Andromeda (2000-2005)

Con solo vent’anni di ritardo scopro di adorare la serie televisiva di fantascienza “Andromeda”, anche perché è creata da uno di quelli con il cuore al posto giusto. No, non Gene Roddenberry…

Dietro “Andromeda” c’è Robert Hewitt Wolfe, che dal 1993 al 1999 ricopre varie mansioni in “Star Trek: Deep Space Nine”, da sceneggiatore a produttore, e alla chiusura della serie decide di mettersi in proprio, portando tutto ciò che di buono DS9 aveva ancora da offrire e lasciando il resto. «Il tema base di questa serie è la rinascita e la protezione della civiltà», spiega Wolfe a “Starlog” n. 279. «La barbarie è cattiva, la civiltà è buona: è molto semplice».

Stando alla ricostruzione del citato giornalista, Roddenberry cercò di lanciare “Andromeda” già negli anni Settanta senza riuscirci, e pare che il suo arrivo in TV sia dovuto solo al successo di un altro suo vecchio progetto rispolverato, “Pianeta Terra – Cronaca di un’invasione”. La Tribune Entertainment voleva un’altra serie di fantascienza dello stesso autore. «Quando la Tribune è venuta da me», prosegue Wolfe, «avevano già un accordo con gli eredi di Roddenberry per sviluppare qualche suo vecchio progetto inedito con Kevin Sorbo protagonista. La casa aveva in mano due progetti paralleli, da girare insieme e fra i quali alla fine avrebbe scelto: una serie su un’astronave e una serie su un pianeta. Mi chiesero di curare quella sull’astronave e l’ho fatto, basandomi sulle note di Gene e qualche mia idea personale. Alla fine è stata la serie scelta per andare in onda. Ne ho scritto la Bibbia nel luglio 1999: l’hanno approvata e Kevin è salito a bordo. Con il mio staff abbiamo cominciato a scrivere già il 1° dicembre.»

Le riprese partono nel maggio 2000 – quando il regista e produttore Allan Eastman gira D Minus Zero, che sarà poi il terzo episodio ad essere trasmesso – ma già da mesi prima Wolfe si è messo a mappare l’intero universo di “Andromeda”: la sua storia, la politica, la tecnologia e le varie razze che lo abitano. Stando però attento a che siano tutti umanoidi, perché non è che ci sono i soldi per fare troppi effetti speciali.

Il cast dell’epoca d’oro della serie

Stando a Wolfe altri si sono avvicinati al progetto ma con la prospettiva sbagliata. E di molto! «Dicevano: “Be’, sì, lavorerò alla serie, ma non voglio alieni, robot, computer o nanotecnologia: non mi piace questa roba”. Io invece volevo fare tutta quella roba.» È un periodo di grande decostruzione del medium televisivo e Wolfe, a sua detta, ha isolato ogni più piccolo aspetto della serie per saggiarne la funzionalità, scegliendo poi solamente ciò che più era promettente, per costruire una nuova serie del Duemila che parlasse di avventura fantascientifica.

Per esempio lo stile delle scene d’azione è molto più debitore di “E.R.” che di altre serie simili. «Scene veloci, attori che si parlano sopra e movimenti di camera dinamici».


I personaggi

Quando nel 1995 Kevin Sorbo indossa i panni di Hercules, il mondo esplode: a parte me, non c’è persona sul pianeta che non impazzisca per la finta mitologia televisiva in cui l’eroe capellone viene infilato. Il produttore Rob Tapert sa sfruttare bene le proprie risorse e ne escono fuori sette stagioni di successo che generano non solo film televisivi ma anche serie parallele. Per esempio “Young Hercules” con il giovane Ryan Gosling che piace al pubblico più giovane, o per esempio “Xena” con Lucy Lawless che piace a chiunque abbia gli occhi per guardarla.
Arrivati ad un certo punto, però, nasce un curioso problema: tutto ciò che è legato ad “Hercules”… guadagna più di “Hercules”! Così il povero Sorbo si ritrova ruota di scorta di serie nate dal suo successo, che – va ricordato, e Sorbo lo ricorda bene nella sua autobiografia – Tapert cura meglio per motivi personali: essere fidanzato con Lucy Lawless, che poi sposa, fa sì che le attenzioni della di lei serie siano decisamente maggiori.

