Samaritan (2022) Amazing Banalo-Man


In questi giorni Prime Video ha rilasciato un grande film in esclusiva, diviso però in due parti: la prima si intitola Gli idoli delle donne e la seconda, dove le premesse giungono a conclusione, Samaritan.

L’esperimento è intrigante e dissacrante, lo intendo come uno studio sociologico sul qualunquismo e la banalità applicate alla narrativa contemporanea di genere: fin quanto ci si può spingere a raccontare cose ovvie e scontate prima che gli spettatori comincino a dare fuoco alle strade? Vi anticipo il risultato: lo si può fare per sempre, perché non ci sono più le mezze stagioni.

Gli idoli delle donne ha il compito di illustrare le basi del discorso, le premesse dell’esperimento. I celebri comici Lillo e Greg, nella doppia veste di registi e sceneggiatori, recuperano la loro mitologica canzone Figlio mio, ovvero Dritte per svoltare (1994) e, partendo dal presupposto che nessuno dei loro fan attuali conosce il loro passato musicale, usano il testo per stiracchiarlo a sceneggiatura completa. L’esperimento è chiaro: può una canzone della durata di cinque minuti composta da un elenco di luoghi comuni riempire un film di novanta minuti? La risposta può sorprendere ma è sì, può. Con la provvidenziale aggiunta di siparietti estrapolati da loro spettacoli più recenti.

Noi che seguiamo Latte e i Suoi Derivati sin da tempi non sospetti sappiamo bene che quando sia ha sete non c’è niente di meglio che un buon bicchiere d’acqua, quindi non una sola parola del film può sembrare vagamente originale, ma è chiaro che lo scopo dell’opera non sia quello di essere un film, bensì un esperimento sociologico, arricchito dalla presenza di un sosia di Corrado Guzzanti che fa il coglione, in un chiaro secondo collegamento ideale con i Beatles: se il gruppo musicale di Lillo e Greg (Latte e i Suoi Derivati) giocava con la sigla LSD di Lucy in the Sky with Diamond, il sosia di Guzzanti che parla colombiano è un chiaro riferimento alla leggenda secondo cui Paul McCartney sarebbe morto e sarebbe stato sostituito da un sosia. Certo, è un sorriso amaro, pensare a quant’era geniale il Guzzanti vero, mentre ora ci resta solo un triste sosia.

Con la sua recitazione impostata e volutamente posticcia, che conserva esclusivamente per il cinema, Lillo interpreta un apprezzato gigolò che dopo un incidente perde l’avvenenza fisica e, collegandosi idealmente ad un’antica storiella araba per cui finito l’amore si notano i difetti fisici, non essendo più il bell’uomo d’un tempo diventa insormontabile il grave problema del protagonista: è un mediocre che parla per luoghi comuni. Spero si avverta il ghiotto paradosso che nel 1996 Charlton Heston già sollevò nei confronti di Demi Moore, attrice di Striptease: una donna che si spoglia per soldi nell’interpretare una donna che si spoglia per soldi. Purtroppo quella di Heston era un’accusa rozza e non un guizzo filosofico, invece Lillo e Greg sono superiori: visto l’innegabile successo di una canzone che elenca luoghi comuni, perché non sperimentare anche un film sullo stesso spunto? Che i film non abbiano più sceneggiatura è un luogo comune anch’esso, quindi va ovviamente aggiunto alla lista, anche se non espressamente citato: è comunque il leitmotiv dell’opera.

C’è la crisi, c’è la crisi, ma ogni film ha per lo meno due attori (semi-cit.)

