National Lampoon 3 (1989) Un Natale esplosivo

Il 1° dicembre di trent’anni fa uscita in patria la terza avventura vacanziera della famiglia Griswold, che cercava di ritrovare la rotta dopo il naufragio del secondo episodio. Non è stata una buona idea girare per l’Europa, terra immorale piena di pazzi maniaci, è il momento di festeggiare il Natale in America e in famiglia, con National Lampoon’s Christmas Vacation. L’unico episodio della saga che non prevede alcun viaggio.

Un episodio stabile in una saga nota per i suoi viaggi

Per motivi misteriosi il film non è mai arrivato nelle sale italiane ed è stato distribuito dalla Warner Home Video direttamente in videoteca, nel novembre 1991: io l’ho visto in famiglia nel suo passaggio televisivo sul canale a pagamento Tele+1, il 4 dicembre 1992 in seconda serata. Già apparso in DVD, la Golem Video lo ristampa nel novembre 2015.
Malgrado Chevy Chase abbia amato questo film, in quanto il protagonista a quanto pare fa molte delle cose che l’attore ama fare davvero a Natale con la sua famiglia, non ne ha parlato molto nella sua biografia: per fortuna abbiamo informazioni sulla nascita della pellicola da tutt’altra fonte.

Nel suo libro di memorie – “If you don’t buy this book, we’ll kill this dog!”: life, laughs, love, and death at the National Lampoon (1994) – Matty Simmons, produttore della serie di film Vacation, racconta che nel 1987 John Ptak (che anni dopo diventerà un produttore) gli presenta la proposta di una compagnia franco-candese, la FilmAccord, con alle spalle una delle più grandi banche europee come la Crédit Lyonnais: per motivi ignoti questi francesi adorano la serie dei Griswold e vogliono fare un nuovo film. Loro ci mettono solo i soldi, per tutto il resto decide Simmons: come si fa a rifiutare?

Qualcuno però dovrà distribuirlo, il film, e la scelta di Simmons è logica: si chiede alla Warner Bros, che sin dal primo titolo si è sempre dimostrata interessata alla serie. Ptak però non vuole essere “un pesce piccolo in un grande barile” (parole esatte, stando ai ricordi di Simmons) e così pensa di rivolgersi ad una casa in rapida ascesa come la Lorimar, dove sarebbe il prodotto di punta. Per sei mesi si discute e si contratta, poi la Lorimar fallisce e Simmons si ritrova con niente in mano: se non c’è distributore per il film, la banca francese non caccia un soldo.

La casa fallita viene acquisita dalla Warner Bros e tutto sembra tornare, ma Ptak continua a fare storie e va a bussare alla MGM e d’un tratto tutto sembra sbloccarsi: la banca francese mette i soldi, il regista britannico Piers Ashworth tira fuori una sceneggiatura che piace a tutti ed Emilio Estevez (figlio di Martin Sheen, per i più giovani) è pronto a fare il protagonista. Si parte con il progetto… di National Lampoon’s Family Dies.
Estevez è un giovane malato di mente che uccide la madre per sbaglio. Andandola a trovare tutti i giorni al cimitero, un giorno ha una bella pensata: comincia a rubare le salme in giro – compresa quella di un cane – fino a ricreare in casa propria una classica famigliola americana: la magia porta tutti in vita… «e il resto è puro manicomio», commenta Simmons.
Dopo mesi di pre-produzione, la MGM tira i remi in barca e tutto va all’aria. Chissà che film sarebbe stato…

VHS Warner 1991

Siamo nella metà del 1988 e Simmons da mesi e mesi gira come una trottola senza ottenere assolutamente nulla. Alla fine viene chiamato alla Warner Bros, la “casa madre”, e stavolta non ha più armi per contrattare: si siede, e si limita ad ascoltare quanto hanno già deciso. John Hughes, l’autore primigeno, ha scritto un terzo copione della saga, con le feste di Natale dei Griswold, Chevy Chase l’ha letto e già ha accettato di partecipare. La Warner farà tutto, produzione e distribuzione: Simmons deve solo starsene seduto a prendere gli stessi soldi che prenderebbe se fosse lui a comandare.
Dopo aver passato quasi un anno a sentire proposte vaghe basate su aria fritta, Simmons accetta più veloce della luce.

