Double Bang (2001) Doppio Baldwin!

Le scorse due settimane ho presentato alcune perle (o pirle) trovate sulle prime bancarelle del 2020: una parata di Eroi della Z da far girare la testa. Lorenzo Lamas, Frank Zagarino, Martin Kove, Mark Dacascos, Rutger Hauer, Linda Blair, Eric Roberts e Christopher Lambert: un’overdose di facce da Z che basterebbe molto meno per avere un coccolone.
Certo però che manca uno dei cognomi preferiti di questo blog: Baldwin. Per fortuna ci pensa 7Gold a regalare Double Bang. Dove di Baldwin… ce ne sono due!

Siete pronti ad una dose doppia di Baldwin?

Uscito in patria nell’agosto 2001, Eagle Pictures lo porta nelle nostre videoteche nel maggio 2002, in VHS e DVD, con lo stesso titolo.
Stando a FilmTV.it gli unici due passaggi televisivi sono quelli che ho registrato io!

Cioè i due colpi in testa che si dà il pubblico per non vedere il film!

Malgrado infatti io mi scriva tutto perché non ho un solo grammo di memoria, lo stesso sono di coccio e credo di ricordare le cose. Così il 1° settembre 2019 ho registrato Double Bang da 7Gold, me ne sono dimenticato, e l’11 gennaio 2020 l’ho registrato di nuovo credendo di aver beccato una “novità”.
Da una parte però è stato un bene, perché la seconda registrazione è rovinata – non so se perché l’emittente ha un segnale debole o semplicemente giravano le corna alla pen-drive – quindi dopo una decina di minuti ha cominciato a saltare e sono dovuto passare alla precedente registrazione, più pulita.
Potete riconoscere le due versioni perché i loghi di 7Gold sono diversi: non avevo notato che l’emittente avesse cambiato la grafica del loghetto.

Più che gli occhi malandrini di William, guardate il loghetto di 7Gold

Nato nel Bronx e cresciuto a Brooklyn, Heywood Gould era un giornalista del “New York Post” che dopo aver perso l’impiego si è buttato a fare i lavori più disparati: non sapeva che stava acquisendo esperienza per future storie. Un giorno ha scoperto che gli piaceva scrivere e gli veniva bene.
Per esempio, dopo aver lavorato da barista gli è venuto in mente di scriverci su un romanzo, Cocktail (1984), e la Touchstone gli ha chiesto di trasformarlo in sceneggiatura per una giovane star nascente, un certo Tom Cruise.

I più cinefili forse ricorderanno Bronx 41º distretto di polizia (1981) con Paul Newman, ecco: anche quello è tratto da un romanzo di Heywood, Fort Apache, the Bronx (1970), arrivato anche in Italia ma solo in occasione del film.
Oltre a scrivere romanzi e a trarne poi lui stesso sceneggiature, Heywood scrive anche storie originali – come Rolling Thunder (1977), uno degli infiniti antenati di Rambo – e adatta lavori di altri – come I ragazzi venuti dal Brasile (1978) dal romanzo di Ira Levin – e insomma è uno che sa come sfruttare bene le storie che ha da raccontare.
Un giorno riesce addirittura a diventare regista, così da fare filetto: La giustizia di un uomo (1991) lo vede come regista, sceneggiatore e autore del romanzo!

Qualcosa si inceppa con Il verdetto della paura (1994) e Heywood riduce drasticamente la sua produzione. La mia ipotesi è che l’autore si sia indispettito perché il suo splendido legal thriller viene plagiato da Il giurato (1996) con Demi Moore, tratto da un romanzo del 1995 di George Dawes Green: la storia è una carta carbone di quella di Heywood, ma nessuno sembra accorgersene.
Mi immagino il povero autore scocciato per l’increscioso episodio. Passano gli anni e l’unico modo per tirarsi su è vendicarsi. Come si chiama l’attore protagonista del film scopiazzone? Alec Baldwin. Bene, allora scatta… la vendetta dei Baldwin!

