Cinema Noir: intervista a Stefano Di Marino

Dopo la Guida al cinema di spionaggio, torno ad incontrare Stefano Di Marino in occasione dell’uscita di una sua nuova guida tematica: Guida al cinema noir, curata insieme a Michele Tetro sempre per Odoya.

Il cinema noir: quanto è stato difficile gestire un’entità così titanica senza perdersi per strada?

Prima di tutto era necessario delimitare il campo d’indagine, perché oggi vengono definite noir, sia al cinema che nei romanzi, molte cose che non lo sono. La Guida è appunto un percorso, che a volte può essere discutibile e non ha la pretesa di essere una verità assoluta ma, nelle sue scelte, è sempre argomentato, per seguire il genere dalle sue origini sino a oggi. Stabilito questo ho tracciato prima una storia del genere (e della letteratura che gli sta alle spalle, che è imprescindibile dal racconto cinematografico) non solo negli USA ma in tutto il mondo, partendo dall’Italia, dalla Francia ma anche in paesi lontani e insospettabili come Hong Kong e la Corea.

In seguito ho affrontato il filone attraverso i suoi personaggi dedicando a ciascuno un capitolo generale, con un’appendice di film emblematici del presente e del passato. Da queste premesse poi si è trattato di recuperare e vedere moltissimi film. Un piacere che non mi sono negato.

Come romanziere, quanto è importante per te il cinema noir in quanto creatore di temi e immagini fortemente condivisi?

Il cinema è fondamentale per la mia scrittura. Come sai per me scrivere un romanzo è come girare un film. Devo vedere i luoghi, le persone, sentire i dialoghi. Per cui la visione di tanti film, con tanti differenti stimoli, è come una carica di energia.

Immancabile la sezione asiatica: mi sa che sei il solo autore italiano a tener sempre conto che ogni genere è stato trattato anche da quell’altra metà del mondo…

Mi pare doveroso (oltre che piacevole…) Ormai il cinema se lo sono comprato i cinesi, per cui è una realtà che dobbiamo conoscere. Un domani, forse produrremo per il bacino di utenza internazionale. A questo punto una piccola polemica editoriale. Inutile che stiamo sempre a raccontarci il nero milanese degli anni ’70. Forse dovremmo pensare a strie un po’ più globalizzate. O no?

Il saggio è scritto insieme a Michele Tetro, altro grande appassionato della narrativa di genere: di’ la verità, quanto vi siete azzuffati sul giudizio da dare ad alcuni titoli storici o nella decisione di quali inserire?

Con Michele da sempre lavoriamo in sintonia anche se a volte non sempre concordiamo sui giudizi. In particolare questo libro è frutto della mia esperienza sul genere. La collaborazione di Michele è stata preziosissima per la rilettura, la grafia dei nomi e per quei due capitoli dedicati al Fantanoir, a cominciare da Blade Runner, che sono più territorio suo che mio.

Insieme a Tetro per Odoya hai già curato “Guida al cinema bellico“, nel 2017, e prima ancora “Guida al cinema western“, nel 2016, mentre quest’anno hai portato a compimento una tua personale odissea: “Guida al cinema di spionaggio“. A otto mesi dall’uscita del saggio ti senti “liberato” per la grande impresa o già hai trovato titoli nuovi da inserire?

Ne parlavo proprio l’altra sera con Marco de Simoni, che è l’editore di Odoya. Per il prossimo anno stiamo lavorando (per la verità è già in fase di ricerca iconografica e rifinitura redazionale) a una nuova edizione di Dragons Forvever che si intitolerà Guida al cinema Marziale e sarà aggiornato rispetto all’edizione del 2007 con tutte le novità del settore, compresa l’esplosione del cinema marziale indonesiano.

Non dimentichiamo che a dicembre torna in edicola Chance Renard, il Professionista. Cosa puoi anticiparci del tuo nuovo romanzo “Black Sand“?

E proprio di Indonesia si tratta, almeno nella prima parte, perché Black Sand si svolge in parte a Giacarta dove mi sono divertito a mettere in scena un personaggio che assomiglia molto a Maggie Q. Come vedi il cinema è sempre presente. Poi la storia si sviluppa a Londra e, pur mantenendo un alto tasso dazione, diventa una spy story “classica” all’inglese. Spero che vi piaccia.

Su segnalazione di Obsidian Mirror ho scoperto che sei tornato al tuo amato West con un racconto inserito nell’antologia “Sangue selvaggio. Incubi dal profondo West” (Weird Book): cosa puoi raccontarci di questa cavalcata con storici compadres scrittori?