L’esperimento di Lillo e Greg è elegante e perfettamente funzionale. Fior di studiosi (ma anche di sceneggiatori) si sono chiesti se alla millesima riproposizione del canone di Cyrano – cioè l’amante pasticcione che parla all’amata mentre un saggio lo imbecca di nascosto – si corra il rischio che alla fine la polizia si incazzi davvero, come nel celebre film di Fantozzi, e qui il duo comico risponde con voce chiara e decisa: Pippo Baudo è un professionista. Ripetere un luogo comune che tutti hanno già ripetuto non stanca mai. Se Zoran Živković con L’ultimo libro (2008) aveva sdoganato il concetto di déjà lu, il “già letto”, Lillo e Greg sono i cantori del déjà dit, il “già detto”.

Questa però è solo la premessa, l’esperimento sociologico che getta le basi per una tesi coraggiosa ma inattaccabile: solo l’ovvio, lo scontato, il banale e il déjà dit funziona in un film. Solo ripetendo formule asfittiche e scontate fino alla nausea si permette ad un film di essere definito tale, perché – Lillo e Greg l’hanno dimostrato – la sopportazione dello spettatore alla ripetizione dell’ovvio non ha confini. Anche perché qui una volta era tutta campagna.

Come dimostrare questa tesi? Come provare senz’ombra di dubbio che se si ripetono vuoti luoghi comuni senz’anima il risultato funziona e funzionerà sempre? Ecco che arriva la seconda parte dell’iniziativa Prime Video: The Amazing Banalo-Man.

Il Martello dell’Ovvio si abbatte sull’Eroe Banale!

Nascondendosi dietro falsi nomi americani, Lillo e Greg girano un film con Sylvester Stallone che fa della scontata banalità qualunquista un punto di forza: cosa rende il supereroe protagonista un supereroe protagonista? L’abbiamo capito: il luogo comune.

Quasi a festeggiare il ventennale di un esperimento similare, quando cioè quel guscio vuoto senz’anima di Scoprendo Forrester (2000) dimostrò che non è tanto il caldo ma l’umidità, e che l’età vera è quella che uno si sente, gli autori ricreano identica la storia – giovane problematico scova anziano un tempo famoso e lo spinge a ritornare alla vita attiva – ma alzando a livelli letali ogni più ovvia scontatezza, assicurandosi che solo i più obbligati passaggi di sceneggiatura arrivassero su schermo, con colpi di scena che si erano già capiti almeno due film prima.

Un celebre esperimento dimostrò che l’attenzione di uno spettatore è labile e manipolabile: chiedendo a un soggetto di studiare con attenzione una partita di basket per segnare i punti e i falli, si è fatto sì che lo spettatore non notasse che in mezzo al campo passeggiava una donna con un ombrello aperto, qualcosa di decisamente impossibile da non notare. Eppure nessuno dei soggetti l’ha notata, perché la loro attenzione era stata impegnata altrove. (Anni fa l’esperimento è stato presentato su “SuperQuark”: ciao Piero!)
Lillo e Greg sanno che quell’esperimento è superato, che lo spettatore medio a malapena distingue i colori sullo schermo: l’importante è che ci sia un’immagine in movimento e che non ci siano parole difficili. Il resto non ha alcuna importanza.

The Eye of the Stallion

Così Rambocky (cioè l’unico personaggio che Sly sa interpretare) si è ritirato dalla sua attività di supereroe ma quando un ragazzino lo riconosce e gli fa notare che lui non mette lo zucchero nel caffè ma il caffè nello zucchero («È già tanto amara la vita!») è chiaro che arriva il momento per cui il bene scenda in campo: tanto a Milano la Metro arriva dappertutto.

C’HO STALLONE NELLE MANI!!!

Una delle vette massime del qualunquismo qualunque arriva con il Joker jouer, il luogo comune più sbrindellato della cinematografia contemporanea. Ispirandosi al celebre Gioca jouer (1981) di Claudio Cecchetto, gli autori fanno fare al solito banale cattivo da barzelletta le solite banali cattiverie da barzelletta.

Tatta-taradatatta-taradatatta Conquistare!
Tatta-taradatatta-taradatatta Dire frasi minacciose!
Tatta-taradatatta-taradatatta Fare stupide battutine!
Tatta-taradatatta-taradatatta «Bisogna distruggere prima di costruire»
Tatta-taradatatta-taradatatta Facce cattive!
Tatta-taradatatta-taradatatta Voce impostata!

