Alita (2019) L’angelo coi pattini

Ammazza che grande Jim, ci ha messo trent’anni per realizzare il suo grande sogno giovanile di creare una storiellina d’amore adolescenziale fatta a cartoni animati: si vede che è uno che sogna in grande.
Va be’, a fare il pignolo potrei dire che quella storia già esisteva identica e si chiamava Battle Angel Alita, un anime sbrigativo ma simpatico del 1993 di cui  questo del 2019 non è un remake: è una fotocopia sbiadita come le banconote da 100 dollari con cui giocavo a poker quando avevo 13 anni.
Però ovviamente ci sono delle differenze: quello del 1993 è un prodotto serio, per adulti, questo scritto da Cameron è solo una inutile paraculata. Però coi pattini…

Prima che mi dimentichi, passate anche da Frammenti di cinema, La Bara Volante ma soprattutto da Storie da Birreria perché ha fatto un bell’excursus anche sui manga del personaggio.

Àlita: l’angelo della fiatella (Non ho resistito!)

Presentato il 5 febbraio 2019, la 20th Century Fox lo porta nelle sale italiane dal 14 febbraio successivo (fonte: ComingSoon.it) con il titolo Alita. Angelo della battaglia, che palesemente fa pensare al primo di una saga, almeno nei sogni sudati di Jimmy Cameron. (Mi sembra che il trailer ufficiale mostri scene non presenti nel film, il che fa pensare ad un girato già pronto per il sequel.)
Il piano mi sembra il solito da vent’anni a questa parte: facciamo subito annoiare la gente con una fiacca Storia di Origini sperando che gli incassi diano il via libera ai vari seguiti, che di solito riescono nell’incredibile impresa di essere più brutti del già brutto primo film.
Qui scatta il domandone: Avatar (2009) ha guadagnato miliardi di fantastilioni e dopo dieci anni ancora non appare nessuno dei cento seguiti pensati da Jim… ma quanto cacchio dovrà guadagnare Alita per continuare la storia che ha vistosamente lasciato a metà? No, scusate, non c’è alcuna storia lasciata a metà: semplicemente il film tira un attimo il fiato dal casino narrativo.

Un film con un capo ma senza coda

Piccola parentesi personale. Nel 1992 mi sono reso conto dell’enorme quantità di manga che stava invadendo l’Italia: non so quando effettivamente sia iniziato il contagio, sicuramente c’erano anche prima, ma in quella data a Roma anche uno non proprio attento come me si è accorto che eravamo circondati. E le fumetterie iniziavano ad avere pareti piene di quei libretti che non si capiva come si leggevano.
Purtroppo in quella esatta data ho scoperto i fumetti americani d’importazione, ed odiando dover leggere al contrario la roba giapponese non mi sono mai interessato dei manga, rimanendo tagliato fuori da uno dei più grandi fenomeni editoriali a fumetti del nostro Paese.

Qualcosa ho leggiucchiato, in tempi recentissimi, tipo Lamù per motivi nostalgici e Lady Snowblood per motivi di “studio”, ma in realtà il primo vero manga che ho letto è stato nel 2015: indovinate un po’ che titolo era? Bravi…

Prima edizione italiana completa della vera Alita

Dopo le prime pagine di Alita. L’angelo della battaglia di Yukito Kishiro – nell’edizione Marvel Manga del febbraio 1997 curata da Miguel Carrasco e Marco Lupoi – non ho più avuto alcuna difesa: ero schiavo succube di Alita e dovevo continuare a leggere, come se stessi correndo sparato coi pattini…
Diciotto albi buttati giù nel gargarozzo, duemila pagine adorate vignetta per vignetta, tre macro-storie non certo prive di lungaggini e difetti ma sempre splendide. Mentirei se alla fine non mi sentissi “sazio” del personaggio, che davvero mi aveva dato più di quanto fosse in suo potere darmi. Per pura inerzia ho provato ad iniziare la saga Alita. Last Order ma non credo di aver finito neanche il primo volume.

