato. Perché questo è il miliardesimo film che si basa sul found footage… Mi chiedo perché al Passo di Dyatlov non siano scomparsi tutti i registi che hanno usato questa tecnica. Sono sicuro che nessuno si interrogherebbe sui motivi della loro sorte…

Almeno i paesaggi sono belli…

La biondina Holly King (Holly Goss, perché chiamare il personaggio con un altro nome era rischioso: magari l’attrice faceva confusione) chiama quattro amici e dice loro. «A rega’, quest’anno se buttamo tutti al Passo Dyatlov, in mezzo al nulla ghiacciato seguendo le orme di altri nove che so’ andati lì e hanno stirato le zampe». Purtroppo usa altre parole, meno interessanti.

Selfie con la Montagna della Morte: fatto!

Reclutati solamente i ragazzi più decerebrati d’America – ed è stato un immenso lavoro di selezione – si parte tutti per raggiungere l’altra parte del mondo, immersi nel nulla a vedere perché chi ha fatto la stessa cosa prima è morto. Chissà mai come finirà…

Mi sa che abbiamo fatto ‘na cazzata…

Sappiamo subito che i cinque geni sono scomparsi e vorrebbero farci credere che tutti i TG di Russia aprono con la notizia in prima pagina, perché l’intero Paese è ammutolito al pensiero di cinque coglioni americani dispersi nello Stato più grande del mondo. Va be’…
Come è ovvio, scontato e imbarazzante, l’unica traccia dei cinque dispersi risulta essere una telecamera dalla batteria più potente del mondo: di solito queste camere hanno una autonomia di 5 secondi, invece questa ha la batteria nucleare che dura per settimane: che l’abbiamo comprata a Chernobyl?

Tranquillo, ho diecimila ore di autonomia, dovrebbero bastare

Siamo a neanche dieci minuti di film ed è chiaro che Renny Harlin ha compiuto il suo ennesimo passo falso: era facilissimo mettere a segno un buon colpo, e solo il talento di Renny è riuscito a topparlo miseramente.
Le scene di montagna sono molto belle e la bravura registica del nostro finlandese è fuori discussione: se un giorno troverà una sceneggiatura un minimo decente sfornerà davvero un capolavoro.

Peccato per la sceneggiatura, ma le riprese sulla neve sono belle

Non sono riuscito a capire se le riprese del film si sono svolte davvero al Passo Dyatlov o se è stato ricreato in un qualsiasi panorama innevato – Renny Harlin nelle interviste dice solo che sono andati in Russia: un po’ vago… – comunque è bello crogiolarsi nella sensazione di essere davvero alle pendici del Kholat Syakhl, che in lingua mansi significa “Montagna morta” ma più spesso viene tradotto enfaticamente come “Montagna della morte”.
Peccato ci si dimentichi spesso di dire che quella non era la destinazione della spedizione di Dyatlov. I nove ragazzi non erano diretti lì e una parte del mistero consiste proprio nel cercare spiegazione del fatto che i loro corpi siano stati trovati in un punto molto distante dal percorso che stavano seguendo: sono arrivati là per un loro capriccio o ce li ha messi qualcuno dopo?

Le sagome rosse sulla neve: ok, questo sì che è cattivo gusto…

Lasciamo stare il fatto che ora l’unico superstite della spedizione – ribattezzato Piotr Karov – ci viene detto vivere in manicomio sin dal ’59, lasciamo stare il fatto che esce fuori una signora che da giovane partecipò alle operazioni di salvataggio testimoniando che c’era un corpo in più, rispetto ai nove ragazzi morti: in fondo quest’ultima è una invenzione di sceneggiatura che verrà spiegata alla fine.
La trovata ignominiosa per cui Renny merita la disgrazia in cui versa da vent’anni è il fatto che raggiunto il Passo Dyatlov i ragazzi passano la notte in tenda… nudi! Non te l’ho mica detto io di iniziare il film con un saccente coglione che dice, guardando l’obiettivo, che è inspiegabile che degli escursionisti stiano nudi sulla neve… e poi va a dormire nudo nella neve. Ripeto, è la storia di un gruppo di coglioni che ripercorrendo il viaggio di nove ragazzi che sono morti nudi nella neve… vanno a dormire nudi nella neve. Perché Renny non ha sepolto lo sceneggiatore nudo nella neve?

