Quando Nimoy uccise Spock

Oggi, 26 marzo, compie novanta anni il poliedrico artista che rimase incastrato in un personaggio scomodo: tentò di liberarsene, ma non ci riuscì mai. Parlo dell’attore, sceneggiatore, regista, scrittore e poeta Leonard Nimoy.

Alla festa in suo onore partecipano Sam Simon (che mi ha ricordato l’evento) di Vengono fuori dalle fottute pareti e Cassidy de La Bara Volante, entrambi con un omaggio a Star Trek III (1984).

Il rapporto fra l’attore Nimoy e il personaggio Spock è reso alla perfezione dal capolavoro Galaxy Quest (1999): i due non possono vivere insieme, ma neanche separati, perché sono la stessa entità.

«Solo / Quando muoio / E mi rendo conto / Che sono nato di nuovo
Perché morire / È un nuovo inizio»
Leonard Nimoy,
incipit della poesia Will I Think of You?

Il testo che segue è nato seguendo il saggio autobiografico I am Spock (Hyperion 1995).


Quando Nimoy uccise Spock

Leonard Nimoy non ha il gusto hollywoodiano, ama la poesia, ama leggerne, scriverne e la cita appena ne ha occasione, quindi con le decisioni dei produttori non ha mai avuto molta familiarità. Per esempio i titoli scelti sulla base di indagini di mercato o esigenze commerciali: negli anni Sessanta trovò alquanto discutibile il titolo “Star Trek”, che lui non avrebbe usato. Quando vent’anni dopo il regista Nicholas Meyer gli presenta un progetto dal titolo The Undiscovered Country Nimoy è entusiasta, perché è una citazione dall’Amleto particolarmente efficace: «il paese inesplorato dalla cui frontiera / nessun viaggiatore fa ritorno». È il celeberrimo monologo dell’«Essere o non essere», perché il film parla di morte: della sua morte, cioè di Spock.

L’attore ne è entusiasta, anche perché nota subito che si sono abbandonate le velleità alla 2001 (1968) di Kubrick del primo film e si è tornati ad una storia molto più in linea con lo spirito della serie TV originale. Però, come si diceva, il gusto di Nimoy non corrisponde a quello dei produttori, così il film viene subito ribattezzato The Vengeance of Khan, con un effetto di sicura presa su un pubblico più generico, ma visto che George Lucas stava lavorando ad un progetto dal titolo provvisorio Revenge of the Jedi (che poi diventerà invece Return), la produzione opta per The Wrath of Khan. Io non sono un poeta, quindi Star Trek II: L’ira di Khan l’ho sempre trovato un titolo geniale: lasciamo a Rambo la Vendetta, a Khan si addice la Furia.

Quando Meyer riciclerà il suo titolo “amletico” nel 1991 per il sesto film… l’ho trovato decisamente pretenzioso, con tutto quello Shakespeare che sembra dire “Ce la tiriamo da intellettuali ma citiamo solo le frasi più banali della lingua inglese”.

Nimoy trova delizioso che il film si apra sull’Enterprise sotto attacco e la morte di Spock, poi scopriamo che era una simulazione, Spock si rialza e Kirk poco dopo gli chiede: «Ma non era morto?» (Aren’t you Dead?) Quello avrebbe convinto i fan in sala che le voci riguardanti la morte del personaggio erano solo una trovata pubblicitaria, così che la mazzata finale sarebbe arrivata più potente e inaspettata. Voci di corridoio diranno che l’attore abbia così tanto voluto che il suo personaggio morisse da aver preteso che fosse scritto nero su bianco sul proprio contratto: Nimoy nega fermamente, e ha invitato i dirigenti Paramount a controllare sul suo contratto la veridicità di quanto afferma: non è stato mai smentito.

