Invasion of the Bee Girls (1973) L’invasione delle api regine

Dopo Barracuda (1978) e L’impero delle termiti giganti (1977), è giunto il momento di completare i “filmacci con bestiacce” contenuti in un cofanetto DVD di serie Z comprato da mio padre in edicola anni fa e subito gettato via, finendo così nella mia collezione.

Anche i giganti hanno cominciato da piccoli, soprattutto nel cinema. Forse i più giovani non lo conoscono, ma se cito il nome di Nicholas Meyer i più adulti hanno subito almeno due “apparizioni”: Sherlock Holmes: soluzione settepercento, romanzo di successo poi film forse non di altrettanto successo, e i migliori film della saga di Star Trek. Anche lui però ha cominciato dal basso, cioè dalla Z più Z: come può uno sceneggiatore così talentuoso (almeno all’epoca) aver iniziato scrivendo un’immonda stupidata totalmente illogica come Invasion of the Bee Girls di Denis Sanders?

Il lato oscuro di Nicholas Meyer

Uscito in patria americana il 20 giugno 1973, bisognerà aspettare il 22 gennaio 1976 perché finisca davanti alla commissione di censura italiana, che ottiene il 5 febbraio successivo non senza un divieto ai minori di 18 anni, per via di «sequenze erotiche ancorché inquadrate nell’armonico contesto della vicenda».
Sospetto un ulteriore intervento della censura, visto che il film com’è arrivato a noi è più candido di un prodotto coevo con Edwige Fenech.

Locandina del 27 marzo 1976

Appare in sala con il titolo L’invasione delle api regine dal 27 marzo 1976, girando per qualche anno tra prime, seconde e terze visioni. Escluderei i passaggi nei cinema parrocchiali…
Il 15 aprile 1981 inizia la sua vita televisiva su piccoli canali locali, e “La Stampa” dell’11 aprile precedente lo “battezza” con un commento poco lusinghiero, anche se vero:

«Deluderà i fans della fantascienza e pure i patiti del film erotico, essendo un incrocio fra i due generi con poco di entrambi e non molta suspense.»

Ignoto all’home video, il film riappare in DVD dal 2005 e viene ristampato più volte, da case come DNC e Koch Media.

William Smith, attore maschio senza rischio. Oddio, “attore” forse è esagerato…

Siamo in un paesino della campagna californiana, luogo d’elezione per fenomeni strani ed inspiegabili. Qui arriva la mascella d’acciaio e gli occhi “spogliatoi” dell’agente mandrillo Neil Agar, interpretato da un volto noto della Z come William Smith: chiamarlo “attore” lo trovo esagerato, ma è anche vero che non ha alcun ruolo da ricoprire. È una pianta che viene spostata da set a set, tutto qua.
La cittadina è piena di scienziati che scienziano in giro, ognuno specializzato in supercazzole scientifiche improbabili ed ognuno impegnato a pucciare il biscotto. L’arguta dottoressa Susan Harris (Anitra Ford: pare all’epoca fosse un’apprezzata valletta della versione americana di “Ok, il prezzo è giusto”) ci spiega che la noia regna sovrana nella cittadina scientosa, quindi è normale che esimi professori si dedichino costantemente al salto della cavallina o corrano felici nei prati come Georgie… però nudi. In quale città universitaria non succede?

Non ho capito di quale disciplina scientifica si occupi questa esimia dottoressa

Fin qui tutto normale (va be’), però l’agente Agar è stato chiamato ad aiutare il locale sceriffo Peters (Cliff Osmond) perché ci sono state delle morti sospette: a forza di darsi a prolungate attività sessuali, alcuni eminenti scienziati… sono morti di trombosi!
Basta, il film può anche finire qui, visto che ha dato il massimo, anche se solo nella traduzione italiana, invece purtroppo la trama (trama?) va avanti, anche perché gli eminenti studiosi continuano ad ammucchiarsi come mandrilli in calore e la trombosi diventa l’argomento del giorno.

Tipico funerale di chi è morto di trombosi

Il momento geniale del film è quando le solerti forze della polizia, non sapendo come arginare quest’ondata di morti da trombosi sessuale, incitano gli esimi scienziatoni ad astenersi dalle copule, al che un fine studioso si alza e si lamenta dell’impraticabilità dell’invito: «Io non ci rinuncio, finché ce la faccio, ad andare a letto con una donna, anche se dovesse essere mia moglie!» Ma il capolavoro arriva subito dopo, quando una coppia di coniugi si mette a letto in modo freddo e distaccato. «In questa casa l’astinenza non sarà una novità», si lamenta lui, ricevendo la risposta del secolo dalla moglie: «Se tu dopo crepassi, io ci starei con te!»

Perché c’è un’ape in me! (semi-cit.)

Le attente indagini dell’agente Agar e della dottoressa Harris non si accorgono che in città ci sono delle fatalone che rimorchiano gli scienziati di notte, gli stessi che verranno trovati morti la mattina dopo con la bocca aperta (particolare che non troverà alcuna spiegazione, come tutto il resto della trama), ma quella gran volpe di Agar ha l’idea giusta e comincia a porre agli scienziatoni del posto una domandona: si possono incrociare un umano e un’ape? La risposta è ovvia: con tanta vaselina! Purtroppo non è questa la risposta che il personaggio riceve, ed è davvero un gran peccato.

