Fair Game (1995) Quel Cobra di Baldwin

Quando l’8 giugno scorso Rete4 ha trasmesso questo film mi sono detto: ho già recensito Cobra (1986) con Stallone, perché non faccio il paio con questo… che è il suo remake?
Va bene, non è il remake, ma siamo lì vicino: entrambi i film sono tratti dallo stesso romanzo, A Running Duck (1974) di Paula Gosling, portato in Italia prima come Bersaglio facile poi, dopo questo film, Facile preda.

Alcune edizioni italiane del romanzo: Longanesi 1986, EuroClub 1987 e Longanesi 1996

Grazie ai Pirati dei Caraibi ho anche recuperato il raro romanzo in questione, pensando di leggerlo così da confrontarlo con il film: mi sono ritrovato davanti al solito romanzo “rosa d’azione”, cioè quelle divagazioni pseudo-romantiche dove un’autrice si immagina una protagonista “protetta” dal super-maschio da sbarco, ritratto in modo parodistico ma necessario per farlo capire alle lettrici che non vedono film d’azione. Un pessimo stile narrativo chiude ogni mio tentativo di lettura: tanto per questo film la trama è stata completamente stravolta, quindi del romanzo della Gosling rimane ben poco.

L’autrice action per chi non legge romanzi action

Il re della Hollywood dell’epoca Joel Silver confeziona per la Warner Bros un altro prodotto luccicante fatto di azione rutilante ed esplosioni ogni tre per due: si parla di cinquanta milioni di dollari di budget ma sembrano molti di più. Averne incassati undici in totale ha sepolto per sempre un film che secondo me non lo meritava.
Uscito in patria americana nel novembre 1995, il 15 aprile 1996 riceve il visto della censura italiana senza limiti di età, «in quanto si tratta di un film che si ispira, per voluta esagerazione, ai limiti del paradossale nelle varie scene che si susseguono»: non so se sia un commento positivo. Comunque già dal 5 aprile precedente esce nelle sale italiane con il titolo Facile preda e con la frase di lancio leggerissimamente ammiccante: «La prima volta di Cindy sul grande schermo».

Sul quotidiano “La Stampa” la critica non è certo positiva. «Film irrilevante simile a cento altri, un poco divertente e un poco tedioso», il che mi sembra un commento onesto.
La Warner Bros lo porta in VHS probabilmente già nel 1996 e poi in DVD nel 2000.

Sembra un’alba, ma è il tramonto di questo film e dei suoi autori

Mentre la Brigittona del film con Stallone era minacciata da un “semplice” squilibrato, qui si vola molto più alto, verso complotti spionistici internazionali che hanno lo stesso spessore e credibilità di un peto fatto con le ascelle. Così Kate McQuean, con tutta la disarmante bellezza della fotomodella Cindy Crawford, interpreta un’avvocatessa civile che si veste come se fosse appena scesa dalla passerella di uno stilista di alta moda, ma se poi serve da guidare un camion, saltare su un treno o lanciarsi da un palazzo, nessun problema. Un actiongirl senza limiti.
La vicenda inizia con lei che fa jogging ed è colpita di striscio da una pallottola: niente di strano, a Los Angeles.

La tipica podista delle strade di Los Angeles

Del “caso” (ma quale caso?) si occupa il detective Max Kirkpatrick, che ha il muso lungo di William Baldwin, il Baldwin sbagliato. Non è famoso e amato come Alec, non è ridicolo e risibile come Stephen, insomma è un po’ anonimo. Dal 1989 stava facendo un’onesta carriera, non certo da star, ma dopo due fallimenti di fila – Sliver (1993) e questo Facile preda (1995), in entrambi i casi non per colpa sua – il povero William finisce subito a giocare in serie C, prima di sbarcare nella Z più profonda insieme al suo quasi omonimo.
Qui ancora un po’ ci crede, ma moderatamente: non è mai stato un entusiasta, si limita a fare il suo ruolo come un impiegato del cinema.

La faccia da sgombro stupefatto che Baldwin presenta per tutto il film

Per far capire che è un duro, lo vediamo fermare un cattivo armato con una frase:

«Adesso prendi quella .357, te la schiaffi in culo e ti fai saltare le cervella.»