Tipico saluto tra due amici

In una delle prime bozze della sceneggiatura l’evento era in pratica slegato dalla storia di Khan, c’era sempre il problema dell’emissione di radiazioni che Spock risolveva pagando con la vita, ma avveniva molto presto nella vicenda e gli autori sentivano che sarebbe stato un impatto troppo forte per gli spettatori, che avrebbero poi avuto difficoltà a seguire la lunga vicenda di Khan. Quindi si decise di spostarla a fine film, dove oggi troneggia come una delle scene più intense della storia della fantascienza. (Almeno secondo me!)

Il rapporto tra Nimoy e Spock è sempre stato problematico, soprattutto per un attore che ha iniziato a recitare nel 1951 con il massimo della serietà, e che trent’anni dopo vede dimenticata la sua sterminata produzione – soprattutto teatrale – in favore di un personaggio orecchiuto interpretato per tre anni in TV. Il problema è che Spock sin dal primo istante conquista gli spettatori, tanto che è protagonista assoluto dell’universo letterario di Star Trek: sin da quando nel 1970 sono cominciati ad uscire romanzi originali con i personaggi della serie, Spock è stato immediatamente la stella dei lettori, desiderosi di vedere la sua logica inattaccabile alle prese con situazioni fuori da ogni logica. Le sue orecchie a punta sono un’icona difficile da dimenticare, e il suo personaggio non può che troneggiare in ogni altro medium di Star Trek, dai fumetti ai videogiochi. Come si può convivere con una figura così ingombrante? L’unica soluzione… è ucciderla.

La “prima morte” del signor Spock. Tranquilli, sta solo fingendo

Stando al numero del 27 dicembre 1979 del “Los Angeles Herald-Examiner”, già una settimana prima che Star Trek: Il film uscisse in sala la Paramount aveva iniziato a lavorare al relativo seguito: Shatner già aveva fatto sapere la sua disponibilità, Nimoy invece si mostrava molto titubante. La stessa rivista nel marzo 1981 conferma il solo Shatner e fissa l’inizio delle riprese per luglio, ma il “Daily Variety” del 5 agosto informa che le riprese sono slittate ad ottobre, perché finalmente Nimoy ha accettato di partecipare. Probabilmente (aggiungo io) perché allettato dall’idea di uccidere Spock.

L’idea omicida scatena il lato oscuro dell’attore, che finalmente può sfogare la frustrazione di un personaggio che gli ha rubato la scena per vent’anni. Salvo scoprire, poi, che più si avvicina la data dell’“esecuzione”… più l’attore ha un peso sul cuore che non avrebbe mai immaginato.

«Più si avvicinava il giorno in cui era previsto che Spock morisse più un senso di minaccioso presentimento si diffondeva in me, il che mi colse del tutto di sorpresa. Quando poi il giorno arrivò, mi lasciò devastato.»

Il giorno in cui Nimoy mette piede sul set e vede allestita la camera delle radiazioni, «lo strumento di morte di Spock», si sente come un condannato nel giorno dell’esecuzione, e non è solo una sua impressione: tutti intorno a lui, attori e tecnici, sono particolarmente silenziosi: sono tutti in raccoglimento per l’esecuzione che sta per avvenire.

L’unico modo di affrontare la situazione, racconta Nimoy nel citato saggio, è concentrarsi sul lavoro. Si inizia a girare con Spock che scende una scala, si rende conto che Scotty è svenuto e capisce quale sia l’unica azione che salverà l’Enterprise. Dirigendosi verso la camera delle radiazioni viene fermato dal dottor McCoy, che il vulcaniano “neutralizza” con la sua celebre presa. I due attori provano la scena diverse volte prima di girare davanti alle cineprese: viene bene… ma Nimoy vorrebbe non finisse mai. Perché dopo dovrà morire.

Il sacrificio di uno per il bene di molti

Le riprese sono interrotte provvidenzialmente dal produttore Harve Bennett, co-autore del soggetto, il quale chiede a Nimoy se non sia il caso di aggiungere qualcosa alla scena, una sorta di gancio narrativo da utilizzare in un eventuale nuovo film. L’attore nella sua biografia fa notare come Bennett, abituato a lavorare in televisione, abbia una mente che ragiona “in serie”, cioè non è solo concentrato sull’opera in corso ma pensa ad eventuali collegamenti con eventuali storie future.

