The Running Man (1987) L’implacabile

implacabileCi sono futuri che vanno troppo lontano e futuri che non si discostano molto dal presente: Stephen King ha descritto il mondo futuro con una precisione millimetrica, ma oggi festeggiamo il blando e apocrifo film che ne è stato tratto.

  • La Bara Volante” presenta il film con il suo stile inimitabile
  • Il Cumbrugliume” racconta il film a suo modo
  • IPMP” presenta la locandina italiana dell’epoca

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Teoricamente avremmo dovuto aspettare il 4 febbraio 2018 per festeggiare i trent’anni dell’uscita italiana del film… però come si fa a resistere a festeggiare nel 2017 un film futuristico ambientato nel 2017? (Malgrado le locandine italiane dell’epoca riportassero 2019!) L’anno prossimo semmai lo ricorderemo di nuovo…
The Running Man esce in patria il 13 novembre 1987 e, come detto, arriva nei cinema italiani il 4 febbraio successivo (checché ne dica IMDb) con l’assurdo titolo L’implacabile.
Nel 1989 arriva in VHS Panarecord, ristampato nella sezione economica “Gallery” e poi incluso nella “Rassegna del Cinema di Fantascienza” (Hobby&Work). La famigerata Quadrifoglio lo porta in DVD dall’8 novembre 2011 e in Blu-ray dal 3 dicembre 2014.

Rara versione italiana del titolo

Rara versione italiana del titolo

Un attimo di raccoglimento per la scelta del mitico Glauco Onorato di NON doppiare più Schwarzenegger: Dopo Terminator (1984), Commando (1985) Codice Magnum (1986) e Predator (1987) la voce perfetta smette di seguire l’attore austriaco. Al suo posto arriva Massimo Foschi: all’inizio l’impatto è fastidioso, ma dopo un po’ onestamente ci si fa l’abitudine.

Dal 1982 il futuro è sempre bbuio

Dal 1982 il futuro è sempre bbuio

«Mi ricordo ancora di quando Mick Jagger era una celebrità. Tu non sai neanche chi fosse, vero?»
Questa frase l’ha scritta Richard Bachman (Stephen King) nel 1982 ambientandola nel 2025: visto che oggi, nel 2017, la stella del cantante è un po’ appannata, è facile che tra 8 anni ben pochi lo ricorderanno. Ma intanto fermiamoci al 2017: perché è qui che Steven E. de Souza ambienta la storia del film liberamente tratto dal romanzo di King intitolato… eh, questo in Italia è sempre un problema.

Dal 1982 le macchine hanno i led sul muso!

Dal 1982 le super macchine hanno i led sul muso!

Nel 1984 il romanzo di Bachman arriva alla redazione di “Urania”, probabilmente con l’ordine di non dire mai che è King “mascherato”, stessa imposizione che il Re metterà anche sui crediti del film. I curatori Fruttero e Lucentini leggono il titolo, The Running Man, e mi immagino questa discussione:

uomo-in-fuga«Ehi, Fruttero, non abbiamo già pubblicato un The Running Man
«Sì, Lucentini, nel 1975: era un romanzo di J. Hunter Holly.»
«E come l’abbiamo intitolato, Fruttero?»
«Semplicemente L’uomo che correva, Lucentini: le nostre traduzioni in “Urania” non hanno mai brillato…»
«E ora questo come lo intitoliamo, Fruttero?»
«Chiediamo al traduttore, Lucentini. Ehi, Delio Zinoni, il titolo ha qualche attinenza col testo?»
«Sì, Fruttero & Lucentini: il protagonista partecipa ad un gioco televisivo chiamato “The Running Man”, che nel testo ho tradotto con “L’uomo in fuga”. Vi piace?»
«Andata! Ora andiamo a stagliuzzare altre traduzioni così da far impazzire i lettori futuri.»
Ovviamente non è andata così, ma il succo è che esce fuori questo titolo, L’uomo in fuga, che rimane anche nelle successive ristampe Mondadori e Sperling.
Per il film si è tagliato corto: lo show televisivo si chiama “The Running Man” anche in italiano… e allora perché chiamare il film L’implacabile?

