Re per una notte (1982) E il Joker… muto!

Mi sarebbe piaciuto che nell’orgasmico coro di ovazioni per il Joker (2019) di Todd Phillips qualcuno avesse ben sottolineato che si trattasse di un remake, anche solo ideale.
Mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse fatto notare come sono cambiati i tempi, per cui il popolo adora il Joker, cioè un eterno buffone, mentre un tempo amava i re per una notte.

«Meglio re per una notte che buffone per sempre» (Rupert Pupkin)

Credo fosse il 1984, facevo le scuole elementari e almeno una volta l’anno scattava il cinema mattutino: ipotizzo che la mia scuola avesse una sorta di “convenzione” con il cinema parrocchiale lì a due passi. Mentre due o tre classi (cioè quasi cento ragazzini urlanti) si accalcano all’entrata, il piccolo Etrusco guarda la grande locandina del film in programmazione: Re per una notte (The King of Comedy, 1982). Non ho idea di chi sia quel Robert De Niro, ma Jerry Lewis è il mio idolo totale e globale.
All’epoca la TV di casa etrusca ha tipo venti canali in totale (sei o sette nazionali, il resto canali locali che vanno e vengono a piacimento), ma non importa il nome del canale né l’ora: è molto facile che ci beccherai un film con Jerry Lewis. Sopportando stoicamente quella moscitudine mollicona di Dean Martin – che se la canta ogni cinque minuti – ho visto film a raffica di ogni età, dai bianchi e neri ai colori, da quelli con Picchiatello a quelli “normali”, fino quelli senza trama. Tanto c’è Jerry, e non c’è bisogno d’altro.

Ah, quando bastava l’apparizione di Jerry ad illuminarti la giornata

Quel giorno davanti al cinema il mio cuoricino batte più veloce: ci portano a vedere il nuovo film di Jerry Lewis? Mitico! Invece la locandina era menzognera, perché quello era lo spettacolo serale, la proiezione ufficiale, mentre quello mattutino per le scuole era la solita mosceria biblica, il solito Giuseppe venduto dai fratelli o robe simili.
Raccontata a casa la mia delusione, mia madre mi rincuora dicendomi che Re per una notte non è una commedia, bensì un film tristissimo.

Il Jerry Lewis più cupo di sempre

Non so come facesse a saperlo, forse aveva visto il trailer in TV, comunque è ovvio che all’età di dieci anni non avrei minimamente capito il film, né l’ho capito quando poi ho avuto modo di vederlo (credo in TV), prendendolo solo come il solito film dove De Niro fa il matto.

Io? Il matto? Ma quando mai?

Beccato su Prime Video, mi sono detto: perché non gustarmi ad alta definizione il film di cui Joker è il rifacimento?
Onestamente, non ricordavo così bello questo film.

Una storia drammatica per il re della commedia

Oggi i “Late Show”, i “Tonight Show” e via dicendo sono comuni e scontati, ma nel 1982 in America ce n’erano così pochi che erano veri e propri templi sacri: probabilmente solo uno come Martin Scorsese poteva avere il fegato di mettere in guardia dall’enorme potere di questa realtà televisiva.

Lo sceneggiatore Paul D. Zimmerman costruisce per Jerry Lewis un “Tonight Show” proprio come quelli che lui stesso conduceva, e il “The Jerry Langford Show” ha potere di vita o di morte per chi voglia apparire: due o tre minuti nello spettacolo, e quasi cento milioni di americani sanno della tua esistenza.
C’è gente che ricorrerebbe al crimine per molto meno.

Chi è che non vorrebbe apparire qui, per dimostrare di esistere?

Nel 1982 Robert De Niro era ancora vivo, riusciva a dire addirittura due parole di seguito senza fare smorfie – non sempre, ma poteva accadere – e qui interpreta alla perfezione il puro mitomane moderno, quello a cui non basta raccontare palle al bar (che, lo dico ai giovani, erano i social media dell’epoca), vuole diventare famoso con il botto.
A New York le occasioni non mancano di certo e potrebbe fare come tanti suoi colleghi, cioè farsi la gavetta per locali: molti di quelli che nel 1982 erano nullità che bazzicavano locali mettendo su spettacolini comici oggi sono ospiti fissi ai vari “Tonight Show”. Il nostro eroe non ha tempo per fare il pagliaccio in attesa di diventare re: a lui basta una notte.