E via, tutto il triste teatrino di cattivi che un tempo sarebbero stati scartati pure dai cartoni animati e invece ora sono Legge Canonica.

Grazie al bambino protagonista, che lo riconosce nel quartiere, lo tampina e lo spinge a rievocare il suo passato, il vecchio ritirato dunque si ricorda quant’è bello essere un nazista… ah no, aspetta, quello era L’allievo (1998) di Bryan Singer, un film vero, che per fortuna non ricorda nessuno altrimenti c’è il serio rischio che passi l’idea di un cinema scritto bene. Invece l’unico messaggio che deve veicolare è che uno può bere quello che vuole, l’importante è non mischiare.

Per abbassare la qualità della sceneggiatura da zero a meno cento, gli autori – che per me sono Lillo e Greg mascherati e sghignazzanti – creano un buono che si chiama Buono (Samaritan) e un cattivo che si chiama Cattivo (Nemesis), così da studiare scientificamente quanto letame possano ingoiare gli spettatori prima di avere conati di scrittura: la risposta è stupefacente, si può scendere anche a meno mille e il successo è ancora assicurato.

In fondo il concetto stesso di supereroe possiamo farlo nascere dalla parabola biblica in cui il bravo viandante da Samaria (da cui “buon samaritano”) aiuta il bisognoso quando invece i rappresentanti delle istituzioni, infingardi, l’avevano ignorato. Ogni supereroe però ha una sua versione contraria, un avversario che si distingue dal semplice nemico in quanto versione speculare dell’eroe (ad-versarius, il contrario di qualcuno), ma poi gli americani (e quindi gli italiani) hanno fatto casino: hanno preso un termine greco, nèmesis, che se scritto con la epsilon significa “sdegno per l’ingiustizia” e se scritto con la eta “distribuzione”, tanto che la dea omonima è quella che distribuisce giustizia, hanno cancellato il vero significato e d’un tratto nemesis in inglese significa immotivatamente “arci-nemico”. E quindi ha lo stesso significato anche in italiano (o in quel poco che resta di questa lingua).

Gli autori di questo esperimento saranno andati all’origine archetipica delle figure di protagonista e antagonista? Li avranno chiamati come le essenze che incarnano per indicare un topos narrativo? Sto ovviamente scherzando, non valeva la pena trovare nomi più complessi per personaggi di così straordinaria vuotezza vacua, già è tanto che non abbiano chiamato il bambino Bambino.

In chiusura, rimane la domanda: possibile che gli spettatori, cioè i soggetti di questo esperimento sociologico, mandino giù roba così scontata non accorgendosi dell’ovvia banalità che la permea? La risposta si nasconde dietro due strofe di un’altra canzone, stavolta firmata da Gigi Rock:

«Son le frasi che son fatte,
ma i più fatti siamo noi.»

Che sia questo il segreto? Lo spettatore è ormai così assuefatto ai prodotti creati in serie da non essere così lucido da individuarne la banalità insita?

Il fatto stesso che Gli idoli delle donne e Samaritan siano usciti sulla piattaforma Prime Video significa che l’esperimento ha avuto successo, qualcuno ha davvero perso tempo a trattare questo prodotto in due parti come se fossero davvero film, per di più separati, quindi possiamo andare fieri dei risultati raggiunti: un altro gradino è stato sceso nella devoluzione della sceneggiatura, il déjà dit è Legge Canonica e i luoghi comuni bastano da soli a reggere un’intera storia. Può cambiare il budget e la perizia tecnica dell’esecuzione, cioè particolari del tutto trascurabili di fronte alla Grande Verità: quando si ha sete non c’è niente di meglio che un buon bicchiere d’acqua.

L.

