Final Round (1994) The Running Lamas

Continua il viaggio negli “anni maschi” di un attore oggi noto esclusivamente per una dimenticabile serie TV.

Mentre in TV inizia “Renegade”, Lorenzo Lamas e la sua inseparabile partner Kathleen Kinmont continuano a fare piccoli film di cassetta, forse non sapendo l’enorme successo che riscuoterà la serie televisiva.
La piccola ma appassionata Den Pictures è interessata al cinema marziale e quindi per l’epoca fa la scelta migliore, sulla carta: ingaggia i due attori e il regista George Erschbamer, che ha diretto Lamas nella trilogia di Snake Eater.
Il risultato è ben al di sotto di qualsiasi aspettativa: Final Round, noto anche come Human Target, uscito in home video americano il 6 aprile 1994.

Non essendoci round nel film, non è chiaro quale sia questo “finale”

Uscito in VHS Penta Video in data ignota, scopro a sorpresa che la Medusa Video il 7 marzo 2007 ha rilasciato un DVD di questo film, con una locandina assurda: se non costasse l’improponibile cifra di 30 euro lo prenderei, per averne una copia italiana. Confido in future offerte ed occasioni.
Il primo passaggio televisivo noto risale al 7 maggio 1996 in seconda serata su Italia1, con il titolo Final Round. L’ultima sfida.

Occhio che qui c’è computer graphic ad alti livelli!

Il terzo ed ultimo passaggio televisivo noto risale al 22 febbraio 2004, sempre su Italia1, ed è proprio quello che ho registrato all’epoca. Lo ricordo perché il 27 febbraio successivo ho traslocato, abbandonando Roma e la casa in cui ero nato e cresciuto: Final Round è probabilmente l’ultimo film registrato nella mia vecchia casa, che ha visto un’infinita parata di film marziali decisamente migliori.
Ho dato un’occhiata alle centinaia di videocassette che ancora riempiono le doppie e triple file degli scaffali delle mie biblioteche casalinghe, ma temo di non aver conservato quella registrazione. Anche perché il film è talmente brutto che probabilmente l’ho cancellato subito!

Bisogna essere un vero maschio per presentarsi in salopette

In questa sua nuova avventura Lamas porta ad un livello superiore il concetto di “maschio latino”: così prende il nome di Tyler Verdiccio e per tutto il film gira in salopette. Altri avrebbero fatto la figura del coglione, ma Lamas per un difetto cromosomico è privo del gene della vergogna.
Interpreta un meccanico di Harley-Davidson perché (probabilmente per contratto) in ogni suo film devono esserci delle moto, comunque per sport combatte in non si sa che cosa: non è boxe perché si usano i piedi, ma non è né kickboxe, né savate né muay thai, perché gli atleti coinvolti non fanno altro che agitarsi e fare le boccacce. Diciamo che è il solito Cialtron Style da film di cassetta.
E in questo stile, Lamas è maestro indiscusso.

Faccio cose, meno gente…

Rimorchia Jordan (Kathleen Kinmont), motociclista anche lei, con cui passa una serata che occupa venti minuti di film e una torbidissima notte di sesso che occupa un’ora di film: forse gli equilibri della pellicola non sono proprio dosati bene.

Tipica cliente del tipico meccanico di quartiere…

IMDb ci dice che il film è uscito in anteprima in Turchia, trasmesso in TV il 16 gennaio 1994, quindi è plausibile che sia stato girato nel 1993, anno in cui a quanto pare Lamas e la Kinmont divorziano: spero per loro che quando hanno girato la lunga e molto particolareggiata scena di sesso fossero ancora sposati, perché incontrarsi la mattina dal giudice a stilare accordi di divorzio e poi ammucchiarsi la sera sul set non credo sia piacevole. (Oh, magari sbaglio, non ho mai provato!)

Allora, Lorenzone, chi se la prende l’Harley-Davidson?

Comunque una notizia del 16 gennaio 1994 di Deseret News ci informa che la Kinmont ha presentato istanza di divorzio il precedente 14 gennaio, specificando che la coppia si è separata l’11 novembre precedente. È dunque facile che durante le riprese della bollente scena in questione i due fossero ancora insieme, ma vista l’imminente separazione forse il clima non era dei più sereni.