Da Il dormiglione (1973), nel futuro le guardie senza faccia vanno sempre in coppia

Da Il dormiglione (1973), nel futuro le guardie senza faccia vanno sempre in coppia

Tutti conoscono il regista Paul Michael Glaser ma magari solo il nome non dice molto: e se vi dico che è il moro Starsky della serie Starsky & Hutch? Oltre che prolifico attore è stato altrettanto prolifico regista.
de Souza veniva dalla TV come Glaser, ha esordito alla sceneggiatura cinematografica con 48 ore – mille punti per Steven! – e con quel capolavoro di Commando (1985): diecimila punti per Steven! Poi tirerà fuori Die Hard 1 (1988) e 2 (1990) e i punti volano… ma con gli anni Novanta Steven perde ogni punto, tra Street Fighter (1994) e Dredd (1995): dopo Tomb Raider 2 (2003) possiamo dire che de Souza è finito.

Che film di Schwarzenegger è senza un cameo di Sven-Ole Thorsen?

Che film di Schwarzenegger è senza un cameo di Sven-Ole Thorsen?

Mentre il 2017 del film è lontano da noi, il 2025 del romanzo è molto più 2017 di quanto si possa immaginare.
La gente vive in simbiosi con la Tri-Vu (Free-Vee) e va volontaria ai reality dove sa che farà brutte fini, tipo “Il macinadollari” (Treadmill to Bucks) o “La patata bollente” (How Hot Can You Take It) o “Corri alla pistola” (Run For Your Guns). Il partecipante a “L’uomo in fuga” non si può limitare a fuggire, deve mandare dei nastri da far mostrare durante lo show televisivo, così viene fornito di

«una telecamera, grande circa come una scatola di pop-corn, del peso di tre chili. Insieme, avrete sessanta cassette lunghe una decina di centimetri. Il tutto sta comodamente nella tasca della giacca. È un trionfo della moderna tecnologia.»

A leggere oggi queste righe c’è da sorridere, ma è una cosa serissima: King aveva già immaginato un futuro dove portassimo in giro costantemente un’apparecchiatura invasiva per registrare momenti della nostra vita da condividere con estranei. E questo dà davvero i brividi…

Ogni decennio ha la sua passione per le motoseghe!

Ogni decennio ha la sua passione per le motoseghe!

Dalla critica sociale del romanzo si passa a qualcosa di molto più light, una roba che mischia il futuro bbuio di Blade Runner (1982) con il controllo governativo opprimente e falso del 1984 di Orwell, che proprio in quegli anni si “festeggiava” con il film con John Hurt.
Non abbiamo più un fiero Ben Richards, intollerante al potere, povero in canna che è costretto a scendere nell’arena televisiva volontariamente perché sua moglie e sua figlia ricevano le cure di cui hanno bisogno, non c’è più il sacrificio del condannato ad un potere che trae linfa vitale da altri condannati come lui, bensì abbiamo Arnold Schwarzenegger alla ricerca di un ruolo d’azione: tutta la trama viene stravolta per dare all’attore l’occasione di picchiare gente e sparare frasi maschie a ripetizione. (Tutte però ben poco ispirate e quel che peggio didascaliche: dire «Che testa calda» a uno che va a fuoco non è una punchline, è una stupidata da ragazzini.)
Il protagonista del romanzo batte gli inseguitori con l’astuzia, Schwarzy a suon di mazzate: ecco come cambia il futuro…
Ah, e una celebre invenzione del film, sebbene usata solo qualche minuto all’inizio, sono i collari esplosivi che impediscono la fuga dei prigionieri: dopo essere stata copiata di peso dal film Sotto massima sorveglianza (Wedlock, 1991, di cui parlerò quanto prima), l’idea è stata raccolta dal giapponese Battle Royale, ma questa è un’altra storia…

Vi piace il mio collare esplosivo da vero gangsta?

Vi piace il mio collare esplosivo da vero gangsta?

Il presentatore Bobby Thompson del romanzo è quasi una comparsa, serve solo a spiegare al protagonista che schifo di mondo sia il 2025, invece nel film diventa il co-protagonista Damon Killian (un eccezionale Richard Dawson), così perfetto – con l’altrettanta perfetta voce di Sergio Fiorentini – che da allora diventa lo standard per i presentatori infami.
Dopo aver infranto ogni promessa fatta, Killian fa così incazzare Schwarzy che si becca la super frase maschia del film: «Io ritornerò». Esatto, è proprio uno dei mitici «I’ll be back» che Schwarzy ha disseminato nei suoi film, e che si merità il dileggio di Danny in Last Action Hero (1993).
Però Killian è talmente più cazzuto di lui da colpirlo con una contro-frase maschia: «Sì, solo in replay» (Only in a rerun).

Tornerò... soprattutto per le ballerine!

Tornerò… soprattutto per le ballerine!