«In quel momento [Bennett] era l’unico che stesse pensando al futuro di “Star Trek”. Io stavo faticando ad affrontare il presente e lui invece stava guardando il lavoro di quel giorno con gli occhi già proiettati nel futuro.»

Nimoy è d’accordo, e quando il produttore e sceneggiatore gli consiglia di “fondersi” con la mente di McCoy per dirgli qualcosa, l’attore propone: «Che ne dici di “Ricorda”?» «Perfetto! Facciamolo!» esclama Bennett. O almeno così ricostruisce la vicenda Nimoy nella sua autobiografia.

Una scena improvvisata sul momento che sarà fondamentale

La scena viene girata malgrado il regista Meyer non ne sia convinto. Stando a Nimoy, Meyer sin dall’inizio ha sposato l’idea della morte definitiva di Spock, quindi per lui non c’era alcun bisogno di “ganci narrativi” da lasciare in sospeso. Quando nelle riunioni alla Paramount i dirigenti sollevavano l’obiezione che il pubblico non avrebbe accettato la morte di uno dei personaggi più amati della serie, Meyer rispondeva che l’avrebbe fatto, se fosse stata scritta bene. Le proiezioni di prova del primo montaggio del film si dimostrarono contro la tesi di Meyer.

La morte di Spock è stata girata sapendo già che il personaggio sarebbe tornato nel film successivo? Stando alle dichiarazioni di Nimoy quella morte è stata girata come definitiva, e solo in seguito si è deciso di sfruttare quei ganci narrativi lasciati in giro per farlo tornare. Sembra dargli ragione il “Los Angeles Herald-Examiner” del 18 maggio 1982 che, un mese prima dell’uscita ufficiale in sala di Star Trek II, informa i lettori che la Paramount ha messo in lavorazione il terzo film, dal titolo provvisorio Star Trek: In Search of Spock, per placare le proteste di quei fan che hanno saputo della morte del personaggio. Nimoy suggerisce che l’idea di far rivivere Spock sia nata dopo le proiezioni di prova, in cui la tesi di Meyer – che cioè il pubblico avrebbe alla fine accettato quella morte – si è dimostrata assolutamente sbagliata.

Con Star Trek III si raccoglie quel gancio narrativo del secondo film

In ogni caso, Nimoy afferma che quel giorno sul set stava per interpretare la morte definitiva di Spock.

Nimoy entra nella camera delle radiazioni ed è preso dal panico, che passa in fretta mentre esegue le varie azioni che salveranno la nave. Oltre all’attività fisica, la distrazione arriva da un evento inaspettato: a quanto pare le pareti di vetro costruite per la camera sono così spesse… che è difficile respirare al suo interno! L’attore si ritrova ben presto con pochissima aria a disposizione, con tutte le potenti lampade del set puntate addosso ad innalzare sensibilmente la temperatura. I tecnici provano ad inserire dei tubi per pompare aria, ma fanno così rumore che mentre si gira l’aria non può essere pompata altrimenti non si sentono le voci degli attori.

Finita la parte fisica, Nimoy si siede a terra, e mentre boccheggia in cerca d’aria tocca a Shatner entrare in scena. Fermato da Scotty, grida «Morirà!», al che arriva la fatale risposta: «è già morto». Capito che non potrà fare nulla per salvare l’amico, Kirk si avvicina lentamente e si siede accanto a Spock separati da un vetro. Meyer dà lo stop: è il momento di applicare il trucco da ustionato a Nimoy.

Inizia uno dei momenti più alti dell’intera serie

La sessione di trucco è particolarmente silenziosa, quasi una funzione funebre. E nel rievocarla l’attore testimonia quanto si fosse fuso con il personaggio: «Il trucco da ustionato mi venne applicato sul viso… o meglio, sul viso di Spock». Di chi è il viso che vediamo in video? Di Nimoy o di Spock? L’attore ormai non lo sa più.