Il western è una delle mie fissazioni. Il racconto Bad Lands in “Sangue Selvaggio” ha per protagonista Hogan, il mio personaggio seriale nuovo western, qui impegnato in una avventura dai toni… cannibalici… che ricordano un po’ Bone Tomahawk ma anche molto Ruggero Deodato, diciamolo. Hogan è protagonista di due romanzi lunghi già scritti che credo pubblicherò con dbooks.it. Una nuova avventura editoriale…

Per dbooks.it è recentemente uscito “Kalimantan. Il fiume dei diamanti“, un’avventura a tinte horror, tanto per ricordare che sei a tuo agio in ogni genere letterario…

Sì, Kalimantan segue L’uomo della nebbia e si riallaccia anche ad Amori e crudeltà dell’Orchidea Rossa. È una storia di avventura con due blocchi narrativi che si ricongiungono nel passato e nel presente. È la ricerca di una civiltà perduta, di energie sovrannaturali. Una storia in cui mi è piaciuto contaminare l’action con il survival horror. E mi sta dando grandissime soddisfazioni.

Non mancano certo le discipline marziali, in questo tuo 2018. Mi riferisco al voluminoso “Corpo a corpo. L’avventura delle discipline da combattimento” (dbooks.it). Consigli questo saggio anche chi è più pratico di “discipline da divano”?

Direi sicuramente di sì. Non è un libro tecnico, è un’avventura. Quella di chi ha praticato e pratica oggi le discipline da combattimento e le arti marziali. Un percorso attraverso i tempi alla riscoperta di tradizioni ma soprattutto di storie. E le storie sono per tutti.

Il 2018 sta per volgere al termine, quindi per festeggiarlo ti chiedo un consiglio triplo per i lettori, questo Natale: un posto da visitare, un libro da leggere (oltre ai tuoi, ovviamente) e un film da vedere.

Il luogo. Questa volta restiamo in Italia. Concedetevi una bella vacanza a Torino, città di storia e di magia. Io ci sono stato recentemente più volte e ho scoperto cose interessantissime e persone meravigliose. Angoli e suggestioni per scrivere e leggere.

Il Libro. Consiglio un romanzo del mio amico e collega Enrico Pandiani. Edito da Rizzoli, Un giorno di festa è la nuova indagine del gruppo di poliziotti parigini di origine nostrana, Les Italiens comandati dall’ispettore Mordenti. Azione, atmosfera, intrigo. Da non perdere.

Il Film. Decisamente Red Zone – 22 miglia di fuoco di Peter Berg, che è the state of the art della spy story e dell’action contemporaneo. Con Mark Wahlberg, Ronda Rousey e Iko Uwais. Ambientato in Indonesia. Che altro volete che vi dica. Correte al cinema.

Grazie Lucio e a tutti voi che ci seguite.


Ringrazio Stefano Di Marino per la gentile disponibilità e ricordo la sua Pagina autore Amazon.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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7 risposte a Cinema Noir: intervista a Stefano Di Marino

  1. Vincenzo ha detto:

    Per la guida al cinema marziale vogliamo Lucius co-autore🙌🙌🙌

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha ti ringrazio, ma visto il “successo” del mio saggio “Ninja” per ora mi limito a parlare di cinema marziale nel blog 😛
      Non so se hai mai letto i saggi di cinema marziale di Di Marino, te li consiglio caldamente. “Dragons Forever” è un gioiello, purtroppo temo sia fuori catalogo: confidiamo in questo imminente ampliamento.

      Mi piace

  2. Cassidy ha detto:

    Intervista molto bella, per altro un sacco di libri li leggerei molto volentieri, grazie per avermi fatto conoscere questo autore, seguirò anche il suo consiglio per “Mile 22”, che in effetti avrei già dovuto vedere ma ho avuto una settimana calda 😉 Cheers!

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Ottimo post. Ho preso la “Guida al cinema di spionaggio” ma tra una cosa e l’altra devo ancora terminarlo. E non è nemmeno comodissimo da portare in giro per via della mole! Però tutte le guide della Odoya sono da avere. Sinceramente questo di cinema noir mi attira meno di altri (sbaglio o qualcuno ha detto “marziale”?), ma per completezza prima o poi prenderò anche questo.

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  4. Anonimo ha detto:

    Grazie a Lucio e all’illustre ospite per la bella intervista (e i consigli per gli acquisti natalizi) 😉

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  5. Pingback: Guida al cinema di arti marziali: intervista a Di Marino | Il Zinefilo

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