Commando Leopard (1985)

Il ciclo Eroi di Odeon TV continua con un film non trasmesso da quell’emittente, ma in perfetta tradizione artistica.

Secondo dei tre film girati dal romano Antonio Margheriti per il produttore tedesco Erwin C. Dietrich, anche se stavolta la distribuzione nostrana è peggiore rispetto ad Arcobaleno selvaggio.

Due Nazioni, un solo cuore action

Quando Klaus Kinski partecipa al Festival del Cinema Fantastico e di Fantascienza di Roma, nel maggio del 1985, gli organi di stampa danno Commando Leopard già completato, eppure solamente il 20 febbraio 1986 riceve il visto dalla censura italiana: malgrado l’esistenza di locandine cinematografiche dell’epoca, come capita purtroppo spesso per il cinema italiano di genere anni ’80 non esiste traccia sicura che la pellicola sia mai stata effettivamente proiettata in sala. IMDb riporta il 24 ottobre 1985 come data di uscita del film in Germania e 20 aprile 1986 come uscita italiana: la fonte di queste informazioni è però ignota e non confermabile.
Visto che la pellicola italiana del film si apre e si chiude con il titolo America centrale oggi, è plausibile ipotizzare un qualche balzano titolo alternativo con cui è stato proiettato in sala.

Titolo alternativo presente nel DVD Medusa

Il 24 febbraio 1989 inizia la sua vita su piccoli canali televisivi. Intanto dal marzo del 1988 esce in VHS Titanus, mentre solo nel 2015 uscirà il DVD, targato Medusa Film.

Titolo internazionale

Margheriti, con il suo consueto pseudonimo Anthony M. Dawson, gira nelle consuete Filippine una storia dal vago sapore “latino-americano” concepita dal prolifico Giacomo Furia (con il nome Roy Nelson) e scritta da Tito Carpi strizzando più di un occhio ai successi americani del momento.

Un nome, un marchio: azione veloce e trama ancora più veloce

Così abbiamo il perfido generale Benitez (Dario Pontonutti) le cui milizie vengono combattute dagli ardimentosi guerriglieri – guidati da Carrasco (Lewis Collins, molto amato anche in Germania per la sua serie TV “I professionals”) – che si nascondono nella giungla, ordendo attacchi a sorpresa come quello che apre il film: un’operazione che porta a far saltare una diga.

Ragazzi, se non vi va di recitare non vi obbliga nessuno

Per curare i propri feriti, alcuni ribelli – fra cui la grintosa Maria (Cristina Donadio) – si rifugiano nella missione di padre Julio (Manfred Lehmann) e padre Miguel (Michael James) ma vengono stanati dai miliziani gestiti dal braccio destro del generale: il bieco colonnello Silveira (Kinski). Visto che Carrasco e i suoi fedeli gli sfuggono sempre di mano, Silveira ha l’idea di compiere un terribile attentato per far screditare il guerrigliero agli occhi della popolazione che lo copre, così magari qualcuno lo denuncerà alle autorità. Il piano prevede l’esplosione di un aereo in atterraggio che dimostra un’ambizione superiore: se nel film precedente gran parte della trama ruotava intorno ad un elicottero, vero, stavolta si sale di livello ma… con un aereo finto.

E vai, soldi a palate! Ma occhio, che c’è il “trucco”

Intervistato da Bill Burke per la rivista “Videoscope” n. 98 (primavera 2016), Edoardo Margheriti racconta che sin dall’età di 15 anni costruiva modellini per suo padre, finché nel 1984 ha fondato una propria compagnia di effetti speciali.

«Le chiamavamo miniature ma la scala era enorme, spesso 1:8 e a volte anche più grandi. Per il film Commando Leopard costruimmo un aeroplano in miniatura di quasi nove metri, che l’esperto pirotecnico fece esplodere prima che le cineprese iniziassero a riprendere. Be’… capita [shit happens].»

Nel 2018 del saggio Last Action Heroes. Il cinema italiano d’azione degli anni ’80 amplia il discorso:

«Ebbi a disposizione molte settimane per realizzare tutti i modelli e le miniature. Costruimmo cinque enormi aeroplani, altrettanti elicotteri funzionanti, e poi camion, dighe, container, un treno in scala 1:8 che montato misurava oltre quindici metri e correva su oltre cento metri di binario, containers, depositi di carburante, villaggi, aeroporti, ponti, ecc. Tutte queste meravigliose costruzioni venivano poi distrutte dalle esplosioni. Utilizzavamo cineprese ad alta velocità per rendere più realistici gli effetti, (l’occhio percepisce un’esplosione alta pochi metri molto più veloce di una alta dieci volte tanto). Il risultato finale del film fu straordinario. Finalmente avevamo il tempo e i mezzi necessari per realizzare sequenze di effetti speciali che tenevano testa, ed in alcuni casi superavano in qualità, ai trucchi di molti film hollywoodiani.»