Rupert Pupkin sta seduto in riva il fiume ad aspettare di diventare re

La scelta del nome del protagonista è perfetta, Rupert Pupkin: impossibile da pronunciare, impossibile da ricordare. È come canterà in seguito Marilyn Manson: un nessuno che vuole essere qualcuno. Solo dopo, tutti sapranno chi è stato.
Pupkin è il vostro amichevole psicopatico di quartiere, totalmente incapace di comprendere la realtà o di pronunciare una sola parola che sia vera, ma non per malizia o cattiveria, è che lui vive esclusivamente nel suo mondo immaginario, quello in cui Jerry Langford lo prega in ginocchio di venire a condurre lui il suo show. Eh, non lo so, Jerry, ma nel caso lo faccio solo per farti un favore.

Uno dei geniali deliri mitomani di Pupkin

Pupkin è il Joker del 2019 con 37 anni di anticipo. Vive una vita di continue umiliazioni a cui risponde con una risata tanto falsa quanto profondamente vera: Pupkin non ride perché è matto, bensì ride di quanto matto sia il mondo che lo circonda e non lo capisce.

E fàttela ’na risata, Jerry!

La risata è perenne, più la realtà intorno a lui gli dimostra che non è nessuno, che è solo un pericoloso mitomane che un giorno farà qualcosa di terribilmente grave, e più Pupkin vive nelle proprie fantasie e ride. Perché è tutta esperienza.
La vita miserevole che Pupkin ha vissuto non è stata una disgrazia, una sfortuna, tutt’altro: è stata tutta gavetta che l’ha portato a diventare il comico eccezionale che è oggi (sempre nella sua testa). Tutta la sua vita non è altro che materiale raccolto per poterlo raccontare al “Tonight Show”: solo quello è la realtà, il resto non conta.

«We are the nobodies…

Wanna be somebodies…

When we’re dead / They’ll know just who we are»

Jerry Langford è totalmente succube di un pazzo criminale che non sa gestire, non so come funzionassero le cose in America nel 1982 ma c’è un chiaro problema di sicurezza: Jerry Lewis era un dio in terra, pensare che camminasse per strada tranquillamente è pura pazzia. Infatti nel film lo vediamo perennemente circondato da persone che lo adorano e lo minacciano, che vogliono la sua attenzione e se non l’ottengono gli augurano il cancro. Come dirà Kenneth Branagh in un suo film, il brutto dell’essere un personaggio pubblico… è il pubblico.
Nei panni di Langford – chiaramente cuciti per essere quelli di Jerry Lewis – Jerry è perfetta vittima sacrificale sull’ara sacra di Rupert Pupkin, che se non puoi farteli amici… mettili a tacere.

Jerry Lewis per tutto il film è muta vittima del folle Pupkin

Rupert Pupkin non lavora, divide il suo appartamento da maniaco con una madre di cui sentiamo solo la voce petulante, non ha alcun rapporto personale se non con l’altrettanto pazza mitomane Masha (una bravissima Sandra Bernhard) e vanta una storia romantica del tutto inesistente con una barista, che non può durare perché la donna è l’unica a conoscere chi è davvero Pupkin. Cioè un pazzo conta-balle.

I vostri due amichevoli psicopatici mitomani di quartiere

La missione di Pupkin non è solo diventare re per una notte, lanciandosi in uno spettacolo di comico da palco al “Jerry Langford Show”, no: questo è l’atto ufficiale. L’incoronazione è altrove: è guardare in faccia l’unica donna che non crede in lui… e gustare nei suoi occhi lo stupore di vedere Rupert Pupkin fare il suo numero sulla TV nazionale. Quello vuol dire che sei re.

Il Joker del 2019 è il giullare che si mette in testa una corona: Pupkin è il re che viene incoronato a reti unificate.

