First Match (2018) Educazione al pink fight

Non amo i film targati Netflix, perché mi sembra che la filosofia che li unisce tutti sia votata alla noia sbadigliona mascherata da stile fighetto. (Per non parlare degli horror, che sono puro letame.)
Però poi mi casca sotto gli occhi First Match: storia di una giovane lottatrice? Ok, hai tutta la mia attenzione.
E a sorpresa scopro un delizioso piccolo film che parla di riscatto emotivo attraverso il pit fight.

Titolo secco, essenziale

Nata dalla scuola Sundance, la giovane Olivia Newman scrive e dirige l’ampliamento del suo cortometraggio omonimo del 2010, e ovviamente in questi tempi di femminismo spicciolo subito sono andati tutti in brodo di giuggiole: incredibile, una donna che parla di una donna che vuole lottare in un mondo di maschi oppressori, per uscire dai bassifondi ideologici e dalle pastoie di una famiglia fortemente negativa. Quanto coraggio, nessuno l’aveva mai fatto prima…
Ovviamente se seguite questo blog e il mio speciale sul Pink Fight, sapete già che è un argomento tutt’altro che nuovo. Anzi, già dalle treccine usate dall’attrice protagonista risulta ben chiaro che First Match è il remake aggiornato del capolavoro Girlfight (2001), l’unico film azzeccato di Michelle Rodriguez.

La Michelle Rodriguez del 2018

Mo (la giovane e sconosciuta Elvire Emanuelle) è una ragazza problematica, che passa da una famiglia adottiva all’altra in attesa che il padre Darrel (Yahya Abdul-Mateen II) esca di prigione e la riprenda con sé. Quando per caso una sera vede il padre a fare lo sguattero in un piccolo ristorante, capisce che lei non è mai stata il suo primo pensiero.
Mo venera suo padre Darrel, che in gioventù è stato un campione locale di lotta libera e ha insegnato alla figlia i rudimenti di questo sport. Per questo la ragazza riesce ad entrare nella squadra scolastica, allenata dal coach Castile (Colman Domingo), scatenando però l’iniziale diffidenza dei maschi che si sentono “invasi” nel loro territorio.

Un’integrazione non certo semplice

La ricerca di accettazione fra i membri della squadra va di pari passo con quella per tornare a formare con il padre una specie di famiglia. È però quest’ultimo che le fa conoscere il pit fight, i combattimenti illegali con cui il boss del quartiere fa scontrare le dure lottatrici locali.
Per aiutare il padre a trovare i soldi per andarsene dal quartiere, Mo è disposta a tutto: anche a salire sul ring e ad affrontare lottatrici vistosamente più forti di lei. Siamo infatti lontani dalle attricette col capello perfetto e il vestitino svolazzante di altri pink fight, qui sul ring salgono donne toste con cui è meglio non scherzare.

Niente quote rosa, solo “botte rosa”

Le regole della nobile lotta libera si infrangono contro la rozzezza del pit fight senza regole, e non sarà facile per Mo capire a quale mondo lei appartenga.

Non certo il padre dell’anno…

La giovane attrice se la cava molto bene con la lotta libera ma non sembra a suo agio nello sferrare pugni, però non conta: la sua prova è ottima dall’inizio alla fine quindi non ci si può proprio lamentare.
First Match è un ottimo piccolo film di redenzione morale e sociale che gioca con i dettami del classico pink fight senza mai rimanerne invischiato: non è un film di combattimento, né un film sportivo, è un film drammatico con protagonista una lottatrice. Nel senso più esteso del termine.
Malgrado i tempi forse un po’ rilassati – in fondo è un cortometraggio di 15 minuti esteso a 102! – è una buona visione che mi sento di consigliare.

L.

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7 risposte a First Match (2018) Educazione al pink fight

  1. Zio Portillo ha detto:

    Venduto! E se mi dici che ci scappa pure la lacrima magari riesco a guardarlo con la mia compagna che in questo periodo mi sta facendo vedere SOLO film strappalacrime e pure senza lieto fine. Alè!

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  2. Cassidy ha detto:

    Mi aveva attirato con la sua bella locandina sul paginone di Netflix, ma ti confesso di averlo un po’ snobbato, proprio perché temevo promettesse le botte e regalasse invece il drammone. Mi hai conferma che in parte è così, ma in proporzioni accettabili, magari mi ci butto e poi ti faccio sapere, grazie per la dritta 😉 Cheers

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Oh, l’avevo adocchiato proprio ieri per una prossima visione! Quando si dice avere i tempi giusti! 🙂
    p.s. e ora sono ancora più convinto della mia sensazione!

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  4. Giuseppe ha detto:

    Un remake di cotanto originale, e per di più pure riuscito? Non è un qualcosa che capita spesso (vedere un remake riuscito) ma, quando capita, allora è un peccato lasciarselo sfuggire 😉

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