Se il mangaka è riuscito a conquistare uno come me, che per trent’anni ha sempre rifiutato qualsiasi contatto con quella forma di fumetto, evidentemente non stiamo parlando di un qualche prodottino generico ma di roba abbastanza potente. Figuriamoci Jimmy Cameron, regista che adoro da almeno il 1990: uno che ha segnato profondamente la mia adolescenza che prende in mano Alita… Andiamo, bisogna essere dei geni per sbagliare.
Infatti tutti considerano James Cameron un genio…

Lo so, lo so, sono lontani i tempi in cui Jim stava chiuso nella sua camera d’albergo a dipingere a mano i piraña per le riprese del giorno dopo; lo so, sono finiti i voli in aereo con Stan Winston in cui Jim gli diceva «Le mascelle di questo mostro predatore… dovresti fargliene quattro, che si aprono a fiore»; lo so, non ha più bisogno di nascondersi con la cinepresa in un’auto, perché non ha i permessi per girare, e sperare che Schwarzenegger rompa con un pugno il vetro dell’auto giusta; non è più tempo di piombare con l’arroganza americana su un set britannico e farsi odiare da ogni singolo tecnico, per ottenere il risultato perfetto in ogni ripresa; sono lontani i tempi in cui aveva i soldi solo per sei costumi alieni e doveva far credere ce ne fossero a centinaia; insomma, sono finiti i tempi in cui Cameron era un maestro del cinema e sapeva maneggiare i sogni per renderli reali: ora maneggia la realtà per farla sembrare finta. Come un cartone animato.
Tutto bello, Jim, ti diverti, ogni dieci anni fai un film così non ti stanchi, fai un mucchio di miliardi, hai vinto te: però scusami se non riesco a chiamare maestro uno che semplicemente fa roba che somiglia agli intermezzi cinematici dei videogiochi. (Almeno i videogiochi hanno ottime storie, oltre agli effetti speciali.)

Per il potere di Cameron. Io ho i miliardi!

Visto che stavolta Titanic Jim non fa il regista ma lascia la sedia a Robert Rodriguez, la chiacchiera più veloce di Hollywood, limitandosi alla sceneggiatura, uno pensa: Oh, quando Cameron prende una penna in mano allora le idee escono fuori dalle fottute pareti! Seeee, forse trent’anni fa.
Sono lontani i tempi in cui Michael Biehn entrava in un ufficio della Fox per una riunione e trovava Jim a scrivere su un foglio il soggetto di Aliens, nei tempi morti fra un impegno e l’altro; sono lontani i tempi in cui insieme a Stallone scriveva Rambo 2 e il risultato piaceva così tanto che David Morrell, l’autore del personaggio, si ritrovava a doverne scrivere la semplice novelization: probabilmente dopo il tonfo totale globale e tombale dello sfortunato (eppure non disprezzabile) True Lies, Jim ha scritto sul suo diario segreto “Da oggi scrivo solo storielle d’amore adolescenziale a finale tragico”. Aggiungendo: “Così vi imparate a schifarmi True Lies!”

Occhioni belli: l’idea più stupida della storia del cinema

Avatar Jim si è messo seduto sul divano ad acqua – lui ha tutto ad acqua! – ha preso il manga di Yukito Kishiro, l’anime di Hiroshi Fukutomi e ha cominciato a ricopiarli identici, spiluccando da uno e dall’altro. Per essere sicuro di creare il nulla più nulla – magari in omaggio ai tempi in cui era uno sceneggiatore poteva scappargli qualche contenuto – ha chiamato Laeta Kalogridis, che si era dannata l’anima nel 2015 scrivendo Terminator Genisys. Cosa di cui un giorno dovrà rispondere ad un Tribunale Celeste.
Il dinamico prende un po’ di particolari dal fumetto, così i fan dei manga sono contenti, ma la struttura la copiano dall’anime che è più stringata. Poi però sai che facciamo? Prendiamo anche un pezzo della seconda saga manga di Alita e lo mettiamo nella prima, così siamo sicuri di scrivere una storia totalmente sballata e allo stesso tempo creiamo scene d’azione mai viste prima. Proprio come quelle che vedete sempre da vent’anni, uguali uguali, tanto con la grafica al computer sembra tutto la stessa roba, ma che sembrino nuove.
Ecco così sbucare il Motorball e i pattini, ovviamente fatti veloce e male come l’intera sceneggiatura.

