The Place (2017) Fotocopia splendida

Medusa Video e Warner Bros hanno da pochi giorni portato in videoteca – in DVD e Blu-ray – il nuovo film di Paolo Genovese, reduce dal grande successo di Perfetti sconosciuti (2016). Stupisce che dopo una sceneggiatura originale così splendida Genovese si sia dedicato all’antica arte italiana del “copia e incolla”, sebbene di alta qualità, così come stupisce che – sebbene sia ben noto, anche all’IMDb – né nei titoli di testa né in quelli di coda si faccia riferimento al fatto che questo è un remake… pardon, è la fotocopia di una miniserie americana. (Chi l’ha visto al cinema mi dice che su schermo ha letto la scritta “Tratto da…”, ma sulla copia in DVD non l’ho trovata: sarà stata nascosta da qualche parte?)

Il film è splendido e mi ha inchiodato dal primo all’ultimo fotogramma. Provo fastidiosa avversione per gli attori italiani perché sono totalmente incapaci di parlare senza mangiarsi parole, bofonchiare e rendersi incomprensibili in mille modi diversi, complice l’odiosa pluridecennale moda italiana dell’audio “in presa diretta”: quando qualcuno parla, perché non ci mettiamo in sottofondo tutti i rumori della città?
Questo fortissimo difetto del cinema italiano – che all’estero ignorano perché tanto possono leggere i sottotitoli – mi ha impedito di gustare quell’altra fotocopia, quella di Francesca Archibugi: Il nome del figlio (2015), pallida resa italiana del frizzantissimo e splendido francese Cena tra amici (Le prénom, 2012), sceneggiato dallo stesso autore del testo teatrale originale.

Per questo The Place dunque mi rifarei alla fotocopia Benvenuti al sud (2010) di Luca Miniero, sì fotocopia dell’originale Giù al nord (Bienvenue chez les Ch’tis, 2008) di Dany Boon ma riadattato e soprattutto recitato da attori che si fanno capire quando parlano. E in Italia è rarissimo.

Come mai non leggo Christopher Kubasik nei crediti?

Per paura di ricordare male, mi sono rivisto le incredibili e spettacolari cinque puntate della miniserie The Booth at the End (2010) scritta dal newyorkese Christopher Kubasik, che all’epoca ho conosciuto per caso: l’attore protagonista – il più che prolifico caratterista Xander Berkeley – in quegli anni faceva furore come super-cattivo della serie Nikita (2010) quindi appena uscì una nuova serie con lui protagonista non me la sono voluta perdere.
Rivedere The Booth at the End dopo The Place è un’esperienza che consiglio, perché fa capire quanto profondamente il film italiano abbia copiato e quanto profondamente sia stato in grado di creare qualcosa di nuovo.

«Jenny mi ha detto che realizzi desideri»
«Non è così: io offro possibilità»

«Martina dice che te realizzi i sogni della gente»
«Diciamo che offro delle possibilità»

In alcuni casi i dialoghi sono talmente identici che viene da immaginarsi Paolo Genovese chiede a Giorgio Locuratolo di passargli il doppiaggio italiano della miniserie. I personaggi ovviamente sono identici ma scorrendo gli episodi escono fuori piccole differenze, ed è qui che si capisce l’ottimo lavoro che è stato fatto: i personaggi sostituiti (il pittore originale diventato un cieco), i cambiamenti subiti da alcune storie e l’aggiunta della cameriera (Sabrina Ferilli) non sono semplici piccole modifiche per non fare proprio la figura del copione. Sono pennellate che prendono un quadro e lo trasformano in un altro, che oserei definire migliore.

Una miniserie capolavoro… ma il film italiano è meglio!

Pur mantenendo intatta ed identica la storia originale, The Place aggiunge e toglie in modo ispirato e crea qualcosa di nuovo, con addirittura un finale – che non rivelo – aperto a tutt’altra interpretazione rispetto a quello della miniserie. L’evoluzione dei personaggi mi sembra migliore in questa resa italiana, perché è come se fossero tagliati di peso dall’originale per essere migliorati nella loro trasposizione italiana.

