La Storia e la Finzione: T-34 vs Panther

Mi è stato davvero difficile anche solo cambiare posizione sulla sedia durante la visione dell’ipnotico T-34, che non esito a definire uno dei migliori film di guerra che abbia mai avuto la fortuna di vedere: onestamente non me ne vengono in mente altri della stessa qualità altissima, ma ho fede che ne esistano. Chi dice di non amare i film di guerra è perché in Italia arrivano solo quelli americani: questo capolavoro scritto e diretto da Aleksey Sidorov dimostra che avremmo bisogno di iniezioni massicce di altre cinematografie, come quella russa.

Unico commento: bah!

Finita la visione del film, schiacciato dalla sua potenza, sono uscito di corsa in pantofole e sono andato a citofonare a Garth Ennis, strillandogli nel microfono: «Perché non le scrivi così quelle minchiate di fumetti sui carristi? Tu basi le tue storie unicamente sull’inflessione dialettale del protagonista: si può concepire un’idea più minuscola di questa? Ho provato sia i tuoi “Battlefields” che “World of Tanks”, sembrano “Topolino va alla guerra”! Ah Garth, molla i carri che nun sei capace”. Poi Garth è sceso e mi ha picchiato: segno che l’ho punto sul vivo!

Per parlare dei due film di oggi, cioè della “finzione”, è necessario partire dalla “storia”, che però nessuno ha mai raccontato: o meglio, è una storia raccontata “per sezioni”, ognuno ne ha raccontato una parte senza dare mai uno sguardo globale. Il Zinefilo va spavaldamente là dove nessun recensore ha mai messo piede, e per parlare di due film russi di carri armati vi racconta la storia inedita della corsa russo-tedesca ai carri armati.


La corsa russo-tedesca ai carri armati

Può esistere un solo minuscolo argomento della Seconda guerra mondiale che non sia stato analizzato? È il tema più trattato al mondo, ha battuto l’Egitto in quanto ad interesse mondiale-globale – anche perché nessuno ha un nonno che è stato prigioniero dei faraoni! – quindi com’è possibile che esista anche una pur minima sfumatura non affrontata dalle migliaia di libri scritti su ogni possibile argomento? Eppure, dopo la “falla polacca” vista la settimana scorsa, una semplice ricerca ha portato alla luce un’altra falla: esistono saggi sui carri armati tedeschi e saggi sui carri armati russi, ma non esiste un’analisi comparata della corsa durata decenni fra le due tecnologie. Eppure è strettamente legata, oltre ad essere stata fondamentale per gli esiti dello scontro fra questi due popoli.

Quando un carro tedesco incontra un carro russo…

Per quanto sembri assurdo, ciò che state per leggere è un argomento poco trattato, e non essendo io uno storico il rischio di errore è alto. Non me ne preoccupo, visto che ho scoperto come non esistano storici concordi sull’esito anche solo di una battaglia! Tutti gli autori che troverete citati qui di seguito dicono il contrario l’uno dell’altro, perché con mio grande stupore esce fuori che i dati di una battaglia sono oggettivi: la loro interpretazione rimane al giudizio dello storico, che lo fornisce senza dire che sta dando un giudizio personale. Scopro che una battaglia può essere vinta per uno storico e persa per un altro: non sto parlando di vittoria “morale”, ma di numeri in soldoni. Così sono impazzito fra libri di storia che dicevano uno il contrario dell’altro.
Quello che segue è una media fra i vari saggi citati: il grande mistero è perché anche i saggi scritti appositamente per raccontare la storia dei carri non raccontino questa storia!

Steven J. Zaloga e James Grandsen, nel loro saggio The T-34 Tank (Osprey 1980), mi spiegano che nel 1936 la guerra civile spagnola è un perfetto laboratorio: russi, tedeschi e italiani mettono a confronto i loro armamenti e studiano il modo di superarsi a vicenda. I veloci carri armati russi BT-5 Bàtuška (“papino”, “paparino”) risultano non essere più adatti contro i Panzer tedeschi, serve un sostanziale miglioramento: gli ingegneri sovietici guidati da Mikhail Koškin cominciano a implementare il Bàtuška per renderlo più resistente alle armi anti-carro nemiche e dotato di armamenti più sostanziosi. Nel 1939 viene prodotto l’elegante prototipo T-32 ma nella campagna in Finlandia (dicembre 1940) fallisce il confronto.