Alita in: “Amore sui pattini”

Cosa rimane del mito caduto del corpo? Nel manga originale potete assaporare il gusto dell’epoca per la perdita totale di sacralità corporale che stava attraversando la narrativa. Potete sentirci dentro quelle tematiche che hanno reso immortale il film Hardware (1990) e tutta la “filosofia cyborg” che ha riempito le librerie e le videoteche del periodo.
Mi piace sempre citare L’uomo modulare (1992) di Roger MacBride Allen: quanto corpo umano si può togliere ad una persona perché si continui a definire umana? Alita aveva risposto proponendo il semplice cervello: tutto il resto non conta, è mero materiale interscambiabile.
Lo aveva già detto il geniale Rudy Rucker iniziando la sua saga di Software (1982): ciò che ci rende umani è solamente un software, e quindi può essere installato ovunque senza intaccare la nostra “persona”.
Autori giapponesi di genere erano esperti di cyborg da anni, ma quel senso di sporcizia e di “Far West meccanico” proprio di Alita mi piace vederlo nascere in parallelo con la moda americana del “Kung Fu-ture“, con film come Cyborg (1989) del visionario Albert Pyun, che ha dato la stura a tutto un filone dove il corpo non conta nulla e anzi può essere potenziato come si vuole. Come in fondo già diceva K.W. Jeter con il suo Dr. Adder (1984), il cui protagonista sono più che convinto sia servito come modello per il dottor Ido.
Cosa rimane di tutto questo nel film scritto da Cameron? Una pernacchia e mezza: che faccio, lascio?

Uhhhh scene dove si salta, roba nuova, per noi gggiovani

Cosa rimane del citazionismo di Alita? Andiamo, come si fa a parlare di “citazionismo” ai millennials? Forse a citare qualche influencer di instagram pure pure…
Nel 1990 in cui nasce il manga, Fred Saberhagen è nel pieno della sua grande saga dedicata ai Berserker, misteriosi esseri meccanici che arrivano dal nulla a minacciare l’umanità: non riuscirete a convincermi che il corpo Berserker da combattimento di Alita sia solo una coincidenza.

Il mitico primo corpo Berserker di Alita: un pezz’e còre!

Un corpo Berserker che farebbe la gioia di Boyka!

Bello, ’sto corpo nuovo…

… c’è pure l’accendino!

Vogliamo parlare del Motorball? Spero di non dover davvero scrivere che strizzi una ventina d’occhi a Rollerball (1975) di Norman Jewison, mentre forse va fatta notare la presenza di uno strano coach di Alita (solo nel fumetto) di nome Ed, un ex campione ormai ritirato che gira sempre con una strana maschera in faccia. Vediamo se riconoscete chi altri portava quella maschera, nello stesso anno di Rollerball

L’espressione migliore di David Carradine

Proprio lui, il mitico Frankenstein (David Carradine) di Anno 2000. La corsa della morte (Death Race, 1975) di Roger Corman… Chi? Ma non sarà mica quel Roger Corman che ha tenuto a battesimo James Cameron? Ah, allora sicuramente Jim manterrà questo omaggio al suo maestro…
Seeee, ancora a sognare: dal 1997 per Cameron esistono solo tre parole. Sole, cuore e amore.