«Sono sicuro che il vulcaniano pensasse che il sacrificio fosse l’unica scelta logica a sua disposizione… ma Leonard Nimoy la vedeva in modo decisamente diverso.»

Ormai l’attore è in piena tempesta da sdoppiamento della personalità, mentre davanti allo specchio assiste al declino fisico della maschera che ha indossato per anni. «Sentivo rispetto e ammirazione [per Spock], e sì: persino affetto. Ed ora lo stavo condannando a morte».

Nimoy sa benissimo che la scena sarà di enorme impatto, che a livello attoriale sarà un fiore all’occhiello, anche grazie ad ottimi dialoghi (come sottolinea lui stesso), eppure quando torna sul set è emotivamente distrutto (emotional wreck), in agonia, e vedere tutti che lo fissano con reverenza acuisce quei sentimenti. Camminando lentamente passa davanti agli attori che gli sono stati compagni per anni sul ponte dell’Enterprise, e per la prima volta… Shatner non fa il simpaticone, come invece suo solito.

Nimoy conferma che Meyer spesso guardava le riprese dall’alto di una scala

La scena acquista un tocco di grottesco quando arriva il regista. Nicholas Meyer è poliedrico nelle sue passioni, così oltre ad aver diretto alcuni grandi film ha anche scritto alcuni romanzi di successo con protagonista Sherlock Holmes ma è anche un grande estimatore dell’opera lirica. Quella sera, appena finito di girare la scena di Spock, ha dei biglietti per assistere alla Carmen di Bizet ma non ha tempo per cambiarsi: quindi si presenta sul set vestito da sera, con un mantello e un cappello che lo fanno apparire in tutto e per tutto la reincarnazione di Sherlock Holmes. Davanti a questo officiante in alta livrea, iniziano le prove dell’esecuzione.

«Affrontai la prova finale e mi sforzai di rimanere concentrato sulle battute di Spock che saluta il suo capitano ed amico. Quello era per me il succo della scena, non si parla di mortalità, dolore e sacrificio personale: si tratta del desiderio di Spock di non lasciare nulla di inespresso, mantenendo la propria dignità vulcaniana.»

Anni dopo Nimoy si stupisce nel finale di Balla coi lupi (1990) di Kevin Costner, quando le ultime parole pronunciate dalla lunga pellicola sono affidate ad un giovane pellerossa, che saluta il protagonista da lontano gridandogli: «Sono tuo amico. Sarò sempre tuo amico». Il pensiero non può che correre alle ultime parole di Spock.

Anche nel West risuonano le ultime parole di Spock

È tempo di girare. È tempo di morire. Ma prima riversano sulla mano di Nimoy una secchiata di liquido verde: sangue vulcaniano. Lo stato d’animo dell’attore è una corda di violino tesissima, e ritrovarsi in una scena drammatica con una mano verde… è semplicemente troppo. Sbotta e comincia a gridare alla volta del regista.

«Nick! È questo che vuoi? La mia intera mano verde? Non ti pare un po’ troppo?»

Sono abbastanza sicuro che abbia gridato anche altro, ma è solo questo che l’attore cita nella sua biografia. Intanto Nick Meyer, sempre in abito da sera, scende dalla scala da cui sta osservando la scena – altro elemento decisamente distraente! – e accontenta l’attore riducendo drasticamente la quantità di sangue.

Finalmente Nimoy entra nella stanza, infuocata e senza aria, si siede dov’è il segno e comincia a dialogare lentamente con Shatner, fino alla terribile, inesorabile, straziante battuta finale, resa micidiale da James Horner che manda il tema sonoro di “Star Trek”.

«Ammiraglio… sono sempre stato suo amico. Lunga vita e prosperità.»
(I have been, and always shall be, your friend. Live long and prosper.)

Se riuscite a rimanere ad occhi asciutti durante questa scena… siete dei romulani!