La maledizione di chiamarsi Baldwin

Vendette a parte – ovviamente sto scherzando – In anni recenti Heywood è tornato a scrivere e sembra aver detto addio al cinema: il suo canto del cigno è Double Bang, scritto e diretto partendo dal proprio romanzo del 1988 (inedito in Italia come quasi tutti i suoi lavori).
Iniziare al cinema con Paul Newman e finire con Daniel Baldwin è davvero un crollo totale…

L’unico Baldwin con ancora una carica di grinta

Affrontiamo subito la questione più scottante di tutte: ma Adam Baldwin è un “vero” Baldwin o solo un omonimo? Stando ad IMDb Adam non ha nulla a che vedere con i fratelloni Baldwin: semplicemente discende anche lui dal “ceppo Baldwin” ma molto alla lontana. Sicuramente hanno tutti un parente in comune ma, stando sempre ad IMDb, si dovrebbe risalire addirittura al Seicento!
Comunque uno dei rarissimi film al mondo ad avere ben due Baldwin nel cast non si gioca l’unica carta buona che ha, e i due in pratica sono solo una voce in un coro stonato.

Entrambi i Baldwin sono rapiti dal… cuore delle donne

Double Bang infatti fonde velocemente (e male) vari temi cari al poliziesco classico all’americana. Invece di raccontare la storia della lotta al crimine di poliziotti ardimentosi, invece di raccontare il dramma di un poliziotto che si fa corrompere per rimanere a galla, andando così a fondo, invece di raccontare l’ascesa di un piccolo teppistello a boss criminale, invece di raccontare le lotte di potere nella malavita di New York, Gould dice: ma sì, buttiamoci tutto dentro, a questo minestrone!
Il risultato è un guazzabuglio noioso e pencolante di temi buttati lì a caso e interpretato da gente di passaggio.

Il killer jazzista è qualcosa che fa male al cuore

Con un gioco di flashback che in un’altra opera sarebbe risultato gradevole, scopriamo che Billy Brennan (William Baldwin) ha cercato in tutti i modi di impedire che il collega Vinnie (Adam Baldwin) si fregasse la vita lasciandosi corrompere: la storia si apre con un killer che lo fa fuori, quindi sappiamo che è andata male.

Un killer così cattivo da prendere le scale… malgrado sia vietato!

Le scene dei ricordi ci mostrano due poliziotti che si separano perché fanno scelte diverse, ma ora Billy deve vendicare la morte dell’ex collega beccando il boss che l’ha corrotto: Sally Fish (Jon Seda), detto “Fisher”, pescatore. Un personaggio sgradevole non perché sia un criminale ma perché è scritto male e recitato peggio.

Che c’è? A me piace il parmigiano con la carbonara…

Mentre Fish cerca di dare la scalata alla mala locale, Billy fa il tenerone con Karen Winterman (una Elizabeth Mitchell mora che mi è molto familiare ma sfogliando la sua filmografia non capisco dove possa averla vista). Chi è questa Winterman? Sapete che non l’ho mica capito? È la protagonista di almeno mezzo film ma a parte limonare con Baldwin non fa altro.
Tanto non importa, gente va e viene e l’attenzione ben presto si perde lasciando il posto agli sbadigli.

Siamo la Squadra Sceneggiatori: voi di questo film siete tutti in arresto

Ogni speranza di passare del tempo a spernacchiare un Baldwin è infranta, visto che a parte le facciuzze per cui è famoso non otteniamo altro dal nostro William se non addirittura una recitazione convincente. Al netto comunque del fatto che il suo ruolo è paradossalmente marginale nella vicenda, visto che il minestrone di personaggi che entra ed esce dalla vicenda tengono il protagonista in cantina.
Adam lo vediamo solo per pochi minuti quindi alla fine di questo film non rimane altro da dire, se non che è una tristissima conclusione per una carriera di tutto rispetto come quella di Heywood Gould.