Robin Cross e David Willey, nel loro saggio Carri armati. Storia illustrata dei mezzi corazzati (Giunti 2020), mi spiegano che la sconfitta in Spagna e Finlandia e l’epurazione staliniana del fautore dei carri armati, Tuchacevskij, mise in pratica la parola fine sullo sviluppo di questo armamento. Nel 1939 però il generale Georgij Zhukov sosteneva il contrario e lo dimostrò nei fatti. Sul fronte mongolo c’erano gli invasori giapponesi che dallo stato fantoccio Manciukuò – dov’è ambientato lo splendido Kuro Obi (2007) – tentavano di proseguire la loro conquista dell’Asia: con una passata di BT-5 e BT-7, Zhukov penetrò nelle retrovie giapponesi sbaragliando il nemico. Il carro armato tornò immediatamente allo studio degli ingeneri sovietici.
Aumentato lo spessore della corazza armata, nel 1941 nasce finalmente il T-34. Spiegano i citati Zaloga e Grandsen:

«La sua trasmissione era capricciosa, il cannone L-11 inadeguato ed era costoso come tre carri T-26 messi assieme, eppure gli ufficiali lungimiranti capirono il concetto rivoluzionario del T-34 e che sarebbe stato il protagonista del resto del conflitto mondiale.»

In realtà gli ingegneri avevano delle migliorie da apportare al carro armato ma i tempi della guerra erano tali che non era possibile fermarsi: «Stalin non avrebbe tollerato alcuna interferenza nella produzione. Qualsiasi modifica, per quanto desiderabile, avrebbe dovuto aspettare finché l’invasione tedesca non si fosse arrestata», spiega lo stesso Zaloga ma stavolta con Jim Kinnear, in T-34-85 Medium Tank. 1944-1994 (Osprey 1996).

I T-34 funzionavano così bene che ora erano gli ingegneri tedeschi a ritrovarsi sotto pressione per migliorare i loro Panzer. L’elemento scatenante è stata l’Operazione Barbarossa del giugno 1941, quella fatale invasione dell’Unione Sovietica da parte dei nazisti che sin da subito ha visto in campo l’avanzata dei pesanti, maestosi e potenti Panzer tedeschi… tutti regolarmente battuti e spazzati dagli agili T-34 sovietici.
Stephen A. Hart, nel suo saggio Panther Medium Tank. 1942-45 (Osprey 2003), mi spiega:

«Sebbene il T-34 scarseggiasse al fronte nel 1941, lo stesso surclassava ogni altro carro tedesco in servizio. Con la sua combinazione di eccellente mobilità, affidabilità meccanica, potenza di fuoco e protezione effettiva dell’armatura, il T-34 fu una formidabile minaccia per il successo dell’Operazione Barbarossa.»

Hilary Doyle e Tom Jentz, nel loro saggio Panther Variants. 1942-1945 (Osprey 1997), mi spiegano che nel novembre 1941, subito dopo quello smacco, una speciale Panzerkommission stilò una sorta di rapporto su come avrebbe dovuto essere il nuovo carro armato tedesco, e nel dicembre successivo l’appalto per la realizzazione andò alla Daimler-Benz, ma poi nel maggio 1942 passò alla M.A.N. (Maschinenfabrik Augsburg-Nürnberg) semplicemente perché il loro modello era più veloce da realizzare, prevedendo il riutilizzo della torretta già esistente.

Mentre la Panzerkommission pensava ad un carro armato pesante che diventerà il Panzer Tiger, intanto – mi spiega Stephen A. Hart nel suo saggio Panther Medium Tank. 1942-45 (osprey 2003) – un’altra commissione, la Panther Commission, studiando un T-34 sovietico catturato al fronte nel novembre 1941 stava valutando l’idea di copiare paro paro il carro russo: creare cioè un carro medio tedesco che incorporasse tutte le parti buone del T-34, chiamandolo poi Panzer Panther. Tra alterne vicende, le due commissioni procedono parallelamente fornendo così alle forze naziste ben due carri armati in grado (teoricamente) di sconfiggere i temuti T-34 sovietici.

