Black Light (1999) Una luce nelle tenebre

Quando su TeleRoma56 di notte becchi un film con Michael Ironside, non ti chiedi neanche di genere si tratti: te lo guardi e basta!

La potenza dei titoli italiani

Nella notte di domenica 17 novembre 2019 ho registrato casualmente Black Light, uscito in home video americano il 23 maggio 1999: a sorpresa l’Italia era già arrivata prima, visto che Rai2 l’ha trasmesso sabato 6 febbraio 1999 in prima serata, con il titolo Una luce nelle tenebre.
A parte una replica il 6 aprile 2002, non si conoscono altri passaggi: comunque FilmTV.it ci parla di un ciclo di passaggi su 7Gold nel 2017.

Esiste un’edizione DVD Vistarama di datazione purtroppo ignota.

Prima serata televisiva del 6 febbraio 1999

Sharon Avery (Tahnee Welch, figlia della celebre Rachel) è una di quelle medium che hanno la “vedenza” e aiutano la polizia nel risolvere casi spinosi e di solito senza prove: Sharon arriva, “vede” qualcosa e il gioco è fatto.
Stavolta però la “vedenza” di Sharon fa cilecca o lei non ha saputo capirla – perché oltre alla “vedenza” ci vuole la “capienza” – e per non aver saputo aiutare la polizia una vittima rimane uccisa da un maniaco. Sconvolta, Sharon va a finire con l’auto contro un palo: ma che “vedenza” è?

Si vede che i geni Welch sono roba buona

Finita la convalescenza, Sharon della “vedenza” deve far senza – spirito degli Squallor, esci da me! – sia perché ha perso il potere sia perché ha perso la vista.
Quando l’ispettore Frank Schumann (Ironside nostro) va a bussare da lei per provare ad avere indizi su un maniaco di bambini, ci rimane malino nello scoprire che la donna non ci vede più… in tutti i sensi.

Ma insomma, ce vedi o nun ce vedi?

Che però Sharon abbia perso la “vedenza” è solo una “credenza”. Sentendosi inutile nella vita decide di farla finita, ma mentre sta per suicidarsi arriva la “vedenza” e guarda il volto di una piccola vittima attraverso gli occhi del maniaco. Tornando anche la “capienza”, Sharon capisce che può aiutare la polizia e torna a collaborare, malgrado il marito non voglia.

Se non vedi niente… vedi d’andartene!

Schumann prima porta la donna a giocare ai videopoker: quando capisce che quel dono non lo aiuterà a vincere soldi a palati, allora la porta sul luogo dell’ultimo delitto. (Magari la sceneggiatura fosse stata così frizzante!) La bambina che la donna ha visto con la “vedenza”, infatti, è stata ritrovata morta. Malgrado la partner di Schumann sia scettica ed aspra, Sharon vede davvero indizi che possano guidare alla cattura del maniaco.
C’è però un problema: la stampa lo scopre… e quindi il maniaco ora è informato che Sharon lo sta vedendo con la “vedenza”. Scatta la “spianza”…

Ora che è arrivata la “spianza”, io esco dalla stanza

Il regista esordiente Michael Storey (poi diventato direttore della fotografia) dirige onestamente un prodotto televisivo standard, senza mai un momento di reale entusiasmo ma anche senza difetti. Il problema è la sceneggiatura di Vincent Monton, pure lui passato subito dopo alla fotografia.
Appare subito chiaro che questo film è la versione televisiva di Occhi nelle tenebre (Blink, 1993) di Michael Apted, senza molti sforzi di cambiarne la storia. Malgrado io abbia amato quel film – con un grande Aidan Quinn ed una splendida Madeleine Stowe – oggettivamente fu un buco nell’acqua: questo suo anemico remake televisivo fa capire invece quanto è da rivalutare il film.