Sul momento l’unico problema per l’attore è respirare in quella camera ermetica, e visto che deve fingersi morto mentre la cinepresa fa una lenta, lentissima carrellata all’indietro, il dolore fisico aiuta ad affrontare quello psicologico. Poi però la giornata lavorativa è finita e si va al trucco, dove Nimoy si strappa via le orecchie, si toglie l’uniforme, si strucca… «finché gradualmente Spock scomparve, lasciando solo Leonard Nimoy».

È stato solo un giorno di lavoro come tanti per un attore di cinema, si ripete, una delle tante morti finte davanti ad una cinepresa, lui stesso è morto già altre volte su un set, visto che spesso lo chiamavano a recitare nel ruolo di cattivo. Ma è inutile fingere:

«Non ho mai interpretato un personaggio che avesse un così profondo impatto nella mia psiche, nella mia carriera, nella mia vita… ed avevo appena cospirato per spezzare quella lunga, strana ed affascinante relazione. Non avrei mai più alzato un sopracciglio, mai più provato il dolce piacere di stuzzicare il dottor McCoy, non mi sarei più fuso con una mente, applicato la presa vulcaniana e dato il celebre saluto con la mano.»

Mentre l’attore guida verso casa, il peso del lutto comincia a crollargli addosso, e comincia a ripetersi: «Cosa ho fatto?»

L’ultimo saluto di due eterni amici

Settimane dopo insieme a colleghi ed amici viene invitato ad una proiezione privata della Paramount, quando ancora il lutto è fresco: arrivati al punto in cui Spock lascia il ponte per andare a sacrificarsi e salvare tutti, Nimoy inizia a piangere. «Sapevo meglio di tutti cosa Spock stesse provando». L’attore vorrebbe lasciare la sala, andarsene, perché era stato straziante girare quella scena: impossibile rivederla. «Tutto ciò che potevo fare era scusarmi con il vulcaniano».

Nella sua autobiografia Nimoy imbastisce spesso un dialogo con Spock, visto che ormai ha accettato la sua esistenza imprescindibile da se stesso, ma questo capitolo non può chiudersi che con il seguente dialogo:

NIMOY: Spock…?

SPOCK: (silenzio)

NIMOY: Spock… Mi dispiace…

SPOCK: (silenzio)

Quando il sacrificio viene deciso, e l’attore inizia a soffrire

Nel buio della sala, quel giorno della proiezione privata, succede però qualcosa: l’attore comincia a rendersi conto che quei ganci narrativi sospesi di cui gli parlava Merritt sembravano puntare verso una direzione. Nell’ultimo fotogramma del film, quando viene inquadrata la bara di Spock sul pianeta Genesis, Nimoy ha un presentimento: «Mi sa che riceverò presto una telefonata dalla Paramount». Il tempo che le riviste di settore pubblichino le loro recensioni entusiastiche del secondo film, il tempo che i fan impazziscano, il tempo che i botteghini esplodano sotto il peso degli incassi, e il telefono di casa Nimoy squilla: è Gary Nardino, che la Paramount ha messo a capo del progetto Star Trek III.

Il momento in cui Nimoy capisce che Spock potrebbe tornare

Nimoy ci racconta che quel giorno in cui era seduto nella sala riunioni, in attesa che arrivasse il ritardatario Nardino, aveva la testa piena di pensieri: era ovvio che volessero chiedergli di tornare nei panni di Spock, ma non era ovvio ciò che l’attore volesse. Ci spiega che all’epoca i suoi figli (avuti dalla moglie Sandi con cui all’epoca era ancora sposato) avevano entrambi finito l’università e il mutuo della casa era ormai pagato: non erano i soldi ad interessare l’attore, almeno nel suo racconto. Quello che invece gli risuonava nella mente era un verso dal Giulio Cesare di Shakespeare:

«Gli uomini, a volte, sono arbitri del proprio destino.»
(Men at some time are masters of their fate)

Quando arriva Nardino e inizia la riunione, il dirigente non chiede a Nimoy se voglia tornare ad interpretare il personaggio, è molto più sottile: «Ti piacerebbe essere coinvolto in qualsiasi modo nella realizzazione di Star Trek III?» L’attore sorride, perché i due hanno avuto la stessa identica idea: fare il regista del terzo film è sia il modo per coronare un vecchio sogno di Nimoy ma anche un modo per fare la pace con un vecchio amico, di nome Spock. Nel capitolo in cui Nimoy racconta di come ha riportato in vita Spock, c’è spazio per tornare a dialogare con lui.

