Intervista a Germano Greco

hardwareIl Zinefilo incontra Germano Greco: blogger, autore e molto altro ancora, ed anche appassionato di film “robotici”.

Cominciamo con le presentazioni: chi è Germano Greco e perché si firma Hell?
Germano M e Germano Hell Greco. Sono due nomi che riferiscono alla stessa persona: me.
Sono un blogger, un autore e da poco anche un editor freelance. Mi piace molto la narrativa e coltivo questo sogno di poterci un giorno vivere, dei libri che scrivo.
Scrivo soprattutto di cyborg e di horror contaminato (il mio progetto 2MM Darkest), e mi considero anche un esponente del new weird.
Eh sì, per qualche anno sono anche stato un blogger di cinema piuttosto noto e polemico, poi mi sono stufato e sono passato a scrivere articoli più personali che sfiorano soltanto il cinema.
Hell è il mio nick, me l’ha dato Alex [Alessandro Girola] anni fa, probabilmente per il mio carattere acceso, sono un tipo che non le manda a dire. Nomen omen. In certi casi è proprio vero.

Nel tuo libro “Perfection” si parla di automi ed intelligenza artificiale: quando è nata in te la passione per i temi “robotici”?
Credo fin da bambino, anche se non sono il tipo che fa di questi calcoli. Appassionato di robottoni, come tutti quelli della mia generazione, ho sognato un futuro dominato da essi, anche se fosco e creato da un altro: Terminator. Adoravo infatti il prologo di quel film, il mondo annientato dalle esplosioni nucleari, la distesa di teschi umani, la notte rischiarata dai raggi laser delle macchine… Sono cose che piacciono a tutti i bambini, vero? 😀
In Perfection ho unito questa e tante altre mie passioni: i B-Movie, il deserto americano, i diner, gli sceriffi, etc… Un insieme eterogeneo di influenze che pare stia riscontrando consensi. Ne sono felice.
La sfida di questo ebook è però descrivere gli eventi anche dalla parte dei robot. È stato (e sarà, visto che ho intenzione di continuare con una serie di racconti dedicati a Perfection) interessante.

Perfection
Sebbene se ne possano trovare tracce anche nei secoli passati, il Novecento ha visto l’esplosione esponenziale della narrativa sui robot: quale pensi sia stata la miccia?
Credo l’eccessiva fiducia nella scienza e la possibilità, per tanti secoli agognata e all’epoca creduta finalmente a portata di mano, di ovviare alla magia, nella creazione di servi che ci sostituissero, con la scienza. Una volta ideato il primo calcolatore elettronico, il passo successivo è stato pensare di poterlo rendere, un giorno, autocosciente.
Parlando di primi del Novecento, non posso dimenticare, narrativa a parte, i tentativi reali di costruzione di queste macchine: l’Uomo a Vapore, l’Uomo Elettrico, che erano solo illusioni ben congegnate per suggerire che questi robot giganti trainassero carri e carrozze. E soprattutto, il Radio Police Automaton, un antenato di RoboCop, completamente automatizzato, in supporto alla polizia per contenere la folla in rivolta, rimasto solo un progetto. Insomma, le idee c’erano anche allora, mancava la tecnica e la scienza per realizzarle, ma non la fantasia.

Quali sono i film sui robot che principalmente ti hanno “segnato”? Sia in bene che in male…
I classici: Blade Runner, Terminator e RoboCop, probabilmente anche Corto circuito e, più in avanti nel tempo, Small Soldiers. Due li citi anche tu nella domanda successiva.
Tra i telefilm, direi Battlestar Galactica del 2004.

Sei più per gli androidi o per i cyborg? In pratica, Terminator o Robocop?
Cyborg secondo me è anche Terminator: tessuto vivente su endoscheletro metallico, quindi un misto di organico e artificiale.
Adoro entrambi, sia i replicanti di Blade Runner che il metallo misto a carne. Difficile stilare una classifica, ma credo che il mio preferito sia il T-800 nudo e crudo, coi suoi occhi rossi.
C’è però un guilty pleasure relativo a un b-movie della mia infanzia, che aveva per protagonisti dei cyborg classici, tipo RoboCop: Eliminators, del 1986. Lì c’era uno scienziato pazzo che non solo si dilettava di robotica, impiantandosi un braccio in grado di sparare laser, ma anche di viaggi nel tempo; il suo sogno era tornare indietro nell’antica Roma e proclamarsi imperatore in virtù della sua supremazia tecnologica! Bellissimo.
Per ultimo (ma non da ultimo), Hardware (1990) di Richard Stanley.

In campo Zinefilo, conosci la saga robotica di Albert Pyun? Pensi che un buon film sui robot debba per forza avere alti budget e buoni effetti speciali?
Confesso di aver visto soltanto il Cyborg del 1989, con Van Damme. Non mi dispiacque, pur essendo molto grezzo nella realizzazione.
Il budget elevato non è obbligatorio, ma a quel punto sta alla bravura dell’autore ovviare a questo limite, cercando magari di privilegiare aspetti statici della storia rispetto a quelli action. La mancanza di buoni effetti speciali pesa soprattutto nelle sequenze d’azione, lì il cyborg non te lo puoi inventare.
Proprio questa doveva essere la sfida (film sui cyborg a basso budget, di produzione indipendente), di The Prototype, film che avrebbe dovuto uscire nel 2013, ma che è arenato da due anni: dal trailer sembrava interessante.

Come hai fatto notare in un post recente del tuo blog, le ginoidi stanno tornando di moda: c’è qualche donna robot che ti è rimasta nel cuore?
Direi di sì: Cameron, interpretata da Summer Glau, della sfortunata (e bruttina, diciamoci la verità) serie televisiva The Sarah Connor Chronicles. Un personaggio interessante: un T-900, un terminator creato da Skynet per terminare altri terminator, i T-800 soprattutto, sempre più riprogrammati dai ribelli; ma anche lei riprogrammata per salvare John Connor, pur serbando sfumature d’ambiguità. Inoltre alcuni episodi della seconda stagione ipotizzavano che in Cameron si fosse sperimentato, per la prima volta, una sorta di assorbimento caratteriale di un vero essere umano, onde facilitarne l’infiltrazione nella Resistenza. Insomma, belle idee, bella attrice, bruttissima fine.

Per finire, una domanda zinefila in generale: qual è stato il film più brutto che hai visto nel 2014?
Probabilmente Nymphomaniac di Von Trier. E qui già mi attirerò l’odio dei fan di Lars, ma le cose stanno così.
Sulle motivazioni, del perché lo reputi così brutto, ci sarebbe da scrivere un trattato, ma come detto all’inizio, non mi occupo più di recensire film, quindi ti lascio solo il giudizio lapidario.

Ecco i contatti di Germano Greco:
Sito personaleElenco degli ebookSito di Darkest ~ Book & Negative Facebook ~ Blog personaleE-mail

L.

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2 risposte a Intervista a Germano Greco

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