I cacciatori nel romanzo sono chiamati Stabbers, che il nostro Delio Zinoni traduce curiosamente come “Pugnalatoli”, nel film diventano Stalkers, resi semplicemente come “Sterminatori”.
Saranno loro a dare la caccia ai concorrenti ma non per tutta l’America come nel romanzo: ci si limita ad una zona di «400 aree di uguali dimensioni, scampate miracolosamente al terremoto del ’97»: che sia stato pensando a questa frase che è nato il film Vulcano. Los Angeles 1997 (1997) di Mick Jackson? Scherzi a parte, purtroppo nel 1997 un terremoto c’è stato davvero… ma ha colpito Umbria e Marche…
Tra gli Sterminatori troviamo Capitan Freedom, cioè quel Jesse Ventura che sta cercando di seguire le tracce di Schwarzenegger ma senza successo: dopo questo film non lo si vedrà più molto in giro. Invece nella carriera politica ha avuto molto più successo. (Ricordo che l’unico del cast di Predator a non aver affrontato una carriera politica… è il Predator!)

Ehi tu, vota Ventura!

Ehi tu, vota Ventura!

Ben Richards (Schwarzy) è buono buono ma viene incastrato dal Governo cattivo cattivo, infilato in una tutina della Adidas – e vai con la marchetta – e costretto a partecipare a “The Running Man”, show televisivo in cui deve sfuggire a degli inseguitori che vogliono ucciderlo in diretta, mentre la gente scommette su di lui.
Tradito da Amber Mendez (Maria Conchita Alonso), la donna stessa capisce che il potere è corrotto e si ritrova pure lei nella tutina dell’Adidas, al fianco di Richards: ammazza che ti ammazza, i due riusciranno a sfuggire alle maglie dello show e a guidare la resistònsa a sovvertire il potere: avete mai visto un film degli anni Ottanta senza una resistenza al suo interno?

Gli anni '80 stanno venendo a cercarvi!

Gli anni ’80 stanno venendo a cercarvi!

Per finire, il momento dedicato ai “Doppiaggi Italioti“.
Prima di buttare una guardia giù da una torre, Schwarzy spara la sua frase maschia: «Vuoi un passaggio?» Ok, non è molto efficace: che c’entra un passaggio con il buttare giù uno di sotto? Invece l’originale «Give you a lift?» indica lo stesso concetto ma suona più come “Vuoi un ascensore?”: lo trovo molto più azzeccato.
Il motto di Jesse Ventura è «senza dolore non c’è vincitore», che trovo una splendida traduzione del celebre motto «No pain, no gain».
Dopo aver ucciso Buzzsaw infilandogli una motosega in pancia, quando Amber chiede «Che ne è stato di Buzzsaw?» Schwarzy risponde: «Si è fatto in pezzi». Un po’ debole come risposta, soprattutto troppo didascalica, mentre l’originale gioca con le parole: «He had to split», letteralmente “si è dovuto dividere”, frase fatta con il senso che è dovuto andar via.
Infine, è curioso notare che Schwarzy dice a Killian di mangiarsi il contratto ma di lasciare spazio per il suo pugno, che gli scenderà fino allo stomaco: in italiano il concetto è lo stesso… ma Schwarzy incita a infilare il contratto dalla parte opposta del tubo digerente, e il suo pugno entrerà da lì per raggiungere lo stomaco!

Non importa se sei vittima o cacciatore... comincia a correre!

Non importa se sei vittima o cacciatore… comincia a correre!

Rivisto oggi mi è piaciuto sicuramente più delle prime volte: all’epoca volevo uno Schwarzy molto più cazzuto e qui onestamente è al minimo storico – per gli anni Ottanta – essendo comunque un film all’apparenza corale. Di certo il romanzo è decisamente più bello, con un futuro più infame proprio perché meno “finto” di quello del film: nel futuro di King/Bachman l’infamità è data dalle persone normali, che sono le più spietate e le più crudeli verso i propri simili.
Il film è molto più consolatorio, perché pensare che ci siano pochi cattivi è meglio che capire che sono TUTTI cattivi. Dare la colpa al cattivo presentatore è una consolazione: i veri cattivi in realtà sono gli spettatori che guardano questo programma, e dal film non viene messo minimamente l’accento su questo aspetto.
Quelli che oggi criticano i reality sono i primi a vederli e quindi a giustificarne l’esistenza: se, come me, non amate questo genere di intrattenimento, non vedetelo… e non parlatene! Ogni volta che nominate un pessimo show televisivo, anche solo per criticarlo, lo state votando e state votando il suo peggioramento. Il silenzio è l’arma più forte dell’universo… quindi mi taccio!

