[Serie TV] Killing Eve (2018)

Da anni sono schiavo del “The Graham Norton Show”, chat show britannico (al contrario dell’Italia che li chiama “talk show”) dove attori grandi e piccoli vanno a presentare le proprie uscite ma soprattutto a raccontare aneddoti personali e a “lasciarsi andare”. La TV britannica infatti sembra avere un grado di libertà espressiva impensabile per quella americana (o italiana), quindi gli attori americani abituati alla censura ferrea del loro Paese si rilassano e si lasciano parecchio andare sul divano di Graham Norton.

Nella puntata di qualche mese fa si è presentata quest’attrice che non avevo mai visto né sentito, Jodie Comer, una giovane timida, quasi stupita di trovarsi davanti ai riflettori, e mi viene spiegato che è lì a presentare la seconda stagione di una serie TV britannica che ha avuto un successo travolgente: la prima puntata della nuova stagione in streaming è stata cliccata non so più quanti milioni di volte.
Scopro che questa Comer interpreta un’assassina, ed è palese che non sia proprio adatta al ruolo: andiamo, una biondina spaurita che sembra appena uscita da scuola… come faccio a credere possa interpretare la fenomenale killer a pagamento protagonista di Killing Eve?

Jodie Comer al “The Graham Norton Show”

Per curiosità vedo il primo episodio e non mi piace per niente. È ambientato nella solita campagna del Chianti dove si svolge una riunione di mafia e giù di stereotipi insopportabili, una roba vergognosa che puzza da ogni fotogramma. Quasi distrattamente lancio il secondo episodio. E poi il terzo. Forse solo al quarto mi rendo conto di non potere far più a meno della serie, che mi ha preso – malgrado l’inizio peggiore di sempre – e che ne sono assuefatto!
Il problema è che dopo aver visto una stagione e mezzo tutta d’un fiato, poi mi è toccato aspettare una lunghissima settimana per ogni nuovo episodio, dimenticandomi completamente cos’era successo e perdendo del tutto la magia. La serie è finita da poco e mi ha lasciato completamente indifferente: non ricordo neanche più l’evoluzione dei personaggi, non ricordo neanche più perché sono lì dove sono e perché continuano a venire a Roma a girare mefitiche sequenze grondanti stereotipi.

L’assassina col pigiamino che uccide!
(Photo by Parisa Taghizadeh/BBCAmerica)

Luke Jennings ha vinto alla lotteria quando il suo romanzo del 2015 è finito sul comodino della brava Phoebe Waller-Bridge (creatrice e protagonista di Fleabag, ma questa è un’altra storia), che ha tirato fuori una sceneggiatura coi fiocchi e personaggi da applauso. Una poliziotta e un’assassia che, nel darsi rispettiva caccia, finiscano per rimanere affascinate l’una dall’altra non è certo chissà che novità – tutte le storie di “guardie e ladri” si basano su una segreta stima dei protagonisti dai lati opposti della legge – ma ciò che conta è come sono scritte le parti, e Killing Eve è roba buona.
La poliziotta Eve Polastri (Sandra Oh) sembra l’unica che sappia capire la creatività con cui la misteriosa assassina russa nota solo con il nomignolo Villanelle (Jodie Comer) mette in scena i suoi omicidi prezzolati: non uno di questi è “noioso”, banale, un puro lavoro su commissione. No, sono tutti vissuti profondamente e anzi quando esce fuori una specie di “imitatrice” la nostra Eve capisce subito che non può essere Villanelle: troppa banalità nell’uccidere…

Ho messo giusto la prima cosa che ho trovato…

Non amo lo “strano per lo strano”, la ricerca ossessiva di stranezze per il gusto di stupire – infatti non sono mai stato fan di “Twin Peaks”! – ma Jodie Comer è così convincente e il suo personaggio così ben scritto che anche le sue trovate ben sopra le righe finiscono per sembrare affascinanti, a descrivere l’originalità di un personaggio così atipico, pur nella sua totale tipicità.
Addirittura Jennings ci racconta subito le “origini” di Villanelle – come mostro qui – mentre la serie si lascia molte carte coperte in attesa del momento giusto in cui calarle sul tavolo verde. Quindi scopriamo solo lentamente le sfumature del carattere del personaggio, che purtroppo i citati problemi di visione mi hanno un po’ rovinato.