Sentirsi anonimi remake televisivi di un buon film al cinema

Lo sceneggiatore mette sul tavolo verde ottime carte ma poi non sa gestirle, perdendosi per strada tutti i personaggi. Larry, marito di Sharon, se lo perde letteralmente: lo vediamo uscire di corsa e non si sa dove vada, scomparendo nel nulla.
La storia si imposta come un ottimo “triangolo”: c’è Sharon che ha la “vedenza”, c’è la detective Howard (Anne Marie Loder) che non crede ai medium e indaga con il sistema classico e infine c’è la dottoressa Godard (Lori Hallier) che ha studiato un metodo innovativo per far riacquistare a Sharon la vista. Entrambi questi due personaggi semplicemente scompaiono nel nulla.
Tutta la scena è per Schumann e Sharon, la loro caccia al maniaco e la loro traballante storia d’amore. Malgrado la bravura dei due attori, è davvero troppo poco per tenere in piedi un film, anche se televisivo.

Per la barba di Chuck Norris!

Capolavoro rimane la scena finale, quando il maniaco affronta la cieca e il poliziotto. Annegata la donna in piscina, il criminale sta per avere la peggio anche sul poliziotto… quando dall’acqua Sharon scatta fuori in un momento Missing in Action!

Chiaro riferimento della sequenza!

Come fosse Chuck Norris, fuoriesce violentemente dall’acqua – malgrado fosse legata! – e con una pistola che non si sa da dove esca comincia a sparare, uccidendo il maniaco. Ma le pistole sparano, una volta bagnate? Che importa: è un momento “spacca tutto”!

Ironside titaneggia in ogni scena e già solo per questo vale la pena vedere il film. Per il resto… meglio andarsi a rivedere il film di Apted.

L.

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30 risposte a Black Light (1999) Una luce nelle tenebre

  1. Zio Portillo ha detto:

    Il marito di Sharon è scappato perché aveva finito la “tabaccanza” mentre al regista e allo sceneggiatore è venuta la “fotografanza”. Basta, per oggi ho dato e posso chiudere tutto…

    (sorry Lucius, ma c’ho giorni di sonno arretrato!)

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  2. Evit ha detto:

    Ma, fammi capire, si parla di “vedenza” anche nel film?

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  3. Cassidy ha detto:

    No, non scacciare lo spirito degli Squallor, questo posto mi ha ucciso dal ridere, tra “vedenza” e “sapienza” me la ridacchiavo sotto i baffi sul bus 😉 Confermo la “potenza” dei geni Welch, mentre Michael Ironside è motivo valido per vedere qualunque cosa, infatti ha fatto la sua “ironsidata” anche qui, una sicurezza! Cheers

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  4. Cassidy ha detto:

    Che poi, a parte la pistola uscita da non si sa dove, anche io ho sempre avuto il dubbio sulle armi sott’acqua, cioè se la canna è piena d’acqua dovrebbe fare da “tappo”, ma forse dipende anche il calibro dell’arma. Oppure più semplicemente nei film vale la regola Chuck Norris, che è più forte di tutti, anche della fisica di base 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In alcuni film fanno vedere soldati o mercenari che attraversano un fiume con il fucile tenuto in alto, che se si bagna non spara più, in altri armi bagnate sparano e addirittura in altri i protagonisti sparano da sott’acqua!
      Non sono un esperto di armi, ma comunque lo sparo si basa su un’esplosione: processo che non credo proprio funzioni con dell’acqua presente!
      Però se lo fa Chuck Norris, possono farlo tutti! 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Mi intrometto al volo perché anni fa chiesi lumi ad un amico appassionato di armi e che tutt’ora partecipa a gare di tiro. L’arma bagnata (o immersa in acqua), salvo rari casi di inceppamento (praticamente impossibili con armi moderne) spara tranquillamente. Addirittura se tieni la pistola o la carabina immersa totalmente in acqua, il colpo parte. Fortemente rallentato dalla densità dell’acqua e per questo assolutamente non letale (se non sparato a bruciapelo), ma il proiettile esce dalla canna. Dopo però bisogna smontare e asciugare pezzo pezzo l’arma e ingrassarla a fondo per evitare di rovinare le componenti metalliche.