L.

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37 risposte a The Running Man (1987) L’implacabile

  1. cumbrugliume ha detto:

    Dispiace che al Teatro Ariston i vestiti siano un po’ diversi, ma per il resto la distopia Schwarzeneggeriana non è neppure troppo diversa dalla nostra realtà 😀 Grande articolo 🙂

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  2. Pingback: L’implacabile (1987) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Gran film (rivisto l’estate scorsa), grande articolo e grande riflessione finale!

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  4. Cassidy ha detto:

    Ti ringrazio per le citazioni (multiple) e poi hai ragione, alcune battute non sono molto ispirate, ma altre funzionano davvero bene, anche se spesso in italiano non sono state rese con altrettanta efficacia, quella sulla motosega di Buzzsaw è emblematica.

    Sapevo che ti avrei trovato scalpitante anche sul romanzo originale, che è uno dei miei preferiti di Richard Bachman. Una volta mi piacerebbe sapere la tua sull’argomento, ho sempre pensato che Bachman e King avessero uno stile molto diverso, anche se sono la stessa persona 😉

    La tua conclusione è degna di Ben Richards, la condivido pienamente, Francis Ford Coppola diceva che andare al cinema è come votare, ma anche scegliere di guardare (o parlare) di certa tv spazzatura aggiungerei. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Noi italiani specialmente crediamo che votare sia solo mettere una X in una cabina elettorale, che evitiamo di frequentare perché ci piace dire continuamente la nostra senza mai prenderci la responsabilità. Invece votare è tutto, dal fare la spesa all’andare al cinema fino al contagio memetico. Se ti dico che una certa trasmissione fa schifo, ti ho fatto sapere che quella trasmissione esiste e ti ho spinto a vederla, magari per rispondermi poi che non fa affatto schifo. Quindi ho fatto l’ufficio stampa gratuito per la trasmissione! 😀
      Preferisco dunque contagiare su materie che mi appassionano, e in cui voto tutti i giorni, piuttosto che fare come i social e parlare solamente male delle minchiate più alla moda. Perché in quel caso ti rimangono solo le minchiate in mano…
      E Bachman, rileggendolo, mi ha dato l’impressione di provare la stessa cosa: il suo Ben Richards mantiene fino all’ultimo il distacco completo e sprezzante verso gli show tanto amati dalle persone del suo (nostro) tempo, ed in fondo è uno stile diverso dal King che invece infarcisce i suoi romanzi di cultura pop. Però è davvero tanto che non leggo il Re quindi non posso giudicare 😉

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      • Cassidy ha detto:

        Molto vero, molto meglio spargere in giro la passione per le cose che si amano, tempo speso molto meglio. Il Ben Richards del libro ha una strafottenza e un disprezzo che pochi personaggi di King hanno sfoggiato, per quello ero curioso, a tratti sembrano proprio due persone diverse. Tranne in “Blaze” quello è uscito come libro di Bachman, ma il finale caramelloso è 100% King. Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Di solito se uno scrittore usa uno pseudonimo è anche per usare uno stile diverso, per essere “libero”: senza scomodare il recente esempio della Rowling, basti pensare al Westlake molto amato da King. Quando scriveva come Richard Stark era duro e spietato, come Westlake era molto più “morbido”. Quando si usa uno pseudonimo bisogna letteralmente sdoppiarsi, e King per primo ci ha parlato di quella metà oscura di uno scrittore 😉
        Che fosse pieno di coca e roba varia lo trovo del tutto secondario: non è che se io mi sfondo di cocaina scrivo come King, o suono come Hendrix o canto come Morrison! Il talento è alla base, non in punta ad una siringa.
        Tornare a scrivere come Bachman non credo abbia molto senso, se non si rispetta pienamente il suo stile…

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  5. Cassidy ha detto:

    Lo penso anche io, la cocaina al massimo gli ha dato l’euforia per dirigere quella follia di “brivido”, ma di certo non ti fa diventare un fenomeno. Cheers

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  6. Denis ha detto:

    Condivido il tuo pensiero,ma ho imparato che all gente interessa il quiete vivere e se dissenti su qualcosa passi da “nemico” mi ha fatto venire in mente la serie su O.J Simpson che nonostante le prove evidenti dell’omicidio della ex moglie per via di un poliziotto razzista e opinione pubblica il verdetto fu ribaltato c’è l’ho su un libro,
    Ogni scelta ne esclude mille altre ^_^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non mi piacciono le serie basate su celebri casi di cronaca, perché rendono tutto “fiction” (finto) e creano ignoranza. Cioè, “più” ignoranza di quanto già non ce ne sia.