Sono cattiva, ma mi sento così… ape (semi-cit.)

La parte del film che si occupa delle “indagini” è pura barzelletta, invece è anche peggio quella con le donnine che si spoppano a favore di camera in scene che non hanno alcuna logica. Sembra di capire che un’entomologa abbia trovato il modo di rendere le donne api, ma essendo queste degli ibridi sono sterili, e quindi sono divorate da voglia sessuale. Trovo superfluo aggiungere che tutto questo non ha alcun senso, e non una sola mezza parola viene spesa nel film per spiegare i lunghi processi di apizzazione che vediamo su schermo, scene profondamente stupide che servono solo a mostrare le poppe delle attrici.
Sapevate che ricoprire di cera una donna la rende ape? E se le altre intorno a lei si toccano le tette il processo viene meglio… Sapevàtelo!

Tipica entomologa intenta ad apizzare le donne

Quando l’attore William Smith viene raggiunto da Chris Poggiati per una lunga intervista all’interno di un omaggio della rivista “Shock Cinema” n. 12 (1998), appena l’argomento finisce su questo film… Smith si mette le mani in faccia.

«Oh mio Dio! (ride) Era la più stupida delle idee… ma è stato grandioso, con tutte quelle tipe che giravano nude: quella era la parte più simpatica. Poi però le donne-ape erano qualcosa di davvero sbagliato, no?
Un giorno sul set c’era un mucchio di api, con tanto di addestratore con tutte le protezioni. Avevano ricoperto una ragazza di zucchero e c’erano tipo trecento mila api che le mangiavano addosso quello zucchero. All’improvviso l’addestratore è stato punto, tipo quindici volte consecutive, e hanno dovuto portarlo di corsa in ospedale, così sul set non è rimasto nessuno in grado di gestire tutte quelle api. Per fortuna io non ero lì.»

È toccante la preoccupazione dell’attore per la povera ragazza rimasta con 300 mila api addosso e nessuno a liberarla…
Tornando alla domanda iniziale, come può un autore raffinato come Meyers aver scritto questa bojata senza alcun senso logico, quando è diventato famoso come regista e sceneggiatore qualcuno gliene ha parlato, come Mark Denis Shepard che l’ha intervistato per la rivista “Twilight Zone” (ottobre 1982). «Non l’ho mai visto» è la frase d’esordio di Meyers, dalla quale risulta chiaro come sia un lavoro “giovanile” a cui non pensa più. Scoperto dall’intervistatore che esistono larghi gruppi di fan che considerano questo film un culto, Meyers è allibito e si apre di più, spiegando l’arcano dilemma.

«Originariamente ho usato uno strano stile fantascientifico per raccontare una storia – dannatamente seria, pensa te! – sulla castrazione maschile. Sembra che una donna abbia scritto al “New York Times” dopo aver visto Frenzy (1972) di Hitchcock e abbia detto che una volta tanto le sarebbe piaciuto vedere gli uomini essere vittime di assassini seriali. Così da quella lettera ho preso spunto per un copione, intitolato The Honey Factor.
Mentre ero in vacanza il copione è stato riscritto da un’altra persona – una donna, devo sottolineare – e al mio ritorno il produttore mi ha detto: “Be’, sai, Nick, un copione è solo una bozza e dobbiamo fare piccoli cambiamenti e bla bla bla“, ed io ho annuito e ho risposto “Certo, okay, perfetto, fammi vedere”. Sulla copertina di The Honey Factor c’era scritto Invasion of the Bee Girls! Volai dal mio agente e chiesi che il mio nome fosse tolto dal film.»

Come mai allora il nome di Meyers è rimasto nel film e invece è sparito il nome della sceneggiatrice che ha realmente scritto la storia? La risposta è fumosa, pare che la WGA (il famigerato sindacato degli sceneggiatori) abbia dato indicazioni sbagliate e così sia stato tolto il “vero” autore lasciando Meyers al suo posto, come conferma anche la rivista “Cinefantastique” nell’inverno del 1978: possibile che la vera autrice non si sia mai lamentata dell’ingiusta esclusione? O forse ha preferito non vedere il proprio nome legato a questo abominio?

Un’ape regina degli anni Settanta

Ciò che importa non è il film in sé, che anzi va subito dimenticato, bensì le modalità della sua nascita: il pubblico è stanco dei cattivi dei film (mostri o assassini) che se la prendono unicamente con vittime donne da decenni. Perché non cominciano a prendersela un po’ pure con gli uomini? L’idea di Meyers troverà compimento anni dopo, come abbiamo visto, con Squilli di sangue (1979) con la sua serial killer donna, che però ancora prende di mira le donne: ci vorranno gli anni Ottanta per le vittime maschili.