All’improvviso il Governo oppressivo cade e arriva la libertà per tutti: due sparatorie e la milizia di Silveira è sgominata. Il terribile aguzzino viene malmenato dalla folla e il film se ne va via come è arrivato: nel nulla.

Margheriti ha molti estimatori e sicuramente nell’ambiente delle videoteche dell’epoca, dominato da “falsi americani” e sotto-prodotti di serie Z, sicuramente il film ha una marcia in più: però l’assenza di una ambientazione credibile, un protagonista straordinariamente anonimo e una parata di attori caratteristi – è lunga la lista di comparsate che Margheriti promette ai suoi “fedeli” – che sciama in video senza motivo, tutto questo non aiuta a ricordare questa pellicola. Per non parlare di una sceneggiatura vaga, che lascia in bocca un intenso sapore di “inventiamoci qualcosa per far lavorare tutta ’sta gente”.
Con stupore leggo in un’intervista a “Watchdog” n. 28 (1995) che Margheriti considera questo film «forse il migliore che ho mai girato nella mia intera vita».

Come sempre, Kinski spacca!

L’unico motivo per vedere e rivedere Commando Leopard è ovviamente Kinski, assolutamente credibile nel ruolo di uno spietato militare torturatore. (Con quella faccia, è il ruolo perfetto per lui!) Il suo sguardo si assicura sempre che lo spettatore capisca la pochezza del film e la totale inconsistenza del suo ruolo, e che capisca come Kinski stia solo interpretando se stesso: non è Silveira nel posticcio centro America filippino, ma un attore caratterista che sta portando oro in una produzione stentata.
La sua passata in rassegna dei feriti, che verranno poi fucilati non appena volta loro le spalle, è un grande momento di cinema di genere, con gli occhi freddi dell’attore che guarda quasi con compassione le sue vittime. È davvero un peccato che sia assente un confronto finale con Carrasco, visto che i due personaggi si inseguono per tutta la vicenda.

L.

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10 risposte a Commando Leopard (1985)

  1. Cassidy ha detto:

    “America centrale oggi” ha battuto di diversi anni anche il quasi omonimo titolo italiano del film di Robert Altman, e poi dicono che la “Z” arriva per ultima 😉 Appena ho visto l’immagine ho pensato a dei modellini, non perché l’effetto finale risulti scarso (anzi), ma perché è l’unico modo per tenere bassi i costi, li usassero ancora oggi, sarebbero ancora meglio di tanta CGI brutta che ci propinano. Kinski in posa tipo grande cacciatore bianco, oggi si aggiudica il premio come “Il meglio di Internet” 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche per quel che riguarda il film Kinski è il momento migliore: il resto è onestamente dimenticabile. Una trama inutilmente complicata per giustificare la secchiata di attori che devono apparire in piccoli ruoli, una roba da perdere il filo già all’inizio.

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      • Giuseppe ha detto:

        Diciamo che, a parte i sempre graditi effetti speciali artigianali e il “gigioneggiare” di Kinski, questo Commando Leopard alla fine è poco più di una svogliata replica del precedente Arcobaleno selvaggio: si lascia anche vedere, d’accordo, ma quanto al farsi ricordare è tutt’altro paio di maniche…

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  2. Lorenzo ha detto:

    Anche io l’avevo trovato un po’ noioso. Tornando ai modellini, i trucchi che vedevo più spesso erano due: l’elicottero colpito che vola dietro una collina prima di esplodere “di nascosto”, oppure incollare all’ultimo fotogramma un’esplosione di qualcos’altro 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    America centrale oggi, i modellini con tanto di esplosione e la passata in rassegna di Kinski sono i momenti top della recensione; il film da quel che intuisco non deve essere un gran che ma, Lucius, mi stai facendo diventare un moderato fan di Margheriti, merito tuo o della magica aurea di Odeon? 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Sti film anni fa erano veramente il mio pane. Col registratore perennemente in funzione e con la guida tv da scorrere giorno giorno.
    Ma questo film di Margheriti è un vuoto totale! Possibile che mi sia perso un film del genere? Possibile che non mi ricordi uno come Kinski? Devo approfondire…

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  5. Pingback: Der Commander (1988) Il triangolo della paura | Il Zinefilo

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