The Princess Bride (1987) La storia fantastica

Il 2 aprile 1988 usciva in Italia un nuovo film anni Ottanta che compie il suo trentennale: festeggiamo solo oggi, 3 aprile, perché… be’, perché il 2 c’era Hellraiser da completare!
Mai decisione è stata più benedetta da congiunzione astrale, perché per quei motivi che solo il Fato comprendono, questa sera su Nove in seconda serata (23.30) va in onda proprio il film che festeggiamo con questo blogtour:

  • La Bara Volante“, con Cassidy che recensisce il film a suo modo
  • CineCivetta“, anche Kukuviza si unisce ai festeggiamenti!
  • IPMP” con la locandina italiana d’annata

Ricordo benissimo i trailer che passavano in TV, ricordo benissimo le pubblicità su “CIAK”, ricordo che André the Giant imperversava nel wrestling di Italia1 (che non seguivo ma conoscevo solo per gli spot), insomma ricordo tutto tranne il motivo per cui non ho mai visto prima The Princess Bride, che i maligni distributori italiani hanno ribattezzato La storia fantastica temo con l’unico obiettivo di spacciarlo come tentativo di sfruttare il successo de La storia infinita (1984), progetto che non è mai stato nelle intenzioni degli autori.
Va bene che sin da tenerissima età odio il fantasy e probabilmente sono l’unico al mondo a detestare il Signore degli Anelli, sin dall’arrivo in videoteca a metà anni Ottanta dell’insopportabile cartone animato. Per farvi capire quanto io odi il fantasy, avevo sugli 8 anni circa quando vidi al cinema E.T. di Spielberg, adorando ogni singolo fotogramma: indovinate quale scena non ho mai sopportato? Bravi, quella dove i ragazzini giocano a Dungeons and Dragons!
Però in questo mare di odio ci sono degli scogli: se ho adorato Labyrinth (1986), se ho venerato La storia infinita (1984), perché all’epoca non mi passò per la testa neanche per un istante di vedere La storia fantastica? Potrei risolvere la cosa sbrigativamente dicendo che neanche ai miei piaceva il genere e quindi in casa non si vedevano quei titoli, ma in realtà avrei potuto recuperare il film in seguito: cosa che invece non ho mai fatto.
Insomma, vi devo lasciare con il mistero: non so perché ho visto questo film con trent’anni di ritardo…

Per capire un po’ come nasce il film mi sono rivolto al numero 125 della rivista specialistica “Starlog” (dicembre 1987), che ne racconta la genesi.

«Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l’ho mai letto.»

Così inizia il romanzo di William Goldman che la Sonzogno porta nelle librerie italiane nel 1988, con lo stesso titolo del film che poi nel 2007 Marcos y Marcos cambierà nel molto più fedele La principessa sposa. (Eccolo recensito da La Lettrice Rampante.)
Dal 1963 Goldman alterna la carriera di romanziere a quella di sceneggiatore per il cinema, quando non sono proprio i suoi romanzi a finire su grande schermo – sin dai tempi di Soldato sotto la pioggia (1963) con Steve McQueen.
Non conosce limiti di genere e gestisce di tutto: dal western (Butch Cassidy, 1969) allo spy-thriller (Il maratoneta, 1976), dal film di guerra (Quell’ultimo ponte, 1977) alla fanta-commedia (Avventure di un uomo invisibile, 1992). Non stupisce dunque che nel 1973 scriva un romanzo fantasy come The Princess Bride: S. Morgenstern’s Classic Tale of True Love and High Adventure, che poi tanto fantasy non è.
Avendo molti contatti ad Hollywood, Goldman pensa bene di far girare il proprio romanzo in cerca di un qualche mecenate che sappia portarlo su grande schermo: così ne spedisce una copia a Reiner. No, non quel Reiner…

Non sappiamo se Carl Reiner abbia avuto conoscenza di aver ricevuto un pacco da William Goldman, perché suo figlio Rob Reiner – proprio quel Rob Reiner – glielo sfila dalle mani e si divora il libro, adorandolo: vuole assolutamente farci un film!
C’è solo un piccolo problema: è il 1973 e Rob Reiner è solo un simpatico attore comico di sit-com familiari: è impossibilitato a fare qualsiasi film. «Rob si innamorò subito del romanzo», ricorda lo storico partner d’affari Andrew Scheinman, co-produttore del futuro film, «ma in quanto attore di 26 anni sentiva che non c’era nulla che potesse fare.»