Un’ape regina cinese degli anni Ottanta

Questa pantomima di film ha un unico vantaggio, del tutto inconsapevole: dev’essere stato visto dalla piccola casa di Taiwan che un decennio dopo sforna Queen Bee (女王蜂, 1981).
Traumatizzata da un brutto fatto di sangue, la protagonista prende una decisione che poche altre donne stanno prendendo nel cinema di quell’epoca: diventa una giustiziera. Imparato il kung fu e vestita di pelle nera, con una messa in piega che grida vendetta l’eroina assume un nome da battaglia: “Pazza come un’ape”.
Un gioiello simile poteva sfuggire all’attenzione di Godfrey Ho, maestro del ninja trash? Aggiunte scene ninja a caso e un paio di caratteristi occidentali inespressivi, “incastrati” in fase di montaggio, il film qualche anno dopo diventa Ninja i guerrieri di fuoco.

Una ninja di nome “Pazza come un’ape”

Magari “pazza come un’ape” è un modo di dire asiatico così come sicuramente non c’è alcun legame tra i due film… ma la grintosa Lu I-Chan con il tatuaggio di un’ape che uccide gli uomini mi ha fatto subito trovare un collegamento tra due prodotti di infima categoria, che però simboleggiano il risveglio del “potere femminile” nella narrativa di genere. Non a caso nel doppiaggio internazionale il personaggio si chiama Jenny: che sia un omaggio alla Jennifer Hills che qualche anno prima si è vendicata attivamente e con violenza degli uomini?

L.

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14 risposte a Invasion of the Bee Girls (1973) L’invasione delle api regine

  1. Cassidy ha detto:

    Ma su questo principio, se ricopri una donna con il ghiaccio cosa diventa? La principessa di Frozen? 😉 Non solo vedo l’inizio di una rubrica a tema, ma sei riuscito a ricostruire le origini di una sceneggiatura anche per un film così, tanto di cappello. Non posso crederci che si siano giocati davvero la battuta sulla trombosi! In ogni caso gran post, ho riso come uno scemo per tutta la tratta del bus, la retrospettiva sul famigerato cofanetto ora è completa 😉 Cheers!

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahahahaha! Sul tipico funerale di chi è morto di trombosi, sulla tipica entomologa che apizza le donne e sulle battute del film…sono morto dalle risate!!! Ma già leggendo il titolo avevo pregustato qualcosa di spassoso, almeno a livello di recensione…non sbagliandomi! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Almeno un immondo filmaccio ci ha strappato qualche risata 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Insomma, c’è chi si aspettava un film di fantascienza e c’è chi si aspettava un film erotico ma, visto quello che ne è venuto fuori, alla fine… sono rimasti TROMBATI (almeno così si rimane in tema con la tua spassosamente sapida recensione) entrambi! 😛
        E sì che nelle fanta-rassegne d’epoca lo si trovava, sicuramente come un qualcosa da prendere pesantemente per il culo (una rilassante nota demenziale in mezzo a titoli più professionali) 😉
        P.S. La splendida Anitra Ford interpretò nello stesso anno un altro film bizzarro (da intendersi però in senso positivo), l’horror “Messiah of Evil” diretto da Willard Huyck…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Qui purtroppo Anitra non fa altro che la biondina scienziosa svampita che il protagonista fa di tutto per portarsi a letto. Il finale oggi probabilmente verrebbe classificato come “molestie sessuali”: mentre lei parla, lui la trascina in camera da letto, la solleva da terra, la sbatte sul letto e le chiude la bocca con un bacio maschio e virile. Era la moda della fiction dell’epoca, dove il maschio razionale arginava i voli pindarici della femmina emotiva, ma temo che se lo vedessero oggi sarebbe uno scandalo 😀

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  3. Celia ha detto:

    L’Eminenza Vostra è stata citata in un profondissimo dibattito durante il simposio che ha per tema: Freud, lucido pensatore o sconfinato masturbatore?:
    http://lecoseminime.home.blog/2019/11/28/cardini/#comment-3166
    Ci pregieremmo d’accogliere un suo cenno di presa visione ( 😀 )

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Mi accodo a hi ha scritto che non riusciva a distinguere tra le stranezze autoctone del film e quelle aggiunte da te XD
    La trombosi… per carità!
    In realtà questo film deve essere stato sovvenzionato da un comitato nerd, per dimostrare ai loro bulli del liceo che puoi essere uno scienziato e avere pure una vita sessuale feroce 😛

    Riguardo alle api ninja, ricordo che un famoso videogioco di botte, Fatal Fury (e derivati) ha un personaggio chiamato Mai Shiranui, una ninja prosperosa e discinta, che sa fare una mossa il cui nome, tradotto, dovrebbe suonare tipo “ape ninja micidiale”.
    E senza nessun riferimento al veicolo da lavoro a tre ruote 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questo mi conferma che nella cultura asiatica l’ape ha qualche potere in più, nella cultura popolare, che a noi sfugge.
      Non credo di aver sottolineato abbastanza che quelli che dovrebbero teoricamente essere scienziati sono invece dei rozzi allupati al cui confronto i film con Lino Banfi sono commedie sofisticate 😀

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  5. Pingback: L’invasione delle api regine (1973) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

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