SPOCK: Ero morto sul pianeta Genesis, eppure sei tornato per me. Perché?

NIMOY: Perché le esigenze di uno contano più di quelle dei molti… o di pochi.

SPOCK: Non capisco.

NIMOY: Perché mi mancavi, Spock.

Spock è morto: lunga vita a Spock (e al suo sopracciglio)

Voglio chiudere con un mio personalissimo collegamento di idee, ricordando quel “gancio” che Merritt si era lasciato dietro nel secondo film, quando Spock si collega con la mente di McCoy e gli sussurra un enigmatico «Ricorda». Nimoy cita Shakespeare e altri poeti, chissà se ha letto Joseph Conard, e nello specifico il racconto Karain: un ricordo (1898), in cui si racconta di un uomo ossessionato dal suo passato, all’insegna della frase «Vivi e ricorda!», che è quasi una maledizione. L’unica pace che riesce a trovare il personaggio, è quando la frase cambia completamente in «Dimentica, e sii in pace».

Tutto l’astio provato dall’attore per il personaggio, che lo ha portato più volte a dichiarazioni aspre, si è sciolto quando ucciderlo gli ha fatto dimenticare ciò che continuava a ricordare, e allora ha iniziato a vivere felice. Leonard Nimoy tornerà più volte ad interpretare Spock, sia in TV che al cinema, e il personaggio continua ad essere insostituibile protagonista di fiumi di romanzi di “Star Trek (Serie classica)”: il prossimo settembre 2021, slittamenti permettendo, dovrebbe uscire The Autobiography of Mr. Spock, scritta da David A. Goodman: chissà cosa racconterà della sua morte, a causa di un attore che non riusciva a dimenticare.

L.

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27 risposte a Quando Nimoy uccise Spock

  1. Pingback: Star Trek III: The Search for Spock: recensione del film

  2. Juliette Brioche ha detto:

    Impossibile trattenere le lacrime 😢😭
    Tu, Lucius, mi tocchi il cuore.

    Per limitare la commozione, la parte della mia mente vulcaniana ritorna al personaggio di Leonard Nimoy assassino in un episodio del tenente Colombo…

    Lunga vita e prosperità a te, Lucius

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contentissimo di averti “contagiato” con un’emotività che è impossibile da trattenere: ero bambino quando ho visto per la prima volta la morte di Spock e mi ha segnato per sempre. Impossibile anche solo citare quella scena ad occhi asciutti…
      Nimoy ha lavorato tantissimo in TV e a teatro, per non parlare del cinema, ma ovviamente è noto solo per un ruolo solo. La settimana scorsa Rete4 ha mandato il western “Catlow” (1971) dove lui fa il cattivo barbuto: se sei curiosa, l’ho recensito qui 😉

      Lunga vita e prosperità anche a te ^_^

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  3. Cassidy ha detto:

    Post bellissimo con finale da applausi, mi dispiace non essere in ghingheri come Myers per farlo 😉 In due post ci hai raccontato lo stesso stato di angoscia nell’uccidere la propria maschera da parte di due attori, Nimoy ha potuto far tornare Spock alle sue condizioni, infatti dopo ci ha idealmente fatto pace, per Kirk non è andata altrettanto bene, in ogni caso valeva la pena festeggiare il compleanno di Leonardo in questo modo 😉 Cheers

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  4. Sam Simon ha detto:

    Fantastico questo tuo post con cui scopriamo che oltre a Shatner con Kirk pure Nimoy alla fine era diventato tutt’uno con Spock!