Pose fighe a casaccio, la nuova frontiera del cinema per i gggiovani

Dài, ma almeno il giochino di parole per cui Alita è una “ragazza di ferro”… Iron Maiden… dài, almeno quello lasciamolo… No, questo è un filmetto per ragazzini del Duemila che sono cresciuti con Hannah Montana, non apprezzerebbero.

Girl Power Forever!

Quindi a Jimmone Camerone e alla compagna di merende Laeta non rimane che ricopiare paro paro, pagina pagina, i primi 12 capitoli (o “Fight”) del manga – raccolti in Italia nei primi quattro numeri e mezzo – prendendo dall’anime il personaggio di Jennifer Connelly (così che Alita non è più il nome del gatto di Ido, come si dice nel manga, bensì la lacrimevole storia della figlia che bla bla bla) e aggiungendo qualcosa di ben peggiore.
Visto che i due poco attenti sceneggiatori hanno già fatto un pastrocchio, racchiudendo quasi 500 pagine di manga in due ore di confusione sbrigativa, buttiamoci dentro pure il Motorball, cioè la trama dell’intera seconda macro-storia di Alita che sicuramente vedremo nell’immaginario sequel del film.
Solo che questo inserimento ha bisogno di qualche scena di raccordo, e James Cameron non è uno sceneggiatore capace di scrivere una scena di dieci secondi: il risultato è Alita che gioca coi bambini indossando pattini telecomandati, dimostrando che è brava e preparandosi al Motorball…
Spetta che lo ridico: pattini telecomandati… perché i ragazzini non hanno la forza di muovere da soli i pattini… Mi sa che nel freddo mare ghiacciato è affondato il vero James Cameron, quello che sta ad Hollywood è il gemello cattivo ed incapace.

Vieni, Cameron, devo parlarti dei pattini telecomandati…

Come si fa a prendere un fumetto geniale, dal fortissimo impatto visivo ed emotivo, ripeterlo identico e tirare fuori una ragazzinata piena di effetti speciali piatti e scene totalmente prive di qualsiasi spessore emotivo? Un po’ è la fretta di buttare in pentola mille ingredienti senza il tempo di cucinarli, un po’ però temo sia la ormai assodata incapacità di Cameron di scrivere una sceneggiatura.
In fondo è l’uomo che ha rubato ad Aliens per dare ad Avatar: è il Robin Hood di se stesso! Va avanti a forza di paraculate e questo Alita dimostra una volta di più che da molti, molti anni ha perso quella capacità di scrivere che un tempo, decenni fa, ne ha decretato la santificazione nell’Olimpo del cinema. Ora è sceso parecchio… tipo nella Città Discarica.

Ha ragione il Moro: è troppo deliziosa, per essere una città discarica!

Queste sono ovviamente solo mie opinioni senza valore, sicuramente Alita guadagnerà fantastiliardi e addirittura dopo due settimane di programmazione quasi quasi ha raggiunto la metà dei costi, proprio come tutti i grandi fallimenti della Fox, la casa che più di tutte consente ai propri artisti di buttar soldi nel cesso. (Sì, Ridley Scott, ce l’ho con te!)
Invece di perdere tempo con questo cartone animato, però, vi invito a recuperare il potente manga originale, per gustare un po’ di quella fantascienza sporca e cattiva che infiammava l’epoca e soprattutto disegni dinamici di una bellezza mozzafiato. E una storia come Jim forse ad inizi carriera avrebbe anche potuto scrivere: oggi di sicuro non più.

Da “Alita” Marvel Manga n. 2 (marzo 1997)

L.

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24 risposte a Alita (2019) L’angelo coi pattini

  1. Cassidy ha detto:

    «Cameron era un maestro del cinema e sapeva maneggiare i sogni per renderli reali: ora maneggia la realtà per farla sembrare finta.»