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22 risposte a Samaritan (2022) Amazing Banalo-Man

  1. Cassidy ha detto:

    Il punto chiave di Samaritan sta in una frasetta da Baci Perugina: nella vita puoi essere buono o cattivo sta a te scegliere, che vince il premio G.A.C. (Grazie Al Cazzo) visto che questo B-Movie ha scelto di essere mediocre, salvo solo Sly in un filmetto da streaming che poteva essere grande ma ha scelto male. Per altro siamo allenati senza esserci messi d’accordo 😉 Cheers

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  2. Fabio ha detto:

    Questa mattina sono stato io un buon samaritano,mentre raccoglievo come ogni mattina i fichi marci caduti per terra sul mio giardino e mi accingevo ad andare a buttarli nel cassonetto del composto(fate la differenziata 😇),mi sono accorto che sul fondo del grosso contenitore pieno di fichi marci che stavo per svuotare nel cassonetto,li in fondo girava indifeso un piccolo di Geko che non potevo assolutamente buttare nel mondezzaio,cosi ho infilato le mani nello schifidume appiccicoso e pieno di moscerini per salvare la piccola bestiolina,che poi ho liberato in giardino,storia vera a lieto fine👍!

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  3. Il Moro ha detto:

    Non ho mai visto nessuno dei due film , o meglio delle due parti di questo esperimento sociale, né mai li guarderò, tanto sono sicuro che questa fantastica recensione sia meglio di tutti e due messi assieme!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Accoppiata geniale che palesa perché lo zinefilo ha una marcia in più! 🙂
    Da seguace primigenio di Stallone, nonostante tutto e con tutto il rispetto per Lillo e Greg, ho segnato nell’agendina Samaritan: sarà tremebondo ma la mia assuefazione a luoghi comuni e banalità già emerge dalla passione per i thrillerini copia & incolla, no? Ahahaha! 🙂
    p.s. comunque ricordo bene L’allievo (ai tempi in cui non mi ero ancora perso nei meandri della Z), filmone! 🙂

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Dato il titolo e il tema supereroico, per un attimo ho pensato che il film parlasse di un supereroe di Astrocity, un fumetto di supereroi interessante. Se ricordo bene, lì Samaritan era una specie di personaggio alla Superman, tra poteri e personalità.
    Invece c’entra come i cavoli a merenda, per stare nelle frasi fatte abusatissime XD

    Riguardo a Nemesis, sarebbe interessante sapere quando, e a opera di chi, il termine ha assunto il significato di “arcinemico”, diciamo.
    In ambito supereroico è abbastanza comune usarlo in quel modo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quella di “nemesi = arci-nemico” è una deriva moderna, il fatto stesso che su Wikipedia qualche solerte enciclopedista abbia inserito la foto di Batman e Joker mi dà l’idea di una cosa recentissima, visto che prima della morte di Heath Ledger (2008( non mi sembra che il Joker avesse l’aurea divina che purtroppo ha oggi. Per carità, già Albert Pyun negli anni Novanta intitolava un suo film “Nemesis” ma non dava alcuna spiegazione del termine: il mio sospetto (si badi, puramente a naso) è che il termine sia esploso con l’esplosione dei supereroi al cinema, genere narrativo pieno di arci-nemici e quindi di nemesi.
      Però mi hai dato un’idea sfiziosa: riuscire a tornare indietro per vedere quando ancora si usava “enemy” e non “nemesis” 😛

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      • Lorenzo ha detto:

        C’è Star Trek: Nemesis del 2002, ma credo che in genere con nemesi non si intenda il primo arci-nemico che passa nei dintorni, ma un particolare avversario che si affronta dalla nascita, quasi un proprio doppio (come appunto in questo film, oppure Batman e Joker, Picard e il suo clone shinzon…).
        Nonostante la definizione originaria possa essere diversa, non è raro che un termine cambi significato col passare del tempo.
        Detto ciò, il post è scritto benissimo come al solito, sicuramente ci hai messo più cura tu nel redigerlo che gli sceneggiatori di Samaritan a scrivere il loro film (che non vedrò mai). 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ti ringrazio 😉
        Sì, sicuramente Nemesis è cresciuto col tempo, forse magari è davvero un concetto nato con la somiglianza dell’inglese “enemy”, ma di sicuro non indica un nemico generico ma proprio un “avversario”, cioè il contrario esatto dell’eroe protagonista.
        Viene usato per molti titoli, ma a naso credo abbia avuto un cambiamento sempre più massiccio verso il significato di “arci-nemico”.

