Pumpkinhead 4 (2007) Faida di sangue

Trent’anni fa nasceva il più fiacco dei cicli horror degli anni Ottanta, una saga che ha rovinato la carriera di molti di quelli che vi hanno partecipato, e che dopo dieci anni si tenta di riportare (inutilmente) in vita.

Ricordate che mentre scriveva Pumpkinhead 3 Jake West era più che convinto che avrebbe curato anche il quarto film? Tanto che addirittura era giunto a proporre di girare contemporaneamente entrambi i film, terzo e quarto, così da risparmiare su set e cast – come se già le produzioni non fossero al risparmio più totale. Con suo dispiacere ha scoperto che i produttori giudicavano il suo soggetto per il quarto film troppo lontano dalla “mitologia” di Pumpkinhead. Perché Pumpkinhead ha una mitologia…

Dopo aver visto l’ignominioso Pumpkinhead 4: Blood Feud scritto e diretto da Mike Hurst mi chiedo: ma quanto doveva essere brutto il soggetto di West per preferirgli questa fogna a cielo aperto? Spero di cuore che Hurst sia stato scelto per mero nepotismo o perché aveva foto compromettenti dei produttori, perché pensare che la sua storia sia stata giudicata “migliore” di qualsiasi altra mi manda ai matti.

Il sangue in realtà è quello che cola dagli occhi durante la visione

Uscito in patria americana il 10 febbraio 2007, la Universal lo porta in DVD italiano dal 14 dicembre successivo con il titolo Faida di sangue. Pumpkinhead 4: inutile chiedersi perché distribuire in Italia solamente il terzo e quarto titolo di una saga…

Come viene raccontato nella biografia Not Bad for a Human (2011), Lance Henriksen è sgattaiolato via dalla prima proiezione di Pumpkinhead 3, semplicemente perché quella roba gli faceva schifo. Il suo agente, rimasto in sala, in seguito gli ha raccontato sghignazzando che a fine proiezione il regista è salito sul palco e, prima di affrontare le domande dal pubblico, ha gridato. «Abbiamo in sala Lance Henriksen… Lance… Lance?» Ma ormai il nostro era già lontano, in salvo.
L’attore un po’ si dispiace della figuraccia, ma il prodotto finale era troppo mostruoso per sopportarlo.

Perché allora ha accettato di partecipare al quarto film, quando non serviva un veggente per capire che sarebbe stato pessimo quanto (se non di più) il terzo? Il motivo è purtroppo la costante di tutti i matrimoni delle star: il divorzio. Nel maggio 2006 Lance ha divorziato dalla sua seconda moglie e ha perso tanto la sua casa, la prima che ha acquistato, quanto il suo amato laboratorio di ceramica, da sempre una sua passione. Ha dannatamente bisogno di soldi e mai come ora l’attore deve accettare ogni porcata gli venga proposta, basta che paghi.
Non stupisce questo scambio di battute con la strega, in questo film:

— Ed Harley? Di nuovo qui?
— Sì è la mia maledizione. [Yeah, that’s my curse]

Siamo tutti maledetti, Ed: tu a fare questi filmacci e noi a guardarli…

Lance Henriksen: maledetto dal divorzio a fare pessimi film

Hurst si è detto: siamo nei boschetti romeni dove sono ambientati almeno mille film, tutti sanno che queste quattro frasche non assomigliano alle foreste americane neanche a guardarle dalla Luna: ambientiamoci una storia del profondo Sud.
Si vede che Mike Hurst è uno sceneggiatore di quelli da battere le mani (soprattutto sulla sua faccia), e scalda il cuore pensare che arriva da una signora gavetta: ha appena trasformato in sceneggiatura uno dei capolavori Z di Kenneth M. Badish, con MosquitoMan (2005), che almeno però può contare sull’ottima regia di Tibor Takács.

Hurst è pronto a co-sceneggiare Ninja (2009) e a scrivere Hardwired (2009) con Cuba Gooding jr. nel futuro guidato da Val Kilmer nella vasca da bagno. Grazie, Mike: la prossima volta che evocherò Pumpkinhead lo farò per venirti a cercare…

Sei tu Hurst? Quello che ha messo Val Kilmer nella vasca da bagno…

Il nostro geniale regista-scrittore ci porta nell’America rurale più finta della storia e ci racconta dell’antica faida (la blood feud del titolo) fra Hatfield e McCoy, però ai giorni nostri. Che c’entrano ’sti romeni finti americani moderni con una roba successa nell’Ottocento? Giustamente vanto americano, perché un Paese privo di storia ha fatto mitologia di un litigio condominiale…
Non ho capito se il film fa finta di essere ambientato nel passato e gli è venuto male – ma nel caso come fa ad esserci Ed Harley, che è degli anni Ottanta? – oppure ha voluto immaginare che ancora oggi i discendenti delle due famiglie litighino, oppure sia una licenza poetica. Insomma, non ho capito nulla se non che la maledizione di Pumpkinhead ha colpito inesorabile e puntuale: dei suoi film non riesco assolutamente a seguire la trama…

E tu seguirai le trame nel sangue e nel dolore!