Passano gli anni e Goldman non si dà per vinto. Sforna nuove sceneggiature di successo, scrive nuovi romanzi e i suoi libri finiscono regolarmente su grande schermo… tranne The Princess Bride, che a forza di essere spedito a casa di tutti quelli che contano, per tutti gli anni Settanta è fra i progetti più noti di Hollywood… senza che però qualcuno sia disposto anche solo a mostrarsi interessato a produrlo.
Anche Rob Reiner continua a fare carriera, e da attore comico si trasforma in apprezzato regista: se non sarà certo ricordato per Sacco a pelo a tre piazze (1985) – film che comunque ha girato parecchio, all’epoca – di sicuro con Stand By Me (1986) Reiner si guadagna un posto nel Gotha di Hollywood e nei cuori di un’intera generazione di spettatori. Dopo un film del genere, Reiner può fare tutto… anche girare un fantasy!

Tipica fonte fantasy!

Come racconta Scheinman alla citata rivista, Rob Reiner chiama Goldman – a tredici anni di distanza dall’aver letto il suo libro – e tutti e tre si chiudono in una stanza a stabilire come portare al cinema quella storia. Ci sono un po’ di decisioni da prendere, visto che la 20th Century Fox distribuisce ma non produce e il budget deve quindi per forza rimanere contenuto. IMDb parla di 16 milioni di dollari, che per il 1985 non sono certo pochi: il problema è che La storia infinita ne aveva 27 a disposizione, quasi il doppio, e il quasi coevo Labyrinth 25: è quindi chiaro in partenza che si dovrà sforbiciare parecchio gli elementi fantastici.

Altro che Hobbit, basta scegliere attori di altezze diverse

Invece non ha nulla a che vedere con i soldi la scelta di “smorzare” la vicenda del nonno che legge il libro al nipotino, bambino che nel romanzo sta morendo mentre nel film forse è il caso di farlo solo leggermente ammalato.

Che bello essere malati negli anni Ottanta!

Il 18 settembre 1987 al Toronto International Film Festival viene finalmente presentato The Princess Bride, in uscita il mese successivo in patria americana: la LIFE lo porta nelle nostre sale dal 2 aprile 1988.
Apparso il VHS Vestron Video, Videogram e ViviVideo, la Eagle Pictures ristampa il film in VHS e DVD dal 2002, e in Blu-ray dal novembre 2011.

La splendida ventenne Robin Wright

Come nel più classico dei divertissement letterari d’altri tempi, in The Princess Bride la voce narrante legge il testo del romanzo The Princess Bride di S. Morgenstern.
La storia si apre con Buttercup, che nel doppiaggio italiano diventa Bottondoro (una giovanissima modella di nome Robin Wright, al suo primo ruolo da protagonista ma con già in sé la grinta per la brava attrice che è diventata, malgrado non sempre sia impegnata in ruoli ispirati), contadinotta che ama seviziare il proprio garzone Westley (l’altrettanto giovane e biondo Cary Elwes, anche lui per la prima volta protagonista), e brevemente i due si innamorano.

Come si fa a guardare in faccia Cary Elwes senza ridere?

Sembra una classica storiella d’amore e infatti il bambino (Fred Savage) che se la sente raccontare dal nonno (l’indimenticato Peter Falk) sbuffa: ma tanto il romance dura poco.

Bello, il romanzo… ma che ne dite di giocare un po’ con quei Masters?

Ciò che mi ha sorpreso di questa storia è che non si prende minimamente sul serio, proprio in un periodo in cui questo genere era noiosamente serissimo: anche il frizzante e sbarazzino Labyrinth era serio. Qui invece scopro a sorpresa un continuo giocare con i dettami del genere, con il linguaggio cinematografico e quello narrativo, per cui mi chiedo se questo film sia stato apprezzato all’epoca della sua uscita, visto che mi sembra più attuale oggi che trent’anni fa.

I gusti di questo ragazzino sono approvati dall’Etrusco!

Inoltre credo di aver colto parecchio in ritardo diverse situazioni utilizzate da Shrek (2001): il re (Chris Sarandon) cattivo fino quasi alla macchietta coi capelli messi in piega, il matrimonio “sbrigativo” e altre cosette.

Ogni comodino dovrebbe avere Battle Cat!

Il film è pieno di personaggi palesemente parodistici, a dimostrazione che l’intero progetto è un gioco con lo spettatore e non c’era alcuna velleità di rifarsi a La storia infinita, film che Scheinman assicura di non aver mai visto, né lui né Reiner.

Un cameo di He-Man, Grizzlor e Leech

La storia fantastica è un divertente viaggio fra mille trovate simpatiche e spesso semi-serie, che riesce addirittura a fare breccia in un cuore anti-fantasy come il mio: visto che titoli molto più famosi e blasonati non ci sono riusciti, è un bel premio alla memoria per un film che forse è già stato dimenticato molto prima di compiere trent’anni…

L.