Ora che ho smesso di ridere, alla faccia di William, arriva il suo capo e cazzia il detective di non aver fatto firmare una carta alla bella Cindy:

«Quando si è di turno è come andare in bagno: alla fine bisogna usare la carta»

Ma cos’è, il film delle “frasi maschie” sbagliate?

Il vostro amichevole Baldwin di quartiere

La trama cambia rispetto a Cobra e quindi non c’è un maniaco ad inseguire la protagonista… anche se in realtà il capo dell’organizzazione spionistico-internazionale ha la faccia da ultra-maniaco ma soprattutto da Gastone Moschin russo!

Gastone Moschin russo vuole conquistare il mondo!

Perché il Gastone Moschin russo insegue la nostra Cindy? Dovremo aspettare tutto il film per sapere qualcosa che forse era meglio dire subito… o forse lo sceneggiatore Charlie Fletcher sapeva che era una stupidata troppo grossa per dirla subito?
Dal quel che mi è sembrato di capire, nel suo piano di conquista del mondo il Gastone Moschin russo vuole assicurarsi che una pratica legale dell’avvocatessa non lo ostacoli: siccome lei rivendica per il suo cliente il possesso di una nave atomica pronta a bombardare il mondo (credendo sia una barchetta per la pesca), Gastone Moschin usa dieci miliardi di dollari in esplosivo per cercare di farla fuori. Metti che poi fra quindici anni un tribunale lo costringa a restituire una barca che in realtà nessuno sa che esiste?
Insomma, un tuffo carpiato nella buffonata che non ha alcuna spiegazione: potevano inventarsi mille soggetti per la classica storia della bella testimone da proteggere e dell’aitante poliziotto che se la cura (nel senso buono!), invece hanno tirato su un castello di frescacce che quando arriva a fine film ti dà la mazzata finale.

Questo è un lavoro per… SUPER BALDWIN!

Mentre Moschin spara a centinaia di persone senza che nessuno se ne accorga, il detective Baldwin fa il duro al telefono.

«Hai fatto uno sbaglio ad uccidere i miei uomini, uno sbaglio madornale: e vuoi sapere perché? [Pausa ad effetto] Perché vi scoperò e vi farò fuori tutti!»

E Liam Neeson in Taken… muto!
Comunque è una battutaccia del doppiaggio italiano, al posto di «Vi prenderò tutti, fino all’ultimo» (Because I am going to get every last one of you). In effetti però fa così ridere che non ci rinuncerei al Baldwin fotti-e-ammazza.

Vi scopo e vi uccido… e non necessariamente in quest’ordine!!!

Quando un’esplosione di mille megatoni spazza via la civiltà umana ma l’avvocatessa Cindy si salva, anche lei comincia a sospettare che sia il caso di darsela a gambe. Comincia un’inarrestabile sequenza di scene d’azione mozzafiato davvero ben girate e ben curate, e qui dunque devo farmi una domanda.
Perché l’insuccesso di questo film? Un’ottima fotografia che rende spettacolare ogni inquadratura, un senso del ritmo perfetto, esplosioni da terza guerra mondiale, rallentatore gagliardo e attori belli belli in modo assurdo: perché all’epoca la gente ha subìto gravi casi di disidratazione a forza di spernacchiare Facile preda?

Questa è Cindy dopo esser volata via da un palazzo in fiamme…

La critica più ingiusta è che Cindy Crawford non era un’attrice. Quindi Meryl Streep avrebbe funzionato meglio? Ovviamente sono stupidaggini, di attrici incapaci ne è pieno il cinema e comunque qui la Crawford non ha assolutamente nulla da invidiare alle colleghe: deve interpretare la donna in fuga di una storia d’azione, non deve recitare monologhi shakespeariani, e per il suo ruolo è assolutamente perfetta.
Anche quel tonno sott’olio di Baldwin qui sembra quasi un attore vero, malgrado non lo sia mai stato, ma certo la faccia paralizzata in un’espressione di eterna indifferenza non aiuta. Ma, di nuovo, questo non è un film attoriale, è uno “spara-spara”, “scoppia-scoppia”, “corri-corri”, ed anzi uno maledettamente buono, dal punto di vista tecnico.

E le Baywatche… mute!