A forza di studiare il crimine, si finisce per… apprezzarlo (© 2018 BBC America)

La mia sensazione è che il successo della serie sia stato ben al di là di quanto preventivato e subito Jennings si è messo sotto a scrivere di corsa, creando una serie di libri, così come gli sceneggiatori si sono sbrigati a scrivere una seconda stagione: il risultato ha troppo il sapore di storia improvvisata autocelebrativa per considerarla soddisfacente. Malgrado la qualità della serie sia sempre altissima, nella seconda stagione è più che evidente il fatto che i personaggi sono “senza autore” e si muovono un po’ a casaccio in attesa di trovare un nuovo filone. Quindi vediamo Villanelle impegnata in cose assurde che mai avremmo visto nella prima stagione, creando un profondo stacco tra le due serie: la prima fa sentire in modo potente di essere tratta da un romanzo, cioè da una storia già scritta e quindi ogni scena porterà in direzione del finale; la seconda fa sentire allo stesso modo di non avere niente dietro, e di essere figlia della fretta di sfruttare un personaggio troppo amato per poter essere abbandonato.

Due personaggi che non dimenticherete (© 2018 BBC America)

Gli ultimi episodi, visti a una settimana di distanza l’uno dall’altro, sono sonnacchiosi e del tutto inconcludenti, spezzando mortalmente l’atmosfera della serie. Il finale teoricamente dovrebbe essere il picco di emotività della serie… invece per me è solo una grande pernacchia.

Non so se vedrei un’eventuale terza stagione, deluso come sono dall’andazzo della serie, ma di sicuro aspettererei la sua fine, così da vederla tutta assieme.

L.

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10 risposte a [Serie TV] Killing Eve (2018)

  1. Austin Dove ha detto:

    Nn mi dimenticherò quando hai descritto la intervista della dea Jamie Lee Curtis 🤣🤣💙

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  2. Kuku ha detto:

    Ma mi sembra di capire che non è solo la visione diluita che ti ha fatto scemare l’interesse. Il problema è proprio a monte.
    Ma Grey’s Anatomy è finito? Di serie non so praticamente niente. Per dire, io Sandra Oh l’ho vista solo nel primo film di Mr.Bean, dove voleva a tutti costi chiamare Bon Jovi a presentare il quadro.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ad un certo punto credo sia uscita da “Grey’s Anatomy”: non so se sia uscita “a zampe dritte” (cioè morta) o semplicemente il personaggio sia andato da qualche altra parte, sempre pronto a tornare, però le è stata regalata una parte d’oro, in questa serie.
      Si sente davvero forte il cambio di stile fra la prima e la seconda serie, a dimostrazione che azzeccare una buona idea è un conto, saperla portare avanti è un altro. Ho trovato molto forzate idee che invece nella prima andavano giù più lisce, fermo restando che gli asfittici stereotipi indegni di una serie britannica la fanno assomigliare più ad una serie americana 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Asfittici stereotipi adottati forse appositamente per meglio venderla negli States? 😉 La qual cosa mi spiacerebbe alquanto, a dire il vero: i britannici in genere fanno sempre un ottimo lavoro, lasciando semmai agli americani il fardello di rifare le loro serie in salsa yankee (stereotipando e banalizzando eccellenti finali originali, come ad esempio in Life on Mars)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vista poi la quantità di italiani a Londra, non mi aspettavo buffonate all’americana come la riunione mafiosa a Firenze, con Remo Girotti boss, e nella seconda stagione si va tutti in una Roma che sembra uscita da un film anni Sessanta. Che tristezza…

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