Il 9 gennaio 1943 il 51° Battaglione Panzer è la prima unità a testare dei Panzer Panther sul campo: lo stesso mese in cui l’Armata Rossa vicino Leningrado cattura per la prima volta un carro tedesco, un Tiger. Tom Jentz e Hilary Doyle, nel loro saggio Tiger I Heavy Tank. 1942-45 (Osprey 1993), mi spiegano che dopo un incontro con Hitler del 26 maggio 1941, Porsche KG ha ricevuto l’appalto per la costruzione del nuovo carro: l’agguato in cui finiscono i Panzer tedeschi a Mtensk il 6 ottobre 1941, surclassati dai T-34 (dieci carri tedeschi distrutti contro solo cinque perdite sovietiche) rende chiaro che i traguardi raggiunti non bastano ancora. Bisogna sbrigarsi a potenziare i Panzer.

Robert Forczyk, nel suo saggio Panther vs T-34, Ukraine 1943 (Osprey 2007), mi spiega che «i carri tedeschi con i loro corti cannoni da 50 e 75 millimetri potevano penetrare la spessa armatura dei T-34 solamente entro un raggio di cento metri, mentre i carri sovietici potevano distruggere i deboli Panzer anche a un chilometro di distanza».

Porsche KG riuscì a completare il suo Panzer Tiger proprio nell’aprile 1942, in occasione cioè del compleanno del Führer – queste cose contano, in una dittatura! – ed appena messo il modello sul campo un esemplare, come detto, venne preso dall’Armata Rossa. Gli ingegneri sovietici iniziarono a studiare le evidenti migliorie apportate dai tedeschi, perché il modello Tiger I aveva un’armatura leggera eppure era praticamente invincibile agli attacchi del T-34, tanto che dopo la sconfitta tedesca di Mtensk la fortuna girò.
A luglio 1943 nella Battaglia di Kursk (nota come Operazione Cittadella) i sovietici misero in campo sempre gli stessi T-34, visto che gli ingegneri stavano ancora lavorando per migliorarli, mentre i nazisti si presentarono con i carri pesanti Tiger e quelli medi Panther: nati espressamente per superare i T-34, stavolta la vittoria fu tedesca. Anche se in realtà l’esito della battaglia di Kursk è tutt’altro che chiaro.

Spiega il citato Forczyk:

«Von Lauchert e Decker affermarono che i Panther hanno distrutto 263 carri nemici nel periodo 5-14 luglio [1943]. Inoltre sostengono in modo assurdo che i Panther abbiano distrutto i T-34 a 1,5-2 chilometri di distanza, e addirittura un T-34 sarebbe stato distrutto a ben tre chilometri di distanza. Queste affermazioni sono sospette e probabilmente sono state create ad arte per nascondere le povere prestazioni [tedesche] durante l’Operazione Cittadella».

Sebbene non sia andata come affermano le fonti naziste, comunque risulta chiaro che il T-34 non è più il carro favoloso di prima: Forczyk ci informa che nel 1943 l’Armata Rossa ha perso ben quattordicimila T-34 in combattimento. Il carro ha bisogno di essere implementato e in fretta.

Nel novembre 1943 a Kubinka, vicino Mosca, finalmente si mette alla prova un nuovo modello di carro sovietico, la cui approvazione ufficiale arriverà il 15 dicembre successivo. Il lavoro è stato veloce e i difetti sono tanti, ma il tempo è poco e Stalin approva l’entrata in scena del T-34-85, messo in produzione effettiva dal febbraio 1944.

Questa guerra tecnologica di “corsa al carro armato”, che va dal 1941 al 1944, è lo sfondo su cui si muovono i due film di questa settimana.


La grande caccia alla Tigre Bianca

Nel 2012 ha girato per festival, vincendo anche premi, un film russo di grande ambizione ma dal risultato altamente discutibile.

Tutto nasce dallo scrittore Ilya Boyashov, noto per il suo stile allegorico e metaforico, che nel 2008 scrive Tankist e il romanzo diventa il film White Tiger (Belyy tigr), scritto e diretto da Karen Shakhnazarov. Sin dal titolo è chiaro che non si tratta di un film di guerra così come Moby Dick di Melville non è un romanzo sulla pesca.

Il “tankista” misterioso

Il film si apre con i resti di una battaglia e le lamiere, piegate e bruciate, di un alto numero di carri armati: all’interno di uno di questi viene trovato ciò che resta di un uomo carbonizzato. Che però è ancora vivo. Qualche giorno dopo l’uomo è perfettamente guarito, davanti agli occhi allibiti dei dottori che non sanno trovare alcuna spiegazione per qualcosa di impossibile: il carrista, il tankist del romanzo, arriva dal nulla, senza alcuna memoria del passato, ed è pronto all’unica impresa che esista nel suo universo. Dare la caccia alla Tigre Bianca.