Ogni desiderio è scritto e per esaudirlo bisogna fare qualcosa. Spesso di spiacevole

Una parola di elogio a Valerio Mastandrea, attore che non ho mai stimato fino alla sua incredibile prova in Perfetti sconosciuti, da togliersi il cappello. Qui si supera e quel che è più incredibile supera l’originale, e non era facile. La prova di Berkeley avrebbe messo a dura prova chiunque ma Mastandrea, i suoi silenzi e la sua immobilità carica di pathos riesce nell’impresa. Da lodare il suo continuo agitarsi intorno al librone che accompagna sempre il personaggio: lo apre, lo chiude, ci scrive, lo sposta, lo spolvera… ma il tutto senza manierismo, senza farsi mai notare. Solo quando il film è entrato nel vivo ti rendi conto dell’importanza di tutto ciò che il personaggio ha fatto, e questo dal cinema italiano – più attento ai peti che ai gesti – non lo si aspetta mai.

L’uomo che dà da mangiare ai mostri…

In conclusione, la mia domanda è: visto che il mio connazionale romano Paolo Genovese ha dato prova di saper scrivere, e saperlo fare molto bene, che bisogno c’è di ricopiare un prodotto senza scriverlo nei crediti? Sarà mica ansia da prestazione? In fondo Perfetti sconosciuti è piaciuto così tanto in Europa che è già pronta la versione spagnola – Perfectos desconocidos (2017) di Álex de la Iglesia – ed è in arrivo la versione francese – Le jeu (2018) di Fred Cavayé.
Ma in fondo Genovese è così, lui è un “miglioratore” sin dai tempi di Una famiglia perfetta (2012), versione italiana dello spagnolo Familia (1996) di Fernando León de Aranoa: la distanza di vent’anni e il relativo cambio di mode cinematografiche rende ingiusto il confronto, comunque la versione italiana è nettamente superiore all’originale.

Vista l’alta qualità, dunque, viva Paolo il Miglioratore: vedremo cosa ricopierà in futuro, migliorandolo…

L.

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9 risposte a The Place (2017) Fotocopia splendida

  1. Cassidy ha detto:

    A questo punto dichiaralo remake, se poi il film risulta migliore, tanto meglio per tutti no? Dovrò vederlo perché mi hai messo curiosità, anzi spero di riuscire anche a recuperare “Perfetti sconosciuti” prima che lo rifaccia Álex de la Iglesia. Cheers!

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Esatto, una dichiarazione di remake avrebbe tolto le castagne dal fuoco…!
      Recuperalo Perfetti sconosciuti, te lo consiglio anche io…per quanto valga il consiglio di uno zintage! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Te li consiglio entrambi, sono film che si basano unicamente sulla sceneggiatura e le prove attoriali, quindi già di per sé impossibili in Italia: eppure è successo e ti assicuro che sono entrambi splendidi 😉

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Sono certo che de la Iglesia ne farà una versione perfettamente sobria, come è suo stile 😛
    Non vedo l’ora ^^

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  3. Vincenzo ha detto:

    questo me lo sono perso, nonostante mi fossi ripromesso di vederlo… ora a maggior ragione mi hai fatto venir voglia di recuperarlo…

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Come “Perfetti Sconosciuti”, anche questo film di Genovese è stata una piacevole sorpresa. Anche se, a mio modestissimo parere, “Perfetti Sconosciuti” è un po’ meglio anche se quest’ultimo, se si fosse concluso in modo “cattivo”, sarebbe stato perfetto. E invece perde molto negli ultimi 5 minuti di pellicola. Giallini e il suo discorso telefonico alla figlia me lo riguardo ogni tanto per prepararmi a quando toccherà a me… 😅

    Del fatto che fosse un remake di una serie tv non ne sapevo nulla. Devo segnarmela!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anzi, il finale italiano è molto più bello dell’originale. Comunque è indubbio che Perfetti sconosciuti è superiore, e quella telefonata è il momento d’oro. Ti auguro di essere un padre parimenti ispirato ^_^

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  5. Giuseppe ha detto:

    Buone cose di casa nostra che mi sono perso, con un Valerio Mastandrea addirittura superiore all’originale Xander Berkeley (evidentemente non è più il Mastandrea che conoscevo fino a poco tempo fa)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so cosa gli sia successo, fino a ieri era un attore che mi faceva saltare il sistema nervoso e cercavo di evitare con attenzione. Poi in “Perfetti sconosciuti” a sorpresa l’ho trovato bravissimo, e qui addirittura migliore di Xander (che davvero non è facile). Forse sono ruoli più vicini al suo stile o magari dopo una vita nel cinema finalmente ha cominciato a conoscere le basi del mestiere, fatto sta che addirittura io – fra i più fieri nemici del cinema italiano – giungo a consigliarti questo film!! ^_^

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