I rapporti fra Hughes e Simmons si sono rovinati dopo quella mostruosa mostruosità del secondo film, durante la cui lavorazione entrambi avevano problemi personali che si sono ripercossi sul lavoro, quindi durante le riprese la Warner chiede a Simmons di fare un salto sul set a dare una mano… ma di farlo solo quando non c’è Hughes. La magia del Natale non deve aver funzionato, fra i due.
Nel suo libro Simmons fa capire di non aver alcun rancore per l’ex collega, e anzi di non aver sollevato problemi quando questi ha voluto che Christmas Vacation avesse la scritta “A John Hughes Production”, invece della consueta “A Walter Simmons Production”. Però sottolinea che è pura vanità, visto che non cambia nulla a livello contrattuale.

Uscito il 1° dicembre 1989, entro gennaio il film è un enorme successo, e per dare un’idea di quanto venga accolto bene basti dire che nel Natale del 1993 due film si contendono la palma del più visto in prima serata TV: E.T. di Spielberg… e il Natale dei Griswold!
Tutto questo crea un palese dilemma morale in Simmons.

«Christmas Vacation è uscito proprio prima del Giorno del Ringraziamento del 1989 e ha guadagnato dodici milioni di dollari nel primo fine settimana. È stato al primo posto delle classifiche per diverse settimane ed è andato benissimo a gennaio, raggiungendo e finalmente superando la cifra di settanta milioni di dollari nei botteghini americani.
Come ci si aspettava è stato un successo. La mia reazione è stata ambivalente. Volevo che avesse successo perché era “figlio” dei miei film, e più pragmaticamente perché ci sarebbero stati ovviamente più soldi per me. Ciò che invece mi infastidiva del film era che, a differenza di European Vacation, che pur nei suoi difetti era originale, Christmas Vacation era come sarebbe stato Home Alone 2: una riproposizione del primo film, semplicemente ambientato a Natale.»

Non escluderei che il dilemma di Simmons consista invece nell’enorme successo di un film non suo, che ha guadagnato anche più dell’amato primo episodio, che dimostra come Hughes abbia quel “tocco” che lui sembra aver perso: l’anno dopo esce Mamma, ho perso l’aereo e Hughes salirà a livelli che Simmons non può neanche immaginare.

dal saggio Great Christmas Movies (1998) di Frank T. Thompson

Oggi è facile che nelle trasmissioni americane attori come Jamie Foxx e cantanti come Usher mostrino orgogliosi foto in cui sono ritratti come titanici appassionati del Natale con tanto di case addobbate da milioni di lucette – tema diventato naturale anche in film come Conciati per le feste (2006) – ma nel 1989 questa frenesia era molto più inedita, così che il nostro Clark Griswold (Chevy Chase) possa sembrare un po’ pazzerello nel suo avvolgere la propria abitazione di lucette di Natale (importate dall’Italia!) con relativi guai facilmente immaginabili e addirittura costringendo la locale centrale nucleare ad aumentare la potenza erogata: forse dedicare tutto quello spazio alla gag delle lucette è figlio della “novità” del tema, ma decisamente esagerato.
Molto più divertente la citazione di Jason in versione Griswold!

Quando Clark Griswold si veste da Jason, è iniziato il Natale!

Sono contento dell’enorme successo riscosso in patria all’epoca, ma sin dalla mia prima visione del film ho avuto una cocente delusione: almeno un paio di risate me le aspettavo, ma davvero non c’è nulla. Ogni singola scenetta è ampiamente anticipata, e dove non c’è noia c’è fastidio: perché chi indicava che il re è nudo s’è stufato… e si è spogliato pure lui.

Solo un vero uomo sa bere dalla tazza dei Looney Tunes

Come sempre, Griswold è un lavoratore indefesso che partecipa al sogno americano: fa la sua parte e vuole la sua ricompensa. In questo caso, sogna di costruirsi una piscina – non si sa dove, visto che il prato della sua casa sarà forse di due metri quadrati – ed è indispettito perché la sua società quest’anno sta tirando in lungo con la gratifica di fine anno. Ha già versato un più che cospicuo anticipo e se la gratifica non arriva andrà fallito.
Sarebbe questa la nota amara che si cerca di contrapporre al divertimento leggero delle feste? Siccome il protagonista è stato così irresponsabile da dare per scontato qualcosa che non lo è, e soprattutto per volersi impegnare in spese che palesemente non è in grado di sostenere, allora dovremmo parteggiare per lui?
Mettiamoci il tipico sogno anni Ottanta dei mariti insoddisfatti – cioè una donnina allegra e disinibita – e il cattivo gusto riempie l’intera pellicola.