Una “balena bianca” a forma di carro armato

Né i sovietici né tanto meno i nazisti sanno spiegarselo, ma per le campagne russe si aggira un Panzer Tiger di colore bianco che non risulta agire ai comandi di nessuno, pare non abbia neanche un equipaggio, semplicemente appare dal nulla, colpisce i T-34 sovietici – all’epoca inferiori per prestazioni – e scompare. Il carrista misterioso pare l’unico che possa fermarlo perché lui “parla” coi carri armati, ascolta la loro voce e sa quando la Tigre Bianca apparirà. Fino ad uno scontro finale davvero poco interessante.

Viene resa molto bene la differenza tra tecnologia dei carri armati sulla carta e vita sul campo, dove tocca farsi bastare gli scassoni rimasti in piedi e farli muovere a suon di calci e pugni, ma poi la parte allegorica è preponderante e lunghe scene immotivate rovinano la visione, perché non portano a niente: se la tira da “film d’autore” ma non lo è. Nel momento più parlato si bofonchia di come la guerra sia eterna, ma questo lo spiegava già il Maggiore Dundee di Charlton Heston nel 1965.

L’idea di un carrista ossessionato dalla sua Balena Bianca a forma di Panzer Tiger è splendida, anche perché calata in un momento storico in cui davvero queste “balene” solcavano i mari della campagna russa, ma poi l’esecuzione ha troppo voglia di lisciare il pubblico dei festival e si perde nel nulla. Grande occasione persa.


T-34 vs Panther: scontro finale

Di tutt’altra pasta è T-34 (2018), scritto e diretto da Aleksey Sidorov e portato da Blue Swan (Eagle Pictures) in DVD e Blu-ray italiani dal dicembre 2019.

Una parte iniziale si svolge nel 1941, quando il T-34/76 sovietico ha la meglio sui Panzer ma subito la questione diventa una faccenda privata: tra il sovietico Ivushkin (Alexander Petrov) e il nazista Jäger (Vinzenz Kiefer), entrambi al comando di un carro armato. Il loro scontro iniziale è in puro stile Duello nell’Atlantico (1957), con sfide di strategia e intelligenza più che di scontro fisico. Anche perché non c’è niente di più delicato di un carro armato, che si rompe in un attimo.

Il “tankista” Ivushkin da solo contro il nemico

La situazione però si mette al peggio per gli eroi sovietici, e malgrado abbiano la meglio su gran parte dei nemici vengono fatti prigionieri e passeranno tre anni in un campo di concentramento. Tre anni in cui le corsa russo-tedesca al carro armato andrà avanti a tappe forzate. Arriva il 1944 e ormai Jäger è un gerarca d’alto livello, quindi può organizzare un’esercitazione come non si è mai vista. Perché infatti tenere a marcire dei carristi di livello come i sovietici quando li si può sfruttare per capire le loro tecniche e trovare contromisure?

Basta poltrire nel campo di concentramento, si torna a lavoro!

Recuperato Ivushkin, che ormai è un relitto umano, l’ex avversario Jäger gli propone di tornare sulla cresta dell’onda, gli propone di guidare un carro armato sovietico in un’esercitazione in cui i tedeschi cercheranno di fermarlo. Ma non guiderà mica un vecchio scassone, no: dal fronte è stato catturato un carro nuovo di zecca, appena uscito di fabbrica. Un T-34 calibro 85, una macchina che i Panzer Panther tedeschi se li mangia a colazione. Quando viene guidato fuori dall’hangar sulla musica maestosa del Lago dei cigni di Chajkovskij, è chiaro che stiamo parlando di una gloria nazionale.

Fare le pinne davanti al Panther, e il Panther… muto!

È il momento per Ivushkin di mettere insieme la “vecchia banda”, i suoi fidi carristi che stanno marcendo nel campo, dar loro una spolverata e impegnarli nella missione definitiva: battere i tedeschi al loro gioco e redimersi, spazzando via i Panzer Panther. Com’è facile immaginare, però, l’occasione sarà anche quella di fuggire dal campo e iniziare una nuova guerra di strategia con Jäger, in una delle più appassionanti e meravigliosamente girate battaglie di carri di sempre.