    La versione dei fatti che emerge da questa lettura coincide con quello che sapevo pure io di Meyer e del cambio di finale (post test screening), e alla scena della morte di Spock nel II io piango sempre: non sono un romulano! Olé! :–)

    È un piacere festeggiare il mitico Nimoy insieme a te nel giorno del suo compleanno!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A vederli oggi quei “ganci” nel secondo film sembrano proprio fatti apposta per giustificare il ritorno di Spock nel terzo, ma a quanto pare erano invece una grande prova di lungimiranza di autori capaci, che – come i romanzieri bravi – sanno che bisogna lasciare delle mollichelle di pane durante il viaggio, così da tornare poi a sfruttarle. E’ come per gli eroi seriali, che nella loro prima avventura buttano lì un “Eh, se sapessi che m’è successo a Mogadiscio…” e bam, se il romanzo ha successo abbiamo già lo spunto per il secondo: “Quella notte a Mogadiscio” 😀

      L’estraneità di Meyer al mondo Trek mi sembra palese, solamente un folle poteva pensare che un qualsiasi fan avrebbe accettato la morte di Spock “se scritta bene”: il personaggio più amato della fantascienza! Mica cacchi! Secondo Meyer eserciti di fan che divoravano storie con Spock da vent’anni (romanzi e fumetti a scatafascio) d’un tratto avrebbero detto “eh sì, che bello che ora non c’è più”…
      Meno male che durante le proiezioni di prova gliel’hanno fato capire forte e chiaro 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Per una volta i test screening hanno fatto fare dei cambi giusti!!!

        Splendida la metáfora delle molliche di pane, e verdissima! :–)

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      • Giuseppe ha detto:

        Purtroppo, è il classico atteggiamento “ammazza-Trek” che di quando in quando si ripresenta a far danni in quest’universo narrativo: si prende gente di fatto a lui del tutto estranea (al di là delle dichiarazioni di rito, in genere riguardanti la serie classica) con l’obiettivo di portare idee “nuove”, “fresche”… solo per poi scoprire come, essendo a digiuno di Star Trek, siffatta gente si riveli palesemente inadatta ad innovare alcunché di un mondo che NON conosce e, ovviamente, NON capisce 😀
        Quanto al compianto Nimoy, credo che alla fine la (toccante) presa di coscienza fosse inevitabile: come si può uccidere chi ti ha dato lunga vita e prosperità? Da sempre, rischiamo di capire davvero quanto qualcuno conti per noi solo quando stiamo per perderlo (o l’abbiamo perso), quindi Spock non poteva certo fare eccezione… ah, e sia chiaro che nemmeno il sottoscritto è un romulano 😉
        Ottimo post, ovviamente, e non mi sarei aspettato niente di meno da te 👍👏👏

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio, e troppo spesso il chiedere che un universo narrativo venga gestito da chi almeno lo conosce (visto che a quanto pare non si può avere chi lo ama) viene fraintesa come una fisima da fan, da circolo chiuso in cui gli “estranei” sono esclusi, mentre invece è una pura constatazione: come dici perfettamente, chi conosce un universo lo capisce, e quindi sa quali dinamiche funzionino e quali no, sa fin dove spingersi e dove fermarsi, e non se ne esce con idee folli del tipo “ammazziamo il più amato dai fan, che saranno contenti”…
        Lo stesso per i romanzi: possibile non si riesca ad affidarli a chi almeno abbia una pur vaga conoscenza dell’universo a cui sta partecipando? Guarda che è difficile beccare qualcuno che non abbia mai visto una saga di dieci film e un universo pluri-decennale, eppure gli editori ci riescono sempre, regolarmente 😀