Vedi? Gli anni Ottanta arrivavano fin qui

Con questa gratifica ce la menano per l’intero film, e addirittura Hughes si inventa un capo ufficio che si dispiace di non averla erogata, un finale zuccheroso da cartone animato che anticipa la deriva smielata e bambinesca dello scrittore. Dov’è finita la voglia graffiante del “National Lampoon” di dare scossoni alla società americana? Non si sa, c’è solo un beota pieno di soldi che comunque spende più di quanto guadagna: la critica è diventata sistema. I beoti devono spendere ed indebitarsi, altrimenti poi alzano la testa.

Quando basi la tua vita su un assegno, che poi non è come speravi

Tutti i personaggi di contorno sono macchiette e tutti si ritroveranno identici l’anno dopo in Mamma, ho perso l’aereo (1990): l’unica concessione alla serie Vacation è il cugino Eddie, di nuovo interpretato dal viscido Randy Quaid.

Ehi, Chevy, te lo ricordi quando ero satira, prima di diventare commedia da due soldi?

La tagliente e anche un po’ scorretta critica all’americano rozzo e volgare, che non segue le regole del sogno (e del sistema) viene spazzata via e abbiamo semplicemente il parente sgradevole che ti piomba a casa durante le feste, a mangiare e bere a sbafo, mentre i figli fanno le puzzette. Quanta tristezza.
Purtroppo in questo film il cugino Eddie è addirittura co-protagonista, anticipando futuri sviluppi della saga che non so se avrò il coraggio di affrontare: già sul set infatti Simmons è stato così rapito dal personaggio da andare a chiedere a Quaid «Ti va di fare un film della serie Vacation tutto da solo?» Ci vorranno anni, ma quel film si farà, a dimostrazione che le cattive idee fanno sempre figli.

Divertiti, Chevy, che fra un po’ salgo io al comando

A parte un paio di scene in esterni – pare che la sequenza in cui Clark ed Eddie fanno la spesa sia stata girata dal vivo in un vero supermercato – tutto il film è fatto in un quartiere residenziale ricostruito negli studi Warner, sottolineando ancora di più come questo non sia un film vacanziero. Ma in fondo non è neanche un film National Lampoon, visto che è totalmente privo di satira, di sagacia ma anche solo di umorismo. C’è solo Chevy Chase che fa le comiche che non fanno ridere.
Come sempre va fuori di capoccia, fa casini – come per esempio abbattere l’albero degli stupidi vicini “salutisti”, personaggi inutili ma è divertente trovare Julia Louis-Dreyfus un anno prima di iniziare la fortunata serie “Seinfeld” – poi però torna in sé e la magia della famiglia mette a posto le cose da sole. Senza che lo sceneggiatore si senta in dovere di fare nulla…

Durante le feste di Natale, tutti noi vogliamo avere una motosega!

Un Natale esplosivo segna il momento in cui il “film per famiglie” degli anni Ottanta, che poteva permettersi di parlare di società a chi ne faceva parte, è diventato “filmetto per bambini”, che parla solo ai ragazzini e i genitori sono contenti perché così stanno davanti allo schermo e non rompono le balle, soprattutto durante le feste. Hughes è stato firma eccellente di entrambi i generi, ma sia da adulto che da ragazzino preferivo il primo filone: negli anni Ottanta ai bambini piacevano i prodotti “per grandi”, quindi il Chevy Chase di Vacation (1983) rimane imbattibile. Semplicemente perché mentre tutti vedevano solo un pasticcione che scivolava su una buccia di banana, non si rendevano conto che quella buccia di banana era una società in rapido logoramento.