Uno scontro memorabile

La propaganda americana e il nazionalismo nazista non possono nulla contro l’anima slava: T-34 non parla di eroi né di patrioti, parla di esseri umani che cercano di difendere ciò che amano, mantenendo viva quella scintilla che li fa essere ancora umani. I carristi di Ivushkin recitano poesie mentre caricano il cannone, e quando entrano a “saccheggiare” una casa in un paese, ne escono con verdure e un quadro a tema religioso che appendono nel carro, come protezione. Sono persone normalissime che per pura fatalità si ritrovano a bordo del miglior prodotto bellico dell’epoca ad affrontare un gerarca nazista.

Quando si saccheggia una casa, un quadro religioso è la prima cosa da prendere!

I carri armati non sono solo macchine belliche, diventano simbolo stesso dei due popoli: qualcosa che già White Tiger forse voleva fare, con il suo tankist eterno, ma che non gli è riuscita. Il Panther è un carro nato per imitare il T-34, ma nessun nazista potrà mai imitare un russo, e Ivushkin rappresenta l’anima slava impossibile da imbrigliare. Le puoi sparare, la puoi colpire e uccidere: ma mai domare.

Garth Ennis, prendi appunti: è così che si scrive una fottuta storia di carri armati!

Non conosco altre storie che raccontino così tanti dettagli sul funzionamento dei carri armati rimanendo appassionanti storie di persone e di emozioni, di vendetta personale e di epica. Il brutto quindi… è che non potrò mai più trovare un’opera dello stesso livello, perché semplicemente non può esistere.

Lascio quindi minestre fredde come Fury (2014) ai fan dei capelli di Brad Pitt, e l’unico film che potrebbe provare ad avvicinarsi a questo è Sahara (1943) con Humphrey Bogart nel suo carro armato pieno di disperati: una storia di carri, di guerra ma soprattutto di persone. Non a caso era un plagio da un film sovietico!

L.

amazon– Ultimi post simili:

– Ultimi film di guerra:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Saggi, Warmovie e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

25 risposte a La Storia e la Finzione: T-34 vs Panther

  1. Cassidy ha detto:

    Ho letto solo il primo “World of Tanks” di Ennis e mi è sembrato simpatico ma evidentemente afflitto da limiti di censura, il fatto che il nome della serie sia quella di un videogioco mi ha intuire che lo scrittore abbia avuto parecchi paletti da schivare. Invece l’albo dei carristi di “Battlefield” era davvero basato solo sui dialetti dei personaggi, mi auguro tu lo abbia letto in inglese, perché nell’edizione italiana uno dei carristi parla in romanesco come i romani di Asterix, avevo una gran voglia di lanciare il fumetto fuori dalla finestra (storia vera). Ci sono storie di carristi non male di Ennis, ma dovrei mettere mano ai volumi, di solito si dedica di più alle storie di guerra aerea, gli aeroplani sono i suoi preferiti e si vede.
    Tanto di cappello all’enorme lavoro di ricerca che hai fatto, davvero incredibile, a questo punto mi cercherò il film, sembra davvero notevole 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      “T-34” è assolutissimamente consigliato, una roba da rimanere a bocca aperta. Di base uno scontro fra carri armati è qualcosa di molto statico, non puoi fare gli svolazzi di camera come con gli aerei, e invece qui si sono inventati robe da sgranare gli occhi. Consigliatissimo 😉
      Poi sono tornato a citofonare a Ennis per fare pace 😀

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        E, se sei qui, vuol dire che lui t’ha creduto e ha deciso di non inseguirti tirando fuori il suo personale T-34 dal garage 😀
        Si dà per scontato che pure io, in onore al tuo non facile lavoro di appassionante ricerca storica, cercherò il suddetto film (poi, con comodo, potrei dare un’occhiata pure a “White Tiger”, se non altro per il suo impianto generale vagamente e bizzarramente fantastico) 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Curioso di sapere che ne pensi di entrambi 😉

        "Mi piace"

  2. Il Moro ha detto:

    Ok, metto un altro film nella lista di quelli da vedere, allora.

    Piace a 1 persona

  3. Sam Simon ha detto:

    Interessante!