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33 risposte a The Princess Bride (1987) La storia fantastica

  1. Cassidy ha detto:

    Ho letto tutto il post con il pugno affondato nel mento come Re Conan sul trono, anche se per me il trono era il bus. Ad un certo punto sono esploso in un «SIII!!» quando ho letto che ti è piaciuto. In quel momento il controllore mi ha chiesto di vedere il biglietto (storia vera), credo che nessuno sia mai stato così entusiasta di farsi controllare il biglietto.

    Detto questo, cinque altissimo per aver notato il fatto che senza questo film, non avremmo mai avuto “Shrek” ma soprattutto per la rassegna sui Masters! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahha ho rischiato di costarti una multa! 😀
      Non sapevo stessi tifando per il mio “bollino di qualità” sul film. Comunque penso che se l’avessi visto all’epoca probabilmente non mi sarebbe piaciuto, perché magari quel giocare con i dettami del genere forse non l’avrei apprezzato: penso di averlo visto al momento giusto 😛

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Cassidy mi ha letto nella testa! Non ero sul bus ma anche io attendevo spasmodico il bollino di qualità, anche io ho adorato il film in questione e anche io sono entusiasta per la rassegna didascalica sui Masters! …anche io! 🙂

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      • Cassidy ha detto:

        Un film che prende amabilmente per i fondelli il fantasy, che proprio per questo pensavo che poteva piacerti, avrei pagato la multa volentieri 😉 Cheers!

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    • Kukuviza ha detto:

      Il bollino “Lucius Approved”

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  2. Vincenzo ha detto:

    in questi giorni cade anche il cinquantenario di 2001: Odissea nello Spazio, che non abbiamo celebrato solo perché ne parleremo a breve in una cosa che dovrà partire… comunque avete fatto bene a celebrare questo film, che tanto mi ricorda la mia infanzia 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Posso resistere a guardare un fantasy, sebbene sia un genere che non ho mai sopportato, ma rivedere 2001 esula dalle mie forze. Ho provato tante volte, da ragazzo, mi sono sforzato di vederlo e rivederlo: mi dicevo che se piaceva a tutto il mondo ero io lo strano. Ma niente, è un film che mi lascia totalmente indifferente: devo accettare questo mio difetto. Tanto lo festeggeranno tutti, l’assenza del Zinefilo non si noterà 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Ecco, per me non ci sarebbe il minimo problema (anzi) nel riguardare per l’ennesima volta 2001, mentre invece quasi la tua stessa reazione l’avrei con La Storia Fantastica 😛 Dico “quasi” perché, pur non essendomi dispiaciuto all’epoca, al netto della sua apprezzabile parodia di genere (che, escluso l’heroic fantasy e pochissimo altro, non ha mai fatto impazzire nemmeno me: forse anche per questo ai tempi prestavo poca attenzione alle relative prese in giro) nella mia personale classifica Labyrinth e La Storia Infinita non riusciva a vederli nemmeno da lontano. E l’unica volta che l’ho rivisto, anni e anni fa, nemmeno l’aver ancora più chiaro in mente il suo intento giocoso metanarrativo mi ha fatto cambiare idea…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Cercando di calarmi nei panni del me ragazzino sicuramente avrei preferito “Labyrinth” e “La Storia Infinita” a “La storia fantastica”, sia per narrazione sia soprattutto per effetti speciali, a cui negli anni Ottanta davo moltissimo valore. (Erano gli anni in cui il mio sogno era essere Savini o Stivaletti ^_^ )
        Oggi però non saprei più giudicare…

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  3. rikynova83 ha detto:

    Bellissime le citazioni di He Man e dei dominatori dell’universo..il film acquista ancora più punti!

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Grande Lucius!
    Sono contento anch’io che alla fine seri riuscito a partecipare alla festa per il film. Voglio però chiederti una cosa. Anche se non hai mai amato il genere, se lo avessi visto ugualmente da ragazzino (come noi, dai 7 a i 12 anni giusto per darti un riferimento), non ti sarebbe piaciuto lo stesso? Che ne so, magari un pomeriggio a casa di un amichetto la mamma avesse noleggiato questa VHS e l’avesse messa su per tenervi buoni.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so che dirti, perché Labyrinth e La storia fantastica mi sono piaciuti parecchio, all’epoca, ma qualsiasi altra cosa proprio non la sopportavo, Conan compreso! Non capivo proprio cosa ci fosse di bello in spade e nomi strani, ma al di là di questo non so se sarei stato pronto per il frizzante stile metanarrativo del film.
      A 12 anni amavo i Ninja e Woody Allen, Bruce Lee e i computer: temo che questo tipo di storie non avrebbe proprio fatto breccia nel mio cuoricino 😛

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  5. Denis ha detto:

    Dico la verità questo film non mi hai mai ispirato a vederlo,comunque mi ricordo che nel’87 a Wrestlemania 3 Hogan riusci a tirare su Andrè the Giant che era a fine carriera per via di problemi alla schiena e ginocchie dovute al gigantismo,Chris Sarandon era il vampiro cattivo di Ammazzavampiri

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Ognuno ha i suoi generi schifati: per me è il western, se non ci attacchi sopra del fantasy o dello horror, piuttosto preferisco studiare latino 😛

    Questo film l’ho adorato, come fantasy e come gag. Anche perché nessuno può mettersi con un siciliano quando si tratta di uccidere (ah, Vizzini!)