Quando pure a Brian Thompson veniva da ridere a recitare con Hercules

Finiti gli impegni contrattuali, Sorbo non ha alcuna intenzione di andare avanti: è disposto a fare qualcosina in più per far piacere ai suoi fan, ma le altre tre stagioni che Tapert sta organizzando sono fuori discussione. Il 22 novembre 1999 va in onda l’ultima puntata di “Hercules” e il 5 febbraio 2000 il personaggio va a salutare pure Xena, in una comparsata: il viaggio finisce qui. Perché c’è una nuova serie su cui Sorbo conta molto.
Nell’ultima stagione di “Andromeda” il protagonista, rovistando in un armadio in cerca di strumenti, d’un tratto estrae una lunga spadona antica, da dio greco. Guarda gli altri e, imbarazzato, dice: «È una lunga storia».

Per motivi misteriosi, sembra che le serie televisive dei primi Duemila avessero l’abitudine di trasmettere prima la seconda puntata e poi, anni dopo, la prima: in modo che il pubblico non capisse una mazza dei personaggi. Come “Firefly” – che non capisco come si possa apprezzare senza aver visto il doppio episodio pilota (infatti amano tutti il successivo film Serenity!) – “Andromeda” inizia con l’equipaggio dell’astronave Andromeda Ascendent che cerca di stilare accordi fra razze diverse per creare una Federazione. Ma chi è ’sta gente?
Io invece amo le storie lineari, quindi al contrario di tutti gli spettatori di “Andromeda” ho iniziato dal primo episodio, quello in cui il capitano Dylan Hunt (Kevin Sorbo) a bordo della Andromeda Ascendent finisce vittima di un attentato e, caduto in un buco nero, rimane immobile nel tempo per trecento anni, risvegliato solo quando la Eureka Maru, nave di cacciatori di relitti, cerca di fregarsi il ricco bottino di una vecchissima nave della Federazione: puro antiquariato.

Alcuni cacciatori (leggi “ladruncoli”) sono innocui, altri sono parecchio infami e per assicurarsi il controllo della Andromeda chiamano pericolosi mercenari come il nietzschiano Tyr Anasazi (il montagnoso Keith Hamilton Cobb). Una volta sistemati i cattivi, il capitano Hunt, il mercenario Tyr e i bravi ladruncoli si riuniscono e fanno un patto: si uniscono tutti per portare un po’ di ordine in una galassia allo sbando.
Ora può iniziare la serie, una volta capiti i personaggi e le loro peculiarità.

Quando si dice “entrare in scena col botto”

Il più grosso problema della serie saranno sempre i personaggi: dalla terza alla quinta stagione sarà difficile trovare due episodi consecutivi in cui abbiano lo stesso taglio di capelli e indossino gli stessi vestiti, a volte si ha la sensazione di aver sbagliato a mettere “play” e di aver saltato dieci episodi. Onestamente “Andromeda” dopo le prime due sfolgoranti e splendide stagioni si perde continuamente, priva di un qualsiasi equilibrio e quindi in movimento sparso come una banderuola. Questo significa che i personaggi sono sempre in bilico, pronti a diventare qualsiasi altra cosa senza mai diventarlo, pronti ad abbandonare la serie senza farlo, poi facendolo ma tornando, poi non tornando più.
La gestione del cast è disarmante e influisce pesantemente sulla qualità delle storie man mano che procedono le stagioni.