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      • Vasquez ha detto:

        La quattordicesima edizione dello Zingarelli Minore in mio possesso, risalente al maggio 2008, dà come prima definizione di “nemesi” la dea della giustizia della mitologia greca. Di seguito c’è: evento negativo che si presume debba seguire periodi eccessivamente fortunati, quasi a titolo di compensazione. E poi “nemesi storica”: giustizia riparatrice di torti e delitti, non nei responsabili, ma nei loro discendenti.
        Nel secondo significato ritrovo in pieno la trama di “Star Trek – Nemesis”, quindi per una volta ci avevano azzeccato. Curioso come poi da evento, il termine sia arrivato a identificare chi lo causa, quell’evento. E siamo arrivati all’equivalenza nemesi = antitesi del protagonista. Non so perché ma ho come la sensazione che abbiamo perso qualcosa.
        Pezzo sorprendente.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il MACC ha colpito ancora, e guarda caso quel 2008 in cui stampavano lo Zingarelli con il significato che “nemesi” aveva sempre avuto sin dall’antica Grecia, moriva Heath Ledger, il suo Joker diventava (immotivato) idolo di una intera generazione nonché archetipo della nemesi intesa come arci-nemico speculare. La trama si infittisce 😛

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  6. Sam Simon ha detto:

    Capolavoro di post! Ai tuoi Latte e i Suoi Derivati rispondo citando un altro gruppo mitico:
    “Pubblico di merda! Tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria!”

    Riposi in pace il grandissimo Freak Antoni mentre noi possiamo continuare a chiederci che cosa sia successo agli un tempo brillanti Lillo e Greg… :–(

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo i comici audio-teatrali non sembrano funzionare altrettanto bene al cinema, ma continuano a fare film, purtroppo. Preferisco gustarmeli in altri formati 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Si, decisamente, è inspiegabile come recitino così male nei film. Mancano registi che dirigano davvero i propri attori…

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      • Giuseppe ha detto:

        Nonostante tutto, di questo esperimento sociale in due parti così ottimamente analizzato sceglierei ancora la prima (quella con Lillo e Greg), avendomi i film su supereroi non più supereroi spinti da qualcuno (lo spingitore di supereroi) a tornare ad essere supereroi leggermente sfrangiato i… luoghi comuni, ecco. E poi si sa che dove si fermano i camionisti, lì si mangia bene 😀
        P.S. Quella monnezza di Gioca Jouer, che brutti ricordi…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non so come abbiano reso nel film “Bullet Train”, ma nel romanzo originale uno degli assassini appartiene alla categoria degli Spingitori, specializzati nello spingere la gente sotto le macchine o sotto i treni: un po’ come ci si sente a vedere certi film di supereroi 😀
        Il “Gioca jouer” è un capolavoro rispetto ai dialoghi dei tanti Joker che oggi si contendono l’amore sconfinato (e immotivato) dei fan.

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      • Giuseppe ha detto:

        Purtroppo da quel punto di vista (sul “Gioca Jouer)” hai perfettamente ragione… Rimane il fatto che, ancora a distanza di parecchi anni, ogni produzione “musicale” legata a Cecchetto continua a provocarmi crampi dolorosissimi 😜

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    Recensione 2022 a MANI BASSE di tutto l’universo Blog italiano.
    Qui siamo ai livelli della Requisitoria Chewbacca di South Park:

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