Ecco dov’era la lingua mancante da uno dei cadaveri…

All’incirca a metà il film inizia a dare spiegazione ad un mistero irrisolto da decenni, e in pratica inizia la parte fanta-horror. Come tutte le sceneggiature dei found footage è pura spazzatura, a prescindere, e degli effetti speciali drammaticamente carenti non aiutano di certo. Però lo stesso l’idea alla base – che non rivelo – la trovo intrigante e non disprezzabile: è gestita male e scritta peggio, ma in mani migliori poteva essere un buon soggetto per un film decisamente migliore.

Monumento ai nove escursionisti e al mistero della loro morte

Nessuno troverà mai la risposta definitiva alla morte dei nove ragazzi della spedizione guidata da Igor Dyatlov, semplicemente perché in più di cinquant’anni si sono stratificati così tanti sotto-misteri che è ormai impossibile dipanare tutto. Senza considerare poi il fatto che di prove certe non ve n’è l’ombra: l’Unione Sovietica degli anni Cinquanta non brillava certo per trasparenza e riuscire a trovare prove sicure e testimonianze affidabili dopo decenni di acque intorbidate non è per nulla facile. Né sembra fattibile.

Non possiamo fare altro che omaggiare con un pensiero quei nove ragazzi sfortunati, che qualcosa fece fuggire di notte dal caldo della tenda e impedì loro di rientrarvi. Oppure, come trovo più plausibile, che a forza di scattare foto in una zona piena di basi militari segrete finirono per far infuriare chi era meglio non si infuriasse: ciò che venne trovato quel 26 febbraio 1959 fu solo una messinscena sbrigativa, e le tesi sugli UFO furono perfette per coprire le attività di un’altra sigla con tre lettere…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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40 risposte a La Storia e la Finzione: Dyatlov Pass

  1. Conte Gracula ha detto:

    Mattina pesante, ti stellino ora per leggerti dopo 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Guarda sono felice che Renny Harlin, che ricordo solamente come un noioso found footage che non manteneva le ottime premesse iniziali, solamente perché ho potuto leggere questo tuo bellissimo post e quelli scritti da Nick su Nocturnia. Per altro anche io penso che i magheggiamenti del KGB siano molto più pericolosi degli “UFI” e soprattutto molto più realistici.

    L’altro vero mistero è l’andamento della carriera di Renny Harlin uno a cui si vuole bene per i film che ha fatto (grazie per la citazione!) ma che ormai purtroppo è bollito. Applausi a scena aperta per la frase su George Clooney e il suo buonsenso, hai creato un modo di dire azzeccatissimo 😉 Cheers

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  3. Denis ha detto:

    Metto insieme la 3 ipotesi con la 8 i ragazzi incappano in una sperimentazione di gas allucinogeno ,muoiono in preda alle allucinazioni i militari in fretta furia e malamente cercano di coprire alla meglio e fanno chiudere le indagini.
    C’era anche in episodio di X Files in cui Mulder conosceva per la prima volta i Pistoleri Solitari finiva vittima del gas allucinogeno e vedeva alieni dappertutto e infatti nella serie li vedeva solo lui e mai Scully.
    Film visto e pessimo peccato per Renny Harlin

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, sembra davvero plausibile che i ragazzi siano finiti vittima di qualcosa andato storto che poi il Governo, o il KGB o chi per loro, ha coperto sbrigativamente. Tanto ci sono gli UFO a spiegare tutto, quindi anche se la cosa non è stata coperta bene non fa niente 😛

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Bel post Lucius, complimenti.

    Allora, il film in questione non l’ho visto ma ho ma ho letto anch’io parecchie cose sul Passo di Dyatlov. E, per me, l’ipotesi più plausibile è quella dell’incidente. I ragazzi si sono accampati dove testavano dei gas sperimentali e hanno dato di matto. Il KGB ha provato malamente a mascherare tutto. Fine del mistero.