Stando alle dichiarazioni iniziali di Wolfe due dei personaggi fissi della serie – Rev Bem (Brent Stait) e Trance Gemini (Laura Bertram) – richiedono così tante ore di trucco da superare “Deep Space Nine” in quanto a lunghezza della preparazione: da spettatore mi sembra davvero difficile crederlo. In “Star Trek” gran parte del cast ha trucchi molto complessi, qui Rev Bem ha un costumone peloso e Trance è pittata di viola!
Comunque le sue remore ad un certo punto hanno prevalso sulla trama: Rev Bem è un personaggione, è un mostro appartenente ad una razza infame di distruttori di universi che però ha scelto di seguire la via della fede, con tutti i paradossi che questo può generare. Rev Bem è una delle colonne portati delle prime due stagioni… ed è il primo a perdersi per strada.

La citata Trance era la ragazzina frizzante del gruppo, il momento leggero, la comparsa che smorzava i toni. Stufi di pittarla di viola e probabilmente stufa l’attrice di fare la sciocchina senza peso, bam!, ad un certo punto Trance diventa di una pesantezza epocale, un personaggio senza senso né alcuna motivazione che ogni singolo episodio delle successive tre stagioni cambia ruolo, ma sempre (purtroppo) focale: sta lì a menar gramo con previsioni lugubri che regolarmente non si avverano, semplicemente perché la produzione poi ci ripensa.
«Non ci rivedremo mai più», «Ci rivedremo ancora», «Moriremo tutti», «Morirai solo tu», «Morirà qualcun altro», «Morirà quella zoccola de tu’ sorella», tutte ridicole gufate dozzinali che uccidono il personaggio, che purtroppo rimane in posti apicali: il capitano Hunt sta sempre lì ad ascoltare le minchiate che lei dice e questo distrugge ogni trama.

Gli unici che rimangono identici per cinque stagioni sono Andromeda (Lexa Doig), l’intelligenza artificiale della nave ma anche la ginoide Rommy, Seamus Harper (Gordon Michael Woolvett), il tecnico dalla bocca larga e dalla battuta pronta (sempre di cattivo gusto), e Beka Valentine (Lisa Ryder), azzeccatissimo primo ufficiale di Hunt ma soprattutto… la prima vera Katee Sackoff della TV!
Nel 2003 Lisa Ryder interpreta una pilota bionda di caccia stellari a punta che insegna a giovani cadetti non solo tecniche volo ma anche strategia militare, il tutto… in sequenze che un anno dopo “Battlestar Galactica” ricopierà IDENTICHE ma con la bionda Sackhoff protagonista, nel ruolo di Starbuck (o Scorpion che dir si voglia). Il fatto che ben tre degli attori fissi di “Battlestar Galactica” appaiano in altrettanti episodi di “Andromeda” preannuncia un certo collegamento fra le due serie.

La volete un’altra idea di scopiazzamento? Allora ecco il mercenario Tyr, un alieno umanoide muscoloso e duro come pietra interpretato magistralmente dai bicipitoni di Keith Hamilton Cobb: l’elemento strappa-mutande della serie che trascina alle convention di fantascienza eserciti di spettatrici.
Appena finita “Andromeda”, un attore montagnoso, bicipitone e con la faccia da duro come la pietra sale a bordo di “Stargate Atlantis”, vestito in modo decisamente simile a Tyr: l’attore si chiama Jason Momoa, potreste averne sentito parlare.

Fra le varie idee di “Andromeda” che hanno fatto proseliti

Stando alle sue dichiarazioni, Cobb dopo la seconda stagione si è reso conto che il suo personaggio non aveva più molto da offrirgli e così si è guardato in giro: a quanto pare le successive 140 puntate della telenovela “Febbre d’amore” avevano molto più da offrirgli a livello di profondità di personaggio!
Fatto sta che ad un certo punto Tyr comincia ad andare e venire, non sempre aiutato da trame che ne giustificassero la vacuità – e il cambio di acconciature – finché alla fine ha deciso di uscire di scena in modo altamente discutibile, con tanti di quei cambi di sceneggiatura che alla fine è lo spettatore che cerca di mandarlo via a colpi di telecomando!

Lexa Doig e Lisa Ryder: da Jason ad Andromeda!