Su una cosa non transigo: la salopette la tengo io!

Torniamo a Verdiccio. Rimorchia dunque una bella sconosciuta, ci fa sesso, e la mattina dopo si sveglia senza un rene… No, scherzo, gli va pure peggio: si sveglia in un brutto remake!

Ritrovarsi nei guai fino al collo… con un tizio in salopette!

Lui, la sua nuova donna e il buffonesco “Mad Dog” (Clark Johnson) si ritrovano prigionieri del perfido Jon Delgado (Anthony De Longis), che ha organizzato un gioco per ricchi scommettitori.

Delgado è così cattivo che ha sulla scrivania i teschi di due pessimi sceneggiatori

Se i tre riusciranno ad uscire dal complesso dove sono prigionieri, sfuggendo ai battitori che hanno il compito di ucciderli, avranno salva la vita.

I menatori della notte!

Va ricordato che il 20 agosto 1993 è uscito Hard Target (1993) di John Woo, plagio de I cacciatori della notte (1986) di Sam Firstenberg, ispirato a sua volta allo storico genere “Hounds of Zaroff” che nasce da La pericolosa partita (1932).

Scena copiata di peso da Hard Target (1993)

Sicuramente Final Round vuole cavalcare il rinnovato interesse per la “caccia all’uomo”, esattamente come Sopravvivere al gioco che, girato probabilmente in contemporanea, esce quasi insieme il 15 aprile 1994. La differenza però è che tutti questi titoli citati prevedono uno o più ricchi cacciatori che vogliono provare il brivido di inseguire uno o più uomini: Final Round è qualcosa di diverso.

Che umiliazione, essere picchiati da un uomo in salopette!

Qui i ricconi scommettono guardando la caccia attraverso telecamere onnipresenti, partecipando in pratica ad un gioco televisivo guidato da un uomo spietato: questo fa sì che il film sia in pratica la versione marzial Z de L’implacabile (The Running Man, 1987).

Schwarzenegger non aveva però nemici così ridicoli… o sì?

Più attinente dunque ai “Giochi della morte” che alla caccia all’uomo, Final Round anticipa maldestramente film tecnicamente migliori come The Tournament (2009), Freerunner (2011) e Kill ’Em All (2013), sebbene questi ultimi abbiano la variante per cui invece di battitori che danno la caccia ai protagonisti sono questi ultimi che devono affrontarsi fra di loro, spiati da telecamere.

Ogni riferimento a Universal Soldier (1992) è puramente voluto

Qui invece abbiamo i tre protagonisti che devono sfuggire a una banda di cialtroni che ci viene presentata come il meglio del meglio nel campo degli omicidi.
Ecco i buffoni spacciati per fenomenali assassini:

  • Halsey Mackenzie (Arne Olsen, sceneggiatore del film!), ex Texas Ranger = 45 uccisioni
  • Joseph Lendvoy (John Walsh), ex Navy Seal = 17 uccisioni
  • Katrina “Kat” Sullivan (Suzanne Serano), istruttrice di arti marziali = 24 uccisioni
  • Marco Phillips (Ian Jacklin), mercenario campione di kickboxing = 35 uccisioni
  • Michael Lang (Mike Mitchell), ex sergente di polizia = (conta così poco che manco lo inquadrano!)

Anche i cattivi hanno il loro database

Con una location di un metro e venti di area che sembra fuoriuscire da qualche film post-apocalittico anni Ottanta, con assassini così feroci che cascano come mosche già solo a far loro “buh”, con combattimenti al buio così non si vede quanto Lamas proprio non riesca a mettere insieme un pugno con un calcio, inizia uno spettacolo ben poco dignitoso. Ma peggio ancora, noioso.
Scappano di qua e di là, rimanendo sempre nello stesso metro quadro di set, mentre i cattivi e i ricchi scommettitori dicono e fanno cose stupide. Tutti fanno i duri da fumetto mentre l’attenzione è tutta per la salopette di Lamas…