    Tra le cose lette mi mancano quelle di Parisi. Me le tengo buone… Grazie!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e ovviamente parteggio anch’io per quell’ipotesi, che mi sembra la più plausibile. E soprattutto spiega tutte quelle cose che gli UFO (molto più gettonati come spiegazione) non spiegano affatto!
      Il film te lo sconsiglio: malgrado azzardi una spiegazione “cinematografica” intrigante, rimane un filmucolo da due soldi.

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  5. Vincenzo ha detto:

    grande Lucius, questa nuova rubrica è davvero eccezionale e ci regalerà grandi soddisfazioni…
    4 su 4 post top!!!

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Grande approfondimento come sempre.

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Che storia triste, poveretti…
    Indubbiamente è un mistero affascinante, si può costruire sopra ogni genere di storia: spionaggio, fantasmi, streghe, Cthulhu, realismo magico… anche tutti insieme e con pochi soldi!
    Sembra difficile sbagliarci un film; un giorno, proverò a farne una storia per giochi di ruolo per capire se mi sbaglio.

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  8. cumbrugliume ha detto:

    La storia è estremamente interessante, cercai anche io informazioni al tempo dell’uscita del film, trovando molte teorie soprattutto provenienti da siti americani, ma non avevo mai letto i post di Nocturnia, quindi… grazie per la segnalazione 😉 Purtroppo concordo con te sul film, sbagliatissimo, l’ennesima delusione di una carriera registica che sembrava indirizzata verso fasti maggiori.

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  9. Avevo già letto il post su Nocturnia di Nick Parisi, ma un l’ulteriore voce in capitolo non guasta mai per un argomento così interessante, sopratutto se scritto bene come il tuo post. Mi segno il libro per la mia wishlist.

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  10. Giuseppe ha detto:

    Ecco, mi tocca andare controcorrente: sì, perché l’idea alla base -che nemmeno io rivelo- non solo è intrigante e per nulla disprezzabile ma l’ho trovata addirittura in grado di salvare tutta la baracca (compresa, a posteriori, pure la lunga parte found footage pura: e te lo dice uno che è ormai arrivato da molto tempo ad amare il found footage e relative “ricostruzioni credibili” -personaggi finto-veri compresi- quanto un calcio nei coglioni), per non parlare di una più che discreta abilità nel gestire degli effetti speciali -non rivelo dove, se qualcuno avesse intenzione di vederlo- che ricchi non potevano ovviamente essere.
    Quanto al vero mistero del Passo Dyatlov (con le sue innocenti e sfortunatissime vittime) che, credo, rimarrà ancora tale per un bel po’ di tempo, mi trovo ad essere d’accordo con Nick Parisi (fra di voi è una vera sfida all’approfondimento più “titanico” e coinvolgente 😉 ) sul fatto che le spiegazioni razionali stavolta non convincano fino in fondo o, perlomeno, manchino ancora degli elementi necessari a corroborarle con un sufficiente margine di attendibilità. Praticamente irraggiungibile, del resto, se ammettiamo un ipotetico ruolo attivo del KGB all’epoca del presunto incidente. Un KGB che, seppur plausibile nel ruolo, in assenza di prove concrete rischia di diventare per i posteri un romanzesco capro espiatorio comodo quasi quanto i fantomatici alieni, mi sa)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ovviamente in questo caso qualsiasi soluzione razionale ha lo stesso valore di una irrazionale: in mancanza di prove, sono solo discussioni teoriche, opinioni e null’altro. Chi tende a cercare soluzioni razionali le cercherà qui proprio come ne cercherà di irrazionali chi preferisce queste ultime.
      Per questo ho parlato di “plausibilità”, che è ben diverso dalla verità: mi sembra più plausibile una spiegazione razionale – qualunque essa sia – perché tutte quelle irrazionali proposte in realtà spiegano ben poco.
      Come non sono fan degli “uomini in nero”, che di solito sono evocati per spiegare tutto (senza in realtà spiegare nulla), così è ovvio che il coinvolgimento del KGB sembri la classica trovata da romanzo occidentale come deus ex machina: c’è un mistero? Sarà un insabbiamento del KGB. Però il fatto che l’incidente sia avvenuto in una zona piena di basi militari segrete, dove in seguito avverranno molti altri “fatti strani” (ne ho citati un paio ma nel libro che ho letto se ne citano altri) ecco che mi sembra più plausibile un coinvolgimento di autorità che, con parecchi errori, hanno cercato di sbarazzarsi velocemente di 9 impiccioni, sbagliando di grosso: quei ragazzi dovevano sparire e invece sono i più famosi di Russia! Come mai nessuno pensa alle sessanta vittime dell’antracite del 1979, nelle campagne del Passo Dyatlov? Quelli sì che sono “scomparsi”…
      Riguardo al film, l’unico ricordo che mi è rimasto dopo la visione del 2013 era la sensazione che nel finale c’era una trovata spettacolare, che mi aveva lasciato parecchi brividi addosso. Quando però ho cominciato a rivederlo, la bruttezza del found footage, la sceneggiatura ridicola e tutto il resto mi ha distrutto. Quando alla fine è arrivata la bella trovata – che continuo a ritenere molto intrigante e continuo a dispiacermi che non sia finita in mani più capaci – ormai ero talmente deluso che non ho più provato alcun brivido. E mi dispiace, perché dalla prima visione ricordo un discreto tuffo al cuore, nel colpone di scena finale… Mi sarebbe piaciuto riprovarlo, anche solo di seconda mano, ma forse il film è invecchiato così male che dopo solo quattro anni è inguardabile ai miei occhi…