Perché allora tanti spernacchi su un onestissimo film d’azione? Peraltro uno da serie A, roba che oggi sarebbe impensabile senza avere Tom Cruise che bacia in bocca Vin Diesel: utilizzare così tanti mezzi per un normale film tipico dell’epoca è qualcosa che oggi fa rimanere con la bocca aperta, ma forse all’epoca c’erano così tanti film similari con la stessa qualità che questo risulta fiacco?
Probabilmente è lo stesso problema che ha messo in crisi gli eroi alla Schwarzenegger: sono finiti gli anni Ottanta, i palazzi fatti esplodere solo Arma letale se li può permettere, perché ora vanno di moda storie diverse. E se True Lies (1994) è stata una batosta per chi credeva ancora in certi parametri dell’azione, l’anno successivo la Cindy salterella non aveva speranze.

Ecco la differenza fra anni Ottanta…

… e anni Novanta

Rimarrà per sempre un mistero come mai la prima volta che ho visto il film, appena arrivò su Tele+, non mi sia accorto che la cattiva – quella che ha addirittura l’onore del combattimento finale con l’eroe – è niente meno che Jenette Goldstein, la mitica Vasquez di Aliens (1986): come ha fatto a sfuggirmi una chicca del genere?

Voglio sapere una sola cosa: donde está Baldwin?

Prendere come protagonista una stangona castana forse ha spinto a scegliere come antagonista l’esatto opposto, così la Goldstein – minuscola e roscia – sembra il nano da giardino di casa Crawford, ma alla fine l’attrice è così cazzuta da non far notare troppo la cosa.

Purtroppo nessuno degli attori è su un gradino: è Jenette ad essere piccola e rossa!

La vera eroina del film però è Anita Hart, che a parte piccoli ruoli attoriali – come la maestra vampira nel Vampires (1998) di John Carpenter – è una stuntwoman che dal 1984 è specializzata nel fare la controfigura delle protagoniste di cinema e TV. Magari la ricorderete come una delle bionde “autope” di Austin Powers (1997).
È lei che ha subìto l’enorme numero di cadute e salti in aria della protagonista, quindi per me questo è il film di Anita Hart.

Anita Hart: professione stunt double

Quando John Thonen va ad intervistarla per un lungo speciale a lei dedicato della rivista “Femme Fatales” (volume 7) n. 6 (novembre 1998), il giornalista confessa di aver rivisto tre volte di seguito, tornando indietro con il videoregistratore, la scena d’azione principale della Hart: quella dove ad inizio film doppia la Crawford nell’esplosione della sua casa, e se ne vola in aria per diversi metri fino a cadere in acqua. «Uno degli stunt più incredibili che abbia mai visto», commenta entusiasta Thonen, chiedendo alla Hart cosa ricordi di quell’esperienza.

«È stato così eccitante! Mi hanno avvolta in una tuta Nomex ignifuga che mi copriva dalla testa ai piedi – mani, dita, tutto – poi del gel sulle parti più esposte. Avevo un’imbracatura e un cavo di sei metri che mi legava ad una gru: quando diedero il via, il cavo mi risucchiò verso la gru con una pressione enorme che mi fece volare via. Abbiamo fatto una prova ma si sapeva che era una scena da un solo ciak: una volta che la casa esplodeva, davanti a nove cineprese, doveva andare tutto liscio perché non c’era un secondo ciak.

Stando ai ricordi della cascatrice c’erano almeno tremila curiosi che, dietro le transenne, assistettero all’esplosione: addirittura i telegiornali locali la ripresero, vista l’entità della scena. E la povera Anita Hart era lì, con la responsabilità che se avesse sbagliato qualcosa sarebbe stato tutto rovinato.

«Se avessi fatto una cazzata, l’avrei fatta di fronte a tutti! C’erano i giornalisti locali, la scena fu mostrata su “E!” e “Entertainment Tonight”, finì sulla copertina di almeno tre quotidiani… e c’ero io che volavo in aria! Comunque non ero nervosa, solo eccitata: non vedevo l’ora di farlo. Solo quando mi sono resa conto di quanta gente c’era a guardare ho avuto un po’ di nervosismo.

Malgrado l’enorme esplosione, la Hall non ha visto neanche una fiamma: la forza del cavo che l’ha sparata fuori dalla casa ha fatto sì che raggiungesse l’acqua in 2,3 secondi. Tutto ciò che lei ricorda d’aver visto sono i suoi piedi, mentre roteava in aria.

