Venerdì 13: la serie (1987) 4 – Tè mortale


Continuiamo a festeggiare i 35 anni da quel 3 ottobre 1987 in cui la Paramount ha portato in TV “Friday the 13th: The Series“, anticipando Freddy Krueger: mi sembra giusto ricordare la serie di Venerdì 13… senza Jason! Ma povero, perché lo trattano tutti male?


Che notte, quella notte…

Che notte, quella notte. Quella di venerdì 3 agosto 1990, in cui l’Italia1 dei tempi d’oro affida a Zio Tibia in persona il compito di infestare magicamente la serata.

Dal “Radiocorriere TV” di quel magico venerdì 3 agosto 1990

Si parte alle 20,35 con Chi è sepolto in quella casa? (1985), lo storico primo film “casalingo” prodotto da Sean S. Cunningham per Roger Corman. E qui scatta la domanda: perché Italia1 ha mandato prima House 2 e poi House? Possibile che l’emittente non sia mai riuscita a mandare in ordine saghe e serie? La risposta è: già tocca ringraziare che abbia mandato in onda qualcosa, non si può chiedere di più.

House non si limita a rifarsi palesemente allo storico Evil Dead, bensì anticipa molte atmosfere dell’imminente Evil Dead 2 (1987), come per esempio un animale impagliato che comincia a muoversi rantolando: qui è un pesce spada, ne La Casa 2 sarà un cervo.
Purtroppo però William Katt non è Bruce Campbell, non ha neanche l’1% del geniale istrionismo che serve per reggere da solo un intero film in cui una casa posseduta cerca di ucciderti in mille modi. Così il tutto sembra una commedia – e infatti nei database, anche italiani, il film è considerato “commedia / orrore” – e il buon Katt è decisamente un po’ ridicolo quando reagisce ai fantasmi e spiriti vari.

Mi sa che non è una cosa seria...

Mi sa che non è una cosa seria…

Si continua alle 23,20 con Venerdì 13: il terrore continua (1985). L’attrice Melanie Kinnaman così parla alla rivista “Jason Goes to Hell” (1993):

«La notte che filmammo la scena in cui attacco Jason con la motosega è stata l’esperienza più dura della mia vita, ma fu anche divertente. Insomma, ero lì con in mano questa motosega fumante, all’inseguimento di un tizio alto due metri con un machete in mano. Pensai: “Potrebbe uccidermi in un secondo eppure stanno costruendo la scena come se fossi io a comandare!”»

Per inciso, la notte a cui l’attrice fa riferimento era quella di Halloween! Certo che girare di notte con un tizio vestito da Jason proprio la notte delle streghe… dev’essere un bell’effetto.

Il bianco e nero rende sempre tutto migliore

Chiude la notte magica “Ai confini della realtà”, con l’episodio Viaggio nel tempo (2×13, 13 gennaio 1961), scritto da papà Rod Serling in persona.

«Appena uscito da una discussione sulla possibilità di viaggiare nel tempo e di cambiare la storia, Peter si ritrova improvvisamente un secolo nel passato. Egli capirà subito di essere capitato nel giorno in cui sarà ucciso il Presidente Lincoln ma, tentando di mettere in guardia le autorità, non verrà creduto da quasi nessuno.»
(da Wikipedia)

In mezzo a questo ghiotto panino truculento, c’è il nuovo episodio della serie “Venerdì 13”.


Episodio 1×04
Tè mortale
(A Cup of Time)

Andato in onda il 19 ottobre 1987, l’episodio è diretto da Harvey Frost, regista prettamente televisivo.

L’episodio non sembra essere presente fra quelli usciti in VHS italiana fra il 1988 e il 1989, ma le informazioni sono così rare e vaghe che non lo posso dire con certezza.

Questa settimana abbiamo… la tazza che ammazza!

L’oggetto infestato della settimana è una tazza di porcellana con su disegnata un’edera dello scambio (swapper’s ivy), pianta che ormai non dovrebbe più esistere, stando alla consueta spiegazione del saggio Marshak.

«Originaria dell’Irlanda, già nota nel XIII secolo, era una pianta maligna o almeno pensavano che lo fosse: pare che bruciasse ogni cosa.»

Il suo nome deriva dal fatto che chi possedeva questa pianta poteva ottenere qualsiasi cosa. Va be’, si chiede Micki, ma che c’entra una piantina estinta con gli oggetti infestati di zio Vendredi? È presto detto.

Si possono esprimere desideri anche a fumarsela, la piantina?