Adam Baldwin sta così fuori… che non si ricorda più come si beve!

L.

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33 risposte a Double Bang (2001) Doppio Baldwin!

  1. Austin Dove ha detto:

    Ciao, sai che sei stato nominato? 💙

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  2. Zio Portillo ha detto:

    La Mitchell era la Dottoressa Juliet in LOST, una degli “Altri”.

    Certo che ci vuole del gran pelo sullo stomaco per guardarsi un film con un doppio Baldwin!

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  3. Austin Dove ha detto:

    Heywood Gould era un giornalista del “New York Post” che dopo aver perso l’impiego si è buttato a fare i lavori più disparati: non sapeva che stava acquisendo esperienza per future storie. Un giorno ha scoperto che gli piaceva scrivere e gli veniva bene.

    It’s gonna be my life 😱

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  4. Cassidy ha detto:

    Una carriera piena di lavori anche notevoli, stroncata non da uno, ma da due Baldwin che brutta fine! 😉 Scherzi a parte, il direttore del casting deve essersi fatto delle belle risate, ho sempre considerato Adam Baldwin abbastanza positivamente, forse essere parente alla lontana dei famigerati fratelli lo ha aiutato, ma prima o poi il gene Z nel DNA arriva sempre a richiedere il suo tributo di sangue 😉 Cheers

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Visto, mi ricordo giustappunto, oltre ai Baldwin, che mi “prese” così tanto da impiegare il tempo della visione in milioni di altre attività che mi distogliessero da ciò: letture, Whatsapp, caffè, stoviglie, bagno…Col Sennò di poi e della tua non feci così male…e dunque anche il tuo lapsus da duplice registrazione era in realtà uno “Z noiosa control”! 😂😂😁

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  6. Kukuviza ha detto:

    Oddio mi sembrano i Duran Duran, che 3 su 5 si chiamavano Taylor di cognome ma non erano imparentati!
    Il verdetto della paura era bello! Col mitico Armand! Anche quello hanno scopiazzato! E ritorniamo di nuovo al fatto che uno si lamenta e poi rimane cornuto e mazziato.
    Elizabeth Mitchell io me la ricordo in Frequency che faceva la parte dell’infermiera moglie di Dennis Quaid.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      “Frequency” mi ricordo solo che mi è piaciuto tanto ma lei proprio non la ricordo. Forse i suoi ricordi si sono sovrapposti fino a farmela sembrare familiare senza sapere perché 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        Anche a me era molto piaciuto Frequency! Ah, anche tu hai usato una radio che ti ha connesso col te stesso del passato!? In quel film lei era però anche truccata perché doveva fare la parte di lei da più vecchia, oltre che da giovane. Forse anche per quello non te la ricordi.

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  7. Pingback: Gennaio 2020: gli eroi della Z | Il Zinefilo

  8. wwayne ha detto:

    Ho comprato il dvd di questo film su ebay subito dopo aver visto che gli avevi dedicato un post, e ho appena finito di vederlo. Ebbene, il mio verdetto è questo: i dialoghi tra il protagonista e la psicologa sono tutti spazzatura allo stato puro, ma per il resto il film è una figata pazzesca. Il personaggio del sicario in particolare è un comprimario coi fiocchi, e il colpo di scena che lo porta a rinunciare all’omicidio della psicologa è davvero una trovata da 10 e lode.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, ma pensa: pur criticandolo sono riuscito a far venire voglia di vedere il film! 😀
      Attento, però, che chi va con Baldwin impara a baldwinare ^_^

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      • wwayne ha detto:

        Mi sa che sono già caduto nel tunnel della Baldwin – dipendenza, perché anche nel 2019 ho visto e apprezzato un film con il buon William: One Eyed King – La tana del diavolo. Del resto, Bobby Moresco è un vero fuoriclasse del poliziesco: lo considero il Don Siegel degli anni 20. Grazie per la risposta! 🙂

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