Non sei re finché non vedi lo stupore negli occhi dei tuoi sudditi

La coppia De Niro-Scorsese ormai ha dieci anni di affiatamento professionale e probabilmente i due non hanno neanche più bisogno di parlare: Martin pensa una cosa e Robert la fa. Dispiace invece per Jerry Lewis, che è una semplice comparsa e non ha il minimo spessore nella vicenda. Non sappiamo la sua versione, se non intuendola da uno sfogo di qualche secondo, non lo vediamo mai fare altro se non incassare muto le moleste attenzioni di Pupkin, quindi in pratica non c’è mai una scena in cui i due attori recitino insieme, limitandosi a stare fisicamente nella stessa stanza.

Ogni celebrità è contenta di incontrare i suoi fan…

Questo è un “Pupkin Show”, è la messa in guardia dell’estremo potere televisivo, che stava stracciando quello cinematografico, un creatore di miti effimeri che rischiavano di essere giganti senza fondamenta. Se un tizio qualunque può diventare famoso in un attimo, senza avere alcun merito se non una enorme faccia tosta (e un po’ di follia omicida), di che consistenza saranno i miti di domani?

Guarda, se dovessi rispondere “pistola alla tempia”, direi che stiamo messi male

Come ogni film nato per mettere in guardia nei confronti di un fenomeno, è stato tutto inutile. I giganti d’argilla sono arrivati, gli idoli televisivi che hanno addirittura meno capacità di Pupkin sono i nuovi idoli che tengono milioni di spettatori incollati alla TV. E Joker è il personaggio più amato.

Io sono stato re per una notte: ora tocca a te fare il buffone per sempre

Sento di schierarmi con la monarchia: meglio un re per una notte… perché così le altre si dorme tranquilli. Senza nessuno che ride sempre.

L.

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37 risposte a Re per una notte (1982) E il Joker… muto!

  1. Evit ha detto:

    In riferimento all’introduzione, che la presenza di De Niro in Joker fosse un omaggio a Re per una notte a ruoli inversi l’hanno detto in tanti all’uscita del film, quali cinefili quaqquaraqquà leggi online, Etrusco!? 😄

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  2. Cassidy ha detto:

    “Joker” è quello che succede quando fai una copia frettoloso del cinema di Scorsese senza averlo capito, ma con tanta voglia di atteggiarti. Non mi sarei mai aspettato di trovare Scorsese sul Zinefilo, tanto bene con una lode ad uno dei suoi migliori film, ma il post è perfetto e Maestro Manson il tocco che ci voleva, applausi a scena aperta! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono stupito di me stesso: credo sia il primo film di Scorsese che mi sia piaciuto, anche se la prima volta che l’ho visto (decenni fa) temo di non averlo apprezzato a dovere.
      Forse “Joker” semplicemente è un aggiornamento del tema, essendo parecchio cambiate (in peggio) le cose televisive rispetto al 1982: Pupkin guardava al meglio in circolazione e voleva imitarlo, oggi che in circolazione c’è il peggio… ovvio che poi Joker ne diventi il re.

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  3. wwayne ha detto:

    C’è un film ancora più vecchio che parla di una totale nullità arrivata improvvisamente alla fama: “Un volto nella folla”. Sono molto legato a quel film non solo per la sua bellezza, ma anche per l’occasione in cui lo vidi: all’interno di una splendida vacanza – studio che feci nel 2007, un professore ce lo fece vedere per farci capire che è molto difficile gestire la fama, e quindi non è così auspicabile diventare un personaggio pubblico. E infatti il protagonista del film cade in disgrazia dopo che viene diffuso un fuori onda in cui deride il suo pubblico: una vicenda molto simile a quella che ha travolto Flavio Insinna molti anni dopo.