Almeno metà film è tutta così…

Grande delusione per Ian Jacklin, che in questo periodo ce la sta mettendo tutta per passare dagli ori del ring allo zinco del cinema (Z, appunto): partecipa a tutti i film giusti, ma non gli fanno fare gran che. Qui fa le faccette dure e minaccia grandi scontri marziali, ma quando finalmente arriviamo al dunque, quando arriviamo allo scontro finale con Lamas – e pregustiamo la marzialità che per forza dovrà uscire fuori – sparano alle spalle di Jacklin e va via così, uscendo di scena come un coglione.
Credo sia più che evidente che la delirante scelta sia dovuta al fatto che neanche nei suoi sogni più spinti Lamas potrebbe eguagliare la bravura marziale del campione del ring, così si è scelto di non far scontrare i due, per evitare figuracce.

Ian Jacklin è destinato a non trovare mai spazio nel cinema marziale

Tanto nulla e tanta noia, con in più due sberle alla Kinmont perché fa il ruolo della traditrice poi redenta. Chissà se è una scelta di sceneggiatura imposta da Lamas per poter picchiare la moglie senza che questo influisse sugli accordi di divorzio…
Un altro grande film da dimenticare (e infatti dimenticato) di Lorenzone nostro, gagliardo e tosto…

L.

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15 risposte a Final Round (1994) The Running Lamas

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Tyler Verdiccio??? Siamo quasi ai livelli di Gio Felino! 🙂
    Ave per la scena di sesso (essa stessa avrà provocato il divorzio in virtù di disguidi sotto le lenzuola?)!
    Protesto, infine, per la locandina (vedi che sono più attento?), se mi scrivi che ci può essere un solo vincitore e sotto piazzi l’immagine di Lamas…è uno spoiler clamoroso! 🙂

    Piace a 1 persona

  2. Zio Portillo ha detto:

    Non l’ho mai visto e pure manco mai sentito. Ma leggendo la tua recensione mi sa che è meglio così! Tra la salopette di Lamas, i cattivi da fumetto di Topolino e la coppia che tromba sul set e poi divorzia nella vita vera c’è veramente di tutto per diventare la parodia di se stessi!

    Piace a 1 persona

  3. Conte Gracula ha detto:

    Li voglio anche io, i teschi degli sceneggiatori scarsi sulla scrivania. Inizio subito le selezioni!

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  4. Cassidy ha detto:

    Si capisce che è un film degli anni ’90 dal fatto che Lamas ancora aveva una carriera? Dal suo quasi divorzio con la Kinmont? Dal fatto che i cattivi brutti e truzzi venivano stesi da un eroe che alzava la gambetta (non dico proprio dare un calcio, un’idea di calcio)? No, si vede che è un film degli anni ’90 dalla salopette!! Il 2000 ha portato la morte del cinema, ma l’araldo della morte della civiltà occidentale è stata la salopette! Ora per fortuna la indossano solo più i Minion. Cheers

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  5. Giuseppe ha detto:

    Non ero sicurissimo al cento per cento di averlo visto ma poi mi sono ricordato i “cattivi”, prima, e la LamasSalopette, dopo… se non l’avessi recensito avrei continuato a vivere nell’incertezza! E magari sarebbe stato meglio, eh? 😛
    Riguardo all’incongruenza della scena di sesso con la situazione fuori dal set, ipotizzo: probabilmente avranno pensato che, stando ormai così le cose, si potesse almeno provare a chiuderla in bellezza… 😉

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chissà se Lamas ne ha parlato nella propria biografia, ma magari è stato un divorzio consensuale, pulito, senza astio. (Boh, ne esisteranno sul serio?) Non so però se un libro solo possa contenere le storie di tutte le sue mogli 😀
      Dopo questo film dovrà lavorare con Lamas sul set di “Renegade” fino al 1996, quindi magari toccava cercare di andare d’accordo…

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  6. Giuseppe ha detto:

    Cos’è che si dice o, meglio, si cerca di far credere in quei casi? Ah, già: “sono rimasti ottimi amici” (ammetto che mi sfugge la modalità con la quale un divorzio dovrebbe riuscire a cementare tutta quest’ottima amicizia)…

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