    Io sui carri armati la cosa più interessante che ho letto è Invasione di Harry Turtledove, che non c’entra molto (parla di un’invasione aliena durante la seconda guerra mondiale) però uno dei protagonisti è un carrista e Turtledove descrive con dovizia di particolari le strategie usate per sconfiggere un nemico con dei mezzi tecnologicamente leggeremente più avanzati dei terrestri. Nonostante siano passati anni, ricordo la necessità di conoscere il terreno, di avere più di un punto sicuro in cui ritirarsi senza perdere la linea di tiro e via dicendo!

    Piace a 1 persona

  4. Conte Gracula ha detto:

    Da poco ho letto alcune storie di Ennis dedicate a un antieroe, Etrigan (un demone). Una delle storie aveva di mezzo un carro armato e quattro ex soldati e insomma… ora scopro da te che Ennis ha il feticcio dei carri armati XD

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Può darsi che quei soldati provenissero proprio da queste storie.
      Ci sono ben tre storie dedicate ai carristi nella collana “Battlefields” e due in “World of Tanks”, firmate Ennis, il problema è che nella prima è tutto basato su un rozzo campagnolo che si mette a comandare un carro armato e la seconda è una saga tie-in di un videogioco quindi di basso profilo. Al confronto di storie come le donne sniper o le donne su aerei suicidi di Ennis siamo lontani miliardi di anni luce.

      Piace a 1 persona

  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Il film T-34, Storia, filmografia dell’est Europa, carri armati…datemi un post e solleverò, forse non il mondo, ma certamente la mia giornata! 🙂
    In serata, libero da impegni lavorativi, mi concentrerò ancor di più nella lettura di un pezzo che merita più di una rivisitazione!
    In primis però, avendo visto T-34 (potevo essermelo fatto sfuggire?), condivido tutte le tue lodi e direi che è un esempio mirabile di ciò che invocavamo ieri (e che non sempre accade): un film dell’est Europa che unisca immagini, cura dei dettagli e costruzione della storia e delle sequenze, applausi! 🙂

    Piace a 1 persona

  6. loscalzo1979 ha detto:

    I tempi sono maturi perché tu veda Girl und Panzer XD
    non ti anticipo nulla XD

    Piace a 1 persona

  7. Gabriele ha detto:

    T-34 è un signor film, sborone e assurdo per certi versi, ma per certi altri profondamente vero e – passami il termine – “sentito”.
    È pur vero che all’inizio i cannoni tedeschi – concepiti per il tiro ravvicinato per il supporto alle truppe – fossero poco efficaci, ma il Panther era tutt’altra cosa!
    La differenza principale fra la concezione tedesca e quella russa è tuttavia fondamentale: il primi – essendo coscienti della loro inferiorità nella produzione – puntavano su una qualità dei mezzi eccelsa, per l’epoca. I secondi potevano sfornare veicoli sì di qualità, ma che puntavano soprattutto sul numero (senza nulla togliere a T-34 che rimane un bel filmone come ben pochi se ne vedono).
    A dimostrazione dell’efficacia della scelta tedesca, basta ricordare due fatti: in Normandia, UN SOLO carro tedesco fece a pezzi un’intera brigata britannica e riuscì a sfuggire pur essendo colpito sei o sette volte; in Russia il Tiger numero 231 fu colpito 252 (!) volte riuscendo a percorrere 60 km prima di dover essere abbandonato.
    Questo spiega anche il terrore dei carristi americani in “Fury” che, pur essendo 4 contro 1 non volevano accettare il combattimento.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che “T-34” sia apologetico è chiaro, in un periodo in cui i film di guerra sono tutti di pura e semplice propaganda non stupisce che partecipi anche la Russia, ma quindi forse “White Tiger” rende meglio l’idea, con un fronte russo dove i carristi sono costretti ad arrangiarsi con vecchi scassoni – perché mica si poteva sempre avere un T-34 a disposizione – roba che si rompeva già solo a guardarla, e l’idea che apparisse anche solo un Tiger singolo e sperduto era vista con raccapriccio.
      Però a livello narrativo e visivo “T-34” resta comunque un prodotto superiore, al di là di qualsiasi aderenza alla storia.

      "Mi piace"

  8. Pingback: Trieste 2020 – Sputnik, Avanpost e 2067 | Il Zinefilo

  9. Pingback: Bilancio zinefilo 2020 | Il Zinefilo

  10. Pingback: Kalashnikov (2020) L’uomo che sognava i fucili | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.