In un qualche modo che non ci viene spiegato – perché, va sempre ricordato, gli autori di questa serie sono fra i più pigri in circolazione – la pianta estinta si è fusa con la tazza così che chi beve tè da essa tira le cuoia: quella morte va “in conto” a chi ha fatto bere il tè, il quale così può esprimere un desiderio.
Immaginate di essere una giovane ragazza che vuole rimanere giovane, capite già quale può essere il desiderio da esprimere: con spirito samaritano la donna gira di notte per parchi offrendo tè ai senza-tetto, questi schiattano e lei rimane giovane. E magari può sfondare nel mondo del punk-rock mortale con il nome di Lady Die.

Oggi Hilary Shepard la trovate su TV8 in alcune delle migliaia di thrillerini diretti da David DeCoteau, ma in realtà gira fra cinema e TV da decenni: qui veste le panni di una cantante che ama la morte, com’era grande moda dell’epoca. Affido il commento a Caparezza: «Se vi piace la morte spiegate, perché non v’ammazzate?»

Io non amo la morte, è la morte che ama me (semi-cit.)

Arrivati al quarto episodio c’è una domanda che mi opprime: sarà dovuto a casualità, pigrizia, cialtronaggine o è proprio una scelta autoriale voluta, quella di rendere pari a zero l’impatto dei due protagonisti nelle varie storie? In pratica Micki e Ryan si limitano a stare appoggiati da qualche parte, fanno un paio di inutili battutine ad episodio, da contratto devono impegnarsi in almeno un battibecco a puntata, ogni volta che cercano di intervenire nella vicenda falliscono, e in pratica alla fine sono i cattivi a fare tutto da soli. Una volta che i vari personaggi hanno sbagliato tutto e si sono rovinati con le proprie mani, arrivano Micki e Ryan a dire la battuta finale.

Ogni serie TV ha l’episodio opaco, quello in cui i protagonisti sembrano solo delle comparse sciocchine, ma arrivati alla quarta puntata di fila non può essere un caso: paradossalmente Micki e Ryan sono semplici spettatori di eventi che non li riguardano minimamente, dato che sono incapaci di dare una qualsiasi contributo alle vicende.

Due belle statuine in racconti che non li vedono mai protagonisti

Questo quarto episodio si gioca tutto fra la cantante Lady Die, che malgrado il suo nome d’arte e il testo delle sue canzoni non ama affatto la morte e vuole rimanere giovane e bella, sterminando barboni, e dall’altra parte c’è un’amica d’infanzia che l’ha riconosciuta, grazie a Marshak ha capito il suo gioco e sarà lei a fare tutto. I gestori del “Curious Goods” come sempre sono inutili all’ennesima potenza.

Una citazione chiccosa, con i disegni di Jack Davis

Prima curiosità. Nel giaciglio della piccola senza-tetto, la “barboncina”, troviamo un fumetto che voglio sperare sia una ristampa, visto che l’originale risale al marzo 1954, data di uscita del numero 40 della storica collana a fumetti “Tales from the Crypt“. La serie TV omonima era iniziata proprio nel giugno di quel 1989, quindi in questo ottobre la citazione ci sta tutta.

Ma solo io tenevo gli LP in un armadio? Non ce li avevo mica quegli scatoloni

Seconda curiosità. Ryan è un grande fan della musica di Lady Die e mostra la sua collezione di vinili, che non è vintage come si usa oggi, bensì il formato musicale standard dell’epoca. Però il futuro sta arrivando, e durante un’intervista musicale con la cantante viene rivelata la bomba: sta per uscire Dying for Love, il nuovo… CD di Lady Die!
Proprio nel momento in cui questo episodio usciva in America, all’incirca, in casa mia entrava per la prima volta uno stereo con “lettore laser”, come si diceva all’epoca, che oltre a vinili e musicassette leggeva anche Compact-Disc, la rivoluzione del decennio – tanto che un alieno e un suppliziante la useranno di lì a poco come arma al cinema!

Volano CD che ti tagliano in due, in Arma non convenzionale (1990)

Il posto più morbido dove infilare un CD, in Hellraiser 3 (1992)

Con l’acquisto dello stereo c’era in omaggio un CD, Blue’s (1987) di Zucchero: mi spiace, Lady Die, è un genere leggermente diverso dal tuo…


Conclusione

È una notte buia e tempestosa quando Hilary Shepard atterra all’aeroporto di New Orleans. La mattina dopo deve presentarsi sul set per girare, è stanca morta e vuole solo raggiungere l’albergo: il problema è che non si trova un solo taxi in giro.