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  7. Bellissima recensione, mi hai fatto venire voglia di recuperare il romanzo e rivedere il film.

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  8. Kukuviza ha detto:

    Ma il romanzo è quindi un “vero” fantasy? O ha comunque più fantasy? Perché il film, in effetti, non mi sembra poi entrare in quel canone. La locandina certo era fatta sicuramente per farlo pensare e agganciarsi, come dicevi, alla Storia Infinita.
    Scommetto che se fossi stato tu il nonno lettore, ti saresti fatto distrarre dai Masters…non so se sareste arrivati alla fine del libro!
    Rido pensando alla scena di Rob Reiner che intercetta il pacco destinato al genitore! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io avrei distratto il ragazzino facendogli leggere il libro per conto suo e poi giù a fare la lotta coi Masters 😀
      Non ho letto il romanzo ma dal primo capitolo è chiaro quanto poi veniva raccontato nell’articolo di “Starlog” che ho citato. Goldman ha voluto usare l’avventura fiabesca della principessa come contraltare di una drammatica storia “normale”, anticipando di sei anni la Storia infinita-romanzo.
      Il ragazzino protagonista a quanto ho capito sta parecchio male, addirittura rischia la vita, e più le sue condizioni peggiorano più il nonno lo distrae immergendolo in questo mondo fiabesco. Penso che il romanzo sia molto intenso.
      Io ho usato “fantasy” anche se in realtà il film non è proprio di questo genere, però è un’etichetta in cui io ci infilo dentro un po’ di tutto: dagli eroi ai draghi, dalle leggende alle magie 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        Anche imdb in effetti gli mette l’etichetta fantasy.

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      • Kukuviza ha detto:

        Ma mi fai venire un dubbio, quindi anche film come “Il primo cavaliere” me li metti nel fantasy? 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Domanda spinosa, perché in quanto legato al mondo “arturiano” potremmo definirlo antesignano del fantasy ma forse non assimilabile ai film con quell’etichetta. In ogni caso mi annoia esattamente come un qualsiasi altro fantasy 😀
        La regola non scritta e non ufficiale vorrebbe che se la storia parla di draghi è fantasy, se invece i draghi sono clonati in laboratorio è fantascienza. Per “draghi” ovviamente si intende un fenomeno eccezionale, estraneo alla scienza classica. La magia rientra in questa definizione e Artù è sempre accompagnato da Merlino, quindi per larghe somme e in modo molto generico potremmo chiamarlo fantasy. Se invece della magia Merlino usasse una tecnica parimenti fantasiosa ma spiegata con paroloni sbrodoloni e soprattutto indossasse un camice, allora sarebbe fantascienza.
        Ripeto, sono definizioni di comodo assolutamente non ufficiali né tanto meno condivise: se invece usassimo la mia noia come parametro, un numero impressionante di film sarebbe fantasy 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        Hahah, bello questo parametro di classificazione del genere! XD
        Ma c’è qualche libro o film fantasy che ti ha causato questo rigetto oppure è una cosa congenita?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Temo sia questione di “sangue”: da ragazzino sentivo mio padre adorare la fantascienza e disprezzare il fantasy e qualcosa m’è rimasto. Nella fase di messa in discussione dei valori genitoriali, della lotta per l’indipendenza adolescenziale e via dicendo ho rimesso tutto in discussione… ma il fantasy proprio non ci sono riuscito a farmelo piacere! Un po’ di Conan l’ho apprezzato, ma penso che l’heroic fantasy mi attiri più perché simile all’action mascherato con costumi strani 😀
        Come dicevo, Labyrinth e La storia infinita li ho adorati, ma Signori degli Anelli e Narnie varie mi fanno star male solo a guardare il trailer!

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  9. pirkaf76 ha detto:

    Uno dei film della mia vita, probabilmente tra i primi cinque.
    Io ho fatto il percorso inverso, nel senso che ho letto il romanzo più di vent’anni dopo e devo ammettere che nonostante sia più corposo e vagamente più cupo, preferisco in tutto e per tutto il film.

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