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      • Denis ha detto:

        Ovvio che non sono realistiche me che noi persone abbiamo influenza su altri ho contastato che è vero!
        Ho preso Alien Anthology,un videogioco e il bluray di S.W il risveglio della forza in offerta(5 euri nuovo) e un mio amico ha replicato gli stessi acquisti,non gli avrebbe mai presi se non li avessi comprato per prima

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Alien Anthology in DVD o Blu-ray?

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      • Giuseppe ha detto:

        Per non parlare del fatto che così viene innescato un circolo vizioso, portando a trattare i casi di cronaca nera come delle pessime fiction televisive tendenti a far dimenticare quanto siano REALI le vittime di cui si parla e a solleticare gli istinti più beceri di quelli che si presumono essere gli spettatori tipo dei programmi contenitore (pomeridiani? mattutini? Ma il delitto va bene a qualsiasi ora, via!): un mutuo scambio di reciproca ignoranza, insomma. E a ogni passaggio si abbassa il livello… A pensarci bene, l’immediato futuro/presente messo in scena da The Running Man diventa quasi rassicurante in confronto 😦
        P.S. FrutTAGLIero e LucenTAGLIni, una coppia che si è sempre prodigata nel presentare la science fiction letteraria secondo un TAGLIO inedito (nel senso di sforbiciare e non pubblicare)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Chissà quanti danni hanno fatto i due che ancora non si sono scoperti…
        Comunque paradigmatico è stato il fatto che all’anniversario per i 25 anni di Mani pulite non si è presentato nessuno e anzi tutti indignati per i giudici cattivi che se la prendevano con dei poveri politici: però la fiction “1992” è stata record di ascolti…
        Il falso è sempre stata un’arma potente di “distrazione di massa”, ma in questi tempi barbari non servono Falsi Protocolli di Sion o Diari di Hitler, roba troppo intellettuale: oggi servono le fiction a modificare la realtà e ad anestetizzare l’opinione pubblica… come se già non fosse in coma di suo!

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      • Giuseppe ha detto:

        E il paradosso è che uno dei responsabili di Rai fiction succedutisi negli anni ebbe pure il coraggio di dire la seguente perla da autentico pirla: “Non c’è nulla di più interessante della realtà”… e infatti s’è visto, eccome (per non parlare dell’orgoglio idiota nel negare ogni spazio possibile al fantastico nel palinsesto televisivo. Ma, del resto, tutto si collega: stimolando l’immaginazione si rischia di risvegliare dal coma il paziente, col rischio che poi sviluppi un’elasticità mentale capace di portarlo addirittura ad avere un’opinione propria. E quella, poi, non la anestetizzi più)!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha una frase da autentico Bacio Perugina 😀
        Perché dici che la Rai ha chiuso le porte alla narrativa fantastica? Ti sembra ci sia qualcosa di reale nella sua programmazione? 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        😀 😀
        Ma… un dubbio: sarà poi corretto usare ancora il termine “programmazione”? Visto il modo di procedere abituale, forse è meglio dire “azione contro il programma (nel senso che si agisce in tutti modi per NON fare un programma decente)” 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eh sì, credo proprio sia un’azione cosciente, perché se si andasse a casaccio potrebbe succedere di azzeccarne una, invece non capita mai 😛

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  7. Denis ha detto:

    blu-ray in prezzo fisso su Unieuro 9,90€ c’è anche sul sito assieme a altri cofanetti tutti in doppia versione dvd 9,90€ e blu-ray 12,90€ :Nightmare ,Predator,2 su Arnold,Arma Letale e altri

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  8. Atroxsaurus ha detto:

    A proposito di Running, c’è un film chiamato Lightspeed in giro e indovina chi è il regista?
    Quello di Anaconda 3 e 4.

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  9. loscalzo1979 ha detto:

    Ma che te lo dico a fare?
    Ovviamente visto e rivisto infinite volte 😉

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  10. Evit ha detto:

    Temo di non possedere questo libro ma devo controllare. In ogni caso non l’ho mai letto ma mi ha sempre incuriosito. Non mi risulta difficile credere che sia molto diverso (e migliore) del film che, invece, temo sia vittima più della nostalgia che altro perché sia come film di Schwarzy che come film anni ’80 non è poi questo granché.

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