Mentre la pioggia inonda il buio della notte, l’attrice cerca di farsi venire un’idea per raggiungere l’albergo a piedi, poi d’un tratto… qualcuno la chiama, estasiato. Hilary si gira e scopre un suo fan adorante… che di mestiere fa il taxista! È fuori turno, ma è ben disposto ad accompagnarla ovunque.

«Durante il viaggio verso l’albergo ero talmente felice che ho risposto a tutte le sue domande sull’episodio di “Venerdì 13” in cui mi aveva visto.»

Questo delizioso aneddoto l’attrice – che si fida parecchio, ad accettare un passaggio da uno sconosciuto, per di più fan alla Misery! – lo racconta a Victor Paul Marasso della rivista “Draculina” (n. 25, 1996), il che ci ricorda che l’attrice almeno all’epoca era nota per parecchi ruoli horror. Quindi chiudo mostrandola al fianco di sua maestà Richard Lynch come cattiva del filmaccio Scanner Cop (1994).


L.

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23 risposte a Venerdì 13: la serie (1987) 4 – Tè mortale

  1. Cassidy ha detto:

    Tra Caparezza, Tales from the Crypt e gli anedotti di produzione, hai reso più interessante il post della puntata della serie su Jason-senza-Jason 😉 Cheers

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  2. Grendizer ha detto:

    A parte che questa Lady Die non sembra poi così giovane nella foto postata, ma perché continuare ad ammazzare per rimanere giovane ?
    Non potrebbe esprimere un solo desiderio , tipo “rimanere giovane per sempre ” al primo morto ammazzato ?
    E al secondo ” fammi diventare ricca e famosa ” ?
    Cmq la Mediaset ha sempre avuto ( e ha ancora ) quello strano vizio di presentare maratone di saghe filmiche partendo dall’ ultimo in ordine di uscita e poi a ritroso in ordine decrescente.
    Vai a capire perché.
    Però è vero : House è quasi un horror per ragazzi , lo dimostra che lo vidi anche io al tempo , che ero parecchio fifone .
    Anche il fatto che Mediaset lo mandasse in prima serata è indice di quanto fosse innocuo.
    Il seguito poi era proprio un film per ragazzi ( che io cmq ho apprezzato) : è molto più horror un qualsiasi capitolo della saga di Harry Potter .

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  3. Vasquez ha detto:

    Io l’ho visto, “Chi è sepolto in quella casa”, ma è mai possibile che non ne ricordi una scena che è una? E niente…adesso DEVO recuperarlo 😛

    Guardando questa puntata di Venerdi 13 invece a me viene un’altra domanda (che forse mi feci anche 30 anni fa): ma questi 3 di che campano? Palesemente non hanno un secondo lavoro, il negozio fa schifo (polvere e paccottiglia, io non vedo altro, per non parlare dell’insegna, o della vetrina…), non si vede un cliente manco a pagarlo, e in più devono correre dietro a oggetti che hanno venduto…a quanto li hanno venduti? Tanto da mantenercisi a vita? Mah…
    Poi l’episodio in sé…ai barboni fa molto più gola un goccio di alcol che di tè secondo me (e anche secondo l’altra tizia che viene in possesso della tazza) ma forse un bicchierino stregato non sarebbe stato abbastanza suggestivo…Che poi Lady Die versa il tè non da un thermos come mi era sembrato all’inizio, ma da uno shaker, quello per i cocktail! Trovarobe bocciato 🤣

    “La tazza che ammazza” mi ha steso! Chissà se si può aprire una nuova sotto-rubrica tra i tuoi Parenti Uccidenti…o tra le bevande fantastiche 😀

    E la piccola “barboncina” dalle letture interessanti? Che le vogliamo dire alla giovanissima Lisa Jakub, la Lydia di Mrs. Doubtfire? Carina carina carina 😊

    Oh! Fino all’ultimo ho sperato di vedere Micki salire sul palco al posto di Lady Die, ma niente…non ce l’hanno fatta proprio a farle fare qualcosa…vedo se riesco a recuperare quel “Ai confini della realtà”: chissà se lì le cose non quadrino un po’ di più 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi sembra evidente che gli sceneggiatori di questa serie sono allergici a qualsiasi procedimento logico o anche solo al buon senso: l’idea di una che offra tè caldo di notte ai senza-tetto è già ridicola di suo, con la tizia che gira una delicata tazza di porcellana e uno shaker, figurarsi dare un qualsiasi lavoro ai due incapaci protagonisti, che tanto non saprebbero mai portarlo avanti 😀
      E’ un peccato che non ci si siano impegnati neanche per un’anticchia, inoltre nella prima puntata vengono accennate robe sulle vite precedenti dei due eroi (subito dimenticate), ma Marshak? Il loro saggio mentore non ha altro da fare nella vita se non stare a bottega a far niente?