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  11. Pietro Sabatelli ha detto:

    Ho visto il film, non male, non tanto disprezzabile la rivisitazione, ma davvero inquietante è la storia 😉

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  12. Nick Parisi ha detto:

    Ciao, ti ringrazio per avermi citato e per i complimenti (ovviamente ricambio e in serata linkerò il tuo bel post in calce ai miei. Ti ringrazio anche per aver aggiunto nuovi particolari interessanti, ad esempio quella dell’undicesimo membro della spedizione è una chicca che personalmente mi era sfuggita, quanto agli elementi in più che Yudin non riconobbe dalle foto era un particolare che conoscevo ma che non avevo aggiunto al mio post per evitare di renderlo ancora più lungo di quanto poi è venuto fuori. Aggiungo che contemporaneamente ci furono cose che invece scomparvero come una telecamera in dotazione alla spedizione che non fu mai più ritrovata.
    Due sole parole ho detto è confermo che in questo caso la ricostruzione ufficiale della tempesta perfetta ed anche le altre più o meno razionali non mi convincono fino in fondo.
    Lo penso tuttora anche perché ci sono state talmente tante ricostruzioni contraddittorie nel corso del tempo che risulta difficile trovare una spiegazione che soddisfi tutti i punti dubbi.
    Naturalmente credo anche io che ci sia una spiegazione “plausibile”, solo che finora non è mai stata trovata.
    Ma del resto se ci fosse un filo logico non sarebbe un mistero e noi non ne staremmo ancora qui a parlarne ancora a distanza di tutti questi anni.
    Un abbraccio e grazie ancora per il link.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un link doveroso, visto che è dal tuo ciclo di post che mi è nata la passione per questo mistero intrigantissimo. Per il mio pezzo ho dovuto scremare molto, limitandomi a citare brevemente elementi che invece nel saggio citato sono approfonditi: in fondo il mio scopo era dare un’infarinatura del mistero per spiegare il (deludente) film di Renny Harlin. Film che non spende che qualche minuto a spiegare un evento davvero complesso. (Quando l’ho visto la prima volta, ero convinto fosse un mistero inventato per il film!)
      Cinquant’anni sono tanti perché si aggiungano e si tolgano particolari, rendendo le acque torbide e una soluzione definitiva impossibile: non ci rimane che gustarci il mistero 😉

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  13. Kukuviza ha detto:

    Sono rimasta indietro con la lettura degli articoli, per cui, andando a vedere quelli che mi mancavano, mi sono trovata a scrollare questo articolo da sotto in su. E scrollavo e dicevo: ma è lunghissimo, guarda che lungo, è lungo. Poi arrivata in cima ho iniziato a leggere. Leggo, leggo, leggo, arrivo alla fine e dico: già finito? Molto interessante e scritto molto bene, complimenti.

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