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Non ho visto il film e non sono, in generale, una fan di Scorsese, però mi hai davvero incuriosito con questo post. Non ho nemmeno visto Joker ancora, ma or ami piacerebbe recuperarli tutti e due! Su una cosa però posso testimoniare: i vari “Late Show” hanno davvero un potere enorme! Mi è capitato di vedere un attore o un personaggio per anni in film e telefilm senza notarlo, ma dopo una comparsata di pochi minuti da David Letterman (o a Top Gear, se vale lo stesso) non me lo scordo più! Incredibile…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’epoca Letterman ancora non c’era, e in pratica quegli show erano così pochi da catalizzare l’intera attenzione del pubblico americano. Nel film si citano cifre come 80 milioni di spettatori: capisci che anche solo tre minuti come ospite possono regalare un’intera carriera.
      Oggi i late show sono tantissimi, e tutti gli attori li bazzicano regolarmente come campagna pubblicitaria del proprio film, riducendo parecchio il potere d’impatto anzi creando spesso una fastidiosa sovraesposizione. All’epoca apparire in un late show poteva essere l’occasione irripetibile di un’intera carriera. Ancora oggi David Chapelle ricorda l’esplosione che fu Eddie Murphy quando apparì al Johnny Carson Show, proprio negli anni in cui è ambientato questo film di Scorsese.
      Non ho mai amato Scorsese e per questo mi ha stupito quanto mi sia piaciuto questo film, che ti consiglio caldamente in doppia visione con il Joker, per fare il confronto 😉

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  5. Sam Simon ha detto:

    Fantastico questo film!

    Comunque, nel mio piccolo (e per rispondere alla tua invettiva iniziale), nella mia recensione tutt’altro che entusiastica di Joker avevo menzionato come Phillips avesse scopiazzato Scorsese senza nessuna vergogna… :–)

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  6. Kukuviza ha detto:

    Mi hai inquietato! ma sai che non sapevo che questo film fosse così. So che esiste, ma non ho mai beccato nemmeno un fotogramma, pensavo fosse qualcosa su qualche specie di american dream e invece… lo devo vedere assolutissimamente.
    Mitici i tuoi aneddoti personali!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Visto che il DVD del film è roba per collezionisti spinti, diciamo che “Re per una notte” è praticamente inedito in Italia, visto che in pratica è assente sia in TV che in home video. La Fox è fatta così, alcuni suoi titoli li chiude in cantina e butta la chiave.
      Te lo consiglio caldamente, anche per conoscere uno Scorsese dei tempi d’oro 😉

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  7. The Butcher ha detto:

    Un signor film. Joker ha preso tantissime cose sia da Re per una notte che da Taxi Driver. La cosa positiva è che così ha quel film ha fatto riscoprire due dei lavori più belli del grande Scorsese.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se il Joker ha spinto Prime Video a recuperare ad alta definizione un film che in italiano è praticamente introvabile (per vie ufficiali), allora sicuramente gliene sono grato 😛

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      • The Butcher ha detto:

        Per dire io Joker l’ho trovato comunque un buon film ma solo questo. Però gli sono riconoscente per aver incuriosito molti a recuperare queste due perle.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In effetti le rielaborazioni moderne hanno di buono che spingono al recupero di glorie passate, che magari (come in questo caso) la distribuzione nostrana non ha ben esaltato.

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      • The Butcher ha detto:

        Hai ragione. Taxi Driver per fortuna viene ancora distribuito e anche bene (io a casa ho il blu ray per i 40 anni) ma Re per una notte non sono riuscito mai a trovarlo in versione fisica. Era ricomparso per un periodo quando c’era Joker al cinema per poi sparire subito. Chissà se lo hanno rimesso. Dovrei ricontrollare.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In versione home video ci sono solo i collezionisti che chiedono cifre elevate, infatti nel mio post non c’è il solito rimando ad Amazon. In VHS ho trovato diverse edizioni, ma anche lì siamo nel terreno dei collezionisti, segno però che ancora nei Novanta il film era ristampato.

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  8. Zio Portillo ha detto:

    Mi accodo a quelli che hanno letto le recensioni in cui i due film erano paragonati anche se nessuno ha mai esclamato “Remake!” così forte e chiaro come hai fatto tu.
    Il film di Scorsese lo vidi secoli fa e poi, proprio sull’onda delle recensioni che li mettevano uno a fianco all’altro, lo recuperi dopo aver visto “JOKER”.

    Possiamo strillare e urlare di metterci in guardia ma non c’è nulla da fare. Ci accorgiamo dei pericoli solo quando ci siamo dentro fino al collo.