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Di nuovo, brividi… Ho pianto per questa scena così come ho pianto per Galaxy Quest. Molto interessante leggere i pensieri di Nimoy sulla morte di Spock, grazie per questo bellissimo articolo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e ovviamente condivido in toto le due reazioni 😛
      In Rete è pieno di descrizioni e racconti, ma è insostituibile l’autobiografia, dove è il protagonista in prima persona a ricostruire l’evento e a raccontarci cosa provasse. Non vuol dire che sia tutto vero, niente vieta a Nimoy di aver “romanzato” il tutto, ma comunque è una fonte decisamente più attendibile delle “leggende” che da allora si raccontano.
      Che abbia fatto pace con Spock è comunque sicuro, visto che tornerà nei film, in “TNG” – compreso un doppio episodio che è piaciuto così tanto da essere diventato un romanzo, edito anche in Italia! – e al cinema. Quindi Nimoy ha accettato di buon grado di tornare a rialzare il suo mitico sopracciglio ^_^

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  6. Il Moro ha detto:

    Vedo un certo parallelismo tra i sentimenti di Nimoy per Spock e quelli di Shatner per Kirk che hai raccontato l’altra volta…

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  7. Lorenzo ha detto:

    Io invece non ho pianto: o sono un Romulano, o prendo ST per quello che è: intrattenimento 😛
    Piuttosto, forse ho provato un leggero fastidio quando ho visto la stessa scena ribaltata nella versione di Abrams.

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Argh! Temevi talmente tanto il mio contraccolpo piscologico che mi avevi avvertito in anticipo così ho avuto il tempo di somatizzare. Per questa tua sensibilità, grazie mille! Ahahahah! 🙂

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  9. Nick Parisi ha detto:

    Io piansi e molto anche, già il vedere un Kirk vecchio e perculato dalla ex che lo aveva mollato dopo essersi fatta ingravidare, mi aveva fatto urlare alla lesa maestà. In quanto a Nimoy penso che fosse normale per un attore come lui provare sentimenti così ambivalenti per un personaggio amatisismo dai fans ma che come attore doveva limitarlo.E’ successo centinaia di volte, in parte è capitato ad Henry Winkler con Fonzie, in Italia è successo ad Ubaldo Lay, pure lui grande attore di teatro, con il Tenente Sheridan, uno dei primi personaggi seriali di successo nella nascente Rai anni 60’S e tanti altri. Di Nimoy ricordiamo anche che la fantascienza doveva essere proprio nel suo destino, visto che il suo primo ruolo di un certo peso fu nel 1952 nel serial “Zombies of the Stratosphere”, di cui parlerò tra qualche tempo.
    Ottimo e commovente articolo Lucius”

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, e non va dimenticato che negli anni Ottanta era molto potente il mito dell’attore “incastrato” in un personaggio, eventualità da scansare come la peste perché limitante per la carriera. Poi gli anni e i decenni sono passati, quegli attori si sono resi conto che non avevano una carriera, che le loro idee di cinema non valevano molto e tutto ciò che è rimasto loro in mano… era un personaggio immortale con cui battere cassa per sempre.
      Mark Hamill, Robert Englund, Sigourney Weaver, e tanti altri, tutti a sputare veleno sui propri personaggi, a maledirli dal profondo dell’inferno come Khan, a tentare di ucciderli o di farli sparire, poi – capito che non esisteva per loro alcuna carriera e che altre scelte erano solo vicoli senza uscite – eccoli tornare ad amare il loro personaggio, a raccontarne la “filosofia”, la “mitologia” e a battere cassa in lungo e largo.
      Come diceva qualcuno che la sapeva lunga, si uccide sempre ciò che si ama… o che ci mantiene 😛

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  10. Zio Portillo ha detto:

    Che strano venerdì… Sai che non mi ricordavo che Jackie Chan avesse preso parte a Star Trek?
    😀
    Scherzi a parte, da assoluto non-fan di Star Trek, il tuo racconto mi ha parecchio coinvolto, si sente che è un tema che ti sta a cuore. Nimoy ha perfettamente reso l’amore/odio verso quei personaggi che diventano enormemente più grandi dell’attore che li interpreta.

    Piace a 1 persona

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