Uno sceneggiatore che ha imparato a rilassarsi e amare il sistema, invece di stuzzicarlo

Con Wall Street (1987) Oliver Stone ha mostrato al mondo cosa stava succedendo, che non esisteva più l’economia ma solo la finanza – come spiega il professor Onado – e che niente sarebbe stato più come prima. Hughes aveva già detto tutto nel 1983, ma non è stato capace di mantenere la sua chiaroveggenza o non ha voluto, così cambia stile e decide di regalare buoni sentimenti posticci a famiglie che stanno per essere spazzate via dalla new economy. I Griswold sembrano personaggi molto più vecchi dell’età del film, e avere un marchio pseudo-giovane come “National Lampoon” è solo di cattivo gusto.

Ormai una famiglia da cartone animato

Come detto, Chevy Chase ha adorato questo film: per il saggio Great Christmas Movies (1998) di Frank T. Thompson scriverà un lungo ed appassionato articolo sulla pellicola (senza dire gran che, quindi non vale la pena citarne brani) e i pacchi di milioni incassati sono la prova che il film ha ragione e le mie critiche non hanno valore, ma volevo regalare un’interpretazione alternativa di un film assolutamente dimenticabile e straordinariamente triste da vedere.

L.

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29 risposte a National Lampoon 3 (1989) Un Natale esplosivo

  1. Cassidy ha detto:

    Sono sicuro di averlo visto, ma credo di ricordare forse solo l’omaggio a Jason. Ma la figlia è Juliette Lewis? Secondo me Chevy Chase ricorda solo il suo assegna e il successo del film, per quello è ancora così entusiasta. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhaa certo che se anch’io avessi una percentuale sulle vendite del film ne parlerei come di un capolavoro del cinema 😀
      Sì, la giovane Lewis qui fa la carta da parati in casa Griswold: nessun personaggio in realtà ha il minimo significato, c’è solo papà Clark e il cugino Eddie. Quanta tristezza…

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  2. Kuku ha detto:

    Mah, i pacchi di milioni guadagnati non vogliono dire mica chissà che.
    Comunque almeno ci fosse stato un comico che fa ridere, forse il film sarebbe stato più guardabile. Chase proprio mi fa passare la voglia. Che già i film sul Natale non mi sconfinferano. Se appunto la critica fosse stata decente, invece dunque solo minchiate.

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  3. Austin Dove ha detto:

    è mai possibile che parliate, voi tutti che seguo, di cose che non conosco e che non riesco a commentare propriamente? xD
    cmq la citazione è molto bella!

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  4. The Butcher ha detto:

    Questo nome non mi è nuovo. Però non ricordo niente della pellicola.

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  5. Emanuele ha detto:

    Uno dei miei film preferiti della mia infanzia, che ho recuperato negli anni 2000 e che da allora riguardo ogni anno. Peccato che a te non piaccia manco un po’, sarò io di gusti più facili ma mi fa ancora ridere e le scene “porcellose” c’erano anche nei precedenti (mamma le tette di Beverly D’Angelo… 🐷 ma non c’è un post del Zinnefilo?). Pensa che è al quarto posto della classifica dei miei 10 film Natalizi preferiti di sempre 😲
    Sempre aggiornato sulle prime visioni, così posso risalire alle prime volte che lo guardavo. Credevo fosse arrivato prima nel Bel Paese.
    Agghiacciante la versione horror/Maschera di Cera!
    La piscina io me la immaginavo sul retro di casa, magari lì era più grande il giardino.

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  6. Celia ha detto:

    Estevez è il figlio di Sheen?
    Ah, quante lacune, grosse come le buche di Roma, ho da colmare!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tra fine Ottanta e inizio Novanta era un attore molto quotato e la sua parentela era molto più nota. Malgrado abbia tenuto il cognome della madre, i rapporti con la famiglia Sheen sono buoni, ci sono film che vedono tutti e tre (papà Martin, figlio Emilio e fratello Charlie) insieme e sono deliziosi.
      Poi è scomaprso nel nulla, o almeno non è più arrivato nulla in italia di suo. Sai dove l’ho visto in un prodotto recente? Ha scritto e girato un film sul Cammino di Santiago interpretato da suo padre Martin! Molto bello, è la storia di un padre che ha perso il figlio e affronta il Cammino perché era una delle sue ultime volontà. “Il cammino per Santiago” (2010) credo sia stato trasmesso da Mediaset, o comunque è lì che l’ho visto 😉
      Dopo aver seguito il Cammino compiuto da Odifreddi e Cardini, due spiriti opposti che giorno per giorno raccontavano l’esperienza a RadioRai (vista da un ateo e da un credente), ero curioso di altre narrazioni su un evento che trovo davvero affascinante.