    Ultimo appunto. Su come andavano le cose nei primi anni ‘80 e di come fosse facile avvicinare un divo, l’omicidio di John Lennon è del 1980… Chapman attese semplicemente John e Yoko fuori dalla porta di casa. E finché attese riuscì pure a parlare col figlio portato a spasso dalla baby-sitter. Quindi che un fan squilibrato come Pupkin riuscisse ad avvicinare una superstar come Langford è abbastanza plausibile, per non dire comune in quel periodo. Ora manco un disgraziato che ha partecipato al Grande Fratello riesci ad avvicinare!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La scena in cui Jerry Lewis cammina per strada da solo sembra in effetti troppo naturale per essere una forzatura: possibile che a nessuno all’epoca sia venuto in mente che poteva essere uno zinzinino pericoloso? Eppure di fan esagitati e pazzi criminali non ne mancavano, soprattutto in una metropoli come New York. Magari a volte oggi si esagera – ma davvero qualcuno vuole avvicinare i tizi del Grande Fratello??? 😀 – ma per un divo che scatena sentimenti così forti girare da solo per strada mi sembra un po’ avventato.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Pensa che Chapman non voleva uccidere Lennon quel giorno, voleva ucciderlo ben prima in un incontro firma-copie quando il fan si fece autografare l’album appena acquistato. Mi pare di ricordare che non lo fece perché Lennon vedendo Chapman imbarazzato col disco firmato tra le mani gli rivolse la parola per chiedergli se era a posto o gli serviva altro. La gentilezza e il sorriso che Lennon riservò a Chapman lo fece desistere dallo sparargli davanti a tutti.

        Che vuoi che ti dica? I tempi sono decisamente cambiati…

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      • wwayne ha detto:

        Beh, devi tenere di conto che al Grande Fratello hanno partecipato anche delle concorrenti tipo questa:

        E’ quindi del tutto logico che l’Italia pulluli di allupati che vorrebbero saltare addosso a queste pudiche donzelle. 🙂

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  9. Willy l'Orbo ha detto:

    Credo di non averlo visto o perlomeno non ricordo nulla, ergo mi hai incuriosito assai!
    Quindi me lo recupero, me lo guardo e…ti faccio sapere 🙂
    Questo ottimo spunto direi che è un azzeccatissimo…regalo di compleanno! 🙂 🙂

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  10. Pakos D. Early ha detto:

    In effetti, quando ho visto Joker non ho potuto fare a meno di pensare a “Re Per Una Notte” del maestro Martin Scorsese (ll mio regista preferito). Ti dirò, quel film mi piacque molto e trovo aberrante il fatto che in tv non lo passino nemmeno sui canali specializzati in proiezioni dei vecchi classici americani.

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  11. Giuseppe ha detto:

    Un parallelo davvero interessante: adesso so che, avendo già visto “Re Per Una Notte”, non ho bisogno di vedere anche il suo remake non ufficiale “Joker” 😉 Semmai, andrò di nuovo alla non facile ricerca del film di Scorsese per rivedermelo, quello sì…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so quanto gli italiani del 1983 abbiano potuto apprezzare il film di Scorsese, visto che l’entità del fenomeno Late Show non era così percepita come oggi. C’era il “Maurizio Costanzo Show” iniziato (con incredibile coincidenza) proprio nel 1982, ma dubito che avesse 80 milioni di spettatori 😀
      Visto oggi, con li proliferare dei Late Show, il film di Scorsese credo abbia un sapore in più, o semplicemente stupisce quanto abbia messo in guardia senza che nessuno lo ascoltasse.

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  12. Pingback: [Pseudobiblia] Re per una notte (1982) | nonquelmarlowe

  13. Pingback: King of Comedy (1999) Tra De Niro e Joker | Il Zinefilo

  14. loscalzo1979 ha detto:

    l’ho sentito anche io fra le citazioni,questo film (che ho visto e mi piace molto)
    è molto probabile che Miller si sia ispirato a Re per una Notte per il suo Joker in Dark Knight Return (quello che fa la strage al Late Show), quindi si può dire che l’accostamento a Joker ci stia e come.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Solo che il grado di tagliente satira di questo film di Scorsese è completamente assente in Joker, che infatti non ha alcun intento se non quello di fornire ai fan dei supereroi un titolo “serio” per dire “Vedete, non sono robe per ragazzini, siamo cinefili pure noi”. Preferisco la satira 😛

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