Un normale giorno di lavoro per Anita Hart

Un’ultima parola va spesa per sottolineare come questo sia probabilmente uno dei primissimi film a fare un uso massiccio di quella tecnologia che oggi fa gridare al “controllo capitalista”. Il detective Baldwin è ancora legato al vecchio mondo, quello in cui nessuno pensava che se paghi con la carta di credito lasci una traccia personale, così come se usi il cellulare o un computer. L’anno dopo, le supercazzole di Mission: Impossible (1996) ci abitueranno a ben altro, ma vorrei sottolineare come il primo film che io ricordi con lo stesso accento marcato sul fatto che “ti possono trovare ovunque” è stato Nemico pubblico (1998) di Tony Scott: ecco, Facile preda è identico, ma con una sceneggiatura troppo primitiva per lasciare il segno.

Esplosioni come se non ci fosse un domani. E infatti non c’è stato, un domani, per il film

Il regista Andrew Sipes è un passante: non esiste al di fuori di questo film. Eppure non gli si può rimproverare nulla: tonyscotteggia, o come si direbbe oggi michaelbayeggia, come non ci fosse un domani (infatti non ce l’ha avuto, un domani) e crea splendide sequenze d’azione “dal vivo” – zero effetti speciali computerizzati! – che fanno la gioia di occhi e cuore. Sicuramente l’avere come protagonista quel ciocco di Baldwin è un difetto, ma le azioni in sé sono roba da serie A.

Ah, che tempi quando le macchine esplodevano sul serio

Se questo film fosse stato girato qualche anno prima – insieme magari ad Arma letale 3 (1992), con cui condivide lo stile – forse avrebbe avuto una sorte migliore, che onestamente merita, invece l’essere pieno di esplosioni quando ormai il pubblico era stufo di quella roba, che da dieci anni dominava il genere, l’ha punito per peccati che non ha. Oggi, in cui la pezzenteria domina il cinema, è un prodotto stupefacente per i mezzi che mette in campo, purtroppo legati ad una sceneggiatura traballante creata su uno spunto ridicolo.

Il dimenticatoio in cui è finito il film, dopo aver chiuso la carriera d’attrice della Crawford, rovinato quella di Baldwin e compromesso quella del produttore Silver, mi sembra una punizione troppo alta per un onesto film d’azione di vecchia scuola, che probabilmente è da gustare molto più oggi dell’anno in cui è uscito.

L.

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27 risposte a Fair Game (1995) Quel Cobra di Baldwin

  1. Cassidy ha detto:

    Analisi impeccabile come sempre, questo film è rimasto nella terra di mezzo, la versione anni ’80 della storia l’aveva già sfornata Stallone (nel modo più anni ’80 possibile, per gusto ed estetica). Verhoeven aveva già lanciato la moda dei film con le coppie di divi anni ’90 impegnati a fare le zozzerie, ma questo film non era riuscito ancora a cavalcarla (…infelice scelta di parole lo so). Quindi è un film d’azione alla Joel Silver con i botti grossi che però non importavano a nessuno, l’argomento del giorno era: Cindy recita! Infatti l’hanno fatta nera perché era troppo gustoso scrivere che la super modella non era in grado di recitare. Dici bene malgrado lo spunto iniziale che resta una fesseria oggi che il cinema di serie A non prevede più l’azione, sarebbe più facile goderselo un titolo così. Applausi a scena aperta per Anita Hart che sta perfettamente a metà tra Brigitte Nielsen e Cindy Crawford, ho visto di peggio in vita mia 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per il ruolo che deve fare, Cindy non ha proprio nulla da invidiare alle altre colleghe: per me era solo razzismo becero, siccome era una “estranea” al cinema allora giù botte.
      Vederlo oggi ti assicuro che è un piacere, può mangiare in testa a tanti sedicenti blockbuster 😉

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      • Cassidy ha detto:

        Mi hai fatto pensare all’odio nei confronti di Kevin Costner e il suo “Waterworld” che i giornalisti aspettavano solo per poterlo demolire, tanto che ancora oggi tanti ricordano il film come un disastro al botteghino (che non è stato). Cindy aveva tanti mirini laser puntati addosso, non solo quelli del Gastone Moschin russo 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Tutto interessante e condivisibile: la rivalutazione del film, alcune primizie ivi presenti, gli aneddoti su Anita Hart, le frasi maschie sbagliate o meno (vi scoperò…), le esplosioni, il Baldwin “di mezzo” un po’ anonimo, le recensioni…tutto però, nella mia testa, si mescola come in un calderone vagamente caotico perché di fatto dopo aver visto Cindy…non c’ho capito più una mazza! Amo la Serie Z filmica, ma nel suo caso siamo alla Serie A estetica (la scoperta dell’acqua calda del bucaniere Willy)! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ davvero disarmante la sua bellezza, e nel film spesso ci si chiede se sia vera! Comunque per evitare qualsiasi “ombra” su di lei nel film appaiono solamente altre due donne: la citata gnappetta Goldstein, vestita male, e una ancora non nota Salma Hayek, che sebbene splendida è comunque alta due mele e poco più e appare tutta spettinata. Nessuna doveva fare ombra a Cindy 😀
      Comunque la visione del film merita anche solo per lei.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Disarmante, hai detto bene, così come hai detto bene che le citate non possono farle ombra (con tutto il rispetto per Salma). Poi inserita in un contesto anni ’90 dove per me lei sempre si staglierà…emoziona ancor di più (e con un Baldwin direttamente dal mondo Z accanto 🙂 )

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Peccato che questo insuccesso ci abbia privato di altri film della Crawford. Non sarebbe bello se oggi i due personaggi tornassero in “Facile preda 2: Ancora più facile”? Vediamo chi si è conservato meglio tra lei e Baldwin 😀

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Idea da applausi! Tra l’altro quel “ancora più facile” fa presumere un andazzo più scollacciato del fanta-seguito, aspetto che farebbe provare gioie incommensurabili allo Zagarino (cioè al masculo anni ’90) che è in molti di noi! 🙂

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Concordo con il tuo giudizio e coi commenti precedenti. Film che già in partenza è “nato sbagliato”. Protagonisti bellissimi ma anonimi, trama banalotta con tanto di superc@zzola finale (e nessuno twist che ti faccia esclamare “Ah però! Hai capito com’è andata?”), genere in ritardo visto che l’action di questo tipo era già fuori moda, spettacolare ma non “fuori scala” (“Die Hard” dove esplode mezza NY è coetaneo),…

    Insomma, una film già visto e stravisto, onestissimo, ma senza nulla che “acchiappi” il pubblico anche furbescamente: “Basic Instinct” è di tre anni prima, “I soliti sospetti” è dello stesso anno di questo,… La curiosità di vedere una top model è ben poca cosa sopratutto se non mostra la “mercanzia” come illustri colleghe attrici hanno fatto prima di lei.

    Se lo facevano paro-paro 8-10 anni prima sarebbe stato un discreto successo, se al posto di “occhio da pesce lesso” Baldwin c’era Sean Connery (fascino maturo che conquista la super-gnocca giovane e bellissima) sarebbe stato un successo, se al posto della Crawford c’era (dico a caso) Anna Nicole Smith meno pudica dalla Cindy (una modella-bomba sexy che nel 1994 aveva già mostrato le sue grazie, ce l’avevo su Max che ho consumato!) magari sarebbe stato un successo,… Insomma, il pubblico del 1995 di sta storiella pseudo romantica sullo sfondo di indagini ed esplosioni non gliene fregava di meno!

    Forse (e sottolineo il forse) se la buttavano in commedia brillante tipo “All’inseguimento della pietra verde” avrebbero salvato capra&cavoli.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Die Hard a parte – che fa legislazione a sé – hai fatto benissimo a citare i Soliti sospetti o Basic Instinct, perché quel tipo di storie – un “nero” psicologico a tinte forti – stava davvero rivoluzionando il gusto. Anche se non dimentichiamo l’enorme successo di “Speed” (1994), segno che l’action funzionava ma non quello alla Joel Silver, con città intere che esplodono.
      Se se protagonista fosse stata l’incontenibile Anna Nicole Smith…. servivano tutti i fratelli Baldwin insieme per controbilanciarne le curve 😀