Una curiosità. Come già mi preannunciò il mio santo patrono Giuseppe, due delle attrici protagoniste di Jason X (2001) sono poi finite a bordo della Andromeda: Lisa Ryder e Lexa Doig, ma in parti invertite. Lisa fa la sintetica di bordo nel film horror mentre nella serie è Lexa a farlo. Stando alle ricostruzioni, entrambe hanno girato il film prima di essere ingaggiate per la serie, anche se poi la distribuzione ha fatto sì che l’horror uscisse dopo.

Lisa Ryder può cambiare personaggio e colore dei capelli, ma rimane sempre tosta


Giudizio complessivo

Robert Hewitt Wolfe ha gestito da vicino solamente le prime due stagioni di “Andromeda” e quelle sono il meglio che la serie possa offrire: ottimi personaggi, ottime trame di episodi singoli accomunati da un’ottima sotto-trama generale. Assolutamente una serie perfetta.

Poi arriva il dramma, con Wolfe molto meno presente – probabilmente perché ha iniziato a lavorare a “The 4400” – e dalla rivista “SciFiNow” (n. 125 del 2016) scopro che è da quel giorno che in Internet i fan litigano per stabilire a chi vada attribuita la colpa dell’innegabile declino che “Andromeda” inizia con la terza stagione: un’annata ancora guardabile, prima della brutta quarta e dell’assurdamente impresentabile quinta.
C’è chi dice che Kevin Sorbo, il cuore pulsante della serie (ops, scusa Kevin, dopo l’infarto mi sa che non ti piacciono queste frasi!), abbia preso il controllo e abbia voluto più spazio per il proprio capitano Hunt, il che mi sembra difficile: sia perché tutti gli intervistati dicono che l’attore non aveva alcun comportamento “divistico” sia perché il vero, profondo dramma della serie è ben altro. Cioè il personaggio di Trance, totalmente inconsistente che d’un tratto diventa protagonista totale (e tombale) di ogni singolo episodio. Scrivere ogni singola puntata perché ruoti intorno ad un personaggio vuoto, senza storia, senza struttura e senza battute che abbiano un senso, lo chiamerei un errore fatale.

Dall’inizio della terza stagione è un crollo continuo, con i personaggi che si sfaldano e le trame spaventosamente arzigogolate che non combaciano più fra di loro. Tra la fine della quarta stagione e l’intera quinta vengono dette cose che cambiano totalmente le carte in tavola delle stagioni precedenti. Il tutto votato a pessime sceneggiature che danno l’idea di essere scritte a casaccio giorno per giorno, a seconda degli attori che c’erano disponibili sul set. È davvero un gran peccato.

La forza di “Andromeda” è che ha saputo creare un’idea di space opera del Duemila senza avere i soldi per farlo: stiamo parlando di una serie TV totalmente priva di risorse e che quindi si è dovuta inventare i peggio trucchi per raccontare avventure spaziali e guerre stellari più che credibili.
E che sia roba buona lo si capisce dal fatto che gli autori abbiano il cuore al posto giusto. Il primo episodio girato della serie, quel maggio 2000, si apre con un personaggio risvegliato dopo 300 anni che gioca a basket con un pirata spaziale nero dai capelli rasta… La devo proprio citare Ripley 8, di duecento anni, che gioca a basket mentre è guardata da un pirata spaziale nero coi capelli rasta in Alien Resurrection (1997)?

Quando nel futuro si giocava a basket nello spazio

Citare un film di Alien è sempre cosa buona e giusta

Quando si inizia un’avventura strizzando l’occhio all’universo alieno, si vince già a tavolino!

L.


Fonti

  • Joe Nazzaro, Antromeda Strains, “Starlog” n. 279 (ottobre 2000)
  • Kevin Sorbo, True Strength. My journey from Hercules to mere mortal and how nearly dying saved my life (2011)

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17 risposte a Andromeda (2000-2005)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ennesima serie che mi sono perso da ragazzino e che ogni tanto salta fuori. Non ne ho mai visto manco mezzo episodio (stessa sorte toccata a Hercules, Xena, DS9, Stargate Atlantis, Firefly e Febbre d’Amore. Solo per citare quelle presenti in questo post!) ma sotto sotto sarei curioso di recuperare (spoiler: non lo farò mai!).