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      • Celia ha detto:

        Sì, ne avevamo parlato da qualche parte.
        Ma credo d’aver visto… ah, certo! Ora spero di non dire stronzate, e che il regista fosse lui, ma era stato Wwayne a consigliarmi Bobby, girato da Estevez appunto.
        Che poi ho visto.

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      • Emanuele ha detto:

        Scusa se mi intrometto ma Estevez non è il cognome della madre, che io sappia ma il cognome reale, mentre Sheen, usato da padre e l’altro figlio, è d’arte.
        Sapevo che era finito dietro le quinte, dopo il successo anni 80 e primi 90, invece non sapevo nulla del film del 2010.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vado a memoria, all’epoca i giornalisti dicevano che era il cognome materno – detto con la malizia di lasciar intendere una certa maretta in famiglia – ma davvero da una vita non lo vedo più. All’epoca spaccava, mi sarebbe piaciuto vedere più film con lui 😉

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Cioè…ma nessuno se la sente di riprendere in mano il progetto di National Lampoon’s Family Dies? Talmente assurdo da sperare in una sua improbabile realizzazione! In caso, per due spicci, sarei disponibile alla regia 🙂
    Già penso di piazzarci il simil Jason e qualche incursione zinnefila, insomma, trama fatta! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se tirassero fuori l’idea del Natale di Jason, con lui che tira fuori tutti i famigliari ammazzati negli anni, allora sì che sarebbe un capolavoro! 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Con il suo body count potrebbe fondare uno Stato a sé (pur di cittadini defunti)!!! 🙂 🙂

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        (Se si estende dai familiari ai “pischelli” falcidiati nel corso della sua onorata carriera 🙂 )

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        One Jason, One Nation!
        Il perfetto film di Natale 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ahahahahaah!!! Perfetto! 🙂 🙂 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        National Lampoon’s Christmas Vacation – Crystal Lake Special: Clark Griswold vs Jason Voorhees: Chevy Chase riesce a sconfiggere Jason coinvolgendolo in siparietti natalizi tutto fuorché comici e tempestandolo di battute che non fanno ridere 😛
        La tua recensione ha avuto il pregio di farmi ricordare tutti i tristi motivi per cui avevo dimenticato questo film (e che mi rendono assai difficile capire come mai Chase l’amasse tanto)… no, in questo caso non credo proprio che riuscirei a parlare di capolavoro del cinema nemmeno se avessi una percentuale sulle vendite 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il film fatto sul serio è stata una grande occasione mancata: il film che invece ipotizzi sarebbe un grande capolavoro. E quindi purtroppo non lo si farà mai 😛

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  8. Zio Portillo ha detto:

    Film beccato parecchie volte in tv (mi pare sia pure nell’On Demand di Sky o c’è stato negli anni scorsi). Non mi ha mai fatto ridere. Ma proprio mai! Sono quei film che vengono spacciati come capolavori della risata, pellicole imperdibili che hanno incassato fantastilioni di dollari, lanciato gli attori (Chase in questo caso) nell’Olimpo delle Star oltre oceano, e chi più ne ha più ne metta. Lo guardi e pensi “Ma veramente agli americani piace sta roba?!?!”. Poi controlli i maggiori incassi nostrani degli ultimi 30 anni e nell”80% dei casi becchi Boldi&De Sica in cima a tutti e allora stai zitto che è meglio…

    Di questo “Natale Esplosivo” non posso nemmeno attingere a ricordi personali perché anche la prima volta che l’ho visto mi ha fatto schifo!

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  9. wwayne ha detto:

    Da regista Emilio Estevez ci ha regalato uno dei film più belli nella storia del cinema, Bobby. Un vero peccato che dopo di esso abbia diretto solo altri 2 film, nessuno dei quali è passato alla leggenda. Il bello è che dopo Bobby non ha più lavorato granché neanche come attore, quindi mi domando come faccia a pagare le bollette. Ci penserà mica papà Martin? 🙂

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