Evidence (2013)

Evidence (6)A quattro anni dal controverso Il quarto tipo (nel senso che ci si divide nel considerarlo una bojata o una stupidata), il regista Olatunde Osunsanmi molla gli alieni e passa all’horror di stampo classico, o meglio “classico” nel senso “anni Novanta-Duemila”. Con la sceneggiatura dell’esordiente John Swetnam, ecco Evidence.
Il film esce negli USA il 19 luglio 2013, e la Eagle Pictures lo porta in DVD e Blu-ray italiani in vendita dall’11 febbraio 2015 con il sottotitolo Uccidere è un’arte.

Ma quante aree di servizio ci sono nel deserto?

Ma quante aree di servizio ci sono nel deserto?

Allora, ci sono questi viaggiatori che dopo un incidente sono bloccati nel deserto…
Ah, ho capito: è “Il volo della Fenice” (1965).
Ma no, è un film moderno…
Ah, allora è il remake del 2004.
No, non c’entra niente: i protagonisti rimangono bloccati nel deserto perché col pullman sbagliano strada…
Ah, ho capito: è lo stupendo “Il re è vivo” (2000).
No, perché è vero che sbagliano strada ma poi hanno un incidente col pullman e si rifugiano in una stazione di servizio abbandonata.
Ah, allora è “Exit Speed” (2008).
No, anche perché tutta la storia del film la vediamo attraverso le telecamere dei protagonisti.
Ah, allora è un qualsiasi film horror degli ultimi vent’anni

Esiste un horror senza telecamere in scena?

Esiste un horror senza telecamere in scena?

Scherzi a parte, Evidence è solo all’apparenza un mix confusionario di elementi presi da altri film, o comunque poco originali. Un gruppo di ragazzi dementi imprigionati in una stazione di servizio nel deserto, che non sanno essere abitata da un feroce serial killer.
Per quanto io adori queste situazioni “da assedio”, è raro che trovi soddisfacente il loro sviluppo in video, e infatti anche qui un insieme di scelte ridicole rovina tutto. Ma l’intento del film non è parlare di ragazzi assediati, bensì… eh non lo posso dire!

La detective Burquez (Radha Mitchell)

La detective Burquez (Radha Mitchell)

La sorpresa di Evidence è che quella del filmaccio da due soldi è solo un’apparenza, un velo che man mano si scosta e lascia intravedere qualcosa di decisamente più intrigante, che lo fa diventare uno dei film più stuzzicanti visti ultimamente.
Non che sia bello, per carità, non che sia nuovo, ma semplicemente usa i dettami della “porcata” per sorprendere lo spettatore, e questo è sempre un bene: tutti i film dovrebbero fingersi banali per mostrarsi poi un minimo originali.

Il vampirello Stephen Moyer interpreta malamente il tormentato detective Reese

Il vampirello Stephen Moyer interpreta malamente il tormentato detective Reese

Una poco convincente Radha Mitchell interpreta la grintosa detective Burquez mentre Stephen Moyer (il vampirello protagonista di True Blood) fa finta di interpretare il tormentato detective Reese, che non si capisce se abbia un peso che gli strazia il cuore o se semplicemente abbia sonno.
I due sono male assortiti e danno vita a personaggi ridicoli: per fortuna sono la parte minore del film, semplice tappezzeria.

L.

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