    Pensa che per “farti contento” (;-P) mi sono comprato il cofanetto su Amazon di “Battlestar Galactica”… E’ ancora avvolto nel cellophane e ogni tanto mi guarda perplesso dalla mensola come a volermi dire “Ma che c@zzo mi hai comprato a fare?!?!”

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Noooooo sacrilegio!!!! Apri subito quel cofanetto e vediti il film primo televisivo: scoprirai che non potrai più fare a meno della serie! Così diciamo tutti ^_^
      “Andromeda” anticipa molto di BSG ma non ha gli stessi autori a disposizione, quindi dopo due stagioni molto belle si perde in un bicchier d’acqua, non mi sento di consigliartela. Non prima di BSG 😛

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Non ho mai visto questa serie con Sorbetto e non saprei dirti perché, avendo visto tutto il resto, più o meno (comprese le serie di stampo mitoclasta come Hercules o Xena).
    Diamine, Sorbo l’ho beccato pure a fare il buono che diventa cattivo in The Middleman! XD

    Forse è un bene che l’abbia evitata, perché le serie che si smarmellano in due stagioni mi fanno tristezza 😦

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La distribuzione nostrana è stata molto diversa: Hercules & C. andavano su Italia1 con grande strombazzare pubblicitario, “Andromeda” andava su Pay-TV o al massimo replicata su qualche piccolo canale locale. Non poteva avere la stessa eco delle altre col Sorbetto 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Non si inizia benissimo, al netto dei miei discutibilissimi gusti,, una serie…citazione di Star Trek…poi compare Kevin Sorbo, a un certo punto fa capolini Brian Thompson ed è come se avessi ritrovato la strada di casa! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro se non ti piace lo schema Star Trek non potresti apprezzare questa serie, ma lo stesso sappi che almeno nelle prime due stagioni non mancano mercenari, assassini, signori del male e stermini di massa. Diciamo che non si fa mancare niente 😛

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  4. Il Moro ha detto:

    Ho sfiorato più di una volta questa serie, ma non mi è mai venuto voglia di guardarla….

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ sicuramente un prodotto più piccolo rispetto a storiche serie fantascientifiche come Star Trek, però almeno nelle prime due stagioni ha ottime idee, buone sceneggiature e personaggi a cui ti affezioni subito.

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  5. Cassidy ha detto:

    Non ho mai sentito parlare di questa serie fino al momento in cui ho preparato il post su “Jason X”, ma dal tuo post mi sembra chiaro che questa serie aveva le intuizioni buone, le altre i soldi per sfruttarle al meglio, il caso del personaggio fotocopia della Katee Sackhoff di “Battlestar Galactica” mi sembra piuttosto emblematico, ma anche il simili-Momoa. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti è chiaro che Andromeda avesse idee buone, all’inizio, ed è un peccato perché con dei personaggi azzeccati non c’era neanche bisogno di troppi soldi: bastava la voglia di divertirsi e di stare dalla parte dello spettatore. Invece poi sono arrivate altre dinamiche e tutto è crollato.

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      • Giuseppe ha detto:

        Io sono incorreggibile perché l’ho amata fino all’ultimo episodio, nonostante i casini interni e i personaggi faticosamente gestiti, vedi appunto Tyr Anasazi e il suo “tradimento” (comunque coerente con l’apprezzabile scelta di non aver mai reso il Nietzscheano un cavaliere senza macchia e senza paura) e Trance, dagli intricatissimi misteri di possibili futuri intrecciati con la malefica “sosia” Virgil Vox (svolta dark non disprezzabile)… fra anticipazioni/riferimenti/paralleli con altre serie, poi, mi viene in mente di straforo anche un episodio doppio di Doctor Who (The impossible Planet/The Satan Pit): dove i nostri dell’Andromeda avevano a che fare con l’Abisso, infatti, a lui toccava fronteggiare l’altrettanto simpatica e affabile Bestia (messa alle strette, a differenza del collega andromedano, non tanto da un antico sole quanto invece da un distruttivo buco nero) 😉
        P.S. Se non ricordo male, Brent Stait dovette pure cambiare aspetto in quanto il make-up delle prime due stagioni gli aveva causato una pesante reazione allergica…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se l’avessi trovata odiosa o insopportabile, non sarei arrivato fino all’ultimo episodio, non avendo problemi a interrompere una serie che non sopporto (vedi “Witchblade”! 😛 ) quindi in fondo anch’io mi sono legato ad “Andromeda” e gli ho voluto bene malgrado i difetti.
        Il cambio di Trance è stata un’idea molto intrigante ma solo se avesse portato a qualcosa: esaurita la sua “preveggenza”, ad ogni puntata la sensazione che gli autori stessero sparando a casaccio era troppo forte per non lasciare l’amaro in bocca. Poi personalmente avrei preferito molto di più la tostissima Beka alternativa, con benda sull’occhio! 😛
        Tyr è un personaggione che non si è mai “piegato” ad una vita in comune, mantenendo sempre la sua voglia di farsi gli affari propri: ci vedo molto del Cobb di Adam Baldwin del successivo “Firefly”, uno che fa sì parte dell’equipaggio ma sempre in bilico con la voglia di tradirlo per proprio tornaconto personale.
        Povero Rev Bem, che a un certo punto ha cominciato a soffrire senza più smettere: dall’arrivo dei Magog non ha fatto altro che essere torturato, nell’anima e nel fisico, fino alla trasformazione liberatrice. Quando ha deciso il suo “ritiro spirituale”, diventando cioè il primo personaggio a lasciare la barca, ci sono rimasto d’un male che non ti so dire!

        Che intendi quando dici che il Dottore ha incontrato Andromeda? Intendi personaggi simili o era proprio un’ospitata?

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      • Giuseppe ha detto:

        No, no, per quanto mi sarebbe piaciuto assai vedere qualcosa del genere, il Dottore e Andromeda non si sono mai fisicamente incontrati (a differenza di quanto si era pensato di fare con “Star Trek: Enterprise”, se solo la serie non fosse stata chiusa anzitempo e nello stesso anno della conclusione di Andromeda, cioè quando il nuovo Dottore muoveva i suoi primi passi): la similitudine era solo a livello di storia, visto che in entrambe le circostanze si aveva a che fare con entità antiche, potenti e malefiche tenute in scacco da altrettanto antichi e potenti sistemi di difesa…

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  6. Sam Simon ha detto:

    Non avevo idea che questa serie esistesse… eppure ci sono dentro personaggi che conosco, in un modo o nell’altro!!! Però da quanto scrivi forse non mi sono perso troppo…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le prime due stagioni le adoreresti, perché l’autore di DS9 ci ha messo dentro tutto il meglio di quella serie. I Magog sono la versione ancora più cattiva dei Cardassiani, e le implicazioni politico-morali sembrano arrivare pare pare da un episodio di DS9.
      Purtroppo poi Wolfe si è dedicato ad altro, pur mantenendo la produzione, e la serie è andata a rotoli, ma le prime due stagioni sono roba molto buona, per amanti dei “viaggi spaziali” 😉
      Ah, dimenticavo: in una puntata… arriva pure Q!!! Ovviamente non lo stesso personaggio, ma è sempre quell’attore che detesto e anche qui fa un ruolo parecchio sopra le righe.

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      • Sam Simon ha detto:

        John DeLancie! Secondo me è un tipo superdivertente, e Q non è proprio il miglior personaggio per guadagnarsi le simpatie degli spettatori… lo hai visto in Breaking Bad? Lì ha un ruolo decisamente più drammatico…

        (stai stuzzicando la mia curiosità su Andromeda… però il fatto di poter godere di una cosa a metà, anzi meno, mi frena non poco)

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