        Il discorso cambia con armi di vecchio modello. In quel caso la manutenzione era ancora più fondamentale e molto probabilmente se venivano bagnate la patina di grasso si dissipava e poteva inceppare la pistola (o il fucile). Ecco perché in molti film (Vietnam o Guerra Mondiale) si vedono i militari con i fucili insacchettati o tenuti sopra il capo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Splendido! Perché non chiedi al tuo amico un guest post sulle armi al cinema? Una rubrica settimanale dove parla di uno o più film analizzandoli dal punto di vista delle armi: che sogno sarebbe 😛
        Grazie ancora delle delucidazioni: ero convinto che una pistola non avrebbe mai sparato in acqua!

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      • Zio Portillo ha detto:

        Ah, ovviamente sparare da sopra ad un bersaglio immerso è solo uno spreco di proiettili visto che l’acqua rallenta pesantemente il colpo che non sarà mai e poi mai letale.

        Questa cosa che si vede nei film con gente ferita per essere colpita mentre nuota è la sola licenza poetica che si sono presi.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Non credo gli interessi… Anzi, posso già dirti che non lo farà manco sotto tortura! Però se hai curiosità su scene specifiche o su qualcosa in particolare glielo chiedo senza problemi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mmmm già si potrebbe organizzare qualcosa sul tema delle “pistole bagnate”: con un tirolo così clickbait si fa il botto 😀
        Ti scrivo con qualche idea, vediamo cosa esce fuori…

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  5. justmeornot ha detto:

    ho letto la recensione al lavoro, in un open space…capisci la difficoltà di non scoppiare a ridere…scherzi a parte, ma Ironside nostro, che fine ha fatto?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento di averti allietato la mattinata in ufficio: lavoro anch’io in un open space e c’è sempre bisogno di qualcosa che ci tiri su il morale 😛
      Ironside ha una certa età e magari sta un po’ riducendo la quota annuale di ruoli, ma è anche vero che la distribuzione italiana si perde magari suoi film per strada, visto che molto spesso fa ruolo non da protagonista.
      Approfitto per dare un’anteprima: a febbraio 2020 Michael nostro compirà 70 annie dovremo per forza festeggiarlo con qualche grande iniziativa a blog unificati 😉

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  6. Sam Simon ha detto:

    Sempre una garanzia Ironside! Comunque mi inchino al riferimento agli Squallor, è raro sentirli nominare ma io li porto sempre nel cuore insieme ai mitici Skiantos! :–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dovrei avere ancora l’LP di “Troia”, che i miei comprarono all’epoca. Da ragazzino adoravo la musica ma non capivo i testi… e in effetti non sono da capire 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Quando poi come altri titoli hai anche finezze come “Pompa” e “Scoraggiando”, che altro c’è da capire? 😉
        Tornando a Black Light, avevo cominciato a credere che per la protagonista la perdita di valenza della vedenza una volta mancatane la presenza la privasse della speranza di aver ancora una qualche importanza, ma la crisi di coscienza per via dell’ovvia conseguenza e cioè l’inefficienza nell’impedenza della predominanza degli atti di violenza la avrebbe indotta, pressata dalla dirompenza dell’esigenza dovuta all’esistenza di una continua emergenza, a riusare il potere con rinnovata frequenza 😀
        Se la memoria non m’inganna, è proprio su 7Gold che devo averlo visto…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ero sicuro che l’essenza del film avrebbe scatenato la tua poetanza! 😀

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Hai emesso la tua sentenza con una certa baldanza, non c’è che dire ^^

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  8. Celia ha detto:

    Insomma abbiamo Mulder (con caso investigativo-relazionale appresso) e Scully ante-litteram, gli Squallor e Chica Norris. Buono!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah Chica Norris è perfetto: rende esattamente l’atmosfera di quella sequenza finale 😀
      Non vedevo X-Files, non ricordavo che Mulder avesse la “vedenza”, ma di sicuro molto prima di quella serie la figura del “medium che aiuta la polizia” era più che inflazionata, tra cinema e TV. Lo strano è che sia tornata per questo film 😛

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  9. Willy l'Orbo ha detto:

    TeleRoma e Ironside in un colpo solo? Ma questa è fantascienza!
    Uno di quei prodotti così Z…che non si può stare senza
    Poi inizi a guardarlo e ti viene un po’ di quiescenza…
    Ma quando stai per dormire…ecco la recrudescenza:
    sul finale, con Chuck, scatta la violenza!!!
    🙂

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