    Per me questa è l’affermazione definitiva su Cameron, hai fatto un’analisi impeccabile, il punto di vista è quello giusto per me, quello di chi conosce bene sia il manga che Jimmy, proprio per questo i difetti del film sono proprio quelli che elenchi. Mi sembra chiaro che questo film sia arrivato troppo tardi, Cameron avrebbe dovuto dirigerlo prima di “Avatar”, in cui i personaggi abbandonano i proprio corpi completamente, mentre Alita mantiene ancora la testa. Solo che nel frattempo è arrivato il film della vita per Jimmy, e da “Titanic” ha ottenuto il massimo in termini di successo, premi e soldoni. Hai detto bene non è più il ragazzo che Corman ha definito: «Sul set dei miei film tutti camminavano, James correva», ora è uno che ha tutti i soldi del mondo e in qualche modo la sua cosa riesce sempre a venderla, alla fine si è evoluto anche lui.

    Le citazioni sono andate quasi tutte perse, eppure non hai idea di quanti mi hanno contattato per chiedermi consigli su dove partire a leggere il fumetto, perché il film ha dei difetti enormi ma anche il pregio di riuscire a rendere la storia di Alita interessante a chi non conosceva affatto il personaggio. Quindi l’idea che mi sono fatto è che questo film non sia per noi cresciuti con il cinema di Jimmy che fu, e forse nemmeno per chi ha amato tanto il manga. Spero solo che per il prossimo “Terminator” ci metta più impegno o magari si faccia affiancare da sceneggiatori migliori, ma tanto finché non si sarà tolto la fissa di quei cento o duecento “Avatars” dalla testa non penserà mai davvero ad altro. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Spero di cuore che almeno il film spinga più persone a leggere il manga-capolavoro: già sarebbe un ottimo risultato 😉

      Le aspettative sul nuovo Terminator, che continua a slittare, davvero partono più basse del livello del mare: mi augurerei che almeno desse vita a qualche fenomeno complementare (tipo libri e fumetti) ma di questi tempi è davvero difficile.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    A me il fumetto di Alita non è piaciuto molto, credo di averne letto forse quattro numeri, dell’edizione “sottiletta” della Panini 😛 comunque, mi pare di ricordare un cyborg feroce che si calma quando Alita lo scassa e fa citazioni filosofiche sul corpo che influenza il cervello, forse al terzo o quarto albetto.

    Riguardo al senso di lettura dei manga, credo che nei primi anni ’90 fossero ribaltati all’occidentale – forse è da Dragon Ball, che hanno iniziato a non ribaltarli, mi pare che perfino nel 2002/2003 ci fosse qualcosa non ribaltato (e comunque, abituarsi al verso di lettura “alla giapponese” è un attimo 😉 ).

    Riguardo al film, che non ho visto, posso solo citare Bonnie Tyler per gli occhioni di Alita: turn around, bright eyes, perché non ti si può vedere con quegli occhi, pare uscita da un vecchio videoclip degli Skunk Anansie XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che m’hai ricordato! Non ricordo la canzona, ma quel video era orribile…
      Se hai letto i primi quattro numeri, in pratica hai letto la storia del film (Motorball escluso), ma la versione è manga è molto più bella. Al di là dei gusti pesonali, almeno c’era un tentativo di creare pathos, e di affascinare con disegni dinamici. Nel film c’è solo paraculaggine e basta.

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  3. Il Moro ha detto:

    grazie per la citazione!
    Laeta Kalodrigis ha scritto anche la sceneggiatura di Shutter Island, bel film ma del quale avevo già indovinato il finale dopo mezz’ora.
    E che bello era True Lies, comunque? 🙂
    Non conoscevo L’uomo modulare, interessante. Mi ricorda il paradosso della nave di Teseo, che era stata riparata talmente tante volte che i pezzi erano stati man mano sostituiti tutti. E’ ancora la nave originale?
    Il corpo del berserker è stato usato malissimo, perché da quel momento sai che Alita è più forte di chiunque altro. Qualsiasi combattimento successivo è di conseguenza privo d’interesse.
    James Cameron ormai alle sceneggiature non pensa più da un po’, far scrivere a lui la sceneggiatura di Alita è un errore alla base. Lui ormai ha deciso che vuole spaccare tutto introducendo nuove tecnologie e soluzioni visive all’avanguardia, come ha fatto con Avatar. I suoi film da allora in avanti devono essere sempre qualcosa di visivamente non solo magnifico, ma superiore a tutto quello che li ha preceduti, in grado di alzare l’asticella e proporsi come nuovi standard con cui confrontarsi. La trama è roba per gente studiata, ormai è fuori moda, metti in sequenza gli stessi concetti già visti e stravisti così lo spettatore non deve distrarsi a seguire la storia e può godersi lo spettacolo visivo. Grazie della grande considerazione per i tuoi spettatori, James.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti nel manga Alita è tutt’altro che imbattibile, perché lo sceneggiatore ha saputo dosare bene forze e contrappesi, altrimenti sarebbe stato un racconto noioso.
      Ci credo che Cameron sogni nuove forme visive, ma in realtà sta solo riciclando roba vecchia dandogli una mano di blu. Per carità, ha ragione lui che fa tutti quei milioni, ma avendolo conosciuto quando era davvero un maestro del cinema fa davvero male al cuore vedere cos’è diventato, con il nuovo Millennio.
      Gli effetti speciali digitali sono una lama a doppio taglio. Mentre con gli analogici ogni film era un passo avanti e la meraviglia era sempre superiore, quelli digitali alla fine ammazzano la meraviglia: io già so che con il computer si può fare TUTTO, quindi perché dovrei stupirmi quando fanno qualcosa? Alita non ha un solo fotogramma diverso da qualsiasi altro film di effetti speciali del Duemila: una meraviglia davvero misera…

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      • Giuseppe ha detto:

        A questo punto, forse, la strada migliore da percorrere poteva essere un’altra: non un live-action ma un anime (come nel 1993), tecnicamente aggiornato e spalmato al cinema su più capitoli. Se non ricordo male, Cameron aveva dimostrato apprezzamento per il lavoro di Shinji Aramaki, il che per qualche tempo mi aveva fatto pensare per Alita ad un’operazione simile a quella di Appleseed (cioè in CGI): va da sé che, come per Appleseed, sarebbe stato difficile eguagliare la complessità del manga ma, personalmente, non avrei gridato allo scandalo se James avesse “spinto” in quella direzione… poi, intendiamoci, è possibile che quando riuscirò a vedere questo Alita firmato Rodriguez finisca pure per piacermi, eh. O almeno non dispiacermi troppo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche Final Fantasy fece scalpore e costò anche meno, ma vuoi mettere un film dove attori famosi fanno particine di due minuti? Un kolossal!
        Comunque non vedo alcuna differenza tra un film in cgi e uno come Alita, cioè dove nulla è reale e tutto è rifatto al computer, a parte un paio di attori che quindi risultano parecchio stupidi. Ti ricordi quello stile che andava di moda negli anni Settanta (ma imperversava in TV ancora negli Ottanta) con attori veri immersi in un mondo finto e animato? Ecco, in pratica questo è Alita: roba vecchia ridipinta con poca vernice.
        Rivisto per l’occasione, sai che l’anime del 1993 l’ho trovato drammaticamente striminzito? Corre pure lui perché deve ammonticchiare insieme un numero enorme di pagine piene di particolari, così che il personaggio risulta molto superficiale. Il manga continua a regnare incontrastato…

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      • Giuseppe ha detto:

        … e continuerà imperterrito, credo: anche il miglior adattamento animato non potrebbe far altro che “tradirlo” il meno possibile, non certo mirare a eguagliarlo (concordo sull’adattamento del 1993 la cui unica vera “colpa”, alla fine, è stata quella di non aver avuto un seguito capace di dare al personaggio di Alita -troppo compresso in un singolo OAV- lo spessore che meritava).
        P.S. In casi di particolare grazia, un film in CGI può riuscire perlomeno a limitare i danni dei prodotti live-action di franchise che ormai hanno perso la bussola da anni, tipo Starship Troopers: vedi il “finto” (in CGI) Starship Troopers: Invasion che, in qualità di onesto intrattenimento senza altissime pretese, straccia totalmente i purtroppo “veri” sequel del 2004 e del 2008…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    A me questo film, a naso, sa tanto di lungometraggio stile Avatar, cioè, nella mia opinione, tanto fumo (in quel caso taaaaanto) e poco arrosto, sbaglio di molto? (ovviamente parlo solo del film, non del manga)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è così, è solo una paraculata scintillante per cercare di acchiappare qualche spettatore – finora non ci è riuscito – e soprattutto di spillare soldi ai fan del manga.
      Gli effetti speciali sono uguali a qualsiasi altro film, a meno che l’avere un personaggio “finto” protagonista non venga considerato qualcosa di nuovo o anche solo di interessante 😛
      Tanto fumo e basta, come al solito.

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  5. Austin Dove ha detto:

    lool
    uscito dal cinema mi ero gasato un casino, se hai letto la mia recente top5 l’ho messo a piè pari; i combattimenti li ho trovati veramente azzeccati (nn sono di solito a favore di film azione per cui per me era roba nuova xD) ed empatizzavo un sacco con lei. sono andato a vederlo con un amico ma di mio il trailer mi sapeva di videogioco, anche se poi la visione mi ha gasato tanto^^
    true lies è bellissimo, lo adoro, lo riguardo ogni volta che lo fanno in tv, l’ho pure commentato nel mio blog e trovo jamie lee veramente esilerante nella parte! nn sapevo avesse floppato!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il mondo stava andando in tutt’altra direzione rispetto a Cameron e quel film fu un insuccesso al botteghino di dimensioni epiche, anche perché era costato non so più quanti fantastiliardi: avesse avuto un budget “normale”, sarebbe stata tutt’altra storia. (Peraltro a occhio la scena dello scontro in bagno mi sembra riproposta uguale dall’ultimo Missione Impossibile, segno che davvero Jim aveva precorso troppo i tempi 😛 )
      In un’epoca di secchiate di film di supereroi fatti in digitale, davvero non trovo alcuna novità o partecipare rilevanza degli effetti di Alita, ma quelli sono gusti e sono contento ti sia piaciuto. Se ti capita, ti consiglio caldamente il manga, con una storia molto più corposa: scoprirai pagine e pagine di disegni di combattimenti talmente potenti e visionari che ti porteranno a far scalare parecchie posizioni al film 😛

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  6. Pingback: Miller 7. Submerged (2016) | Il Zinefilo

  7. SAM ha detto:

    MMh IHMO Ed del Motorball non viene da Death Race , ma dal Nik Lance di Grand Prix il Campionissimo

    è praticamente uguale, e se agiungiamo che il Motorball ha affinità con il Gran Premio per via delle corse giri di pista e fermate ai box… ma magari è una doppia citazione ad entrambi.
    Ma vogliamo parlare degli abitanti della Discarica tutti belli puliti e vestiti come gente di oggi ?
    Altro che i disadattati e straccioni cyberpunk del manga….

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, la Città Discarica non corrisponde davvero al suo nome, ma onestamente già nell’anime aveva perso parecchio della sua “sporcizia”.
      Mi piace pensare (che sia vero o meno) ad una doppia citazione. In fondo il Motorball è palesemente una citazione del Rollerball che è dello stesso 1975 di Death Race, quindi non è impossibile. Però, ripeto, mi piace pensarlo più che esserne sicuro 😛

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  8. Pingback: Upgrade (2018) Io canto il corpo cyberpunk… | Il Zinefilo

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