      Se all’inizio del concerto mentre tutti aspettavano Lady Die fosse sbucata Micky da un’esplosione di scintille, tutta vestita di pelle nera, iniziando a ballare e cantare “Rock and Roll, Rockin’ on a midnight, Steal your soul”, come in “Morte a 33 giri” (1986), allora sì che questa serie sarebbe esplosa in TV. Altro che “One night in Bangkok” 😛

      Per finire, ti prego non scuotermi troppo, perché già sono lì lì per cadere e iniziare a stilare un “Dizionario degli Oggetti Infestati. Dal Museo degli Artefatti dei Warren a Curious Goods a Warehouse 13 e chi più ne ha più ne metta” (anche se il titolo è da rivedere, è un po’ lunghino). Per ora ogni episodio sto catturando l’oggetto protagonista, quindi il giorno che sicuramente cadrò in questa tentazione ho già le schede pronte 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Siiiiì!!! 😀 L’Etruscopedia degli Oggetti Maledetti! No però così non ti ritrovano su google. Bisogna per forza usare una parola tipo Enciclopedia o DiZionario. Sarebbe sicuramente più esaustivo e interessante dei vari Dizionari Mysteriosi del BVZM. Starei sempre lì a sfruculiare 😀
        Il Warehouse mi piaceva perché alla fine viveva di vita propria: gli oggetti se messi nella giusta posizione al suo interno gli davano armonia e un profumo di mela.
        E poi ci sono gli oggetti della Biblioteca dei Librarians: occhio che i film per la TV vengono prima della serie 😛
        Oppure gli oggetti dell’Asta Tosta: oggetti tosti per tutti i gosti 😀

        “Knock, knock, knockin’
        For a sweet surprise
        It’s a trick or treat”
        Magariiii!!! Ogni tanto mi ripesco la canzone sul tubo: è strepitosaaaa!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eh, quando sei sull’orlo del baratro e gridi “non spingete” è come mettersi addosso un cartello con su scritto “calciate pure!” 😀
        Per di più da Cassidy ho scoperto che il mio nemico Del Toro (non ricordo mai se Benicio o Guillermo) ha appena fatto da presentare a una serie su oggetti maledetti… Maledizione!
        E pure l’idea della Z maiuscola per legare l’iniZiativa al Zinefilo è grandiosa, così se già non bastassero i progetti già aperti ora si aggiunge il DOM: DiZionario degli Oggetti Maledetti. Maledetti umani! (come direbbe il mio amico Harry Van DenCoso)

        Trick or Treat è druga allo stato puro, eppure nessuno dei ridicoli film finto-anni Ottanta che escono da anni contiene un briciolo dello stile rockeggiante dei veri anni Ottanta 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Il DiZionario degli oggetti ricchi di malefiZi è un’idea molto attraente 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhhh sono aggredito da diavoli tentatori! 😀
        “MalefiZi” è un termine splendido, va usato assolutamente ^_^

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  4. redbavon ha detto:

    Non sono un appassionato di horror, ma mi sono goduto dalla prima parola all’ultima.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Solito post assai succulento anche perché parti da un episodio della sere tv ma poi ci fai spaziare in lungo e in largo nell’universo horror tra una chicca e l’altra! 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Devo decidermi a rivederla per intero, questa serie, anche se la sua logica “occulta” e il ruolo non proprio attivo dei protagonisti fanno ancora parte dei miei ricordi più nitidi a riguardo, assieme a quello del doppio episodio di inizio terza stagione in cui John D. LeMay prende commiato dal resto del cast in una maniera insolita (diciamo così)…
    Intanto, ecco qualcosa per non lasciarti senza la giusta dose settimanale di Robey 😉

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Non ricordavo che la serie avesse un difetto così grosso: i protagonisti di una storia dovrebbero essere sempre un po’ più presenti. Chissà a che pensavano gli scrittori 🤔

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In pratica temo che gli autori pensassero a “Ai confini della realtà”, cioè un formato televisivo con storie slegate fra loro, e solo una volta scritte le sceneggiature intorno all’oggetto maledetto della settimana ci spruzzavano sopra Micki e Ryan a casaccio, che se fossero assenti non se ne accorgerebbe nessuno.

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