      Peccato perché quell’eccessiva attenzione sulla tecnologia che avrebbe fatto la fortuna sul finire dei Novanta qui è già ampiamente anticipata, purtroppo scritta male e buttata via, ma davvero anticipa tematiche in seguito faranno molto successo.
      Dopo “Nemico pubblico” (1998) dello Scott giusto torneranno di moda i computer e gli haker, come “Codice: Swordfish” (2001) e “S.Y.N.A.P.S.E.” (2001) che in fondo continueranno quel discorso di “ci controllano tutti” iniziato con “The Net” (1995) con Sandra Bullock, da cui poi nasce ,”Hackers” (1995) e il seguito apocrifo “Hackers 2” (2000). Tutti questi titoli, molto più famosi di “Facile preda”, usano tematiche già presenti nel film con la Crawford, eppure questo viene escluso dal filone “informatico” per rimanere confinato nell’action di vecchia scuola, quando invece è un chiaro esempio di “anello mancante” che testimonia l’evoluzione dall’action anni Ottanta verso tematiche più tecnologiche dei Novanta.
      Tanti film famosi dell’epoca meritano di essere dimenticati, peccato che se la siano presa con uno che – pur con i suoi difetti – non meritava tutta questa acredine.

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  4. armiere guns ha detto:

    Scusa nn l ho visto molto bello scusa ancora

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  5. Giuseppe ha detto:

    La sua vera, grande “colpa”? Semplicemente l’essere uscito fuori tempo massimo, appunto, oltre che in anticipo (rozzo e sconclusionato, sì, ma pur sempre anticipo) sulla tematica della tecnologia invasiva e, ovviamente, non c’è proprio nulla da imputare a Cindy Crawford (nemmeno a William Baldwin, a voler essere onesti fino in fondo). L’unico a esserne uscito indenne, qui, è stato proprio Steven “Gastone Moschin” Berkoff, ma lui era già un gigante prima e avrebbe continuato ad esserlo anche dopo, ragion per cui fa poco testo…
    Un sentito e meritatissimo applauso alla stunt double di Cindy, Anita Hart (le è capitato di “doppiare” pure Terry Farrell in DS9) 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La Hart ha davvero un sacco di splendide attrici nel curriculum.
      Comunque sì, Steven Berkoff – che io ho preso in giro chiamando “Gastone Moschin” – ha fatto una carriera decisamente migliore dei protagonisti: paradossi del cinema!

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  6. Pingback: Double Edge (1986) guest post | Il Zinefilo

  7. Vasquez ha detto:

    Ho rivisto il film in occasione dell’ennesimo suo passaggio su Iris, che in prima battuta l’avevo perso. Certo che pure ‘sti canali: fantasia portami via proprio! Avrebbero potuto trasmettere Cobra, così chi non l’aveva mai visto avrebbe potuto colmare una lacuna, e magari farsi bello sul Zinefilo, checcacchio!
    Secondo me Cindy, modella di professione, è molto più brava nel recitare di William, attore di professione, pesce lesso per passione 😁
    Il film in sé secondo me vuole essere troppe cose: action informatico con la storia d’amore condito con esplosioni, inseguimenti e ritrovati tecnologici (e frasi maschie, a volte però imbarazzanti). Non si sa dove concentrare l’attenzione. Bella però quella tastiera ergonomica.
    Di primo acchitto pure io avevo capito: “Vi scoPerò e vi ucciderò!”, complice il fatto che stavo guardando il film con un occhio solo. Tant’è che mi sono detta: “no ma in che senso?”, anche perché in tono con le altre frasi maschie/imbarazzanti. E invece questa è un’altra occasione dove il miglior doppiaggio del mondo colpisce ancora! Forse fargli dire: “Vi troverò e vi ucciderò!” tredici anni prima di Liam Neeson pareva brutto! 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhaah dici che ho capito male? Che non è una P ma una V? Che peccato, nel caso si perderebbe il momento più divertente del film 😀
      Sì, mette troppa carne al fuoco e sicuramente rendere Baldwin eroe d’azione non è mai la scelta giusta, a meno che non sia una roba Z per farsi due risate.
      Però è anche un onesto film pieno di scene d’azione vecchia scuola, onestamente non merita il disprezzo che ha ricevuto sin dalla sua uscita.

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  8. Vasquez ha detto:

    È sicuramente una V! 😉

    Sull’onestà di intenti ti dò ragione, e le scene d’azione sono veramente gustose.

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