L’unica cosa chiara è che Ed Harley appare a tutti, ovunque, e dà buoni consigli, tanto non richiesti quanto non ascoltati. Appare a un tizio e gli dice non lo fare, appare a un altro e gli dice non lo fare, appare qua e dice al muro di non farlo, dice all’acqua di non scorrere e al vento di non soffiare. Ed, lo dico per te, trovati un’altra attività che stai sprecando tempo. La gente fa quello che dici di non fare solo per sfregio! Magari dipenderà dal fatto che vesti come un barbone…

La maledizione di un uomo condannato a vestire di merda

La disperazione di Ed per non trovare abiti della sua taglia fa male al cuore, così come vedere Lance con una tinta per capelli vistosamente sbagliata (magari non c’erano soldi e gli hanno colorato la testa coi pennarelli), mentre la solita “romeo-e-giuliettata” si dipana: ma gli americani non conoscono proprio altre tipologie di storie d’amore?
Vendetta qua, vendetta là, è una vendetta e mezzo, signo’, che faccio: lascio? Eh, voi esagerate sempre con la vendetta: uno chiede la morte di tutti i propri nemici e invece poi muoiono pure gli amici. Signo’, è colpa dell’euro…

Tipica rissa romeno-americana

La recensione di “Fangoria” (n. 269, gennaio 2008) è deliziosa:

«Che vi piaccia o meno, la leggenda di Pumpkinhead è ritornata con il suo quarto film, con il demone eponimo che si prende una vacanza dall’inferno (o dovunque la sua testa allungata vada a passare il tempo quando non è impegnato a vendicarsi) per la più stupida e noiosa delle sue avventure.»

Non c’è altro da aggiungere: fra una pernacchia e un peto se ne va via questa ennesima saga assolutamente evitabile, contraddistinta da cialtroneria e cattivo gusto come non esistesse un domani. Visto che tutti, ma proprio TUTTI, disprezzano profondamente i seguiti del primo film, già bello zoppicante di suo, pare sicuro che Pumpkinhead – il più inutile dei mostri del cinema – non tornerà più in vita… o almeno, non in formato video.

Stanotte, al buio, vi invito tutti a pregare perché Testadizucca non venga più umiliato da sceneggiature che gridano vendetta all’inferno.

L.


Bibliografia

  • John W. Bowen, The Tortured Soul of Ed Harley, da “Rue Morgue” n. 81 (agosto 2008)
  • Lance Henriksen e Joseph Maddrey, Not Bad for a Human. The Life and Films of Lance Henriksen (Alexander Henriksen Press in conjunction with Bloody Pulp Books 2011)

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14 risposte a Pumpkinhead 4 (2007) Faida di sangue

  1. Zio Portillo ha detto:

    Lucius, accetta un suggerimento. Sotto al logo del blog con lo squalo, quanto bene ci starebbe la citazione:
    — Lucius? Di nuovo qui?
    — Sì è la mia maledizione.

    Almeno la serie Pumpkinhead servirebbe a qualcosa!

    Pietra tombale su questa saga nata morta. Però se tanto mi da tanto i diritti dopo tot anni diventano liberi, no? Vediamo chi avrà il coraggio di mettere mano e provare a rilanciare (rilanciare?!?!) il franchise. Tanto un bel reboot oggi come oggi non si nega a nessuno.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se nel 2017, dopo dieci anni, nessuno ha fatto un reboot vuol dire che proprio non lo vuole nessuno questo franchise: vediamo se in futuro qualcuno comprerà a due spicci il nome e ci tirerà fuori qualche altra porcata 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Povero Lance, destinato non solo ad essere vestito come se l’armadio di casa sua fosse esploso e i vestito lo avessero ricoperto, ma anche a tornare per sempre in versione “Grillo parlante”, con la fine di questo film (e di questa saga) me lo immagino consolare Zuccotto: È tutto finito, possiamo andare adesso 😉 Cheers!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Ma se questi film non sono piaciuti a nessuno, se non sono riusciti a farsi dei fan, perché continuano a farne? Capisco una porcheria che guardano in tanti, però…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ il grande mistero del cinema, e non esistendo una risposta razionale forse l’unica ipotesi è quella sollevata più volte per i cicli qui analizzati: semplici sgravi fiscali per case cinematografiche.
      In questo caso, ma anche nel caso di Alien, una casa vede il successo di un franchise e autorizza altri due seguiti (sembra incredibile, ma Alien 4 venne deciso almeno 1988, se non prima) ma una volta visto che i seguiti fanno schifo, possibile non si possa tornare indietro? Se è vero quel che dicono, e “The Mummy” è stato così mostruosamente brutto che ha fermato l’intera operazione Universl – parliamo di pacchi di milioni di dollari – possibile che una volta fatto il terzo Pumpkinhead, dove parliamo di bruscolini e cocce di patate, nessuno abbai detto “A rega’, per il quarto facciamo finta di niente…”
      Magari invece il terzo ha guadagnato un dollaro più di quatno è costato e quindi è comunque un risultato positivo… Non saprei, sono misteri che rimangono chiusi negli archivi delle case…

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  4. Il Moro ha detto:

    Anche questa è finita! E speriamo che rimanga così!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Recensione di Fangoria da applausi a scena aperta! 🙂
    E comunque le sventure del povero Ed valgono da sole il prezzo del biglietto, nooooo? No 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Chissà, in mani diverse, ci si poteva anche giocare la carta del metacinema… ad evocare di nuovo il demone non sarebbe stata la sete di vendetta, no, ma bensì le più prosaiche conseguenze di un divorzio (con Lance nella parte di sé stesso) 😉
    — Lance Henriksen? Di nuovo qui?
    — Sì, ho bisogno di soldi. 😛

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  7. Pingback: 80 anni per Lance Henriksen (2020) | Il Zinefilo

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